Il Giappone Meiji procedette a definire i confini territoriali settentrionali, incorporando nel 1869 l’isola settentrionale di Ezo con il nuovo toponimo Hokkaidō, e sud-occidentali, trasformando nel 1879 il regno delle Ryūkyū nella provincia di Okinawa. Queste nuove periferie del moderno Stato nazionale erano state storicamente esterne rispetto all’impero giapponese e presentavano differenze di natura culturale e nell’organizzazione economico-sociale tali da richiedere radicali misure di nipponizzazione. Se, sino ad allora, il carattere ‘straniero’ di ainu e ryukyuani (che inviavano tributi alle autorità feudali regolarmente registrati nei documenti ufficiali sotto la voce di “relazioni estere”) era stato esaltato allo scopo di accrescere il prestigio del governo militare e di legittimare la sua aspirazione a divenire il nuovo centro delle relazioni interstatali della regione, l’estensione dei limiti territoriali del Giappone Meiji verso Ezo e le Ryūkyū coincise con una riformulazione dell’idea stessa di alterità, non più intesa in termini puramente geografici (straniere in quanto situate in uno spazio separato), ma percepite in termini temporali (arretrate perché collocate in una determinata fase del processo evolutivo). Nella politica volta a omologare questi territori di frontiera al resto del Paese, così come nella reazione che essa produsse tra le popolazioni locali, si riscontrano alcune divergenze riconducibili alle diverse condizioni politiche, economiche, sociali e culturali che avevano caratterizzato Ezo e le Ryūkyū. Tali fattori non furono indifferenti ai fini della formulazione di un discorso identitario in queste due periferie, rappresentando in tal senso un presupposto necessario alla potenziale affermazione di una soggettività di queste due realtà periferiche. Se, ad esempio, gli okinawani continuarono a vivere all’interno di uno spazio entro il quale potevano, al contempo, percepirsi ed essere percepiti, il rapporto tra ainu e territorio fu alterato anche a seguito dei numerosi trasferimenti forzati di cui essi furono oggetto. Inoltre, ai fini della teorizzazione di un’idea di identità, ainu e okinawani mostravano di avere diverse possibilità di attingere dal passato le ragioni di un comune presente, essendo i primi privi di un sistema di scrittura. L’afasia che, dunque, si registra nel caso degli ainu può essere riconducibile alla propria incapacità/impossibilità di riconoscersi dentro un discorso identitario in grado di esprimere una progettualità politica, mentre il tentativo di affermare il ruolo di Okinawa come soggetto storico appare evidente nella produzione della cosiddetta ‘Okinawa gaku’, ovvero dell’attività di ricerca che, a partire dagli inizi del Novecento, alcuni studiosi okinawani presero a svolgere sulle proprie origini, storia e cultura.

Alla periferia del Giappone moderno: ainu e okinawani tra assimilazione e soggettività

CAROLI, Rosa
2010-01-01

Abstract

Il Giappone Meiji procedette a definire i confini territoriali settentrionali, incorporando nel 1869 l’isola settentrionale di Ezo con il nuovo toponimo Hokkaidō, e sud-occidentali, trasformando nel 1879 il regno delle Ryūkyū nella provincia di Okinawa. Queste nuove periferie del moderno Stato nazionale erano state storicamente esterne rispetto all’impero giapponese e presentavano differenze di natura culturale e nell’organizzazione economico-sociale tali da richiedere radicali misure di nipponizzazione. Se, sino ad allora, il carattere ‘straniero’ di ainu e ryukyuani (che inviavano tributi alle autorità feudali regolarmente registrati nei documenti ufficiali sotto la voce di “relazioni estere”) era stato esaltato allo scopo di accrescere il prestigio del governo militare e di legittimare la sua aspirazione a divenire il nuovo centro delle relazioni interstatali della regione, l’estensione dei limiti territoriali del Giappone Meiji verso Ezo e le Ryūkyū coincise con una riformulazione dell’idea stessa di alterità, non più intesa in termini puramente geografici (straniere in quanto situate in uno spazio separato), ma percepite in termini temporali (arretrate perché collocate in una determinata fase del processo evolutivo). Nella politica volta a omologare questi territori di frontiera al resto del Paese, così come nella reazione che essa produsse tra le popolazioni locali, si riscontrano alcune divergenze riconducibili alle diverse condizioni politiche, economiche, sociali e culturali che avevano caratterizzato Ezo e le Ryūkyū. Tali fattori non furono indifferenti ai fini della formulazione di un discorso identitario in queste due periferie, rappresentando in tal senso un presupposto necessario alla potenziale affermazione di una soggettività di queste due realtà periferiche. Se, ad esempio, gli okinawani continuarono a vivere all’interno di uno spazio entro il quale potevano, al contempo, percepirsi ed essere percepiti, il rapporto tra ainu e territorio fu alterato anche a seguito dei numerosi trasferimenti forzati di cui essi furono oggetto. Inoltre, ai fini della teorizzazione di un’idea di identità, ainu e okinawani mostravano di avere diverse possibilità di attingere dal passato le ragioni di un comune presente, essendo i primi privi di un sistema di scrittura. L’afasia che, dunque, si registra nel caso degli ainu può essere riconducibile alla propria incapacità/impossibilità di riconoscersi dentro un discorso identitario in grado di esprimere una progettualità politica, mentre il tentativo di affermare il ruolo di Okinawa come soggetto storico appare evidente nella produzione della cosiddetta ‘Okinawa gaku’, ovvero dell’attività di ricerca che, a partire dagli inizi del Novecento, alcuni studiosi okinawani presero a svolgere sulle proprie origini, storia e cultura.
Oriente, Occidente e dintorni... Scritti in onore di Adolfo Tamburello
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