Negli ultimi decenni, la storiografia sul tema dei crimini di guerra commessi dalla forze armate nipponiche nel corso della lunga guerra combattuta in Asia e nel Pacifico ha prodotto un’ampia e articolata letteratura, giovandosi peraltro della collaborazione tra studiosi di diverse nazionalità e, anche, di nuove testimonianze venute alla luce nel corso di processi intentati dalle vittime. L’attenzione degli studiosi impegnati sul tema, tuttavia, appare rivolta in primo luogo a ricostruire i dettagli di quella che si presenta spesso come una vera e propria galleria degli orrori, mentre le loro ricerche si fondano spesso sulle testimonianze fornite da quanti sopravvissero a questi eventi. Ciò accade non solo per la comprensibile penuria di testimonianze fornite dagli autori di tali atti, ma anche per il fatto che i diari o le confessioni lasciati da ex soldati sembrano costituire fonti ‘da usare’ per confermare determinati eventi, più che come fonti ‘da leggere’ al fine di individuare le ragioni che stanno alla base di un così ampio ricorso alla violenza da parte degli uomini delle forze armate nipponiche. Un approccio, questo, che rischia peraltro di stabilire, in modo generalizzato, un nesso inevitabile tra forze armate giapponesi e massiccio impiego violenza, trascurando di valutare opportunamente il processo di degenerazione che a ciò condusse. In effetti, al fine di ravvisare le ragioni che mossero la spirale di violenza da cui scaturirono i crimini in questione non appare sufficiente limitarsi all’analisi di taluni specifici aspetti (come, ad esempio, la degenerazione del tradizionale codice d’onore o la sua corruzione da pratica di vita a tattica di guerra), ma considerare la degenerazione più complessiva dello stato e della società giapponese che precedette e accompagnò gli anni del conflitto.

La degenerazione del codice d’onore e l’impiego della violenza nelle forze armate giapponesi

CAROLI, Rosa
2009-01-01

Abstract

Negli ultimi decenni, la storiografia sul tema dei crimini di guerra commessi dalla forze armate nipponiche nel corso della lunga guerra combattuta in Asia e nel Pacifico ha prodotto un’ampia e articolata letteratura, giovandosi peraltro della collaborazione tra studiosi di diverse nazionalità e, anche, di nuove testimonianze venute alla luce nel corso di processi intentati dalle vittime. L’attenzione degli studiosi impegnati sul tema, tuttavia, appare rivolta in primo luogo a ricostruire i dettagli di quella che si presenta spesso come una vera e propria galleria degli orrori, mentre le loro ricerche si fondano spesso sulle testimonianze fornite da quanti sopravvissero a questi eventi. Ciò accade non solo per la comprensibile penuria di testimonianze fornite dagli autori di tali atti, ma anche per il fatto che i diari o le confessioni lasciati da ex soldati sembrano costituire fonti ‘da usare’ per confermare determinati eventi, più che come fonti ‘da leggere’ al fine di individuare le ragioni che stanno alla base di un così ampio ricorso alla violenza da parte degli uomini delle forze armate nipponiche. Un approccio, questo, che rischia peraltro di stabilire, in modo generalizzato, un nesso inevitabile tra forze armate giapponesi e massiccio impiego violenza, trascurando di valutare opportunamente il processo di degenerazione che a ciò condusse. In effetti, al fine di ravvisare le ragioni che mossero la spirale di violenza da cui scaturirono i crimini in questione non appare sufficiente limitarsi all’analisi di taluni specifici aspetti (come, ad esempio, la degenerazione del tradizionale codice d’onore o la sua corruzione da pratica di vita a tattica di guerra), ma considerare la degenerazione più complessiva dello stato e della società giapponese che precedette e accompagnò gli anni del conflitto.
Le guerre mondiali in Asia Orientale e in Europa: violenze, collaborazionismi, propaganda
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