Il recente fenomeno noto in Giappone come ‘Okinawa boom’ ha portato questa realtà periferica al centro dell’attenzione mediatica, delle proposte turistiche, delle preferenze musicali e alimentari dei giapponesi, veicolando l’immagine di Okinawa come un paradiso tropicale fatto di mare, cielo e ibischi, in cui si conservano sani costumi alimentari, uno stile di vita rilassato o un calore e un’autenticità nelle relazioni interpersonali che la società urbana ha ormai smarrito. Questa rappresentazione di Okinawa come un mondo quasi irreale che, resistendo alla modernità iperindustrializzata e ipertecnologizzata, viene proiettato in una dimensione temporale distante e che, pur se situato entro i confini dello spazio nazionale, racchiude innegabili echi esotici, suggerisce l’immagine di paradiso perduto al quale i giapponesi possono far ritorno. Tutto ciò presenta varie analogie con il neonativismo affermatosi nei primi decenni del Novecento, quando la modernizzazione, l’industrializzazione e l’emergere di una società di massa parvero mettere a repentaglio la sopravvivenza del passato e, con essa, le radici della cultura nipponica. E ciò non solo per la comune individuazione di questa regione come il luogo in cui era sopravvissuto quel passato che i giapponesi avevano smarrito, ma anche per la destoricizzazione e la depoliticizzazione che caratterizza queste forme di rappresentazione, dalle quali vengono omesse altre vicende (come l’esperienza bellica o l’alta militarizzazione della regione) che sono invece parte integrante della realtà quotidiana di questo ‘paradiso tropicale’.

Depoliticizzazione e destoricizzazione di un ‘paradiso tropicale’: la rappresentazione di Okinawa nei media e nella cultura popolare del Giappone

CAROLI, Rosa
2010-01-01

Abstract

Il recente fenomeno noto in Giappone come ‘Okinawa boom’ ha portato questa realtà periferica al centro dell’attenzione mediatica, delle proposte turistiche, delle preferenze musicali e alimentari dei giapponesi, veicolando l’immagine di Okinawa come un paradiso tropicale fatto di mare, cielo e ibischi, in cui si conservano sani costumi alimentari, uno stile di vita rilassato o un calore e un’autenticità nelle relazioni interpersonali che la società urbana ha ormai smarrito. Questa rappresentazione di Okinawa come un mondo quasi irreale che, resistendo alla modernità iperindustrializzata e ipertecnologizzata, viene proiettato in una dimensione temporale distante e che, pur se situato entro i confini dello spazio nazionale, racchiude innegabili echi esotici, suggerisce l’immagine di paradiso perduto al quale i giapponesi possono far ritorno. Tutto ciò presenta varie analogie con il neonativismo affermatosi nei primi decenni del Novecento, quando la modernizzazione, l’industrializzazione e l’emergere di una società di massa parvero mettere a repentaglio la sopravvivenza del passato e, con essa, le radici della cultura nipponica. E ciò non solo per la comune individuazione di questa regione come il luogo in cui era sopravvissuto quel passato che i giapponesi avevano smarrito, ma anche per la destoricizzazione e la depoliticizzazione che caratterizza queste forme di rappresentazione, dalle quali vengono omesse altre vicende (come l’esperienza bellica o l’alta militarizzazione della regione) che sono invece parte integrante della realtà quotidiana di questo ‘paradiso tropicale’.
Un'isola in levante. Saggi sul Giappone in onore di Adriana Boscaro
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