Il lavoro nasce nel 2014, dopo l’esperienza della traduzione dell’opera di Menis Kumandareas, pubblicato per Argo nel 2015 (Monsieur Butterfly), frutto di esercitazioni in classe con gli studenti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, avviato in occasione di una visita veneziana dello scrittore nel 2011. dell’Asia minore e nella Grecia del secondo dopoguerra. I racconti tradotti (interamente rivisti e annotati da C.C.) sono storie minime, ai margini della storia ufficiale, ai confini. Storie che grondano di crudeltà pubblica e privata, di mancanza di umanità e di grande sensibilità, storie di uomini, donne, ragazzi e vecchi comuni (il padre del pirata, i bagnanti nel golfo Saronico, la ragazza alla finestra nella casa che fu abitata da Foscolo, gli anonimi avventori della bettola ateniese di Via Zaimis…). Vite minori, senza limiti, senza impronte, vite che si dipanano in luoghi secondari, in periferie, o in grandi centri impregnati di storia (come Atene, Micene, Venezia…) diventati lo scheletro di una gloria trascorsa. Eppure, come cellule di un unico organismo, sono vite che appartengono alla storia maggiore, agli eventi collettivi, all’unico fluire del tempo che ci rende unici nel nostro presente e contemporaneamente multipli.

Ilias Venezis, Da Micene a Venezia: storie greche vicine e lontane

CARPINATO, Caterina
2016

Abstract

Il lavoro nasce nel 2014, dopo l’esperienza della traduzione dell’opera di Menis Kumandareas, pubblicato per Argo nel 2015 (Monsieur Butterfly), frutto di esercitazioni in classe con gli studenti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, avviato in occasione di una visita veneziana dello scrittore nel 2011. dell’Asia minore e nella Grecia del secondo dopoguerra. I racconti tradotti (interamente rivisti e annotati da C.C.) sono storie minime, ai margini della storia ufficiale, ai confini. Storie che grondano di crudeltà pubblica e privata, di mancanza di umanità e di grande sensibilità, storie di uomini, donne, ragazzi e vecchi comuni (il padre del pirata, i bagnanti nel golfo Saronico, la ragazza alla finestra nella casa che fu abitata da Foscolo, gli anonimi avventori della bettola ateniese di Via Zaimis…). Vite minori, senza limiti, senza impronte, vite che si dipanano in luoghi secondari, in periferie, o in grandi centri impregnati di storia (come Atene, Micene, Venezia…) diventati lo scheletro di una gloria trascorsa. Eppure, come cellule di un unico organismo, sono vite che appartengono alla storia maggiore, agli eventi collettivi, all’unico fluire del tempo che ci rende unici nel nostro presente e contemporaneamente multipli.
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