Da un certo punto di vista si può dire che il verso 3 del frammento 2 di Parmenide, quello nel quale viene indicata la via della verità, costituisce l’alfa e l’omega del pensiero filosofico occidentale, nel senso che già in esso è possibile rintracciare tanto la grandezza e la potenza della nostra tradizione quanto i semi dei suoi tratti problematici. Tale problematicità scaturisce fondamentalmente dalla duplicità che caratterizza tale verso e quindi dalle ambivalenze insite in questa duplicità. La verità parmenidea, infatti, nella prima parte afferma la verità dell’essere (“che è”), mentre nella seconda parte nega la negazione della verità dell’essere (“che non è non essere”). Proprio questa seconda parte, e soprattutto l’assunzione della sua equivalenza logica con la prima, costituisce la scaturigine di fondamentali problemi filosofici, in quanto finisce per conferire un volto negativo alla legge che intende essere l’affermazione universale del positivo. Dopo avere approfondito le aporie nascoste in tale problematica, e dopo mostrato come sia proprio tale tipo di aporetica a ripresentarsi all’interno di alcuni momenti cruciali nello sviluppo del pensiero filosofico occidentale, il presente saggio propone di affrontare le difficoltà e i paradossi insiti in tale approccio mediante le nozioni di pura differenza e di puro positivo (il positivo in quanto si distingue persino dalla negazione del negativo). Grazie a queste nozioni, infatti, pare possibile distinguere in maniera coerente l’aspetto positivo della verità da quello negativo, giacché esse consentono di distinguere il positivo persino da quella particolare individuazione del negativo che è costituita dalla negazione del negativo.

Parmenide. (Frammento 2, verso 3)

TARCA, Luigi
2005

Abstract

Da un certo punto di vista si può dire che il verso 3 del frammento 2 di Parmenide, quello nel quale viene indicata la via della verità, costituisce l’alfa e l’omega del pensiero filosofico occidentale, nel senso che già in esso è possibile rintracciare tanto la grandezza e la potenza della nostra tradizione quanto i semi dei suoi tratti problematici. Tale problematicità scaturisce fondamentalmente dalla duplicità che caratterizza tale verso e quindi dalle ambivalenze insite in questa duplicità. La verità parmenidea, infatti, nella prima parte afferma la verità dell’essere (“che è”), mentre nella seconda parte nega la negazione della verità dell’essere (“che non è non essere”). Proprio questa seconda parte, e soprattutto l’assunzione della sua equivalenza logica con la prima, costituisce la scaturigine di fondamentali problemi filosofici, in quanto finisce per conferire un volto negativo alla legge che intende essere l’affermazione universale del positivo. Dopo avere approfondito le aporie nascoste in tale problematica, e dopo mostrato come sia proprio tale tipo di aporetica a ripresentarsi all’interno di alcuni momenti cruciali nello sviluppo del pensiero filosofico occidentale, il presente saggio propone di affrontare le difficoltà e i paradossi insiti in tale approccio mediante le nozioni di pura differenza e di puro positivo (il positivo in quanto si distingue persino dalla negazione del negativo). Grazie a queste nozioni, infatti, pare possibile distinguere in maniera coerente l’aspetto positivo della verità da quello negativo, giacché esse consentono di distinguere il positivo persino da quella particolare individuazione del negativo che è costituita dalla negazione del negativo.
Le parole dell'Essere. Per Emanuele Severino
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