Questa raccolta di saggi, frutto di un convegno che si è tenuto a Venezia, presso la Fondazione Giorgio Cini il 28 e 29 maggio 2015, esce proprio a ridosso dell’apertura delle celebrazioni per la nascita di Jacopo Tintoretto, per cui è previsto da tempo più di qualche evento espositivo, che speriamo ci consentirà di riscoprire e di (ri)conoscere la produzione di questo grande maestro. Ci auguriamo perciò che il presente volume possa accompagnare questo rifiorire di studi sul pittore veneziano, con l’auspicio di guardare con occhi nuovi alla sua opera e più in generale, al posto che egli occupò nell’arte e nella cultura veneziana del Cinquecento. La tradizione critica ha per lungo tempo trascurato lo studio della pittura di Tintoretto e si è soddisfatta delle “verità” degli antichi biografi o dell’immagine per forza di cose caricaturale consegnataci dal Tempo. Tintoretto conobbe di fatto una relativa marginalizzazione rispetto ai suoi contemporanei (Tiziano o Veronese, principalmente), ragion per cui la sua immagine è diventata quasi evanescente e l’elaborazione del catalogo un’operazione delicata. La storia della pittura veneziana ne è risultata semplificata all’eccesso, come pure la comprensione della figura di questo straordinario pittore, che per il suo “colorito” particolare e l’interesse profondo che nutrì per l’arte dell’Italia centrale incarna senza dubbio uno dei suoi più interessanti protagonisti. Nel XX secolo, le ricerche di Deetlev von Hadeln, August Mayer, Erich von der Bercken, Rodolfo Pallucchini e Paola Rossi, solo per citare alcuni dei principali specialisti del Robusti, hanno consentito di far progredire le nostre conoscenze sulla sua opera e sulle sue principali fonti di ispirazioni e sugli ambienti che frequentò. Delle nuove piste sono state aperte proprio in questi ultimi decenni, piste che si sono in un certo senso materializzate nella grande retrospettiva organizzata nel 2007 da Miguel Falomir al Museo del Prado di Madrid. Questa mostra ha segnato un vero e proprio rinnovamento negli studi sul pittore, contribuendo a riconsiderare certi apriori critici ormai datati e a ripensare globalmente l’idea che ci si era fatti di Tintoretto, tanto da un punto di vista della conoscenza storica che stilistica. Molto resta ancora da fare, in primo luogo e per quanto questo aspetto possa sembrare paradossale per la costituzione del catalogo del pittore ancora incerto. Il periodo detto giovanile, con i suoi limiti cronologici eminentemente variabili, incarna magistralmente le difficoltà che ancor oggi incontriamo, tanto i dati storici in nostro possesso, la conoscenza del contesto e le identificazioni stilistiche continuano a essere insufficienti o problematici per il periodo 1535-1550. Focalizzando la nostra attenzione sulla giovinezza del pittore e proprio attirando l’attenzione sulla problematicità critica che essa ancora incarna, il nostro obiettivo è stato innanzitutto quello di avvicinarci all’opera di Tintoretto da punti di vista diversi e complementari. La storiografia, con i suoi contributi fondamentali, primo fra tutti il celebre saggio di Rodolfo Pallucchini a cui il titolo del convegno desiderava per l’appunto rendere omaggio, è ben rappresentata e consente di comprendere meglio certi orientamenti, talvolta discutibili, che sono state date agli studi su Tintoretto nel corso del XX secolo. Ricerche più recenti, con le loro scoperte d’archivio, hanno permesso di rimettere profondamente in discussione alcuni “dati” che la storia dell’arte aveva utilizzato senza mai dubitare della loro pertinenza. Anche se molti punti restano ancora oscuri, la realtà del milieu familiare del pittore ci è ormai meglio nota, così come la rete di relazioni in cui si è formato durante i suoi primi anni di attività. Abbiamo perciò la possibilità concreta di ripensare la natura della sua opera. Oltre all’indispensabile status quaestionis, durante il convegno ci siamo voluti soffermare su problemi stilistici e questioni di attribuzioni che, vista l’estrema variabilità della maniera del giovane pittore, consentono di pensare diversamente il suo catalogo. Non abbiamo trascurato neppure una lettura più complessa delle opere giovanili che scomoda il sapere di Tintoretto e del suo entourage e che ci ha consentito di approfondire anche un altro punto nodale per la comprensione della sua opera: la cultura a cui il pittore ha fatto riferimento in giovinezza di cui si è senza dubbio nutrita la sua straordinaria capacità inventiva. Illustrando allegorie complesse o facendo riferimento a una cultura popolare e comica, Tintoretto sembra allontanarsi dalle fonti tradizionalmente convocate all’epoca, obbligandoci a guardare verso un milieu letterario veneziano o padovano, ancora in parte da indagare. Il convegno e questi atti non avrebbero mai visto la luce senza il generoso sostegno delle istituzioni universitarie e accademiche che vorremmo, sentitamente, ringraziare con la più grande sincerità: il laboratorio IRHiS dell’U niversità di Lille 3 e l’allora direttrice Sylvie Aprile, l’Università di Lyon 2, l’Ecole Pratique des Hautes Etudes, e in particolare l’équipe SAPRAT e la sua direttrice Brigitte Mondrain, che con il loro aiuto finanziario hanno consentito di organizzare questa iniziativa. L’associazione lionese Art et Université ha ugualmente fornito un sostegno finanziario importante per concretizzare questo progetto. Infine (ma non in ultimo) la Fondazione Giorgio Cini di Venezia, e in particolare l’Istituto di Storia dell’Arte, sono stati partner essenziali. Solo grazie alla professionalità di tutti i suoi collaboratori che ci hanno accompagnato nell’iter organizzativo e editoriale è stata possibile la pubblicazione di questo volume. Vogliamo perciò ringraziare il suo Direttore, Luca Massimo Barbero, per la sua accoglienza, il suo costante sostegno e la sua generosità. Ma anche l’équipe dell’Istituto di Storia dell’arte e in particolare Simone Guerriero, Simone Tonin, Rossella Patrizio e Loredana Pavanello per la loro disponibilità e grande competenza. Guillaume Cassegrain, Augusto Gentili, Michel Hochmann, Valentina Sapienza

Conference Proceedings on The Youth of Tintoretto

La giovinezza di Tintoretto

Valentina Sapienza
2017-01-01

Abstract

Questa raccolta di saggi, frutto di un convegno che si è tenuto a Venezia, presso la Fondazione Giorgio Cini il 28 e 29 maggio 2015, esce proprio a ridosso dell’apertura delle celebrazioni per la nascita di Jacopo Tintoretto, per cui è previsto da tempo più di qualche evento espositivo, che speriamo ci consentirà di riscoprire e di (ri)conoscere la produzione di questo grande maestro. Ci auguriamo perciò che il presente volume possa accompagnare questo rifiorire di studi sul pittore veneziano, con l’auspicio di guardare con occhi nuovi alla sua opera e più in generale, al posto che egli occupò nell’arte e nella cultura veneziana del Cinquecento. La tradizione critica ha per lungo tempo trascurato lo studio della pittura di Tintoretto e si è soddisfatta delle “verità” degli antichi biografi o dell’immagine per forza di cose caricaturale consegnataci dal Tempo. Tintoretto conobbe di fatto una relativa marginalizzazione rispetto ai suoi contemporanei (Tiziano o Veronese, principalmente), ragion per cui la sua immagine è diventata quasi evanescente e l’elaborazione del catalogo un’operazione delicata. La storia della pittura veneziana ne è risultata semplificata all’eccesso, come pure la comprensione della figura di questo straordinario pittore, che per il suo “colorito” particolare e l’interesse profondo che nutrì per l’arte dell’Italia centrale incarna senza dubbio uno dei suoi più interessanti protagonisti. Nel XX secolo, le ricerche di Deetlev von Hadeln, August Mayer, Erich von der Bercken, Rodolfo Pallucchini e Paola Rossi, solo per citare alcuni dei principali specialisti del Robusti, hanno consentito di far progredire le nostre conoscenze sulla sua opera e sulle sue principali fonti di ispirazioni e sugli ambienti che frequentò. Delle nuove piste sono state aperte proprio in questi ultimi decenni, piste che si sono in un certo senso materializzate nella grande retrospettiva organizzata nel 2007 da Miguel Falomir al Museo del Prado di Madrid. Questa mostra ha segnato un vero e proprio rinnovamento negli studi sul pittore, contribuendo a riconsiderare certi apriori critici ormai datati e a ripensare globalmente l’idea che ci si era fatti di Tintoretto, tanto da un punto di vista della conoscenza storica che stilistica. Molto resta ancora da fare, in primo luogo e per quanto questo aspetto possa sembrare paradossale per la costituzione del catalogo del pittore ancora incerto. Il periodo detto giovanile, con i suoi limiti cronologici eminentemente variabili, incarna magistralmente le difficoltà che ancor oggi incontriamo, tanto i dati storici in nostro possesso, la conoscenza del contesto e le identificazioni stilistiche continuano a essere insufficienti o problematici per il periodo 1535-1550. Focalizzando la nostra attenzione sulla giovinezza del pittore e proprio attirando l’attenzione sulla problematicità critica che essa ancora incarna, il nostro obiettivo è stato innanzitutto quello di avvicinarci all’opera di Tintoretto da punti di vista diversi e complementari. La storiografia, con i suoi contributi fondamentali, primo fra tutti il celebre saggio di Rodolfo Pallucchini a cui il titolo del convegno desiderava per l’appunto rendere omaggio, è ben rappresentata e consente di comprendere meglio certi orientamenti, talvolta discutibili, che sono state date agli studi su Tintoretto nel corso del XX secolo. Ricerche più recenti, con le loro scoperte d’archivio, hanno permesso di rimettere profondamente in discussione alcuni “dati” che la storia dell’arte aveva utilizzato senza mai dubitare della loro pertinenza. Anche se molti punti restano ancora oscuri, la realtà del milieu familiare del pittore ci è ormai meglio nota, così come la rete di relazioni in cui si è formato durante i suoi primi anni di attività. Abbiamo perciò la possibilità concreta di ripensare la natura della sua opera. Oltre all’indispensabile status quaestionis, durante il convegno ci siamo voluti soffermare su problemi stilistici e questioni di attribuzioni che, vista l’estrema variabilità della maniera del giovane pittore, consentono di pensare diversamente il suo catalogo. Non abbiamo trascurato neppure una lettura più complessa delle opere giovanili che scomoda il sapere di Tintoretto e del suo entourage e che ci ha consentito di approfondire anche un altro punto nodale per la comprensione della sua opera: la cultura a cui il pittore ha fatto riferimento in giovinezza di cui si è senza dubbio nutrita la sua straordinaria capacità inventiva. Illustrando allegorie complesse o facendo riferimento a una cultura popolare e comica, Tintoretto sembra allontanarsi dalle fonti tradizionalmente convocate all’epoca, obbligandoci a guardare verso un milieu letterario veneziano o padovano, ancora in parte da indagare. Il convegno e questi atti non avrebbero mai visto la luce senza il generoso sostegno delle istituzioni universitarie e accademiche che vorremmo, sentitamente, ringraziare con la più grande sincerità: il laboratorio IRHiS dell’U niversità di Lille 3 e l’allora direttrice Sylvie Aprile, l’Università di Lyon 2, l’Ecole Pratique des Hautes Etudes, e in particolare l’équipe SAPRAT e la sua direttrice Brigitte Mondrain, che con il loro aiuto finanziario hanno consentito di organizzare questa iniziativa. L’associazione lionese Art et Université ha ugualmente fornito un sostegno finanziario importante per concretizzare questo progetto. Infine (ma non in ultimo) la Fondazione Giorgio Cini di Venezia, e in particolare l’Istituto di Storia dell’Arte, sono stati partner essenziali. Solo grazie alla professionalità di tutti i suoi collaboratori che ci hanno accompagnato nell’iter organizzativo e editoriale è stata possibile la pubblicazione di questo volume. Vogliamo perciò ringraziare il suo Direttore, Luca Massimo Barbero, per la sua accoglienza, il suo costante sostegno e la sua generosità. Ma anche l’équipe dell’Istituto di Storia dell’arte e in particolare Simone Guerriero, Simone Tonin, Rossella Patrizio e Loredana Pavanello per la loro disponibilità e grande competenza. Guillaume Cassegrain, Augusto Gentili, Michel Hochmann, Valentina Sapienza
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