All’interno del volume indicato, il presente saggio analizza il primo volume chassidico di Martin Buber, “Le storie di Rabbi Nachman” (1906). Ne ricostruisce la genesi, ripercorre l’enorme lavoro filologico e traduttivo condotto da Buber sui vari testimoni dell’originale ebraico, esamina i risultati linguistici e narrativi in tedesco, osserva le studiate e significative divergenze dall’originale. Ricompone la storia della ricezione del volume presso le élites intellettuali e il pubblico di lingua tedesca – ebreo e non ebreo – del primo ventennio del XX secolo. Studia soprattutto, oltre al valore letterario dell’opera, i risvolti culturali e politici della sua pubblicazione. Martin Buber è infatti il primo ad aver introdotto nella cultura di lingua tedesca la mistica ebraica (allora totalmente sconosciuta in Occidente) e in particolare il movimento chassidico. “Le storie di Rabbi Nachman” sono il primo passo della formidabile operazione culturale di Martin Buber: il recupero e la valorizzazione di una Mitteleuropa ebraica sconosciuta nella temperie della cosiddetta “Jüdische Renaissance”, ossia nella battaglia del sionismo culturale – la cui paternità è dello stesso Buber – per ricostruire l’identità perduta degli ebrei della diaspora e per recuperare una tradizione dimenticata e rimasta sepolta sotto i colpi della modernità e del progresso. Alla coscienza degli ebrei dell’assimilazione, che avevano ripudiato il passato, i racconti dei grandi mistici chassidici dovevano far riaffiorare un mondo di creatività e spiritualità ebraica che li convincesse della forza della loro cultura. Ai tedeschi non ebrei, quei racconti dovevano svelare l’esistenza di correnti culturali di grande valore all’interno di un’ ”etnia” e di una “confessione” – i loro connazionali ebrei – che fino a quel momento era stata giudicata sterile, inutile e destinata soltanto ad essere ignorata.
Le storie di Rabbi Nachman. Prefazione
LAVAGETTO, Andreina
2008
Abstract
All’interno del volume indicato, il presente saggio analizza il primo volume chassidico di Martin Buber, “Le storie di Rabbi Nachman” (1906). Ne ricostruisce la genesi, ripercorre l’enorme lavoro filologico e traduttivo condotto da Buber sui vari testimoni dell’originale ebraico, esamina i risultati linguistici e narrativi in tedesco, osserva le studiate e significative divergenze dall’originale. Ricompone la storia della ricezione del volume presso le élites intellettuali e il pubblico di lingua tedesca – ebreo e non ebreo – del primo ventennio del XX secolo. Studia soprattutto, oltre al valore letterario dell’opera, i risvolti culturali e politici della sua pubblicazione. Martin Buber è infatti il primo ad aver introdotto nella cultura di lingua tedesca la mistica ebraica (allora totalmente sconosciuta in Occidente) e in particolare il movimento chassidico. “Le storie di Rabbi Nachman” sono il primo passo della formidabile operazione culturale di Martin Buber: il recupero e la valorizzazione di una Mitteleuropa ebraica sconosciuta nella temperie della cosiddetta “Jüdische Renaissance”, ossia nella battaglia del sionismo culturale – la cui paternità è dello stesso Buber – per ricostruire l’identità perduta degli ebrei della diaspora e per recuperare una tradizione dimenticata e rimasta sepolta sotto i colpi della modernità e del progresso. Alla coscienza degli ebrei dell’assimilazione, che avevano ripudiato il passato, i racconti dei grandi mistici chassidici dovevano far riaffiorare un mondo di creatività e spiritualità ebraica che li convincesse della forza della loro cultura. Ai tedeschi non ebrei, quei racconti dovevano svelare l’esistenza di correnti culturali di grande valore all’interno di un’ ”etnia” e di una “confessione” – i loro connazionali ebrei – che fino a quel momento era stata giudicata sterile, inutile e destinata soltanto ad essere ignorata.| File | Dimensione | Formato | |
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