Lo studio inserisce le teorie introdotte da Rudolf Laban, uno dei principali esponenti della danza di espressione tedesca negli anni '10-20-30 del Novecento, sul corpo e il movimento entro dei paradigmi culturali più ampi dei codici spettacolari dell’epoca e, nella fattispecie, entro i discorsi sul corpo che attraversano la letteratura scientifica. La centralità acquisita dalla componente fisica dell’uomo sancì un nuovo orientamento culturale che divenne l’oggetto di studio privilegiato della fisiologia e della psicologia, oltre che della pedagogia, dell’ergonomica e della scienza del lavoro. I nuovi modelli scientifici delinearono i contorni di un nuovo sapere antropologico, permearono le convenzioni estetiche e le teorie performative dell’epoca e, non da ultimo, fornirono l’impalcatura teorica della danza moderna tedesca. L’analisi, che vede la storia del teatro e della danza come parte integrante della storia delle idee sul corpo e delle sue rappresentazioni, si conclude mettendo a confronto questa visione del corpo e della danza con quella pratica dal gruppo di artisti che animarono le serate Dadaiste a Zurigo negli anni '10 e a cui Laban e le sue danzatrici presero parte pur condividendo solo in parte i presupposti estetici ed ideologici della loro attività artistica.
Lo studio inserisce le teorie introdotte da Rudolf Laban, uno dei principali esponenti della danza di espressione tedesca negli anni '10-20-30 del Novecento, sul corpo e il movimento entro dei paradigmi culturali più ampi dei codici spettacolari dell’epoca e, nella fattispecie, entro i discorsi sul corpo che attraversano la letteratura scientifica. La centralità acquisita dalla componente fisica dell’uomo sancì un nuovo orientamento culturale che divenne l’oggetto di studio privilegiato della fisiologia e della psicologia, oltre che della pedagogia, dell’ergonomica e della scienza del lavoro. I nuovi modelli scientifici delinearono i contorni di un nuovo sapere antropologico, permearono le convenzioni estetiche e le teorie performative dell’epoca e, non da ultimo, fornirono l’impalcatura teorica della danza moderna tedesca. L’analisi, che vede la storia del teatro e della danza come parte integrante della storia delle idee sul corpo e delle sue rappresentazioni, si conclude mettendo a confronto questa visione del corpo e della danza con quella pratica dal gruppo di artisti che animarono le serate Dadaiste a Zurigo negli anni '10 e a cui Laban e le sue danzatrici presero parte pur condividendo solo in parte i presupposti estetici ed ideologici della loro attività artistica.
«Jeder Mensch ist ein Tänzer!» Rudolf Labans Ausdruckstanz und die neuen Dimensionen des Körpers
FRANCO, Susanne
2017
Abstract
Lo studio inserisce le teorie introdotte da Rudolf Laban, uno dei principali esponenti della danza di espressione tedesca negli anni '10-20-30 del Novecento, sul corpo e il movimento entro dei paradigmi culturali più ampi dei codici spettacolari dell’epoca e, nella fattispecie, entro i discorsi sul corpo che attraversano la letteratura scientifica. La centralità acquisita dalla componente fisica dell’uomo sancì un nuovo orientamento culturale che divenne l’oggetto di studio privilegiato della fisiologia e della psicologia, oltre che della pedagogia, dell’ergonomica e della scienza del lavoro. I nuovi modelli scientifici delinearono i contorni di un nuovo sapere antropologico, permearono le convenzioni estetiche e le teorie performative dell’epoca e, non da ultimo, fornirono l’impalcatura teorica della danza moderna tedesca. L’analisi, che vede la storia del teatro e della danza come parte integrante della storia delle idee sul corpo e delle sue rappresentazioni, si conclude mettendo a confronto questa visione del corpo e della danza con quella pratica dal gruppo di artisti che animarono le serate Dadaiste a Zurigo negli anni '10 e a cui Laban e le sue danzatrici presero parte pur condividendo solo in parte i presupposti estetici ed ideologici della loro attività artistica.| File | Dimensione | Formato | |
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Susanne Franco Jeder Mensch ist ein Tänzer ITA e TED preprint 2017.pdf
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