Oscar classici PORTA_apparati.indd 1 16/03/11 11:41 di Carlo Porta nella collezione Oscar Poesie nella collezione I Meridiani Poesie PORTA_apparati.indd 2 16/03/11 11:41 Carlo Porta POesIe A cura di Pietro Gibellini Traduzioni e note di Massimo Migliorati PORTA_apparati.indd 3 16/03/11 11:41 © 2011 Arnoldo Mondadori editore s.p.A., Milano I edizione Oscar classici aprile 2011 IsBN 978-88-04-60787-8 Questo volume � stato stampato presso Mondadori Printing s.p.A. stabilimento NsM - Cles (TN) stampato in Italia. Printed in Italy PORTA_apparati.indd 4 16/03/11 11:41 Introduzione di Pietro Gibellini Grandezza europea del Porta Quella italiana � ÇlÕunica grande letteratura nazionale la cui produzione dialettale faccia visceralmente, inscindibilmente corpo col restante patrimonioÈ, ha scritto Gianfranco Contini. Opponendo, nella terminologia crociana, ÇletteraturaÈ a ÇpoesiaÈ, potremmo oggi precisare che la poesia dellÕetˆ romantica, e forse la poesia italiana nel suo complesso, sarebbe gravemente mutilata dallÕomissione di Porta: la cui ÇpoesiaÈ in realtˆ, si viene sempre pi� precisando come un opus compositum, dal punto di vista del genere, in cui lÕelemento narrativo (e teatrale), e talvolta epico (epico-comico), viene prevalendo sulla componente lirica o lirico-burlesca. La sua grandezza, del resto, � tempestivamente proclamata, in una lettera allÕamico Claude Fauriel, da quel Manzoni che da una lirica Çsliricata È muove poi verso la meta del teatro e del romanzo, con lÕinvenzione storica dei Promessi sposi e il romanzo- saggio sulla Colonna infame. Insomma, la narrativa � il traguardo cui aspira la cultura lombarda da Parini a Manzoni, e che trova nei versi di Porta un ponte essenziale. ÇLe charmant CarlineÈ � visto con simpatia da un narratore della tempra di stendhal, lÕÇHenri Beyle milanese È; e come ÇOmero del Giovannin BongeeÈ � lodato dal Foscolo, dopo la lettura delle disavventure eroicomiche dello sfortunato personaggio protagonista di due De- V PORTA_apparati.indd 5 16/03/11 11:41 sgrazzi. eppure lÕopera di Carlo Porta ha sofferto a lungo per due pregiudizi critici: uno, quello che riteneva minore la letteratura in dialetto, e che fece scoprire con ritardo anche la statura non giˆ regionale ma europea di un Ruzante o di un Belli; lÕaltro, che vedeva nel Porta, appunto, il cantore comico e charmant di un mondo meneghino pacioso e buonsensaio, sanamente realistico ma privo di grandi tensioni intellettuali: ancor oggi vagheggiato in certi circoli dilettanteschi dove, mescolando costume e folklore, lingua e cucina, si rievoca nostalgicamente la Milano del bel tempo che fu. Ma la Milano di Carlo Porta, lacerata la cartapesta dellÕoleografia meneghina, si rivela una cittˆ fervida fino al calor bianco, che vive negli anni che separano due secoli ÇlÕun contro lÕaltro armatiÈ i grandi nodi della cultura europea, tra giacobinismo e Restaurazione, tra Illuminismo e Romanticismo Ð un intenso segmento di storia che in Italia potremmo designare, appunto, col nome di due riviste milanesi, stagione del ÇCaff�È e stagione del ÇConciliatoreÈ. Altro che chiusura meneghina! stando nella sua cittˆ, Porta respira la migliore aria dÕeuropa; l“ Giuseppe Gioachino Belli, nei tre viaggi che fra il 1827 e il 1829 gli riveleranno anche lÕopera di Manzoni, degli illuministi e dei romantici, intuirˆ le risorse universali del dialetto, riscoprendo di colpo la sua Roma fuori dai clichŽs delle acqueforti turistico-celebrative, nella sua vitalitˆ cupa e grandiosa, plebea e allucinata. Porta e Belli, due impiegati: lÕuno, interprete di una borghesia promossa a dignitˆ dal riformismo asburgico, e da tempo forza trainante della nazione; lÕaltro, esponente di un ceto medio allora quasi assente in una cittˆ dove lo stacco fra nobiltˆ e clero da una parte e popolino dallÕaltra pare incolmabile. Ma attenti lÕuno e lÕaltro a dare voce al tesoro inesplorato di un popolo che, nellÕOttocento romantico e democratico, sta per ottenere finalmente, oltre a un nuovo ruolo politico, diritto di citta- VI PORTA_apparati.indd 6 16/03/11 11:41 dinanza nella cultura letteraria e folklorica. Due poeti, due cittˆ: il milanese, in fertile simbiosi con la sua gente, colta e incolta; il romano, interprete clandestino e represso di unÕUrbe arroccata nella nostalgia dellÕantico e sospettosa di fronte a ogni novitˆ. Il tirocinio e la ventata giacobina Terzogenito di Giuseppe Porta, Carlo nasce a Milano il 15 giugno 1775. Col padre, savio austriacante e leale burocrate, non mancheranno i contrasti. La madre, Violante Gottieri, muore quando Carlo ha dieci anni. Il ragazzo viene mandato a studiare in un buon collegio, a Monza, dagli ex gesuiti, dove � brillante allievo di grammatica, umanitˆ e retorica, finchŽ passa, come laico, al seminario, per attendere al corso di filosofia. Le scuole religiose danno una solida formazione culturale, ma stimolano spesso per reazione atteggiamenti di irriverenza. e una verve goliardica si rintraccia nellÕesordio poetico di Porta, costituito da due almanacchi del 1792 e del 1793 (di cui uno perduto) dal titolo El lava piatt del Meneghin chÕ� mort, ÒLo sciacquapiatti del defunto Domenico [Balestrieri]Ó. sono prove di un principiante, ma giˆ in grado di suscitare la gelosia e lÕacre polemica dei concorrenti, al punto da far nascere nellÕamareggiato autore il proposito di non comporre pi� versi. Ci vuole altro per frenare lÕistinto di un poeta! Giˆ nel 1795 Porta pensa di volgere in milanese lÕode A Silvia del Parini. Parini, comÕ� noto, � collocato, giˆ dalla generazione precedente, per la lezione di ferma moralitˆ e di alto stile, su un piedistallo monumentale, come maestro da celebrarsi: con accorati accenti prerisorgimentali nel Foscolo dellÕOrtis e dei Sepolcri; con pi� problematico vaglio critico nella febbrile riflessione del giovane Manzoni (il quale avanzerˆ lÕipotesi che, proprio per colpa della lingua, il nobile poema del Giorno non avesse saputo riformare i costu- VII PORTA_apparati.indd 7 16/03/11 11:41 mi dei milanesi). Ma Parini ha percepito come compatibili, anzi solidali, la scrittura in lingua e quella in dialetto. Intervenendo in difesa del milanese nella polemica scatenata dal purista Onofrio Branda Ð che quattro anni dopo un analogo dibattito suscitato da Alessandro Bandiera accende, nel 1760, la querelle pro o contro il dialetto Ð Parini ha perentoriamente sancito la dignitˆ del milanese, mostrando sul piano teorico che le lingue Çsono tutte indifferenti per riguardo alla intrinseca bruttezza o beltˆ loroÈ. su questa base, il giovane Porta pu˜ superare ogni complesso dÕinferioritˆ linguistica usando il dialetto (con una sicurezza impensabile nel romano Belli, pi� giovane s“, ma ancorato a una situazione culturale molto pi� attardata). Lo fa in un sonetto del 1810, scritto contro un senese immigrato a Milano, certo Gorelli, che ha criticato in pubblico le sue poesie dialettali: I paroll dÕon lenguagg, car sur Gorell, Hin ona tavolozza de color, Che ponn fˆ el quader brutt, e el ponn fˆ bell segond la maestria del pittor. senza idej, senza gust, senza on cervell Che regola i paroll in del descor, Tutt i lenguagg del mond hin come quell Che parla on s˜ umilissim servitor: e sti idej, sto bon gust giˆ el savarˆ Che no hin privativa di paes, Ma di coo che ghÕhan flemma de studiˆ: Tant lÕ� vera che in bocca de Usciuria el bellissem lenguagg di sienes lÕ� el lenguagg p� cojon che mai ghe sia. (16) Ma, al di lˆ del ruolo esercitato dal Parini con la sua autorevolezza, preme sottolineare che nel milieu dellÕAc- VIII PORTA_apparati.indd 8 16/03/11 11:41 cademia settecentesca dei Trasformati di cui il poeta del Giorno fa parte esiste una concreta osmosi, quella per cui Balestrieri ridipinge in dialetto il Çcicisbeo retraa dal brav ParinÈ; per cui Parini orienta Domenico Balestrieri a volgere la sua musa meneghina alle anacreontiche, ed elogia il ÇfoeughÈ morale dellÕaltro miglior poeta dialettale, CarlÕAntonio Tanzi; di pi�: compone egli stesso un manipolo di sonetti, di cui almeno uno gareggia con la sferzante vis polemica del Giorno, quando rappresenta una dama che entra dalla modista deprecando le stragi perpetrate a Lione dai rivoluzionari che massacrano i preti e vogliono mescolare la nobiltˆ ai mascalzoni e si profonde poi in grida di entusiasmo per i Francesi che hanno lanciato la moda di un nuovo cappellino. Parini, Tanzi, Balestrieri (il poeta evocato nel giovanile almanacco portiano ha tradotto il poema del Tasso per saggiare le possibilitˆ del milanese, senza lÕabbassamento comico parodico proprio delle versioni in bolognese o in bergamasco): sono nomi che ci riportano a una solida tradizione milanese, in lingua e in dialetto, sviluppata nella citata Accademia e aperta a istanze illuministiche di respiro europeo. Milanese e francese saranno, per Manzoni, le due lingue prime: e nellÕincontro di queste culture cade lÕastratta opposizione fra angustia municipale (o spontaneitˆ popolare) e raffinata cultura dÕavanguardia. Altri lumi, che quelli della raison, brillano per˜ sulle baionette francesi che entrano a Milano nel 1796. La famiglia Porta ne paga subito le conseguenze: il padre, funzionario nella banca di stato e lealista, � licenziato, il primogenito Baldassarre emigra a Venezia, e Carlo, tolto agli studi dal padre ottuso che vorrebbe farne un impiegato, lo raggiunge nel 1798. Il 1799 segna il breve ritorno della Restaurazione, con le truppe austro-russe del Generalissimo suvarov, e il ritorno del Porta a Milano. Non ci torna volentieri, come scrive al fratello Gaspare il 14 settembre del Õ99: ÇIo mi immagino di sentirmi rin- IX PORTA_apparati.indd 9 16/03/11 11:41 facciare tutti i giorni, una volta chÕio sia costˆ i Zecchini spesi per me dal Principale [cos“ scherzosamente designa il padre]. [...] Aggiungete poi ˆ tutto questo la vostra situazione e la convivenza coi fratti, e Preti che mi sarˆ necessariaÈ. Il conflitto col padre esce dunque dai limiti della privata psicologia e rivela tutta lÕinsofferenza per un ambiente retrivo, clericale e austriacante, che avrebbe alimentato la sua satira pi� matura. Ma gli austriaci restano pochi mesi a Milano; Porta vi rimarrˆ tutta la vita, ÒchiusoÓ in una cittˆ che, lungi dal costituire un limite municipale, gli offre un invidiabile campo dÕosservazione, un crogiolo di esperienze e dÕidee tra le pi� stimolanti in europa. Ne uscirˆ di rado e brevemente per lavoro o per le poco esotiche villeggiature brianzole. Ottiene un buon impiego allÕUfficio del Debito Pubblico, o Monte Napoleone, che manterrˆ per tutta la vita; sposa nel 1806 la vedova di Raffaele Arauco, giˆ ministro della Cisalpina, morto ai comizi di Lione. Da lei ha tre figli: Giuseppe (1807), Anna Alessandrina (1811) e Maria Carolina Violante (1816). NellÕaria frizzante della Milano giacobina, Porta si diverte come attore dilettante al Teatro patriottico, di orientamento progressista (e teatrali, oltre che narrativi, possono ben dirsi i suoi testi migliori). Anche la sua poesia nasce mordendo, demolendo i mostri sacri della tradizione: tra il 1802 e il 1805, volge in terzine o in ottave milanesi alcuni frammenti dellÕInferno di Dante, nel cui tono, allegramente parodico, si avverte lÕereditˆ della cultura settecentesca, che prendeva in genere le distanze dallÕAlighieri, sentito ancora come scrittore rude ed intriso della buia visione medievale: Leggevem on bell d“ per noster spass I avventur amoros de Lanzellott; No ghÕeva terz incomod che seccass, X PORTA_apparati.indd 10 16/03/11 11:41 stoo per d“ sÕavarav poduu stˆ biott; e rivand in del legg a certi pass Ne vegneva la faccia de pancott e i nost oeucc se incontraven, come a d“ Perch� no pomm fˆ istess anca m“ e t“? Ma quand semm vegnuu al punt che el Paladin el segilla a Zenevra el rid in bocca Cont el p� cald e sÕciasser di basin, Tutt tremant el m� Pavol me ne imbocca Vun compagn che Õl ne fa de zoffreghin. Ah liber porch, fioeul dÕona baltrocca! Tira gi˜ galiott che te see bravo: Per tutt quell d“ ghÕemm miss el segn, e sÕciavo! (3) Dante Isella ha osservato a ragione che qui Francesca da Rimini perde lÕalone favoloso dellÕevocazione dantesca e parla con gli accenti schietti che saranno della sventurata Ninetta del Verzee. Ma se Porta viene perfezionando il suo meccanismo comico, che consiste nel continuo cortocircuito, di parole e di cose, fra un livello illustre e uno basso, realistico (il memorabile Çscolorocci il visoÈ diventa la plebea o domestica Òfaccia da pancottoÓ), egli dˆ altres“ prova di unÕacquisita maestria narrativa (di cui � segno anche il passaggio dalla terzina allÕottava) e di una padronanza del linguaggio che pu˜ insaporirsi nella pi� fresca oralitˆ (Çstoo per d“ sÕavarav poduu stˆ biottÈ, Òsaremmo potuti, sto per dire, starcene nudiÓ) e passare agevolmente a una mimesi del lirismo dantesco (il ÇrisoÈ baciato da Çcotanto amanteÈ viene emulato dal nitidissimo verso in cui il Paladino milanese Òsigilla a Ginevra il riso in boccaÓ). Certo, il fastidio per lÕancien rŽgime ha contagiato unÕintera generazione, compreso il giovane Manzoni che compone, nel 1801, il Trionfo della libertˆ (correggendo per˜ il tiro ancor prima di finirlo). Ma allÕaltezza del 1810, mentre Manzoni sta operando una conversione, che non riguar- XI PORTA_apparati.indd 11 16/03/11 11:41 da solo la religione, Porta saluta ancora con entusiasmo la riforma laica di Napoleone, e commenta lÕestensione allÕItalia del decreto che abolisce gli ordini religiosi (17 aprile 1810) con un sonetto giˆ abilmente rifinito: La mia povera nonna la ghÕaveva On vignoeu arent ai Pader Cappuscin: el guardian ghe le benediseva: I soeu fraa ghe beveven mezz el vin. La nonna in del mor“ la me diseva: Te lassi sto vignoeu, el m� Franzeschin; sÕel voeur bev el guardian lassa chÕel beva: Usellin tira a casa el porscellin. Quando ecco tutt a on tratt Napoleon el dˆ ona soppressada ai fratarij. sÕciavo suo, sur vin, la protezion. Credeva de fann p� nanch on boccaa: Inscambi m˜ hoo impienii tucc i vassij, Inscambi hoo bevuu anch quell che dava ai fraa. eppur in sti agn passaa GhÕavarev giugaa el coo che senza lor No scusavem n� nun n� nost signor! (14) CÕ� un mondo di superstizione devota che viene spazzato via dai tempi nuovi, piccolo come la mentalitˆ della nonnina, angusto come il recinto della vigna accanto al convento; e ben osserva Isella come il sonetto sia abilmente bipartito fra il primo tempo, tutto contrassegnato da diminutivi, e il secondo, dove irrompe Napoleone, col vigore fonico di un nome sonoro come un colpo di cannone. Certo, il divertimento goliardico che ironizza sulla proverbiale golositˆ fratesca e il finale approdo allÕelogio della abbondante libagione, sono residui di un registro ancora minore. XII PORTA_apparati.indd 12 16/03/11 11:41 Un popolano en plein air: Giovannin Bongee Ma intanto il Porta viene componendo le prime cose veramente dÕeccezione: i testi di parodia agiografica (On mira- col, Fraa Diodatt, Fraa Zenever), i testi di satira anticlericale e antinobiliare (Ona vision) e, celeberrima, la trilogia dei personaggi plebei, degli umiliati e offesi in chiave comica, ma con venature ora amaramente grottesche, ora melanconicamente elegiache: Bongee, Ninetta e Marchionn. Le prime Desgrazzi de Giovannin Bongee cadono nel 1812. In quelle sestine fa la sua apparizione un personaggio divenuto popolarissimo, un garzone di bottega che subisce un ingiustificato interrogatorio della ronda. Rincasando, sorprende un soldataccio francese che gli insidia la moglie: le sue prudenti rimostranze gli valgono solo delle legnate. La fisionomia di Giovannin � ancora velata dalla maschera caricaturale ereditata dalla tradizione del popolano millantatore e bastonato, da una satira del villano trasferita dal contado alla cittˆ. Ma il tipo si chiaroscura nelle pieghe psicologiche di chi, raccontando le proprie disgrazie, si dˆ un tono: seva tanto dannaa de quella azion Che dininguarda sÕel fudess staa on olter. Basta: on scior chÕeva impari a sto birbon, ChÕel sarˆ staa el sur respettor senzÕolter, Dopo avemm ben lumaa, el me dis: Chi siete? Che mester fate? Indove andŽ? Dicete! Chi sont?, respondi franco, in dove voo? sont galantomm e voo per el fatt m�; Intuit� poeu del mestee che foo, Ghe ven quaj cossa de vorell sav�? Foo el cavalier, vivi dÕentrada, e m˜! Ghe giontaravel fors quaj coss del s˜? Me par dÕavegh parlaa de fioeu polid, NÕeel vera? eppur fudessel chÕel ghÕavess XIII PORTA_apparati.indd 13 16/03/11 11:41 Ona gran volentaa de taccˆ lid, O che in quell d“ ghÕandass tusscoss in sbiess, el me fa serciˆ s� de vott o des e l“ el me sonna on bon felipp de pes. Hoo faa m“ d˜ o tr� voeult per rebeccamm Tant per respondegh anca m“ quajcoss, Ma lu el torna de capp a interrogamm In nomo della legge, e el solta el foss, e in nomo della legge, giˆ se sa, sansessia, vala ben?, boeugna parlˆ. (21, vv. 25-48) Giˆ tutta manifesta � la prodigiosa virt� narrativo- teatrale del Porta, che ingloba le battute del dialogo (discorso secondo) entro il racconto del Bongee al narratario (un taciturno ÇLustrissemÈ). La virt� si fa perizia virtuosistica nel gioco di botte e risposte dellÕinterrogatorio fra il malcapitato Giovannin e lÕispettore: e l“ botta e resposta, e via dÕincant; Chi siete? Giovannin. La parentella? Bongee. Che mester fate? el lavorant De frust. Presso de chi? De Isepp Gabella. In dov�? In di Tegnon. Vee a spass? Voo al cobbi. In cˆ de voi? surs“. Dov�? Al Carrobbi. Al Carrobbi! In che porta? Del piattee. Al numer? Vottcent vott. Pian? Terz, e insc“? el sattisfaa m˜ adess, ghe nÕhal assee? Fussel m˜ la franchezza mia de m“, O chÕel ghÕavess p� nient de domandamm, el va, e el me pienta l“ come on salamm. (21, vv. 49-60) Giˆ nitida � la contrapposizione fra lo schietto dialetto e la lingua ufficiale, lÕitaliano burocratico dellÕautoritˆ, sentito come lingua estranea di un potere usurpa- XIV PORTA_apparati.indd 14 16/03/11 11:41 tore. Un Òpoeta maledettoÓ di intensa forza espressiva, quel Fabio Varese che mor“ nella peste del 1630, aveva raccontato il suo imprigionamento: in un sonetto che, se non possiamo con certezza dire autobiografico, ha una forza di rappresentazione che supera la fictio poetica evidenziando fatti confermati dagli storici che studiarono il malgoverno spagnolo nel seicento lombardo, da Verri a Manzoni (la persecuzione dei sospetti di collusione coi francesi, lÕuso della tortura, la delazione); anche l“, la falsa accusa veniva commentata con unÕamara parodia del gergo giudiziario: Al � on quaj trenta d“ che soÕ in preson M“ pover Zinibrus nass� in Vares Imputˆ cÕh— fagg liga coÕ i Frances: e sÕno � Çpersci˜ ver, in conclusionÈ.1 Qui � il francese a entrare in gioco come lingua della sopraffazione, nel finale: Giovannin, rincasando dopo il cattivo incontro, sente dalle scale un rumore di passi e un saltellare di sciabola. saranno dei fantasmi? (Porta ha grande familiaritˆ con lÕimmaginario popolare). é invece un soldato dÕOltralpe, evidentemente attratto dalle grazie della moglie del povero Bongee: [...] Ett v™ el mar“ De quella famm, che stˆ dessora l“? M“, muso duro tant e quant e lu, Respondi: Ov“, ge su“ moˆ, perch�? Perch�, el repia, voter famm Mons� LÕ� tr� giol“, sacher Dieu, e me pl�. 1 Òsono pi� di trenta giorni che sono in carcere, io povero scapestrato nato a Varese [o nella famiglia Varese], accusato di aver fatto lega con i Francesi, e ci˜ non � Ôperci˜ vero, in conclusioneÕ [formula giudiziaria]Ó (Fabio Varese, Canzoni, III, a cura di Angelo stella, Massimo Baucia, Renato Marchi, AllÕinsegna del pesce dÕoro, Milano 1979, p. 27). XV PORTA_apparati.indd 15 16/03/11 11:41 O giol“ o no, ghe dighi, lÕ� la famm De moˆ de m“, cossÕhal m˜ de cuntamm? SÕ� che moˆ ge voeu coccŽ cont ell. CoccŽ, respondi, che coccŽ dÕEgitt? ChÕel vaga a fˆ coccŽ in sant Raffajell, Lˆ lÕ� el loeugh de coccŽ sÕel ghÕha el petitt! ChÕel vaga foeura di cojon, che ch“ No ghÕ� coccŽ che tegna. AvŽ cap“? (21, vv. 107-120) LÕimprecazione di Giovannin (Òvada fuori dai coglioniÓ) viene scambiata per un insulto dal bravaccio: ne segue la descrizione dello scontro, secondo un modulo eroicomico in cui lÕabilitˆ contrappuntistica si esalta nellÕopposizione fra metafore alte (Òed io sotto con un animo da leoneÓ) e il sonoro controcanto comico (Òe lui, t˜nfeta, un altro scapaccioneÓ), fino allÕabile gradatio finale, dimessa e prosaica (Òvedo che tende a spiaccicarmi il musoÓ), della fuga, mascherata da prudenza: Cossa dianzer ghe solta, el dis: Coman! A moˆ cojon?, e el volza i man per damm. Ovej, chÕel staga requi cont i man, ChÕel varda el fatte s˜ de no toccamm, se de n˜, Dia ne libra! sont capazz... e lu in quell menter mollem on scopazz. e voeuna e d˜! sangua de d“ de nott, Che nol se slonga dÕolter che ghe doo! e lu zollem de capp on scopellott. Vedi chÕel tend a spettasciamm el coo, e m“ sott cont on anem de lion, e lu tonfeta! on olter scopazzon. Ah sanguanon! A on colp de quella sort Me sont sentuu i cavij a drizzˆ in pee, e se nol fudess staa che i pover mort MÕhan juttaa per soa grazia a tornˆ indree, XVI PORTA_apparati.indd 16 16/03/11 11:41 se no ciappi on poo dÕaria, senza fall sta voeulta foo on sparposet de cavall! (21, vv. 121-138) Il personaggio � ripreso, a un anno di distanza, nelle ottave delle nuove e pi� ampie Olter desgrazzi. Alla scala, per il gran ballo del Prometeo del celebre coreografo Vigan˜, Giovannino pregusta un pomeriggio di gioia con sua moglie, la cara Barborin. Il teatro che ci viene presentato � il luogo di un festoso convegno di popolo che si accalca per salire in loggione. Porta si mostra, nella resa di questa scena, fra urla e spintoni, un frescante di mano sicura: Passa i tr�, passa i quatter, i cinquÕor se impieniss de personn tutt el pasquee, Chi mangia, chi gingina, chi descor, Chi ziffolla, chi rid, chi fa el scocchee, Chi se scolda la pissa e fa sussor A contra di impresari del soree, Che goden i soeu comed e fan grassa, e no ghÕhan nanca el pubblegh per la cassa. Ma a furia de specciˆ poe� finalment solten voltra anca lor sti lizonon, Che in mezz ai urla e ai fisÕc plazidament se derven la calchera coj button, e quand me riven l“ ben ben dÕarent Quell denanz cont i ciav e col lampion Con tutta grazia el me sgombetta el venter e el me dis: Allon, fourt! sÕemm dÕandˆ denter. (29, vv. 57-72) Lo spettacolo migliore, insomma, avviene in loggione: ma viene guastato al Bongee da un improvviso pizzicotto inferto da una mano ignota alle rotonditˆ posteriori della sua Barborin. Giovannin si volta, cercando il colpevole, e lÕorecchio sapiente di Porta regi- XVII PORTA_apparati.indd 17 16/03/11 11:41 stra il battibecco, sommerso poi dal vociare del pubblico indispettito: Vien de fora, el repia, marmotton, Che te la dar˜ m“, mummia dÕEgitto. Che vegn“ foeura, dighi, di cojon, Te insegnaroo anca ch“ a parlˆ politto. Intrattant dapertutt in sul lobbion No se sent che Silans!... Abbasso!... Citto! e lu el giudee rebuttonandem s�, se p˜ trovˆ! el sbraggia citto anch lu. (29, vv. 153-60) Tornato a casa con la moglie dolorante, cerca di vedere il danno causato dal pizzicotto malandrino: la comicitˆ si stempera in un sorriso affettuoso, nellÕinterno domestico dove emerge una confidenza coniugale fatta di pudore, di quel pudore che il Parini riconosceva ai contadini in opposizione alla spregiudicata condotta dei nobili, e che Manzoni colorerˆ coi rossori di Lucia: Cossa ghÕeet Barborin?... Me doeur... DovÕ�? Ch“ insc“... sul cuu? Cojonet!... Proppi ch“... NÕeel staa fors?... S“ quell porch... Lassa ved�! M“ n˜... Perch� m˜ n˜? sont t˜ mar“... GhÕhoo vergogna... set matta? Fa pias�... Lˆ, stˆ savia... Fa pian... Lassa fˆ a m“... Basta: infin cont i dolz lÕhoo missa a termen De lassassel vardˆ biott come on vermen. (29, vv. 233-40) scoperto colpevole un lampionaio, Giovannin si accapiglia con lui e viene arrestato dalla ronda. Ma nellÕufficio di polizia, ecco che scatta la connivenza fra il poliziotto e il lampionaio, entrambi regi impiegati: cane non mangia cane, commenta Giovannin (e si senta qui XVIII PORTA_apparati.indd 18 16/03/11 11:41 lÕidiosincrasia lombarda verso il potere pubblico sentito come iniquo e parassitario). Richiesto di mostrare le prove del torto sub“to, e non volendo sottoporre la moglie allÕumiliante esibizione del corpo del reato, gli tocca passar la notte in gattabuia, uscendone poi per non meglio precisata solerzia della povera Barborin. Dunque alla prepotenza della soldataglia straniera (la ronda dei francesi detta dal popolo ÒcroatiÓ, certo per lÕinerzia del dialetto, ma anche per la sostanziale equivalenza delle milizie occupanti), succede ora lÕiniquitˆ delle autoritˆ locali, con un significativo spostamento dÕaccento dal politico-patriottico al sociale: lo stesso per cui Manzoni dal cifrato allegorismo risorgimentale del Carmagnola e dellÕAdelchi passerˆ con il progettato Spartaco alla lotta di classe che sarebbe esplosa nella nuova Italia e che egli presagiva nellÕincompiuta terza tragedia. Interno di salotto con dame e preti: ÇOna visionÈ Dalle prime alle seconde Desgrazzi del Bongee si avverte un progresso, tanto nella ricchezza psicologica del personaggio, sempre meno maschera e sempre pi� uomo, quanto nella cresciuta maestria poetica, e si direbbe quasi registica, nel girare scene di gruppo, sotto le volte del loggione o negli esterni delle vie milanesi. Ma il testo artisticamente pi� perfetto, nella stagione centrale del Porta, � Ona vision, del 1812. Nel paradiso che fra Pasquale visita, in una visione durante un pisolino favorito da un pranzo gagliardo, cÕ� posto anche per umili e galantuomini vari in odore dÕeresia; i rapporti con le ospiti dame della societˆ del Ges�, scandalizzate di dover condividere il regno celeste con simile gentaglia, rischiano di essere compromessi dal sogno sconvolgente: interviene, provvidenziale, lÕelegante e gesuitica spiegazione teologica di don Diego a discrimi- XIX PORTA_apparati.indd 19 16/03/11 11:41 nare la corretta visione dettata dallo spirito dai vaneggiamenti dellÕindigestione, e ad assicurare a sŽ e allÕincauto frate altri pranzi e altre visioni. Ma il sunto non rende giustizia al testo, che conviene leggere per intero. Porta ci conduce in un interno di cui non serve descrivere lÕarredo, precisato comÕ� nel suo clima psicologico, dal campeggiare in primo piano del grosso frate dormiente, accompagnato dal brusio sottovoce delle beghine che lo ospitano: On certo reverendo fraa Pasqual, Omm de gran pes in che se sia manera Tant a toeull dalla part spiritual Come a toeull dalla part della stadera, Vun de sti d“ de podisnˆ al camin Pien come on porch el fava on visorin. LÕeva in cˆ de d˜ damm bonn religios Che per no desturbagh quella quiett Mormoraven intant a bassa vos, e pregaven de coeur Dio benedett ChÕel sterminass con la soa gran bontaa Tucc quij che secca i pret dopo disnaa. Da onÕoltra part don Diegh ex zenturon, Teologh, canonista e missionari, On poo el juttava la mormorazion e on olter poo el sfojava el breviari Per tirass intrattant foeura di pee Quell mattutin cojomber del d“ adree. (23, vv. 1-18) Tre strofe, ed � giˆ un mondo: con sorriso sapiente il poeta mette subito sul tavolo quella dialettica tra fisico e morale (la stazza materiale del frate e il ÒpesoÓ della sua reputazione spirituale) che verrˆ ripresa nella clausola del componimento e precisa lÕessenza della sua polemica; una polemica non antireligiosa, ma anticlericale (questione di XX PORTA_apparati.indd 20 16/03/11 11:41 forchette, non di fede), una critica del carattere angusto e sostanzialmente materialista delle beghine, che pregano di cuore Dio perchŽ stermini Òcon la sua gran bontˆÓ tutti quelli che seccano i preti dopo pranzo e della figura pi� arida, sgradevole, del teologo, che concepisce la lettura del breviario come un fastidioso pensum, e come dovere professionale la conversazione con le dame (ma Çmormorazion È fonde furbescamente lÕaccezione di mormorio con quello di maldicenza). Poi lÕobiettivo del Porta si concentra sulle smorfie di don Pasquale con uno zoom efficacissimo: Ora m˜ don Pasqual lÕ� de notass ChÕel sÕeva quistaa el nomm coj soeu sudor De sant e de paccion de prima class, Tant che paricc credeven chÕel signor Giust in lÕora del chilo e del sognett el le mettess a part di soeu secrett. A bon cunt, col conzett chÕel se godeva, soa Reverenza lÕeva despensaa Da ogni att de creanza, anzi el podeva Ronfˆ tutta la santa podisnaa senza pericol mai che i d˜ lustrissem Ghe dassen del villan porch solennissem. Ma sta voeulta dormend sto don Pasqual el fava cert versori e certi mocch Insc“ foeura dellÕorden natural Che i damm sÕhin spaventaa minga de pocch, Per paura che quaj vision tremenda La ghe fass perd la famm per la marenda. Basta, quand pias a Dio, finalment el se desseda torbed come on ors, e vedend i d˜ damm tutt in spavent e curios de sav� cossa ghÕ� occors, Che se consolen, Marchesinn, el dis, Che rivi adess adess del paradis. (23, vv. 19-42) XXI PORTA_apparati.indd 21 16/03/11 11:41 Inizia ora, con una vertiginosa altalena, lÕandirivieni della narrazione fra lo spazio escatologico, vero o supposto, dellÕoltremondo raccontato dal frate visionario, e lo spazio concreto, storicissimo, del salotto delle marchesine spaventate e incuriosite: Caspita che bei coss lÕaverˆ vist! esclamen tutt d˜ i damm in compagnia. Certament, hoo veduu, el dis, Ges� Crist, La soa Mader santissima Maria, e de sant e beatt, no cunti baj, NÕhoo vist assee de fann lecc a cavaj. Dunque lÕavrˆ veduu nostra cucina La contessa a cui ci han stampaa la vita, Poi altre dame molte, e qualch pedina Scritt nel Suss e dirett dai Bernabita? Cara lor, sÕhoo da dilla tal e qual, NÕhoo vist nanch vuna, el respond don Pasqual. (23, vv. 43-54) é il primo scricchiol“o della sintonia fra il frate e le ospitanti: la loro curiositˆ � in realtˆ finta; esse cercano solo la conferma che il paradiso � fatto a immagine e somiglianza della loro societˆ del Jesus, unÕangusta Žlite dominata dallÕautoritˆ di un oscuro padre Devecchi e in cui la santitˆ, giocata in famiglia, � garantita dalla stampa di una biografia celebrativa, quella della cugina, anzi ÇcucinaÈ, come dicono le dame con goffo ipercorrettismo. Il crescere della tensione � reso per trapassi graduali con tocchi abili, come gli esclamativi di sorpresa crescenti: NeanchÕuna! Come mai! In tanta gloria Ghe sarebber fors mai sfuggii de vista? Caspita, el nost Devecc bona memoria LÕha sempre dett chÕel ciel lÕ� di Sussista; XXII PORTA_apparati.indd 22 16/03/11 11:41 Dunque, repien, chi � che cÕ� lass� De nostra conoscenza e sua de lu? Per esempi, el rispond, ghÕ� Mascaron... Alfer... Parin... ghÕ� el s˜ pessee de cˆ... GhÕ� Metastasi... ghÕ� lÕost del Falcon. Metastasi!... i damm sclamen, se pol dˆ! Quel pret che abbiam sentit coi nost orecc A biasimar tant volt dal bon Devecc? (23, vv. 55-66) se il cielo non � pieno di ÇsussistaÈ, chi ha dunque visto, don Pasquale? Qui lÕabilitˆ del Porta � straordinaria nel rappresentare un complesso quadro ideologico attraverso lÕinterazione dei personaggi: ci sono degli intellettuali, come diremmo oggi, anzi dei poeti come scrive pi� saggiamente lÕautore, e ci sono uomini oscuri. Con una attitudine giˆ potenzialmente manzoniana, accosta agli illustri esponenti della politica (il massone Bovara) o della letteratura (Parini, Alfieri e persino Metastasio, scambiato per uno scrittore scandaloso) le figure congetturali degli umili ignorati dalla storia (il pescivendolo di casa, lÕoste del Falcone). Ma si noti il tocco: le ignoranti marchesine non si turbano per la presenza in cielo di chi, come Alfieri, aveva inveito contro lÕancien rŽgime o di chi, come Parini, aveva bollato dÕun marchio indelebilmente ridicolo la nobiltˆ milanese, ma di Metastasio, del buon Metastasio, un ÇpreteÈ che era stato biasimato dal padre Devecchi, unica autorevole fonte della loro cultura. Ma non � tutto; lÕinterrogazione delle dame si fa man mano pi� inquieta e incalzante: E dÕalter chi hal veduu, chÕel dica on p˜! Hoo vist Bovara, hoo vist Battaja... el dis, Mosca... Pensa... Vian... Ohib˜, ohib˜, ohib˜! Anch de sta sort de robba in Paradis? XXIII PORTA_apparati.indd 23 16/03/11 11:41 No sal che son de quej che lÕha daa in lista El Devecc per Massoni a noi Sussista? In Paradis i franchi murator! Se burlem? Ma sal minga don Pasqual Che solamente a conversar con lor Se incorre la scomunica papal? Ma caro lei, car don Pasqual, chÕel taccia, ChÕel par che Dio el ci abbia voltaa faccia. (23, vv. 67-78) é troppo: oltre ai poeti e agli umili, anche i politici sovversivi! Porta ha giˆ sviluppato il nucleo del suo racconto, qui piuttosto descrittivo che strettamente narrativo: descrittivo, sÕintende, nel senso di una rappresentazione di idee mediante personaggi concreti, vivacissimi. Ora la parte conclusiva pu˜ sbrigarsi in due sole strofe, e il ÒsugoÓ della storia � enunciato dal teologo che, mentre scioglie il nodo diegetico, rivela lÕessenza del componimento, giocato sulla commistione di sacro e profano, di paludamenti spirituali e di bassi interessi materiali, giˆ abilmente espressa allÕinizio: Intant, per toe� la curta e vegn“ al sugh, Con sto sogn cuntaa s� insc“ de salamm LÕha risÕciaa don Pasqual de fass dˆ el rugh Dalla cˆ e dalla tavola di damm, se el canonista e teolegh don Diegh Nol ghe trovava subet on repiegh. Costuu el ghÕha faa ved� che don Pasqual Per vess staa in del disnˆ on poo intemperant LÕha squilibraa col fisegh el moral, ChÕhin i potenz in sogn predominant, Che distinguendum est in casu tali Quod detur causae phisicae aut morali. e lÕha conclus infin che lÕav� vist el paradis coj sant e coj beatt XXIV PORTA_apparati.indd 24 16/03/11 11:41 LÕ� effett moral che ven de Ges� Crist; Ma che eadem ratione el ten per fatt Che lÕavegh vist insemma i fraa masson LÕ� effett fisegh che ven dÕindigestion. (23, vv. 79-96) Accanto alla sapienza ideologica, quella linguistica. Porta affida qui al latino la funzione di lingua dellÕimbroglio, a contrasto col dialetto schietto (viene in mente il latinorum di don Abbondio e di Azzeccagarbugli). Ma tanto pi� interessante, e destinata a ulteriori sviluppi, � quella lingua mescidata, incerta fra aspirazioni a un italiano nobile e vistosi scivoloni dialettali, che parlano le dame: lingua non dÕinvenzione, di cui giˆ Parini attestava lÕuso, accanto al dialetto puro e allÕitaliano, da parte di chi cercava di darsi un tono. Questa lingua mista, detta da Parini Çparlar finitoÈ o anche Çparlar civile È, aveva offerto a un geniale autore milanese di fine seicento, Carlo Maria Maggi, il destro per caratterizzare linguisticamente (ed eticamente) certe aristocratiche presuntuose e ignoranti che campeggiano nel suo teatro; tale � quella Donna Quinzia che nei Consigli di Meneghino mastica amaro perchŽ deve rinsanguare le sue traballanti finanze maritando la figlia a un borghese. se ne colga qualche battuta, che anticipa il linguaggio Çrozzo insieme e affettatoÈ (direbbe Manzoni) delle celebri ÒdamazzeÓ portiane che incontreremo nei capolavori della maturitˆ: Don Lelij, che la sort sia tant inviper“ Contro la nostra casa; Che il noster sangu tant limpid sin adess sÕabbia da intorbidar con altra sfera, LÕ� dura; ma giacch� coÕl fier destin XXV PORTA_apparati.indd 25 16/03/11 11:41 Contrastar non si pu˜, Convien, stringend i ogg, mandarla gi˜.2 Di fronte allÕorgoglio e al pregiudizio della nobildonna, il servitore Meneghino, che non sa leggere ma possiede la sapienza fondata sullÕesperienza concreta e sulla solida fede (secondo lÕidea cattolico-popolare del Çpiissimo MaggiÈ, come lo defin“ il suo biografo Lodovico Antonio Muratori), affida al dialetto la denuncia dellÕiniquitˆ sociale e politica, lo smascheramento della guerra Ð utile solo ai nobili e ai disperati Ð, quei valori insomma che saranno poi di Parini e di Manzoni. se il dialetto � specchio di realtˆ e di veritˆ etica, la mescidazione linguistica di Donna Quinzia con il suo goffo italo-milanese esprime una pi� interna sofisticazione, riflette lÕipocrisia e lÕorgoglio immotivato di classe basato sulla limpidezza di quel ÇsangueÈ filtrato da Çmagnanimi lombiÈ con cui si aprirˆ lÕironico prologo del Giorno pariniano. Agiografia in burla si � detto che la polemica del Porta non mina i princ“pi della fede, verso cui la sua tempra laica lo renderˆ pi� rispettoso che sensibile (vicino alla morte, confiderˆ allÕamico sacerdote di sperare nella comprensione di Dio, proprio per non averlo seccato chiamandolo in causa a sproposito), ma ha come obiettivo la falsa religiositˆ dettata dallÕignoranza superstiziosa o dai pregiudizi dei ceti privilegiati. In questo senso vanno letti i testi che mettono in burla la tradizione agiografica. Del 1813 � Fraa Ze 2 ÒDon Lelio, che la sorte sia tanto accanita contro la nostra casa; che il nostro sangue tanto limpido fino ad ora debba intorbidarsi con unÕaltra stirpe sociale, � dura; ma giacchŽ contro il fiero destin contrastar non si pu˜, conviene, stringendo gli occhi, inghiottirlaÓ (Carlo Maria Maggi, I consigli di Meneghino, a cura di Dante Isella, einaudi, Torino 1965, p. 29). XXVI PORTA_apparati.indd 26 16/03/11 11:41 never (in ottave) che rievoca il noto episodio dei Fioretti di San Francesco, ripreso da unÕopera edificante seicentesca del padre Rossignoli. Il frate, che splende in virt� pratiche quanto il santo in spirituali, salva la vita a un confratello inappetente tagliando il piede dÕun porco e placa con una perentoria omelia il padrone inferocito, che finirˆ per donare lÕintero porcello al convento. Del 1813-14 sono pure On miracol e Fraa Diodatt, divertenti ricreazioni del seicentesco Prato fiorito del padre Ballardini, una raccolta di aneddoti candidamente edificanti, ingenui esempi di virt� premiate e di miracolosi soccorsi soprannaturali (alla stessa opera del padre cappuccino Manzoni attingerˆ il miracolo delle noci raccontato da fra Galdino nei Promessi sposi). Il primo narra (ma in metro lirico) il salvataggio in extremis di un manigoldo che ebbe lÕastuzia di gestire con prudenza la bilancia della propria anima, compensando il piatto piuttosto greve delle malefatte con unÕaccorta devozione alla Madonna: miracolo ricorrente nella tradizione dei marialia e che potremmo rintracciare, per non uscire di Lombardia, giˆ in Bonvesin. LÕaltro testo, in sestine, narra il volo di un frate che, a dispetto della stazza, si libra in quotidiani rapimenti dÕestasi, dÕordinaria amministrazione, finchŽ un giorno, in un momento di grazia particolare, sparisce in cielo per ricomparire dopo centododici anni, convinto dÕessersi assentato giusto una mezzÕoretta, tra la sorpresa sua e dei confratelli. sono testi di grande maestria raffigurativa. si noti, per esempio, in On miracol, la capacitˆ portiana di evocare lÕiconografia na•ve del giudizio particolare, secondo lo stile di quelle immaginette devozionali che i Çmercadanti È venderanno sul sagrato di san Celso dove donna Fabia pronuncerˆ pi� tardi la sua memorabile Preghiera: LÕanema sciolta da la carna morta La va a vol vers i stell, Ch� el dianzen le porta, XXVII PORTA_apparati.indd 27 16/03/11 11:41 e in manch de quella la se troeuva al p� Del tribunal tremend De Ges� Crist, che, brusch in volt com�, el ninna el cuu su on cossinon badial De nivol prepontaa de coo coj al. sulla dritta lÕarcangior sant Michee, sul fˆ de quij che vend el formaj in Verzee, el ghÕha dessora a on tavol l“ denanz Carimaa, carta, penna e d˜ balanz. sulla sinistra, sora ona poltronna De vel� cr�mes con i sbarr a intaj, soa Majestaa la Madonna LÕassist al gran giudizzi del bagaj. In circol dedree via come allÕArenna Dan resalt alla scenna Cherubin, serafin, Dominazion, Angior, Arcangior, Tron. LÕaria lÕ� lustra che la par de ras e i angior del signor La parfummen sgorand con tanti odor Che per usmaj se vorrav vess tutt nas. Ges� el ninnava el cuu, come vÕho ditt, Perch� Michee el ghÕaveva giˆ squajaa Tutta la tiritera di delitt Del pover desgraziaa, e, semma el dava ment a costuu ch“ ChÕel tremava de foffa, semma allÕAngiol Custod che el stava l“ Pass con gi˜ i al come on usell che cova, e semma el varda el Diavol Che scrusciaa sott al tavol el rideva a tutt rid menand la cova. (26, vv. 9-44) Il comico procede secondo il meccanismo contaminatorio sublime/realistico di cui Porta � maestro abilissimo. Il supremo, terribile momento metafisico � conti- XXVIII PORTA_apparati.indd 28 16/03/11 11:41 nuamente condotto allÕesperienza domestica: lÕarcangelo Michele ricorda un venditore di formaggi al popolare mercato del Verziere, lÕangelo custode appare mogio come una chioccia che cova, mentre le gerarchie angeliche si dispongono per schiere come sulle gradinate dellÕarena. eppure cÕ� una solennitˆ grandiosa, tiepolesca, in quel Cristo che dimena il deretano su un gran cuscino di nuvole trapunto da testine alate, e alla solennitˆ iconica corrisponde, per dir cos“, un timbro da marcia funebre in quel verso giocato tutto sulla a e sulla o, con una cadenza lenta e ieratica: ÇlÕanema sciolta da la carna morta...È. Ma ancor pi� sottile � lÕautodissacrazione che quel Cristo terribile e insieme caricaturale fa di sŽ quando, sollecitato dallÕintervento della Vergine, sentenzia: M“ patron de tutt coss, m“ Ges� Crist, Che col moeuv dÕon m� brasc Poss fav tucc in spettasc, M“ che per vess soa divina maistaa Poss pissˆ in lecc e d“ che son sudaa, Comandi e vuj che stÕanema che ch“ La torna in del s˜ corp in sul moment e, appena che lÕ� dent, Che la se metta in man dÕon confessor, Ch� ghe doo temp domˆ ventiquattrÕor. (26, vv. 94-103) Per esprimere lÕonnipotenza, quel Cristo prima insiste sulla sua forza sterminatrice, paleo-testamentaria, poi usa una metafora irriguardosa: sono dettagli di cui si ricorderˆ il Belli, nei non pochi sonetti di tema biblico o metafisico, da Er giudizzio in particolare a Er giorno der Giudizzio, fino a LÕomo, dove ricorre alla lettera la colorita espressione idiomatica del Porta: ÇDio, che pp˜ ffˆ Õggni cosa da lontano / e ppissciˆ a lletto XXIX PORTA_apparati.indd 29 16/03/11 11:41 e dd“ ddÕavŽ ssudato...È. Ma � soprattutto la terribilitˆ del Cristo-giudice di On miracol che scatena la contraddizione, poichŽ la pena del dannato sarebbe di essere privato della vista del suo volto divino, che � stato definito fin dallÕavvio come il volto ÒbruscoÓ per eccellenza. LÕescamotage comunque � trovato, sia pure coi limiti quasi ragioniereschi delle ventiquattrÕore concesse al peccatore per ravvedersi, confessarsi e defungere nuovamente e definitivamente. Il commento del Porta � insieme divertito e tagliente: Resta l“ el Diavol, che grattand i corna el dis robba de ciod Adree allÕAngior Custod, e el tratta de giustizia bolgironna La giustizia divina, Concludend che per lu el nÕaveva assee De struziass a servill sira e mattina, Quand daj moinn dÕona donna, sibben chÕel fuss Ges�, el se lassava menˆ a bev anch lu. (26, vv. 114-23) Non �, in fondo, lievitato dal sorriso, il diavolo romantico, il demone prometeico, portatore di luce e di giustizia, che da Byron a Carducci diverrˆ un personaggio positivo del ribellismo e del progressismo ottocentesco? LÕiniquitˆ � giˆ, in fondo, ammessa da chi si vanta di essere onnipotente; al contrario, il diavolo ostenta la sua correttezza professionale, di onesto lavoratore che si logora da mattina a sera. AllÕinterno di questa teologia stravagante, il portatore di unÕesigenza di giustizia e di ragione, lÕoltraggiato, il turlupinato � proprio lui, il diavolo imprecante. Ma � appunto una teologia di cartapesta, dichiara apertamente il poeta nei versi finali, ri- XXX PORTA_apparati.indd 30 16/03/11 11:41 velando che quel teatrino � solo la fictio di una edificazione barocca, superata e strumentale: Cont stÕistoria, che franch la sarˆ vera Perch� lÕ� scritta sora al Praa Fiorii, Voeuren d“ i pret che ghÕ� la soa manera De settass a cavall di duu partii, Idest che el s˜ negozi lÕ� provist Anch de bontaa e pietaa de Ges� Crist. (26, vv. 124-29) Il laico Porta richiama qui, implicitamente, gli insegnamenti evangelici violati dal ÒnegozioÓ dei preti che fanno mercato del tempio e delle indulgenze, che servono, alla Çsoa maneraÈ, i due partiti, Dio e Mammona. Accanto al sorriso voltairiano, si avverte il piglio rigorista di una Lombardia chÕera stata toccata dalla Protesta, e dove rifioriva la lezione giansenista. Nel Fraa Diodatt, abbiamo un avvio sicuro, dove la caricatura giˆ abbozzata nel don Pasqual della Vision si irrobustisce in un felice miscuglio di realismo balzachiano e di favolosa leggenda aurea: Fraa Diodatt de Tolosa guardian, Anzi definitor di zoccolott, Amalastant el pes del fabrian e de cinqu brazza in roeuda de trippott, el stava tutt i nocc sospes in lÕari Paricc or in sul gust dÕon lampedari. (27, vv. 1-6) Qui il Porta si rivela soprattutto descrittore figurativo, che tiene in equilibrio la sua voce fra la prospettiva ingenua dellÕagiografo antico e quella ironica del dissacratore moderno. ecco, per esempio, la descrizione del levitante volo del frate, che sale a moÕ di XXXI PORTA_apparati.indd 31 16/03/11 11:41 mongolfiera (la bella immagine � di Isella), alle alte volte del convento per poi perdersi attraverso una finestra su nel cielo: e s� e s�, quand lÕ� asquas l“ chÕel tocca el soffitt cont i brasc, el stˆ l“ on bott; el fa ona girivoeulta, e poe� lÕimbocca On bravo fenestron con s� nagott; Molla i brasc, sbassa el coo, sterza on poo el cuu, e f™rt foeura di ball, chi ha avuu nÕha avuu. Foeura i fraa tucc in tr˜ppa alla serenna A ved� el vol de soa Reverenza, Ma, per quant corren, riven malappenna A vedell pocch p� grand dÕona carsenza; se tarden anca m˜ on minutt o duu el veden nient p� grand del bus del cuu. (27, vv. 19-30) Il rientro, dopo oltre un secolo che al santo rapito in estasi � parso un attimo, � descritto dal Porta con mano felice, divisa fra commedia dellÕequivoco e pittura di vita domestica, con la sacrosanta cena dei frati turbata dallo scampanellare dellÕinatteso ospite: De l“ cent dodes ann, sentii sto cas e restee l“ de gess se sii cristian, Intant che i fraa scennand in santa pas No pensaven che al mond ghe fuss on can, se sent invers la porta del convent On malarbetto scampanellament. Corr el fraa portinee mezz a taston, Bestemmiand la pressa e quell che sonna, e dopo dÕav� vist daj boeucc del spion Che lÕeva on fraa, o el pareva alla pattonna, Benedicite, el dis, Razza de muj! sÕcioppa i fasoeu de fˆ tant cattabuj? XXXII PORTA_apparati.indd 32 16/03/11 11:41 Pax vobis, respond quell, e l“ el se invia Amalappenna avert al refettori; Pian, ferma, cossa fal, lÕolter el cria, Ma quell senza fagh olter responsori el slonga el pass, de moeud chÕel portinee Par sta voeulta el p˜ dagh el nas dedree. (27, vv. 61-78) CÕ� un sentimento di divertita simpatia nella rappresentazione di questi frati che induce il poeta, dopo aver reso in discorso diretto il loro frasario latino nelle formule di saluto (Benedicite) ad appropriarsi fraternamente del loro linguaggio, chiamando ÒresponsorioÓ la risposta, in una oratio obliqua sintatticamente semplificata dove il discorso diretto � inglobato agevolmente dalla voce del narratore: ÒÔPiano, ferma, cosa fa?Õ grida lÕaltroÓ. se nel Miracol la botta finale era inferta allÕagiografia secentesca, qui il poeta colpisce ancora una volta lÕhic et nunc, i frati godenti che celebrano lÕanniversario di quellÕestasi straordinaria Çcon d˜ pittanz de p� dellÕordinari È, prima di replicare la menzione del Prato fiorito per una battuta facilmente anfibologica (e insomma minore) sul Òdivino uccellinoÓ che aveva provocato il mistico godimento del buon frate. Gli umiliati e offesi: Ninetta e Marchionn La presenza oppressiva dei francesi aveva disilluso le aspettative della Lombardia (e dellÕItalia) progressista. Il ritorno degli austriaci a Milano, dopo la disfatta napoleonica di Lipsia (1813), � salutato con gioia da Porta come da altri intellettuali: non da voltagabbana, ma secondo una coerenza politica con lÕideale di autonomia invocato dopo la crisi dellÕinternazionalismo giacobino. Porta applaude la partenza dei francesi (ÇParacar che scappee de LombardiaÈ) ma non cela i timori di una re- XXXIII PORTA_apparati.indd 33 16/03/11 11:41 staurazione ottusa (ÇCatolegh, Apostolegh e RomanÈ): il suo Brindes per lÕingresso di Francesco I (dicembre 1815), alla luce di questa sincera speranza autonomistica, non appare incoerente col giovanile brindisi per le nozze di Napoleone (1810), che aveva pur fatto di Milano la capitale di un Regno dÕItalia. DÕaltra parte; anche nella prima invettiva anti-francese, la posizione assunta rispetto ai nuovi vincitori era dignitosamente distante, trattandosi di ÒforestieriÓ che avrebbero immancabilmente voluto anchÕessi Òroba e danariÓ: Paracar che scappee de Lombardia se ve dan quaj moment de vardˆ indree Dee onÕoggiada e fee a ment con che legria se festeggia sto voster sant Michee. e s“ che tutt el mond sa che vee via Per lassˆ el post a di olter forastee Che per quant fussen pien de cortesia Voraran anca lor robba e danee. Ma nÕavii faa m˜ tant violter balloss Col ladrann e coppann gent sora gent, Col pelann, tribolann, cagann adoss, Che infin nÕavii redutt al punt puttanna De pod� nanca vess indiferent sulla scerna del boja che ne scanna. (30) Ma il nuovo volto del regime � il volto duro della restaurazione, ben diverso da quello illuminato dellÕAustria riformatrice di fine settecento. Porta, uomo abitualmente schivo e alieno da ribellioni esteriori, non esita a impegnarsi coraggiosamente, imprimendo una svolta capitale alla sua materia. Nel 1814 compone, in ottave, la Ninetta del Verzee, uno dei testi pi� trasgressivi, a torto confuso per la sua materia con la letteratura da sot- XXXIV PORTA_apparati.indd 34 16/03/11 11:41 tobanco. ed � invece la prima volta, nella nostra poesia, che la figura della prostituta viene sottratta allo stereotipo comico-bernesco (da Pietro Aretino a Giorgio Baffo) e animata da una umanitˆ intensa: premessa al poemetto dedicato allÕepos dolente delle case chiuse, la Poesia della Olga di Delio Tessa, che A Carlo Porta renderˆ tributo quale cantore della Çgent desculadaÈ. Ninetta � investita di una simpatia che potremmo dire femminista in senso nobile: tantÕ� che nel lungo poemetto (344 versi) Porta riprende, ma rovesciandone il punto di vista e il senso, la vicenda del Pepp perucchee di Giuseppe Bossi, lÕamico pittore cui sottoponeva, in uno scambio reciproco, i versi milanesi. si tratta del racconto di una meretrice, Ninetta, che narra in prima persona, a un cliente abituale, lÕavventura della propria esistenza, le tappe inesorabili della sua triste vicenda di orfana prima, di innamorata poi dÕuno scellerato che lÕha condotta sul marciapiede e ha ricambiato col pi� turpe sfruttamento il suo genuino sentimento dÕamore. Insomma, celata o velata da un linguaggio crudo (e come potrebbe essere diversamente?), si snoda una vera e propria via crucis morale e materiale. e proprio con la crudezza del linguaggio da bordello comincia il monologo di Ninetta: che parla prima ai suoi poveri seni, quasi a riscattare la materialitˆ del suo corpo divenuto oggetto, in una contemplazione pietosa e affettuosa di sŽ; poi induce il muto cliente a pazientare, ad ascoltare, per dare sfogo a un bisogno comunicativo che � un modo oscuro, inconsapevole, di cercare un momento dÕamicizia pi� pura e pi� pulita: Pover tett n�e?... te sentet comÕhin froll? Ma, ghÕhoo avuu ona passion, varda, in sti d“ Che lÕ� stada, per brio! el m� tracoll. LÕ� quaj cossa ancam˜ se sont insc“. Ven sciˆ... settet gi˜ on poo... giˆ lÕ� anm˜ moll, e poe� cossÕeet de fˆ? lÕ� venerd“, XXXV PORTA_apparati.indd 35 16/03/11 11:41 GhÕ� minga dÕopra: descorremm on poo, Ch� subet che lÕ� allÕorden te la doo. (32, vv. 9-16) LÕabbandono al ricordo � un abbandono al cuore, a un intenerimento controllato nel ricordo di sŽ stessa fanciulla, del candore della scoperta del mondo e dei primi affetti (e subito, quando la tenerezza rischia di traboccare, ecco lÕargine della parolaccia, ecco lÕimprecazione della Ninetta di oggi che ride amaramente della candida ragazza di ieri). LÕinfanzia da orfanella presso una zia, con un altro fanciullo; le prime ingenue tenerezze fra i due, e poi, con lÕadolescenza, lÕapparire di un sentimento nuovo, misterioso e contraddittorio, fatto di ingenuitˆ e di malizia: Ma s“! per dilla giusta, in quant a m“, sto besogn savarev minga spiegall... soo che sentiva el sangu come a bu“, Che ghÕaveva ona voeuja de tentall e in lÕistess temp vergogna a compar“. soo anch che andava in broeuda in del basall, e soo che quand el me toccava i tett Trepillava del gust come on gallett. (32, vv. 73-80) La tentazione contrastata dal pudore (Çvergogna a compar“ È), il prorompere di una vitalitˆ nuova, di un prurito incognito che trilla Ð con una voce rara, se non con un bel neologismo Ð come il canto dÕun galletto: Çtrepillava del gust come on gallettÈ. Ma la sostanziale onestˆ di Ninetta resiste alle avance dellÕimpaziente Pepp: baci, carezze, ma nulla pi�. egli allora mette in atto uno stratagemma per sedurre Ninetta: sent m˜ che macciavella de birbon LÕ� rivaa a tirˆ a man per mettem sott. XXXVI PORTA_apparati.indd 36 16/03/11 11:41 LÕha comenzaa a fˆ el trist, el lumagon, A fass ved� a mangiˆ pocch o nagott. Lu el me schivava, el fava repetton, el sospirava come on mantes rott, e con p� m“ ghe andava per el vers Con pussee el fava el pregn, el gnucch, lÕinvers. Infin quand lÕha creduu de vess a tir Vedi chÕel mett a voltra on cortellasc e chÕel sbassa i cannij incontra al fir: M“, bona a dagh a trˆ, fermegh el brasc, e prepotenta e franca come on sbir, Cossa farisset mai, dighi, pajasc?... Cossa vuj fˆ, el respond... mazzamm... mor“... Forn“ sta vitta... contentatt anch t“... sanguanon! che dianzer de paroll! MÕ� calaa i forz de sbalz, mÕ� vegnuu frecc. Me sont pondada a lu coj brasc al coll, e lu borlonem lˆ a travers al lecc, e l“ in terra el cortell, in aria el cioll, Lecchem, basem, stroffignem, brascem strecc, Ninin... tas... lassem fˆ... pensa nagotta... sto fioeul dÕona vacca el me lÕha rotta. (32, vv. 129-52) LÕuso della tecnica elencativa, di cui Porta � padrone fin dagli esordi, si somma qui a una peculiaritˆ del milanese (il verbo imperativo usato con una funzione narrativa, anzi di narrazione concitata: Çborlonem [...] lecchem, basem, stroffignem, brascem streccÈ) e sortisce effetti assai felici nel ritmo, oltre che nella figurazione, dominata dal brusco cambio di posizione di due crudi arnesi (Çe l“ in terra el cortell, in aria el ciollÈ) che, dietro il paravento comico, insinua in qualche modo lÕidea dellÕintercambiabilitˆ fra quel coltello falsamente minaccioso e il membro virile, il ÇciollÈ, che diventa il coltello vero, lo strumento della forzata penetrazione. Ma si estenda lÕos- XXXVII PORTA_apparati.indd 37 16/03/11 11:41 servazione al piano delle idee, che in Porta sono sempre inverate in oggetti o in atti concreti, che si fanno dunque, anagogicamente, realtˆ e simbolo a un tempo. Qual � il mezzo machiavellico, la ÇmacciavellaÈ attraverso cui il Pepp perpetra lÕinganno? La finzione, melodrammatica- mente caricata, del suicidio, annunciato da atteggiamenti di tristezza: Òcominci˜ a fare il tristo, il lumacone, a farsi vedere [si noti: farsi vedere] a mangiar poco o nullaÓ. Ci si rammenta non solo di una tradizione (il suicidio per amore del dramma pastorale giˆ messo in burla dal Ruzante), ma anche di tratti tipici del mondo negativo di Porta, come la figura di un Cristo iniquo e improbabile fin dallÕatteggiarsi del volto: Çbrusch in volt com�È. A proposito, dunque, il maggior studioso di Porta, Isella, ha parlato per il poeta milanese di Çmoralitˆ del comicoÈ. Ma si tratta naturalmente di moralitˆ non convenzionale, non formale. Accade cos“ che, mentre attraverso un particolare osceno sembra toccare il fondo dellÕabiezione, Ninetta trova invece la forza di un riscatto. Il Pepp ha ormai dissipato ogni cosa della Ninetta: le ha estorto una croce preziosa lasciatale dalla zia, conservata con geloso affetto, derubandola anche della memoria affettiva e minacciando ancora il suicidio, stavolta per debiti. Non � unÕaltra stazione di una dissimulata via crucis, questa croce violata? Il racconto era iniziato del resto con una parola, Çpassion È, che Manzoni chioserˆ postillando il Vocabolario della Crusca come vocabolo Çusatissimo in LombardiaÈ per designare un grave dispiacere (un vangelo rivissuto nel quotidiano), e aggiungerˆ, rivedendo il celebre passo della madre di Cecilia (il Çlungo patireÈ si fa Çgran penaÈ prima di perfezionarsi in una Çgran passioneÈ che sigilla davvero, nella compresenza dellÕaccezione etimologica latina e del sapore dialettalmente quotidiano, un pi� alto e misterioso legame fra cronaca dolorosa e metastoria sacra). Moralitˆ non convenzionale, dicevamo: sicchŽ, come vedremo pi� oltre, quando si oppone allÕultimo capriccio XXXVIII PORTA_apparati.indd 38 16/03/11 11:41 del Pepp, la tentata sodomia, Ninetta trova al fondo della sua ÇpassionÈ un brandello di indelebile dignitˆ: Çel cuu lÕ� m�, vuj fann quell che vuj m“È. La Ninetta troverˆ un pendant speculare nel Marchionn di gamb avert: l“, tradito, sarˆ lÕuomo e ÇbaltroccaÈ la donna (la Tetton, unÕantitesi anche onomastica alla Ninetta che, pur prostituta, serba quellÕincancellabile vezzeggiativo). ed � il segno di una visione non conformista: la categoria morale del tradimento e quella politica dello sfruttamento non sono esclusive di un sesso. Ma lÕelaborazione di queste categorie segna, per usare una parola oggi tramontata, un maggior engagement portiano, un accentuato proposito di contatto fra la sua scrittura e il pubblico, fra la sua parola e la realtˆ che lo circonda. Al marzo del 1815 risale, sotto forma di lettera al figlio, la prefazione al ÇlibercoloÈ manoscritto dei suoi versi: qui, la volontˆ dÕimpegno travalica la privata progettazione poetica, e si apre al contatto della miglior cultura milanese. LÕanno seguente registra la stesura di due testi meritatamente celebri, come On funeral, pi� noto col titolo di El Miserere, e il Lament del Marchionn di gamb avert, entrambi in stanze di canzone. Nel primo testo, due sacerdoti di scarsa vocazione intarsiano, tra una frase e lÕaltra del salmo esequiale, le loro chiacchiere alimentari; nel secondo testo un povero sciancato narra la spirale degli inganni con cui lo perseguita, approfittando del suo amore, una donna senza scrupoli, che finirˆ per farsi sposare e abbandonarlo con una creatura non sua. LÕarte portiana � ormai scaltrita: il sorriso copre una gravitas che sfiora lÕindignazione e pone una base cromatica pi� robusta sotto il velo della comicitˆ, in linea con la crescente consapevolezza anche teorica dello scrittore. sta infatti fermentando la polemica fra i classici e i romantici, che lo vedrˆ schierato nettamente con questi ultimi in nome di un rinnovamento che va oltre il mero gusto let- XXXIX PORTA_apparati.indd 39 16/03/11 11:41 terario. La ormai consumata abilitˆ di pasticheur del Porta, esercitata qui in un nuovo fraseggio, assume toni nuovi nel contrappunto tra il latino liturgico di un rito mesto e il profano idioma di preti affatto dimentichi della propria vocazione: volgare non solo in senso linguistico. Basta un aggettivo del salmo, magnam, a far scattare un cortocircuito che tradisce un vizio mentale e unÕabitudine inveterata, magnˆ, il desinare, che anzi anticipa lÕespressione latina, a denunciare la rapiditˆ di un riflesso quasi pavloviano: Miserere mei Deus Ð e a disnˆ? Secundum magnam Ð d˜ cossett o tr� Ð Misericordiam tuam et secundum Multitudinem Ð de quist. e el scabbi come lÕ�? Et multum lava me Ab injustitia mea, et a delicto Ð eel car? Ð Puttasca! Ð e subet munda me Ð Oh m“ poe� el vin! Ð Tibi soli peccavi Ð (46, vv. 71-79) AllÕinsegna della serietˆ, ma sul versante dellÕelegia piuttosto che dellÕindignatio, � il Lament del Marchionn, dove fa capolino quel patetico che, in obbedienza al nuovo credo romantico, verrˆ tentato di l“ a poco da un amico e discepolo del Porta, Tommaso Grossi (con la storia dolente della Fuggitiva che vestita da soldato segue segretamente il proprio amato arruolatosi nellÕesercito napoleonico per vederlo al fine cadere morente). Del poemetto (che coi suoi mille versi � il pi� lungo della raccolta) si legga, lÕattacco con cui il povero Melchiorre avvia il suo lamentoso racconto, e se ne colga il tono declamatorio: Moros dannaa, tradii de la morosa, Pien de loeuj, de fastidi e pien de corna, sercemm ch“ tucc dÕintorna, XL PORTA_apparati.indd 40 16/03/11 11:41 stee ch“ a sent“ lÕistoria dolorosa Del pover Marchionn, Del pover Marchionn che sont m“ quell, striaa e tiraa a bordell Da la cappa de tucc i bolgironn! (47, vv. 1-8) Il tono � quello dÕun cantastorie, qual era lo stesso Marchionn, con le povere gambe corte e ricurve e il mandolino sotto braccio (cos“ lo raffigura un celebre disegno del Migliara), che si guadagna da vivere narrando le proprie disgrazie. suoi interlocutori privilegiati sono gli amanti traditi, ÇdannaaÈ e Çpien de cornaÈ: a tali destinatari, tale registro, improntato a una solennitˆ retorica da stilus tragicus, da Çistoria dolorosaÈ declamata ma non degradata. ecco la tecnica dellÕaccumulo degli epiteti in crescendo: Çdannaa, tradiiÈ e ÇpienÈ (che si reduplica, Çpien [...] pienÈ e biforca il primo membro in due espansioni). ecco, in climax, la rimarcata autopresentazione dello sciancato: Çdel pover Marchionn, / del pover Marchionn che sont m“ quellÈ. Come nella cellula della strofa, cos“ lÕintero organismo del lungo racconto Ð quasi una ballata romantica Ð riproduce lo stilema, e lÕultima strofa riecheggia con lieve variazione la prima, chiudendo in perfetta cornice il quadro dolente della narrazione: In quell stat de passion, de primm bullor Me sarev fors scannaa m“ come on can, se a tertegnimm la man No me vegneva in ment quell car amor, Quell carr angerottell, Quell pover innocent del m� bambin, Che lÕ� nanch settemin, e el par squasi dÕon ann, tant che lÕ� bell. Fioeuj tender de coeur che sii staa ch“ A scoltˆ i mee lument con cortesia, XLI PORTA_apparati.indd 41 16/03/11 11:41 Innanz de passˆ via, Compatimm, consolemm, piangii con m“; Piangii col Marchionn, Col pover Marchionn che sont m“ quell, striaa e tiraa a bordell Da la cappa de tucc i bolgironn. (47, vv. 985-1000) Certo, avvertiamo cadenze da canto popolare, ancora negli orecchi della passata generazione (Çla dolorosa istoria del povero soldatoÈ, ÇlÕ� Õna storia dolorosa che mi credere no soÈ, Çgiovanotti piangete con meÈ), e la formula dÕapertura (Òvenite qua ad ascoltareÓ) rammenta moduli secolari della cultura subalterna Ð per esempio la cinquecentesca MassŽra di Galeazzo degli Orzi, per rimanere in area lombarda e dialettale Ð come pure lÕappello in clausola ai passanti-uditori. Ma non � un segno di grande, delicato rispetto di Porta verso il suo personaggio, il fatto chÕegli non chieda lÕelemosina? Cos“, la beffa di sapore boccacciano della traditrice Tetton, che gli ha lasciato un figlio ingenuamente creduto dal povero Marchionn suo (neanche settimino, lÕinfante sembra giˆ di un anno), non riesce a suscitare neppure un sorriso amaro. Cos“, nel lungo racconto (forse meno compatto delle serrate Desgrazzi del Bongee o dellÕintensa, dissimulata passio della Ninetta), la figura del protagonista viene incisa dal bulino portiano con un tratto che potremmo dire pittoricamente espressionista, cupo e grottesco come una caricatura nordica; ma in quellÕacida acquaforte si pu˜ aprire, tanto pi� commossa e liricamente persuasiva, unÕisola lirica, come quando Marchionn descrive, rivivendola nella memoria e nel cuore, la prima apparizione della sua amata, non ancora rivelatasi come cinica sfruttatrice, ma quale seducente, virginale fanciulla: XLII PORTA_apparati.indd 42 16/03/11 11:41 La ghÕeva s� on corsett De vel� ross scarlatt strengiuu suj fianch, Con sott on percall bianch ChÕel rivava domˆ al fior di colzett. el sen bianch comÕel lacc, comer, grassott, el sbanfava dessott dÕon panettin Insc“ suttil e fin ChÕel diseva s“ e n˜ tra el quattaa e el biott; I cavij a la zoeura spartii in duu sulla front, negher e folt [...] (47, vv. 221-30) Quel costume, quei negri e folti capelli prefigurano il ritratto e la vestizione di Lucia, promessa sposa, come segnalava Guido Bezzola. La polemica romantica Il 1816 � un anno decisivo per la gran svolta democratica e letteraria della cultura milanese: nasce, proprio in casa Porta, la ÒcamerettaÓ, circolo privato di amici ansiosi di confrontarsi sui temi pi� urgenti degli ozi poetici ma anche dei negozi pi� attuali. Vi si trovano uomini per cui la letteratura � ormai, sicuramente, impegno nel senso pi� ampio, quali Giovanni Berchet, Francesco Torti, Giuseppe Bernardoni, Gaetano Cattaneo, e la leva di giovani come ermes Visconti, Tommaso Grossi, Luigi Rossari: sono i nomi di un partito che di l“ a poco si chiamerˆ romantico e poi manzoniano. Da questo stimolante dialogo trae incentivo anche la nuova produzione poetica portiana: il 1816 � lÕanno di On esempi, del Viacc de fraa Condutt, della Messa noeuva, e dei giˆ ricordati Miserere e Marchionn, ma � anche lÕanno in cui Porta partecipa con lucida passione alla polemica classico- romantica: nel sonetto sopra ricordato del 1810 (incipit: I paroll dÕon lenguagg, car su Gorell), lÕautore ha avuto modo XLIII PORTA_apparati.indd 43 16/03/11 11:41 di affermare la tesi della paritˆ virtuale dei linguaggi ai fini espressivi, rinnovando la battaglia in difesa del dialetto giˆ alimentata, negli anni sessanta, contro i puristi Branda e Bandiera, anche da Parini. Nel 1816 Porta risponde coi dodici sonetti AllÕabaa Don Giavan (termine che significa ÒscioccoÓ, e che viene usato per deformare il cognome dellÕavversario) alla dura recensione che Pietro aveva riservato sulla ÇBiblioteca italianaÈ alla Collezione delle migliori opere scritte in dialetto milanese stampata dal Cherubini con lÕintento di rivalutare la grande tradizione meneghina, dal Varon al Maggi, fino ai contemporanei, per cui sta riordinando le sue poesie (che costituiranno nel 1817 il dodicesimo volume della collana). A dispetto del nazionalismo patriottico del Giordani, lÕantitesi fra puristi e romantici tende a confondersi con quella fra austriacanti e liberali: lÕattenzione del Porta e della ÒcamerettaÓ � giˆ sicuramente orientata verso le implicazioni politiche del rinnovamento letterario; infatti la regia polizia fiuta la mano di Porta nellÕanonima Prineide, una satira antiaustriaca che circola clandestinamente dove si immagina che lÕombra del ministro delle finanze linciato dalla folla dopo la fuga dei francesi constati che le condizioni di Milano non sono affatto migliorate col ritorno dellÕantico regime. Della satira si dichiara autore Grossi, che scagiona cos“ lÕamico (che forse collabor˜ alla stesura, a giudizio di Isella). Porta, amareggiato dagli interrogatori polizieschi, promette al figlio: ÇNon far˜ pi� un verso, lo giuroÈ. Ma giˆ nellÕestate del 1817 entra nella polemica contro i classicisti, rinvigorita dalle sestine del Romanticismo (1818), limpida difesa della nuova corrente, condotta sul filo delle idee di Berchet: si dichiara fautore di un Romanticismo legato alla ragione, impegnato nel proprio tempo, alieno da fumisterie germaniche. Il tema � ripreso nelle sestine per le nozze Verri-Borromeo (1819) e nelle quartine per la nascita del figlio del conte Litta (1819), divertite esplorazioni di un Parnaso popolato da d�i in parruc- XLIV PORTA_apparati.indd 44 16/03/11 11:41 chino, retto da un Apollo sdentato e cadente, dominato da una Giunone che parla mezzo francese e mezzo milanese, corrispettivo celeste delle celebri damazze della tronfia e ottusa aristocrazia conservatrice. Proprio qui va cercato il contributo pi� notevole recato da Porta alla scuola romantica, non nella enunciazione teorica di princ“pi estetici moderati, sulla falsariga (comÕ� stato dimostrato) di argomenti del ÇConciliatoreÈ e del Visconti in particolare (lÕidea di una poesia che viene dal cuore ma anche dalla testa, e che sa conciliare lÕarte di Çmessedˆ i passionÈ con il rispetto della ÇresonÈ): la grandezza di Porta sta nelle sue qualitˆ di narratorerappresentatore. AnzichŽ argomentare, egli sorride di un mondo mitologico ormai allo sfascio, come fa Grossi nei versi milanesi della Poggia dÕoro e come farˆ Manzoni nel romanzo, quando citerˆ la favola di Amore e Psiche per applicarla al faccione dellÕoste in contemplazione di Renzo ubriaco. Nel Testament de Apoll (1819), il crollo del decrepito mondo letterario si concreta nellÕicastica rappresentazione del dio moribondo eppur testardo: Apoll desbirolaa de la veggiaja, Intapponii de duu t™cch dÕaccident, LÕha faa un“ on convocaa de la canaja Che se spaccia in Milan per s˜ parent; E quand tra grand e gross e menudraja El se nÕ� vist intorna on regiment, LÕha alzaa s� el coo del s˜ moschett de paja E el ghÕha farfojaa s� sto testament. Fioj... m“ creppi... Ma no stel a d“... Seguittee a vess sfacciaa... testard... Addio!... (58, vv. 1-10) Con pochi tocchi, sono espresse le idee essenziali del Romanticismo portiano: la irrecuperabile decrepitezza XLV PORTA_apparati.indd 45 16/03/11 11:52 della poesia classica simboleggiata da Apollo, il nesso fra chiusura intellettuale e protervia politica (lÕadunanza della ÒcanagliaÓ), la certezza ottimistica che il fronte conservatore � destinato alla sconfitta. Ma il sonetto � soprattutto un piccolo capolavoro, di efficacia rappresentativa quasi surreale: tantÕ� che il vecchio DÕAnnunzio, in uno dei rari momenti in cui si ride addosso, in una poesiola dispersa che ci capit˜ di recuperare applicherˆ a sŽ quei versi, premettendovi un distico tratto dal Bongee e saldato con un verso di nuovo conio: ÇAh, Gabriell de la mala fortuna / dovÕeel chÕel tÕha redutt el t˜ destin! / Gabriell e Canaja lÕ� tuttÕuna. / Apoll desbirolaa dalla veggiaja / Apoll scommunicaa dal Vatican / Apoll intapponii su Õn pocch de pajaÈ, con quel che segue. sono comparse intanto, nel 1817, a suggellare la ricordata Collezione milanese del Cherubini, le poesie del Porta. Avvilito per lÕepisodio della Prineide, lÕautore usa prudenza, inserendo solo una cinquantina di testi. La stessa prudenza la raccomanda al figlio, quando gli dedica una edizione ad personam stesa di suo pugno (31 marzo 1815): ci sono versi erotici, che ha scritto non per Çamor di lascivie È, ma solo per Çprovare se il dialetto nostro poteva esso pure far mostra di alcune di quelle veneri, che furono fin or credute intangibile patrimonio di linguaggi pi� generali ed accettiÈ: li custodirˆ dunque come un coltello che non va lasciato tra le mani dei fanciulli, ma se qualche zelante gridasse allo scandalo, risponda che suo padre � stato cittadino laborioso, amministratore integerrimo, uomo sensibile ai bisogni altrui, padre di famiglia virtuoso: ma se vedesse che per quei versi qualcuno volesse imbrattare la memoria di suo padre, li bruci pure. Nove componimenti inediti recherˆ lÕedizione stampata a cura di Tommaso Grossi lÕanno stesso della morte dellÕamico (1821) ma, per i canali clandestini della cultura liberale, i versi composti giungeranno a Lugano, dove lÕedizione delle Inedite (1826) offrirˆ quasi com- XLVI PORTA_apparati.indd 46 16/03/11 11:41 pleto il corpus della poesia portiana. La pubblicazione su fogli sparsi, la circolazione a voce e manoscritta, fino allÕedizione in dispense al modo dei Promessi sposi, fanno di Porta uno dei rari autori in colloquio diretto col suo pubblico, in vita e in morte, nei salotti dove lo ammira stendhal, nel contrabbando dei libri proibiti e nelle case umili, dove fra i pochi libri circolanti, potevano trovarsi accanto al messale le sue edizioni popolari. Di solito si attribuisce agli ammonimenti polizieschi subiti quale sospettato autore della Prineide o alle cure per la stampa dei suoi versi la pausa creativa che va dal 1817 allÕautunno del 1818: forse Porta sta riflettendo sulla possibilitˆ di sperimentare un nuovo tasto stilistico, quello patetico dellÕincompiuta Apparizion del Tass (1817), scritta su stimolo di Grossi, che ammirando il Tasso sÕera dispiaciuto per la parodia che il Manzoni ed ermes Visconti avevano riservato alla Liberata, opera cara al gusto romantico-sentimentale: Çho voluto tentare un patetico da idillio, e la lingua mi ha abbandonato È confessa Porta interrompendo il tentativo. La malinconia del novecentesco Delio Tessa, nella desolazione del fascismo, solo come Porta e come Tasso, recupererˆ nella ricordata poesia A Carlo Porta le suggestioni di quel testo. I capolavori della maturitˆ La vena migliore, alimentata dalla vigorosa ripresa della polemica attorno al ÇConciliatoreÈ, sfocia nei grandi capolavori della maturitˆ. La nomina del cappellan (1819, in sestine) � un affresco degno del Giorno pariniano. Grande sfilata di tonache sdrucite, in casa della marchesa Cangiasa (Paola Cambiasi): tutti gli aspiranti al posto di cappellano e alla sicurezza dÕun buon piatto subiranno prima le istruzioni del maggiordomo sulle umilianti mansioni cui il prescelto dovrˆ adattarsi, poi la mortifi- XLVII PORTA_apparati.indd 47 16/03/11 11:41 cazione della scelta, operata dalla vera despota di casa, la cagnetta maltese, attratta dallÕodor di salame che emana dal prete pi� unto e trasandato. Parini ha reso immortale, come emblema del fatuo mondo aristocratico, a un tempo irrimediabilmente vuoto e torvamente iniquo, la cagnetta della dama, la vergine Cuccia. Il giovane Porta ha maneggiato quello strale in un efficace Epitaffi per on can dÕona sciora marchesa, databile prima del 1810, quando � ancora fortemente attiva la lezione del Balestrieri epigrafico: Ch“ ghÕ� on can che lÕ� mort negaa in la grassa A furia de pacciˆ di bon boccon. Poveritt che passee tegniv de bon Che de sto maa no vee mai p� sullÕassa. (10) Ora, tornando nella maturitˆ ai tasti pariniani, Porta trasforma lo schizzo epigrafico in una carrellata: Alla Marchesa Paola Cangiasa, Vuna di primm damazz de Lombardia, GhÕera mort don Gliceri, el pret de casa, In grazia dÕona peripneumonia Che la ghÕha faa quistˆ in del sforaggiass A mennagh sul mezz d“ la Lilla a spass. LÕeva la Lilla ona cagna maltesa Tutta goss, tutta pel e tutta lard, e in cˆ Cangiasa, dopo la Marchesa, LÕeva la bestia de maggior riguard, De moeud che guaja al ciel falla sguagn“, Guaja sbeffalla, guaja a dagh del t“. (54, vv. 1-12) LÕambiente nobiliare � efficacemente rappresentato attraverso figure attinte alla tradizione, cui il poeta sembra XLVIII PORTA_apparati.indd 48 16/03/11 11:41 rinviare il lettore: il prete ridotto a dipendente-tuttofare, i medici pi� abili nellÕuso dei paroloni che nelle terapie (Çin grazia dÕona peripneumoniaÈ), la coppia regale marchesa- cagnetta. e giˆ prima di esplicitare comicamente il rapporto (Çe in cˆ Cangiasa, dopo la Marchesa, / lÕeva la bestia de maggior riguardÈ), Porta istituisce quel parallelo con la cadenza solenne della presentazione: due versi lenti, squillanti sulle vocali aperte, come un clangore di trombe stile Louis Quatorze: ÇAlla Marchesa Paola CangiasaÈ (con accenti di quarta, sesta, decima), cui risponde quasi a eco: ÇLÕeva la Lilla ona cagna maltesaÈ, ancora lento ma pi� saltellante nel ritmo (quarta, settima, decima) e aperto anche a vocali pi� chiuse e canore, appunto da bestiola mimante la Bestiona, fino alla chiusa di strofe, dove il triplice Çguaja [...] guaja [...] guajaÈ riconduce la ieratica deprecazione (guai al cielo!) alla sua misura reale, al triplice guaito dÕuna cagnetta viziata. Come un leit-motiv, quel duetto sarˆ pi� volte ripreso (ÇBaja la Lilla, baja la Marchesa È), ma giˆ si vede nella strofa seguente, la cifra timbrica con cui � presentata ancora una volta la tronfia marchesa, con una solennitˆ ora scandita in variatio per posizioni toniche in terza, sesta e decima sede, sempre per˜ con dominante aperta che si chiude nellÕaccrescitivo in rima tronca, debordante in enjambement come la sua mole sembra debordare dal canap�: ÇLa Marchesa Cangiasa, in gran scuffion / fada [...]È. Tutta la strofa, del resto, aggiunge allÕacido inchiostro pariniano un che di balzachiano: La Marchesa Cangiasa, in gran scuffion Fada a la Pompadour tutta a fioritt, Coj s˜ duu bravi ciccolattinon De taftˆ negher sora di polsitt e duu gran barbison color tan�, LÕeva in sala a specciaj sul canap�. (54, vv. 169-74) XLIX PORTA_apparati.indd 49 16/03/11 11:41 Porta mostra qui qualitˆ di gran ritrattista: la marchesa sembra uno di quei personaggi dipinti che il Giovin signore passava in rassegna nella galleria del suo palazzo (come farˆ don Rodrigo passeggiando nervoso nel suo castellaccio). Altrove, Porta si abbandona a un grande affresco corale, di mano felicissima, come quando rappresenta il calare dei preti-aspiranti nel gran palazzo, a moÕ di cornacchie: ecco che riva intant la gran mattina, ecco el palazz tutt quant in moviment, Pret in cort, pret suj scal, pret in cusina, Pienn i anticamer de lÕappartament, GhÕ� i pret di feud, el ghÕ� i C˜rs, ghÕ� i nost, Par on vol de scorbatt che vaga a post. (54, vv. 43-48) LÕaccumulo nominale si fa affollata scena teatrale, cui vien subito fornita una degna colonna sonora: el gran rembomb di v˜lt, el cattabuj De la mormorazion che ghe fan sott, el strusament di pee, di ferr de muj Che ghÕhan sott ai sciavatt quij sacerdott, Fan tutt insemma on ghett, on sbragalismo, ChÕel par che coppen el Romanticismo. Baja la Lilla, baja la Marchesa Tutt e d˜ dessedaa del gran baccan; I pret che hin solit a sbraggiˆ anca in gesa Ghe la dan dent senza rispett uman, Quand on camerleccaj dolz come on ors el corr a strozzagh l“ tucc i discors. semm in piazza, per Dio, o indove semm? (54, vv. 49-61) Bravura fonica, da maestro di coro, che non dimentica per˜ di illuminare con un tocco il retroterra psicologi- L PORTA_apparati.indd 50 16/03/11 11:41 co e sociale, o pi� semplicemente umano, di quella scena, quando richiama lÕattenzione sul suono prodotto dai ferretti che i preti portano sotto le scarpe: segno di un trepestare ansioso, e indizio di una povertˆ che suscita sentimenti di comprensione, se non di giustificazione, per quei preti scalcinati che cercano un tozzo di pane sicuro. ed ecco, su quella folla brulicante, lÕarrogante ammonimento del cameriere (un servo del padrone bollato giˆ nel felice neologismo, ÇcamerleccajÈ, fusione fra ÒcamerlengoÓ, Òlacch�Ó e ÒleccapiediÓ). Una umiliante ramanzina, un breve silenzio. Poi un acuto: il poderoso fondoschiena della marchesa dˆ una ÇsoppressadaÈ alla cagnetta, e il gua“to che Parini aveva fatto salire fino alle aurate volte travestendolo da implorazione dotta (Ça“ta, a“ta, parea dicesseÈ) qui risuona realisticamente come buffo verso: In del lassass andˆ, cajn, cajn, La soppressa col sedes la Lillin. (54, vv. 209-10) Come nella coeva Preghiera, giocata sullÕinversione di valori che alberga nella testa della dama, anche nelle parole della Cangiasa lÕinversione dei valori � clamorosa: ridere � mancare di rispetto a Lei, prima che allÕAltissimo: Per˜ poi che lÕAltissim el ci ha post In questo grado, e siamm ci˜ che siamm, Certississimament � dover nost Il farci rispettar come dobbiamm; Saria mancar a Noi, poi al Signor Passarci sopra, e specialment con lor. (54, vv. 223-28) Il linguaggio � quello, di lontana radice maggesca, che ricorre anche nella Preghiera, cui la Nomina sÕimparenta strettamente, rappresentando, per dir cos“, la variante da LI PORTA_apparati.indd 51 16/03/11 11:41 gran teatro di una pi�ce che nella Preghiera si trasforma in teatro da camera. siamo dunque al culmine dellÕevoluzione artistica e intellettuale del Porta. DellÕultimo anno di vita, il 1820, sono due tra le sue cose pi� alte: LÕOfferta a Dio, comunemente nota come La preghiera, che converrˆ leggere infine per intero, e il Meneghin biroeu di ex monegh. Nel primo testo, in sestine, donna Fabia Fabron de Fabrian narra come un suo buffo ruzzolone sia stato accolto con una risata irrispettosa del suo alto grado, certo voluto da Dio; la sua invocazione di perdono sarˆ, a suo avviso, una lezione morale per quegli sciagurati derisori. Nelle sestine del Meneghin biroeu, adunata di preti e frati a commentare la scandalosa condotta dÕun curiale romano: O tempora, o mores! Di chi � la colpa che attira sulla societˆ un tal castigo dal cielo? LÕabolizione delle confraternite religiose? La scarsitˆ di elemosine? Il servitore Meneghino che, per il solo fatto di essere un popolano, si sente rivolgere attraverso pesanti occhiate le accuse pi� infondate, reagisce con dignitosa fermezza contro quegli ipocriti affermando che la colpa � anche di un clero che ormai a tutto pensa tranne che alla spiritualitˆ del messaggio evangelico (guai a chi dˆ scandalo ai fanciulli: meglio per lui non essere mai nato): Bravo! bravo! LÕha faa proppi polid A toeuss dÕintorna quij bagaj: insc“ Ghe poss cuntˆ ona scenna de fall rid Che la cuntava p� se staven ch“; Ch� di voeult, nee, giˆ el sˆ? se dis p� e men, e ogni busca per lor lÕ� on carr de fen. (62, vv. 1-6) Vi � dunque, non dissimulata ma associata a un discorso Òda far ridereÓ, una eticitˆ pedagogica, che misura il LII PORTA_apparati.indd 52 16/03/11 11:41 peso delle parole. e, insieme, cÕ� lÕindividuazione di un coro fraterno di eguali, in cui si parla da uomo a uomo, non pi� da povero lavorante di frusto a illustrissimo, e neppure da prostituta a cliente. Lo scandalo, del resto, viene da un fronte ben preciso: quello dei preti banchettanti che leggono una lettera, giunta dalla curia romana, che si conclude con un poscritto: Poscritto: Monsignore Monticello LÕ� stato jeri in pubblico cattato ChÕel fava, el dice, de Gulelmo Tello E lÕinfilzava el pommo ad un soldato Sguizzero della guardia pontifizia, E fu mennato sopra alla giustizia. (62, vv. 115-20) siamo nellÕambito del tradizionale divertissement anticlericale (quello per cui, nella Roma postbelliana, ÒfrocioÓ passerˆ a designare non pi� il ÒtedescoÓ, guardia svizzera per antonomasia, bens“ ÒomosessualeÓ), ma, con un rovesciamento assurdo, la crisi dei costumi viene attribuita da un prete non giˆ alla corruzione del clero, ma a quella del popolo, sempre pi� sovversivo, sempre meno devoto. La parte espressivamente pi� incisiva del componimento � lÕarringa del prete, trapuntata di torve occhiate al servitore Meneghino (poichŽ i personaggi portiani, come il loro creatore, amano calare lÕidea nel concreto). La parte pi� significativa, invece, sul piano della costruzione del pensiero sociale, � quella in cui si estrinseca lÕinsurrezione di Meneghino, la sua ferma, civile ma recisa protesta: Ah fiol dÕona negra! adess capissi, Dighi in del coeur, con chi el parla sto can; Me se sÕciara el cervell, me secudissi, Pesseghi a alzˆ del scagn el fabrian, LIII PORTA_apparati.indd 53 16/03/11 11:41 e polid s“, ma fiero, ma dannaa, Te ghe respondi in sta conformitaa. senza tant chÕel se scolda a descutt“, Col risÕc che ghe deslengua ona mezzenna, Anca m“ ghÕj diroo, ghÕj diroo anch m“ I reson perch� Dio el ne peccenna; I reson perch� el tas e el lassa corr De quij bej coss cossett di soeu monscior. Hin lÕavarizia porca malarbetta Che in paricc de lor sciori lÕ� quell vizzi ChÕel par taccaa a la vesta, a la goletta, On obblegh meneman come lÕoffizzi, Quell che ha inventaa sacchitt, busser, bascir, Noll de cardegh e dazzi de candir. (62, vv. 199-216) Con abilitˆ dialettica il poeta presta a Meneghino la sua perizia retorica, e gli consente di parodiare lÕenfasi oratoria dellÕavversario, ripigliandone gli stilemi per ribattere punto su punto, nello stile come nelle idee, le sue storte opinioni. Dei tanti flores simmetrici, basti la ripresa amplificante: ÇHin quell mercaa [...] Hin quij corp, quij trasport de caritaa [...] Hin quell dass a dÕintend de vess dritt dritt [...] Hin quell predicˆ semper el degiun [...]È, che sfocia in una sintesi compendiosa dellÕintiera partita ideologica: ÇHin quell de fˆ serv“ la religion / e i obblegh de conscienza per roffian / di s˜ vendett, di s˜ persecuzionÈ. Con questa convinzione, Meneghino-Porta conclude la sua arringa nella certezza delle proprie ragioni: Hin quist per brio, e no ghÕ� ball che ten... NÕeel vera lu? chÕel diga, hoo parlaa ben? (62, vv. 251-52) LIV PORTA_apparati.indd 54 16/03/11 11:41 Alla religione asservita al mercato, Porta-Meneghino oppone un suo diniego in nome di una moralitˆ laica, certo, ma in accordo col vangelo. e lÕimprecazione si raddolcisce nella versione eufemistica (Çper brioÈ), la stessa urlata dalla pur sboccata Ninetta nel momento in cui enuncia la sua passio: ÇMa, ghÕhoo avuu ona passion, varda, in sti d“ / che lÕ� stada, per brio! el m� tracollÈ. Gli ultimi testi rappresentano indubbiamente il vertice della poesia di Porta: la morte, preannunciata da una gotta che da tempo lo affliggeva, interviene bruscamente a interrompere una parabola in continuo crescendo, il 5 gennaio 1821; resterˆ incompiuto lÕultimo lavoro, La guerra di pret, galleria di gustosi ritratti, che il Grossi cercherˆ invano di proseguire e completare. Manzoni si affretta a informarne lÕamico Fauriel, aggiungendo parole di commosso elogio: un grande ingegno, il suo, Çqui se perfectionnait de jour en jour et ˆ qui il nÕa manquŽ que de lÕexercer dans une langue cultivŽeÈ. Certo, la soluzione linguistica del Manzoni sarˆ diversa, quella lingua cultivŽe era, in fondo, ancora da inventare: ma la lezione del Porta, e forse anche la sua lezione linguistica, avrebbe dato qualche frutto saporoso nel romanzo del grande lombardo. La scuola del Verziere: le scelte espressive La scelta di una Òlingua non coltaÓ rimproverata da Manzoni non deve far pensare a un Porta na•f e spontaneamente popolare, secondo unÕimmagine ormai superata. NellÕepitalamio Verri-Borromeo il poeta precisa che ÇRomantegh come sont tutt quell che foo / sont condannaa a toeull foeura del m� cooÈ, intende rifiutare i canoni imitativi del classicismo, non giˆ confessare una ispirazione estemporanea nŽ vantarla; anzi, altrove professa la sua scarsa attitudine a Çfˆ vers in suj duu peeÈ alla maniera dei poeti popolari delle bosinade (cos“ al v. 2 del LV PORTA_apparati.indd 55 16/03/11 11:41 Brindes per un Òpranzo dallÕallegriaÓ, che fa eco allÕoraziano Çstans pede in unoÈ). si richiama a una solida tradizione letteraria in dialetto, i cui campioni menziona nellÕincipit dÕun sonetto dÕoccasione: ÇVaron, Magg, Balestrer, Tanz e ParinÈ. Giˆ il giovanile almanacco del 1792 testimonia il retroterra letterario da cui muove il poeta, noviziato ÒriflessoÓ sotto il segno del settecentesco e aggraziato Balestrieri, traduttore in milanese della Gerusalemme liberata. Infatti Porta, su quel modello, lavora alla versione dialettale dellÕInferno: la scelta del soggetto � giˆ di per sŽ significativamente distintiva; la differenza degli esiti lo � altrettanto: lÕuno riduce il suo Tasso ambrosiano alla misura di una sensibilitˆ bonaria e sostanzialmente arcadica; lÕaltro, nella sola cantica intrapresa, sceglie la strada della parodia e mostra giˆ la predilezione per un mondo di ÒdannatiÓ, senza le consolazioni di un paradiso: pi� tardi, narrerˆ infatti la storia dei condannati della vita, della Çgent desculadaÈ. Porta si stacca da Dante anche nel metro: passa cos“ dalla terzina dei primi tentativi allÕottava, cio� a quella strofa narrativa che con la sestina e la stanza di canzone sarˆ la misura della sua poesia maggiore. egli racconta in versi, � alla ricerca di un genere nuovo, che narrando storie parli della storia vera, quello che troverˆ Manzoni col romanzo, ma nella cui direzione muoveva per approssimazioni successive la cultura lombarda, dal teatro realistico del seicentesco Maggi al poema del Parini, per non arretrare alla poesia didattico-narrativa del duecentesco Bonvesin. La Çscoeura de lengua del VerzeeÈ di cui il poeta si dice allievo in On funeral � il luogo della maturazione e dellÕapprodo del Porta. LÕitinerario dallÕuno allÕaltro Meneghino, dal ÇMeneghinÈ Balestrieri, imitato nel giovanile Lava piatt, al Meneghin biroeu (il servitore creato dal Maggi, interprete di una saggezza popolare e di una moralitˆ autentica), disegna il tragitto della poesia portiana LVI PORTA_apparati.indd 56 16/03/11 11:41 dallÕuno allÕaltro modello che quella tradizione lombarda racchiudeva in sŽ, dal sorriso del settecentesco Balestrieri e dei suoi amici Trasformati allÕimpegno etico-sociale del Maggi. Ma � un itinerario aperto anche verso il futuro, verso Manzoni che riprenderˆ nei Promessi Sposi temi cari al Maggi: la polemica prepariniana contro la Çnobeltae oziosaÈ; la scelta del Verziere contro il Parnaso, cio� del realismo contro la finzione cartacea; lÕadozione di una lingua che sia veicolo di veritˆ a dispetto delle regole, ÇcoÕl Mond / lÕ� inversae al DizionaerijÈ e che tragga, ancora parinianamente, ÇlÕeloquenza da i cossÈ. Distingue, il Manzoni dal Porta, una diversa risposta al problema della lingua. Non si tratta solo di unÕalternativa tra massimalismo e riformismo, nel recupero di un linguaggio non pi� avulso dalla realtˆ per sclerosi accademica. Porta, optando per il dialetto, ha il vantaggio di mettersi in presa diretta con la societˆ a lui pi� vicina, ma lo paga col prezzo di una pi� difficile diffusione nello spazio e nel tempo. La soluzione indicata dal suo rivale, Pietro Giordani, consiste nel volgere lÕereditˆ del toscano letterario al nuovo ideale di unitˆ politica dellÕItalia, coniugando conservazione linguistica al progressismo patriottico. Tra la lingua nazionale ma imbalsamata ed elitaria del purista e quella viva e popolare ma regionale del poeta dialettale, Manzoni inventerˆ una lingua Çtopograficamente e socialmenteÈ media, qualificabile Çdi grado zeroÈ (Contini), una lingua virtualmente nazionale e popolare identificandola nel toscano dÕuso, nel fiorentino parlato dalle persone colte, con preferenza per voci e modi idiomatici che trovassero echi e corrispondenze nelle parlate delle altre regioni. La scelta linguistica di Porta, dunque, risulta perdente. Ma poichŽ le etˆ di crisi sono spesso inclini alla sperimentazione e allÕespressivismo, la crisi della nuova Italia postrisorgimentale segna anche il recupero del nostro autore. Contro il Çmanzonismo degli stenterelliÈ, contro il LVII PORTA_apparati.indd 57 16/03/11 11:41 perbenismo dellÕItalietta impiegatizia, insorgono gli scapigliati, col loro ribellismo di idee e di parole: al conformismo borghese oppongono uno spregio che mescola istanze popolari, democratiche e anarco-socialiste e disprezzo aristocratico; e cos“ la loro lingua rinvigorisce lÕanemica prosa coi globuli vivi dei dialettalismi e degli arcaismi, coi sali delle parole pi� colte e di quelle pi� plebee. Anche stilisticamente Porta si colloca nella linea espressionista radicata in un retroterra, latamente lombardo, che corre da Bonvesin al macaronico latino-dialettale del Folengo, a un lirico ÒmaledettoÓ del XVII secolo come Fabio Varese; e si prolunga poi, non solo in ambito rigidamente dialettale (nei suoi vertici, Delio Tessa e Franco Loi), ma anche in quella prosa che va da Dossi a certa scapigliatura lombarda e piemontese, da Lucini a Linati, mescolando toni e umori diversi, spesso intrisi del dialetto, e che sfocia nel genio di Gadda. Quella selva lombarda, insomma, additata da Contini e perlustrata da Isella che oggi � saldamente acquisita dalla storiografia e dalla critica. Ai nomi degli estimatori di Porta sopra elencati va aggiunto quello di Giovanni Verga, che a Milano visse una stagione decisiva per la sua maturazione, anche se lÕereditˆ degli ammirati Porta e Belli lo scrittore siciliano la svilupp˜ in direzione della dialettalitˆ piuttosto che in quella dellÕespressionismo. NellÕespressionismo, un sentimento forte e dinamico della realtˆ si traduce in giustapposizione cromatica dei registri linguistici e stilistici (in alternativa al ÒtonalismoÓ classicheggiante). In Porta lÕincontro-scontro di lingue eterogenee (milanese, italiano, latino, francese, persino tedesco) coabita con unÕarticolata stratigrafia del dialetto milanese, nei tre livelli principali della parlata popolare (di Giovannin o della Ninetta), medio (il poeta in prima persona) e di quellÕitaliano milanesizzato, che giˆ il Parini definiva Çparlar finitoÈ, goffa affettazione di damazze presuntuose e ignoranti. Il materiale linguistico cui il LVIII PORTA_apparati.indd 58 16/03/11 11:41 Porta attinge non � mai preordinato a una funzione univoca. si prenda lÕesempio del latino: lingua dellÕinganno, come sÕ� detto, in Ona vision si carica della connotazione negativa del latinorum di don Abbondio; ma pu˜ diventare il tocco di colore di un gergo familiare nella vita di convento (ÇBenedicite, el dis [...] Pax vobis, respond quellÈ, Fraa Diodatt); pu˜ divenire la lingua neutra della logica, nei nessi di unÕesposizione razionale e ordinata (ÇIn primis ante omniaÈ, Romanticismo); pu˜ assumere un segno positivo e farsi lingua della veritˆ offesa nei salmi del Miserere (ÇMiserere mei Deus Ð e a disnˆ? / secundum magnamÈ: il volgare del prete anticipa il salmo latino, e dal magnam misericordiam il pensiero corre al mangiare). Lo stesso pastiche si piega a pi� funzioni: i meccanismi contaminativi dellÕitalo-milanese, voce della parzialitˆ nello sbirro delle seconde Desgrazzi, del pregiudizio nelle damine di Ona vision e della superbia della marchesa Cangiasa o di donna Fabia, non senza qualche gallicismo alla moda (come nel franco-milanese di Giunone in Parnaso), non sono molto dissimili da quelli con cui Meneghin biroeu riferisce il contenuto della lettera giunta da Roma, inciampando continuamente tra gli Çel disÈ e gli Çel diceÈ di un bilinguismo che non controlla: ma � diverso il senso della sua voce, dove il rispetto della veritˆ, che di l“ a poco esploderˆ in una franca e tutta dialettale protesta contro le accuse dÕun clero sviato da ben altra Veritˆ, diviene sforzo (comicamente mancato o sottilmente canzonatorio) di riprodurre con fedeltˆ le parole di una lingua che egli non possiede. Il pastiche portiano, dunque, si nutre di unÕattenzione costante alla realtˆ (in unÕarea dove il plurilinguismo � anche una situazione inevitabile di langue e nitido specchio sociologico); tende cio� a caratterizzare il portavoce di quel linguaggio, senza renderlo inverosimile. In Dossi, come in Gadda, esso esprimerˆ la frantumazione caleidoscopica di un monologo disperatamente solipsisti- LIX PORTA_apparati.indd 59 16/03/11 11:41 co: questo ci fa capire che Porta �, ancora una volta, pi� prossimo a Manzoni che agli espressionisti pi� tardi, che la sua deformazione della lingua risponde innanzitutto a necessitˆ di caratterizzazione etica e mimetica. LÕimpegno di Porta: autore e personaggi La poesia del Porta viene criticamente ordinata secondo direttrici tematiche: la satira neoilluminista contro una religiositˆ superstiziosa (Fraa Diodatt, appunto, Fra Zenever e On miracol, tra il 1812 e il 1813); i grandi personaggi popolari (le due Desgrazzi de Giovannin Bongee, la Ninetta e il Marchionn, tra il 1812 e il 1816); la pi� impegnata satira sociale (La nomina del cappellan, La preghiera e il Meneghin biroeu, tra il 1819 e il 1820); e, un poco in disparte, i testi di polemica letteraria contro i puristi e i classicisti. Il criterio � didatticamente utile, purchŽ i vari filoni siano intesi non come canali separati: sono le componenti inscindibili di unÕunica realtˆ indagata da Porta con angolature che variano col mutare delle esterne vicende storiche e della sua capacitˆ di penetrarle: denuncia civile, satira religiosa e polemica letteraria sono le facce di un prisma di cui il poeta illumina volta per volta una parte senza scordare le altre, consapevole delle connessioni fra gli aspetti politico-sociali e quelli letterari dellÕancien rŽgime, come sentenzia esemplarmente nel Sonettin col covon, dove pone sotto le ali della dea dellÕozio nobili parassiti, preti volgari e classicisti retrivi. Cerniere a vista rivelano le interconnessioni. Giˆ nei primi testi di parodia teologico-agiografica, Porta inserisce divertito dettagli di realtˆ effettuale, accennando a un clero pi� attento alle imbandigioni che allo spirito: ecco il dispetto di un pranzo in convento interrotto dal ritorno di Fraa Diodatt, ecco la santa pazzia culinaria di frate Ginepro, la preoccupazione per le pietanze compromesse in Ona vision. Qui, la satira teologica (lÕimprobabile visione paradisiaca) LX PORTA_apparati.indd 60 16/03/11 11:41 e la polemica di costume (lÕipocrita spiegazione di Don Diego, la meschinitˆ delle buone dame del ÇsussÈ che si raffigurano un paradiso gerarchizzato a loro immagine e somiglianza) preludono alla distorta teologia di classe delle dame protagoniste della Preghiera e della Nomina del cappellan. CÕ�, insomma, un chiaro parallelo fra la visione gerarchica dellÕaldilˆ e dellÕaldiqua. Al riguardo, la descrizione dellÕorefice lussurioso della Messa noeuva che riesce a sfuggire alla giustizia non fa che traslocare dal cielo in terra la vicenda di On miracol. Nel solco della coerenza, la satira portiana non manca per˜ di evolvere. Nei primi testi il riso voltairiano colpisce una teologia obsoleta rifiutata dalla ragione e dissacrata con metafore comico-realistiche: le teste dÕangioletto che trapuntano un cuscinone badiale su cui Cristo Çel ninna el cuuÈ, in prossimitˆ di un san Michele atteggiato come Çquij che vend el formaj in VerzeeÈ e di un angelo custode Çcon gi˜ i al come on usell che covaÈ, con un alone di Cherubini, Troni e Dominazioni giusto come allÕArena di Milano (On miracol), sono la serena e divertita parodia figurativa di una pittura secentesca sopravvissuta nellÕiconografia devota (nel deridere la societˆ retriva, Porta riprende le ÒdamazzeÓ tutte orpelli, ignoranza e presunzione giˆ castigate dal moralistico teatro milanese del Maggi: e prepara la polemica antisecentesca del Manzoni). Nella Preghiera lÕaccento � mutato: lÕiconografia religiosa poco concede al divertimento figurativo, e denuncia lÕassurditˆ della teologia Òdi classeÓ implicita nelle parole di donna Fabia e della marchesa Cangiasa, che si sentono poste da Dio nel ceto nobiliare, a custodia di un ordine provvidenziale. La distorta religiositˆ non � pi� respinta dallÕintelligenza ma da unÕesigenza principalmente etica; la comicitˆ non � pi� affidata a fantasie giocose, ma acquista unÕamarezza e una complessitˆ nuove, arricchite dallÕindignazione morale giˆ espressa nel Miserere. Il Porta sembra percorrere, nel tragitto LXI PORTA_apparati.indd 61 16/03/11 11:41 dalla prima alla seconda maniera satirica, dallÕintellettualismo allÕimpegno etico-sociale, il cammino della cultura milanese dallÕIlluminismo aristocratico al Romanticismo democratico. Quello svolgimento trae incentivo dallÕadesione di Porta alle idee romantiche, ma era giˆ potenzialmente racchiuso nella trilogia dei personaggi popolari: Bongee, Ninetta e Marchionn. I testi di esplicita polemica letteraria sembrano quasi un cartone preparatorio, di cui restano tracce nei pi� maturi capolavori descrittivi e creativi: le fette di salame decisive per la nomina del cappellano saranno giusto involtolate Çin la Risposta de Madamm Bibin / de quellÕolter salamm dÕon GherardinÈ, cio� nel pamphlet di un antiromantico. Tra le strane cause della corruzione dei costumi denunciata dai preti nel Meneghin biroeu, ecco Çon poetta dÕon pretÈ, (dove ÇpoettaÈ � nellÕaccezione che avrˆ in bocca a Renzo nei Promessi sposi, a ribadire un ennesimo contatto) che Çtrava tutt adoss al RomantismaÈ. La crescita continua del pensare e dello scrivere portiano spiega dunque lÕevoluzione dellÕottica narrativa, man mano che si passa dai testi sui due frati Ginepro e Adeodato, del Miracol e della Vision, a quelli in cui Giovannin, Ninetta e Marchionn narrano le proprie Çdesgrazzi È. Nelle prime poesie il narratore, lÕio-narrante, � un agiografo convinto, ridicolizzato dallÕio-scrivente, dal Porta, che ne esibisce i lapsus linguistici e mentali: metafore nientÕaffatto sublimi (Cristo attesta la propria onnipotenza, come poi nel Belli, col Çpissˆ in lecc e d“ che son sudaaÈ); inciampi anacronistici (a placare il contadino infuriato ÇghÕ� vorsuu la pascienza e lÕumiltaa / dÕon sant pazzifegh come on sant Franzesch, / se lÕeva sant Ambroeus el stava fresch!È); deformazioni involontarie (Çassa bruttaÈ, per ex abrupto); particolari controproducenti (per il miracolo di frate Adeodato Çi fraa in memoria en fan lÕanniversari / con d˜ pittanz de p� dellÕordinariÈ). Nella trilogia Giovannin-Ninetta-Marchionn, la di- LXII PORTA_apparati.indd 62 16/03/11 11:41 stanza tra autore e protagonista della storia (che la narra in prima persona) si raccorcia nella ricerca di una comprensione, di una simpatia non superficiale. Certo, il colto impiegato-scrittore non vuole identificarsi totalmente con i suoi plebei umiliati e offesi. Ma dialoga con loro, immette se stesso nella poesia come interlocutore, anzi uditore, dei monologanti, condannato tuttavia al puro silenzio, allÕascolto passivo di vicende giˆ interamente consumate, ed esposte in un eloquio autenticamente popolare, pi� incline alle tecniche della rappresentazione che della scrittura memoriale. Ma evolve anche questo rapporto fra personaggio e tacito interlocutore (travestito da ÇlustrissemÈ con Giovannin, da amichevole cliente con Ninetta, da anonimo uditore del lamento di Melchiorre), facendo emergere la dignitˆ del personaggio popolare, in una mescolanza di comico e di tragico il cui dosaggio varia dal riso amaro del Giovannin al grottesco di Ninetta, al pathos del Marchionn. Dalle reticenze e dalle piccole menzogne di Giovannin inizia il lungo e travagliato itinerario alla riconquista della dignitˆ degli umili al cui termine il personaggio comico, Òcornuto e beffatoÓ, riesce a salvare qualche briciola dÕonore dinanzi al suo ascoltatore. Maschera la viltˆ, chiedendo continuamente lÕassenso dellÕinterlocutore (ÇMa chÕel diga on poo lu, Lustrissem scior: / cossÕavaravel faa in del Giovannin?È); giustifica con accidentali sfortune o provvidenziali prudenze i propri insuccessi negli scontri col prepotente di turno, tentando di nobilitare nel tono la propria vicenda troppo esposta al riso (cerca la moglie perduta nella calca con un melodrammatico ÇBarborina ove sei tu?È); attribuisce a insurrezioni verbali la difesa del proprio onore umiliato: e per unÕinfrazione linguistica, suo unico sfogo (lÕesclamazione ÇcojonÈ scambiata per insulto dal soldataccio francese), quelle prime disgrazie gli precipitano addosso. Alla ricerca della dignitˆ mira anche il tentativo dÕinnalzamen- LXIII PORTA_apparati.indd 63 16/03/11 11:41 to nella descrizione dello scontro: Çm“ sott cont on anem de lion, / e lu tonfeta! on olter scopazzonÈ. Lungo � il cammino alla riconquista della dignitˆ: nel momento cruciale dellÕinsurrezione, lˆ dove Meneghin biroeu leverˆ la sua ferma protesta, Giovannino sÕarresta, temendo di esporre la moglie a unÕaltra umiliazione (nasce da qui il grido che Cesare Correnti lancerˆ contro gli austriaci in fuga da Milano, nel 1848: ÇGiovannin Bongee � vendicato!È). Lungo e amaro, questo cammino: nella disperazione del presente, basterˆ salvaguardarne, di dignitˆ, almeno un brandello. si ponga mente a Ninetta, la donna che ha dovuto imboccare la via del marciapiede per fame (a differenza delle tante prostitute dei sonetti di Belli, dove mai si accenna alla necessitˆ: e lÕopposizione tra Ninetta e santaccia � giˆ tutta nel divario fra vezzeggiativo e spregiativo): ella rivendica il suo ÇonorÈ insidiato dalle calunnie del Pepp che la dice infetta da contagio venereo. e salvaguardia di dignitˆ indica il gesto, comico solo per il lettore grossolano, con il quale Ninetta, giunta al fondo della sua storia di orfana sfruttata dal suo ganzo, sottrae il proprio corpo allÕavvilente capriccio sodo- mitico del suo sfruttatore: �, chissˆ?, lÕavvio di una fu- tura redenzione: el cuu lÕ� m�, vuj fann quell che vuj m“ N� hoo besogn de cavatt de sti caprizzi. sÕavess vorsuu dall via, a stÕora ch“ sarev fors maridada a vun dÕoffizzi. (32, vv. 306-10) salvando il suo deretano, Ninetta compie un riscatto minimo ma capitale; e, per gli aspetti comici della situazione, Porta richiama per opposizione (figurativa e psicologico-morale) i ridicoli sederoni della marchesa Cangiasa, di donna Fabia, dellÕinverosimile Cristo LXIV PORTA_apparati.indd 64 16/03/11 11:41 oleografico di Ona vision (non a torto, dunque, un lettore sottile come Giovanni Pozzi potŽ suggerire lÕeco liturgico: deposuit potentes de sede celato nella canzonatura che il poeta riserva alla marchesa Cangiasa che sedendo sul canap� schiaccia la sua cagnetta, o nel vaviav� che i popolani riservano a donna Fabia che cadendo mette in mostra il suo fabrian). Pi� tardi, a calcolato contrasto, lÕepisodio del monsignore sorpreso mentre sodomizza una guardia svizzera (come si legge nel Biroeu) sarˆ scelto a rappresentare la corruzione della curia. Nel Miserere il poeta ha manifestato, per la prima volta, e in prima persona, il coraggio dellÕindignazione, lo stesso che animerˆ la protesta di Meneghin biroeu di ex monegh, dove la voce del poeta e la voce dellÕumile hanno ormai raggiunto una sintonia nuova, senza scarti e sfasature: quella che egli poteva, in sordina secondo il suo costume, ma con sicurezza, con orgoglio, prefigurare nellÕesordio di quel testo, il Miserere, attribuendo a sŽ la promozione definitiva nella gran Çscoeura de lengua del VerzeeÈ. La franchezza esibita da Giovannin (con un pleonasmo, Çfranchezza mia de m“È, che ricorre in riferimento allÕaltro suo bene minacciato, Çla famm de moˆ de m“È), la franchezza esibita da Ninetta Çfranca come on sbirÈ, � ora una qualitˆ posseduta dal personaggio garbato ma fermo e accanito di Meneghin-Porta (Çe polid s“, ma fiero, ma dannaaÈ): il servitore insorge contro lÕipocrisia di quei preti, che scambiano per apocalisse il progresso, e oppone loro una protesta etica (autenticamente cristiana anche nel gesto di allontanare i ragazzi prima di raccontare cose scandalose). LÕorchestrazione della ÇPreghieraÈ Il punto dÕincontro pi� maturo fra la accresciuta maestria linguistica del poeta e la raggiunta identitˆ tra punto di vista dellÕautore e del personaggio popolare � nella Pre- LXV PORTA_apparati.indd 65 16/03/11 11:41 ghiera. Qui lÕorchestrazione etico-linguistica del Porta trova lÕesempio pi� puro (quasi in senso chimico) e perci˜ anche pi� didatticamente fecondo, ragione, insieme alla comprensibilitˆ dellÕitalo-milanese che ne costituisce il corpo principale, della sua popolaritˆ e fortuna extraregionale. La scena ruota intorno alla pi� memorabile delle ÒdamazzeÓ messe in burla dal poeta: retrive esponenti dellÕaristocrazia presuntuosa e ignorante che vedono compromessi i loro vecchi e ingiusti privilegi dalle riforme democratiche nate nel clima della rivoluzione francese e introdotte a Milano dal governo napoleonico. La trama � esile: donna Fabia si confida con un prete che frequenta il suo salotto per scroccare qualche buon pranzo. Che tempi! é la consueta lamentela di chi non vuole piegarsi al progresso della storia, e scambia per degrado apocalittico la perdita dei propri vantaggi. Il segno della corruzione dei costumi popolari la dama lo vede nelle risate suscitate nella plebe da una sua goffa caduta mentre scendeva dalla lussuosa carrozza. La gioiosa reazione spontanea e naturale viene scambiata per un crimine di lesa maestˆ, per un mancato rispetto della classe dei nobili che, nella gretta mentalitˆ della dama, rappresenterebbe per divina volontˆ Òil primo cardine dellÕordine socialeÓ. Donna Fabia Fabron de Fabrian LÕeva settada al foeugh sabet passaa Col pader sigismond ex franzescan, Che intrattant el ghe usava la bontaa (Intrattanta, sÕintend, che el ris coseva) De scoltagh sto discors che la faseva. (61. vv. 1-6) La situazione pu˜ rammentare quella delle marchesine del ÇsussÈ che ospitano il santÕuomo-pacioccone e il teologo. Ma nel passaggio dal gioco delle due coppie al t�te-ˆ-t�te vi � un incremento di essenzialitˆ; si caratte- LXVI PORTA_apparati.indd 66 16/03/11 11:41 rizza, pi� potentemente incisa, la figura di donna Fabia, una marchesa Cangiasa giˆ individuata qui col suo nome roboante e insieme comicamente allusivo (ÇfabrianÈ, in milanese, indica il fondoschiena); il padre francescano, che � ormai ÒexÓ in tutto, si riduce a una silhouette taciturna e consenziente: non perchŽ il suo ordine � stato soppresso da Napoleone, ma perchŽ egli ha abdicato a ogni fervore spirituale. La notazione parentetica (Çintrattanta, sÕintend, che el ris cosevaÈ) richiama alla mente tutta una serie di frati e preti di buon appetito: ma qui funge da richiamo, quasi una nota esponenziale, � il segnale della falsitˆ di quanto sta per squadernarsi, unÕapocalisse in attesa del risotto. Con la seconda strofa, inizia il discorso della dama. ed � un attacco in medias res, che pare alludere a un dialogo giˆ avviato fra i due, ma che si risolve (significativamente) in un monologo la cui conclusione � giˆ accennata nelle prime battute, e che in due strofe subisce un crescendo degno della pi� sonora retorica barocca: Ora mai anche m“ don sigismond Convengo appien nella di lei paura Che sia prossima assai la fin del mond, Ch� vedo cose di una tal natura, DÕuna natura tal, che non ponn dars Che in un mondo assai prossim a disfas. Congiur, stupri, rapinn, gent contro gent, Fellonii, uccision de Princip Regg, Violenz, avanii, sovvertiment De troni e de moral, beffe, motegg Contro il culto, e perfin contro i natal Del primm Cardin dellÕordine social. (61, vv. 7-18) ÇCose di una tal natura / dÕuna natura talÈ: in una lettura semiotica della Preghiera, Giovanni Pozzi colse nel LXVII PORTA_apparati.indd 67 16/03/11 11:41 chiasmo la figura dominante del componimento. Ora, il chiasmo si armonizza, nella possente orchestrazione portiana, con altri flores retorici, giocati tutti su meccanismi di inversione (lÕartificio studiato dai Trasformati nellÕanalisi della caricatura, sulla suggestione di swift, riconosciuto da Parini alla base dellÕImpostura e poi magistralmente impiegato nella satira del Giovin signore). Fra gli effetti dÕinversione, ecco, dunque, la violazione del topos modestiae nellÕinizio del discorso di donna Fabia: tocca a lei, per prima, convalidare lÕipotesi apocalittica che don sigismond (diremmo: professionalmente abilitato) aveva avanzato. Poi, il crescendo nominale delle sciagure, ribaltato da una climax inversa che scambia i ruoli: donna Fabia, dopo aver menzionato il regicidio, pone come acme la mancanza di rispetto a sŽ, al Çprimm Cardin dellÕordine socialÈ. Questi, Don sigismond, se non son segni Del complemento della profezia, Non lascian certament dÕesser li indegni Frutti dellÕattual filosofia; Frutti di cui, pur tropp, ebbi a ingoiar Tutto lÕamaro, come or v˜ a narrar. (61, vv. 19-24) Nel suo Çparlar finitoÈ ridicolmente impettito, a mimare una sfiorata apocalisse, la dama sfoggia un enjambement (Çli indegni / frutti dellÕattual filosofiaÈ) rafforzato in anafora (Çfrutti [...] fruttiÈ): nitida ripresa della polemica contro i Çnovi sofiÈ che giˆ allarmavano il Çprecettor dÕamabil ritoÈ del poemetto pariniano. LÕenfasi declamatoria (Çebbi a ingoiar [...] or v˜ a narrarÈ) introduce il racconto. essendo ieri venerd“ de marz Fui tratta dalla mia divozion LXVIII PORTA_apparati.indd 68 16/03/11 11:41 A sant Cels, e vi andiedi con quell sfarz Che si adice alla nostra condizion; Il mio cop� con lÕarmi, e i lavorin Tanto al domestich quanto al vetturin. Tutte le porte e i corridoi davanti Al tempio eren pien cepp dÕuna faragin De gent che va, che vien, de mendicanti, De mercadanti de librett, de immagin, In guisa che, con tanto furugozz, Agio non vÕera a scender dai carrozz. LÕimbarazz era tal che in quella appunt ChÕero giˆ quasi con un piede abbass, Me urtoron contro un pret s“ sporch, s“ unt ChÕio, per schivarlo e ritirar el pass, Diedi nel legno un sculaccion s“ grand Che mi stramazz˜ in terra di rimand. (61, vv. 25-42) Tre strofe da grande narratore in versi, che riprende spunti della sua tradizione (la festa religiosa del Tredesin, divenuta pretesto per sfoggio di mondanitˆ e pettegolezzo, criticata nei versi milanesi del Balestrieri; la cura del cocchio del Giorno pariniano), ma la supera in una scena di bulicame, resa con lÕaffollamento di parole della seconda ottava, per concentrarsi poi sul prete scalcinato e unto e sul ÇfabrianÈ di donna Fabia percosso dallo Çsculaccion È contro la predella della carrozza. Come me rimaness in un frangent Di questa fatta � facil da supp™r: e donna e damma in mezz a tanta gent Nel decor compromessa e nel pud™r é pi� che cert che se non persi i sens Fu don del ciel che mi guard˜ propens. e tanto pi� che appena s˜rta in pi� sentii da tutt i band quej mascalzoni LXIX PORTA_apparati.indd 69 16/03/11 11:41 A ciuffolarmi dietro il va via v�! Risa sconc, improperi, atti buffoni, Quasi foss donna a lor egual in rango, Cittadina... merciaja... o simil fango. Ma, come dissi, quell ciel stess che in cura MÕebbe mai sempre fino dalla culla, Non lasci˜ pure in questa congiuntura De protegerm ad onta del mio nulla, e nel cuor mÕinspir˜ tanta costanza Quant cÕen voleva in simil circostanza. Fatta maggior de m“, subit impongo Al mio Anselm chÕel tacess, e el me seguiss, Rompo la calca, passo in chiesa, giongo AÕ piedi dellÕaltar del Crocifiss, Me umilio, me raccolgh, poi a memoria F˜ al mio signor questa giaculatoria: (61, vv. 43-66) Ormai, non possiamo sottolineare che qualche tratto della perfetta sonata portiana: il gioco a incastro (ancora chiastico) fra lÕattenzione che il cielo dedica a lei individualmente e lÕalterigia che nasce dalla presunzione di appartenere a una classe privilegiata per volere divino (Çfu don del cielÈ, Çquasi foss donna a lor egual in rango, / cittadina... merciaja... o simil fangoÈ, ÇMa quel ciel stess...È); il ridicolo eufemismo che copre come un tab� la banale caduta (ÇfrangentÈ, ÇcircostanzaÈ, pi� tardi Çcontingenti È); lÕannullamento della donna (e del pudore) nel chiasmo che colloca al centro la dama (e il decoro), quasi una disumanizzazione: Çe donna e damma [...] nel decor compromessa e nel pud™rÈ. Tanto basta perchŽ si apra (discorso secondo) la ÒpreghieraÓ in senso stretto, detta a mente, cio� ÒallÕimprovvisoÓ secondo lÕaccezione di donna Fabia; ma sfogo di un orgoglio e pregiudizio mentali ormai incurabilmente fossilizzati: LXX PORTA_apparati.indd 70 16/03/11 11:41 Mio caro buon Ges�, che per decreto DellÕinfallibil vostra volontˆ MÕavete fatta nascere nel ceto Distinto della prima nobiltˆ, Mentre poteva a un minim cenno vostro Nascer plebea, un verme vile, un mostro: Io vi ringrazio che dÕun s“ gran bene Abbiev ricolma lÕumil mia persona, Tant pi� che essend le gerarchie terrene Simbol di quelle che vi fan corona Godo cos“ di un grad chÕ� riflession Del grad di Troni e di Dominazion. Questo favor lunge dallÕesaltarm, Come accadrebbe in un cervell leggier, Non serve in cambi che a ramemorarm La gratitudin mia ed il dover Di seguirvi e imitarvi, specialment Nella clemenza con i delinquent. Quindi in vantaggio di costor anchÕio VÕoffro quei preghi, che avii faa voi stess Per i vostri nimici al Padre Iddio: (61, vv. 67-86) Qui il Çparlar finitoÈ cerca di nobilitarsi assumendo il massimo di italianitˆ, rendendo ancora pi� goffe poi le rarefatte cadute dialettali. Comincia con uno sfoggio di religiositˆ pietistica alla santÕAlfonso (ÇMio caro buon Ges�È), e poi si impenna fino alla mimesi sintattica, e blasfema, del vangelo: Ah s“ abbiate pietˆ dei lor eccess, Imperciocch� ritengh che mi offendesser Senza conoscer cosa si facesser (61, vv. 87-90) Ormai lÕintreccio dei chiasmi e delle figure dÕinversione ha raggiunto lÕacme che rappresenta la chiave di volta sma- LXXI PORTA_apparati.indd 71 16/03/11 11:41 scherante: la preghiera � una bestemmia, e la dama che ha finto di praticare lÕimitatio Christi finisce col proporre se stessa, al posto di Cristo come Çesempio alle damme da seguir / neÕ contingenti prossimi avvenirÈ: Possa stÕumile mia rassegnazion Congiuntament ai merit infinitt Della vostra accerbissima passion espiar le lor colpe, i lor delitt, Condurli al ben, salvar lÕanima mia, Glorificarmi in cielo, e cos“ sia. Volendo poi accompagnar col fatt Le parole, onde avesser maggior pes, e combinare con un p˜ dÕeclatt La mortificazion di chi mÕha offes e lÕesempio alle damme da seguir NeÕ contingenti prossimi avvenir, s˜rto a un tratt dalla chiesa, e a quej pezzent, Rivolgendem in ton de confidenza, Quanti siete, domando, buona gent?... siamo ventun, rispondon, eccellenza! Caspita! molti, replico,... Ventun?... Non serve: Anselm?... Degh on quattrin per un. (61, vv. 91-108) Mano di miniaturista, quella del Porta, come nel particolare in cui lÕattimo di perplessitˆ della dama diventa lo spiraglio di unÕavarizia vinta solo dalla necessitˆ dellÕŽclat (Çsiamo ventun [...] / Caspita! moltiÈ); e mano di frescante, come in quellÕarcatura interstrofica che trasforma lÕuscita della dama dalla chiesa in una pomposa passerella, con annuncio di un Žclat a sorpresa e il varco deciso della soglia sottolineato dallÕenjambement interstrofico (ÇVolendo [...] avvenir, // s˜rto a un tratt dalla chiesaÈ). Chiastica era anche la distribuzione strutturale dei registri linguistici: dal dialetto autentico della prima strofa, si LXXII PORTA_apparati.indd 72 16/03/11 11:41 passava a un Çparlar finitoÈ di registro medio-basso nel discorso primo della dama, che al suo interno sÕimpenna nel medio-alto della preghiera (discorso secondo), per poi ripiegare sul tono pi� pacato del discorso primo. Ora, a perfetta cornice, lÕultima strofa ritorna al dialetto schietto: la parola torna al narratore, alla voce fuori campo del poeta che tende a confondersi con quella di un servitore che sbirci la scena dalla porta, di un biroeu ormai pi� divertito che indignato; quella voce ripristina la veritˆ, e smaschera il vaniloquio di due parassiti in attesa di un buon pranzo: Ch“ tas la Damma, e ch“ Don sigismond Pien come on oeuv de zel de religion, scoldaa dal son di forzellinn, di tond, LÕeva l“ per sfodragh onÕorazion, Che se Anselm no interromp con la suppera Vattel a catta che borlanda lÕera! (61, vv. 109-114) s“, il poeta � tornato alla lingua che secondo Maggi serviva a Çd“ la veritaeÈ: � questo un segno della convergenza fra borghesia e popolo che i tempi nuovi preparano nella comune lotta contro i privilegi aristocratici. é, soprattutto, il segno di una via nuova e certa della poesia, aperta a unÕinvenzione eccitata dalla realtˆ. Di l“ a poco, passata la tempesta dei processi del 1821 che avrebbero forse smorzato il sorriso ottimistico del Porta, toccherˆ a un altro grande riprendere e ingigantire quellÕordine di problemi: e il sorridente Meneghino prenderˆ un nome e un cognome, chiamandosi Lorenzo Tramaglino, e guadagnandosi poi a forza di braccia e di saldi princ“pi, non solo la sua donna, ma la dignitˆ di artigiano-contadino fatto imprenditore. Cos“ la silhouette si ispessirˆ, diventando un personaggio a tutto tondo. LXXIII PORTA_apparati.indd 73 16/03/11 11:41 PORTA_apparati.indd 74 16/03/11 11:41 Bibliografia Bibliografie LÕedizione delle Poesie di Carlo Porta curata da Dante Isella per Òi MeridianiÓ (ed. accresciuta, Milano 2000) contiene unÕampia bibliografia, importante supporto alle pagine che qui seguono. BIBLIOGRAFIe DeLLe eDIZIONI Per un catalogo delle edizioni di Porta ci si rifece a lungo alle liste accluse ai volumi delle sue Poesie curate da Policarpo Campagnani (Milano 1886) e da Giulio Decio e Luigi Mario Capelli (Poesie milanesi, Milano 1933). Dal 1975 si dispone della Bibliografia delle edizioni portiane, a cura di Liliana Orlando Cecco (Milano). La storia della tradizione manoscritta a stampa scandagliata da Isella nellÕintroduzione allÕed. critica di tutte Le poesie, 3 voll. Firenze 1955-56 (in cui rielabora anche i frutti di precedenti studi, per esempio, Carlo salvioni, Un episodio diplomatico fra il Governo lombardo-veneto e il Canton Ticino, a proposito di unÕedizione di poesie del Porta, in ÇBollettino storico della svizzera italianaÈ 1907; emilio sioli Legnani, Bibliografia ragionata delle poesie libere di Carlo Porta, Milano 1951; Dante Isella, Portiana, in ÇGiornale storico della letteratura italianaÈ, 1953; Id., Di unÕedizione luganese delle poesie di Carlo Porta, in Çsvizzera italianaÈ, 1954). BIBLIOGRAFIe DeGLI sCRITTI sUL PORTA Manca tuttora una bibliografia sistematica e ragionata degli studi sul Porta. si ricordano gli elenchi acclusi alle edd. Campagnani, Decio-Capelli, Ottolini (vedi ÒAltre edizioni e commentiÓ) e a quella curata da Gabriele Fantuzzi (poi acclusa al LXXV PORTA_apparati.indd 75 16/03/11 11:41 capitolo Porta da lui redatto per i Minori dellÕed. Marzorati, III, Milano 1961). Oltre alle liste allegate alle monografie di AurŽas e di Mauri citt. al paragrafo Òstoria della criticaÓ, si segnalano quelle accluse alle edd. Guarisco-Barbarisi e Isella citt. al paragrafo ÒAltre edizioni e commentiÓ. Inoltre cfr. Pietro Gibellini, Rassegna portiana, in ÇLettere italianeÈ, giugno 1973 e Id., Carlo Porta, in Dizionario critico della letteratura italiana Utet diretto da Vittore Branca, Torino 1973, ed. accr. 1986. Scritti di Carlo Porta POesIe Il problema del testo e lÕedizione critica La mancata o scarsa cura di Porta per lÕedizione delle sue opere, ragioni di prudenza perbenistica o timori censori, prima, lÕaggregazione di apocrifi anonimi, poi, hanno reso problematica la definizione di un testo sicuro di Porta, cui si � giunti (dopo i meritevoli interventi del salvioni sulla cronologia del testo in Le date delle poesie milanesi di Carlo Porta, in ÇArchivio storico lombardoÈ 1920) e lÕofferta del testo critico di due lunghi componimenti) solo con lÕedizione critica dellÕIsella (Carlo Porta, Le poesie, 3 voll., Firenze 1955-56). Riassumiamo qui i termini essenziali del problema ecdotico: Tradizione manoscritta. si fonda su tre quaderni autografi (A, B, C) conservati nellÕArchivio storico Civico di Milano. Nel 1813 Porta ricopi˜ sul quaderno cartaceo B i componimenti anteriori al 1812 (in disordine). AllÕinizio del 1815 mise mano a un bel quaderno in pergamena (A) copiandovi i testi giˆ trascritti in B, che divenne un brogliaccio su cui tracci˜ le brutte copie dei componimenti nuovi (in ordine cronologico) poi riportati in A. Il ms. A, che rappresenta una Çriedizione ad personam È preparata da Porta per il figlio Giuseppe con una lettera dedicatoria, pat“ il ÇridimensionamentoÈ operato da monsignor Luigi Tosi (lÕecclesiastico giansenista poi in contatto con Manzoni) cui il poeta lÕaveva affidato, che sforbici˜ i 92 fogli dellÕoriginale riducendoli a 58. Dal giugno 1815 il poeta incominci˜ un terzo quaderno (C) di carta, con 119 fogli, trascrivendovi come in un diario i testi che veniva man mano com- LXXVI PORTA_apparati.indd 76 16/03/11 11:41 ponendo, stesi dalla metˆ del 1815 al settembre 1816, secondo un ordine cronologico. LÕultima poesia � del luglio 1817, dopo una pausa creativa di nove mesi dovuta allÕamarezza per i pesanti interrogatori subiti come sospetto autore della Prineide. I tre quaderni recano 71 componimenti (poco meno della metˆ di quelli oggi concordemente attribuiti a Porta). Altri manoscritti non autografi, messi insieme da ammiratori dopo la morte del poeta, hanno importanza: la raccolta Viglezzi (di 190 pagine) che da p. 101 a p. 128 copia i tre quaderni A, B e C (con le lacune dovute alle sforbiciature tosiane); il quaderno O dellÕArchivio storico fin“ certo fra le mani di Tommaso Grossi, che nel dicembre 1821 cur˜ unÕedizione portiana (cfr. paragrafo seguente). Copie tratte dalla raccolta Viglezzi sfociano nella importante stampa delle Inedite del 1826 che, per unÕaltra sezione, attinse a un codicetto Q (Biblioteca Chelliana di Grosseto): la grafia difficile � alla base di vari refusi ed errori tipografici. Edizioni. Tre sono le edizioni antiche di Porta. Nel 1817 usciva la princeps presso il Cherubini di Milano, come XII volume della ÇCollezione delle migliori opere scritte in dialetto milaneseÈ (Poesie, Pirotta, Milano). Per ragioni di prudenza Porta fu molto selettivo, e incluse solo 50 testi (di cui 47 inediti) scartando le poesie che potessero parere irriverenti verso idee o persone; il poeta diede licenza allÕeditore di intervenire sulla veste linguistica, e il Cherubini non esit˜ a modificarla, preferendo un milanese urbano, tendenzialmente civile, alle scelte talora volutamente popolaresche di Porta. La seconda edizione, di poco postuma (Poesie in dialetto milanese con lÕaggiunta di una comi-tragedia, Ferrario, Milano 1821) usciva a cura di Tommaso Grossi che, pur accrescendo lÕed. Cherubini, restava ancora sempre prudente, senza sfruttare il notevole materiale a sua disposizione. erano del resto gli anni della Restaurazione, quando il giro di vite operato con i processi di quellÕanno a ogni possibile parola liberale o eversiva non trascurava il campo della poesia. Terza stampa, lÕedizione delle Poesie inedite apparve a Lugano presso Giuseppe Vanelli con lÕindicazione ÇItaliaÈ nel 1826 (a complemento del tomo di Poesie edite uscite lo stesso anno dallo stesso tipografo), accrescendo sensibilmente il corpus portiano LXXVII PORTA_apparati.indd 77 16/03/11 11:41 (88 poesie, con 4 anonime e 12 dubbie): nata nella cerchia dei liberali ticinesi in contatto con letterati milanesi come Grossi e Luigi Rossari, ebbe molte ristampe e contraffazioni, che ripetendone lÕindicazione editoriale ÇItalia 1826È immisero i versi portiani nella circolazione semiclandestina risorgimentale. LÕedizione critica. sostanzialmente poveri sono gli incrementi delle edizioni successive e dei contributi sparsi (ma notevoli i 22 inediti pubblicati da Gaetano Crespi in una raccolta per nozze del 1909), poi confluiti nellÕed. Ottolini. si giunge infine alla fondamentale ed. critica Isella. essa reca tutte le poesie compiute, con lÕapparato delle varianti (numeri 1-165), gli abbozzi e frammenti (166-278), le collaborazioni (279), le poesie italiane (280-327), le dubbie (328-332), le apocrife (333-352) oltre a una Appendice con versi del Bossi e di Grossi di interesse portiano. esclusa la possibilitˆ di stabilire una esatta successione cronologica per la difficoltˆ di datare molte poesie, Isella rispetta la sequenza dei tre quaderni (ordinamento dÕautore, ancorchŽ caotico), facendo poi seguire le poesie recate dallÕed. Cherubini e quelle aggiunte dal ms. Viglezzi e dalle edizioni Grossi e Inedite. Il testo si fonda sullÕultima lezione degli autografi (o, in assenza, su stampe e copie dÕaltra mano). LÕapparato registra tutte le varianti. Altre edizioni e commenti Il solo testo dellÕedizione critica Isella � stato ripreso, col corredo di un commento e lÕaggiunta in Appendice di fonti e documenti, dallo stesso Isella nellÕedizione Ricciardi (Poesie, Milano- Napoli 1958) e in quella dei ÒMeridianiÓ Mondadori (Poesie, Milano 1975, accr. 2000) che include il giovanile almanacco El lava piatt del Meneghin chÕ� mort (vedi ÒAltri scrittiÓ) e accoglie o propone miglioramenti e incrementi. La nuova edizione, che includeva versi ritrovati di recente (cfr. Alfredo stussi, Versi inediti di Carlo Porta, in Studi e documenti di storia della lingua e dei dialetti italiani, Bologna 1982), apportava incrementi esegetici, ed � uscita, come ricordato, nel 2000. Al testo Isella si rifˆ lÕedizione completa apparsa nellÕÒUniversale FeltrinelliÓ, a cura di Carla Guarisco e introduzione di Gennaro Barbarisi (Le poesie, 2 voll., Milano 1962), al quale si deve, assieme a Guido Bezzola, la cura di unÕampia antologia apparsa per i ÒGrandi Libri GarzantiÓ (Poesie, Milano 1975). LXXVIII PORTA_apparati.indd 78 16/03/11 11:41 Fra le altre sillogi commentate, ricordiamo quelle a cura di Raffaello Barbiera (Firenze 1884, con un saggio biografico), Policarpo Campagnani (Milano 1887, nuova ed. 1911), Attilio Momigliano (Genova 1913, 1923), Angelo Ottolini (Poesie edite e inedite, Milano 1927 e 1929, anastatica, ivi 1980 e 1999), Giulio Decio e Luigi Mario Capelli (Milano 1933, col saggio di ettore Rota, Il riso di Carlo Porta e il Giansenismo), severino Pagani (Milano 1945), Pietro Gallardo (Torino 1954), Ferdinando Giannessi (Milano 1956) e, con meriti storici notevoli, Gabriele Fantuzzi (ivi, 1959). Un corposo commento dei componimenti pi� estesi � stato procurato da Guido Bezzola (I poemetti, Venezia 1997). Fra le antologie recenti, oltre ai succitati Poemetti, ricordiamo quelle a cura di Umberto Colombo e Guido Bezzola (Sul romanticismo di Manzoni e Il romanticismo di Porta, Azzate 1993), di Franco Loi (Il romanticismo, Milano 1994), di Claudio Beretta (Poesie, lettere, Milano 1988 e Poesie, ivi 1997), di Maurizio Cucchi e Angela Pette (Roma 2002), di Paolo Mauri (Poesie, Milano 2006). Un Saggio di traduzione in versi di alcuni capolavori di Carlo Porta ha offerto Vittorio Gasparini (AllÕinsegna del pesce dÕoro, Milano 1991). Per le esecuzioni vocali ricordiamo lÕaudiolibro (nastro per magnetofono) Carlo Porta o la moralitˆ del comico (Mondadori, Milano 1976) con testo di Dante Isella e dizioni di Tino Carraro e di Franco Parenti e i seguenti CD: A Milano con Carlo Porta, poesie scelte da Dante Isella e lette da Franco Parenti (Fonit Cetra, s.l. 1996), Foscolo e lÕetˆ romantica: Nievo, Mazzini, Garibaldi, Belli, Porta, Pellico (RCs, Milano 2004) e Trenta poesie tradotte e commentate da Gino Cervi e lette da sandro Bajini, Hoepli, Milano 2007). ALTRI sCRITTI Dei due almanacchi giovanili Isella rintracci˜ il primo e ne forn“ lÕedizione critica (El lava piatt del Meneghin chÕ� mort, Milano- Napoli 1960) mentre il secondo, giˆ in Ambrosiana, risulta disperso. I testi teatrali, cio� la comi-tragedia Giovanni Maria Visconti duca di Milano (scritta col Grossi e pubblicata nel 1821, rist. Pavia 2006), le Ruine dellÕalta Brianza (pubblicata dal Barbiera nel 1884), la parte di Meneghino (attribuibile a Porta) in I capi sventati di Fran�ois Guillaume Andrieux tradotta da Petracchi (edita LXXIX PORTA_apparati.indd 79 16/03/11 11:41 nel 1821-22) e altri frammenti sono raccolti da Dante Isella, Carlo Porta e il teatro, in Un augurio a Raffaele Mattioli, Firenze 1970. LÕepistolario, giˆ sparsamente pubblicato dal salvioni e da altri, � leggibile sistematicamente a cura di Dante Isella: Lettere di Carlo Porta e degli amici della cameretta, Milano-Napoli 1964; nuova ed. accresciuta, ivi 1989; Lettere inedite e ritrovate, a cura di Claudio Ciociola, Il Campano, Pisa 1991. Studi su Carlo Porta BIOGRAFIe I Cenni premessi da Tommaso Grossi alla sua edizione (1821), improntati a inutili scrupoli di difesa moralistica della figura di Porta, e la biografia del Barbiera (premessa allÕed. cit. e poi ampliata in Carlo Porta e la sua Milano, Firenze 1921) sono stati a lungo le fonti cui hanno attinto gli studiosi. Giunte importanti si hanno prima col salvioni, poi con le note dellÕIsella allÕepistolario. La prima biografia moderna si deve a Guido Bezzola, Le charmant Carline. Biografia critica di Carlo Porta, Milano 1972 (poi riproposta come Vita di Carlo Porta nella Milano del suo tempo, ivi 1980): essa offre, con una dettagliata bibliografia, una fitta serie di riferimenti alla vita culturale milanese. Una concisa ma originale biografia, ricca di documenti e corredata da preziosa iconografia, traccia Dante Isella (Ritratto dal vero di Carlo Porta, Milano 1973). sTORIA DeLLA CRITICA A Porta, come a un ÇmaggioreÈ, dedicano un capitolo le grandi storie letterarie a pi� mani, dalla Garzanti di Cecchi e sapegno alla Laterza di Muscetta, dalla nuova Vallardi di Balduino alla einaudi di Asor Rosa, dalla Motta di Borsellino e Pedullˆ alla salerno di Malato. Per lÕascesa di Porta (e Belli) e di altri dialettali nella cultura scolastica, si veda il paragrafo seguente. svolta decisiva hanno impresso lÕedizione critica e quella commentata delle Poesie portiane, procurate da Isella nel cuore degli anni Õ50, in tempi cio� maturi per il recupero di un grande poeta ricco di umori popolari e dotato di tensione sociale e morale (cfr. ad es. Antonio Banfi, Un grande poeta dialettale nella Milano dellÕOttocento, in ÇRinascitaÈ 1954, poi in Scritti letterari, LXXX PORTA_apparati.indd 80 16/03/11 11:41 Roma 1970; eugenio Montale, Le poesie di Carlo Porta (1954) in Id., Il secondo mestiere, Milano 1996). Quel recupero filologico era la premessa indispensabile agli studi, dellÕIsella e di altri, citati nel paragrafo seguente, e che hanno avuto nel convegno per il bicentenario della nascita (1975) un altro momento cruciale. sTUDI COMPLessIVI Quella sotto ricordata di Momigliano (1909) resta a lungo lÕunica monografia, fino alle biografie critiche del Bezzola e dellÕIsella citt. al paragrafo ÒBiografieÓ, se si eccettuano quelle di Henri AurŽas (Carlo Porta, Paris 1959) priva di originalitˆ critica ma utile per far conoscere Porta in Francia, e quella di Paolo Mauri (Carlo Porta a 150 anni dalla morte, in ÇAlmanacco della Famiglia meneghinaÈ, Milano 1972), ben informata ma con i limiti della sua provenienza, da una tesi di laurea. Di Momigliano si vedano dunque: LÕopera di Carlo Porta, Studio compiuto sui versi editi e inediti, Cittˆ di Castello 1909; Goldoni, Porta, Manzoni, Belli, in ÇIl MarzoccoÈ, 25 febbraio 1907, poi in Saggi goldoniani, a cura di Vittore Branca, Firenze 1959; Carlo Porta, Modena 1910, 2a ed. 1923; LÕarte di Carlo Porta, in ÇPegasoÈ, marzo 1929, poi in Introduzione ai poeti, Roma 1946. Con grande sensibilitˆ formale (che innesca la recensione di un critico stilista come ernesto Giacomo Parodi, Il Porta, in ÇIl MarzoccoÈ, 22 agosto 1909, poi in Poeti antichi e moderni. Studi critici, Firenze 1923), Momigliano rivendica lÕappartenenza di Porta, come di altri grandi autori dialettali o aperti alla dialettalitˆ (Belli, Goldoni, Manzoni), alla eletta schiera dei grandi scrittori, a torto sottovalutati per il pregiudizio sulla presunta inferioritˆ del loro strumento espressivo. Il graduale ingresso di Porta nelle storie letterarie, con unÕattenzione adeguata, avviene per tappe. In quelle dÕautore, entra per opera di Attilio Momigliano (Storia della letteratura italiana, Messina 1932), di Francesco Flora (Storia della letteratura italiana, Milano 1940), di Natalino sapegno (Compendio di storia della letteratura italiana, Firenze 1946; ma di sapegno si vedano anche Carlo Porta poeta moderno, in ÇlÕUnitˆÈ, 3 novembre 1946, poi come Profilo di Carlo Porta, in Ritratto di Manzoni e altri saggi, Bari 1961, e La ribellione del Porta, in ÇIl Contemporaneo È, 16 settembre 1954). LXXXI PORTA_apparati.indd 81 16/03/11 11:41 Fra le grandi opere collettive, ricordiamo la Letteratura italiana Marzorati, che ospita un capitolo su Porta di Gabriele Fantuzzi, sia pure relegandolo fra i Minori (III, Milano 1961; di Fantuzzi cfr. anche Carlo Porta, in ÇBelfagorÈ, 1, 1955), e soprattutto i capitoli dedicati a Porta dalle grandi storie letterarie: per mano di Isella, la garzantiana diretta da Cecchi e sapegno (VII, LÕOttocento, Milano 1968: il capitolo deriva dalla pref. allÕed. Ricciardi 1958 e fu rifuso nellÕed. ÒMeridianiÓ 1975); per mano di Maria Teresa Lanza, la laterziana diretta da Muscetta (anche come volumetto a sŽ, Porta e Belli, Bari 1976); di Aldo Borlenghi per la nuova vallardiana diretta da Armando Balduino (LÕOttocento, Milano-Padova 1990, capitolo postumo), di Pietro Gibellini, per la Storia generale della letteratura italiana Motta diretta da Nino Borsellino e Walter Pedullˆ (vol. VIII, Italia romantica, Milano 1999), da Angelo stella per la Storia della Letteratura italiana, salerno diretta da enrico Malato (vol. VII, LÕOttocento, Roma 1998), da Folco Portinari e Ada Novajra per la Storia della civiltˆ letteraria italiana, Utet diretta da Giorgio Barberi squarotti (vol. IV, Il Settecento e il primo Ottocento, Torino 1992). si aggiunga la sezione dedicata a Porta da Gianmarco Gaspari nella Antologia della letteratura italiana einaudi ÒPlŽiadeÓ diretta da Cesare segre e Carlo Ossola (III, Ottocento-Novecento, Torino 1999). Fra le ampie storie-antologie dedicate alla letteratura dialettale si vedano almeno quelle curate da Giacinto spagnoletti e Cesare Vivaldi per i ÒGrandi LibriGarzantiÓ (Poesia dialettale dal Rinascimento a oggi, Milano 1991) e da Franco Brevini per Òi MeridianiÓ Mondadori (Le poesie in dialetto, Milano 1991). Ricordata la notevole monografia miscellanea rappresentata dagli atti del convegno milanese del 1975 (La poesia di Carlo Porta e la tradizione milanese. Atti del convegno di studi organizzato dalla regione Lombardia, Milano 16-18 ottobre 1975, Milano 1976), accenniamo ai saggi introduttivi Òa tutto campoÓ operati nelle Introduzioni alle edizioni portiane. Isella ha il merito di aver ricostruito lo svolgimento della poesia portiana dalle prove giovanili, giˆ appoggiate su una salda tradizione dialettale (Maggi, Balestrieri, Parini), mostrando via via la maturazione, attraverso una sensibilitˆ neopariniana e premanzoniana che, fondendo profonditˆ ideologica e maestria stilistica, approda a una suprema Çmoralitˆ del comicoÈ (come recita il titolo del suo saggio LXXXII PORTA_apparati.indd 82 16/03/11 11:41 nella pi� recente versione). Particolarmente attenta al rapporto fra biografia e cultura, la ricerca di Bezzola (cfr. anche Il Porta e gli ambienti culturali milanesi negli atti La poesia citt.), mentre la Lanza e il Barbarisi seguono con attenzione i rapporti fra lÕopera di Porta e la convulsa vicenda politico-culturale dei decenni fra Rivoluzione e Restaurazione (cfr. anche Gennaro Barbarisi, Il Porta e la societˆ del suo tempo, negli atti La poesia citt.) Nel 2003 Isella ha raccolto i suoi studi in un volume einaudiano che pu˜ considerarsi la principale monografia critica di riferimento: Carlo Porta. CinquantÕanni di lavori in corso (Torino): sullÕattivitˆ del grande studioso di letteratura dialettale si veda la sezione monografica di ÇLetteratura e dialettiÈ, I, 2002, e in particolare Gibellini, CinquantÕanni di studi su Porta. CONTRIBUTI PARTICOLARI sulla cultura di Porta (non un semi-dotto, come i poeti popolari autori delle bosinate, ma neppure un pedante accademico) giˆ intervennero Carlo salvioni, La biblioteca di Carlo Porta, in ÇLa PerseveranzaÈ 29 settembre 1900 e Gabriele Fantuzzi, La biblioteca di Carlo Porta, nella misc. Le biblioteche degli scrittori, Mendrisio 1955. Per la tradizione milanese cui si riallaccia Porta, fondamentali gli studi di Dante Isella, ora raccolti nel volume I Lombardi in rivolta. Da Carlo Maria Maggi a Carlo Emilio Gadda, Torino 1984 in cui, oltre agli studi su importanti antecedenti come Maggi e Lemene, sono espressamente dedicati a Porta i saggi La moralitˆ del comico (giˆ prefazione ai ÒMeridianiÓ), Tecnica portiana (giˆ in La poesia cit.), Porta e Manzoni, Porta in Manzoni (su quel tema si veda giˆ ettore Bonora, Prestiti portiani nei ÇPromessi SposiÈ, in La poesia cit., 1976). Ma per la cultura lombarda che prepara ed eredita Porta, cfr. lÕutile saggio-antologia a cura di Angelo stella, Cesare Repossi e Fabio Pusterla, Lombardia, Brescia 1990 (ÇLetteratura delle regioni dÕItalia. storia e testiÈ) e cfr., giˆ dello stella, Un ÇfiloÈ lombardo: da Bonvesin, al Porta, al Manzoni, negli atti La poesia citt. Assai utile fu la mostra con bibliografia delle opere a stampa della letteratura in lingua milanese (ÇVaron Magg Balestrer Tanz e ParinÈ, a cura di Dante Isella, Biblioteca Nazionale Braidense, Milano 1999) cui � succeduto, ideale prosecuzione legata ad altra mostra braidense, il catalogo Rezipe i rimm del Porta. La let- LXXXIII PORTA_apparati.indd 83 16/03/11 11:41 teratura in dialetto milanese dal Rajberti al Tessa e oltre, a cura di Luca Danzi e Felice Milani, Milano 2010). Porta si colloca su una linea di ricerca stilistica ormai nota come ÇespressionismoÈ: si vedano al riguardo le pagine di Gianfranco Contini (su Faldella e Gadda) poi raccolte in Varianti e altra linguistica, Torino 1970 e Cesare segre, Polemica linguistica ed espressionismo dialettale, in Lingua, stile e societˆ, Milano 1963. Per lo studio (anche) della lingua di Porta, prezioso strumento sono state, prima dellÕera informatica, le Concordanze delle poesie milanesi di Carlo Porta, a cura di silvio Cipriani, Milano-Napoli 1970. Per lÕereditˆ scapigliata e novecentesca di Porta: Renzo Negri, Porta e gli scapigliati, negli atti La poesia citt.; Pietro Gibellini, Ragioni portiane per Delio Tessa, ivi, poi come Porta e Tessa in Id., LÕAdda ha buona voce. Studi di letteratura lombarda dal Sette al Novecento, Roma 1984. Per singoli aspetti o singoli testi: Dante Isella, Di Mylord Porta, Grisostomo e Madamm Bibin, in Çsaggi di Umanesimo cristianoÈ 1951; Cesare Federico Goffis, Struttura e linguaggio de ÇLa PreghieraÈ di Carlo Porta, in ÇLa rassegna della letteratura italianaÈ 1955; Carla Guarisco, Due redazioni de ÇLa preghieraÈ di Carlo Porta, in ÇGiornale storico della letteratura italianaÈ 1957, pp. 339 ss.; Dante Isella, La messa dellÕorefice. Una poesia del Porta e la ÇPropostaÈ del Monti, in Çstudi di filologia italianaÈ 1960; Giovanni Pozzi, Il tema religioso nelle poesie del Porta, negli atti La poesia citt.; sergio Antonielli, Il Parini, il Porta e la poesia milanese, ivi; Felice Milani, Balestrieri e Porta traduttori, ivi; Luigi de Nardis, Carlo Porta nella poesia di Giuseppe Gioachino Belli, ivi (ma un esame pi� diffuso � in Pietro Gibellini, Porta e Belli, in Id., Il coltello e la corona. La poesia del Belli tra filologia e critica, Roma 1979; e cfr. poi Paolo Mauri, Il carnevale della storia: Porta e Belli, in ÇLetture bellianeÈ, 2, 1981 e ancora Gibellini, Belli ÇimitatoreÈ di Porta, in Giuseppe Gioachino Belli ÒmilaneseÓ, a cura di Massimo Colesanti e Franco Onorati, Roma 2009); Albert Maquet, ÇEl sur Carlo milanesÈ nelle testimonianze di Arrigo Beyle ÇmilaneseÈ, negli atti La poesia citt.; Cesare Federico Goffis, La mediazione romantica di Carlo Porta, ivi; Johannes Hoesle, Le nostre difficoltˆ di avvicinare il Porta, ivi; Carla Garello Guarisco, La polemica antifrancese di Carlo Porta, ivi; Giovanni Pozzi e Dante LXXXIV PORTA_apparati.indd 84 16/03/11 11:41 Isella, In onore di Carlo Porta, Bellinzona, Archivio storico Ticinese, 1977; Angelo Marchese, Il realismo morale di Carlo Porta, in ÇHumanitasÈ, 2, 1977; seminario di Italiano, Friburgo [diretto da Giovanni Pozzi], La ÇPreghieraÈ di Carlo Porta, in Una dozzina di analisi di testo, Zurigo 1975 (poi Analisi di testo, Liviana, Padova 1976); Claudio Ciociola, LÕÇoratore delle Grazie È e il ÇfraticelloÈ: prime variazioni (Cicognara, Giordani, Porta), in ÇRivista di letteratura italianaÈ, VI, 3, 1988; Dante Isella, Carlo Porta e il teatro, in ÇIl BelliÈ 2, 1991; Claudio Beretta, Carlo Porta. Fonti letterarie milanesi, italiane, europee, Bellinzona 1994; Pietro Gibellini, La poesia milanese di Carlo Porta, Modena 1994; Claudio Ciociola, Appendice portiana, in Studi in onore di Antonio Piromalli, II, a cura di Toni Iermano e Tommaso scappaticci, Napoli 1994; Paolo Mauri, ÇLa Ninetta del VerzeeÈ di Carlo Porta, in Letteratura italiana diretta da Alberto Asor Rosa, III, Le Opere, Torino 1995; Giuseppe Anceschi, Tra Porta e Manzoni, in Id., ÇLa veritˆ sfacciataÈ. Appunti per una storia dei rapporti fra lingua e dialetti, Firenze 1996; Federica Capo- ferri, LÕoscenitˆ del Porta, in ÇForum ItalicumÈ, 2, 2000; Verina Jones, Dante the popular ÇcantastorieÈ: PortaÕs dialect translation of the ÇComedyÈ, in ÇThe ItalianistÈ, 20, 2000; Pietro Gibellini, I brindisi di Meneghino, in Id., Il calamaio di Dioniso. Il vino nella letteratura italiana moderna, Milano 2001; Id., Carlo Porta e Giuseppe Gioachino Belli smitizatori in dialetto, in Il mito nella letteratura italiana, III, Dal Neoclassicismo al Decadentismo,a cura di Raffaella Bertazzoli, Brescia 2003; Id., Parini e la linea lombarda: Porta, Dossi, Gadda (2001), in Id., Parini: lÕofficina del ÇGiornoÈ, Brescia 2010. P.G. LXXXV PORTA_apparati.indd 85 16/03/11 11:41 PORTA_apparati.indd 86 16/03/11 11:41 Guida alla pronuncia del milanese Adifferenza del grande emulo Giuseppe Gioachino Belli, che per i suoi sonetti cre˜ e adott˜ una grafia diacritica per rendere fedelmente il suono del romanesco, Porta adott˜ una grafia dialettale, in parte ereditata dalla tradizione precedente, che mantiene non poca distanza tra scrittura e pronuncia. Diamo qui alcune istruzioni che possono aiutare lÕesecuzione vocale dei testi. Prenderemo gli esempi soprattutto da questo sonetto: La mia povera nonna la ghÕaveva On vignoeu arent ai Pader Cappuscin: el guardian ghe le benediseva: I soeu fraa ghe beveven mezz el vin. La nonna in del mor“ la me diseva: ÒTe lassi sto vignoeu, el m� Franzeschin; sÕel voeur bev el guardian lassa chÕel beva: Usellin tira a casa el porscellinÓ. Quand ecco tutt a on tratt Napoleon el dˆ ona soppressada ai fratarij. sÕciavo suo, sur vin, la protezion. Credeva de fann p� nanch on boccaa: Inscambi m˜ hoo impienii tucc i vassij, Inscambi hoo bevuu anch quell che dava ai fraa. eppur in sti agn passaa GhÕavarev giugaa el coo che senza lor No scusavem n� nun n� nost signor! LXXXVII PORTA_apparati.indd 87 16/03/11 11:41 ed ecco come andrebbe pronunciato (non uso grafia fonetica, ma pochi accorgimenti: gli accenti acuti e gravi per toniche chiuse e aperte, la dieresi per le turbate, º per sibilante inter- vocalica sonora di ÒroºaÓ, ÒaºinoÓ): non segnalo invece la nasalizzazione (vedi sotto): La mia p˜vera n˜na la ghÕavŽva Un vignš arŽnt ai Pader CapŸsc“n: el guardiˆn ghe le benediºŽva: I sš fraa ghe bevŽven m�º el vin. La n˜na in del mur“ la me diºŽva: ÒTe lˆsi stu vignš, el m� Franzesch“n; sÕel všr bŽv el guardiˆn lˆsa chÕel bŽva: Ÿºel“n tira a caºa el purscel“nÓ. Quand �co tŸt a un trat Napule�n el dˆ una supresˆda ai fratar“i. sÕciˆvo suo, sur vin, la prutezi�n. CredŽva de fan pŸ nanch un bucˆa: Inscˆmbi m˜ uu impien“i tŸc i vas“i, Inscˆmbi uu bevŸŸ anch quel che dava ai fraa. epŸr in sti agn pasˆa GhÕavarŽv giŸgˆa el c�u che sŽnza lur No scŸºˆvem nŽ nŸn nŽ n˜st sign�r! Accento Innanzitutto dove collocare lÕaccento tonico, se nella grafia manca? LÕaccento di solito coincide con la corrispondente voce italiana (facile da identificare se si tiene presente che in milanese di solito cadono le vocali finali diverse dalla a). Porremo dunque nella pronuncia lÕaccento su p˜vera, n˜nna, ghÕavŽva ÒavevaÓ, Pˆder ÒPadriÓ ecc. Vocali Veniamo alle vocali. Il milanese distingue vocali lunghe e bre vi. Quelle lunghe, se sono in fine di parola, Porta le indica con la doppia vocale, per indicare che la voce vi si sofferma di pi�: LXXXVIII PORTA_apparati.indd 88 16/03/11 11:41 troviamo dunque fraa, boccaa, bevuu, impienii, ho, giugaa, coo, passaa. La vocale lunga � anche quella su cui cade lÕaccento tonico. si badi che la vocale lunga non distingue solo il suono, ma spesso anche il significato: dunque fraa ÒfratiÓ � diverso dalla preposizione fra. Cos“ i participi impienii ÒriempitiÓ e giugaa ÒgiocatoÓ si differenziano dagli infiniti impien“ e giugˆ, ÒriempireÓ e ÒgiocareÓ. AllÕinterno della parola invece Porta non suole distinguere le vocali lunghe e brevi. Per regolarci nella pronuncia di vocali toniche dentro la parola, possiamo seguire un metodo pratico: pronunciare lunga ogni vocale seguita da una sola consonante o da n pi� consonante, breve invece quella seguita da due o pi� consonanti. Nel nostro testo avremo perci˜ lunga la e di aveva, arent, e breve la e di quell, mezz; altrove avremo vocali toniche lunghe in pas ÒpaceÓ, fus Òfuso, car ÒcaroÓ e brevi pass Òpasso, passiÓ, fuss ÒfossiÓ, carr ÒcarroÓ. Ma nelle preposizioni articolate (dei, ai, dai, coi, sui) la vocale � breve. Le turbate Rispetto allÕitaliano, il milanese ha due vocali in pi�, dette intermedie o turbate (š, Ÿ). La prima ha un suono che sta fra e ed o come nella parola francese oeuf ÒuovoÓ: la grafia adottata da Porta � la stessa del francese: troviamo dunque nel nostro sonetto vignoeu Òpiccola vignaÓ (diminutivo maschile) da pronunciarsi vignš con lÕaccento sullÕultima, soeu ÒsuoiÓ, voeur ÒvuoleÓ. Queste turbate vanno pronunciate chiuse, come nel francese oeuf, e non aperte come nel francese fleur. si ricordi che la turbata š � solitamente tonica, anche se di rado Porta mette lÕaccento sulla u del trittongo (poe� ÒpoiÓ, ma incoeu ÒoggiÓ). LÕaltra turbata (Ÿ) rappresenta un suono intermedio fra u e i, come nei francesi mur, usage. Porta la designa con una semplice u: in linea di massima si pronunciano turbate tutte le toniche provenienti da u lunga latina e che hanno riscontro nella u della corrispondente voce italiana; si vedano dunque nel nostro caso bevuu, tucc, num. Apertura e chiusura Le vocali e e o possono avere suono chiuso o aperto: oggi si usa spesso lÕaccento grave per i suoni aperti in posizione tonica (�, LXXXIX PORTA_apparati.indd 89 16/03/11 11:41 ˜) e quello acuto per le vocali accentate chiuse (Ž, —): Porta invece, come in genere gli autori del suo tempo, usa solo lÕaccento grave (in qualche raro caso il circonflesso, che sembra caratterizzare lunghezza e chiusura: l™ff ÒlupoÓ, s™ ÒsoleÓ, resgi™ ÒreggitoreÓ, s�t ÒseteÓ, te d�t ÒdˆiÓ; la ž cade quasi solo su Mžs ÒMuseÓ, con suono turbato; ‰ solo in esclamazione e in un caso di ‰l ÒaliÓ; ” non si trova). Come regolarsi, allora? La e e o brevi hanno sempre suono aperto: tali nel nostro sonetto m� ÒmioÓ e m˜ ÒadessoÓ; al contrario le lunghe hanno suono chiuso, come nel nostro sonetto hoo Òio hoÓ e coo ÒcapoÓ, e altrove pee ÒpiediÓ (distinto da p� ÒpiedeÓ, che al singolare ha suono aperto), mee Òmiei, mieÓ, assee Òassai, abbastanzaÓ, andee ÒandateÓ. In genere la e tonica si pronuncia chiusa quando � in sillaba attualmente o in origine aperta (uscente in vocale), mentre � aperta ogni e tonica inclusa in una sillaba chiusa (uscente in consonante), salvo che segua n + consonante, nel qual caso la vocale si pronuncia chiusa. Leggeremo dunque con la Ž chiusa nel nostro testo be-vŽ-ven, di-sŽ-va, bŽ-va, e anche arŽnt ÒaccantoÓ; invece con la aperta m�zz, qu�ll: altrove avremo parole con e tonica chiusa come gesa ÒchiesaÓ, pel ÒpeloÓ, pes ÒpesoÓ, vent ÒventoÓ, invece con la � aperta nebbia, pell ÒpelleÓ, pess ÒpesceÓ. Anche per la o la grafia portiana non ci aiuta a distinguere la ˜ aperta dalla — chiusa, che nella pronuncia, specie oggi, chiude ulteriormente in u (anche se Porta mantiene la grafia italianizzante o): dunque abbiamo Napoleon per lÕocchio ma Napule�n per lÕorecchio. In sillaba atona e e o sono sempre chiuse: avremo dunque chiusa la e di povera, la o di soppresada etc. Porta usa la j nel nostro sonetto in fratarij ÒfraterieÓ e vassij Òrecipienti per vinoÓ, e altrove per quij ÒquelliÓ, mej ÒmeglioÓ, vuj ÒvoglioÓ, quaj coss ÒqualcosaÓ, ma anche allÕinterno di parole, per lo pi� come esito del gruppo palatale gl: battaja, canaja, tajˆ. In tutti i casi la j si pronuncia i come in italiano (il suono della j francese di jeune il milanese, dove � piuttosto raro, lo rende con sg). La u semiconsonantica (quella che precede una vocale restata o caduta) � muta quando si trova in fine di parola: le grafie sangu e cinqu (Òsangue, cinqueÓ) si leggono dunque sangh e cinch. si pronuncia invece quando � dentro la parola (sanguanon!, cinquanta). XC PORTA_apparati.indd 90 16/03/11 11:41 Consonanti Il milanese, come gli altri dialetti settentrionali, non pronuncia le doppie: esse permangono nella grafia, anche in Porta (per attrazione dellÕitaliano). Nel nostro sonetto troviamo dunque nonna, lassi, usellin, tutt, soppressada ecc. che dobbiamo leggere come se trovassimo la forma scempia nona, lasi, uselin, tut, sopresada. In fine di parola, le consonanti sonore (b, d, g, gh, v nonchŽ s e z sonori) prendono il suono della sorda corrispondente (p, t, c, ch, f, nonchŽ s e z sordi); ma stando alla testimonianza del Pavia, negli anni venti del Novecento resistevano alcune finali sonore. Alcuni esempi (grafia > pronuncia): gamb > gamp ÒgambeÓ, quand > quant ÒquandoÓ, genoeugg > genšc ÒginocchiÓ, stomegh > stomech ÒstomacoÓ, bev > bef ÒbereÓ. La c e la g finale hanno suono di c palatale (tucc ÒtuttiÓ, con la c di cielo), mentre ch e gh finali hanno suono gutturale di k (bianch ÒbiancoÓ, figh ficoÓ); dunque distinguiamo secc ÒsecchioÓ da secch ÒseccoÓ. I gruppi sc e sg davanti a e e i rappresentano il suono palatale sordo e sonoro: il primo si legge come nellÕitaliano pesce o scimmia (Cappuscin ÒCappucciniÓ, scimma ÒcimaÓ), il secondo, pi� raro, come la j o la g palatale delle voci francesi jeune e gŽant (pesg ÒpeggioÓ, barbasgiann ÒbarbagianniÓ). Naturalmente se segue consonante o vocale non palatale scriviamo e leggiamo come nellÕitaliano (scusˆ, sgorˆ ÒvolareÓ); e come in lingua si usa la h per pronuncia velare (schivˆ, sghimbiett ÒsgambettoÓ). Il milanese separa talvolta la sibilante dalla palatale, come in sÕciavo, Òciao, addioÓ (che deriva da schiavo in formule di saluto tipo schiavo vostro), o come in sÕgiaffon ÒschiaffoneÓ: in tal caso lÕapostrofo separa la s dalla c o dalla g. La m e la n nasalizzano la vocale precedente come in italiano (anch ÒancheÓ), ma in milanese la nasalizzazione � pi� forte in fine di parola (guardian, vin): il fenomeno ha luogo quando la vocale � seguita da n nella stessa sillaba (quindi can-ta). Le vocali non sono nasalizzate se segue una doppia nn (fann, che va pronunciato fan, non nasalizzato). se la parola termina con vocale tonica e doppia nn o doppia mm, la vocale non nasalizza e ha suono aperto e breve, cfr. qui fann ÒfarneÓ, altrove pann ÒpanniÓ (diverso dal nasale pan ÒpaneÓ). Per indicare suono dentale e non nasale Porta usa le doppie anche allÕinterno delle XCI PORTA_apparati.indd 91 16/03/11 11:41 parole, che vanno peraltro pronunciate scempie (nonna, bonna ÒbuonaÓ). Le desinenze dei verbi in -an(n) e -in(n) hanno suono dentale anche se non recano la doppia. Nei plurali maschili da -oni la vocale � chiusa, anche se il suono � dentale. La s allÕinizio e alla fine di parola � sorda (Signor, dis ÒdiceÓ). AllÕinterno di parola la s sonora ha grafia scempia (benediseva), quella sorda grafia doppia ma da pronunciarsi semplice (lassi ÒlascioÓ). La z si pronuncia oggi per lo pi� come s sorda (mezz, protezion) ma non nelle rare parole dÕorigine dotta (per es. conzett ÒconcettoÓ, rezipe, falsa ricostruzione del recipe latino delle ricette mediche). Al tempo di Porta invece pare che la z si pronunciasse ancora, e la sua assibilazione sarebbe avvenuta solo pi� tardi (cfr. Glauco sanga, Il dialetto di Milano, in ÇRivista italiana di dialettologiaÈ, 23, 1999, pp. 137-64). Naturalmente non mancano le eccezioni, specie per le parole dotte e lˆ dove compare il pastiche italo-milanese con forme civili corrette o deformate. Linguaggi misti non sono rari in Porta, che se ne serve per caratterizzare sociolinguisticamente, mentalmente e moralmente i suoi personaggi: nella pronuncia cÕ� maggior libertˆ interpretativa per il lettore-dicitore, che potrebbe accostarsi pi� o meno alla dizione italiana, e dare a certe parole del discorso di donna Fabia nella Preghiera un colore pi� o meno dialettale (natura come in toscano o con la u turbata del dialetto, devozion o devusi�n ecc.). P.G. XCII PORTA_apparati.indd 92 16/03/11 11:41 Nota al testo Il testo La presente antologia attinge, per la lezione, al testo delle Poesie portiane curate da Dante Isella per Òi MeridianiÓ Mondadori nel 2000, che arricchisce e aggiorna le sue precedenti edizioni critiche e/o commentate menzionate in Bibliografia. Rispetto al corpus portiano reca 63 dei 165 componimenti (pari a ben 7004 versi dei 9737 che formano la raccolta completa). I testi sono stati scelti dai due curatori e ordinati cronologicamente in base alla data certa o presunta della loro composizione (per poesie assegnabili a un arco temporale, la collocazione � stata operata sulla base del terminus post quem). LÕantologia seleziona dunque le prove pi� felici espressivamente o pi� rilevanti culturalmente della produzione di un grande poeta, che comprende per˜ inevitabilmente anche testi minori che si sono sacrificati (quantitativamente, meno del trenta per cento). La silloge consente di seguire meglio la vicenda intellettuale e poetica di Porta nella sua crescita dagli esordi alla maturitˆ, in costante dialogo con il divenire della societˆ nei fervidi e travagliati decenni che vanno dallÕavvento di Napoleone alla Restaurazione: vicenda che Isella illustr˜ da par suo negli scritti saggistici, ma che non emerge dallÕordine dei componimenti della sua edizione. Infatti, Porta non cur˜ personalmente la pubblicazione dei suoi versi, e trascrisse le poesie nei suoi quaderni senza seguire lÕordine di data nŽ altri criteri strutturali ben XCIII PORTA_apparati.indd 93 16/03/11 11:41 definiti: una sequenza osservata dallÕeditore critico per scrupolo filologico, ma di fatto caotica per il lettore. In Appendice abbiamo posto due testi attribuibili a Porta, il giovanile almanacco anonimo concordemente riconosciuto per suo (se ne dˆ solo uno stralcio) e la Prineide stesa da Tommaso Grossi con il probabile ausilio portiano. La traduzione LÕintento che ha guidato la traduzione � stato quello di mantenere una stretta aderenza alla lettera del testo dialettale, indulgendo a calchi lessicali e soprattutto sintattici, anche correndo il rischio che la versione risulti in alcuni punti poco scorrevole. Del resto, eliminare talune peculiaritˆ del milanese di Porta a favore di una migliore leggibilitˆ avrebbe significato scolorire il linguaggio vivace e raffinato del poeta e negare al lettore ignaro del dialetto la possibilitˆ di gustare anche nella versione qualche sapore dellÕoriginale. DovÕera necessario, per conciliare fedeltˆ al lessico della fonte e comprensibilitˆ di termini disusati, siamo ricorsi a sinonimi o perifrasi integrative collocate fra parentesi quadre. I casi nei quali si � frequentemente scelto di non intervenire a normalizzare secondo lÕitaliano o di farlo con mano lieve, sono: a) ellissi: respondeva pesciad, desgarb e slepp, / e tutt sti coss in grazia del m� Pepp (32, vv. 95-96) dove, per ovviare allÕassenza del verbo della seconda frase, si � preferito intervenire con un inserto, rendendo in questo modo: Çe tutte queste cose [accadevano] in grazia del mio Peppe È. Nel caso di del porch fottuu lÕ� el manch che me vegness (47, v. 852) lÕincompletezza del verbo � stata sanata con unÕaggiunta parentetica: Çdel porco fottuto � il meno che mi venisse [detto]È. b) calchi (casi meno frequenti), utili per salvaguardare la mimesi della parlata: che dessadess te insegni la crean- XCIV PORTA_apparati.indd 94 16/03/11 11:41 za! lo si � reso con il letterale Çche ÒadessoadessoÓ ti insegno la creanza!È (57, v. 172); il termine dessadess (hapax in Porta) si sarebbe potuto tradurre con Çsubito subitoÈ ma in questo modo sarebbe stata meno evidente lÕinvenzione portiana. c) modi di dire: anchÕessi sono stati salvati e resi quasi sempre alla lettera, per non perdere la carica felicemente espressiva della frase; � il caso di: per lee seva in cantegora, (47, v. 733) Çper lei ero in cantilenaÈ preferito a Çper lei ero canzonatoÈ, pi� semplice ma meno aderente; lÕespressione hoo tiraa gi� a campann va lˆ che vegn (47, v. 66) si � tradotta Çho tirato gi� a campane [suonato male] alla va lˆ che vengoÈ. d) costrutti tipici del dialetto: lÕespressione Tiret indree del pass (57, v. 171) si � resa ad litteram: ÇTirati indietro dal passoÈ, preferita alla forma pi� comprensibile ÇTogliti dal passoÈ o Çlevati dal passoÈ: il contesto qui aiuta a capire senza bisogno di chiose tra quadre. Nella casistica delle possibili modifiche al dettato originale, rientrano anche anacoluti e pleonasmi, frequentissimi nellÕopera portiana come in tutte le scritture colloquiali o modellate sul parlato; sono fenomeni la cui ricorsivitˆ va tenuta sotto controllo, per evitare il rischio che la traduzione risulti artificiosa o sortisca effetti di involontaria parodia, talvolta fastidiosa. Una scelta delicata tra violazione del milanese e infrazione della grammatica italiana � posta dal pronome personale dativo. Il milanese, come altri dialetti e lÕitaliano popolare, non distingue ÒleÓ, ÒgliÓ nŽ ÒloroÓ (Òa leiÓ, Òa luiÓ, Òa loroÓ) che unifica in ghe (ÒgliÓ); in genere abbiamo scelto di serbare il colore morfologico optando per ÒgliÓ, salvo quando lÕindeterminatezza del pronome potesse creare equivoco, nel qual caso abbiamo seguito la grammatica dellÕitaliano. Le traduzioni a cui abbiamo fatto riferimento sono soprattutto quelle procurate da Dante Isella, dal registro pi� XCV PORTA_apparati.indd 95 16/03/11 11:41 sostenuto, da Carla Guarisco, pi� mimetica e colloquiale e, per i soli poemetti, da Guido Bezzola il cui tono complessivo � intermedio fra le due precedenti. Le note Nella sobria annotazione a pi� di pagina sono state fornite notizie storiche su fatti e personaggi citati nei versi e note linguistiche su espressioni complesse o particolari, a integrazione delle chiose inserite fra quadre nella traduzione. I rimandi intertestuali comprendono il numero progressivo del testo in questa edizione, seguito dal numero del verso o dei versi (es. 47, vv. 800-25). Un conciso cappello iniziale fornisce la data di composizione e la sede della prima pubblicazione di ciascun componimento, delineandone anche telegraficamente il tema. Massimo Migliorati XCVI PORTA_apparati.indd 96 16/03/11 11:41 Poesie ¥ PORTA_testi.indd 1 16/03/11 11:43 PORTA_testi.indd 2 16/03/11 11:43 mio,¥Figlio ¥amatissimo¥ed¥carissimo¥mio¥figliuol¥Giuseppe¥te¥A appo-¥te ¥per ¥libercolo ¥questo ¥dono ¥e¥consagro ¥dedico, ¥�¥mi¥quale¥sul¥e¥pugno,¥proprio ¥mio¥di¥scritto¥stamente verna-¥miei¥deÕ¥parte¥quella¥tutta¥consegnare¥di¥piaciuto raccosta-¥poter¥di¥avvenuto¥�¥mi¥che¥componimenti,¥coli manten-¥viva¥sempre¥(che¥memoria¥della¥collÕaiuto¥sia¥re ¥di¥me¥a¥che¥amici,¥degli¥collÕaiuto¥sia¥dÕessi)¥talun¥di¥ni sta-¥era¥mie¥cose¥delle¥quanto¥ritornarono ¥grado¥buon ¥essi¥in¥pretendo¥non¥Io¥raccolto.¥tempi¥vari¥in¥loro¥da¥to imita-¥poter¥o¥dovere, ¥da¥poesia¥di¥modello¥un¥esibirti ne-¥fui¥che¥ci˜,¥in¥esempio¥esserti¥di¥bens“¥pretendo ¥re; ¥delle¥dallÕamor¥ebbi¥che¥e¥dellÕozio¥tempo¥ogni¥in¥mico ¥altro¥in¥non¥se¥additata,¥modo¥questo¥in¥almeno¥lettere, insi-¥lui¥di¥alle¥sottrarmi¥per¥sicura¥strada¥una¥migliore, fuggirlo.¥e¥die gri-¥erotico¥genere ¥di¥componimenti¥questi¥di¥Alcuni permes-¥avessi¥io¥se¥me,¥di¥contro ¥altamente¥derebbero ¥stato¥fossi¥se¥o¥stampe,¥colle¥pubblicati¥venissero¥che¥so ¥bramava¥chi¥di¥lettura¥alla¥nellÕesporgli¥circospetto¥meno ¥io¥circospezione¥prudente¥Questa¥mie.¥cose¥le¥conoscere ¥mi¥non¥che¥sappi¥e¥mio,¥figliuol¥pure¥te¥a¥raccomando¥la turpi-¥o¥lascivie,¥di¥amor¥genere,¥questo¥tentar¥a¥spinse, ¥soltanto¥brama¥e¥curiositˆ¥ma¥cuore,¥di¥e¥mente¥di¥tudine mo-¥far¥pure¥esso¥poteva¥nostro¥dialetto¥il¥se¥provare¥di ¥credute¥or¥fin¥furono¥che¥veneri;¥quelle¥di¥alcune¥di¥stra 3 PORTA_testi.indd 3 16/03/11 11:43 ac-¥ed¥generali¥pi�¥linguaggi¥di¥patrimonio¥intangibile ¥che¥coltello,¥quellÕappuntato¥fabbricato¥cos“¥io¥Ho¥cetti. ¥fanciullo,¥dellÕinesperto¥mani¥nelle¥affidato¥mal¥sarebbe custo-¥siccome¥gelosia,¥con¥mio,¥figlio¥custodirai,¥lo¥tu¥e ¥dai¥fabbricate¥pericolose¥meno¥non¥armi¥altre ¥le¥diresti Sanchez!¥dai¥e¥Salomoni ¥la¥alzasse¥ipocrita¥accigliato¥qualche¥per˜ ¥tuttavia¥Se liberti-¥Al¥AllÕempio!¥gridasse:¥e¥Padre ¥tuo¥contro ¥voce ¥tuo¥di¥favor¥a¥che¥costui¥a¥francamente¥d“¥lascivo!,¥Al¥no! ¥chÕesso¥opinione,¥pubblica¥la¥giorni¥suoi¥aÕ¥stava¥Padre Princi-¥del¥danaro ¥del¥amministratore ¥intemerato¥un¥fu recla-¥frust[r]aneamente ¥mai¥ha¥operaio¥nessun¥che¥pe: con-¥mai¥fu¥non¥chÕelli¥mercede:¥meritata¥la¥lui¥da¥mata ¥turbato¥mai¥ha¥non¥chÕelli¥talami,¥altrui¥degli¥taminatore ¥adulazioni¥con¥blandito¥ma¥famiglie,¥delle¥santa¥pace¥la orec-¥le¥chiuse¥mai¥potenti,¥deÕ¥lÕambizion¥e¥ribalderie¥le vissu-¥�¥egli¥infine¥che¥e¥indigenza,¥della¥clamori¥ai¥chie lÕin-¥che¥senza¥fratello¥e¥padre¥marito,¥figlio,¥cittadino,¥to ¥percossa¥istante¥un¥mai¥abbia¥legge¥la¥o¥rimorso¥fuggibil sonni.¥suoi¥deÕ¥tranquillitˆ¥la ¥cose¥le¥veritˆ¥con¥lui¥di¥possa¥sÕegli¥poscia¥Chiedigli ¥appieno ¥acquieta ¥si ¥tuo ¥lÕanimo ¥se ¥E¥affermare. ¥stesse ¥questo¥fiamme¥alle¥condanna¥s“,¥che¥risponda¥quandÕesso me-¥la¥ipocrita¥questo¥di¥sullÕonor¥sagrifica¥e¥libro ¥mio ¥un¥in¥caro¥te¥a¥dÕesser¥procurava¥che¥Padre¥un¥di¥moria figli.¥toi¥aÕ¥ancora¥divenirlo¥di¥e¥tempo felice¥Vivi Carlo¥tuo¥Padre¥Il 1815.¥del¥Marzo¥3¥l“¥Milano¥In 4 PORTA_testi.indd 4 16/03/11 11:43 1 sullÕesempioCommedia¥DivinaPorta tradusse alcuni canti della diDomenicoBalestrieri; Liberata¥Gerusalemme dellaversionedella anche se in questÕultima prevaleva lÕintento emulativo, qui invece � preponderante quello parodico. é una delle prime prove dellÕarte portiana ed ebbe una Çimportanza straordinariaÈ (Isella) nella storia formativa del poeta. Composta con ogni probabilitˆ fra il 1804 e il 1805, fu pubblicata per la prima volta nellÕedizione Cherubini. DANTE¥DI¥DALLÕÇINFERNOÈ¥TRADUZIONE Canto I ¥viacc¥gran¥quell¥de¥strada¥mitaa¥A ¥lˆ¥da¥mond¥al¥voeulta¥la¥vun¥a¥femm¥Che ¥affacc,¥scur¥scur¥bosch¥dÕon¥in¥trovaa¥sont¥Me ¥4¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥seguitˆ:¥pod�¥da¥sentee¥on¥Senza ¥scacc,¥vegn“¥a¥senti¥me¥pensagh¥a¥Domˆ ¥retrˆ,¥de¥fazzel¥insc“¥bosch¥on¥lÕ�¥N� ¥ingarbij¥sass,¥spin,¥de¥pien¥vecc,¥Negher, 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥strij.¥di¥barillott¥del¥quell¥n�¥che¥Pesc ¥spavent¥pussee¥casciˆ¥al¥sia¥Quanto rid,¥de¥pocch¥ghÕ�¥mort¥la¥e¥bosch¥el¥tra¥In ¥attent.¥cunti,¥vel¥bon,¥s˜¥el¥anca¥ghÕeva¥Ma 12¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥sid,¥brutt¥quell¥in¥trovamm¥a¥faa¥ComÕabbia Ametˆstradadiquel -¥I¥Canto¥-DANTE¥DI¥DALLÕÇINFERNOÈ¥TRADUZIONE gran viaggio che facciamo uno alla volta al mondo di lˆ, mi sono trovato in un bosco scuro, scuro affatto, senza un sentiero da poter seguire: solo a pensarci mi sento venire paura, nŽ � un bosco tanto facile da ritrarre, nero, vecchio, pieno di spine, sassi, garbugli peggio di quello del ballo delle streghe. | Quanto sia al mettere pi� spavento fra il bosco e la morte cÕ� poco da ridere, ma cÕera anche del buono, ve lo racconto, attenti. Come abbia fatto a trovarmi in quel brutto posto, 5 PORTA_testi.indd 5 16/03/11 11:43 ¥ment:¥in¥tirall¥nanch¥m˜¥savarev¥No ¥polid¥coss¥i¥e¥dormiva,¥e¥andava¥che¥Soo ¥festin¥suj¥in¥fan¥je¥no¥stat¥sto¥In 16¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥ ¥¥viorin.¥de¥sonador¥i¥nanca¥Squas ¥vall¥quella¥de¥coo¥a¥vegnuu¥sont¥quand¥Ma, ¥spaghett,¥tanto¥coeur¥in¥miss¥mÕha¥la¥Che ¥spall¥i¥sora¥che¥mont¥dÕon¥p�¥al¥troeuvi¥Me 20¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥sÕcett¥p�¥del¥dÕor¥farioeu¥on¥ghÕeva¥Elvardall:¥a¥domˆ¥starnudˆ¥fava¥ChÕel pianett¥quell¥de¥ragg¥daj¥formaa¥Farioeu dritt¥menna¥e¥strad¥i¥tucc¥sÕciariss¥Che 24¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥orbitt.¥di¥allÕeccezion¥vivent¥i¥Tucc ¥folon¥el¥poo¥on¥loeugh¥a¥daa¥mÕ�¥Allora ¥nocc¥quella¥in¥coeur¥el¥strasciaa¥mÕeva¥ChÕel ¥magon;¥de¥e¥rottoeuri¥de¥spasem,¥De ¥28¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥locc¥fˆ¥del¥in¥che¥bagaj¥on¥come¥istess¥E 1peston,¥quaj¥on¥o¥tazza,¥ona¥ciapp¥in¥trˆ¥El ¥strocc,¥i¥s�¥toe�¥de¥tant¥e¥tant¥schiva¥el¥E ¥ciera¥ona¥cont¥pˆ¥el¥e¥ciapp¥i¥varda¥ChÕel 32¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥vera,¥par¥ghe¥nol¥strocc¥di¥resparmi¥ChÕel non saprei ora nemmeno ricordarmene: so che andavo e dormivo, e le cose pulite [ben fatte], in questo stato, non le fanno neanche alle veglie [veglie danzanti] i suonatori di violino. | Ma, quando sono arrivato allÕinizio di quella valle che mi ha messo in cuore tanto spaghetto [fifa, spavento], mi trovo al piede dÕun monte che sulle spalle aveva un ferraiolo [mantello a ruota] dÕoro del pi� schietto [il sole], che faceva starnutire soltanto a guardarlo: ferraiolo formato dai raggi di quel pianeta che schiarisce tutte le strade e mena dritto tutti i viventi ad eccezione degli orbi. | Allora mi � cessata un poco lÕansia che mi aveva stracciato il cuore in quella notte di spasimi, di rotture e di magoni; e io stesso, come un ragazzo che nel giocare manda in frantumi una tazza, o un qualche pistone [fiasco], e schiva per un pelo di prendere le botte, che guarda i cocci e il padre con unÕespressione che non gli par vero dÕessere risparmiato, | ¥di¥capacitˆ¥della¥bottiglie¥alle¥dava¥si¥Milano¥a¥che¥nome¥il¥�¥Peston¥1 2).¥v.¥63,¥20;¥2,¥vv.¥37,¥299;¥275,¥vv.¥29,¥(cfr.¥litri¥due¥circa 6 PORTA_testi.indd 6 16/03/11 11:43 ¥pussee,¥fors¥e¥lÕistess,¥m“¥anca¥Stremii ¥vallada¥quella¥bosch,¥quell¥Sbarloggiava ¥campee¥de¥fa¥ghe¥che¥Mort¥alla¥Dove ¥36¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥friccada.¥lÕha¥ghe¥m“¥de¥prima¥Nessunpee,¥in¥stˆ¥de¥stracch¥freguj¥on¥setti¥me¥L“ fiadada¥ona¥dopo¥rampeghi¥poe�¥E pertocca¥me¥che¥moeud¥in¥desert,¥mont¥Sul 40 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥bocca.¥in¥semper¥genoeugg¥on¥tegnimm¥De ¥bricch¥quatter¥de¥s�¥appenna¥che¥l“¥T� ¥pantera¥ona¥faccia¥a¥faccia¥Incontri ¥2barlicch¥come¥ross¥oggiatter¥duu¥cont¥Che ¥44¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥manera¥de¥squadra,¥me¥la¥pee¥a¥coo¥De spicch¥el¥fˆ¥a¥scisger¥on¥per¥staa¥sont¥Che ¥bandera,¥voltand¥pian¥m�¥el¥mont¥a¥trˆ¥De ¥3vott¥de¥doo¥la¥ghe¥besti¥quij¥a¥m“¥Ch� 48¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥casott.¥dÕon¥in¥piazza¥in¥hin¥quand¥Anca ¥mattina,¥de¥lÕeva¥che¥trattandes¥Ma ¥stell,¥quij¥tucc¥con¥s�¥in¥vegneva¥el¥s™¥el¥Che spaventato anchÕio allo stesso modo, e forse di pi�, sbirciavo quel bosco, quella vallata dove alla Morte che gli fa da campiere [sentinella] nessuno prima di me lÕha scampata. L“ mi siedo un attimo, stanco di stare in piedi e poi, dopo aver rifiatato, mi arrampico sul monte deserto, in modo che mi tocca di tenermi sempre un ginocchio in bocca. | Ecco l“ che appena su di quattro balze incontro faccia a faccia una pantera con due occhiacci rossi da berlicche [diavolo tentatore], mi squadra dalla testa ai piedi, in modo che sono stato l“ l“, per un cece [pochissimo], tentato di fare il gesto di mandare a monte il mio piano voltando bandiera, chŽ io a quelle bestie gli sto alla larga anche quando sono in piazza in una baracca. | Ma trattandosi che era di mattina, che il sole sorgeva con tutte quelle stelle, marionet-¥delle ¥teatrino ¥nel ¥diavolo ¥del ¥personaggio ¥il ¥era ¥Barlicch ¥2 ¥41, ¥44; ¥v. ¥40, ¥(cfr. ¥cangiante ¥rosso ¥un ¥di ¥occhi ¥con ¥rappresentato ¥te, 139).¥40,¥vv. ¥di¥battuta¥la¥dare ¥musicale,¥linguaggio¥nel¥significa,¥Daghela de vott ¥3 ti-¥per¥Òassecondare¥traslato,¥per¥cui,¥da¥ampia¥molto¥cio�¥tempi,¥otto ¥dispiacereÓ.¥di¥more 7 PORTA_testi.indd 7 16/03/11 11:43 divina¥dalla¥most¥staa¥hin¥qual¥e¥Tal ¥52 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥cervell,¥in¥soltaa¥ghÕ�¥el¥che¥d“¥primm¥el¥Bontaa ¥marsina¥la¥in¥ghÕeva¥che¥trattandes¥E ¥pell¥per¥pell¥Sia¥4fond,¥de¥pistolott¥On zollagh;¥mej¥lÕ�¥m“),¥de¥intrˆ¥ditt¥(Hoo 56¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥ ¥¥guadagnagh.¥che¥poss¥no¥pell¥a¥va¥la¥Se ¥tanna¥ona¥da¥menter¥sto¥in¥foeura¥Solta ¥pat“¥de¥inscambi¥che¥lion¥quij¥de¥Vun ¥terzanna¥fevera¥la¥olter¥ComÕi ¥60 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥d“:¥i¥tutt¥manginna¥la¥Patissentavanna,¥nol¥quest¥coragg!¥sur¥nocc¥Bona ¥m“.¥de¥contra¥giust¥corra¥chÕel¥par¥el¥E ¥lee¥anch¥lÕaria¥che¥tant,¥corr¥el¥e¥ruggiss¥El 64¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥adree.¥sgariss¥ghe¥la¥f™ff¥gran¥el¥Per ¥maross¥de¥lovessa¥ona¥anch¥Vens gent,¥gran¥della¥gucc¥suj¥viv¥faa¥lÕha¥Che ¥oss,¥i¥cuntagh¥de¥strasida¥Magra, ¥68 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥dent¥suj¥picciuraa¥ghÕeva¥la¥che¥Ma ¥coss.¥tutt¥a¥proppi¥taccass¥de¥petitt¥El ¥spavent¥tant¥miss¥mÕha¥la¥oeucc¥coj¥Costee tali e quali sono state mosse dalla divina bontˆ il primo giorno che gli � saltato in mente, e trattandosi che avevo nella marsina una pistola da fonda, ÇSia pelle per pelle,È (ho detto fra me e me) Ç� meglio dargliele; se va alla pelle non posso che guadagnarciÈ. | Salta fuori in quel mentre da una tana uno di quei leoni che invece di patire come gli altri la febbre terzana patiscono la febbre della fame tutti i giorni: buonanotte signor coraggio! questo non scherza e pare che corra proprio contro [verso] di me. Ruggisce e corre tanto che lÕaria, anche lei, per la gran fifa, gli garrisce dietro. | Venne anche una lupa, per soprammercato, che ha fatto vivere sugli spilli della gran gente, magra, intirizzita da contargli le ossa, ma che aveva pitturata sui denti la voglia di attaccarsi proprio a tutte le cose. Costei con gli occhi mi ha messo tanto spavento nel-¥comodamente ¥pi� ¥stia ¥affinchŽ ¥accorciata, ¥canna ¥con ¥Pistola ¥4 ¥fondina.¥la 8 PORTA_testi.indd 8 16/03/11 11:43 ¥NÕoccorrolter¥subet,¥m“¥de¥tra¥ditt¥hoo¥Che 72¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥¥¥dÕolter.¥porti¥ghj¥no¥inscima¥lˆ¥verz¥I ¥immagonna¥se¥e¥piang¥sospira,¥qual¥Tal ¥pescuzzi¥sossenn¥vanzaa¥ha¥che¥spiosser¥On ¥Ranzonna¥comaa¥la¥incontra¥va¥ghe¥Quand ¥76¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥ ¥¥struzzi;¥i¥tucc¥de¥frutt¥el¥l“¥pientˆ¥fagh¥A ¥bestionna¥stÕultema¥da¥m“¥anch¥Reculaa cruzzi,¥lÕistess¥con¥pocch¥a¥press¥indree¥Dava forn“¥a¥andaa¥sont¥che¥tant¥indree¥daa¥hoo¥E 80¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥d“.¥mezz¥de¥anch¥nocc¥lÕ�¥che¥loeugh¥dÕon¥In ¥figurott,¥on¥compar¥me¥ecco¥Quand ¥5bordoeu,¥de¥scarpada¥vos¥ona¥Cont ¥nagott¥dis¥chÕel¥pezz¥gran¥on¥vess¥per¥Che ¥84¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥ ¥¥6pezzoeu.¥el¥rusgen¥vegnuu¥fors¥GhÕeva ¥bott,¥on¥a¥tutt¥preja¥de¥l“¥restaa¥Sont ¥soeu:¥fatt¥i¥fˆ¥a¥lÕandass¥che¥denanz¥Ma ¥omm,¥on¥o¥onÕombra¥m˜¥siet¥dighi,¥ghe¥Fermet, 88 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥galantomm.¥de¥tratt¥on¥fee¥te¥che¥Juttem, ¥scopazzuu,¥e¥gross¥grand,¥omm¥on¥m“¥anch¥Seva ¥ajbella;¥l“¥lÕ�¥che¥mort¥sont¥ma¥respond,¥El che ho detto tra me subito: ÇNon occorre altro, i piedi lˆ in cima non li porto pi�È. | Tale quale sospira, piange e si fa venire il magone uno spilorcio che ha avanzato molti soldi quando gli va incontro la comare Ranzona [la morte, con la falce fienaia, ranza] a fargli piantar l“ il frutto di tutti gli stenti, rinculavo anchÕio da questÕultima bestiona, andavo indietro pressÕa poco con lo stesso cruccio, e sono andato indietro tanto che sono andato a finire in un luogo che � notte anche a mezzogiorno. | QuandÕecco mi compare un figuro con una voce rotta di fantasma che, per essere da un gran pezzo che non dice nulla, gli era forse venuta ruggine alla lingua. Sono rimasto l“ di pietra tutto a un botto, ma prima che andasse a farsi i fatti suoi: ÇFermati,È gli dico Çsia tu unÕombra o un uomo, aiutami che fai unÕazione da galantuomoÈ. | ÇEro anchÕio un uomo grande, grosso e robustoÈ risponde Çma sono morto che � gran tempo, ¥fanciulliÓ.¥per¥Òspauracchio¥,ÒbefanaÓ¥,ÒstregaÓ¥significa¥Bordoeu¥5 ¥ÒlinguaÓ¥per¥scherzosamente¥qui¥ÒpezzuolaÓ,¥�¥letteralmente¥Pezzoeu¥6 ¥16).¥nota¥24,¥anche¥(cfr. 9 PORTA_testi.indd 9 16/03/11 11:43 ¥duu¥tutt¥Mantovan¥e¥Lombard¥Even ¥92 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥7parentella;¥e¥vitta¥stat,¥daa¥mÕha¥che¥Quij8cazzuu;¥Õl¥man¥in¥francaa¥sÕ�¥el¥d“¥mee¥ai¥Giulli ¥ponzella¥vera¥galantomm¥August¥a¥Sott ¥infamm...¥Dia¥di¥temp¥al¥Romma¥a¥vivuu¥Hoo 96¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥salamm.¥on¥see¥te¥nomm¥el¥fee¥me¥te¥no¥Se ¥bosin¥el¥faa¥chÕhoo¥diroo¥Te¥p�?...¥de¥Voeutt ¥sciall,¥sul¥ma¥poemma,¥on¥scritt¥hoo¥che¥E ¥latin,¥vers¥in¥dÕIlli¥foeugh¥el¥e¥Eneja¥Sora ¥100¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥brusall¥anch¥voreva¥che¥diroo¥te¥Emeneghin.¥in¥faa¥avell¥no¥de¥ghignon¥Per vall¥sta¥in¥indree¥tornˆ¥a¥buj¥on¥traa¥eet¥t“¥Ma montagna¥alla¥inscima¥dÕandˆ¥Inscambi 104¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥cuccagna?¥della¥paes¥ver¥el¥ghÕ�¥Dove ¥Rosari!¥del¥Vergin¥santissima¥Oh ¥fort)¥(esclami¥ditt¥mai¥mÕavarav¥Chi ¥solitari¥e¥brutt¥insc“¥loeugh¥dÕon¥in¥Che ¥108¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥sort!¥sta¥de¥inconter¥on¥fˆ¥de¥Avess ¥pari?¥ghÕha¥no¥che¥scrittor¥Vergilli¥T“ erano lombardi e mantovani tutti e due quelli [i miei genitori] che mi hanno dato stato, vita e parentela; Giulio [Cesare] ai miei giorni sÕera francato in mano il mestolo [era ormai sicuro del potere]; sotto Augusto galantuomo, vera pasta dÕuomo, ho vissuto a Roma al tempo degli dei infami... Se non mi indovini il nome sei un salame. | Vuoi di pi�?... Ti dir˜ che ho fatto il poeta e che ho scritto un poema, ma di lusso, su Enea e il fuoco dÕIlio in versi latini, e ti dir˜ che volevo anche bruciarlo per la rabbia di non averlo fatto in meneghino. Ma tu hai la testa in bollore, da voler tornare indietro da questa valle invece dÕandare in cima alla montagna dovÕ� il vero paese della cuccagna?È | ÇOh santissima Vergine del Rosario! Chi mi avrebbe mai detto (esclamai forte) che in un luogo cos“ brutto e solitario avrei fatto un incontro di questa sorta! Tu, Virgilio, scrittore che non ha pari? Òca-¥,ÒfamigliaÓ¥per¥vale¥qui¥e¥ÒcognomeÓ¥il¥propriamente¥�¥Parentella¥7 1).¥v.¥55,¥50;¥v.¥21,¥(cfr.¥satoÓ an-¥Julio¥sub¥(ÇNacqui¥corrispondente¥dantesco¥verso¥del¥proposito¥A¥8 Nac-¥dire: ¥volesse¥che¥me¥a¥ÇPare ¥Porta:¥annota¥tardiÈ) ¥fosse¥che¥cor ¥politicaÈ.¥carriera¥sua¥della¥decrepitezza¥nella¥era¥Giulio¥quando¥qui 10 PORTA_testi.indd 10 16/03/11 11:43 ¥confort?¥e¥lumm¥onor,¥poetta¥di¥T“ ¥profitt,¥avenn¥possa¥stÕinconter¥de¥Ah 112 ¥¥¥¥¥¥¥¥scritt!¥toeu¥ai¥avuu¥hoo¥che¥lÕamor¥per¥Almanca ¥novizzi¥on¥come¥bass¥coo¥el¥cont¥Despoe� ¥staa¥seet¥te¥T“¥rispettos:¥disi¥Ghe ¥giudizzi,¥del¥con¥scriv¥a¥insegnaa¥mÕha¥che¥Quell ¥116 ¥¥¥¥¥¥¥¥saa!¥de¥sgrizz¥on¥zucca¥in¥ghÕhoo¥se¥t˜¥lÕ�¥E ¥stremizzi¥sto¥de¥liberamm¥el¥anca¥t˜¥Sia ¥straa!¥voltˆ¥a¥tremand¥mÕobblega¥ChÕel ¥spaventa,¥me¥che¥bestion¥quell¥Descasciem 120¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥trenta.¥faa¥tÕee¥che¥deggiˆ¥trentun¥fa¥E ¥posta,¥sta¥de¥lacrem¥trava¥e¥Diseva, Dant,¥m�¥el¥Sent¥respond:¥el¥Vergilli¥Quand ¥battosta¥la¥schivˆ¥de¥straa¥onÕoltra¥GhÕ� ¥124¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥tant;¥noeus¥te¥che¥sit¥sto¥da¥scappˆ¥E ¥apposta¥fada¥par¥la¥che¥straa¥onÕoltra¥GhÕ� ¥tant¥e¥tant¥anch¥mont¥al¥inscima¥andˆ¥Per ¥sbranna¥la¥che¥bestia¥della¥impippass¥E 128¥¥¥¥¥¥ ¥ ¥¥tanna.¥soa¥alla¥arent¥passa¥che¥quij¥Tucc ¥lova,¥della¥maa¥el¥costee¥proppi¥ghÕha¥La ¥nanch¥lÕha¥el¥no¥paccia,¥e¥paccia¥e¥paccia¥E ¥cova,¥la¥in¥va¥ghe¥Õl¥che¥bocca¥in¥pacciˆ¥El ¥132¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥fianch.¥di¥in¥pussee¥semper¥batt¥ghe¥la¥E Tu dei poeti onore, lume e conforto? Ah, da questo incontro possa averne profitto, almeno per lÕamore che ho avuto per i tuoi scritti!È | Ora poi, con il capo basso come un novizio, gli dico rispettoso: ÇTu sei stato colui che mi ha insegnato a scrivere con giudizio, ed � tuo [il merito] se ho in zucca un briciolo di sale! Sia tuo anche [il merito] di liberarmi da questo spavento che mi obbliga tremando a voltare strada! Scacciami quel bestione che mi spaventa, e fa trentuno giˆ che hai fatto trentaÈ. | Dicevo e traevo lacrime grosse cos“, quando Virgilio risponde: ÇSenti, mio Dante, cÕ� unÕaltra strada per schivare la batosta e scappare da questo luogo che ti nuoce tanto; cÕ� unÕaltra strada che pare fatta apposta per andare in cima al monte ugualmente e impipparsene della bestia che sbrana tutti quelli che passano vicino alla sua tana. | Costei ha proprio il male della lupa, che mangia e mangia e mangia, non ha ancora il cibo in bocca che gli va alla coda, che le batte sempre di pi� nei fianchi. 11 PORTA_testi.indd 11 16/03/11 11:43 ¥scrova,¥sta¥con¥cobbien¥se¥besti¥Paricc ¥almanch¥tarda¥se¥cobbiarˆ,¥sÕen¥Pussee ¥m“,¥poe�¥soo¥che¥livree,¥zert¥on¥vegn“¥A 136¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥l“.¥stringalla¥per¥giusta¥ven¥chÕel¥E ¥can¥on¥lÕ�¥no¥e¥Verona,¥de¥can¥on¥lÕ�¥Quest ¥spass.¥a¥mandˆ¥e¥bocca¥in¥oss¥on¥dagh¥Da ¥pan,¥el¥cura¥nol¥onor,¥s˜¥del¥stˆ¥ghe¥Quand 140¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥grass:¥del¥in¥dent¥mojaa¥anca¥fuss¥SÕel ¥Ambrosian¥nost¥quaj¥insc“¥Magara ¥somejass,¥el¥Verona¥de¥can¥sto¥A ¥dess�¥tanto¥ghÕavarav¥nol¥lÕor¥Che 144¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥vert�.¥la¥e¥sapienza¥la¥lÕamor,¥Su ¥tocch¥quell¥salvarˆ¥el¥Italia¥de¥Costuu ¥partendel¥in¥9Eurial¥e¥Nis¥andˆ¥faa¥ChÕha ¥10tarocch,¥de¥tredes¥al¥salud¥on¥fˆ¥A ¥148¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥defendel;¥per¥Camilla11¥e¥Turno¥quant¥Tant ¥pocch¥a¥pocch¥a¥che¥can¥sto¥tant¥farˆ¥el¥E ¥mordendel,¥bojand,¥bestion,¥el¥casciarˆ¥El ¥sghimbiett¥el¥d�¥el¥dove¥de¥lÕinferno¥In 152¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥collett.¥el¥smollaa¥ghÕha¥la¥lÕinvidia¥Quand Parecchie bestie sÕaccoppiano con questa scrofa, pi� altre si accoppieranno, se tarda almeno a venire un certo levriere, che so poi io, che viene giusto per stecchirla l“. | Questo � un cane di Verona, e non � un cane da dargli un osso in bocca e mandarlo a spasso. Quando ci va del suo onore, non [si] cura del pane nemmeno se fosse ammollato nellÕunto: magari qualcuno dei nostri ambrosiani assomigliasse a questo cane di Verona, chŽ lÕoro non avrebbe tanto sopravvento sullÕamore, la sapienza e la virt�. | Costui salverˆ dellÕItalia quel pezzo [Roma] che ha fatto andare Niso ed Eurialo, nel pretenderlo, a fare un saluto al tredici dei tarocchi [la morte], tanto quanto Turno e Camilla nel difenderlo; e questo cane farˆ tanto che a poco a poco caccerˆ il bestione, abbaiando, mordendolo, nellÕinferno da dove se lÕ� svignata quando lÕinvidia ha smollato il collare. | ¥resi¥amicizia,¥fraterna¥da¥legati¥Troia¥di¥profughi¥guerrieri¥Giovani¥9 .EneidenellÕ¥narrato¥dallÕepisodio¥noti morte.¥la¥raffigura¥tarocchi¥dei¥tredici¥Il¥10 ¥Enea.¥di¥avversari¥sono¥Camilla¥che¥Turno¥sia¥,EneideNellÕ¥11 12 PORTA_testi.indd 12 16/03/11 11:43 ¥lizon¥on¥come¥ch“¥stˆ¥che¥puttost¥Ma ¥aria¥in¥castij¥m“¥per¥de¥m“¥fa¥A Ciceron,¥el¥faga¥te¥che¥maa¥manch¥LÕ� ¥svaria:¥me¥intrattant¥che¥e¥compagna,¥te¥Che 156¥¥¥¥¥¥ ¥ ¥Pluton¥de¥cˆ¥a¥menˆ¥vuj¥te¥che¥Ven ¥lÕaria,¥storniss¥che¥vers,¥ziffol,¥sent“¥A missoeulta¥ona¥trist¥anem¥di¥ved�¥a¥E ¥¥voeulta.¥onÕoltra¥mort¥la¥domanden¥Che 160¥¥¥¥¥¥ ¥ ¥quij¥de¥paricc¥vedaree¥tÕen¥poe�¥E ¥sbrotten,¥no¥eppur¥foeugh,¥sul¥ciapp¥i¥ghÕhan¥Che ¥fornij,¥de¥spasem¥quij¥speren¥Perch� ¥164¥¥¥¥¥¥ ¥¥12scamotten;¥ciel¥in¥intant¥voeulta¥per¥poo¥on¥E ¥grij¥di¥coo¥in¥soltass¥te¥poe�¥mai¥Se ¥sgazzotten,¥come¥ved�¥a¥lass�¥DÕandˆ ¥profazza¥bon¥col¥man¥in¥lassaroo¥te¥M“ 168¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥piazza.¥de¥servitor¥bravo¥pussee¥DÕon badia,¥scuccaa¥hoo¥lass�¥dÕandˆ¥m“¥Per ¥bandii¥mÕha¥el¥loeugh¥quell¥de¥Resgi™¥el¥Ch� ¥fudess¥chÕel¥savuu¥mai¥nÕhoo¥Perch� ¥172¥¥¥¥¥¥ ¥¥trii:¥fudess¥chÕel¥temp¥lÕistess¥in¥e¥Unegh¥Dia Ma piuttosto che stare qui come uno sfaccendato a fare da me solo questi castelli in aria, � meno peggio che ti faccia il [da] cicerone, che ti accompagni, e che nel frattempo mi svaghi: vieni che ti voglio condurre a casa di Plutone a sentire fischi, versi, che assordano lÕaria, e a vedere uno sterminio di anime tristi, che domandano la morte unÕaltra volta. | E poi ne vedrai parecchi di quelli che hanno le chiappe sul fuoco, eppure non fiatano perchŽ sperano di finire quegli spasimi, e un poÕ per volta di guadagnare il cielo; se mai poi ti saltassero in testa dei grilli dÕandare lass� a vedere come se la godono, io ti lascer˜ nelle mani, col mio Òbuon pro ti facciaÓ, dÕun pi� bravo servitore della piazza [guida]. | Quanto a me, dÕandare lass�, ho fallito la prova, che il reggitore [sovrano] di quei luoghi mi ha bandito perchŽ non ho mai saputo che fosse Dio unico e, nello stesso tempo, chÕegli fosse tre: si-¥che¥,escamotage¥anche¥cui¥da¥,escamoter¥francese¥dal¥deriva¥Scamotten¥12 ¥132).¥v.¥41,¥(cfr.¥destrezzaÓ¥con¥Òsottrarre¥,sparireÓ¥Òfar¥letteralmente¥gnifica 13 PORTA_testi.indd 13 16/03/11 11:43 ¥bria,¥in¥coss¥tutt¥ten¥el¥lu¥lˆ¥loeugh¥quell¥Da ¥ubbedii,¥lÕ�¥e¥bacchetta¥a¥comanda¥el¥Lˆ ¥cristian¥mond¥de¥tantin¥quell¥beatt¥E 176¥¥¥¥¥¥¥ ¥ ¥¥man.¥in¥carta¥la¥ghÕha¥el¥rivagh¥per¥Che ¥scongiuri¥te¥disi,¥ghe¥insc“,¥lÕ�¥Come cognossuu.¥mai¥tÕee¥no¥che¥Dio¥quell¥Per ¥inguri,¥mal¥de¥loeugh¥sto¥de¥prest¥Levem ¥180¥¥¥¥¥¥ ¥ ¥¥imbattuu,¥pesc¥trist¥quij¥tra¥gi˜¥Menem ¥giuri¥te¥ciel¥in¥voo¥despoe�¥che¥pensand¥Che ¥13cuu:¥el¥tocca¥me¥no¥camisa¥la¥Che ¥adree¥tabacchi¥ghe¥m“¥va,¥El¥¥prest...¥Fa 184¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥pee.¥i¥schisciagh¥no¥per¥curt¥p�¥pass¥Col da quel luogo lˆ tiene tutte le cose in briglia, lˆ comanda a bacchetta ed � obbedito, e beato quel poco di mondo cristiano che per raggiungerlo ha la carta buona in manoÈ. | ÇSe � cos“È gli dico Çti scongiuro per quel dio che non hai mai conosciuto. Levami presto da questo luogo di malaugurio, conducimi gi� tra quei tristi peggio imbattuti, che pensando che poi vado in cielo ti giuro che la camicia non mi tocca il culo [muoio dalla voglia]: fa presto...È Lui va, io gli vado dietro col passo pi� corto per non schiacciargli i piedi. pelleÓ.¥nella¥pi�¥stare¥Ònon¥a¥equivale¥che¥idiomatica¥Espressione¥13 14 PORTA_testi.indd 14 16/03/11 11:43 2 Anche questa trasposizione dei primi cinquanta versi del canto quinto dellÕInferno �, come le altre prove su Dante, da far risalire ai primissimi anni dellÕOttocento: fra il 1804 e il 1807. Qui, in rapporto della fonte, si accentua lo scarto comico. Fu pub-tragicus¥stilusallo blicata per la prima volta nellÕedizione Grossi. DANTE¥DI¥DALLÕÇINFERNOÈ¥TRADUZIONE Canto V ¥1pedrioron¥gran¥sto¥de¥serc¥primm¥Dal ¥segond,¥del¥in¥addrittura¥gi˜¥callaa¥Sont ¥mincion¥di¥ma¥primm,¥del¥strenc¥p�¥lÕ�¥Che ¥4¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥fond.¥in¥giust¥lÕ�¥dellÕasee¥mamma¥La ¥2collaron¥e¥toga¥in¥Minoss¥ghÕ�¥Ch“ ¥mond¥dallÕolter¥ven¥chi¥sentenzia¥el¥Che ¥sova¥part¥la¥per¥ognidun¥manda¥chÕel¥E 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥cova.¥la¥con¥faa¥gest¥de¥furia¥a¥Tutt ¥dÕonÕoggiada¥in¥Minoss¥che¥d“¥m˜¥Vuj ¥meschin,¥quij¥de¥peccaa¥i¥tucc¥ved¥El Dalprimocerchiodi ¥-¥V¥Canto¥-¥DANTE¥DI¥DALLÕÇINFERNOÈ¥TRADUZIONE questo grande imbuto, sono calato gi� addirittura nel secondo, che � pi� stretto del primo, ma dei minchioni la madre dellÕaceto � giusto in fondo [lÕorigine del male � nellÕabisso]. Qui cÕ� Minosse in toga e collarone che sentenzia chi viene dallÕaltro mondo e che manda ognuno nella parte sua, e tutto a furia di gesti con la coda. | Voglio dire che Minosse con unÕocchiata vede tutti i peccati di quei meschini, ¥ÒimbutoÓ.¥,ÒpeveraÓ¥ossia¥pedrioeu¥di¥accrescitivo¥�¥Pedrioron¥1 stof-¥di ¥collare ¥un ¥portavano ¥e¥toga ¥la ¥vestivano ¥dellÕepoca ¥giudici ¥I¥2 ¥v.¥40,¥13;¥nota¥40,¥anche¥(cfr.¥collo¥al¥attorno¥)goriglia¥(mil.¥pieghettata¥fa ¥10).¥v.¥62,¥1;¥v.¥41,¥113; 15 PORTA_testi.indd 15 16/03/11 11:43 ¥stermenada¥cova¥quella¥con¥poe�¥E 12¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥bomborin¥el¥voeult¥tanc¥fassa¥se¥El ¥strada¥de¥mij¥i¥pocch¥a¥press¥a¥hin¥Quant ¥destin,¥s˜¥al¥portass¥per¥fˆ¥de¥ChÕhan ¥s�¥fassa¥se¥chÕel¥voeulta¥ogni¥che¥Tant 16¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥p�.¥de¥mij¥on¥abbass¥dÕandˆ¥tocca¥Ghe ¥strasora¥e¥dÕora¥desgraziaa¥anem¥sti¥De ¥basgioeu,¥on¥semper¥denanz¥nÕha¥ghe¥El ¥quardora,¥el¥trovˆ¥porrav¥nol¥che¥moeud¥In ¥20¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥soeu.¥fatt¥i¥fˆ¥de¥besogn,¥nÕavess¥ghe¥SÕel ¥fora,¥fora¥resposta,¥e¥botta¥l“¥E ¥fasoeu:¥di¥coldera¥gran¥la¥per¥Gi˜ ¥m“¥a¥motria¥in¥guardaa¥lÕha¥Minoss¥quand¥Ma 24 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥insc“:¥dimm¥per¥mestee¥el¥l“¥pienta¥El ¥spass¥magher¥sto¥tolt¥see¥te¥che¥t“¥Oh ¥curiosˆ,¥a¥miseri¥sti¥in¥vegn“¥Da ¥fidass¥tropp¥el¥per¥che¥t˜¥fatt¥el¥Varda ¥28 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥grattˆ.¥de¥rogna¥quistasset¥te¥Nosmargiass!¥Manca¥respond:¥el¥Vergilli¥Ma ¥passˆ;¥lassel¥largh,¥lÕ�¥e¥avert¥lÕ�¥LÕuss ¥nagotta,¥t“¥e¥tutt¥p˜¥el¥manda¥le¥el¥Chi 32 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥rotta.¥lÕha¥chi¥cerca¥no¥e¥tas¥Donca a poi con quella coda sterminata si fascia tante volte lÕombelico quante sono pressÕa poco le miglia di strada che devono fare per portarsi al loro destino, tanto che ogni volta che si fascia su gli tocca dÕandare da basso un miglio di pi�. | Di queste anime disgraziate a qualsiasi ora ne ha davanti sempre uno stuolo, in modo che non potrebbe trovare il quarto dÕora, se ne avesse bisogno, di [per] fare i fatti suoi. E l“ botta e risposta, in fretta e furia, gi� per la gran caldaia dei fagioli [lÕinferno]: ma quando Minosse ha guardato in faccia me pianta l“ il mestiere per dirmi cos“: | ÇOh! te che ti sei preso il magro spasso di venire in queste miserie a curiosare, guarda il fatto tuo, che per troppo fidarsi non guadagni della rogna da grattareÈ. Ma Virgilio risponde: ÇMeno smargiassate! LÕuscio � aperto e grande, lascialo passare; chi lo manda pu˜ tutto e tu niente, dunque taci e non cercare chi lÕha rotta [la porta]È. | 16 PORTA_testi.indd 16 16/03/11 11:43 ¥bulardee:¥el¥davvera¥comenza¥el¥Ch“ ¥orecc!¥i¥passa¥che¥sgarr¥che¥oh¥piang!¥che¥Oh ¥pee,¥i¥pondˆ¥a¥vedegh¥da¥lumm¥ghÕ�¥No ¥36¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥frecc:¥metten¥che¥fracass¥certi¥sent¥Se ¥adree¥giust¥paren¥che¥vent¥de¥Ziffol ¥secc¥a¥collÕacqua¥tempest¥scaregˆ¥A ¥corna¥ai¥sott¥fˆ¥fˆ¥da¥spass¥el¥toeuss¥a¥E 40¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥dÕintorna.¥ghÕhan¥che¥scoeuj¥ai¥e¥mar¥del¥ond¥Ai ¥desmett¥nol¥turben¥dÕon¥dianzer¥Sto ¥dannaa¥anem¥i¥adree¥rotolass¥De ¥polpett¥de¥carna¥come¥Pestandj ¥44¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥inguaa.¥mal¥perzipizzi¥dÕon¥Contramottett¥bell¥che¥sent“¥boeugna¥s“¥Ch“ ¥creaa.¥ha¥i¥che¥Signor¥al¥canten¥Ghe ¥sant¥soeu¥i¥e¥lu¥contra¥robba¥disen¥Ghe 48¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥oltertant.¥d“¥p˜¥ne¥nol¥fiacaree¥on¥Che ¥marcadetta¥vitta¥sta¥a¥che¥ditt¥poe�¥MÕhan ¥quij¥de¥lÕanema¥condannada¥LÕ� ¥3braghetta.¥dalla¥legg¥dˆ¥lassen¥se¥Che ¥52¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥ ¥¥stornij,¥i¥come¥vent¥dal¥boffaa¥van¥Quist Qui comincia davvero il finimondo: oh che piangere! oh che grida che bucano le orecchie! Non cÕ� luce da vedere dove mettere i piedi, si sentono certi fracassi che mettono freddo [i brividi]: spifferi di vento che paiono giusti per scaricare tempesta collÕacqua a secchi e per prendersi lo svago di far cozzare a cornate le onde del mare con gli scogli che hanno intorno. | Questo diavolo dÕun turbine non smette di rotolarsi dietro le anime dannate pestandole come carne da polpette contro un precipizio scheggioso. Qui s“ bisogna sentire che bel mottetto cantano al Signore che le ha create. Gli dicono roba [bestemmie] contro lui e suoi santi che un fiaccheraio [vetturino] non ne pu˜ dire altrettante. | Mi hanno poi detto che a questa vita maledetta � condannata lÕanima di quelli che si lasciano dettare legge dalla braghetta [patta dei pantaloni]. Questi vanno spinti dal vento come gli stornelli, pantalo-¥dei ¥patta ¥dalla ¥ossia ¥,braghettaÓ ¥dalla ¥legge ¥dettare ¥ÒFarsi ¥3 lussuriosi.¥i¥definire¥per¥metafora¥�¥ni, 17 PORTA_testi.indd 17 16/03/11 11:43 scarlighetta,¥della¥e¥slitt¥di¥temp¥Al ¥mij;¥mezz¥on¥tegnen¥e¥tr˜ppa¥in¥van¥Che ¥dent,¥tiragh¥a¥che,¥mucc¥a¥e¥spess¥tant¥hin¥Anzi 56¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥dusent.¥mazzarav¥sÕen¥pocch¥mazzann¥A ¥paragon¥coj¥ancam˜¥lˆ¥toccˆ¥Per ¥gru¥i¥come¥lumenten¥se¥che¥Diroo ¥forcellon¥on¥lÕari¥per¥voland¥fan¥Quand ¥60 ¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥p�;¥forniss¥che¥attacch¥cova¥quella¥Cont ¥consolazion¥la¥speren¥che¥occorr¥N� ¥s�.¥taja¥chÕel¥oppur¥calla¥el¥vent¥el¥Che ¥sperand¥viv¥col¥coss!¥che¥sperˆ¥poe�¥E ¥64 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥rimand.¥forsi¥mor“¥Podaraven.¥¥.¥¥.¥¥.¥¥.¥¥.¥¥.¥¥.¥¥.¥¥.¥¥.¥¥.¥¥.¥¥.¥¥.¥¥. al tempo delle slitte e dello sdrucciolare [inverno], che vanno in truppa [stormo] e occupano mezzo miglio; anzi sono tanto spessi e a mucchi che, a tirargli dentro [a sparare nel mucchio], ad ammazzarne pochi se ne ammazzerebbe duecento. | Per tirare in lˆ ancora con i paragoni dir˜ che si lamentano come le gru quando fanno, volando, per lÕaria un forcellone, con quella coda dietro che non finisce pi�; nŽ occorre che sperino la consolazione che il vento cali oppure che smetta. E poi sperare che cosa! Col vivere sperando potrebbero forse morire rimando. 18 PORTA_testi.indd 18 16/03/11 11:43 3 Anche in questo frammento del canto quinto dellÕInferno, centrato sulla vicenda di Paolo e Francesca, emerge la vena parodica di Porta, la cui Francesca, come � stato giustamente osservato, preannuncia qualche tratto della futura Ninetta. Va collocato anchÕesso intorno agli anni 1804-1807 e vedrˆ la prima stampa nellÕedizione Grossi. ¥spass¥noster¥per¥d“¥bell¥on¥Leggevem ¥Lanzellott;¥de¥amoros¥avventur¥I ¥seccass,¥che¥incomod¥terz¥ghÕeva¥No ¥4¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥biott;¥stˆ¥poduu¥sÕavarav¥d“¥per¥Stoopass¥certi¥a¥legg¥del¥in¥rivand¥E ¥pancott¥de¥faccia¥la¥vegneva¥Ne ¥d“¥a¥come¥incontraven,¥se¥oeucc¥nost¥i¥E 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥t“?¥e¥m“¥anca¥istess¥fˆ¥pomm¥no¥Perch� ¥Paladin¥el¥che¥punt¥al¥vegnuu¥semm¥quand¥Ma ¥bocca¥in¥rid¥el¥Zenevra¥a¥segilla¥El ¥basin,¥di¥sÕciasser¥e¥cald¥p�¥el¥Cont ¥12¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥imbocca¥ne¥me¥Pavol¥m�¥el¥tremant¥Tutt Leggevamo un bel giorno per nostro spasso le avventure amorose di Lancillotto; non cÕera terzo incomodo che seccasse, sto per dire che si sarebbe potuti stare nudi; e arrivando a leggere certi passi ci veniva la faccia da pancotto [pallida] e i nostri occhi si incontravano, come a dire: ÇPerchŽ non possiamo fare lo stesso anche io e te?È. | Ma quando siamo arrivati al punto che il paladino sigilla il riso in bocca a Ginevra con il pi� caldo e stagno [sodo] dei baci, tutto tremante il mio Paolo me ne imbocca 19 PORTA_testi.indd 19 16/03/11 11:43 zoffreghin.¥de¥fa¥ne¥Õl¥che¥compagn¥Vun ¥baltrocca!¥dÕona¥fioeul¥porch,¥liber¥Ah ¥bravo:¥see¥te¥che¥galiott¥gi˜¥Tira 16¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥1sÕciavo!¥e¥segn,¥el¥miss¥ghÕemm¥d“¥quell¥tutt¥Per uno compagno [simile] che ci fa da zolfanello. Ah! libro porco, figlio dÕuna baldracca! tira via galeotto che sei bravo: per tutto quel giorno vi abbiamo messo il segno [non lo abbiamo pi� letto], e ciao! interrom-¥amanti ¥(gli ¥dantesco ¥verso¥del ¥interpretazioni ¥due¥le¥Tra ¥1 Por-¥passione) ¥alla ¥abbandonarsi ¥per ¥o¥uccisi ¥perchŽ ¥lettura ¥la ¥pono seconda.¥la¥per¥opta¥ta 20 PORTA_testi.indd 20 16/03/11 11:43 4 Il testo, che tratta il topos del poeta squattrinato, fu spedito al cugino Baldassarre Maderni in una lettera datata 29 settembre (lÕanno, non indicato, � con ogni probabilitˆ il 1805); lÕoccasione per˜ fu la festa di San Vittore, patrono di Intra, sul lago Maggiore, che cade lÕ8 maggio. Fu pubblicato per la prima volta da Francesco Novati sullÕÇArchivio Storico LombardoÈ, nel 1900. ¥volentera,¥tant¥lagh¥sul¥vegnuu¥Sarev ¥allegria,¥in¥fest¥voster¥sti¥god¥A ¥1capponera¥in¥perfina¥staa¥fuss¥se¥Che 4¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥via.¥vegn“¥par¥tutt¥de¥faa¥Avarev ¥ghÕera,¥la¥part¥mia¥la¥par¥volentaa¥La ¥via:¥spassamm¥par¥nassuu¥giust¥pari¥Ch� ¥manera,¥ghÕ�¥no¥volentaa¥la¥con¥Ma 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥ ¥¥mia.¥mezz¥on¥fˆ¥da¥sold,¥di¥lÕajutt¥Senza ¥bolletta,¥in¥sÕera¥Baldissarin,¥m�¥el¥S“, ¥frega¥in¥stada¥semper¥chÕ�¥Malattia 11¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥poetta.¥el¥fˆ¥de¥spass¥el¥ciappa¥se¥chi¥In Sarei venuto sul lago tanto volentieri, a godere queste vostre feste in allegria, che se fossi stato perfino in capponaia [prigione] avrei fatto di tutto per venire via. | La volontˆ per parte mia cÕera, perchŽ paio proprio nato per spassarmela: ma con la volontˆ non cÕ� maniera, senza lÕaiuto dei soldi, di fare mezzo miglio. | S“, mio [caro] Baldassarino, ero in bolletta, malattia che � sempre stata in fregola in chi si prende lo spasso di fare il poeta. | 85).¥v.¥29,¥(cfr.¥ÒcostrizioneÓ¥,ÒimpedimentoÓ¥per¥vale¥,ÒstiaÓ¥,Capponera 1 21 PORTA_testi.indd 21 16/03/11 11:43 ¥lega¥sta¥de¥sia¥ch�¥de¥pocch¥par¥aben¥E ¥marcadetta,¥deslippa¥sta¥tocca¥Me 14¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥2scortega.¥chi¥che¥ten¥chi¥fa¥tant¥Perch� E, sebbene sia poco [tempo] da che [sono] di questa lega, mi tocca questa scalogna maledetta, perchŽ tanto fa chi tiene quanto chi scortica. va de mezz tanto quell che ten come ¥popolare¥detto¥al¥rimanda¥verso¥Il¥2 ¥sia¥stesse¥le¥sono¥conseguenze¥le¥che¥dire¥per¥usato¥,quell che scortega tanto.¥faccia¥chi¥per¥sia¥poco¥faccia¥chi¥per 22 PORTA_testi.indd 22 16/03/11 11:43 5 La strada del Sempione a cui si allude al verso 8 fu costruita nel 1807, per cui il sonetto � senzÕaltro successivo. Il taglio operato nella montagna per rendere fattibile la strada aveva fatto nascere la credenza che ci˜ causasse pi� frequentemente maltempo. Fu reso pubblico per la prima volta nellÕedizione Cherubini. ¥stagion¥la¥de¥stravaganz¥i¥per¥Quand ¥sbolgirˆ,¥fass¥a¥va¥la¥campagna¥La ¥va¥el¥subet¥zeoc˜¥fedel¥Ogni 4¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥passion.¥fa¥ghe¥chi¥con¥toeussela¥A ¥patron,¥di¥vizzi¥coj¥lÕhan¥ghe¥picch¥I ¥amoreggiˆ,¥tropp¥col¥scrupolos¥I ¥filosofˆ,¥vor�¥col¥1sonaj¥I 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥ ¥¥Sempion,¥del¥strada¥la¥con¥quamquam2¥I Quando per le stravaganze della stagione la campagna va a farsi buggerare [in malora], ogni fedele coglione subito va a prendersela con chi gli fa [muovere la] passione. | I contadini ce lÕhanno con i vizi dei padroni, gli scrupolosi col troppo amoreggiare, i sonagli [sciocchi, coglioni] col voler filosofare, i benpensanti con la strada del Sempione, | ¥191).¥97,¥vv.¥57,¥2;¥v.¥55,¥(cfr.¥ÒcoglioniÓ¥o¥ÒminchioniÓ¥,Sonaj¥1 co-¥ironicamente,¥ossia,¥ÒbenpensantiÓ¥di¥sinonimo¥qui¥�¥Quamquam¥2 dispu-¥nelle¥frequente¥latino,¥termine¥il¥tutto;¥su¥ridire¥da¥han¥che¥loro ca-¥i¥designa¥milanese¥in¥e¥ÒquantunqueÓ¥ÒbenchŽÓ,¥vale¥scolastiche,¥te bastian-contrari.¥e¥villatori 23 PORTA_testi.indd 23 16/03/11 11:43 desquattaa,¥stomegh¥col¥magatton¥I festa,¥in¥avert¥bottegh¥coj¥beatt¥I 11¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥3trascuraa.¥vegili¥coj¥pessee¥I ¥tempesta,¥la¥de¥stremii¥e¥locch¥pret¥i¥E ¥peccaa,¥nost¥ai¥misericordia¥Usand 14¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥resta...¥che¥quell¥con¥chi?...¥con¥savii¥lÕhan,¥Ghe i bacchettoni con lo stomaco scoperto [i seni in vista], i bigotti con le botteghe aperte nei giorni di festa, i pescivendoli con le vigilie trascurate. | E i preti allocchiti e spaventati dalla tempesta, usando misericordia ai nostri peccati, ce lÕhanno, sapete con chi?... con quel che resta... pescivendoli.¥ai¥caro¥era¥prefestivo¥digiuno¥del¥rispetto¥Il¥3 24 PORTA_testi.indd 24 16/03/11 11:43 6 Sonetto probabilmente coevo alle prove di traduzione dantesche ma certo anteriore al 1808, forse ritoccato, secondo Isella, nel 1810; citato spesso in virt� del suo incipit compendioso, � il primo testo in cui Porta prende le difese della cittˆ di Milano. La prima pubblicazione fu nelle Inedite, del Õ26. 1Parin,¥e¥Tanz¥Balestrer,¥Magg,¥Varon, ¥3spallera,¥de¥proppi¥2omenoni¥Cinqu meneghin,¥noster¥lenguagg¥del¥Gloria 4¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥vera.¥fudess¥nol¥insc“¥e¥mort,¥hin¥Jesuss!¥ Varrone, Maggi, Balestrieri, Tanzi e Parini, cinque grandi uomini da spalliera [di prima scelta], gloria del linguaggio nostro meneghino, ahim�! sono morti, e cos“ [magari] non fosse vero. | mi-¥tradizione¥della¥autori¥principali¥i¥nellÕordine,¥ricordati,¥qui¥Sono¥1 ¥detto ¥1610), ¥il ¥dopo ¥-¥ca ¥(1550 ¥Domodossola ¥da ¥Capis ¥Giovanni ¥lanese: Varonmilanesdelalen-¥famosa ¥pi�¥opera¥sua¥della¥titolo ¥dal ¥ÒVarroneÓ mene-¥dialetto¥del¥vocabolario¥di¥sorta¥una¥1606,¥nel¥edita¥,guamilanesa Teren-¥Marco ¥di ¥allÕopera ¥richiama ¥si ¥titolo, ¥dal ¥fin ¥Capis, ¥cui ¥in ¥ghino ¥cui¥drammaturgo,¥e¥poeta¥(1630-1699),¥Maggi¥Maria¥Carlo¥Varrone;¥zio ¥,Ilfalsofilosofo¥,IconsiglidiMeneghino ¥commedie¥le ¥lÕaltro,¥fra¥devono,¥si ma-¥divenuta¥poi¥figura,¥la¥introdusse¥cui¥con¥IlConcorsodeÕMeneghini ¥Balestrieri ¥Domenico ¥17); ¥v. ¥42.12, ¥(cfr. ¥Meneghino ¥di ¥popolare, ¥schera ¥poesie,¥eleganti¥di¥autore¥fecondo¥e¥Trasformati¥dei¥accademico¥(1714-1780) ¥in¥versione¥la¥per¥anche¥ricorda¥si¥,Rimemilanesi¥postume¥nelle¥raccolte ¥Tanzi¥AntonioCarlÕ¥17);¥v.¥42.12,¥(cfr.¥GerusalemmeLiberata¥della¥dialetto ¥ne¥che¥Parini,¥di¥amico¥e¥Trasformato¥accademico¥anchÕegli¥(1710-1762), Pa-¥Giuseppe¥18);¥v.¥42.12,¥(cfr.¥poeticoÓ¥e¥etico¥Òfuoco¥il¥morte¥in¥elogi˜ ¥lÕuso ¥Trasformati, ¥amici ¥gli ¥con ¥difese, ¥poeta ¥celebre ¥il ¥(1729-1799), ¥rini ¥Bandiera¥e¥Branda¥puristi¥i¥contro¥polemiche¥nelle¥milanese¥dialetto¥del 25).¥v.¥42.12,¥(cfr.¥dialetto¥in¥liriche¥brevi¥cinque¥stesso¥egli¥compose¥e ¥qui¥ma¥figurato,¥senso¥in¥anche¥grandiÓ,¥Òuomini¥significa¥Omenoni¥2 ¥di¥giganti¥muscolosi¥i¥ÒtelamoniÓ,¥ai¥riferimento¥il¥estraneo¥sarˆ¥non abit˜.¥Porta¥dove¥Omenoni¥degli¥Palazzo¥di¥pietra 114).¥v.¥44,¥240;¥v.¥37,¥(cfr.¥vistaÓ¥in¥mettere¥Òda¥ÒsceltiÓ,¥,De spallera¥3 25 PORTA_testi.indd 25 16/03/11 11:43 ¥stoppin¥tanc¥de¥torcionn¥sti¥mort¥sÕhin¥Ma brera,¥fornii¥chÕemm¥d“¥p˜¥se¥quest¥per¥Nanch lanternin¥de¥fior¥on¥pizz¥anm˜¥GhÕemm 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥minera.¥de¥veder¥i¥e¥reverber¥Coj ¥Domenican,¥4Garion,¥Pader¥on¥GhÕemm ¥apposta¥daa¥lÕha¥ne¥Signor¥chÕel¥vivent¥Viv 11¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥ ¥¥Milan;¥de¥gloria¥la¥conservˆ¥Per ¥omm¥brav¥sto¥con¥meneghitt¥nun¥Insc“ ¥nosta:¥cˆ¥in¥tutt¥maravej¥sett¥i¥GhÕemm 14¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥Domm.¥el¥sett¥e¥ses,¥che¥lu¥cinqu,¥primm¥I Ma se sono morti questi torcioni [lumiere] di tante luci, non per questo si pu˜ dire che abbiamo chiuso Brera, abbiamo ancora acceso un fior di lanternino con riverberi e vetri di miniera [pregiati, di mica]. | Abbiamo un padre Garioni, domenicano, vivo e vegeto, che il Signore ce lÕha dato apposta per conservare la gloria di Milano; | cos“ noi meneghini con questo bravÕuomo abbiamo tutte e sette le meraviglie in casa nostra: le prime cinque, lui che fa sei, e sette il Duomo. notissi-¥milanese ¥vernacolo ¥poeta¥Garioni,¥Alessandro ¥D.¥padre¥ÇIl ¥4 ¥suo¥il¥per¥e¥Omero¥di¥Batracomiomachia¥della¥traduzione¥sua¥la¥per¥mo (Porta).¥ÈIl Tobia¥poema 26 PORTA_testi.indd 26 16/03/11 11:43 7 Anche questo piccante divertissement, prossimo allo spirito gnomi- co-scherzoso del giovanile almanacco, ha una datazione molto alta, il 1808, come propone Salvioni, benchŽ se ne abbia notizia in una lettera del 1819. Apparve per la prima volta nellÕedizione luganese. ¥capazz¥sont¥no¥1Ghittin:¥N˜ ¥franca.¥pur¥stˆ¥n˜,¥traditt:¥De ¥mazz¥a¥insemma¥minga¥Mettem 4¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥sÕcianca.¥i¥cont¥e¥gingitt¥Coj ¥ ¥sicuri,¥tÕel¥dighi,¥che¥Quell ¥men...¥n�¥p�¥n�¥sarˆ¥El ¥giuri¥te¥dammela...¥sciˆ...¥Ven 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥ben...¥pussee¥anch¥vorett¥De ¥Perch�¥Ghittin!...¥t“...¥Cara ¥trebullˆ...?¥tant¥fet¥me¥Te ¥pias�?...¥sto¥damm¥nanch¥voeu¥Te 12¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥ ¥¥penˆ!...¥famm¥de¥spass¥bell¥Che ¥tettinn!¥che¥Dio...!¥Di...¥Oh ¥Ghittin...¥lassa...¥quist...¥Almanch No Ghittina: non sono capace di tradirti: no, stai pur certa. Non mettermi insieme a mazzo con i gingilli [vagheggini] e coi bellimbusti. | Quello che dico, te lÕassicuro, lo sarˆ, nŽ pi� nŽ meno... vieni qui... dammela... ti giuro di volerti anche pi� bene... | Cara te... Ghittina!... PerchŽ mi fai tanto tribolare...? Non vuoi neanche darmi questo piacere?... che bello spasso farmi penare!... | Oh Di... Dio...! che tettine! Almeno queste... lascia... Ghittina... Margherita.¥di¥Diminutivo¥1 27 PORTA_testi.indd 27 16/03/11 11:43 ¥moresinn...¥bianch...¥bej...¥ComÕhin 16¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥basin;¥on¥s�¥fagh¥almanch¥Lassa ¥guarnaj?¥Perch�¥Signor!...¥Oh fee?...¥te¥come¥l“¥Vedet mai?¥voeu¥te¥Chi¥frecass...!¥On 20¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥pee.¥coj¥m“¥sont¥insc“:¥Giust ¥sicura...¥pur¥stˆ¥nessun...¥Ven ¥vin:¥al¥adree¥LÕ�¥Geltruda?...¥La ¥cura,¥la¥a¥andaa¥LÕ�¥Giovann?...¥Don 24¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥ ¥¥2cardeghin.¥al¥LÕ�¥Tognoeu?... ¥El ¥man...¥quij¥gi˜¥ten¥t“,¥Cara ¥tocca...¥che¥lassa¥ben!¥m�¥el¥Ah ¥pian...¥foo¥varda...¥sciscion...¥On 28¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥bocca...¥in¥poo¥on¥domˆ¥borin...¥Sto ¥lassa...¥dammela...¥p�!¥poss¥en¥Ah! ¥pesseghi...¥fidet...¥cuu!...¥bel¥Che ¥cassa...¥sta¥su¥ch“...¥tas...¥Pondet... 32¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥ ¥¥preghi...¥te¥slarga...¥fˆ...¥Lassem ¥Signori...!¥Cristo!...¥gust!...¥che¥Ah ¥fort...¥dagh¥calca...¥streng...¥daj...¥Toeu... come sono belle... bianche... morbide... lascia almeno [che ci] faccia su un bacino; | Oh Signore!... PerchŽ coprirle? Vedi come fai?... Un fracasso...! Che vuoi mai? Proprio cos“: sono io con i piedi. | Non viene nessuno... staÕ pur sicura... la Geltrude?... é indaffarata al vino: don Giovanni?... é andato alla curia, il Tonino?... é alla seggetta. | Cara te, tieni gi� quelle mani... Ah il mio bene! lascia che tocchi... un succhiotto... guarda... faccio piano... questo capezzolo... solo un poÕ in bocca... | Ah! non ne posso pi�! dammela... lascia... Che bel culo!... fidati... faccio in fretta... appoggiati... taci... qui... su questa cassa... lasciami fare... allarga... ti prego... | Ah che gusto!... Cristo!... Signori...! ToÕ... dagli... stringi... calca... dagli forte... ¥in ¥seggiolone ¥moderno ¥del ¥lÕantesignano ¥�¥)cardeghin(¥seggetta ¥La ¥2 ¥cui ¥da ¥e¥corporali, ¥funzioni ¥loro ¥le¥per ¥anche ¥bimbi, ¥i¥mettono ¥si ¥cui muovere.¥possono¥si¥non 28 PORTA_testi.indd 28 16/03/11 11:43 ¥sbori...¥toeu...¥LÕanima!¥o...¥Di...¥Off! 36¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥mort!¥sont¥Ghittin...¥Ghi...¥Ghi... ¥Ah ¥via¥corri¥Ghitta...¥SÕciavo ¥Giovann...¥don¥mai¥voeult¥di¥Che Affar faa, bon d“ sciuria! 40¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥3LÕhii capida i mee tosann? Off! Di... o... LÕanima! toÕ... eiaculo... Ah Ghi... Ghi... Ghittina... sono morto! | ¥Affare CiaoGhitta...corroviachedellevoltemai[capitasse]donGiovanni... ragazze?¥care¥mie¥capita¥LÕavete¥Signoria!¥buond“¥fatto, ¥la ¥esplicitamente ¥dichiara ¥si ¥cui ¥in ¥distico ¥un ¥con ¥termina ¥testo ¥Il ¥3 canzone.¥della¥morale 29 PORTA_testi.indd 29 16/03/11 11:43 8 Sonetto databile con buona approssimazione, secondo Isella, al 1809 e che costituisce uno dei primi testi in difesa della cittˆ di Milano. Apparve per la prima volta nellÕedizione Cherubini. ¥lu,¥dis¥chÕel¥quell¥fors¥vera¥sarˆ¥El ¥ingossa,¥mett¥che¥paes¥on¥lÕ�¥Milan¥Che ¥grossa,¥umeda,¥malsana,¥lÕ�¥lÕaria¥Che 4¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥turlur�.¥semm¥Milanes¥nun¥che¥E ¥Mons�¥sur¥m�¥el¥per˜¥Impunemanch ¥cossa,¥dÕona¥osservi¥che¥ann¥tredes¥Hin ¥fossa¥sta¥in¥ch“¥pienten¥sciori¥lor¥quand¥Che 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥p�.¥spienten¥i¥no¥verz¥benedetti¥Quij ¥question,¥sta¥mej¥alla¥ressolv¥Per ¥men¥de¥poss¥no¥ma¥scusa,¥chÕel¥Mons� 11¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥paragon.¥on¥a¥addattass¥a¥pregall ¥Che ¥stobbia,¥de¥semper¥mantegnuu¥asen¥On ¥fen¥e¥fava¥e¥biava¥mangiˆ¥a¥riva¥SÕel 14¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥grobbia.¥la¥in¥fina¥scalzad¥gi˜¥tira¥El Sarˆ vero forse quel che dice lei, che Milano � un paese che mette angoscia, che lÕaria � malsana, umida, grossa e che noi milanesi siamo babbei. | Tuttavia, mio caro signor Mons�, sono tredici anni che osservo una cosa: che quando lor signori piantano qui in questa fossa quelle benedette verze [i piedi], non le spiantano pi�. | Per risolvere alla meglio questa questione, Mons� mi scusi, ma non posso da meno che pregarlo di adattarsi a un paragone. | Un asino mantenuto sempre a fieno magro, se arriva a mangiare biada e fave e fieno, tira gi� scalzando perfino la greppia. 30 PORTA_testi.indd 30 16/03/11 11:43 9 Indovinello giocato sul doppio senso (lÕorifizio � quello di un salvadanaio). Porta, in una nota, ricorda che i primi quattro versi erano scritti sul banco del caff� Albanelli, per Çliberarsi delle seccature della padronaÈ, e sono probabilmente anteriori al 1810; i restanti sono sicuramente posteriori al 1815. Fu pubblicato per la prima volta nellÕedizione luganese. ¥venter¥el¥aria¥in¥cont¥e¥avert¥boeucc¥Col ¥coss.¥quaj¥specciˆ¥a¥ch“¥Sont ¥denter,¥mettimel¥Sciori ¥gross.¥lÕ�¥p�¥con¥gust¥pussee¥GhÕavaroo ¥5¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥prest¥ben¥impregnamm¥a¥rivassev¥poe�¥Sefest¥i¥passa¥che¥Prima ¥lassen¥memoria¥quanta¥VÕaccorgiarii ¥benefizzi;¥voster¥I ¥servizzi¥certi¥fˆ¥de¥pont¥in¥che¥s“¥E 10¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥regordassen. ¥che¥regordˆ¥fˆ ¥mej¥LÕ� Col buco aperto e con in aria il ventre sono qui ad aspettare qualcosa. Signori mettetemelo dentro, avr˜ pi� gusto con pi� � grosso. Se poi arrivaste a impregnarmi ben presto, prima che passino le feste, vi accorgerete quanta memoria lasciano i vostri benefici; e s“ che, in quanto a certi servizi, � meglio far ricordare che ricordarsene. 31 PORTA_testi.indd 31 16/03/11 11:43 10 LÕepigramma morde con grazia settecentesca le ingiustizie sociali. Pubblicato nellÕedizione Cherubini, Isella propende per una data di composizione alta, compresa fra il 1805 e il 1810, periodo in cui lÕinfluenza dellÕopera di Balestrieri era ancora sensibile. MARCHESA¥SCIORA¥DÕONA¥CAN¥ON¥PER¥EPITAFFI ¥grassa¥la¥in¥negaa¥mort¥lÕ�¥che¥can¥on¥ghÕ�¥Ch“ ¥boccon.¥bon¥di¥pacciˆ¥de¥furia¥A ¥bon¥de¥tegniv¥passee¥che¥Poveritt 4¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥1sullÕassa.¥p�¥mai¥vee¥no¥maa¥sto¥de¥Che Qui cÕ� un cane MARCHESA¥SIGNORA ¥DÕUNA¥CANE¥UN¥PER¥EPITAFFIO che � morto annegato nellÕunto a furia di mangiare dei buoni bocconi. Poveretti che passate, tenete per buono che di questo male non andrete mai pi� sullÕasse [morirete]. ¥chiusi¥essere¥di¥prima¥tempo,¥del¥consuetudine¥la¥secondo¥defunti,¥I¥1 mante-¥inerte¥corpo¥il¥affinchŽ¥unÕasse,¥su¥composti¥erano¥bara¥nella dignitosa.¥posizione¥una¥nesse 32 PORTA_testi.indd 32 16/03/11 11:43 11 Rifacimento, in forma di sonetto, di un tema giˆ affrontato da Balestrieri, nel solco bernesco, ma che Porta colora con toni epici. Probabilmente composto nel 1810, apparve per la prima volta nellÕedizione Cherubini. ¥tavan,¥pee,¥cent¥bordocch,¥pures,¥Scimes, ¥galavron,¥vesp,¥pappatas,¥mosch,¥Camol, ¥scorpion,¥vermen,¥scigad,¥zanzar,¥Formigh, 4¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥lontan.¥pocch¥lÕ�¥lÕestaa¥che¥Consolev ¥badan!¥pover¥bestiolitt!¥Pover ¥patron,¥sii¥che¥secchenn,¥sciscienn,¥Mordinn, ¥muson,¥sul¥in¥pitanz,¥suj¥in¥Caghenn 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥gran.¥el¥carna,¥la¥frutt,¥i¥pagn,¥i¥Cribbienn ¥bestiolitt,¥car¥pias,¥ve¥che¥quell¥pur¥Fee ¥meret¥vost¥i¥per¥fˆ¥possem¥che¥manch¥el¥Ch� 11¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥petitt. ¥i¥tutt¥scoeud¥lassav¥de¥quell¥LÕ� ¥taj¥a¥vegniss¥ve¥magara¥Insc“ ¥1preteret¥del¥in¥dÕinverna¥quarter¥a¥andˆ¥De 14 ¥¥regaj.¥soeu¥coj¥lÕestaa¥loda¥chi¥De Cimici, pulci, scarafaggi, millepiedi, tafani, tarme, mosche, pappataci, vespe, calabroni, formiche, zanzare, cicale, vermi, scorpioni, consolatevi che lÕestate � poco lontana. | Povere bestioline! Poveri innocenti! Mordeteci, succhiate- ci, seccateci, che siete padroni, cagateci sulle pietanze, sul muso, crivellateci i panni, i frutti, la carne, il grano. | Fate pure quello che vi piace, care bestioline, che il meno che possiamo fare per i vostri meriti � di lasciarvi soddisfare tutti gli appetiti. | Cos“ magari vi verrˆ a genio di andare a quartiere dÕinverno [svernare] nel culo di chi loda lÕestate con i suoi regali. lin-¥in ¥anche ¥era ¥decenza), ¥(per ¥ÒomessoÓ ¥,ÒpreteritoÓ ¥ossia ¥,Preteret ¥1 246).¥v.¥62,¥(cfr.¥ÒculoÓ¥di¥sinonimo¥gua 33 PORTA_testi.indd 33 16/03/11 11:43 12 Composto in occasione delle nozze di Napoleone Bonaparte con Maria Luisa dÕAustria (celebrate il primo aprile del 1810), sul modello del Redi, fu portato a termine nei giorni suc-Toscana ¥in¥Baccodel cessivi allÕevento, tra la fine di aprile e lÕinizio di maggio, quindi subito pubblicato presso Destefanis a Milano. Come testimoniano alcune lettere, Porta si avvalse dei consigli di Giuseppe Bossi, noto pittore e letterato, amico personale del poeta, per il quale, in difesa, compose il testo contro lÕex abate Verri, reo di aver criticato alcune sue opere, e lÕepicedio per commemorarne la morte. Bossi, a sua volta, aveva consultato lÕamico per la composizione dellÕAdress. Pi� tardi Porta, in una nota, spieg˜ di aver scritto non per un suggerimento altrui, nŽ per opportunismo nŽ per motivi di lucro (il testo veniva distribuito gratuitamente), ma di esser stato mosso dalla sincera ammirazione per un uomo che, in quel momento storico, alimentava ambizioni di pace. Col tempo lÕentusiasmo per Napoleone si smorzerˆ e Porta affiderˆ ancora a Meneghino un Brindes per il ritorno degli austriaci, avviando il genere ditirambico ai temi politici in cui sarˆ sviluppato nellÕOttocento. ¥¥DITIRAMB¥ALLÕOSTARIA.¥MENEGHIN¥DE¥BRINDES ¥ ¥ ¥NAPOLEON¥LÕIMPERATOR¥S.M.¥DE¥MATRIMONNI¥EL¥PER DÕAUSTRIA¥ARZIDUCCHESSA¥I.R.¥LUISA¥MARIA¥CON ¥1Meneghin¥per¥Ð¥vin¥del¥Sciˆ ¥onor¥fass¥de¥Ð¥moment¥Õl¥Ch� ¥IL ¥PER ¥DITIRAMBO ¥ALLÕOSTERIA. ¥MENEGHINO ¥DI ¥BRINDISI ¥LÕIMPERATORE ¥MAESTË ¥SUA ¥DI ¥MATRIMONIO NAPOLEO DÕAU-¥ARCIDUCHESSA ¥REGIA ¥IMPERIAL ¥LUISA ¥MARIA ¥CON ¥NE STRIA Qua del vino per Meneghino, che il momento di farsi onore ¥commedie ¥dalle ¥nota ¥resa ¥arguto ¥servitore ¥del ¥popolare ¥Maschera ¥1 ¥ogni¥con¥deriva¥Meneghino¥nome¥il¥Maggi;¥Maria¥Carlo¥di¥dialettali 34 PORTA_testi.indd 34 16/03/11 11:43 ¥foeura.¥soltaa¥lÕ�¥Ð¥Finalment ¥2resgi™,¥nost¥El¥Ð¥Cattaloeura! 5¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥ ¥¥lÕImperator,¥pˆ,¥nost¥El ¥vin,¥del¥Sciˆ¥sposa!¥se¥El gl™.¥gl™¥fˆ¥da¥temp¥lÕ�¥Ch� ¥sidell¥on¥trincammen¥Vuj ¥¥¥¥¥ ¥3Perell:¥el¥ghÕha¥che¥bon¥p�¥Del ¥10¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥cervell¥m�¥dal¥rimm¥i¥che¥Vuj ¥most¥el¥come¥foeura¥Sbilzen ¥spinna¥Dalla tinna.¥DÕona ¥4Pegasee¥el¥beva¥se¥ChÕel ¥¥¥¥¥ ¥15¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥ ¥¥dÕElicona:¥lÕacqua¥Tutta ¥pee¥s˜¥di¥miracol¥Sto ¥sciatt:¥e¥rann¥goden¥sel¥Che ¥bona,¥lÕ�¥se¥lÕacqua,¥m“¥Per piatt.¥i¥lavˆ¥per¥domˆ¥LÕ� ¥20¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥ciall,¥e¥fatt¥liqued¥sto¥De¥¥¥¥¥ finalmente � saltato fuori. Caspita! Il nostro reggitore [sovrano], il nostro padre, lÕimperatore, si sposa! Qua del vino, che � tempo di far glu glu. | Voglio trincarmene un secchio del pi� buono che ha il Perelli: voglio che le rime dal mio cervello sprizzino fuori come il mosto dalla spina di un tino. | Che se la beva Pegaso tutta lÕacqua dÕElicona: questo miracolo dei suoi piedi che se lo godano rane e rospi; per me lÕacqua, se � buona, lo � soltanto per lavare i piatti. | Di questo liquido insipido e sciocco, as-¥nobili¥i¥cui¥in¥settimana¥della¥giorno¥il¥,ÒdomenicaÓ¥da¥probabilitˆ ¥Il ¥balli. ¥e¥feste ¥di ¥occasione ¥in ¥servitori ¥alcuni ¥giornata ¥a¥sumevano quin-¥Balestrieri, ¥Domenico¥di ¥opere¥nelle¥ripreso ¥poi¥�¥personaggio Çmila-¥di¥sinonimo¥diventato¥�¥ÒmeneghinoÓ¥LÕaggettivo¥Porta.¥da¥di ¥popolaresca.¥sfumatura¥con¥neseÈ, conta-¥famiglie¥nelle¥indica,¥si¥cui¥con¥nome¥il¥�¥ÒreggitoreÓ,¥ossia¥,Resgi™¥2 ¥stesso¥Lo¥5).¥v.¥50,¥303;¥289,¥184,¥65,¥vv.¥37,¥170;¥v.¥1,¥(cfr.¥paterfamilias¥il¥dine, ¥femminile.¥il¥�¥cui¥di¥155),¥v.¥37,¥(cfr. Resgi™ra¥per¥155),¥(v.¥avanti¥pi�¥dicasi, ¥114).¥7,¥vv.¥37,¥(cfr.¥dellÕepoca¥milanese¥oste¥Noto¥3 ¥zoccolo¥di¥colpo¥un¥con¥Elicona,¥monte¥sul¥che,¥alato¥cavallo¥Mitico¥4 ¥poetica.¥dellÕispirazione¥simbolo¥Ippocrene,¥di¥fonte¥la¥sgorgare¥fece 35 PORTA_testi.indd 35 16/03/11 11:43 fall,¥in¥beva¥en¥che¥gott¥on¥Domˆ ¥floss¥el¥va¥Me ¥oss,¥di¥in¥Fina ¥brasc,¥i¥donda¥me¥coo,¥el¥5stondera¥a¥va¥Me 25 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥strasc.¥de¥omm¥on¥pari¥che¥gamb¥i¥adree¥Ruzzi ¥caraffa¥ona¥inscambi¥m˜¥Quand ¥¥¥¥¥ ¥6ciavetta,¥della¥boffann¥Poss ¥7staffa,¥della¥scabbi¥del¥O stacchetta,¥la¥subet¥Passi ¥30¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥poetta,¥m“¥anch¥senti¥me¥Evia¥via,¥via,¥voo¥E ¥mia.¥di¥lontan¥cervell¥Col ch“¥portee¥donca,¥Alto ¥¥¥¥¥ ¥Meneghin:¥per¥Ð¥vin¥bon¥Del ¥35 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥tazza:¥ona¥subet¥Vojeenevvivazza!¥gl™,¥gl™,¥Ð¥gl™¥gl™,¥Gl™, ¥guston!¥che¥Ah¥trincada.¥LÕhoo ¥¥¥¥¥ ¥Napoleon,¥gran¥el¥Viva ¥patron,¥resgi™,¥pˆ,¥Noster solo un goccio che ne beva per errore mi causa fiacchezza fin nelle ossa, la testa mi va in confusione, mi ciondolano le braccia, trascino le gambe che sembro un uomo di stracci. | Quando invece posso prenderne una caraffa della chiavetta, o del vino della staffa, passo subito il segno, e mi sento anchÕio poeta, e vado via, via, via, col cervello lontano delle miglia. | Alto lˆ, dunque, portate qui del buon vino per Meneghino: vuotatene [versatene] subito una tazza: glu, glu, glu, glu glu, evviva! | LÕho trincata. Ah che gran gusto! Viva il gran Napoleone, nostro padre, reggitore, padrone [patrono], Lom-¥nella¥,stonda¥confusioneÓ;¥in¥Òandare¥significa¥,Andˆinstondera¥5 ¥88).¥v.¥32,¥(cfr.¥ÒubriachezzaÓ¥appunto¥significa¥bardia, ¥chiudere¥uso¥infatti¥era¥chiaveÓ:¥sotto¥botti¥in¥tenuto¥pregiato,¥ÒVino¥6 ¥pregiato.¥pi�¥vino¥del¥botti¥delle¥spine¥le¥chiave¥a quan-¥beve¥si¥che¥vino¥il¥intende¥si¥staffa¥della¥bicchiere,¥o¥vino,¥Per¥7 staf-¥nella¥piede¥un¥con¥figuratamente¥partire, ¥di¥procinto ¥in¥�¥si¥do ¥che¥brindisi¥lÕultimo¥o¥commiato¥da¥vino¥il¥�¥appunto;¥cavallo,¥del¥fa ¥ecc.¥lÕoccasione¥serata,¥la¥conclude 36 PORTA_testi.indd 36 16/03/11 11:43 40¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥¥8buseccon!¥di¥amor¥e¥Coeur ¥Tosa¥gran¥la¥semper¥Viva ¥¥¥¥¥ ¥sposa!¥se¥ChÕel ¥vid,¥i¥come¥possa,¥la¥Che polid¥lu¥a¥Attaccass ¥45¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥basgioeu¥bell¥on¥prest¥fagh¥Desoeu.¥pari¥tucc¥Ð¥fioeu¥De ¥allegher¥gi˜¥Gi˜ ¥¥¥¥¥ negher:¥vin¥Del ¥Sbegascemm, 50 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥parlaremm.¥dopo¥poe�¥Che ¥varda!¥varda¥granada!¥Che ¥¥¥¥¥ ¥odor!¥che¥Sent ¥color!¥bell¥Che 9Bust¥Viva ¥55¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥¥¥vidor!¥s˜¥i¥E ¥bombas¥ver¥el¥lÕ�¥s“¥ch“¥Quest ¥gust¥dˆ¥che¥consola,¥Che nas.¥al¥oeucc,¥ai¥bocca,¥Alla ¥boccalinna¥la¥pias�!¥Che ¥60¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥s™:¥el¥varda¥la¥cuu¥el¥Cont cuore e amore dei tripponi [milanesi]! | Viva sempre la gran ragazza che si sposa! Che lei possa, come le viti, attaccarsi a lui nel modo migliore, da fargli presto una truppa di figli, tutti pari suoi. | Gi� gi� con allegria [con abbondanza] del vino nero: sbevazziamo, che poi dopo parleremo. | Che [color] granata! guarda guarda! Senti che odore! Che bel colore! Viva Busto e i suoi vigneti! Questa s“ � la vera bambagia che consola, che dˆ gusto alla bocca, agli occhi, al naso. Che piacere! Il boccalino con il culo [con il fondo] guarda il sole: busec-¥trippa;¥di¥mangiatori¥proverbiali¥essere¥di¥fama¥hanno¥milanesi,¥I¥8 po-¥soprannome¥il¥�¥ed¥,ÒtrippaÓ¥,ÒbuseccaÓ¥da¥deriva¥,ÒbusecconeÓ¥,con ¥).Achivoeurlegg¥16;¥v.¥38,¥298;¥137,¥vv.¥37,¥9;¥v.¥22,¥(cfr.¥milanesi¥dei¥polare ¥vino.¥buon¥di¥produzione ¥la¥per¥tempo,¥al¥nota,¥brianzola¥Localitˆ¥9 eno-¥produzione¥la¥per¥rinomati¥toponimi¥di¥lista¥una¥seguirˆ¥testo¥Nel ¥Oreno,¥Montevecchia,¥Tradate,¥Burago,¥Montarobio,¥Gattinara,¥logica: ¥Groppello.¥Cioccone,¥Pilastrello,¥Masate,¥B�ssero,¥Canegrate,¥Magenta, 37 PORTA_testi.indd 37 16/03/11 11:43 gl™.¥gl™,¥Gl™, ¥Patriarca¥el¥viva¥Viva, ¥¥¥¥¥ ¥barca:¥gran¥la¥mennava¥Che ¥vassij¥e¥tinn¥ghÕemm¥lu¥Per ¥65¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥dellÕarca.¥gust¥sul¥Ð¥quij¥anch¥faa¥ChÕhin ¥No�,¥gran¥o¥grazie,¥Grazie, ¥pias�¥Õl¥Che ¥sugh¥el¥god¥de¥daa¥nÕee¥Te ¥ugh:¥di¥foeura¥spremm¥se¥Che 70¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥No�.¥gran¥o¥grazie,¥Grazie, ¥miracol¥quanci¥vin!¥gran¥Oh ¥¥¥¥¥ ¥terra:¥sulla¥spanteghet¥Te ¥baccol,¥ai¥lengua¥la¥dee¥te¥T“ ¥guerra.¥in¥forza¥la¥soldaa¥Ai ¥75¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥¥vinaja,¥cara¥t“,¥per¥LÕ�battaja¥dÕona¥in¥soldaa¥Õl¥Che ¥fort,¥sul¥stˆ¥el¥scolda,¥se¥El ¥mort.¥della¥impippa¥se¥El ¥tetta,¥toa¥la¥per¥t“,¥per¥LÕ� ¥80¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥poetta;¥de¥foo¥m“¥anca¥Checruzzi¥e¥fastidi¥infin¥t“¥Per ¥minuzzi;¥che¥deventen¥No indormenten¥se¥Ð¥pasenten¥Se ¥pescuzzi.¥senza¥quij¥Fina 85 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥Monarca¥e¥Prenzep¥Quanti¥¥¥¥¥ ¥Patriarca¥Santo¥m�¥Al ¥sostegn¥i¥fors¥Dovaran gl�, gl�, gl�. | Viva, viva il patriarca che conduceva la gran barca: per lui abbiamo tini e botti che han fatto anche qui sul modello dellÕArca. Grazie, grazie o gran No� che ci hai dato il piacere di godere il sugo che si spreme fuori dalle uve: grazie, grazie, o gran No�. | Oh gran vino! quanti miracoli diffondi sulla terra: tu dai la lingua agli sciocchi, la forza ai soldati in guerra. é per te, caro vino, che il soldato in una battaglia si scalda, resta forte e se ne infischia della morte. é per te, per la tua mammella, che anchÕio faccio il poeta; per te persino fastidi e crucci non diventano che minuzie; si pacificano, sÕaddormentano perfino quelli senza soldi. | Quanti pr“ncipi e monarchi al mio santo patriarca dovranno forse i sostegni 38 PORTA_testi.indd 38 16/03/11 11:43 ¥regn?¥s˜¥del¥e¥imperi¥s˜¥Del ¥liquor¥s˜¥del¥biccer¥on¥Ch� ¥90¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥ ¥¥seri¥penser¥i¥sopiss¥SÕel ¥allÕamor¥temp¥intant¥dˆ¥El ¥suzzessor¥i¥insemma¥trˆ¥De lÕimperi.¥per¥e¥regn¥el¥Per ¥No�,¥o¥per˜,¥despias¥Me ¥¥¥¥¥ ¥95 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥stÕoccasion¥in¥resta¥te¥Che ¥ch�;¥de¥pocch¥proppi¥fˆ¥Da ¥patron,¥el¥gioven¥lÕ�¥Ch� ¥lee¥con¥adree¥menna¥la¥E ¥miee¥la¥grazzi¥Tanci ¥100¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥fˆ¥p˜¥te¥che¥quell¥tutt¥Che ¥caloros¥balsem¥t˜¥Col ¥sarˆ¥El ¥confortˆ,¥De spos.¥di¥stomegh¥el¥Ð¥giustˆ¥De 105¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥cantinna!¥della¥ovej,¥Presto,¥¥¥¥¥ ¥caraffinna¥ona¥sciˆ¥Porteen ¥10Gattinara,¥de¥fin¥quell¥De ¥Novara.¥de¥gloria¥Vera ¥scior¥de¥vin¥on¥lÕ�¥vin,¥on¥lÕ�¥Quest ¥110 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥magara¥bevuu¥vess¥p˜¥ChÕelImperator.¥primm¥dal¥Anch ¥scumma¥sta¥varda¥ch“,¥Varda ¥¥¥¥¥ del loro impero e del loro regno? PerchŽ un bicchiere del suo liquore, se assopisce i pensieri seri, dˆ intanto tempo allÕamore di mettere insieme i successori, per il regno e per lÕimpero. | Mi dispiace per˜, o No�, che in questa occasione ti resta proprio poco da fare; perchŽ il padrone � giovane, la moglie si porta con sŽ tante grazie che tutto quello che puoi fare col tuo balsamo caloroso sarˆ di confortare, di aggiustare lo stomaco degli sposi. | Presto, su!, voi della cantina! portate qui una caraffina, di quello fino di Gattinara, vera gloria di Novara. Questo � un vino, � un vino da signori che pu˜ essere bevuto magari anche dal primo imperatore. | Guarda qui, guarda questa schiuma ¥rinomato.¥vino¥produce¥si¥cui¥in¥paese¥Altro¥10 39 PORTA_testi.indd 39 16/03/11 11:43 ¥sfumma:¥la¥come¥Sanguanon! ¥biccer¥dal¥via¥cor¥La ¥115¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥¥via¥van¥come¥saltand,¥Alugher.¥i¥brusaa¥palpee¥Dal ¥legria;¥mett¥che¥vin¥on¥lÕ�¥Quest ¥nagott;¥fa¥ma¥gross,¥poo¥on¥LÕ� ¥gustos,¥pussee¥tant¥olter¥LÕ� ¥120¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥sostanzios;¥p�¥Ð¥mostos,¥P�masÕciott.¥de¥pader¥bon¥on¥LÕ� ¥,MAISTAA¥SACRA¥volzass,¥Se ¥¥¥¥¥ ¥miracolos¥vin¥sto¥De ¥fiaa,¥on¥domˆ¥Presentaghen 125¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥tos,¥on¥cont¥che¥franch¥Sarev ¥Napoleonin,¥bell¥on¥Cont ¥prima¥alla¥Vegnaraven Meneghin.¥de¥v™t¥i¥Compii ¥pacciugh¥cert¥pinciorla,¥Cert ¥¥¥¥¥ ¥130¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥¥color,¥senza¥corp,¥Senza ¥disonor¥hin¥vergogna,¥Hin ¥ugh.¥di¥vid,¥di¥Ð¥vidor¥Di ¥stomegh¥impiastra¥sti¥Ð¥ciorlinn¥Sti ¥vassij,¥guasta¥Ð¥tinn¥Guasta ¥135¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥comandass¥che¥d“¥on¥Domˆ ¥bandij.¥vorrev¥Corponon! ¥dass¥allora¥Podarav ¥brugnon¥de¥birbi¥quij¥Che perbacco! Come svapora: corre via dal bicchiere saltando, come vanno via dalla carta bruciata le faville. Questo � un vino che mette allegria; � un poÕ grosso [denso, tannico], ma non fa nulla; � ancora pi� gustoso, pi� mostoso, pi� sostanzioso; � un buon padre di maschi forti. | Se volessi, Sacra Maestˆ, presentargliene soltanto un sorso di questo vino miracoloso, sarei tranquillo che con un bambino, con un bel Napoleonino, verrebbero alla prima [volta] compiuti i voti di Meneghino. | Certi vinelli, certi paciughi senza corpo, senza colore, son vergogna, son disonore dei vigneti, delle viti, delle uve. Queste acquetinte, questi impiastrastomachi, guasta tini, guasta botti, soltanto un giorno che comandassi accidenti! vorrei bandirli. Potrebbe allora darsi che quei birbanti di osti 40 PORTA_testi.indd 40 16/03/11 11:43 ¥taj¥al¥p�¥mai¥vendessen¥No ¥140¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥¥11limon.¥i¥come¥vin¥s˜¥ElMeneghin¥a¥mesÕciozz¥i¥Ch� ¥ingossa:¥fan¥fastidi,¥Fan ¥vin¥de¥vin¥on¥che¥puttost¥M“ cossa.¥che¥soo¥non¥Bevarev... ¥145 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥lampedin?¥car¥cossÕeel,¥Ma¥¥¥¥¥ ¥tontonnet?...¥Perch�¥voeut?...¥Cossa ¥mincionnet!¥p�:¥Mai¥pientatt!...¥M“ coc™.¥insc“¥minga¥sont¥No ¥gl™.¥gl™¥sciˆ:¥ven¥amor,¥Car 150¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥m˜,¥Adess¥balsem!¥che¥Oh¥¥¥¥¥ ¥gi˜,¥seet¥te¥che¥ben,¥m�¥El ¥coeur,¥m�¥al¥attacch¥see¥te¥Che ¥v™ra¥lÕ�¥che¥digh¥coragg,¥Fagh ¥voeur¥chÕel¥quell¥tutt¥s�¥d“¥Da 155¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥ ¥ ¥Resgi™ra.¥della¥onor¥In ¥patronscina¥nostra¥la¥LÕ� ¥¥¥¥¥ ¥todeschina¥bella¥Ona ¥dellÕetaa,¥fior¥primm¥sul¥In spiritosa¥pronta,¥Viva, non vendano pi� al taglio [annacquino] il loro vino, come i limoni. ChŽ i miscugli a Meneghino fan fastidio, fanno nausea: io piuttosto che un vino di vini [mescidato, adulterato] berrei... non so che cosa. | Ma cosa cÕ�, caro bicchiere? Cosa vuoi?... PerchŽ brontoli?... Io piantarti!... Mai pi�: minchioni [scherzi]! Non son mica cos“ sciocco. Caro amore vieni qui: glu, glu. | Oh che balsamo! Ora poi, bene mio, che sei gi� [nello stomaco], che sei attaccato al mio cuore, fagli coraggio, digli che � ora di dire tutto quello che vuole in onore della reggitrice [regina]. | é la nostra padroncina, una bella tedeschina sul primo fiore dellÕetˆ. Viva, pronta, spiritosa vendito-¥i¥rionali, ¥mercati ¥nei ¥cui, ¥secondo ¥allÕusanza ¥Riferimento ¥11 ¥personalmente ¥verificare ¥di ¥permettono ¥cocomeri, ¥di ¥e¥agrumi ¥di ¥ri ¥qui¥Porta¥polpa.¥la¥mostri¥ne¥che¥taglio¥un¥facendo¥frutto¥del¥bontˆ¥la ¥il ¥ÒtagliareÓ ¥traslato: ¥il ¥e¥propria ¥lÕespressione ¥fra ¥bisticcio ¥sul ¥gioca ¥adulterarlo.¥infatti¥significa¥vino 41 PORTA_testi.indd 41 16/03/11 11:43 ¥160¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥faa.¥domˆ¥noeuv¥vin¥on¥Come ¥moscatell¥on¥lÕ�¥cerin¥El ¥rallegra:¥chÕel¥consola,¥ChÕel stell,¥d˜¥come¥oeucc¥i¥Lusen ¥negra.¥dellÕuga¥p�¥Negher ¥165¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥majestosa; ¥lÕ� ¥front ¥soa ¥La ¥rubin;¥hin¥laver¥duu¥I ¥vin.¥e¥lacc¥on¥pell¥la¥LÕ� ¥bell,¥stomegh¥el¥coll,¥el¥Bell ¥statura:¥bella¥brasc,¥i¥Bej ¥170¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥modell¥on¥lÕ�¥fornilla,¥Perpittura.¥de¥scoeura¥DÕona ¥vert�¥ai¥poe�¥sia¥Quanto ¥¥¥¥¥ ¥,ARZIDUCCHESSA¥bella¥sta¥De ¥NAPOLEON¥ditt¥sÕ�¥Quand ¥175¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥ ¥ ¥lu,¥foeura¥sciarnida¥LÕha ¥istessa;¥vert�¥la¥ess¥dev¥La ¥p�.¥de¥cercˆ¥p˜¥se¥No paragon,¥el¥stass¥ghe¥Se ¥d“¥per¥l“¥squasi¥Sarev 180¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥ ¥¥¥opinion,¥quista¥la¥Che ¥m“.¥comprass¥che¥ronch¥on¥Come ¥sit¥m�¥dÕon¥in¥che¥franch,¥lÕ�¥Quest ¥vit.¥bonn¥gran¥di¥sarav¥Ghe ¥biccer?¥olter¥On¥com�!¥Ma ¥¥¥¥¥ ¥185 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥penser?¥bell¥sto¥mai¥eel¥chi¥De come un vino nuovo appena fatto. La cera [del viso] � un moscatello che consola, che rallegra: luccicano gli occhi come due stelle, neri pi� dellÕuva nera. La sua fronte � maestosa; le due labbra son rubini; la pelle � latte e vino. Bello il collo, bello il petto, belle le braccia, bella la statura: per finirla, � un modello per una scuola di pittura. | Quanto poi alle virt� di questa bella arciduchessa, quando sÕ� detto che Napoleone lÕha scelta lui, devÕessere la virt� stessa; non si pu˜ cercar di pi�. Se reggesse il paragone, sarei quasi l“ per dire che acquista opinione [prestigio, rinomanza], come una vigna di collina che comprassi io. Questo � sicuro, che in un terreno mio, ci sarebbero ottime viti. | Ma come, un altro bicchiere? Di chi � mai questo bel pensiero? 42 PORTA_testi.indd 42 16/03/11 11:43 ¥badinna?¥se¥12Montarobbi! ¥p˜¥chi¥ghÕ�¥Montarobbi! ¥n˜?...¥de¥ditt¥de¥coeur¥Avegh ¥13zajninna,¥cara¥sciˆ,¥ven¥Ah ¥190¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥devott; ¥t˜¥dÕon¥brasc ¥i¥tra ¥Ven ¥gott,¥per¥gott¥a¥bev¥vuj¥Te ¥onza,¥a¥onza¥a¥god¥vuj¥Te ¥sorbitt,¥i¥come¥Ð¥Savoritt ¥assee,¥temp¥del¥Ð¥adree¥Stagh 195¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥14bonza.¥ona¥beven¥a¥Come ¥Montarobbi¥el¥che¥peccaa¥LÕ� ¥¥¥¥¥ ¥mia;¥milla¥largh¥mont¥on¥sia¥Nol ¥cantonscellin¥quaj¥dÕon¥in¥Ch� ¥mia.¥cˆ¥forsi¥sarav¥Ghe ¥200¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥piscinin¥tant¥mont¥on¥lÕ�¥Ma ¥penser¥pocch¥quell¥voeult¥tanc¥Che ¥biccer¥on¥scuffiaghen¥De via.¥guarnall¥proppi¥Boeugna ¥natura¥la¥serva?¥che¥Ma ¥¥¥¥¥ ¥205 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥car¥e¥prezios¥coss¥i¥Per ¥mesura,¥la¥curt¥tegnuu¥LÕha ¥rar.¥pussee¥rendj¥per¥Giust Montarobio! si scherza? Montarobio! cÕ� chi pu˜ aver cuore di dirti di no? Ah vieni qua, caro quartino, vieni tra le braccia di un tuo devoto; ti voglio bere a goccio a goccio, ti voglio godere oncia a oncia, saporito come i sorbetti, impiegarci il tempo necessario, come a berne un carro. | é un peccato che il Montarobio non sia un monte largo mille miglia; che in un qualche angolino ci sarebbe forse casa mia. Ma � un monte tanto piccino che tante volte quel piccolo pensiero di tracannargliene un bicchiere, bisogna proprio mandarlo via. | Ma a che serve? la natura per le cose preziose e care ha tenuto corta la misura, proprio per renderle pi� rare. ¥vino.¥ottimo¥produce¥si¥cui¥in¥zona¥una¥�¥Montarobio¥Anche¥12 ¥di¥quarto¥un¥a¥pari¥capacitˆ,¥di¥misura¥�¥che¥ÒzainaÓ¥da¥deriva¥Zajninna¥13 ¥201).¥v.¥52,¥20;¥2,¥vv.¥37,¥(cfr.¥litri¥0,787¥a¥corrispondeva¥che¥milanese¥boccale ¥di¥brente¥dieci¥a¥otto¥da¥�¥media¥misura¥cui¥la¥carro,¥da¥botte¥la¥�¥Bonza¥14 ¥259).¥v.¥37,¥(cfr.¥litri¥settantacinque¥di¥pi�¥poco¥era¥milanese¥brenta¥una¥vino, 43 PORTA_testi.indd 43 16/03/11 11:43 ¥diamant¥i¥hin¥perla,¥i¥Hin ¥tant¥olter¥hin¥e¥Piscinitt, 210¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥zucch.¥i¥gross¥anguri,¥i¥Gross ¥Magn¥Lissander¥gran¥el¥Anca ¥¥¥¥¥ badalucch¥tant¥faa¥lÕha¥Che ¥campagn,¥s˜¥coj¥coo,¥s˜¥Col ¥Dari¥eppur¥piccol,¥LÕeva ¥215¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥allÕari.¥pitt15¥coj¥lˆ¥andaa¥LÕ� ¥Napoleon¥curt:¥ai¥poe�¥E ¥grand¥i¥tucc¥de¥grand¥p�¥El candiron.¥on¥minga¥lÕ�¥No ¥allÕInghiterra¥incustra¥Catt ¥¥¥¥¥ ¥220¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥intrigh!¥s˜¥ai¥trappol,¥s˜¥Ai ¥guerra¥soa¥della¥dagn¥i¥SÕhin ¥spezzi,¥s˜¥di¥bruso¥al¥LÕess ¥figh,¥on¥proppi¥nÕimporta¥Me inezzi.¥hin¥quist¥m“¥per¥Ch� ¥225¥¥¥¥¥¥¥ ¥ ¥¥scabbi,¥del¥ghÕhoo¥quand¥m“,¥per¥M“¥¥¥¥¥ ¥formaj,¥bon¥del¥pan,¥bon¥Del ¥matt,¥on¥come¥allegher¥Sont guaj,¥ghÕhoo¥no¥Ð¥rabbi¥ghÕhoo¥No ¥re;¥de¥stoo¥pappa,¥de¥Stoo ¥230 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥ciccolatt,¥el¥fass¥a¥Mandicaff�.¥del¥nÕimpippi¥Me Son le perle, sono i diamanti piccolini, e sono tanto grosse le angurie, grosse le zucche. | Anche il grande Alessandro Magno che ha fatto tanto baccano con la sua testa, con le sue campagne, era piccolo, eppure Dario � andato lˆ a gambe allÕaria. E poi, alle corte: Napoleone il pi� grande di tutti i grandi non � mica uno spilungone. | Al diavolo lÕInghilterra, le sue trappole, i suoi intrighi! Se i danni della sua guerra [il blocco navale] � essere a corto delle sue spezie, me ne importa proprio un fico, che per me queste sono inezie. | Io, per me, quando ho del vino, del buon pane, del buon formaggio, sono allegro come un matto, non ho rabbia, non ho guai, sto da papa, sto da re; mando a farsi [benedire] il cioccolato, me ne impippo del caff�. | ¥modo¥�¥andˆ coi pitt a lÕaria¥ÒpetiÓ;¥cio�¥significa¥,pett¥di¥plurale¥�¥Pitt¥15 allÕariaÓ.¥gambe¥a¥Òandare¥dire¥per¥popolare 44 PORTA_testi.indd 44 16/03/11 11:43 ¥d“,¥sti¥de¥giust¥passaa¥LÕann ¥¥¥¥¥ ¥Milord¥quij¥che¥Ð¥regord¥Me ¥16quattrin;¥cinqu¥in¥missa¥lÕhan¥Me ¥235¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥ch“¥casciann¥de¥tentaa¥ChÕhanvin.¥18spongˆ¥per¥17lamm¥bonn¥Di ¥Tradaa,¥19Buragh,¥ben¥san¥El ¥¥¥¥¥ Maggenta,¥Oren,¥Montaveggia, ¥Masaa,¥Busser,¥Canegraa, ¥240¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥Groppell,¥Scioccon,¥Ð¥Pilastrell ¥sospir,¥quanc¥lacrem,¥Quanci ¥dolor¥quanci¥affann,¥Quanci ¥fir,¥bej¥s˜¥quij¥costaa¥MÕhin vidor.¥quij¥toppi,¥s˜¥Quij ¥245 ¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥pagur;¥i¥fornii¥hin¥m˜¥Adess¥¥¥¥¥ ¥sicur:¥semm¥godem,¥Fiadem, ¥adess¥per¥LÕInghilterra LÕanno scorso proprio in questi giorni, mi ricordo, che quei milord mÕhanno messo una fifa addosso quando hanno tentato di metterci qui delle buone lame per prosciugare il vino. | Lo sanno bene Burago, Tradate, Montevecchia, Oreno, Magenta, Canegrate, B�ssero, Masate, Pilastrello, Cioccone, Groppello, quante lacrime, quanti sospiri, quanti affanni, quanti dolori mi sono costati quei loro bei filari, quelle loro pergole, quelle vigne. | Adesso son finite le paure; respiriamo, godiamo, siamo sicuri: lÕInghilterra per ora ¥pauraÓ. ¥gran ¥una ¥Òaver ¥significa ¥aveghela in cinqu quattrin ¥o¥Missa ¥16 metaforica-¥qui ¥quattrini, ¥cinque ¥da ¥monetina ¥la ¥era ¥Cinqu quattrin ¥ÒanoÓ.¥per¥sta¥mente attesta-¥lamaÓ, ¥Òbuona ¥sullÕespressione ¥parole ¥di ¥gioco ¥Probabile ¥17 raccomandabi-¥poco ¥persona ¥indica ¥che ¥,Promessisposi ¥nei ¥anche ¥ta ¥cos“,¥richiama¥ÒlameÓ¥alle¥riferimento¥Il¥armi.¥delle¥allÕuso¥facile¥o¥le fat-¥il¥anche¥questione,¥in¥individui¥degli¥nomea¥cattiva¥alla¥insieme ¥soldati.¥fossero¥che¥to an-¥che¥passo,¥questo¥per¥Porta,¥del¥voce¥�¥ÒspugnaÓ¥,sponga¥da¥Spongˆ¥18 ¥bevitori¥buoni¥di¥fama¥noi¥fra¥godono¥che¥tedeschi¥aÕ¥riferisce¥si¥Çci˜¥nota: spongˆ ¥dÕItaliaÈ;¥regno¥il¥armi¥loro¥colle¥minacciavano¥1809¥nellÕanno¥che¥e ¥272).¥26,¥vv.¥37,¥(cfr.¥spugnaÓ¥una¥come¥vino¥Òprosciugare¥dunque¥vale¥vin ¥vino.¥ottimo¥produce¥si¥dove¥milanese¥del¥terre¥alcune¥indica¥LÕelenco¥19 45 PORTA_testi.indd 45 16/03/11 11:43 pess,¥coj¥liga¥fˆ¥p˜¥La ¥nessun¥p�¥ghÕ�¥Ð¥nun¥tra¥Ch� ¥250¥¥¥¥¥¥ ¥¥ ¥¥bambann:¥s˜¥ai¥loggia¥ghe¥Checasciann;¥a¥lee¥pari¥bell¥LÕha ¥rezev,¥fanni¥denanz¥Ma ¥sira!¥de¥doman¥20coc™,¥S“, ¥bev¥a¥lÕEuroppa¥mennˆ¥Per 255¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥bira.¥la¥che¥olter¥voeur¥Ghe ¥dent,¥del¥franch¥semm¥Intrattant ¥¥¥¥¥ ¥vin¥nost¥i¥E ¥vesin,¥i¥Cont pias¥ne¥chi¥cont¥amis,¥i¥Cont ¥260¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥eternament¥bev¥de¥emm¥Ipas.¥in¥viscor,¥coeur¥el¥Cont ¥pias�¥de¥quijett,¥de¥stat¥sto¥Ma ¥¥¥¥¥ ¥terra?¥in¥gi˜¥ch“¥dev¥se¥chÕel¥Ð¥lÕ�¥chi¥A ¥sav�¥al¥coragg,¥al¥forza,¥Alla 265 ¥¥¥¥¥¥ ¥¥guerra.¥in¥come¥pas¥in¥unegh¥DellÕomm ¥pagura¥brutta¥dalla¥passaa¥LÕann ¥¥¥¥¥ ¥miracol:¥solet¥soeu¥coj¥tolt¥nÕha¥El ¥segura¥e¥franca¥ne¥el¥adess¥poe�¥Ma racol.¥senza¥pas¥de¥secol¥bej¥Di ¥270 ¥¥¥¥¥¥¥¥biccer¥di¥fumm¥col¥e¥bevemm,¥Donch¥¥¥¥¥ pu˜ fare lega [alleanza] con i pesci, che tra noi non cÕ� pi� nessuno che creda alle sue frottole, ha bel gioco a cacciarne, ma prima di farcele sorbire, s“, cuc�, domani sera [mai]! Per convincere lÕEuropa a bere ci vuole altro che la birra. | Intanto siamo franchi del dente [siamo al riparo da aggressioni], e i nostri vini, con i vicini, con gli amici, con chi ci piace, li dobbiamo bere eternamente, con il cuore allegro, in pace. | Ma questo stato di quiete, di piacere, a chi lo si deve qui gi� in terra? Alla forza, al coraggio, al sapere di quellÕuomo unico in pace come in guerra. | LÕanno passato ci ha tolto dalla brutta paura con i suoi soliti miracoli: ma pi� adesso ci rinfranca e assicura molti secoli di pace senza grattacapi. | Dunque beviamo, e con i fumi [alcolici] dei bicchieri ono-¥origine¥di¥verbo¥il¥cui¥da¥canzonatorio,¥rifiuto¥di¥Espressione¥20 ÒcuculiareÓ.¥matopeica 46 PORTA_testi.indd 46 16/03/11 11:43 ¥scialos¥evviva¥di¥aria¥in¥Vaga ¥sinzer¥e¥cald¥p�¥i¥v™t¥di¥E spos.¥di¥contenta¥vitta¥la¥Per ¥canta:¥se¥che¥gott¥ogni¥a¥e¥beva¥se¥Che ¥¥¥¥¥ ¥275¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥stÕabbondanza¥caraff,¥sti¥vassij,¥Sti ¥santa¥p�¥liga¥della¥frut¥el¥Hin Franza.¥de¥e¥Lorenna¥de¥cˆ¥d˜¥Di ¥bandoria¥femm¥scudellemm,¥Sbegascemm, ¥¥¥¥¥ ¥scialalla¥de¥giust¥temp¥el¥quest¥lÕ�¥Ch� ¥280¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥memoria¥la¥agn¥i¥tucc¥onoremm¥Eballa.¥colla¥gl™,¥gl™¥col¥d“¥sto¥De vadano in aria gli evviva a non finire e i voti pi� caldi e sinceri per la vita contenta degli sposi. | Che si beva e a ogni goccio che si canti: questi baci, queste caraffe, questÕabbondanza sono il frutto della lega pi� santa delle due case di Lorena e di Francia. | Sbevazziamo, scodelliamo, facciamo baldoria chŽ questo � il tempo giusto di scialarla [abbondare], e onoriamo tutti gli anni la memoria di questo giorno con il glu glu, con la balla [sbornia]. 47 PORTA_testi.indd 47 16/03/11 11:43 13 Sonetto ritrovato, insieme ad altri tre coevi, in un unico foglio appartenuto a un amico gaudente di Porta (probabilmente Carlo De Pietri) e giovanilmente gaudente � lo scherzo (con ben altro spirito la Ninetta evocherˆ la sua scoperta del sesso). Per tutti e quattro i testi la data proposta da Isella � la primavera-estate del 1810. Fu pubblicato per la prima volta nellÕedizione luganese. ¥attaccaa¥d˜¥tutt¥tosann¥d˜¥Dormiven ¥mammina,¥della¥lecc¥de¥stanza¥Alla ¥etaa¥quella¥in¥ma¥d˜,¥tutt¥istess¥Vergin 4¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥passarina;¥la¥spiurigh¥a¥comenza¥Che ¥verginitaa¥della¥dispett¥a¥che¥Tant ¥mattina¥ona¥cunt¥di¥lor¥tra¥Faven ¥tiraa¥e¥bell¥cazz¥on¥dˆ¥p˜¥che¥gust¥Sul 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥1mina.¥p�¥fagh¥p˜¥che¥forma¥sulla¥E Dormivano due ragazze tutte e due attaccate alla stanza da letto della mammina, vergini ugualmente tutte e due, ma in quellÕetˆ che comincia a prudergli la passerina; | tanto che a dispetto della verginitˆ facevano tra loro il conto, una mattina, sul gusto che pu˜ dare un cazzo bello e duro e sulla forma che pu˜ dargli migliore aspetto. | Vocabolario ¥Cherubini, ¥Francesco ¥in ¥ma ¥,ÒminnaÓ ¥a¥equivale ¥Mina ¥1 ¥poi ¥in ¥dÕora ¥(1839, ¥1814 ¥,Milanese-Italiano, dallÕImperial Regia Stamperia ÒappariscenzaÓ.¥vale¥Cherubini)¥semplicemente 48 PORTA_testi.indd 48 16/03/11 11:43 ¥gross,¥al¥e¥curt¥al¥vant¥el¥dava¥la¥Vuna ¥descor¥del¥in¥e¥suttil,¥e¥longh¥al¥LÕoltra 11¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥coss;¥bej¥di¥contra¥e¥pr˜¥e¥Diseven ¥mett¥se¥la¥mammina¥la¥stuffa,¥Quand, ¥lor?¥san¥Cossa¥vos:¥quanta¥a¥sbraggiˆ¥A 14¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥2vessighett.¥citto¥e¥dura,¥chÕel¥e¥Dur, Una dava il vanto [preferiva] al corto e al grosso, lÕaltra al lungo e sottile, e nel discorrere dicevano pro e contro delle belle cose; | quando, stufa, la mammina si mette a strillare a tutta voce: ÇCosa ne sanno loro? Duro, che duri, e zitte vescichette [noiosette]È. ¥significare ¥vuole ¥,ÒvescicaÓ ¥ossia ¥,vessiga ¥di ¥diminutivo ¥Vessighett ¥2 ¥che ¥noia ¥alla ¥riferimento ¥con ¥Isella, ¥annota ¥come ¥,ÒnoiosetteÓ ¥certo allÕorga-¥rimando ¥un ¥anche ¥estraneo¥sarˆ¥non¥ma ¥vesciche, ¥le¥danno femminile.¥genitale¥no 49 PORTA_testi.indd 49 16/03/11 11:43 14 Sonetto datato con buona approssimazione allÕautunno del 1810, subito dopo lÕeditto napoleonico di soppressione degli ordini ecclesiastici, a cui allude il verso 10. Isella sottolinea la felicitˆ stilistica del testo che contrappone il piccolo mondo mentale della nonnina, reso dai diminutivi delle quartine, allo sconquasso introdotto da Napoleone, mimato fonicamente nelle terzine. Fu pubblicato per la prima volta nellÕedizione luganese. ¥ghÕaveva¥la¥nonna¥povera¥mia¥La ¥Cappuscin:¥Pader¥ai¥arent¥vignoeu¥On ¥benediseva:¥le¥ghe¥guardian¥El 4¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥vin.¥el¥mezz¥beveven¥ghe¥fraa¥soeu¥I ¥diseva:¥me¥la¥mor“¥del¥in¥nonna¥La ¥Franzeschin;¥m�¥el¥vignoeu,¥sto¥lassi¥Te ¥beva:¥chÕel¥lassa¥guardian¥el¥bev¥voeur¥SÕel 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥ ¥¥1porscellin.¥el¥casa¥a¥tira¥Usellin ¥Napoleon¥tratt¥on¥a¥tutt¥ecco¥Quando ¥fratarij.¥ai¥2soppressada¥ona¥dˆ¥El 11¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥protezion.¥la¥vin,¥sur¥suo,¥SÕciavo La mia povera nonna aveva una piccola vigna accanto ai Padri Cappuccini: il guardiano gliela benediceva: i suoi frati le bevevano metˆ del vino. | La nonna morendo mi diceva: ti lascio questa piccola vigna, Franceschino mio; se il padre guardiano vuole bere, lascia che beva: lÕuccellino tira a casa il porcellino. | QuandÕecco, tutto ad un tratto, Napoleone dˆ una bella spianata col ferro da stiro alle fraterie [le sopprime]. Addio, signor vino, la protezione. | guada-¥un ¥sempre ¥porta ¥dono ¥piccolo ¥un ¥che ¥indicante ¥Proverbio ¥1 maggiore.¥gno ¥con¥parole¥di¥gioco¥il¥donde¥stiro,¥da¥ferro¥il¥�¥soppressa¥la¥milanese¥In¥2 ¥ordinate ¥conventuali¥soppressioni ¥alle¥riferimento¥il¥e¥soppressione, 102).¥v.¥47,¥(cfr.¥1810¥aprile¥25¥il¥Napoleone,¥da 50 PORTA_testi.indd 50 16/03/11 11:43 ¥boccaa:¥on¥nanch¥p�¥fann¥de¥Credeva ¥vassij,¥i¥tucc¥impienii¥hoo¥m˜¥Inscambi 14¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥fraa.¥ai¥dava¥che¥quell¥anch¥bevuu¥hoo¥Inscambi ¥passaa¥agn¥sti¥in¥Eppur ¥¥¥¥¥ ¥lor¥senza¥che¥coo¥el¥giugaa¥GhÕavarev 17¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥Signor!¥nost¥n�¥nun¥n�¥scusavem¥No Credevo di non farne pi� neanche un boccale: invece ora ho riempito tutte le botti, invece ho bevuto anche quello che davo ai frati. | Eppure in questi anni passati ci avrei giocato la testa che senza loro non potevamo cavarcela nŽ noi nŽ Nostro Signore! 51 PORTA_testi.indd 51 16/03/11 11:43 15 Il testo � una prova di quelle Çapplicazioni di ritmi e temi arcadici a malattie inconfessabili o sacrileghe coprolalieÈ di cui dice Gianfranco Contini. Composto intorno al 1810, apparve per la prima volta nellÕedizione luganese. ¥anch¥fors¥saran¥Sissignor! ¥disii,¥me¥che¥Ð¥bianch¥1fior¥Quij ¥scur,¥o¥bianch¥sien¥m“,¥per¥Ma 4¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥servii;¥sont¥che¥Ð¥sicur¥LÕ� ¥capissi,¥el¥quest¥fior,¥Saran ¥stell,¥i¥vedi¥Ð¥pissi¥quand¥Ma ¥sira¥bona¥ma¥fior,¥Saran 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥usell!¥m�¥el¥ahj¥Ð¥tira¥el¥Quand ¥camis¥mee¥i¥ma¥fior,¥Saran ¥brusacc¥el¥per¥Ð¥lis¥tutt¥Hin ¥fotta¥quella¥in¥dent¥ghÕ�¥Che 12¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥pissacc.¥del¥Ð¥pergotta¥Che ¥fior,¥saran¥Sissignora, ¥schizzetta¥me¥che¥Ð¥dottor¥el¥Ma Sissignore! Saranno forse anche quei fiori bianchi che mi dite ma per me, siano bianchi o scuri, � sicuro che sono servito; | saranno fiori, questo lo capisco, ma quando piscio vedo le stelle, saranno fiori, ma buonasera quando tira, ahi! il mio uccello! | Saranno fiori, ma le mie camicie sono tutte lise per il bruciore che � dentro in quella roba che gocciola dal piccio. | Sissignore, saranno fiori, ma il dottore che mi schizzetta ¥ÒfioriÓ¥sia¥vale¥che¥,fior¥di¥significato¥doppio¥sul¥giocato¥�¥testo¥il¥Tutto¥1 gonorrea.¥la¥popolare,¥gergo¥nel¥anche,¥indica¥ma 52 PORTA_testi.indd 52 16/03/11 11:43 ¥intesta¥se¥el¥p�¥varda,¥el¥p�¥Con 16¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥malarbetta; ¥Ð¥pesta ¥lÕ� ¥Che ¥impunemanch¥giˆ¥m“¥per¥Ma ¥scolament¥o¥Ð¥bianch¥fior¥Sien ¥galantomm¥de¥d“¥poss¥Ve 20¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥nient¥mÕimporta¥Ð¥nomm¥del¥Che ¥roeusa¥disen¥ghe¥quand¥Perch� ¥garon¥di¥Ð¥proeusa¥la¥A ¥onor¥tutt¥con¥vess¥p˜¥La 24¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥scolazion.¥la¥Ð¥fior¥on¥Anca pi� guarda, pi� sÕintesta [si convince] che � peste maledetta; | ma per me, comunque, siano fiori bianchi o scolamento vi posso dire da galantuomo che del nome non mÕimporta niente, | perchŽ quando chiamano rosa lÕaiuola delle cosce [la vulva] pu˜ essere con tutti gli onori anche un fiore lo scolo. 53 PORTA_testi.indd 53 16/03/11 11:43 16 Annota Porta che questo sonetto, databile al 1810, si poteva legge ¥drammatiche¥Poesiere, in prima edizione, in un volume del 1812 ( ,Ferrario¥Giulio¥dott.¥dal¥note¥con¥illustrate¥e¥scelte¥rusticali ¥e Milano, Francesco Fusi e C. editori deÕ Classici Italiani) e ribadisce che, benchŽ in quella sede il bersaglio polemico fosse stato rinominato Manelli, egli intendeva contestare proprio il Gorelli, il quale Çebbe a prorompere in iscandescenze contro il vernacolo nostro e contro chi si dilettava di usarne scrivendoÈ. In quel volume, lÕeditore Ferrario, negando che il sonetto fosse riferito a qualcuno, giˆ lodava le poesie di Porta: Çamenissime [...] ripiene di vivacitˆ, di grazia, e di somma naturalezzaÈ. Nella difesa del milanese, Porta rilancia le idee di Parini e giˆ di Maggi. ¥Gorell,¥sur¥car¥lenguagg,¥dÕon¥paroll¥I ¥color,¥de¥tavolozza¥ona¥Hin ¥bell¥fˆ¥ponn¥el¥e¥brutt,¥quader¥el¥fˆ¥ponn¥Che 4¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥pittor.¥del¥maestria¥la¥Segond ¥cervell¥on¥senza¥gust,¥senza¥idej,¥Senza descor,¥del¥in¥paroll¥i¥regola¥Che quell¥come¥hin¥mond¥del¥lenguagg¥i¥Tutt 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥servitor:¥umilissim¥s˜¥on¥parla¥Che Le parole dÕuna lingua, caro signor Gorelli, sono una tavolozza di colori, che possono fare il quadro brutto, e lo possono fare bello, secondo la maestria del pittore. | Senza idee, senza gusto, senza il cervello che regola le parole nel discorrere, tutte le lingue del mondo sono come quella che parla un suo umilissimo servitore: | 54 PORTA_testi.indd 54 16/03/11 11:43 ¥savarˆ¥el¥giˆ¥gust¥bon¥sto¥idej,¥sti¥E ¥paes,¥di¥privativa¥hin¥no¥Che 11¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥studiˆ:¥de¥flemma¥ghÕhan¥che¥coo¥di¥Ma ¥Usciuria¥de¥bocca¥in¥che¥vera¥lÕ�¥Tant ¥Sienes¥di¥lenguagg¥bellissem¥El ¥sia.¥ghe¥mai¥che¥cojon¥p�¥lenguagg¥el¥LÕ� 14 e queste idee, questo buon gusto giˆ lo saprˆ che non sono esclusiva dei paesi [delle nazioni], ma delle teste che hanno la flemma di studiare: | tantÕ� vero che in bocca a vossignoria la bellissima lingua dei senesi � la lingua pi� cogliona che mai ci sia. 55 PORTA_testi.indd 55 16/03/11 11:43 17 Sonetto lascivo pubblicato per la prima volta nellÕedizione luganese, ¥Ail testo risale agli anni 1810-13 e fu tra i sonetti imitati dal Belli ( Nnina), che lo volt˜ in romanesco. ¥cossett¥bej¥i¥tra¥Caterinin,¥Sura ¥onor,¥fan¥ghe¥che¥e¥intorna¥ghÕha¥la¥Che ¥tett¥d˜¥quij¥e¥ciapp¥de¥para¥quell¥GhÕ� 4¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥imperator.¥de¥lett¥on¥guarn“¥de¥degn¥ChÕhin ¥perfett!¥plusquam¥ciapp¥che¥Oh¥tett!¥che¥Oh ¥lor,¥per¥de¥voeuna¥a¥voeuna¥a¥Collogaa ¥farsett,¥senza¥zent,¥senza¥post¥al¥Sald 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥tornidor.¥on¥da¥faa¥paren¥che¥Comor, ¥salari¥m�¥el¥giugagh¥a¥ch“¥sont¥m“¥Per ¥vardˆ¥col¥lee¥usij¥pussee¥moeuv¥la¥Che 11¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥ari.¥in¥voltalla¥el¥cont¥donn¥olter¥i¥Che ¥arrivi¥voeult¥di¥istess¥m“¥che¥d“¥Basta ¥pissˆ,¥de¥sÕhoo¥mezzÕor¥di¥cercall¥A 14¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥ ¥¥scrivi.¥che¥adess¥dur¥e¥drizz¥lÕhoo¥ghe¥E Signora Caterinina, tra le belle cosette che ha intorno e che le fanno onore, cÕ� quel paio di chiappe e quelle due tette che sono degne di guarnire il letto dÕun imperatore. | Oh che tette! Oh che chiappe plusquam [pi� che] perfette! Collocate ad una ad una da sole, salde al posto senza cinti, senza farsetti, colme, che paiono fatte da un tornitore. | Io son qui [pronto] a giocare il mio salario che muove pi� uccelli lei col guardare [con lo sguardo] che le altre donne con il voltarla in aria. | Basta dire che io stesso alcune volte arrivo a cercarlo delle mezzÕore se devo pisciare, e ce lÕho dritto e duro adesso che scrivo. 56 PORTA_testi.indd 56 16/03/11 11:43 18 Anche questo testo piccante fu imitato e dilatato da Belli che ricav˜ ).II¥-¥I,Tteta¥Aun sonetto dalle quartine e un sonetto dalle terzine ( Come il precedente, si pu˜ assegnare agli anni 1810-13. Apparve per la pima volta nellÕedizione luganese. ¥m“¥anca¥daa¥sÕeva¥mÕen¥Teresin,¥Sent ¥drovada,¥giˆ¥stada¥sarisset¥te¥Che ¥ch“¥manera¥sta¥in¥desmettuda¥Ma 4¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥bozzarada.¥ona¥creduu¥lÕavarev¥No ¥stord“,¥fˆ¥che¥donn¥gran¥di¥ciavaa¥NÕhoo ¥slavasgiada¥e¥larga¥p�¥figa¥ona¥Ma ¥t“¥gamb¥ai¥mezz¥in¥ghÕee¥te¥che¥quella¥De 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥trovada.¥lÕhoo¥se¥nomm¥el¥mudˆ¥possen¥Me ¥persuas¥sont¥usell,¥a¥quant¥che,¥s“¥E ¥suggezion,¥mettem¥possa¥nessun¥Che 11¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥1nas;¥el¥vardamm¥domˆ¥basta¥poe�¥E ¥omm¥pover¥on¥che¥boeugnarav¥t“¥per¥Ma ¥colzon¥di¥voltra¥a¥tirˆ¥podess¥El 14¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥Domm.¥del¥campanin¥el¥ma¥usell,¥on¥Minga Senti Teresina, me lÕero dato [per inteso] anchÕio che saresti stata giˆ adoperata, ma dismessa in questa maniera qui non lÕavrei creduto per niente. | Ne ho chiavate di gran donne che fanno stordire, ma una fica pi� larga e sgangherata di quella che hai in mezzo alle gambe tu mi possano mutare il nome se lÕho trovata. | E s“ che, quanto a uccello, sono persuaso che nessuno possa mettermi soggezione, e poi basta soltanto guardarmi il naso; | ma per te bisognerebbe che un poverÕuomo potesse tirar fuori dai calzoni mica un uccello, ma il campanile del Duomo. poten-¥di ¥indizio ¥ritenuto ¥popolarmente ¥�¥lungo ¥o¥grosso ¥naso ¥Un ¥1 virile.¥za 57 PORTA_testi.indd 57 16/03/11 11:43 19 Il sonetto, garbatamente malizioso, per alcuni indizi interni � collocato al tempo delle prime disgrazie del Giovannin Bongee o poco prima (1811-12). Fu pubblicato per la prima volta nellÕedizione Cherubini. ¥vaccina,¥de¥Lustrissem,¥proposet,¥A ¥ch“,¥che¥questa¥rid¥voeur¥sÕel¥senta¥ChÕel ¥m“¥a¥occorsa¥mÕ�¥la¥che¥mes¥on¥sarˆ¥ChÕel 4¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥Barborina.¥la¥vaccinˆ¥fˆ¥del¥In ¥mammina¥ona¥dottor¥del¥cˆ¥in¥GhÕeva ¥d“¥no¥de¥fastidi¥dÕon¥in¥lÕeva¥Che ¥insed“¥fˆ¥de¥sit¥el¥foeura¥1sciarn“¥Per 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥piscinina.¥sova¥ona¥a¥varoeul¥I ¥lÕoeucc,¥in¥tropp¥dˆ¥el¥ch“¥perch�¥ch“,¥Minga ¥vedarˆ,¥se¥lˆ¥perch�¥lˆ,¥Minga 11¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥boeucc.¥di¥segn¥el¥resta¥ghe¥perch�¥nanch,¥Ch“ A proposito, illustrissimo, di vaccino, senta, se vuol ridere, questa qui, che sarˆ un mese che mÕ� occorsa [capitata] nel far vaccinare la Barberina. | CÕera in casa del dottore una mammina che era in un fastidio da non dire per scegliere il punto in cui far inserire il vaiolo ad una sua piccolina. | Non qui, perchŽ qui dˆ troppo nellÕocchio, mica lˆ, perchŽ lˆ si vedrebbe; qui neanche, perchŽ ci resta il segno dei buchi. | 216).¥v.¥32,¥(cfr.¥ÒselezionareÓ¥,ÒscernereÓ¥per¥dialettale¥,Sciarn“¥1 58 PORTA_testi.indd 58 16/03/11 11:43 ¥rason,¥de¥mondo¥on¥bestira,¥Tira, ¥quiettˆ,¥falla¥per¥medegh,¥chÕel¥Fin 14¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥garon?¥suj¥in¥dis,¥el¥lÕinset,¥Femmegh ¥mincion,¥de¥tocch¥che¥Oh ¥¥¥¥¥ ¥allÕimprovvista)¥sciorina¥sta¥(LÕesclama 17¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥vista!¥in¥anm˜¥pussee¥insc“,¥Giust¥garon?¥Suj Tira di qua, tira di lˆ, un mondo di ragioni, finchŽ il medico, per farla quietare, ÇFacciamole lÕinnesto,È dice Çsulle cosce?È. | ÇOh che pezzo di minchione, È (esclama la giovane signora allÕimprovviso) Çsulle cosce? Proprio cos“, ancora pi� in vista!È 59 PORTA_testi.indd 59 16/03/11 11:43 20 LÕoccasione del testo fu, probabilmente, una festa tenuta in casa del tesoriere Casiraghi nella quale intervenne anche il ministro Prina, a cui ¥imposti¥esorbitanti¥dazi¥e¥gabelle¥le¥PerPorta dedicherˆ il salace .Lafesta,moltosfar-fottere¥a¥pi�¥pensa¥si¥non¥Prina¥ministro¥dal zosa, gener˜ grandi commenti in tutta Milano, a cui Porta dˆ voce, sorridendo della dubbia probitˆ dei pubblici funzionari. Anche dopo lÕepisodio, nelle lettere di Porta, Casiraghi continua a essere nominato come amico. Datato 1812, fu pubblicato nellÕedizione Cherubini. funzionari¥pubblegh¥on¥vedessev¥Quand vergogna,¥senza¥fiocch¥coj¥scialalla¥A salari¥el¥chÕoltra¥segn¥lÕ�¥che¥pur¥Disii 4¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥ ¥¥besogna.¥che¥quell¥s˜¥fatt¥del¥lu¥spend¥El allÕincontrari¥che¥franch¥del¥savessev¥Quand bologna,¥ne¥chÕel¥ball¥i¥che¥s˜¥del¥ghÕha¥Nol temerari¥vess¥nanch¥senza¥Allora 8¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥ ¥¥rogna.¥la¥avegh¥senza¥gratta,¥chÕel¥Disii allegrament¥gratta¥chÕel¥intrattant¥Quand tasen,¥e¥riden¥capp¥soeu¥i¥che¥Vedessev 11¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥nient.¥san¥che¥segn¥lÕ�¥che¥pur¥Disii ribrezz¥quaj¥sentissev¥ve¥poe�¥quand¥Ma dellÕasen,¥dagh¥on¥lÕ�¥nient¥san¥che¥d“¥a¥Perch� 14¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥mezz.¥a¥fan¥che¥disii¥e¥Giustemela Quando vedeste un pubblico funzionario scialarla coi fiocchi [far baldoria senza freni], senza vergogna, dite pure che � segno che, oltre al salario, spende lui del suo quel che bisogna [ha sufficienti ricchezze personali]. | Quando sapeste per certo che, al contrario, non ha del suo che le balle che ci sbologna, allora, senza neanche essere temerari, dite che gratta senza aver la rogna [ruba]. | Quando, intanto che gratta allegramente, vedeste che i suoi capi ridono e tacciono, dite pure che � segno che non sanno niente. | Ma quando poi vi sentiste qualche ritegno perchŽ dire che non sanno niente � dar loro dellÕasino, aggiustiamola, e dite che fanno a mezzo [dividono a metˆ le tangenti]. 60 PORTA_testi.indd 60 16/03/11 11:43 21 Le prime disgrazie occorse a Giovannino Bongeri, personaggio popolare fra i pi� famosi di Porta, sono concordemente assegnate allÕanno 1812, poi pubblicate per la prima volta nellÕedizione Cherubini. Compare qui il primo personaggio della trilogia degli umiliati e offesi (con Ninetta e Marchionn), della quale rappresenta la variante pi� comica; meno ,tantÕ� desgrazzi¥Olter caricaturalesarˆlostessopersonaggionelle che nelle cinque giornate del 1848 la cronaca vuole che agli austriaci in fuga Cesare Correnti gridasse: ÇGiovannin Bongee � vendicato!È. é il primo testo in cui Porta mostra la sua forza di poeta-narratore. BONGEE¥GIOVANNIN¥DE¥DESGRAZZI descors¥sul¥semm¥che¥Lustrissem,¥Deggiˆ, Frances,¥de¥prepotentoni¥quij¥De occors¥mÕ�¥cossa¥adess¥m˜¥poo¥on¥senta¥ChÕel des,¥i¥e¥mezza¥e¥noeuv¥i¥tra¥in¥sira¥Jer via¥vegneva¥che¥quellÕora¥in¥Giust 6¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥bottia.¥de¥asen¥on¥come¥stracch¥e¥Sloffi 1Margaritta¥Santa¥de¥contraa¥in¥Seva fa¥se¥come¥bell¥bell¥insc“¥andava¥E dritta,¥mia¥sulla¥m“¥per¥de¥Ziffoland stˆ¥che¥dove¥canton¥al¥l“¥sont¥quand¥E che illustrissimo, Digiˆ, BONGERI ¥GIOVANNINO ¥DI ¥DISGRAZIE siamo sul discorso di quei prepotentoni di francesi, senta un poÕ adesso cosa mi � occorso [successo] ieri sera tra le nove e mezza e le dieci, proprio in quellÕora che venivo via fiacco e stanco come un asino dalla bottega. | Ero in contrada Santa Margherita e andavo cos“ bel bello come si fa, zufolando da solo sulla mia destra, e quando sono l“ allÕangolo dove cÕ� ¥del ¥monastero ¥lÕantico ¥trovava ¥si ¥Margherita ¥Santa ¥contrada ¥Nella ¥1 po-¥di¥direzione¥della¥sede¥fu¥secolo,¥XVIII¥del¥fine¥dalla¥che,¥Ghisone ¥116).¥v.¥41,¥331;¥v.¥29,¥(cfr.¥sussidiario¥carcere¥del¥e¥lizia 61 PORTA_testi.indd 61 16/03/11 11:43 2oliv¥bej¥i¥foeura¥ghÕha¥che¥pessee¥Quell 12 ¥¥¥¥3Chi viv?¥d“:¥a¥bott¥on¥a¥tutt¥senti¥Me dallÕinfilera¥capii¥hoo¥e¥innanz,¥Vardi sciavatt¥di¥streppet¥dal¥e¥cardon¥Di lÕera¥che¥e¥4rondena,¥la¥in¥daa¥seva¥Che 5Crovatt;¥di¥senzÕolter¥rondena¥La ven,¥che¥rondena¥la¥vedend¥m“,¥E 18 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ben?¥vala¥moeuvem:¥senza¥l“¥Fermem fiaa,¥el¥mÕusmen¥asquas¥che¥adoss¥mÕhin¥Quand tamborin,¥el¥lÕeva¥che¥tutt,¥de¥primm¥El Monferaa¥del¥porch¥asnon¥sto¥Traccheta! lanternin¥el¥faccia¥in¥sbaratta¥me¥El stell,¥luna,¥s™,¥bott¥on¥a¥ved�¥fa¥me¥el¥E ¥franguell.¥on¥come¥l“¥innorbimm¥de¥risÕc¥A azion¥quella¥de¥dannaa¥tanto¥Seva olter.¥on¥staa¥fudess¥sÕel¥dininguarda¥Che 24 quel pizzicagnolo che ha esposto le belle olive, dÕimprovviso mi sento dire: ÇChi vive?È. | Guardo avanti, e ho capito dallÕinfilata di cardi [fila di fucili inastati] e dallo strepito delle ÒciabatteÓ [scarpe ferrate, tipiche dei soldati] che ero incappato nella ronda e che era senzÕaltro la ronda dei croati e io, vedendo la ronda che veniva, mi son fermato l“ senza muovermi: va bene? | Quando mi sono addosso che quasi mi annusano il fiato, il primo di tutti, che era il tamburino, trˆcchete!, questo asinone porco del Monferrato mi spalanca in faccia il lanternino e mi fa vedere in un colpo solo luna, stelle, a rischio di accecarmi l“ come un fringuello. | Ero tanto dannato [contrariato] da quella azione che dioneguardi se fosse stato un altro. vendito-¥dei ¥richiamo ¥di ¥tipica ¥espressione ¥era ¥oliveÓ ¥ÒBelle ¥,Bejoliv ¥2 ambulanti.¥ri lˆ?Ó.¥va¥Òchi¥a¥equivalente¥francese¥dal¥Calco¥3 ¥ÒrondaÓ.¥per¥popolaresca¥deformazione¥la¥�¥ÒrondineÓ,¥ossia¥,Rondena¥4 innan-¥1802¥del¥nazionali¥guardie¥le¥ischerno¥per¥cos“¥ÇNominavansi¥5 ¥assoldatiÈ¥veterani¥e¥storpij¥straccioni,¥di¥composte¥erano¥quali¥le¥zi, Òcravat-¥termine¥il¥deriva¥collo¥da¥fazzoletto¥cui¥(dal¥croati ¥I¥(Porta). ¥ma¥Italia,¥in¥militari¥come¥dallÕAustria¥inviati¥abitualmente¥erano¥taÓ) francesi.¥militari¥di¥tratta¥si¥qui 62 PORTA_testi.indd 62 16/03/11 11:43 birbon,¥sto¥a¥impari¥chÕeva¥scior¥on¥Basta: senzÕolter,¥respettor¥sur¥el¥staa¥sarˆ¥ChÕel siete?¥Chi¥dis:¥me¥el¥lumaa,¥ben¥avemm¥Dopo 30 ¥¥¥Dicete!¥andŽ?¥Indove¥fate?¥mester¥Che voo?¥dove¥in¥franco,¥respondi¥sont?,¥Chi m�;¥fatt¥el¥per¥voo¥e¥galantomm¥Sont foo,¥che¥mestee¥del¥poeu¥Intuit� sav�?¥vorell¥de¥cossa¥quaj¥ven¥Ghe m˜!¥e¥dÕentrada,¥vivi¥cavalier,¥el¥Foo 36 ¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥s˜?¥del¥coss¥quaj¥fors¥giontaravel¥Ghe polid,¥fioeu¥de¥parlaa¥dÕavegh¥par¥Me ghÕavess¥chÕel¥fudessel¥Eppur¥vera?¥NÕeel lid,¥taccˆ¥de¥volentaa¥gran¥Ona sbiess,¥in¥tusscoss¥ghÕandass¥d“¥quell¥in¥che¥O des¥o¥vott¥de¥s�¥serciˆ¥fa¥me¥El 42 ¥¥¥¥6pes.¥de¥felipp¥bon¥on¥sonna¥me¥el¥l“¥E rebeccamm¥per¥voeult¥tr�¥o¥d˜¥m“¥faa¥Hoo quajcoss,¥m“¥anca¥respondegh¥per¥Tant Basta: un signore che era a fianco a questo birbone, che sarˆ stato il signor ispettore senzÕaltro, dopo avermi ben guardato, mi dice: ÇChi siete? Che mestiere fate? Dove andate? Dite!È. | ÇChi sono?È rispondo franco Çdove vado? Sono un galantuomo e vado per il fatto mio; quanto poi al mestiere che faccio, cosa ci guadagna a volerlo sapere? Faccio il cavaliere, vivo di rendita, e adesso! ci rimetterebbe forse qualcosa di suo?È | Mi pare di avergli parlato da bravo figliolo, non � vero? Eppure, fosse che avesse una gran volontˆ di attaccare lite, o che quel giorno gli andassero tutte le cose di traverso, mi fa accerchiare da otto o dieci e l“ per l“ mi suona un bel Òfilippo di pesoÓ. | Io ho tentato due o tre volte di difendermi, tanto per rispondergli anchÕio qualcosa, spa-¥dominazione¥la¥durante¥corso¥in¥moneta¥la¥era¥,ÒFilippoÓ¥,Felipp¥6 ¥Teresa; ¥Maria¥di¥allÕepoca¥fino¥almeno ¥dur˜ ¥che¥e¥II ¥Filippo ¥di ¥gnola ¥cio�¥moneta,¥alla ¥riferito¥,legittimoÓ¥peso ¥Òdi¥per ¥sta¥pesoÓ¥Òdi¥,de pes Òra-¥quindi¥vale¥traslato¥per¥integro;¥valore¥suo¥del¥quindi¥tosata,¥non del-¥nome ¥il ¥,felipp ¥di ¥lÕassonanza ¥noti ¥Si ¥scontiÓ. ¥fa¥non¥che ¥manzina ¥ÒinvettivaÓ; ¥,ostileÓ ¥Òdiscorso ¥significa ¥che ¥ÒfilippicaÓ ¥con ¥moneta, ¥la 119).¥v.¥40,¥420;¥v.¥29,¥(cfr. 63 PORTA_testi.indd 63 16/03/11 11:43 interrogamm¥a¥capp¥de¥torna¥el¥lu¥Ma foss,¥el¥solta¥el¥e¥legge,¥della¥7nomo¥In sa,¥se¥giˆ¥legge,¥della¥nomo¥in¥E ¥parlˆ.¥boeugna¥ben?,¥vala¥Sansessia, 48 dÕincant;¥via¥e¥resposta,¥e¥botta¥l“¥E 8La parentella?¥Giovannin.¥Chi siete? lavorant¥El¥Che mester fate?¥Bongee. Gabella.¥Isepp¥De¥Presso de chi?¥frust.¥De cobbi.¥al¥Voo¥Vee a spass?¥Tegnon.¥di¥In¥In dov�? ¥9Carrobbi.¥Al¥Dov�?¥Surs“.¥In cˆ de voi? 54 piattee.¥Del¥Al Carrobbi! In che porta? insc“?¥e¥Terz,¥Pian?¥vott.¥Vottcent¥Al numer? assee?¥nÕhal¥ghe¥adess,¥m˜¥sattisfaa¥El m“,¥de¥mia¥franchezza¥la¥m˜¥Fussel domandamm,¥de¥nient¥p�¥ghÕavess¥chÕel¥O ¥salamm.¥on¥come¥l“¥pienta¥me¥el¥e¥va,¥El 60 ma lui torna da capo a interrogarmi, Çin nomo della leggeÈ, e salta il fosso [viene alle strette], e Çin nomo della leggeÈ, giˆ si sa, sia che si sia [volenti o nolenti], va bene?, bisogna parlare. | E l“ botta e risposta, e via dÕincanto [incalzandomi]: ÇChi siete?È. ÇGiovannino.È ÇLa parentela?È ÇBongeri.È ÇChe mestiere fate?È ÇIl lavorante di robe fruste (vecchie).È ÇPresso chi?È ÇDa Giuseppe Gabella.È ÇDove?È ÇNei Tegnoni.È ÇAndate a spasso?È ÇVado a cuccia [a letto].È ÇA casa vostra?È ÇSignors“.È ÇDove?È ÇAl Carrobbio.È | ÇAl Carrobbio! In che porta?È ÇDel piattaio.È ÇAl numero?È ÇOttocento otto.È ÇPiano?È ÇTerzo, e cos“? é soddisfatto adesso, ne ha abbastanza?È Sia stata la mia franchezza, o che non avesse pi� niente da domandarmi, se ne va, e mi pianta l“ come un salame. | ¥che ¥sacramentale ¥formula ¥una ¥da ¥derivata ¥idiomatica ¥Espressione ¥7 ¥anzichŽ ¥,innomo(¥parlato ¥del ¥storpiata ¥forma ¥nella ¥mantiene ¥Porta nomeÓ).¥Òin 7.¥nota¥1,¥cfr.parentella ¥Per¥8 ¥ ¥¥via¥in¥biforca¥si¥Torino¥via¥oggi¥ancora¥dove¥lÕincrocio¥�¥Carrobbio¥Il¥9 Ticinese.¥Porta¥di¥Corso¥e¥Correnti¥Cesare 64 PORTA_testi.indd 64 16/03/11 11:43 sorbett,¥on¥anm˜¥lÕ�¥ch“¥quest¥Lustrissem,¥Ah, rest;¥al¥resguard¥fioretton¥zuccher¥on¥LÕ� casett¥bell¥el¥adess¥m˜¥sentirˆ¥El quest.¥a¥dep™s¥pareggiaa¥ghÕeva¥Che battost¥i¥che¥Lustrissem,¥vera,¥Proppi ¥ost.¥di¥tavola¥la¥come¥pront¥Hin sciatt¥on¥come¥gris¥viorin,¥pocch¥sto¥Dopo straa,¥la¥nanch¥vedi¥n�¥che¥cˆ¥a¥Corri tratt¥on¥troeuvi¥el¥e¥portell,¥el¥derv“¥per¥Foo sbarattaa...¥e¥avert¥che¥olter¥Nient ch“¥anca¥che¥subet,¥dighi¥ved�,¥a¥Stˆ ¥m“.¥de¥contra¥anm˜¥gabola¥ona¥GhÕ� lott,¥al¥terna¥on¥staa¥fudess¥el¥insc“¥Magara segn!¥el¥lassava¥ghe¥voeulta¥sta¥almanch¥Che bott,¥on¥l“¥stoo¥scara...¥la¥ciappi¥dent...¥Voo legn¥de¥basij¥suj¥in¥senti¥e¥ment...¥a¥Doo spazzacˆ¥al¥arent¥inscimma¥Dessora ¥soltˆ.¥a¥sciabel¥on¥sarav¥Come p�¥del¥fermem¥l“:¥saldo¥cunt¥bon¥a¥M“ pien¥on¥risÕciˆ¥de¥denanz¥e¥scara...¥Della Chi lÕ�?¥sbraggi:¥s�,¥andˆ¥a¥fidamm¥Col ben?¥vala¥Lustrissem,¥disel,¥CossÕen 66 72 78 Ah, illustrissimo, questo qui � ancora un sorbetto, � uno zucchero sopraffino riguardo al resto; sentirˆ adesso il bel casetto [guaio, imbroglio] che stava apparecchiato [attendendomi] dopo questo. é proprio vero, illustrissimo, che le batoste sono pronte come la tavola degli osti [pronte in un attimo]. | Dopo questo poÕ poÕ di suonata [disavventura], grigio come un rospo corro a casa che non vedo neanche la strada, faccio per aprire il portello [uscio], e lo trovo, a un tratto, niente meno che aperto e spalancato... Sta a vedere, dico subito, che anche qui cÕ� una gabola [inganno] ancora contro di me. | Magari fosse stato un terno al lotto, che almeno questa volta ci lasciavo il segno [ci avrei azzeccato]! Vado dentro... infilo la scala... sto l“ un attimo, faccio attenzione... e sento sui gradini di legno, di sopra, in cima, vicino al solaio, come fosse una sciabola che salta. | Io, a buon conto, [sto] fermo l“: mi arresto al piede della scala... e prima di rischiare un guaio fidandomi ad andare su, grido: ÇChi �?È. Cosa ne dice, illustrissimo, va bene? 65 PORTA_testi.indd 65 16/03/11 11:43 via¥spassass¥per¥insc“¥rogna¥cercˆ¥A ¥sia.¥se¥quand¥anch¥temp¥a¥sÕ�¥dÕincoeu¥d“¥Al 84 tracch¥tricch¥sto¥e¥respond,¥nessun¥Intant debass...¥vegn“¥a¥adree¥va¥el¥anzi¥cress,¥El masiacch,¥p�¥Chi lÕ�¥on¥anm˜¥sonni¥Ghe sass;¥coj¥parlˆ¥n�¥che¥pesc¥lÕ�¥dess!¥oh¥Ma, p˜¥Se¥sbraggi:¥mai¥quante¥a¥poe�¥Infin ¥n˜?¥o¥s“¥o¥voeulta,¥ona¥lÕ�¥chi¥Sav� 90 via¥paraa¥hoo¥penser¥quanti¥Cristo! sbraggiˆ!¥a¥adree¥seva¥che¥quellÕattem¥In Maria!¥Esuss¥ment,¥in¥vegnuu¥fina¥MÕ� 10cˆ,¥de¥reficci™¥condam¥el¥fuss¥ChÕel penitenza¥fˆ¥a¥insc“¥l“¥compariss¥ChÕel ¥conscienza.¥sulla¥tolt¥sÕ�¥chÕel¥pocch¥quij¥De 96 anm˜:¥cress¥el¥fracass¥chÕel¥lÕ�¥fatt¥El quell¥de¥oltra¥pedanna¥ona¥senti¥E gi˜;¥ven¥che¥personna¥dÕona¥Proppi portell,¥al¥attacch¥l“¥tirem¥allora¥M“ cavˆ,¥voeur¥le¥se¥sÕel¥reson,¥de¥Ch� ¥passˆ.¥de¥lÕha¥ch“,¥de¥passˆ¥de¥LÕha 102 A cercare rogna cos“ per spassarsela, al giorno dÕoggi si � a tempo anche quando che sia [in ogni occasione]. | Intanto nessuno risponde, e questo tric-trac cresce, anzi s�guita a venire da basso... Gli suono [grido] ancora un ÇChi �È pi� forte, ma, oh adesso! � peggio che parlare con i sassi; infine poi a quanta pi� voce grido: ÇSi pu˜ sapere chi � una buona volta, s“ o no?È. | Cristo! quanti [brutti] pensieri ho cacciato via nellÕattimo che stavo gridando! MÕ� perfino venuto in mente, Ges�mmaria!, che fosse il defunto affittacase, che comparisse l“ per fare penitenza di quei pochi peccati che sÕ� tolto dalla coscienza. | Il fatto � che il fracasso cresce ancora: e sento un rumore di piedi oltre a quello proprio dÕuna persona che viene gi�; io allora mi metto l“ vicino al portello [uscio], chŽ di ragione, se se la vorrˆ cavare, deve passare di qui, deve passare. | ¥case¥affitta¥che¥colui¥cio�¥ÒsublocatoreÓ¥letteralmente,¥�,¥Reficci™decˆ¥10 speculatore.¥strozzino,¥di¥sinonimo¥subaffittare;¥poi¥per 66 PORTA_testi.indd 66 16/03/11 11:43 finalment¥busilles:¥al¥ch“¥nun¥semm¥Ghe straa¥de¥lampita¥della¥ciar¥al¥Vedi 11accident¥on¥contra¥alla¥vegnimm¥A dannaa,¥quij¥de¥frances¥cavion¥DÕon Ett v™ el mar“¥dis:¥me¥el¥curt¥ai¥insc“¥Che ¥De quella famm, che stˆ dessora l“? lu,¥e¥quant¥e¥tant¥duro¥muso¥M“, Ov“, ge su“ moˆ, perch�?¥Respondi: voter famm Mons�¥repia,¥el¥,Perch� 108 LÕ� tr� giol“, sacher Dieu, e me pl�. lÕ� la famm¥dighi,¥ghe¥,O giol“ o no ¥De moˆ de m“, cossÕhal m˜ de cuntamm? 114 SÕ� che moˆ ge voeu coccŽ cont ell. coccŽ dÕEgitt?che¥respondi,¥,CoccŽ 12Raffajell,¥Sant¥in¥coccŽ¥fˆ¥a¥vaga¥ChÕel petitt!¥el¥ghÕha¥sÕel¥coccŽ¥de¥loeugh¥el¥lÕ�¥Lˆ ch“¥che¥cojon,¥di¥foeura¥vaga¥ChÕel ¥cap“?¥AvŽ¥tegna.¥che¥coccŽ¥ghÕ�¥No 120 Siamo quindi al busillis: finalmente vedo, al chiarore della lampada di strada, venirmi incontro un accidenti dÕun capellone francese di quelli danna ,che femme ¥quella ¥de ¥mari ¥le ¥Ettes-vousti,checos“allecortemidice:Ç ¥suis ¥je ¥Oui, abital“sopra?È.|Io,musodurotantoequantolui,rispondo:Ç ¥jolie, ¥tr�s ¥est ¥Monsieur ¥femme ¥votre,perchŽ?È.ÇPerchŽÈripigliaÇmoi ¥de ¥femme ÈglidicoÇ�lanon ¥ou ¥jolie ¥Ou ÈÇpla”t. ¥me ¥et ¥sacrŽ-Dieu, ¥coucher ¥veux ¥je ¥moi ¥que ¥CÕestdime,cosÕhaquindidacontarmi?ÈÇ moi dÕEgitto?Chevadaafar coucher ,ÈrispondoÇcheCoucher ÈÇelle. ¥con coucher in San Raffaello, lˆ � luogo di coucher se ne ha appetito [voglia]! Che vada fuori dai coglioni, che qui non cÕ� coucher che tenga. Avete capito?È | usitatis-¥presente¥al¥e¥anni¥molti¥sono¥non¥nata¥disprezzo¥di¥ÇVoce¥11 (Porta).¥popoloÈ¥basso¥nel¥sima ¥da ¥frequentata ¥dellÕepoca ¥malfamata ¥via ¥Raffaello, ¥San ¥Contrada ¥12 45).¥nota¥32,¥(cfr.¥Duomo¥dal¥distante¥non¥meretrici, 67 PORTA_testi.indd 67 16/03/11 11:43 Coman!¥dis:¥el¥solta,¥ghe¥dianzer¥Cossa damm.¥per¥man¥i¥volza¥el¥e¥,A moˆ cojon? man,¥i¥cont¥requi¥staga¥chÕel¥Ovej, toccamm,¥no¥de¥s˜¥fatte¥el¥varda¥ChÕel capazz...¥sont¥libra!¥ne¥Dia¥n˜,¥de¥Se ¥scopazz.¥on¥mollem¥menter¥quell¥in¥lu¥E 126 nott,¥de¥d“¥de¥Sangua¥d˜!¥e¥voeuna¥E doo!¥ghe¥che¥dÕolter¥slonga¥se¥nol¥Che scopellott.¥on¥capp¥de¥zollem¥lu¥E coo,¥el¥spettasciamm¥a¥tend¥chÕel¥Vedi lion,¥de¥anem¥on¥cont¥sott¥m“¥E ¥scopazzon.¥olter¥on¥tonfeta!¥lu¥E 132 sort¥quella¥de¥colp¥on¥A¥sanguanon!¥Ah pee,¥in¥drizzˆ¥a¥cavij¥i¥sentuu¥sont¥Me mort¥pover¥i¥che¥staa¥fudess¥nol¥se¥E indree,¥tornˆ¥a¥grazia¥soa¥per¥juttaa¥MÕhan fall¥senza¥dÕaria,¥poo¥on¥ciappi¥no¥Se ¥cavall!¥de¥sparposet¥on¥foo¥voeulta¥Sta 138 È,ealzale couillon?¥moi¥A¥Comment!Cosadiavologlisaltainmente,dice:Ç mani per darmele. Ohi!, che stia fermo con le mani, guardi il fatto suo di non toccarmi, senn˜, Dio ne liberi! son capace... e lui in quel mentre mi molla uno scapaccione. | E uno e due! Sangue dÕun cane, che non ne allunghi un altro che gliele d˜! E lui mi molla da capo uno scappellotto. Vedo che mira a spiaccicarmi la testa, e io sotto, con un animo da leone, e lui, t˜nfete!, un altro scapaccione. | Ah sangue del demonio! A un colpo di quella sorta mi sono sentito i capelli drizzarsi in piedi, e se non fosse stato che i poveri morti mÕhanno aiutato per loro grazia a tornare indietro, se non prendo un poÕ dÕaria, senza fallo questa volta faccio uno sproposito da cavalli [bestiale]! 68 PORTA_testi.indd 68 16/03/11 11:43 22 LÕex abate a cui � indirizzato il testo � Carlo Verri, reo, agli occhi di ¥intitolato¥volume¥sul¥OsservazioniPorta, di aver pubblicato nelle ¥Giuseppe¥di¥quattro¥libri¥Vinci,¥da¥Leonardo¥di¥cenacolo¥ÇDel , alcuni giudizi non benevoli verso Bossi, amico e ar-PittoreÈ¥Bossi ¥Sestinntista stimato dal poeta. é il medesimo Verri ricordato nelle , quale Çomm de Verr¥Gabriell¥don¥cont¥sur¥del¥matrimoni¥el¥per penna e de consejÈ. LÕelogio contenuto nelle Sestinn mal si concilia con questa reprimenda; tale indizio, aggiunto allÕassenza del testo nei manoscritti, ha fatto sollevare qualche dubbio di paternitˆ. Di poco posteriore allÕuscita del libro contro cui � rivolto, va assegnato al 1812; fu pubblicato per la prima volta nellÕedizione luganese. ¥STAMPATA¥VERRI¥SENATORE¥ABATE¥LÕEX¥AVENDO BOSSI¥PITTOR¥IL¥CONTRO¥CRITICA¥UNÕOPERA Boss¥el¥contra¥liber¥t˜¥quell¥leggi¥Quand can¥on¥paret¥me¥Te oss;¥i¥scrizzˆ¥faga¥el¥dent¥ai¥sott¥Che sarˆ¥la¥e¥gloria¥de¥famm¥sarˆ¥La ¥onorada,¥famm¥Ona negˆ¥p˜¥se¥no¥bacco,¥1brio¥per¥Ma rabbiada;¥famm¥gran¥ona¥sia¥la¥no¥Che 5 CRI-¥UNÕOPERA ¥STAMPATO ¥VERRI ¥SENATORE ¥ABATE ¥LÕEX ¥AVENDO Quandoleggoqueltuolibrocon-BOSSI ¥PITTORE ¥IL ¥CONTRO ¥TICA tro Bossi mi pari un cane che sotto i denti faccia scricchiare gli ossi; sarˆ la fame di gloria e sarˆ [pure] una fame onorata, ma per il dio Bacco, non si pu˜ negare che non sia una grande fame arrabbiata; | ¥29, ¥(cfr. ¥DioÓ ¥Òper ¥dellÕimprecazione ¥minima ¥variante ¥una ¥�brio ¥Per ¥1 251).¥v.¥62,¥203;¥142,¥vv.¥37,¥337;¥11,¥vv.¥32,¥381;¥v. 69 PORTA_testi.indd 69 16/03/11 11:43 Italian,¥on¥che¥pensi¥poe�¥quand¥Ma 2buseccon,¥nost¥on¥Anzi ¥stringall,¥per¥olter¥on¥contra¥toeu¥la¥El boccon,¥a¥tajall¥Per divorall,¥Per omm¥on¥see¥te¥che¥d“¥de¥manch¥a¥poss¥No nomm.¥de¥e¥fatt¥de¥Verr ¥fradij¥i¥mangia¥fradell¥on¥che¥cas¥el¥Perch� porscij.¥di¥in¥che¥dˆ¥se¥nol¥che¥cas¥on¥LÕ� 10 15 ma quando poi penso che un italiano, anzi un nostro buseccone [trippone, milanese], se la prende contro un altro [buseccone] per strozzarlo, per tagliarlo a bocconi, per divorarlo, non posso fare a meno di dire che sei un uomo ÒverroÓ di fatto e di nome. | PerchŽ il caso di un fratello [che] mangia i fratelli � un caso che non si dˆ che nei porcili. 8.¥nota¥12,¥cfr. buseccon¥Per¥2 70 PORTA_testi.indd 70 16/03/11 11:43 23 Il titolo richiama il genere delle ÒvisioniÓ, rimesso in voga da Varano e Monti. Porta lo tratta con lÕusuale ironia: la visione ultraterrena di un frate buona forchetta si risolve infatti in una satira contro lÕangusto perbenismo di dame-beghine. Dal momento che tutti i personaggi citati sono morti prima del 1812, Salvioni data il componimento alla fine di quellÕanno. Apparve per la prima volta nellÕedizione luganese. VISION¥ONA 1Pasqual,¥fraa¥reverendo¥certo¥On manera¥sia¥se¥che¥in¥pes¥gran¥de¥Omm spiritual¥part¥dalla¥toeull¥a¥Tant stadera,¥della¥part¥dalla¥toeull¥a¥Come camin¥al¥podisnˆ¥de¥d“¥sti¥de¥Vun ¥visorin.¥on¥fava¥el¥porch¥on¥come¥Pien 6 religios¥bonn¥damm¥d˜¥de¥cˆ¥in¥LÕeva quiett¥quella¥desturbagh¥no¥per¥Che vos,¥bassa¥a¥intant¥Mormoraven benedett¥Dio¥coeur¥de¥pregaven¥E bontaa¥gran¥soa¥la¥con¥sterminass¥ChÕel ¥disnaa.¥dopo¥pret¥i¥secca¥che¥quij¥Tucc 12 UncertoreverendofraPasquale,uomodigranpesoinqualsiasima-VISIONE¥UNA niera, tanto a prenderlo dalla parte spirituale come a prenderlo dalla parte della stadera, uno di questi giorni, di dopopranzo, al camino, pieno come un porco, faceva un pisolino. | Era in casa di due dame, buone religiose, che per non disturbargli quella quiete mormoravano intanto a bassa voce, e pregavano di cuore Dio benedetto che sterminasse, con la sua gran bontˆ, tutti quelli che seccano i preti dopo pranzo. | dÕinge-¥Òcorto¥,ÒbabbeoÓ¥,ÒscioccoÓ¥anche¥significa¥milanese¥in¥Pasqual¥1 9).¥nota¥24,¥anche¥(cfr.¥gnoÓ 71 PORTA_testi.indd 71 16/03/11 11:43 2zenturon,¥ex¥Diegh¥don¥part¥onÕoltra¥Da missionari,¥e¥canonista¥Teologh, mormorazion¥la¥juttava¥el¥poo¥On breviari¥el¥sfojava¥el¥poo¥olter¥on¥E pee¥di¥foeura¥intrattant¥tirass¥Per ¥adree.¥d“¥del¥cojomber¥3mattutin¥Quell notass¥de¥lÕ�¥Pasqual¥don¥m˜¥Ora sudor¥soeu¥coj¥nomm¥el¥quistaa¥sÕeva¥ChÕel class,¥prima¥de¥paccion¥de¥e¥sant¥De Signor¥chÕel¥credeven¥paricc¥che¥Tant sognett¥del¥e¥chilo¥del¥lÕora¥in¥Giust ¥secrett.¥soeu¥di¥part¥a¥mettess¥le¥El godeva,¥se¥chÕel¥conzett¥col¥cunt,¥bon¥A despensaa¥lÕeva¥Reverenza¥Soa podeva¥el¥anzi¥creanza,¥de¥att¥ogni¥Da podisnaa¥santa¥la¥tutta¥Ronfˆ lustrissem¥d˜¥i¥che¥mai¥pericol¥Senza ¥solennissem.¥porch¥villan¥del¥dassen¥Ghe Pasqual¥don¥sto¥dormend¥voeulta¥sta¥Ma mocch¥certi¥e¥versori¥cert¥fava¥El 18 24 30 Da unÕaltra parte don Diego, ex cinturone [eremitano], teologo, canonista e missionario, un poÕ aiutava la mormorazione e un altro poÕ sfogliava il breviario per tirarsi intanto fuori dai piedi quel mattutino rompiscatole del giorno dopo. | Ora, � da notare che don Pasquale si era conquistato quel nome coi suoi sudori di santo e di mangione di prima classe, tanto che parecchi credevano che il Signore, proprio nellÕora del chilo e del pisolino, lo mettesse a parte dei suoi segreti. | A buon conto, con la reputazione che godeva, Sua Riverenza era dispensato da ogni atto di creanza, anzi poteva ronfare tutto il santo dopopranzo senza pericolo mai che le due illustrissime gli dessero del villano porco solennissimo. | Ma questa volta, dormendo, questo don Pasquale faceva certi versacci e certe smorfie Òcintu-¥popolarmente ¥detto ¥scalzo, ¥eremitano ¥o¥correggiante ¥Frate ¥2 confratelli.¥suoi¥i¥come¥portava¥che¥correggia¥dalla¥roneÓ quotidiano.¥mattutino¥dellÕufficio¥Parte¥3 72 PORTA_testi.indd 72 16/03/11 11:43 natural¥dellÕorden¥foeura¥Insc“ pocch,¥de¥minga¥spaventaa¥sÕhin¥damm¥i¥Che tremenda¥vision¥quaj¥che¥paura¥Per ¥marenda.¥la¥per¥famm¥la¥perd¥fass¥ghe¥La 36 finalment¥Dio,¥a¥pias¥quand¥Basta, ors,¥on¥come¥torbed¥desseda¥se¥El spavent¥in¥tutt¥damm¥d˜¥i¥vedend¥E occors,¥ghÕ�¥cossa¥sav�¥de¥curios¥E dis,¥el¥Marchesinn,¥consolen,¥se¥Che ¥paradis.¥del¥adess¥adess¥rivi¥Che 42 Caspita che bei coss lÕaverˆ vist! compagnia.¥in¥damm¥i¥d˜¥tutt¥Esclamen Crist,¥Ges�¥dis,¥el¥veduu,¥hoo¥Certament, Maria,¥Santissima¥Mader¥soa¥La baj,¥cunti¥no¥beatt,¥e¥sant¥de¥E ¥cavaj.¥a¥lecc¥fann¥de¥assee¥vist¥NÕhoo 48 Dunque lÕavrˆ veduu nostra cucina La contessa a cui ci han stampaa la vita,4 cos“ fuori dellÕordine naturale che le dame erano spaventate mica poco, per paura che qualche visione tremenda gli facesse perdere la fame per la merenda. | Basta, quando piace a Dio, finalmente si sveglia torbido come un orso, e vedendo le due dame tutte spaventate e curioso di sapere cosa gli � occorso [capitato] ÇChe si consolino, marchesineÈ dice Çche arrivo adesso adesso dal paradisoÈ. | ÇCaspita che belle cose avrˆ visto!È esclamano tutte e due le dame in compagnia. ÇCertamente, ho vistoÈ dice ÇGes� Cristo, la sua Madre Santissima Maria, e santi e beati, non conto baie, ne ho visti abbastanza da farne lettiere ai cavalli [in gran quantitˆ].È | ÇDunque avrˆ veduto nostra cugina la contessa a cui hanno stampato la vita, stam-¥stata¥era¥1809,¥nel¥cui,¥di¥nobildonna¥alla¥riferiscono¥si¥dame¥Le¥4 Vita della virtuosa matrona milanese Teresa Trotti Bentivoglio Ar-¥la ¥pata ¥Manzoni ¥Alessandro ¥da ¥anche ¥apprezzata ¥lettura ¥(1765-1805), conati ¥cugine, ¥millantano ¥si ¥dame ¥nostre ¥le¥cui ¥di ¥e¥Blondel ¥Enrichetta ¥ed ¥scopi¥a¥fond˜,¥Arconati¥Teresa¥ipercorrettismo.¥buffo¥per¥,cucine¥anzi ¥).del Suss ¥C˜ngrega ¥popolarmente ¥(detta ¥Jesus ¥del ¥Societˆ ¥la ¥benefici, 73 PORTA_testi.indd 73 16/03/11 11:43 Poi altre dame molte, e qualch pedina Scritt nel Suss5 e dirett dai Bernabita? qual,¥e¥tal¥dilla¥da¥sÕhoo¥lor,¥Cara ¥Pasqual.¥don¥respond¥el¥vuna,¥nanch¥vist¥NÕhoo 54 NeanchÕuna! Come mai! In tanta gloria Ghe sarebber fors mai sfuggii de vista? Caspita, el nost Devecc bona memoria LÕha sempre dett chÕel ciel lÕ� di Sussista; chi � che cÕ� lass�¥repien,¥,Dunque ¥De nostra conoscenza e sua de lu? 6Mascaron...¥ghÕ�¥rispond,¥el¥esempi,¥Per cˆ...¥de¥pessee¥s˜¥el¥ghÕ�¥Parin...¥Alfer... 7Falcon.¥del¥lÕost¥ghÕ�¥Metastasi...¥GhÕ� 60 poi altre dame molte, e qualche pedina [donna di rango inferiore] iscritte nel Jesus e dirette dai Barnabiti?È ÇCare loro, se ho da dirla tale e quale, non ne ho vista neanche unaÈ risponde don Pasquale. | ÇNeanche una! Come mai! In tanta gloria le sarebbero forse mai sfuggite di vista? Caspita, il nostro Devecchi buona memoria ha sempre detto che il cielo � dei Sussisti [iscritti alla Societˆ del Jesus]; Dunque,È ripigliano Çchi cÕ� lass� di nostra conoscenza e sua?È | ÇPer esempio,È risponde ÇcÕ� Mascheroni... Alfieri... Parini... cÕ� il suo pescivendolo... cÕ� Metastasio... cÕ� lÕoste del Falcone.È compi-¥il¥avevano¥nobildonne¥le¥societˆ,¥della¥regolamento¥il¥Secondo ¥dare ¥da ¥biscottini ¥dei ¥con ¥settimanalmente ¥allÕospedale ¥recarsi ¥di ¥to discor-¥il¥intavolare¥per¥pretesto¥un¥avere¥da¥modo¥in¥ammalate,¥alle moti-¥questo ¥per ¥prefiggeva; ¥si ¥unione ¥pia ¥la ¥che ¥edificanti ¥fini ¥ai¥so lÕin-¥scrive ¥Porta¥cui ¥contro¥,damm del bescottin ¥dette ¥anche¥furono¥vo ¥fu¥societˆ¥La¥51).¥(cfr.¥I putann ai Çdamm del bescottinÈ¥titolo¥dal¥vettiva riferisco-¥si¥cui¥a¥Devecc¥(il¥Vecchi¥De¥Felice¥da¥anni¥molti¥per¥diretta ¥barnabita.¥padre¥testo),¥nel¥dame¥le¥no JesusÓ.¥del¥Societˆ¥alla¥Òiscritti¥Intendi¥5 ¥morto¥antiaustriaco¥e¥matematico¥(1750-1800),¥Mascheroni ¥Lorenzo ¥6 ¥suo¥Al¥.Mascheroniana¥della¥versi¥i¥dedicato¥aveva¥Monti¥cui¥a¥esilio,¥in ¥Pietro¥e¥Parini¥Giuseppe¥Alfieri,¥Vittorio¥di¥quelli¥seguito¥fanno¥nome dellÕIlluminismo.¥campioni¥Porta¥da¥considerati¥Metastasio, Falcone.¥del¥via¥nellÕomonima¥sita¥e¥1395,¥dal¥fin¥citata¥osteria,¥Famosa¥7 74 PORTA_testi.indd 74 16/03/11 11:43 se pol dˆ!¥sclamen,¥damm¥i¥Metastasi!... Quel pret che abbiam sentit coi nost orecc ¥A biasimar tant volt dal bon Devecc? 66 E dÕalter chi hal veduu, chÕel dica on p˜! dis,¥el¥Battaja...¥vist¥hoo¥Bovara,¥vist¥Hoo Ohib˜, ohib˜, ohib˜!¥8Vian...¥Pensa...¥Mosca... Anch de sta sort de robba in Paradis? No sal che son de quej che lÕha daa in lista ¥a noi Sussista?9El Devecc per Massoni 72 In Paradis i franchi murator! Se burlem? Ma sal minga don Pasqual Che solamente a conversar con lor Se incorre la scomunica papal? ÇMetastasio!...È esclamano le dame Çsi pu˜ mai dare! Quel prete che abbiamo sentito con le nostre orecchie a biasimare tante volte dal buon De- vecchi? | E dÕaltri chi ha veduto, dica un poÕ!È ÇHo visto Bovara, ho visto Battaglia...È dice ÇMosca... Pensa... Viani...È ÇOhib˜, ohib˜, ohib˜! Anche Õsta sorta di roba in Paradiso? Non sa che sono fra quelli che hanno dato in lista il Devecchi per massoni a noi Sussisti? | In Paradiso i franchi muratori [massoni]! Scherziamo? Ma non sa mica don Pasquale che solamente a conversare con loro si incorre nella scomunica papale? ave-¥Porta ¥che ¥Stato, ¥di ¥consigliere ¥giˆ ¥(1761-1812), ¥Bovara ¥Stanislao ¥8 InmortdelconsejerdestatCav.Stanislao ¥terzine¥le¥con¥commemorato¥va cam-¥nella¥caduto¥milanese¥nobile¥1812),¥(m.¥Battaglia¥Gaetano¥.Bovara funziona-¥alto ¥Marzio,¥Mosca ¥Francesco¥marchese ¥Il ¥Russia.¥di ¥pagna ¥periodo ¥nel ¥pubblico ¥funzionario ¥alto ¥Pensa, ¥Giuseppe ¥Polizia. ¥di ¥rio napo-¥brigata¥di¥generale¥Viani,¥Luigi¥Pier¥francese.¥dominazione¥della Pa-¥in¥collocati¥e¥citati¥qui¥personaggi¥i¥tutti¥che¥notare¥da¥Sarˆ¥leonico. ¥idee ¥loro ¥le ¥per ¥vita, ¥in ¥noti, ¥erano ¥sconosciuti, ¥pressochŽ ¥oggi ¥radiso, anticlericali.¥e¥giacobine ¥di¥lista¥una¥a¥equivaleva¥che¥massoni,¥di¥lista¥una¥in¥inserito¥Ossia¥9 ¥aveva¥XIV¥Benedetto¥infatti,¥1751,¥Nel¥scomunica.¥di¥odore¥in¥reprobi Pro-¥lÕenciclica¥con¥riconosciuti,¥massoni¥ai¥scomunica¥la¥comminato ¥XII¥Clemente¥1738,¥nel¥che,¥dopo¥76)¥v.¥del¥scomunica papal¥la¥(cfr.¥vidas ).Imminenti¥bolla¥la¥(con¥massoneria¥la¥condannato¥aveva 75 PORTA_testi.indd 75 16/03/11 11:43 Ma caro lei, car don Pasqual, chÕel taccia, 78 ¥ChÕel par che Dio el ci abbia voltaa faccia. sugh,¥al¥vegn“¥e¥curta¥la¥toe�¥per¥Intant, salamm¥de¥insc“¥s�¥cuntaa¥sogn¥sto¥Con rugh¥el¥dˆ¥fass¥de¥Pasqual¥don¥risÕciaa¥LÕha damm,¥di¥tavola¥dalla¥e¥cˆ¥Dalla Diegh¥don¥teolegh¥e¥canonista¥el¥Se ¥repiegh.¥on¥subet¥trovava¥ghe¥Nol Pasqual¥don¥che¥ved�¥faa¥ghÕha¥el¥Costuu intemperant¥poo¥on¥disnˆ¥del¥in¥staa¥vess¥Per moral,¥el¥fisegh¥col¥squilibraa¥LÕha predominant,¥sogn¥in¥potenz¥i¥ChÕhin distinguendum est in casu tali¥Che 84 Quod detur causae phisicae aut morali. ¥10 vist¥lÕav�¥che¥infin¥conclus¥lÕha¥E beatt¥coj¥e¥sant¥coj¥paradis¥El Crist;¥Ges�¥de¥ven¥che¥moral¥effett¥LÕ� fatt¥per¥ten¥el¥11eadem ratione¥che¥Ma masson¥fraa¥i¥insemma¥vist¥lÕavegh¥Che ¥dÕindigestion.¥ven¥che¥fisegh¥effett¥LÕ� 90 96 Ma caro lei, caro don Pasquale, che taccia, chŽ pare che Dio ci abbia voltato faccia.È | Intanto, per prenderla corta e venire al sugo, con questo sogno raccontato cos“ da salame, don Pasquale ha rischiato di farsi dare lo sfratto dalla casa e dalla tavola delle dame, se il canonista e teologo don Diego non ci trovava subito un ripiego. | Costui gli ha fatto vedere che don Pasquale, per essere stato intemperante nel desinare, ha squilibrato col fisico il mora ¥in ¥est ¥distinguendum¥che ,le, che sono le potenze predominanti nel sogno . | E ha concluso infine morali¥aut¥phisicae¥causae¥detur¥quod¥tali¥casu che avere visto il paradiso con i santi e con i beati � effetto morale che viene tiene per certo che averci visto in-ratione ¥eadem da Ges� Cristo; ma che sieme i framassoni � effetto fisico che viene dallÕindigestione. ¥a¥risalire ¥far ¥deve¥si¥che¥ci˜ ¥distinguere¥occorre¥caso, ¥tale¥in¥ÒChe, ¥10 morale.Ó¥causa¥a¥o¥fisica¥causa ragione.Ó¥stessa¥la¥ÒPer¥11 76 PORTA_testi.indd 76 16/03/11 11:43 24 Scanzonata rivisitazione del noto fioretto francescano di Fra Ginepro. ¥di¥Maraviglie¥delle¥Libro Portadichiarachelafontedelpoemetto�nel del secentista padre Carlo Gregorio Rossignoli (ed. Santi¥suoi¥neÕ¥Dio 1696), una raccolta di aneddoti edificanti che il poeta tratta con esiti parodici. Databile, in base a una lettera e ad affinitˆ compositive con altri testi, al 1813, apparve a stampa per la prima volta nellÕedizione Cherubini. ZENEVER¥FRAA intendever,¥sii¥che¥amoros,¥sii¥che¥Bagaj trˆ¥a¥damm¥de¥gust¥ghÕavii¥che¥Deggiˆ Zenever¥fraa¥de¥cas¥bell¥on¥cuntav¥Vuj ¥1mascabˆ.¥de¥restˆ¥farˆ¥ve¥ChÕel pever¥n�¥saa¥n�¥franz¥senza¥cunti¥Vel cuntˆ¥a¥m“¥anca¥sentii¥lÕhoo¥qual¥e¥Tal panscion¥quell¥da¥d“¥sti¥de¥passaa¥LÕann ¥mission.¥la¥2Carmen¥al¥predicava¥Che coss¥tuss¥a¥innanz¥sav�¥de¥donch¥Avii vivan,¥bon¥on¥lÕeva¥Zenever¥fraa¥Che 4 8 Ragazzichesieteamorosi,chesietesvegli,giˆcheave-GINEPRO ¥FRATE te voglia di darmi retta, voglio raccontarvi il bel caso del frate Ginepro, che vi farˆ restare di stucco. Ve lo racconto senza frange nŽ sale nŽ pepe [senza fronzoli, aggiungere o togliere nulla], tale e quale lÕho sentito anchÕio raccontare lÕanno scorso, in questi giorni, da quel pancione che predicava la missione [ciclo di prediche] al Carmine. | Dovete dunque sapere, prima di tutto, che frate Ginepro era un buon compagnone, Òri-¥vale ¥Restˆde mascabˆ ¥qualitˆ. ¥infima ¥di ¥zucchero ¥era ¥Mascabˆ ¥1 stuccoÓ.¥di¥manere Garibaldi.¥Porta¥a¥Carmine,¥del¥Maria¥Santa¥di¥Chiesa¥2 77 PORTA_testi.indd 77 16/03/11 11:43 oss¥e¥carna¥tutt¥buell,¥e¥scisger¥Tutt ¥Franzescan,¥di¥fondator¥medemm¥Col 12 requiepposs¥beato¥quell¥chÕanzi,¥E cristian,¥duu¥sti¥ciel¥in¥goden¥adess¥Che duu,¥tutt¥loeugh¥lÕistess¥in¥insemma¥quistaa¥LÕhan ¥cazzuu.¥col¥lÕolter¥e¥lÕoffizzi¥con¥Vun 16 santitaa¥per¥duu¥e¥tutt¥quant¥per¥Ma religion,¥in¥bianch¥mosch¥d˜¥Fudessen fraa¥i¥che¥voeuren¥per˜¥Impunemanch ¥3ratton;¥el¥per¥amor¥pussee¥GhÕavessen 20 staa,¥sarev¥giˆ¥m“¥anca¥fraa¥seva¥Se opinion,¥dellÕistessa¥coeur,¥el¥Dighi Zenever¥fraa¥almanca¥convent¥in¥Perch� ¥fever.¥la¥per¥portava¥ghe¥el¥Quajcossa 24 cercador,¥el¥fava¥el¥lu¥che¥quand¥Deffatt, tabacch,¥e¥panzanegh¥de¥furia¥A dÕor¥pajett¥coj¥4maistaa¥e¥coronn¥De ¥bissacch.¥i¥vojˆ¥a¥cˆ¥a¥lÕeva¥esuss¥Ogni 28 cor¥in¥cantˆ¥podeva¥el¥Franzesch¥Sant tutto trippa e ceci, tutto carne e ossa [pappa e ciccia, in grande confidenza] col fondatore dei Francescani, e che, anzi, quella beata quiete che adesso godono in cielo questi due cristiani, lÕhanno acquistata insieme, nello stesso luogo tutti e due, uno con lÕufficio e lÕaltro col mestolo. | Ma per quanto tutti e due, per santitˆ, fossero in religione due mosche bianche, purtuttavia vogliono che i frati avessero pi� amore per il rattone [converso]; se ero frate anchÕio giˆ sarei stato, dico col cuore [dico il vero], della stessa opinione, perchŽ frate Ginepro portava in convento almeno qualcosa per la febbre [la fame ricorrente]. | Infatti, quando faceva il questuante, a furia di panzane e tabacco, di rosari e immaginette con le pagliuzze dÕoro, ad ogni jesus [momento] era a casa a vuotare le bisacce. San Francesco poteva cantare in coro ¥monastica;¥comunitˆ¥alla¥appartiene¥che¥laico¥il¥,ÒconversoÓ¥il¥qui¥�Ratton¥3 22)¥nota¥(cfr.¥convento.¥dal¥fuori¥mondo¥il¥per¥,ÒsecoloÓ¥il¥per¥anche¥vale¥qui ¥immagini¥le¥chiamate¥genericamente¥erano¥ÒmaestˆÓ,¥,maistaa¥Con¥4 ¥immaginette¥le¥anche¥ma¥strade¥delle¥angoli¥agli¥edicole¥delle¥sacre 121).¥v.¥41,¥(cfr.¥cartoncino¥su¥stampate 78 PORTA_testi.indd 78 16/03/11 11:43 stracch,¥lÕeva¥che¥fin¥mattina¥e¥Sira cattolega¥la¥batteva¥el¥lu¥che¥fin¥Che ¥5buccolega.¥della¥lÕinteress¥franch¥LÕeva 32 cercott¥di¥sloffi¥i¥tutt¥de¥Oltra cossett,¥olter¥cent¥per¥famos¥anch¥LÕeva 6rott,¥braghee¥e¥zent¥giustˆ¥per¥Ciov� ¥coppett,¥i¥mett¥dent,¥strappˆ¥Solassˆ, 36 decott¥e¥sugh¥acqu,¥componn¥caj,¥Tajˆ pett,¥de¥brusor¥bugnon,¥toss,¥collegh,¥Per desperazion¥per¥medegh¥i¥che¥moeud¥De ¥rompacojon.¥padrin¥ciamaven¥El 40 fraa¥come¥e¥fraa,¥semper¥hin¥che¥fraa¥i¥Ma cortesia,¥de¥tant¥diletten¥se¥No abilitaa¥pocca¥sta¥per¥appont¥Giust ¥lÕinfermaria,¥goeubb¥sul¥anca¥Pondegh 44 inguaa¥stracontent¥e¥content¥lu¥E libraria,¥la¥daa¥ghÕavessen¥se¥Che savor¥quell¥con¥pes¥duu¥i¥portava¥El ¥senator.¥de¥quell¥portarev¥m“¥Che 48 da sera a mattina finchŽ era stanco perchŽ, finchŽ lui batteva cassa, lÕinteresse [il sostentamento] della bucolica era assicurato. | Oltre che per tutte le baie [burle, canzonature] dei frati questuanti era anche famoso per cento altre cosette, cio� per riparare cinti e braghieri rotti, salassare, cavare denti, mettere le coppette [ventose per salassi], tagliare calli, comporre acque, sughi e decotti per coliche, tossi, bubboni, bruciori di petto, di modo che i medici, per disperazione, lo chiamavano padre rompicoglioni. | Ma i frati, che sono sempre frati, e come frati non si dilettano tanto di cortesia, giustÕappunto per questo poÕ di abilitˆ gli hanno posto sul gobbone [affidato] anche lÕinfermeria, e lui contento e stracontento come se gli avessero affidato la libreria [biblioteca], portava i due pesi con quel sapore [soddisfazione, orgoglio] con cui io porterei quello di senatore. | ¥sarebbero ¥non ¥bene ¥mangiar ¥per ¥prime ¥materie ¥le ¥che ¥intenda ¥Si ¥5 mancate. cu-¥cio�¥rottiÓ,¥braghieri¥e¥cinte¥Òaggiustare¥,Giustˆ zent e braghee rott¥6 dÕernia.¥ammalati¥gli¥rare 79 PORTA_testi.indd 79 16/03/11 11:43 Missionari,¥el¥diseva¥el¥s“,¥insc“¥ch“¥Oh religios,¥sto¥vedell¥Besognava lÕari¥in¥vess¥de¥occasion¥ghÕeva¥p�¥Con ¥spos.¥a¥fudess¥chÕel¥pareva¥el¥Pussee 52 orinari,¥vas,¥spuvin,¥vojava¥el¥Lu ros,¥de¥dÕoeuli¥impoll¥di¥vojass¥ComÕel crost¥e¥marsciur¥piagh,¥nedrugava¥el¥Lu ¥rost.¥a¥coeus¥de¥quaj¥nedrugass¥el¥Come 56 adree¥tend¥de¥poe�¥trattava¥se¥Quand conseguenza¥de¥maa¥dÕon¥ammalaa¥on¥A mestee.¥t˜¥el¥fa¥offellee¥proppi¥LÕeva ¥reverenza¥con¥dovÕeel?¥Zenever¥Fra 60 pee¥di¥p�¥del¥l“¥saldo¥ghÕeva¥El sentenza¥in¥anca¥nocc¥santa¥la¥Tutta settimann¥di¥patton¥del¥in¥restˆ¥De ¥campann.¥di¥in¥battacc¥el¥come¥dritt¥Dritt 64 occasion¥di¥in¥pell¥della¥stringh¥fˆ¥el¥Ma bescottin,¥on¥squas¥direv¥anm˜¥LÕeva giurabaccon,¥quij,¥de¥fin¥faa¥nÕha¥ChÕel ¥7mezzanin!¥di¥in¥sassinaa¥cred¥fass¥De 68 Oh qui s“, diceva il missionario [predicatore], bisognava vederlo questo religioso, che pi� cÕera occasione di essere in aria [impegnato in lavori], pi� pareva che fosse ad uno sposalizio [felice]. Vuotava sputacchiere, vasi, orinali, come se vuotasse ampolle dÕolio di rose, spurgava piaghe, marciumi e croste come se pulisse quaglie da cuocere arrosto. | Quando si trattava poi di assistere ad un ammalato dÕun male pericoloso [contagioso] era proprio Òoffelliere faÕ il tuo mestiereÓ [lÕuomo giusto al posto giusto]. DovÕ� fra Ginepro? Con riverenza era fermo l“, vicino ai piedi, tutta la santa notte anche in sentenza [a rischio] di rimanere nel saio delle settimane, dritto dritto come il battacchio delle campane. | Ma il fare stringhe della propria pelle [sacrificarsi senza risparmio] in certe occasioni, era ancora quasi un biscottino [un impegno semplice], chŽ ne ha fatte perfino di quelle, giurabbacco, da farsi credere assassinato nei mezzanini [abbaini, mansarde]. ¥dire¥di¥modo¥il¥cervello;¥al¥traslato,¥per¥rimandano,¥qui¥mezzanini¥I¥7 rimbambito.¥,cervelloÓ¥nel¥Òtoccato¥dunque¥vale 80 PORTA_testi.indd 80 16/03/11 11:43 reson¥ghÕha¥el¥Bernard¥sant¥quest¥per¥E divin¥dellÕamor¥tratta¥el¥dove¥in¥Lˆ test,¥el¥zitti¥ve¥nett,¥e¥ciar¥dis¥el¥che¥E Che Amor quaedam sancta insania est. ¥8 cognossii¥che¥bagaj¥mee¥i¥m˜¥Adess virt�,¥s˜¥i¥tutt¥con¥Zenever¥Fraa sentirii¥che¥trˆ¥a¥demm¥quiett,¥Stee ¥s�.¥cuntav¥de¥promiss¥vÕhoo¥che¥fatt¥Quell podii¥no¥che¥fors¥sa¥chi¥scolt,¥a¥dˆ¥Col lu,¥come¥Zenever¥tanc¥Deventˆ Gervas,¥tanci¥restarii¥n˜¥de¥Se ¥pias.¥Dio¥che¥quell¥9Pasqual,¥Michee,¥Baciocch, ammalaa¥tanc¥i¥tra¥che¥sappiee¥Ora man¥i¥per¥Zenever¥fraa¥avuu¥ghÕha¥ChÕel fraa¥certo¥on¥voeulta¥ona¥capitaa¥GhÕ� ¥Fabrian.¥de¥Sist¥fraa¥ciamaven¥ChÕel etaa,¥soa¥della¥fior¥sul¥in¥Sist¥LÕeva san¥lÕeva¥quand¥trattin¥on¥che¥dis¥se¥E adree¥tendegh¥a¥fˆ¥de¥daa¥LÕavarav ¥prestinee.¥de¥bottegh¥de¥para¥on¥A 72 76 80 84 88 E per questo san Bernardo ha ragione lˆ dove tratta dellÕamore divino e dice È. | est¥insania ¥sancta¥quaedam chiaro e netto, vi cito il testo, Çche Amor Adesso poi, ragazzi miei, che conoscete fra Ginepro con tutte le sue virt�, state quieti, datemi retta che sentirete quel fatto che vi ho promesso di raccontar vi. Con lÕascoltare, chissˆ forse che non possiate diventare tanti Ginepri come lui, altrimenti resterete tanti Gervasi, Baciccia, Micheli, Pasquali, o quello che piace a Dio. | Ora sappiate che tra i tanti ammalati che fra Ginepro ha avuto per le mani gli � capitato una volta un certo frate che chiamavano fra Sisto da Fabriano. Sisto era nel fiore della sua etˆ, e si dice che, a dir poco, quandÕera sano avrebbe dato da fare, per tenergli dietro, a un paio di botteghe di fornaio. | follia.Ó¥santa¥qual¥certa¥una¥�¥Amore Ò¥8 Òscioc-¥significano¥milanese¥in¥che¥nomi¥sono¥Pasqual¥,Michee¥,Baciocch¥9 1).¥nota¥23,¥anche¥(cfr.¥coÓ 81 PORTA_testi.indd 81 16/03/11 11:43 scenna¥a¥disnˆ,¥a¥colezion,¥a¥che¥Sist,¥Fraa fuss!¥ghen¥insc“¥che¥marenditt,¥i¥tucc¥a¥E balenna¥de¥stomegh¥on¥lˆ¥risÕciava¥El ¥guss,¥col¥ostregh¥i¥sbertii¥lÕavarav¥Che 92 lenna,¥senza¥e¥appetitt¥senza¥Adess uss¥on¥come¥magher¥e¥stomegh¥de¥Desf Zenever¥fraa¥de¥man¥in¥deslenguava¥El ¥fever.¥de¥fil¥on¥n�¥coo¥de¥dolor¥on¥Senza 96 cura,¥della¥zerusegh¥i¥e¥medegh¥I toccall,¥no¥a¥che,¥rifless¥soeu¥i¥faa¥Avend vicciura,¥per¥babbi¥al¥inviava¥se¥El ¥10medegall,¥a¥posta¥per¥marciava¥el¥E 100 natura¥alla¥lassagh¥de¥dezzis¥Han coppall,¥de¥conscienza¥de¥scrupol¥El laver,¥i¥streng¥col¥man¥i¥lavaa¥nÕhin¥se¥E ¥11baver.¥del¥in¥coo¥el¥scrusciass¥e¥oeucc¥i¥Alzˆ 104 cognizion¥quella¥per¥Zenever,¥Ma Sist,¥fraa¥de¥stomegh¥del¥ghÕaveva¥ChÕel religion¥in¥lÕimpegn¥tolt¥sÕeva¥El ¥stravist.¥ghÕhan¥che¥dottor¥ai¥ved�¥fagh¥De 108 Fra Sisto, che a colazione, a pranzo, a cena e a tutte le merende, per quante ce ne fossero! arrischiava [mostrava] uno stomaco di balena [mangiava a crepapelle] e avrebbe smaltito le ostriche con il guscio, adesso senza appetito e senza lena, sfatto di stomaco e magro come un osso, illanguidiva nelle mani di fra Ginepro senza un dolor di testa nŽ un filo di febbre. | I medici e i cerusici della cura, avendo riflettuto che, a non toccarlo, si avviava al creatore in diligenza e marciava per posta a medicarlo, hanno deciso di lasciare alla natura lo scrupolo di coscienza di ammazzarlo, e se ne sono lavati le mani stringendo le labbra, alzando gli occhi [al cielo] e ritirando la testa nel bavero. | Ma Ginepro, per quella cognizione che aveva dello stomaco di fra Sisto, si era preso lÕimpegno in religione [solennemente] di mostrare ai dottori che hanno considerato male; spedi-¥pi� ¥morte ¥alla ¥avviava ¥si ¥Òmedicandolo ¥intesa: ¥va ¥frase ¥La ¥10 ve-¥pi�¥consegna¥di¥mezzo¥il¥era¥posta¥la¥che¥momento¥dal¥,tamenteÓ diligenza.¥della¥loce impotenza.¥vedere¥a¥dare¥vuol¥chi¥di¥gesti¥i¥Sono¥11 82 PORTA_testi.indd 82 16/03/11 11:43 boccon,¥primm¥el¥aggradissa¥chÕel¥stˆ¥Tutt fottrist¥becch¥on¥ess¥vuj¥e¥diseva,¥El cas¥in¥redusi¥nol¥lÕolter¥vun¥adree¥Se ¥allabras.¥in¥sciavatt¥i¥mangiass¥De fagott¥dÕon¥in¥insemma¥s�¥fa¥allon,¥l“¥E elettuari,¥triacch,¥pinol,¥Polver, decott,¥mestur,¥tollitt,¥groppitt,¥Impoll, ¥nezzessari!¥del¥condutt¥el¥per¥gi˜¥E ciappott¥sti¥de¥post¥al¥mettegh¥poe�¥E ordenari,¥vecc,¥vin¥de¥peccher¥bon¥Di lor¥de¥tra¥scuffien¥che¥per˜¥quell¥De ¥12definitor.¥i¥capitol¥fan¥Quand geladinn,¥e¥broeud¥de¥furia¥a¥poe�¥E fresch,¥oeuv¥de¥e¥13leggier¥rossumad¥De nozzinn¥de¥e¥pappinn¥de¥pantrid,¥De ¥14todesch,¥pan¥e¥fritta¥zinivella¥De sbalordinn¥de¥segn¥a¥redutt¥lÕha¥Te Franzesch,¥sant¥Pader¥lÕistess¥Perfina Integram horum¥nocc:¥e¥d“¥sclamava¥ChÕel 112 116 120 124 Opto silvam habere juniperorum. ¥15 128 tutto [sta] che gradisca il primo boccone, diceva, e voglio essere un becco fottuto se, uno dietro lÕaltro, non lo riduco al caso [se non lo convinco] di mangiarsi le ciabatte alla brace. | E l“, allons, raccogli insieme in un fagotto polveri, pillole, triache [unguenti], elettuari [infusi], ampolle, boccette, scatoline, misture, decotti, e gi� per il condotto del cesso! E poi metti, al posto di questi intrugli, dei buoni bicchieroni di vino vecchio, ordinario, di quello per˜ che tracannano tra loro, quando fanno capitolo [si riuniscono] i definitori. | E poi, a furia di brodo e gelatina, di rossumate [uova sbattute] leggere e di uova fresche, di pantrito, di pappine e di minuzzoli di cervella fritte e pane tedesco, te lÕha ridotto al punto da sbalordirne perfino lo stesso padre san Francesco, che esclamava È. | juniperorum¥habere¥silvam¥opto¥horum ¥Integramgiorno e notte: Ç 2).¥v.¥27,¥(cfr.¥dellÕordine¥gestione¥nella¥superiore¥un¥assistono¥che¥Religiosi¥12 vino.¥o¥brodo¥con¥sbattuto¥dÕuovo¥tuorlo¥ossia¥ÒrossumateÓ,¥,Rossumad¥13 spalmato.¥albume¥con¥cotto¥Pane¥14 ginepri.Ó¥questi¥di¥bosco¥intero¥un¥avere¥ÒDesidererei¥15 83 PORTA_testi.indd 83 16/03/11 11:43 stravagant,¥de¥nagott¥ghÕ�¥ch“¥fin¥Ma dÕincoeu¥d“¥al¥che¥coss¥hin¥perch�¥dirii,¥Me sant¥vess¥de¥dÕintendes¥a¥dass¥Senza ¥16pezzoeu.¥i¥fina¥allÕOspedaa¥fan¥I tant,¥rallegher¥Me¥bravi!¥bona!¥S“: fioeu...¥mee¥i¥nagotta¥nanm˜¥Savii d“¥sappiem¥e¥questa,¥sentii¥basta...¥Ma ¥ch“.¥che¥quist¥de¥lor¥anch¥fan¥en¥pezzoeu¥i¥Se via¥alla¥staa¥lÕ�¥ciel¥al¥grazia¥Sist¥fraa¥Quand polsitt,¥duu¥i¥dent¥coj¥ballˆ¥fˆ¥De lÕombria¥come¥arent¥saldo¥Zenever ¥petitt,¥i¥tutt¥inzigagh¥che¥fava¥Nol sansessia,¥fuss¥tucc,¥scodeva¥ghÕje¥E 17biadeghitt,¥coj¥grand¥mamm¥i¥fan¥Come descapit,¥fa¥nol¥pias¥che¥quell¥che¥Savend ¥18 .Nutrit quod sapit¥dis¥el¥proverbi¥el¥che¥E 19culisseo,¥el¥fregagh¥de¥forza¥a¥Ma ment¥in¥solta¥ghe¥d“¥bell¥on¥che¥m˜¥s“¥Sur 132 136 140 144 Ma fin qui non cÕ� niente di stravagante, mi direte, perchŽ sono cose che al giorno dÕoggi, senza dare ad intendere dÕessere santi, fanno allÕospedale perfino le pezzuole [gli infermieri]. S“: buona! bravi! Mi rallegro tanto, non sapete ancora nulla, figli miei... Ma basta... sentite questa, e sappiatemi dire se gli infermieri sanno fare anche loro queste cose qui. | Quando fra Sisto, grazie al cielo, � stato in grado di far ballare con i denti entrambe le tempie [� tornato sufficientemente sano], Ginepro fermo, vicino come lÕombra, non faceva che stimolarne tutti gli appetiti, e glieli soddifaceva tutti, quali che fossero, come fanno le nonne con i nipotini, sapendo che . | Ma sapit ¥quod ¥Nutrit quel che piace non nuoce, e che il proverbio dice: a forza di sfregargli il colosseo, capita che un bel giorno gli salta in mente ¥letteralmente¥ma¥infermieri,¥gli¥indicare¥per¥gergale¥voce¥�¥Pezzoeu¥16 6).¥nota¥1,¥(cfr.¥ÒlinguaÓ¥anche¥altrove,¥e,¥ÒpezzuoleÓ¥significa ÒnipoteÓ.¥ÒabbiaticoÓ,¥ossia¥,biadegh¥di¥diminutivo¥�¥Biadeghitt¥17 sapore.Ó¥ha¥che¥ci˜¥ÒNutre¥18 dere-¥il¥ossia¥colosseoÓ,¥il¥Òsfregargli¥letteralmente¥,Fregaghelculisseo¥19 tuttoÓ.¥in¥Òcompiacerlo¥come¥qui¥vale¥tano, 84 PORTA_testi.indd 84 16/03/11 11:43 scottadeo!¥a¥porch¥de¥p�¥on¥vor�¥De ¥compiasent¥e¥dolz¥dolz¥Zenever¥E 148 ,Laus Deo¥solet¥col¥respond¥ghe¥El convent¥el¥per¥matt¥on¥come¥corr¥el¥poe�¥E p�,¥quatter¥de¥quij¥de¥porch¥on¥cercˆ¥A ¥20ghÕ�.¥chÕel¥ciappa,¥adess!¥s“¥quatter,¥de¥Ma 152 strasc,¥de¥come¥duu¥s˜¥suj¥resta¥El onÕispirazion,¥a¥trˆ¥a¥dˆ¥de¥att¥in¥Come cortellasc,¥on¥ranca¥cusina,¥in¥va¥Poe� ¥patton,¥el¥sedes¥al¥fina¥Regolzes 156 cassinasc,¥on¥a¥curta¥p�¥straa¥la¥Ciappa usÕcion,¥on¥sforza¥sces,¥scarpa¥foss,¥Solta dedree¥pescioeu¥on¥per¥porch¥bell¥on¥Branca ¥indree.¥scappa¥e¥via¥tajel¥Zanfeta! 160 tos¥dÕon¥quij¥e¥porch,¥pover¥del¥sguagn¥I dellÕazion,¥testimonni¥staa¥ChÕeva curios¥de¥vespee¥on¥Desseden ¥fonzion;¥in¥come¥indree¥innanz¥van¥Che 164 vos,¥la¥corr¥la¥paes¥el¥per¥Intant patron¥del¥allÕoreggia¥riva¥la¥E di volere un piede di porco a scottadito! E Ginepro dolce dolce e compiacente [accondiscendente],epoicorrecomeunmatto ¥Deo¥Laus glirispondecolsolito per il convento a cercare un porco, di quelli con quattro piedi, ma di quattro, s“ adesso! prendilo che cÕ�! | Resta sui due piedi come di straccio [pensieroso], come nellÕatto di dar retta a unÕispirazione, poi va in cucina, abbranca un cortellaccio, rimb˜ccati la tonaca fino al sedici [sedere], prendi la strada pi� corta fino a una cascina, salta i fossi, schianta le siepi, sforza un uscio, prendi un bel porco per un piede dietro, zanfete!, taglialo via e scappa. | I guai- ti del povero porco, e quelli dÕun bambino che era stato testimone dellÕazione, svegliano un vespaio di curiosi che vanno avanti e indietro come durante una processione; intanto per il paese corre la voce, e arriva allÕorecchio del padrone esiste.¥non¥che¥dire¥per¥scherzosa¥Espressione¥20 85 PORTA_testi.indd 85 16/03/11 11:43 fumma¥el¥e¥buj,¥el¥e¥cas,¥el¥ved¥el¥e¥sent,¥ChÕel ¥scumma.¥in¥tutta¥va¥che¥birra¥la¥Come 168 fatt¥sul¥va¥el¥rabbia¥de¥cold¥cold¥insc“¥E personna,¥in¥proppi¥Franzesch¥sant¥cattˆ¥A 21bagatt,¥gi˜¥scartagh¥a¥comenza¥el¥l“¥E ¥bolgironna;¥robba¥adree¥Disendegh 172 zappatt,¥i¥portˆ¥che¥olter¥voeur¥ghe¥Che coronna,¥la¥e¥biott¥cuu¥el¥pelaa,¥coo¥El ™ff¥a¥scoeudend¥degiun¥el¥predegˆ¥Che ¥l™ff.¥del¥reson¥la¥con¥petitt¥i¥Tutt 176 spass¥de¥sort¥che¥vedess¥el¥e¥vegniss,¥ChÕel fraa...¥soeu¥di¥vun¥lu¥con¥tolt¥sÕeva¥El giudicass¥el¥e¥vedess¥el¥vegniss,¥ChÕel ¥straa...¥de¥lader¥canaj,¥even¥no¥Se 180 ganass¥i¥d˜¥tutt¥sfondagh¥no¥a¥che¥moeud¥De lÕumiltaa¥e¥pascienza¥la¥vorsuu¥GhÕ� Franzesch,¥sant¥on¥come¥pazzifegh¥sant¥DÕon ¥fresch!¥stava¥el¥Ambroeus¥sant¥lÕeva¥Se 184 che sente, vede il caso, e bolle e fuma come la birra che va tutta in schiuma. | E cos“, caldo caldo di rabbia va sul fatto [va dritto al sodo] a prendere san Francesco proprio di persona, e l“ comincia a scartare bagatto, dicendogli addosso parole irripetibili, che ci vuole altro che portare le ciabatte, la testa pelata, il culo nudo e la corona [del rosario], che predicare il digiuno soddisfacendo a ufo [gratis] tutti gli appetiti con la ragione del lupo [con la scusa di essere francescani]. | Che venisse e che vedesse che razza di spasso si era tolto con lui uno dei suoi frati... Che venisse e giudicasse se non erano canaglie, ladri di strada... In modo che a non sfondargli tutte e due le ganasce cÕ� voluta la pazienza e lÕumiltˆ di un santo pacifico come san Francesco, se era santÕAmbrogio stava fresco! | ¥quindi, ¥che, ¥preziosa ¥molto ¥tarocchi ¥dei ¥carta ¥una ¥�¥ÒbagattoÓ ¥Il ¥21 consuetudina-¥norme¥le¥infrangere¥voler¥di¥meno¥a¥mai,¥scarta¥si¥non ¥ogni ¥contro ¥che, ¥contadino ¥del ¥gesto ¥al ¥riferito ¥�¥dire ¥di ¥modo ¥Il ¥rie. rimostranze.¥dure¥fa¥frate,¥un¥di¥trattandosi¥appunto,¥consuetudine 86 PORTA_testi.indd 86 16/03/11 11:43 agnell¥on¥come¥mansuett¥Franzesch¥Ma goss,¥el¥svojˆ¥flemma¥con¥lassa¥ghe¥El porscell,¥s˜¥del¥stat¥el¥compassionna¥El ¥gross,¥lÕ�¥fall¥chÕel¥lu¥anca¥confessa¥El bell¥bell¥insc“¥porta¥alla¥ruzza¥le¥el¥Poe� coss,¥bej¥de¥mondo¥on¥Promettendegh impacc¥brutt¥dal¥infin¥cava¥le¥se¥el¥E ¥mostacc.¥del¥in¥pusterla¥la¥saragh¥Col interess¥ghÕha¥che¥cˆ¥de¥capp¥pover¥on¥A fameja¥dÕona¥provecc¥i¥conservˆ¥De rincress¥ghe¥sÕel¥pensˆ¥poo¥on¥lassi¥Ghe ¥boreja!¥sta¥in¥trovass¥el¥Franzesch¥A suzzess¥chÕ�¥maa¥el¥medegˆ¥per¥Intant, ideja,¥bella¥sta¥avuu¥ha¥che¥quell¥de¥pel¥Col rassegna¥a¥ciamˆ¥de¥ispira¥ghe¥el¥Dio ¥22colmegna.¥de¥che¥ratton¥tant¥fraa¥i¥Tucc fraa¥i¥fiocchen¥copp¥el¥sonaa¥Appenna ballocch,¥a¥capitol¥del¥sal¥di¥In curiositaa¥de¥tratta¥se¥quand¥Ch� 188 192 196 200 Ma Francesco, mansueto come un agnello, gli lascia con flemma svuotare il gozzo [sfogarsi], compassiona lo stato del suo porcello, e confessa anche lui che il torto � grosso, poi lo sospinge alla porta, cos“ bel bello, promettendogli un mondo di cose belle e se la cava infine dal brutto impaccio col chiudergli la pusterla [lÕuscio] sul muso. | A un povero padrone di casa che ha interesse a conservare i proventi dÕuna famiglia, gli lascio un poÕ pensare se a Francesco rincresca di trovarsi in questa peste! Intanto, per medicare il male che � successo col pelo [facendola pagare] di quello che ha avuto questa bella idea, Dio gli ispira di chiamare a rassegna tutti i frati, tanto i rattoni che topi da soffitta. | Appena suonato il coppo [richiamo alla mensa] i frati fioccano numerosi nelle sale del capitolo [delle riunioni], che quando si tratta di curiositˆ, ¥gioca ¥Porta ¥qui ¥tetto; ¥del ¥sommitale, ¥colmo, ¥di ¥trave ¥la ¥�¥Colmegna ¥22 men-¥cantina¥di¥topi¥i¥erano¥ratton¥parole:¥delle¥letterale¥significato¥sul ¥i¥tutti ¥che ¥indicare ¥a¥soffitte ¥delle ¥topi ¥i¥erano ¥colmegna ¥di ¥quelli ¥tre 3).¥nota¥24,¥anche¥(cfr.¥sorta¥ogni¥di¥convocati,¥sono¥frati 87 PORTA_testi.indd 87 16/03/11 11:43 ¥articiocch.¥suj¥descolz¥Corraraven 204 fiaa,¥tran¥no¥che¥zitt,¥l“¥stan¥setten:¥Se pattocch¥ton¥in¥che¥Franzesch¥sant¥vardˆ¥A paroll¥pocch¥con¥gi˜¥squaquara¥ghe¥El ¥noll.¥bell¥sto¥de¥relazion¥la¥Tutta 208 comenzaven¥borlanda¥sta¥a¥Paricc taffanari;¥el¥bila¥la¥per¥ninnˆ¥A tremaven¥fogos¥manch¥inscambi,¥Paricc, ¥lÕari;¥in¥lÕeva¥che¥vin¥del¥cerca¥Sulla 212 mormoraven¥agher¥p�¥dÕolter¥Paricc temerari,¥giudizzi¥di¥faven¥E mezz¥in¥sbalza¥el¥tratt¥on¥a¥Zenever¥Quand ¥pezz.¥bell¥sto¥23brutta¥assa¥rezzita¥el¥E 216 roman¥e¥cattolegh¥paes¥dÕon¥in¥Se fradell,¥on¥n�¥che¥porch¥on¥pussee¥stima¥Se cristian¥dÕon¥vitta¥la¥manch¥var¥la¥Se ¥porscell,¥dÕon¥gamba¥de¥strascia¥ona¥Che 220 can,¥de¥razza¥el¥m“¥sont¥reson,¥GhÕavii quell,¥m“¥sont¥Pader,¥Reverendi¥S“, sentenza,¥la¥allegher¥pur¥gi˜¥Tajee ¥penitenza.¥la¥faroo¥maa,¥el¥faa¥sÕhoo¥Ch� 224 correrebbero scalzi sui carciofi. Si siedono: stanno l“ zitti che non tirano il fiato, a guardare san Francesco che in tono mesto gli squaderna in poche parole tutta la relazione di questo bellÕaffare. | Parecchi, a questo pasticcio, cominciavano a far ondeggiare per la bile il taffanario [deretano]; parecchi, invece, meno focosi, tremavano per la questua del vino che giˆ era nellÕaria; parecchi altri, pi� agri [pi� cattivi], mormoravano e davano giudizi temerari, quando Ginepro a un questobelpezzo.|ÇSeinunpaese abrupto¥ex trattobalzainmezzoerecita cattolico e romano si stima pi� un porco che un fratello, se vale meno la vita di un cristiano che la gamba di un maiale, avete ragione, sono io quella razza di cane, s“, Reverendo Padre, sono io, quello, tagliate pur gi� allegro la sentenza [andateci pesante giudicandomi], poichŽ se ho fatto del male, far˜ la penitenza. | 181).¥v.¥32,¥(cfr. ex abrupto¥per¥dialettale¥storpiatura¥,brutta¥Assa¥23 88 PORTA_testi.indd 88 16/03/11 11:43 faa¥hoo¥che¥fatt¥chÕel¥per˜¥avvisi¥ve¥Ma Sist,¥fraa¥de¥butti¥i¥scoeud¥per¥faa¥LÕhoo ammalaa,¥pover¥on¥a¥vitta¥la¥dˆ¥Per ¥Crist,¥de¥similitudina¥omm¥on¥A ispiraa,¥lÕha¥me¥Signor¥el¥perch�¥faa¥LÕhoo quist,¥de¥fann¥a¥lÕ�¥passion¥mia¥la¥Perch� vantammen¥ben¥poss¥che¥e¥vanti,¥mÕen¥infin¥Ch� 228 232¥¥¥¥¥¥¥¥¥24 .Deigloriam:Amen¥ad¥faa¥lÕhoo¥faa¥hoo¥che¥quell¥Se reson,¥Sti¥Zenever!¥Zenever!¥Ah bej,¥hin¥bonn,¥hin¥Franzesch,¥sant¥sclama¥El milion,¥di¥s�¥in¥copp¥di¥Varen ¥porscej.¥i¥paghen¥no¥terra¥in¥ch“¥Ma 236 scarpon¥el¥faa¥staa¥lÕ�¥che¥per˜¥Ora mej,¥bella¥alla¥s�¥giustall¥Besogna insc“¥parlˆ¥de¥pias¥te¥m˜¥perch�¥E ¥t“.¥giustall¥de¥pias�¥el¥giust¥poo¥on¥Fa 240 provvidenza¥alla¥fraa¥i¥tucc¥lÕecco¥Fan General,¥Pader¥del¥termen¥mezz¥al¥E obbedienza¥de¥punt¥in¥che¥Zenever,¥E ¥servizial,¥dÕon¥pussee¥ladin¥corr¥El 244 sentenza¥soa¥la¥sentii¥lÕha¥Appenna Ma vi avviso per˜ che quello che ho fatto, lÕho fatto per soddisfare gli �zzoli [capricci] di fra Sisto, per ridare la vita a un povero ammalato, a un uomo simile a Cristo, lÕho fatto perchŽ il Signore me lÕha ispirato, perchŽ la mia passione � farne di queste [comportarmi in questo modo], che infine mi vanto, e che posso È.|ÇAh Amen¥gloriam:¥Dei¥ad benvantarmenesequelchehofattolÕhofatto Ginepro! Ginepro! Queste ragioniÈ esclama san Francesco Çsono buone, sono belle, valgono dai coppi in su dei milioni [valgono moltissimo per il cielo, per la religione], ma qui in terra non pagano i maiali. Ora per˜ che � stato fatto lo strappo bisogna aggiustarlo alla bellÕe meglio e poichŽ ti piace di parlare cos“ fai un poÕ il piacere di aggiustarlo tu.È | Tutti i frati fanno eco alla provvidenza e al mezzo termine [espediente] del Padre Generale, e Ginepro, che in quanto a obbedienza corre pi� svelto dÕun serviziale [clistere], appena ha sentito la sentenza, Amen.Ó¥Dio:¥di¥gloria¥la¥ÒPer¥24 89 PORTA_testi.indd 89 16/03/11 11:43 dellÕanimal,¥patron¥el¥cercˆ¥a¥va¥El adree¥lÕeva¥che¥oeuv¥suj¥catta¥le¥el¥E ¥assee.¥sia¥che¥tant¥Franzescan¥di¥dinn¥A addrittura¥saraa¥adoss¥vagh¥allon¥l“¥E pell,¥alla¥tacchen¥che¥argument¥di¥Con scrittura,¥de¥e¥vangeli¥de¥pass¥di¥Con ¥porscell,¥el¥tra¥e¥Sist¥tra¥paragon¥Col lÕinfilzadura¥ben¥tant¥trovagh¥sa¥el¥E castell¥del¥lÕera¥che¥torrion¥dÕon¥Che deventa¥me¥el¥gloria¥on¥e¥ave¥dÕon¥manch¥In ¥polenta.¥de¥e¥lasagn¥de¥torr¥Ona mudazion¥la¥ved¥chÕel¥Zenever¥E battent,¥oeucc¥a¥quellÕomm¥in¥suzzed¥Che ton,¥lÕistess¥de¥longh¥de¥via¥tocca¥El ¥maccarent¥tutt¥sbaguttii,¥tutt¥che¥Fin genoeuggion¥in¥terra¥in¥butta¥se¥ghe¥El convent¥in¥portˆ¥e¥aggrad“¥a¥prega¥le¥el¥E sincera¥e¥vera¥componzion¥de¥segn¥In ¥lÕera.¥qual¥e¥tal¥gamb¥tr�¥de¥porscell¥Quell glorios¥e¥trionfant¥Zenever spalla.¥in¥porscell¥el¥cont¥convent¥in¥LÕentra religios,¥i¥intorna¥cortegg¥fan¥Ghe ¥calla;¥che¥vun¥nÕ�¥ghe¥no¥stÕoccasion¥in¥Che 248 252 256 260 264 268 va a cercare il padrone dellÕanimale, e lo coglie sulle uova [in flagrante] che stava dicendo male quanto basta dei francescani. | E l“, allons, gli va vicino con degli argomenti che attaccano la pelle [che toccano sul vivo, decisivi], con dei passi dai vangeli e dalla scrittura, con il paragone tra Sisto e il porcello, e sa trovarsi tanto bene lÕinfilzatura [del discorso] che dal torrione dÕun castello che era, in meno di un ave e di un gloria [in pochissimo tempo] mi diventa una torre di lasagne e di polenta. | E Ginepro, che vede la mutazione che accade in quellÕuomo in un batter dÕocchio, tira via di lungo [insiste] sullo stesso tono, finchŽ [il contadino] tutto sbigottito, tutto piangente, si butta in terra in ginocchioni e lo prega di gradire e portare in convento, in segno di compunzione vera e sincera, quel porcello a tre gambe, tale e quale era. | Ginepro trionfante e glorioso [inorgoglito] entra in convento con il porcello in spalla. I religiosi gli fanno corteo intorno, che in questÕoccasione non cÕ� nessuno che manchi; 90 PORTA_testi.indd 90 16/03/11 11:43 vos,¥sett¥a¥tedeum¥bell¥on¥canta¥Se scialla,¥se¥la¥refettori¥in¥dopo¥E scompiasever¥p�¥fraa¥i¥fina¥sent¥se¥E ¥Zenever!¥Viva¥sbraggiˆ:¥tutt¥a¥sbraggiˆ¥A 272 bon,¥e¥savi¥e¥bravi¥vess¥a¥chÕoltra¥Bagaj, devott,¥sii¥e¥Dio¥de¥timoraa¥Sii tentazion¥la¥coo¥in¥vegn“¥lassev¥No ¥cercott,¥fraa¥sto¥dÕincoeu¥d“¥al¥imitˆ¥De 276 25Napoleon,¥de¥codez¥col¥Perch� vottantott,¥e¥tresent¥AllÕarticol divina¥stÕispirazion¥costarav¥Ve ¥berlina.¥la¥e¥ferr¥de¥ann¥des¥o¥Cinqu 280 a sette voci e dopo, in refettorio, si sciala [si festeg-Deum¥Te si canta un bel gia largheggiando] e si sentono perfino i frati meno compiacenti gridare a tutta voce: ÇViva Ginepro!È. | Ragazzi, che oltre a essere bravi e saggi siete timorati di Dio e siete devoti, non lasciatevi venire in testa la tentazione di imitare al giorno dÕoggi questo frate questuante, perchŽ col codice di Napoleone, nellÕarticolo trecentoottantotto, vi costerebbe, questa ispirazione divina, cinque o dieci anni di ferri e di berlina. ¥che ¥leggi ¥di ¥raccolta ¥fondamentale ¥e¥prima ¥napoleonico, ¥Codice ¥Il ¥25 ¥nel ¥introdotto ¥fu ¥europee, ¥giuridiche ¥tradizioni ¥diverse ¥armonizza francese.¥dominio¥il¥sotto¥territori¥i¥tutti¥in¥e¥Francia¥in¥1804 91 PORTA_testi.indd 91 16/03/11 11:43 25 Il salace sonetto fu scritto quando il ministro Prina era ancora in vita, quindi prima della primavera del 1814, forse lÕanno precedente, secondo le ipotesi di Isella. Documento esemplare dellÕattitudine portiana a satireggiare goliardicamente lÕattualitˆ politica. Apparve a stampa nellÕedizione luganese. ¥¥IMPOSTI¥ESORBITANTI¥DAZI¥E¥GABELLE¥LE¥PER FOTTERE¥A¥PIô¥PENSA¥SI¥NON¥1PRINA¥MINISTRO¥DAL passerina¥della¥negozzi¥el¥Anca bordell,¥in¥andˆ¥a¥donn¥mee¥i¥pocch¥stˆ¥El Prina¥minister¥el¥e¥stremii¥hin¥temp¥i¥Ch� ¥gabell.¥s˜¥coj¥rest¥el¥via¥porta¥ne¥El cantina,¥la¥succia¥con¥voeuj,¥granee¥Col pell,¥la¥coo¥in¥tira¥ne¥che¥boja¥Col giuradina!¥muso,¥quell¥ved�¥Vorrav ¥lÕusell.¥pee¥in¥stˆ¥fˆ¥de¥cas¥in¥fuss¥Che 4 8 ¥PRINA ¥MINISTRO ¥DAL ¥IMPOSTI ¥ESORBITANTI ¥DAZI ¥E¥GABELLE ¥LE ¥PER Anche il negozio [commercio] della passeri-FOTTERE¥A¥PIô¥PENSA¥SI¥NON na, ci mette poco, donne mie, ad andare in malora, che i tempi sono grami e il ministro Prina ci porta via il resto con le sue gabelle. | Col granaio vuoto, con asciutta la cantina, col boia che ci tira la pelle in testa [ci scortica], vorrei vedere quel muso, giuraddio!, che fosse in grado di far stare in piedi lÕuccello. | ¥20¥al¥fino¥dÕItalia¥Regno¥del¥Finanze¥delle¥ministro¥fu¥Prina¥Giuseppe¥1 ¥rievocato¥fu¥fatto¥Il¥inferocita.¥folla¥dalla¥linciato¥fu¥quando¥1814¥aprile grat-¥pochi¥non¥diede¥che¥poemetto¥un¥,Prineide¥nella¥dopo¥anni¥due Appendice).¥(cfr.¥lÕautore¥torto,¥a¥ritenutone,¥quanto¥in¥Porta¥a¥tacapi 92 PORTA_testi.indd 92 16/03/11 11:43 pee,¥in¥stˆ¥fall¥de¥cas¥in¥fuss¥sÕel¥anch¥E compralla,¥p˜¥che¥coluu¥ved�¥Vorrav ¥danee.¥senza¥gran,¥senza¥vin,¥Senza 11 donn,¥mee¥i¥violter¥per¥despias¥Me mennalla¥poss¥2ciolla¥mia¥la¥m“¥per¥Ch� ¥monn.¥vost¥di¥e¥Prina¥sur¥del¥dispett¥A 14 E anche se fosse in grado di farlo stare in piedi, vorrei vedere chi � che pu˜ comprarla, senza vino, senza grano, senza denari. | Mi spiace per voialtre, donne mie, che da solo il mio piccio posso menarlo, a dispetto del signor Prina e delle vostre monne. ¥114, ¥vv. ¥32, ¥(cfr. ¥ÒcazzoÓ ¥di ¥sinonimo ¥�¥milanese ¥in ¥,pirla ¥come ¥,Cioll ¥2 86).¥v.¥44,¥14;¥v.¥42.5,¥342;¥149, 93 PORTA_testi.indd 93 16/03/11 11:43 26 é la libera riscrittura parodica, come indica Salvioni, di un Çfelice sen-¥morte¥a¥venne¥matrona¥nobile¥UnaavvenimentoÈ intitolato Madon-¥alla¥divota¥essendo¥ma¥peccato,¥suo¥un¥confessare ¥za , rispetto al quale il protagonista, confessa¥si¥et¥vita¥in¥ritorna¥na anzichŽ una donna matura, � un ragazzotto lussurioso. Il racconto ¥in¥diviso¥esempi¥vari¥di¥fiorito¥Pratoispiratore � contenuto nel , curato da Giuseppe Ballardini, pubblicato a Como nel libri¥cinque )27(cfr. Diodatt¥Fraa1615, da cui Porta trarrˆ spunto anche per il e da cui Manzoni recupera lÕepisodio miracoloso narrato da fra Galdino. Databile fra il 1813 e la prima metˆ del 1814 fu stampato per la prima volta nellÕedizione luganese. MIRACOL¥ON giovenott¥on¥Dio¥de¥giustizia¥Per segn,¥allÕultem¥porscell¥Lussurios, pregn¥mai¥lÕeva¥no¥Che 1barilott,¥in¥nocc¥la¥e¥d“¥el¥passˆ¥De ¥lor!¥guarda¥ne¥Dio¥creppa,¥el¥e¥creppa,¥El moment¥quij¥de¥vun¥In Signor¥nost¥de¥regordˆ¥voress¥a¥Che 2talent.¥bell¥on¥voeur¥Ghe 5 PergiustiziadiDioungiovanottolussurioso,por-MIRACOLO ¥UN cello al massimo grado, che non era mai sazio di passare giorno e notte in baldoria, crepa; e crepa, dioneguardi!, in uno di quei momenti che a volersi ricordare di nostro Signore ci vuole un bel talento. ¥nel¥stregheÓ¥le¥con¥convegno¥a¥Òandare¥anche¥significa¥Andˆabarilott¥1 (Cherubini).¥tregendaÓ¥in¥Òandare¥anche¥ma¥smodati¥sollazzi¥fare¥di¥senso ¥il¥impegnato¥fosse¥attivitˆ¥quale¥in¥intuire ¥facile¥�¥contesto,¥il¥Dato¥2 protagonista. 94 PORTA_testi.indd 94 16/03/11 11:43 morta¥carna¥la¥da¥sciolta¥LÕanema ¥stell,¥i¥vers¥vol¥a¥va¥La porta,¥le¥dianzen¥el¥Ch� p�¥al¥troeuva¥se¥la¥quella¥de¥manch¥in¥E tremend¥tribunal¥Del com�,¥volt¥in¥brusch¥che,¥Crist,¥Ges�¥De ¥badial¥cossinon¥on¥su¥cuu¥el¥ninna¥El 3al.¥coj¥coo¥de¥prepontaa¥nivol¥De Michee,¥sant¥lÕarcangior¥dritta¥Sulla vend¥che¥quij¥de¥fˆ¥Sul 4Verzee,¥in¥formaj¥El ¥denanz¥l“¥tavol¥on¥a¥dessora¥ghÕha¥El 5balanz.¥d˜¥e¥penna¥carta,¥Carimaa, poltronna¥ona¥sora¥sinistra,¥Sulla intaj,¥a¥sbarr¥i¥con¥cr�mes¥vel�¥De Madonna¥la¥Majestaa¥Soa 10 15 20 LÕanima sciolta dalla carne morta va a volo verso le stelle, chŽ il diavolo la porta e in men che non si dica si trova ai piedi del tribunale tremendo di Ges� Cristo che, brusco in volto comÕ�, dimena il culo su un gran cuscino badiale [da enorme badessa] di nuvole trapuntate di piccole teste alate [di angioletti]. A destra lÕarcangelo san Michele, al modo di quelli che vendono il formaggio al Verziere, ha sopra un tavolo l“ davanti calamaio, carta, penna e due bilance. Sulla sinistra, sopra una poltrona di velluto color rosso cremisi con i braccioli intagliati, sua maestˆ la Madonna ¥rinvenibili ¥facilmente ¥immagini ¥a¥ricorre ¥Porta ¥avanti ¥in ¥qui ¥Da ¥3 at-¥in ¥santi ¥e¥Madonne ¥Ges�, ¥ritraeva ¥che ¥tempo ¥del ¥nellÕiconografia tribuna-¥il¥esempio,¥per¥qui,¥(come¥stereotipati¥contesti¥e¥teggiamenti amorini).¥da¥sostenute¥nuvole¥alle¥appoggia¥si¥le ¥come¥ritratto¥�¥qui¥spadone)¥uno¥ha¥nellÕiconografia¥(che¥Michele¥San¥4 ¥forme¥le¥tagliare¥per¥coltelli¥lunghi¥usavano¥(che¥formaggi¥di¥venditori¥i ¥Milano ¥di ¥prosperitˆ ¥della ¥[...] ¥Çsimbolo ¥,ÒVerziereÓ ¥,Verzee ¥Il ¥cacio). ¥di ¥milanese¥mercato¥antichissimo¥e¥noto¥un¥era¥(Isella),¥terraÈ¥sua¥della¥e (precedentemen-¥Fontana¥piazza¥�¥oggi¥cui¥in¥nellÕarea¥svolgeva¥si¥che defini-¥Porta ¥che ¥e¥Arcivescovo)dellÕ ¥appunto, ¥ÒverziereÓ ¥giardino, ¥te te-¥Ninetta ¥la¥Bossi ¥di ¥perucchee ¥Pepp ¥nel ¥Anche ¥.lengua ¥de ¥scoeura ¥sce ).Achivoeurlegg¥2;¥v.¥46,¥127;¥v.¥37,¥82;¥v.¥32,¥(cfr.¥pesce¥di¥banco¥un¥neva colpe.¥e¥meriti¥soppesare¥per¥giustizia,¥della¥Simbolo¥5 95 PORTA_testi.indd 95 16/03/11 11:43 ¥bagaj.¥del¥giudizzi¥gran¥al¥LÕassist allÕArenna¥come¥via¥dedree¥circol¥In scenna¥alla¥resalt¥Dan Dominazion,¥Serafin,¥Cherubin, Tron.¥Arcangior,¥Angior, ¥ras¥de¥par¥la¥che¥lustra¥lÕ�¥LÕaria Signor¥del¥angior¥i¥E odor¥tanti¥con¥sgorand¥parfummen¥La nas.¥tutt¥vess¥vorrav¥se¥usmaj¥per¥Che ditt,¥vÕho¥come¥cuu,¥el¥ninnava¥el¥Ges� ¥squajaa¥giˆ¥ghÕaveva¥el¥Michee¥Perch� delitt¥di¥tiritera¥la¥Tutta desgraziaa,¥pover¥Del ch“¥costuu¥a¥ment¥dava¥el¥6semma¥E, foffa,¥de¥tremava¥ChÕel ¥l“¥stava¥el¥che¥Custod¥allÕAngiol¥Semma cova,¥che¥usell¥on¥come¥al¥i¥gi˜¥con¥Pass Diavol¥el¥varda¥el¥semma¥E tavol¥al¥sott¥scrusciaa¥Che cova.¥la¥menand¥rid¥tutt¥a¥rideva¥El ¥Signor¥del¥Mader¥la¥mezz¥de¥sto¥In giovinott,¥pover¥el¥che¥Regordandes 25 30 35 40 45 assiste al gran giudizio del ragazzo. In circolo, dietro, come allÕArena [come sulle gradinate di uno stadio] danno risalto alla scena Cherubini, Serafini, Dominazioni, Angeli, Arcangeli, Troni [le gerarchie angeliche]. LÕaria � cos“ tersa che pare di raso e gli angeli del Signore la profumano volando, con tanti odori che per fiutarli si vorrebbe essere tutto naso [che tutto il corpo fosse naso]. Ges� dimenava il culo, come vi ho detto, perchŽ Michele aveva giˆ squadernato tutta la tiritera dei delitti del povero disgraziato, e ora poneva attenzione a costui che tremava di fifa, ora allÕAngelo Custode che stava l“ appassito [depresso] con le ali abbassate come un uccello che cova, ora guarda il Diavolo che rannicchiato sotto il tavolo rideva a crepapelle menando la coda. Nel frattempo la Madre del Signore ricordandosi che il povero giovanotto, sintatti-¥costruzione¥la¥ora...Ó¥ora...¥Òora...¥:Semma... semma... semma...¥6 .semel¥latino¥al¥rimanda¥ca 96 PORTA_testi.indd 96 16/03/11 11:43 peccator,¥gran¥Sebben devott,¥s˜¥on¥impunemanch¥staa¥LÕeva 7lÕabet,¥in¥scritt¥lÕeva¥che¥ben¥savend¥E ¥8sabet¥el¥digiunava¥el¥Che luned“¥al¥e¥9dolor,¥sett¥soeu¥i¥Per mezz¥on¥beveva¥ne¥El allegrezz;¥sett¥i¥Per d“¥el¥quant¥tutt¥indoss¥che¥Regordandes ¥coronna,¥la¥e¥10offizzi¥s˜¥el¥tegneva¥El Madonna¥la¥de¥ritratt¥el¥vedend¥Che capell,¥el¥levava¥El bordell¥a¥andand¥che¥E cossin¥ai¥sott¥cunt¥bon¥a¥scondeva¥El ¥lÕacquasantin,¥Crist,¥el¥11serioeura,¥La t™s¥al¥invers¥pressosa¥voeulta¥se¥La Signor!¥pietaa¥Pietaa,¥dis:¥ghe¥la¥E sospend¥mia¥grazia¥In tremend:¥giudizzi¥Quell 50 55 60 sebbene gran peccatore, era stato tuttavia un suo devoto, e sapendo bene che era iscritto nella confraternita, che digiunava il sabato per ricordare i suoi sette dolori, e al luned“ beveva mezzo litro di vino per [festeggiare] le sette allegrezze; ricordandosi che teneva indosso tutto quanto il giorno il suo ufficio e la corona [del rosario], che vedendo il ritratto della Madonna levava il cappello, e che andando al bordello nascondeva volentieri sotto i cuscini la candela benedetta, il Cristo, lÕacquasantino, si volge premurosa verso il figlio e gli dice: ÇPietˆ, pietˆ Signore! In grazia mia sospendi quel giudizio tremendo: ¥(in¥cui¥di¥confraternita,¥una¥a¥ascritto¥essere¥significa¥Scritt in lÕabet¥7 ).abet(lÕ¥lÕabito¥veste¥si¥teoria) ¥lo¥venerd“ ¥il¥mentre ¥clero, ¥il¥compiangere ¥per¥solo¥magro ¥di¥Giorno¥8 fedeli.¥i¥tutti¥per¥era Ma-¥o¥Addolorata¥Maria¥anche¥chiamata¥viene¥Maria¥cristiani¥Dai¥9 ¥sopportare ¥dovette¥che¥prove ¥le¥ricordare ¥per¥dolori,¥Sette¥dei¥donna Cristo.¥del¥madre¥quanto¥in de-¥preghiere¥altre¥le¥e¥mattutino¥del¥dette¥orazioni¥le¥con¥Libriccino¥10 Vergine.¥alla¥dicate ¥febbraio)¥(2¥Candelora¥della¥giorno¥il¥benedetta¥candela¥la¥era¥Serioeura¥11 allÕacquasantiera.¥vicino¥letto¥del¥testiera¥alla¥conservare¥usava¥si¥che 97 PORTA_testi.indd 97 16/03/11 11:43 ¥peccador,¥on¥vera,¥lÕ�¥scorlacoo,¥on¥LÕ� 65 nagott¥cuntet¥ch�!¥Ma devott?¥insc“¥mamma¥toa¥de¥staa¥vess¥El venter¥sto¥per¥Signor,¥Ah denter,¥de¥portaa¥tÕha¥Che ¥parturitt,¥del¥in¥avuu¥hoo¥che¥dolor¥quij¥Per 70 boritt,¥sti¥per¥tett,¥sti¥per¥coo,¥sto¥Per portaa¥tÕhan¥che¥brasc¥sti¥per¥man,¥sti¥Per nudregaa,¥e¥Fassaa pietaa...!¥pietaa,¥abbia¥preghi,¥te¥Signor, ¥lee¥per¥amor¥de¥grad¥on¥a¥lÕ�¥che¥Crist,¥Ges� 75 cognoss,¥de¥impossibil¥lÕ�¥terra¥in¥Che indree¥fina¥lassa¥che¥amor¥on¥lÕ�¥Che ross,¥vin¥al¥12Bazzer¥el¥ghÕaveva¥chÕel¥Quell oeucc,¥i¥palpa¥el¥lengua,¥la¥bott¥on¥biassa¥El ¥poo¥on¥carezza¥se¥El 80 coo,¥el¥frega¥el¥barbozz,¥del¥ponta¥La Verament¥dis:¥el¥poe�¥E ascolt¥dˆ¥dovess¥se¥e¥fada,¥lÕ�¥legg¥La giustizia¥mia¥alla¥Domˆ ¥torment¥gran¥al¥condannall¥Dovarev 85 � uno scavezzacollo, � vero, un peccatore, ma suvvia! non consideri per niente lÕesser stato devoto a tua mamma? Ah Signore, per questo ventre che tÕha portato dentro, per quei dolori che ho avuto nel partorirti, per questo capo, per queste mammelle, per questi capezzoli, per queste mani, per queste braccia che tÕhanno portato, fasciato e nutrito, Signore, ti prego, abbi pietˆ, pietˆ...!È. Ges� Cristo, che prova per lei un grado di amore che in terra � impossibile conoscere, un amore che supera perfino quello che aveva il Bazzeri per il vino rosso, biascica un momento la lingua, sbatte gli occhi, si carezza un poÕ la punta del mento, si gratta il capo, e poi dice: ÇVeramente la legge � fatta, e se dovessi dare ascolto soltanto alla mia giustizia dovrei condannarlo al gran tormento ¥Grossi,¥Tommaso¥da¥anche¥conosciuto¥e¥Porta¥casa¥di¥amico¥e¥Medico¥12 ¥cerchia¥nella¥noto¥era¥due,¥i¥tra¥intercorsa¥1819¥del¥lettera¥una¥in¥citato ¥Bazzeri¥dottor¥celebre¥nostro¥(Çil¥vino¥il¥amava¥quanto¥per¥amici¥degli vinoÈ).¥di¥brenta¥una¥�¥sangue¥di¥goccia¥una¥di¥prezzo¥il¥che¥dire¥soleva 98 PORTA_testi.indd 98 16/03/11 11:43 volt.¥m�¥del¥vista¥la¥de¥priv¥vess¥De adess...¥per¥basta¥Ma rincress¥me¥che¥per˜¥Quell¥Vedaremm... mort,¥giam˜¥essend¥che,¥LÕ� ¥fort.¥tropp¥poo¥on¥lÕ�¥salv¥aveghel¥de¥LÕimpegn vist¥e¥bell¥hoo¥giustalla...,¥per¥ostant,¥Non ment¥divina¥la¥Con attent.¥l“,¥Zitto¥mezz...¥de¥on¥che¥ghÕ�¥no¥Che Crist,¥Ges�¥m“¥coss,¥tutt¥de¥patron¥M“ ¥brasc¥m�¥dÕon¥moeuv¥col¥Che spettasc,¥in¥tucc¥fav¥Poss maistaa¥divina¥soa¥vess¥per¥che¥M“ sudaa,¥son¥che¥d“¥e¥lecc¥in¥pissˆ¥Poss ch“¥che¥stÕanema¥che¥vuj¥e¥Comandi ¥moment¥sul¥in¥corp¥s˜¥del¥in¥torna¥La dent,¥lÕ�¥che¥appena¥E, confessor,¥dÕon¥man¥in¥metta¥se¥la¥Che ventiquattrÕor.¥domˆ¥temp¥doo¥ghe¥Ch� affettuos¥tutt¥volta¥se¥el¥Dopo ¥Maria¥Vergin¥Alla v�¥per¥faa¥hoo¥che¥pur¥Credii¥dis:¥ghe¥el¥E mincionaria¥Quella p�.¥farev¥la¥non¥pader¥m�¥per¥Che Tron,¥i¥Anger,¥i¥Sant,¥i¥Iddio,¥Scompar ¥poltronna,¥la¥Madonna,¥la¥nivol,¥I 90 95 100 105 110 di essere privato della vista del mio volto [della grazia]. Ma basta per adesso... Vedremo... Quello per˜ che mi rincresce � che, essendo giˆ morto, lÕimpegno di salvarlo � un poÕ troppo forte. Nonostante, per aggiustarla..., ho giˆ visto con la divina mente che non cÕ� che un mezzo... Zitto l“, attento. Io, padrone di ogni cosa, io Ges� Cristo, che con un movimento del mio braccio posso farvi tutti poltiglia, io che per esser sua divina maestˆ posso pisciare nel letto e dire dÕaver sudato, comando e voglio che questÕanima torni nel suo corpo allÕistante e, appena vi � dentro, si metta in mano a un confessore, chŽ le do tempo soltanto ventiquattrÕoreÈ. DopodichŽ si volta tutto affettuoso alla Vergine Maria e le dice: ÇCredete pure che ho fatto per voi quella minchioneria [sciocchezza] che non rifarei per mio padreÈ. Scompare Iddio, i Santi, gli Angeli, i Troni, le nuvole, la Madonna, la poltrona, 99 PORTA_testi.indd 99 16/03/11 11:43 Dominazion,¥i¥Michee,¥sant¥balanz,¥I ritorna¥la¥gioven¥del¥lÕanema¥E confession.¥la¥fˆ¥a¥corp¥s˜¥del¥In corna¥i¥grattand¥che¥Diavol,¥el¥l“¥Resta ¥ciod¥de¥robba¥dis¥El Custod,¥allÕAngior¥Adree bolgironna¥giustizia¥de¥tratta¥el¥E divina,¥giustizia¥La assee¥nÕaveva¥el¥lu¥per¥che¥Concludend ¥mattina,¥e¥sira¥servill¥a¥struziass¥De donna,¥dÕona¥moinn¥daj¥Quand Ges�,¥fuss¥chÕel¥Sibben lu.¥anch¥bev¥a¥menˆ¥lassava¥se¥El vera¥sarˆ¥la¥franch¥che¥stÕistoria,¥Cont ¥13 ,Praa Fiorii¥al¥sora¥scritta¥lÕ�¥Perch�manera¥soa¥la¥ghÕ�¥che¥pret¥i¥d“¥Voeuren partii,¥duu¥di¥cavall¥a¥settass¥De provist¥lÕ�¥negozi¥s˜¥el¥che¥Idest Crist.¥Ges�¥de¥pietaa¥e¥bontaa¥de¥Anch 115 120 125 le bilance, san Michele, le Dominazioni, lÕanima del giovane ritorna nel suo corpo a fare la confessione. Resta l“ il Diavolo, che grattandosi le corna dice roba da chiodi [contumelie irripetibili] allÕAngelo Custode, e tratta da giustizia buggiarona la giustizia divina, concludendo che per conto suo ne aveva abbastanza di sciuparsi a servirlo sera e mattina, quando dalle moine dÕuna donna, nonostante fosse Ges�, si lasciava anche lui menare a bere [raggira , i Fiorito¥Prato re]. Con questa storia, che certo sarˆ vera perchŽ � scritta nel preti voglion dire che cÕ� la maniera di porsi a cavallo di due partiti, cio� che il loro negozio [la Chiesa] � provvisto anche della bontˆ e pietˆ di Ges� Cristo. ¥gli ¥che ¥Prato fiorito ¥quel ¥fonte, ¥la ¥esplicitamente ¥qui ¥dichiara ¥Porta ¥13 ¥.Fraa Diodatt¥il¥anche¥ispirerˆ 100 PORTA_testi.indd 100 16/03/11 11:43 27 Anche lÕavventura di Fra Diodatt che sfida le leggi della fisica � ispirata a ¥On ,delsecentescoBallardini,comefiorito¥Prato Portadallaletturadel miracol, e andrˆ datato anchÕesso fra il 1813 e la prima metˆ del 1814. Apparve a stampa per la prima volta nellÕedizione Grossi ma mutilo delle ultime due sestine, che furono ripristinate nellÕedizione luganese. DIODATT¥FRAA guardian,¥Tolosa¥de¥Diodatt¥Fraa zoccolott,¥di¥1definitor¥Anzi fabrian¥del¥pes¥el¥Amalastant trippott,¥de¥roeuda¥in¥brazza¥cinqu¥de¥E lÕari¥in¥sospes¥nocc¥i¥tutt¥stava¥El ¥lampedari.¥dÕon¥gust¥sul¥in¥or¥Paricc 6 s�¥stava¥chÕel¥dÕintend¥doo¥me¥Ciov�, rampon,¥quaj¥o¥asa,¥quaj¥a¥taccaa¥Minga lu¥per¥de¥lu¥bandonaa,¥estes,¥in¥Ma savon.¥col¥faa¥gemm¥i¥sarav¥Come mia,¥cˆ¥in¥gross¥sarav¥chÕel¥Miracol ¥cojonaria.¥ona¥lÕ�¥sant¥di¥in¥che¥Ma 12 FraAdeodatodiTolosaguardiano[priore],anzide-ADEODATO ¥FRATE finitore degli zoccolanti, nonostante il peso del fabriano [deretano] e di cinque braccia in ruota [in cerchio] di trippotte, stava tutte le notti sospeso in aria, parecchie ore, al modo di un lampadario. | Cio�, mi do dÕintendere che non stava su mica attaccato a qualche anello o a qualche rampone, ma in estasi, abbandonato, lui da solo, come le bolle fatte col sapone. Miracolo che sarebbe grosso in casa mia, ma che per i santi � una coglioneria. | 12.¥nota¥24,¥cfr. definitor ¥Per¥1 101 PORTA_testi.indd 101 16/03/11 11:43 dellÕestaa,¥sira¥bella¥ona¥Ora Diodatt¥fraa¥devotament¥Cantand fraa,¥olter¥coj¥c˜r¥in¥vesper¥s˜¥El tratt¥dÕon¥in¥tutt¥volzass¥a¥vist¥sÕ�¥El cerin¥on¥cont¥bell¥bell¥s�¥s�¥andˆ¥a¥E ¥busecchin.¥on¥scisciass¥el¥come¥Mostos tocca¥chÕel¥l“¥asquas¥lÕ�¥quand¥s�,¥e¥s�¥E bott;¥on¥l“¥stˆ¥el¥brasc,¥i¥cont¥soffitt¥El lÕimbocca¥poe�¥e¥girivoeulta,¥ona¥fa¥El nagott;¥s�¥con¥fenestron¥bravo¥On cuu,¥el¥poo¥on¥sterza¥coo,¥el¥sbassa¥brasc,¥i¥Molla ¥avuu.¥nÕha¥avuu¥ha¥chi¥ball,¥di¥foeura¥f™rt¥E serenna¥alla¥tr˜ppa¥in¥tucc¥fraa¥i¥Foeura Reverenza,¥Soa¥de¥vol¥el¥ved�¥A malappenna¥riven¥corren,¥quant¥per¥Ma, carsenza;¥dÕona¥grand¥p�¥pocch¥vedell¥A duu¥o¥minutt¥on¥m˜¥anca¥tarden¥Se ¥cuu.¥del¥bus¥del¥grand¥p�¥nient¥veden¥El doman,¥e¥incoeu¥de¥2copp¥del¥lÕora¥Passa mes,¥on¥passa¥settimana,¥ona¥Passa 18 24 30 Ora, una bella sera dÕestate, fra Adeodato, cantando devotamente il suo vespro in coro con gli altri frati, si � visto alzarsi tutto dÕun tratto e andare su su, bel bello, con una cera [espressione del viso] mostosa come se ciucciasse un sanguinaccio. | E su e su, quando � quasi l“ che tocca il soffitto con le braccia, rimane fermo un attimo; fa una giravolta e poi imbocca un bravo finestrone con su niente [completamente aperto]; molla le braccia, abbassa la testa, sterza un poco il culo, e via fuori dalle balle, chi ha avuto ha avuto. | Fuori i frati [corrono] tutti in truppa allÕaria aperta a vedere il volo di Sua Riverenza ma, per quanto corrano, arrivano a malapena a vederlo poco pi� grande dÕuna focaccia; se tardano ancora un minuto o due non lo vedono pi� grande di un buco del culo. | Passa lÕora del coppo [tegola] di oggi e di domani, passa una settimana, passa un mese, veni-¥frati ¥i¥conventi ¥nei ¥poichŽ ¥pranzo, ¥del ¥lÕora ¥era ¥LÕora del copp ¥2 ).copp(¥tegola¥una¥su¥battendo¥desinare¥per¥raccolta¥a¥chiamati¥vano 102 PORTA_testi.indd 102 16/03/11 11:43 guardian¥el¥e¥lÕann,¥ch“¥lÕ�¥Maneman spes;¥di¥gi˜¥stˆ¥a¥m˜¥anca¥seguita¥El ari¥per¥oeucc¥coj¥bott¥ogni¥fraa¥i¥Resten ¥dellÕordinari.¥pussee¥cojon¥e¥Locch persuas¥fudessen¥quant¥per¥Perch�, bon,¥de¥sant¥fudess¥el¥Diodatt¥s˜¥ChÕel cas¥s˜¥chÕel¥pareva¥ghe¥quest¥per¥Nanch dÕonÕassension;¥quell¥minga¥fudess¥El 3Enocch,¥fuss¥chÕel¥nanch¥diseven,¥Cazzo, ¥marzocch!¥quell¥Madonna¥la¥o¥4Elia sorprendent¥de¥faa¥poe�¥cossÕhal¥Cazzo, 5Franzesch?¥sant¥de¥fin¥la¥meritass¥Per convent?¥el¥lu¥de¥cavaa¥nÕha¥util¥Che fresch!¥stavem¥s“!¥cercott,¥i¥ghÕeva¥no¥Se vid¥i¥tucc¥squas¥mort¥chÕhin¥passaa¥lÕann¥S“: ¥polid!¥bev¥vorevem¥lu¥a¥stava¥Se veduu¥han¥poe�¥Quand¥vedarˆ...¥se¥Basta, matt,¥de¥onÕopera¥lÕeva¥specciall¥el¥Che 36 42 48 quasi quasi � qui [� passato] lÕanno e il guardiano continua ancora a stare gi� dalle spese [a essere assente]; i frati ogni momento restano con gli occhi in aria, allocchi [scimuniti] e coglioni pi� dellÕordinario. | PerchŽ, per quanto fossero persuasi che il loro Adeodato fosse santo davvero, neanche per questo gli pareva che il suo caso fosse quello dÕunÕascensione; ÇCazzo, È dicevano Çneanche fosse Enoch, Elia o la Madonna, quel babbeo! | Cazzo, cosa ha potuto fare di sorprendente per meritarsi la fine di san Francesco? Che utile ne ha ricavato da lui il convento? Se non avevamo i [frati] questuanti, s“! Stavamo freschi! S“: lÕanno passato che son morte quasi tutte le viti, se fosse stato per lui avremmo bevuto per bene! | Basta, si vedrˆ...È. Quando poi han visto che aspettarlo era unÕopera da matti, Dio.¥da¥rapito¥patriarca¥il¥�¥Genesi¥In¥3 tempesta.¥una¥durante¥fuoco,¥di¥carro¥un¥su¥cielo¥al¥asceso¥Profeta¥4 popo-¥voce¥una¥racconta¥Ð¥che¥Paola¥di¥Francesco¥san¥a¥riferisce¥si¥Porta¥5 Maria.¥o¥Ges�¥nominare¥sentir¥solo¥al¥estasi¥in¥terra¥da¥sollevava¥si¥Ð¥lare 103 PORTA_testi.indd 103 16/03/11 11:43 6bottoruu¥p�¥guardian¥olter¥on¥faa¥Han Diodatt,¥de¥doppi¥al¥grev¥pussee¥E fenestron¥ai¥ferrad¥bonn¥di¥miss¥Han ¥patron.¥bon¥lÕ�¥lu¥anch¥sgorˆ¥voeur¥sÕel¥E Fondator¥Santo¥del¥intant¥gloria¥A decrett¥on¥faa¥lÕha¥General¥Pader¥El descor¥dovess¥sÕen¥no¥vol¥sto¥de¥Che interdett,¥e¥scomunega¥de¥penna¥Sott Diodatt,¥a¥quant¥d“,¥a¥assee¥lÕeva¥che¥E ¥beatt.¥di¥gloria¥alla¥passaa¥lÕ�¥Che cas¥sto¥sentii¥ann,¥dodes¥cent¥l“¥De cristian,¥sii¥se¥gess¥de¥l“¥restee¥E pas¥santa¥in¥scennand¥fraa¥i¥che¥Intant can,¥on¥fuss¥ghe¥mond¥al¥che¥pensaven¥No convent¥del¥porta¥la¥invers¥sent¥Se ¥scampanellament.¥malarbetto¥On taston,¥a¥mezz¥portinee¥fraa¥el¥Corr sonna,¥che¥quell¥e¥pressa¥la¥Bestemmiand spion¥del¥boeucc¥daj¥vist¥dÕav�¥dopo¥E pattonna,¥alla¥pareva¥el¥o¥fraa,¥on¥lÕeva¥Che 54 60 66 hanno fatto guardiano un altro pi� corpulento e pesante il doppio di Adeodato, hanno messo delle buone inferriate ai finestroni, e se vuole volare anche lui ne � ben padrone. | A gloria intanto del Santo Fondatore, il Padre Generale ha fatto un decreto che di questo volo non se ne dovesse discorrere, sotto pena di scomunica e interdetto, e che era sufficiente dire, quanto ad Adeodato, che � passato alla gloria dei beati. | Da l“ a centododici anni, sentite questo caso e rimanete l“ di gesso se siete cristiani, intanto che i frati cenando in santa pace non pensavano che ci fosse un cane, si sente verso la porta del convento un maledetto scampanellamento. | Corre il frate portinaio, mezzo a tastoni, bestemmiando la fretta e quello che suona, e dopo aver visto dai buchi dello spioncino che era un frate, che lo pareva dalla tonaca, botte.¥di¥forma¥a¥cio�¥,ÒabbottatoÓ¥significa¥Bottoruu¥6 104 PORTA_testi.indd 104 16/03/11 11:43 muj!¥de¥Razza¥dis,¥el¥,Benedicite ¥cattabuj?¥tant¥fˆ¥de¥fasoeu¥i¥SÕcioppa 72 invia¥se¥el¥l“¥e¥quell,¥respond¥,Pax vobis refettori;¥al¥avert¥Amalappenna cria,¥el¥lÕolter¥fal,¥cossa¥ferma,¥Pian, responsori¥olter¥fagh¥senza¥quell¥Ma portinee¥chÕel¥moeud¥de¥pass,¥el¥slonga¥El ¥7dedree.¥nas¥el¥dagh¥p˜¥el¥voeulta¥sta¥Par 78 ostaria¥quaj¥in¥imbattuu¥mai¥sii¥Ve pissˆ¥a¥staa¥vess¥dopo¥lÕuss¥fallˆ¥A compagnia¥tuttÕoltra¥a¥mezz¥in¥andˆ¥E lazzˆ?¥de¥mezz¥botton¥i¥cont¥Cantand adess¥per¥che¥pocch¥a¥press¥cunt¥fee¥Ben: ¥lÕistess.¥sia¥el¥refettori¥del¥cas¥El 84 incantaa¥che¥pesc¥stucch,¥de¥fraa¥i¥Resten croeucc¥s˜¥del¥vun¥denanz¥l“¥trovass¥A spaventaa¥e¥sporch¥filaper,¥a¥Tutt dÕoeucc,¥spanna¥mezza¥intorna¥gira¥ChÕel l“¥pienten¥che¥stucch¥de¥tant¥resten¥E ¥d“.¥tutt¥lÕ�¥che¥bev,¥de¥e¥mangiˆ¥de¥Fin 90 ÇBenediciteÈ dice. ÇRazza di muli! Scoppiano i fagioli da fare tanto bacca Èrispondequello,esiavvia,appenaaperto,versoilrefetto-vobis¥Paxno?È | Ç rio; ÇPiano, ferma, cosa fa?È grida lÕaltro, ma quello senza nemmeno rispondergli allunga il passo, di modo che il portinaio per questa volta pu˜ restare servito. | Vi � mai capitato, in una qualche osteria, di sbagliare lÕuscio dopo essere stato a pisciare e andare [a finire] in mezzo a tuttÕaltra compagnia cantando con i bottoni [della patta] mezzi slacciati? Bene: fate conto pressÕa poco che per adesso il caso del refettorio sia lo stesso. | I frati restano di stucco, peggio che incantati a trovarsi l“ davanti uno del loro crocchio tutto a brandelli, sporco e spaventato che gira intorno mezza spanna dÕocchi [uno sguardo spaventato], e restano tanto di stucco che piantano l“ perfino di mangiare e di bere, che � tutto dire. | popo-¥modo¥�¥,dietroÓ¥naso¥il¥Òdargli¥letteralmente¥,Daghelnasdedree¥7 nutrita.¥stima¥poca¥la¥o¥ricevuta¥attenzione¥scarsa¥la¥significare¥di¥lare 105 PORTA_testi.indd 105 16/03/11 11:43 Diavol¥el¥credendel¥guardian¥El sira¥mala¥ona¥passˆ¥fagh¥voeubbia¥ChÕel tavol¥del¥pee¥in¥mej¥alla¥Ramp�ghes lira¥milla¥de¥coracc¥on¥cont¥l“¥E personna¥in¥Dominegh¥sant¥fuss¥el¥Come ¥coronna.¥colla¥croson¥bell¥on¥gi˜¥Tr“nciegh cristian,¥di¥tremend¥Dio¥del¥nomm¥In¥E: sord!¥el¥minga¥fa¥seet?¥chi¥dis,¥ghe¥el¥Parla, guardian,¥el¥sont¥respond,¥el¥lu¥l“,¥quell¥Per balord...¥tant¥senti¥me¥soo...¥no¥m“¥Ma arent¥insc“¥ch“¥seva¥che¥fuss¥nol¥se¥Che ¥convent.¥el¥fallaa¥dÕav�¥squas¥Credarev matt,¥on¥lÕ�¥che¥daj¥tucc,¥s�¥sbraggen¥daj,¥Daj foeura.¥daga¥chÕel¥denanz¥lighell,¥Fermell, Diodatt,¥fraa¥sont¥repia,¥el¥lu¥lˆ,¥Alto boefoeura,¥becchi¥fraa¥slonghee¥ve¥No sgorˆ¥fa¥me¥che¥Dio¥quell¥Perch� ¥8cˆ!¥de¥noeuva¥franch¥del¥darˆ¥ve¥El Maria¥Gian¥fraa¥guardian¥el¥fortuna¥Per convent¥quell¥de¥fraa¥norantatrii¥Di 96 102 108 Il guardiano credendolo il Diavolo che voglia far passare una malasera, si arrampica alla meglio in piedi al tavolo e l“, con un coraggio da mille libre [enorme] come se fosse san Domenico in persona, gli trincia gi� un bel crocione [un segno della croce] con la corona [del rosario]. | E: ÇIn nome del Dio tremendo dei cristiani, parla,È gli dice Çchi sei? Non fare il sordo!È. ÇSe � per questoÈ gli risponde Çsono il guardiano, ma non lo so... mi sento tanto balordo... se non fosse che ero qui vicino, crederei quasi dÕaver sbagliato il conventoÈ. | ÇDagli!, dagli!È urlano tutti Çdagli che � un matto! fermalo! legalo! prima che dia fuori!È ÇAlto lˆ,È risponde quello Çsono frate Adeodato, non vi allungate [non mi toccate] frati becchi e coglioni, perchŽ quel Dio che mi fa volare vi darˆ una buona lezione!È | Per fortuna, fra Gian Maria, il guardiano dei novantatrŽ frati di quel convento idioma-¥modo¥�¥,casaÓ¥di¥notizia¥buona¥Òdare¥,Dˆ franch noeuva de cˆ¥8 ¥lezioneÓ.¥buona¥una¥Òdare¥dire¥di¥tico 106 PORTA_testi.indd 106 16/03/11 11:43 libraria,¥in¥staa¥fuss¥che¥lÕunegh¥LÕeva ment¥la¥in¥vegnuu¥ghÕ�¥fortuna¥per¥E occasion¥qual¥soo¥no¥in¥leggiuu¥DÕav� ¥carton.¥on¥su¥scritt¥Diodatt¥fraa¥de¥vol¥DÕon 114 memoria¥la¥in¥mej¥tirˆndesel¥E leggiuu,¥fatt¥del¥taj¥a¥interroga¥le¥El lÕistoria¥tutta¥l“¥squitta¥ghe¥el¥lu¥E creduu¥avend¥che,¥capiss¥se¥qual¥Dalla grassa,¥falla¥a¥mezzÕora¥estes¥in¥staa¥DÕess ¥passa.¥e¥agn¥dodes¥cent¥staa¥ghÕeva¥El 120 impressa¥n�¥che¥pesc¥genoeugg¥in¥tucc¥fraa¥i¥Gi˜ sfris:¥on¥faa¥dÕavegh¥perdon¥domandagh¥A confessa,¥se¥el¥scenna,¥el¥perdonna,¥ghe¥el¥Lu paradis,¥in¥torna¥el¥moeur,¥el¥dorma,¥El lÕanniversari¥fan¥en¥memoria¥in¥fraa¥i¥E ¥dellÕordinari.¥p�¥de¥pittanz¥d˜¥Con 126 percomm¥perch�¥el¥sav�¥m˜¥vorii¥Se mezzÕora,¥ona¥pars¥ghÕhin¥ann¥dodes¥Cent Comm¥in¥stampaa¥Prato Fiorito¥el¥Ciappee Frora;¥tal¥on¥da¥quindes¥cent¥ses¥milla¥Del troeuva¥se¥settantacinqu¥dusent¥foeuj¥a¥Lˆ ¥noeuva.¥semper¥par¥che¥frusta¥cossa¥Sta 132 era lÕunico che fosse stato in libreria [biblioteca], e per fortuna gli � venuto in mente dÕaver letto in non so quale occasione dÕun volo di fra Adeodato scritto su un cartone [copertina di libro]. | E schiarendoselo meglio nella memoria, lo interroga a puntino sul fatto letto, e lui gli squacchera l“ tutta la storia dalla quale si capisce che, avendo creduto dÕessere stato in estasi mezzÕora a farla grossa [a dir tanto], cÕera stato centododici anni e passa. | Gi� i frati tutti in ginocchio, pi� che in fretta, a domandargli perdono dÕavergli fatto un graffio: lui li perdona, cena, si confessa, dorme, muore, torna in paradiso, e i frati gli celebrano lÕanniversario con due pietanze pi� dellÕordinario. | Se volete ora sapere il per ¥Prato chŽeilpercomecentododicianniglisonparsiunamezzÕora,prendeteil fiorito stampato a Como nel milleseicentoquindici da un tale Frora; al foglio duecentosettantacinque si trova questa cosa frusta che pare sempre nuova. | 107 PORTA_testi.indd 107 16/03/11 11:43 Reverenza¥Soa¥stand¥come¥ved¥se¥Lˆ eterna,¥coss¥di¥contemplazion¥gran¥In comenza¥che¥salmo¥del¥vers¥del¥Massem Et mille anni tamquam dies hesterna,9 innamorava,¥che¥usell¥on¥compars¥GhÕ� ¥calava.¥ghe¥pocch¥uman¥lÕeva¥no¥se¥Che 138 dÕattrazion¥forza¥per¥come¥StÕusell, ditt:¥vÕhoo¥dove¥tiraa¥lÕha¥chÕel¥lu¥LÕ� canzon¥quella¥ziffolaa¥ghÕha¥che¥Lu foghitt;¥i¥come¥agn¥cent¥i¥passˆ¥fa¥Che bell¥de¥coss¥quaj¥goduu¥lÕha¥se¥Infin ¥dellÕusell.¥grazia¥in¥staa¥lÕ�¥che¥Credimm 144 Lˆ si vede come, stando Sua Riverenza in gran contemplazione delle cose eter ¥dies¥tamquam¥anni¥mille¥Et ne, massime del verso del salmo che comincia hesterna, gli � comparso un uccello che innamorava, che se non era umano poco ci mancava. | Questo uccello, come per forza dÕattrazione, � lui che lÕha tirato dove vi ho detto: lui che ha zufolato quella canzone che fa passare i centÕanni come razzi; infine se ha goduto qualcosa di bello, credetemi che � stato in grazia dellÕuccello. ieri.Ó¥di¥giorno¥il¥come¥tuoi)¥occhi¥(agli¥sono¥anni¥mille¥ÒE¥9 108 PORTA_testi.indd 108 16/03/11 11:43 28 A giudizio di Isella, il sonetto fu composto fra gli anni 1814 e 1817. Questa stoccata contro la presunzione francese usc“, per la prima volta, nellÕedizione Cherubini. sanguanon!¥ma¥1:chez-nous¥sto¥cont¥daj¥E Franza,¥in¥cuccagna¥gran¥sta¥ghÕha¥chÕel¥Subet cojon¥di¥foeura¥andˆ¥a¥tant¥va¥Ghe ¥bondanza?¥sta¥godella¥a¥cˆ¥a¥tornˆ¥a¥E 4 stÕattenzion,¥usa¥ne¥sÕel¥nun,¥a¥quant¥In regordanza¥grata¥de¥contrassegn¥In tabellon¥del¥gi˜¥subet¥scassem¥El ¥creanza.¥senza¥porch¥di¥e¥balloss¥Di 8 fina¥preghem¥chÕel¥vuj¥varda,¥chÕel¥Anzi, cˆ¥a¥riva¥el¥quand¥olter¥fˆ¥no¥De ¥mattina.¥e¥sira¥nun¥de¥maa¥parlˆ¥Che 11 lusingass¥podaravem¥almanch¥Insc“ trˆ,¥a¥dandegh¥finalment,¥paricc¥Che ¥seccass.¥a¥dÕandˆ¥sit¥el¥Barattassen 14 E dagli con questo chez-nous: ma perdio! Visto che ha questa gran cuccagna in Francia, ci vuol tanto ad andare fuori dai coglioni e a tornare a casa a goderla questa abbondanza? | In quanto a noi, se lei ci usa questa attenzione, in contrassegno [come contropartita] di grata ricordanza la cassiamo subito dal tabellone dei furbi e dei porci senza creanza. | Anzi, guardi, voglio che la preghiamo di non fare altro, quando arriva a casa, che parlare male di noi sera e mattina. | Cos“ almeno potremmo lusingarci che parecchi finalmente, dandole retta, barattassero [cambiassero] il luogo dove andare a seccarsi. ¥ed ¥nostraÓ) ¥casa ¥Òa ¥FranciaÓ, ¥Òin ¥(ossia ¥noiÓ¥Òda ¥significa ¥Chez-nous ¥1 confronta-¥che ¥francesi ¥soldati ¥nei ¥frequentissimo ¥intercalare ¥un ¥era deni-¥per ¥ovviamente ¥dÕOltralpe, ¥quelle ¥con ¥milanesi ¥novitˆ ¥le¥vano Porta.¥sensibilmente¥innervosire¥di¥lÕeffetto¥aveva¥ci˜¥e¥prime,¥le¥grare 109 PORTA_testi.indd 109 16/03/11 11:43 29 Secondo e maggior tempo delle disavventure del personaggio giˆ pro . Lˆ tiranneggiato Bongee¥Giovannin¥de¥Desgrazzitagonista delle da un milite straniero, qui, in un racconto di grande respiro, vessato dalla faziositˆ complice di pubblici funzionari. Riferimenti interni e riscontri con le stagioni del Teatro alla Scala permettono di datare il testo tra la fine del 1813 e lÕinizio del 1814. Fu stampato per la prima volta nellÕedizione Cherubini. BONGEE¥GIOVANNIN¥DE¥DESGRAZZI¥OLTER scior,¥Lustrissem¥deslippaa,¥nass¥se¥Quand tuttuna,¥lÕ�¥ch�¥coeur,¥el¥toeuss¥inutel¥LÕ� dÕonor¥pont¥n�¥fadigh¥n�¥p�¥ghÕ�¥No ¥fortuna.¥fˆ¥de¥cas¥in¥mett¥poda¥Che traditor,¥de¥bott¥i¥adoss¥Vegnen vuna,¥s�¥toeunn¥de¥fornii¥nanca¥sÕha¥N� adree¥tacca¥sÕen¥ghe¥quella¥de¥manch¥in¥Che ¥mortee.¥de¥salva¥ona¥come¥vott¥Sett, moment¥quell¥de¥in¥nassuu¥pari¥che¥M“ travaj,¥gran¥p�¥i¥creaa¥lÕha¥Signor¥ChÕel dent¥de¥dolor¥el¥d“¥a¥sarav¥Come 4 8 Quandosinascescalo-BONGERI ¥GIOVANNINO ¥DI ¥DISGRAZIE ¥ALTRE gnati, illustrissimo signore, � inutile prendersela a cuore, che � tuttÕuno, non ci sono nŽ fatiche nŽ punto dÕonore che possa mettere il caso di far fortuna. Le batoste capitano a tradimento e non si ha nemmeno il tempo di buscarne una, che in men che meno [in un attimo] se ne attaccano sette, otto, come una salva di mortaretti. | Io che paio nato in quel momento che il Signore ha creato i pi� grandi travagli, come sarebbe a dire il mal di denti 110 PORTA_testi.indd 110 16/03/11 11:43 ¥strappaj,¥per¥1Lella¥sur¥caro¥quell¥E 12 azzident¥tanti¥d“¥mee¥ai¥provaa¥giˆ¥Hoo cuntaj,¥a¥secol¥on¥vorrav¥ghe¥Che 2lÕascia¥forn“¥a¥specci¥me¥no¥che¥moeud¥De ¥spettascia.¥me¥che¥coo¥sul¥in¥copp¥quaj¥on¥Che 16 vun¥sont¥m“¥se¥sa¥el¥Vussustrissema quarell,¥fa¥a¥volta¥in¥van¥che¥quij¥De nessun¥ghÕ�¥no¥mort¥pover¥ai¥grazia¥Ch� ¥cavell;¥on¥storgiuu¥dÕavegh¥cusamm¥p˜¥Che 20 quajghedun,¥tra¥rogn¥di¥ghÕ�¥quand¥Anzi, vell,¥el¥ficchi¥ginerala¥Regola ciall¥de¥gust¥on¥per¥minga¥vuj¥no¥Ch� ¥fall.¥in¥reff¥el¥s�¥toe�¥o¥3peltrera¥in¥Andˆ 24 cojon,¥de¥fˆ¥m�¥el¥tutt¥con¥Eppur drizz,¥lÕarˆ¥e¥pombi¥de¥p�¥bon¥m�¥Col e quel caro signor Lella per strapparli, ho giˆ provato, ai miei giorni [alla mia etˆ], tanti accidenti che ci vorrebbe un secolo a contarli, di modo che non mi aspetto altro, per completare lÕopera, che mi cada un coppo [tegola] in testa che mi spiaccichi. | Vossignoria illustrissima, lo sa se io sono uno di quelli che vanno in giro a fare querele [attaccare briga] chŽ grazie ai poveri morti non cÕ� nessuno che pu˜ accusarmi dÕavergli torto un capello: anzi, quando ci sono rogne tra qualcuno, io per regola generale spiego le vele [mi allontano], chŽ non voglio mica per gusto da scemo [eccesso di zelo] andare sulla peltriera o prendere il refe per sbaglio [prendere un sacco di botte]. | Eppure con tutto il mio fare da coglione [far finta di niente], col mio buon piede di piombo [comportamento prudente] e il rigare dritto, per-¥e¥cose¥indicano¥ommdelella¥e¥robbdelella(¥spregiativo¥Nomignolo¥1 Bonel-¥Domenico ¥dentista ¥il ¥cela ¥si ¥cui ¥dietro ¥valore) ¥nessun ¥di ¥sone ¥4056È ¥numero ¥Figini ¥dei ¥Coperto ¥nel ¥studio ¥suo ¥il ¥Çaveva ¥quale ¥il ¥la, primo-¥del¥onore¥in¥ÒvisioneÓ¥nella¥anche¥ricorda¥ne¥se¥Porta¥(Isella); 60).¥v.¥63,¥1;¥v.¥57,¥(cfr.¥pret¥di¥Guerra¥nella¥e¥Litta¥genito varian-¥una¥�¥forn“¥cui¥(di¥comp“lÕascia¥dire¥di¥modo¥il¥riporta¥Cherubini¥2 saccoÓ.¥il¥Òcolmare¥o¥checchessiaÓ¥a¥compimento¥Òdar¥significa¥che¥te) ¥milanesi,¥cucine¥nelle¥cui,¥su¥palchetto¥il¥proprio,¥senso¥in¥�,¥Peltrera¥3 ¥la¥vale¥figurato¥senso¥in¥casa;¥di¥peltri¥i¥o¥stoviglie¥le¥esposte¥vengono testi-¥i¥ed¥rej, ¥i¥siedono¥giudizj¥pubblici¥neÕ¥quale¥la¥sopra¥Çscalinata Porta.¥annota¥come¥moniÈ, 111 PORTA_testi.indd 111 16/03/11 11:43 birbon¥d“¥quel¥in¥nassuu¥sont¥perch�¥Giust ¥pastizz;¥quaj¥in¥dent¥borli¥bott¥Ogni 28 reson,¥tant¥fˆ¥a¥ch“¥stˆ¥senza¥poe�,¥E sgrizz¥on¥flemma¥ghÕha¥el¥Vussustrissem¥Se adess,¥occors¥mÕ�¥che¥voeuna¥cunti¥GhÕen ¥gess.¥de¥proppi¥restˆ¥farˆ¥le¥ChÕel 32 fa¥mes¥trii¥Prometti¥el¥ved�¥per¥Quand Milan¥tutt¥Scara¥alla¥correva¥El sciˆ¥da¥e¥lˆ¥de¥tr˜pp¥a¥gi˜¥vegneven¥E ¥lontan,¥mia¥tante¥de¥forastee¥I 36 lˆ¥ess¥boeugnava¥post¥ciappˆ¥per¥che¥Tant man,¥in¥mezz¥e¥gora¥in¥mezz¥disnˆ¥Col spuell¥sto¥e¥truscia¥sta¥tutta¥Vedend ¥vedell.¥a¥andˆ¥de¥m“¥anch¥ressolt¥sont¥Me 40 ciar,¥coeur¥el¥d“¥a¥premeva,¥me¥rest¥el¥Oltra donna,¥la¥anca¥moeud¥quaj¥in¥sattisfˆ¥De 4paracar¥col¥scappusc¥quell¥dopo¥Che ¥dragonna.¥la¥e¥davvera¥coo¥el¥gi˜¥miss¥LÕha 44 car¥ghÕeva¥la¥lee¥anca¥Poverascia, nonna,¥soa¥della¥vesin¥on¥ved�¥a¥DÕandˆ proprio perchŽ sono nato in quel giorno birbone, ogni tanto cado in qualche pasticcio: e poi, senza star qui a fare tante ragioni [lunghi discorsi], se vossignoria illustrissima ha pazienza un briciolo, glie ne conto una che mi � capitata adesso e che la farˆ rimanere di gesso. | Quando per veder il Prometeo tre mesi fa correva alla Scala tutta Milano e venivano gi� a truppe [in folla], di lˆ e di qua, forestieri di tante miglia lontano, tanto che per prendere posto bisognava essere lˆ col pranzo mezzo in gola e mezzo in mano, vedendo tutta questa scalmana e questo putiferio mi sono risolto anchÕio di andarlo a vedere. | Oltre al resto mi premeva, a dirla col cuore, di soddisfare in qualche modo anche la donna, che dopo quella scappatella col paracarro [francese] ha messo gi� la testa [si comporta a modo] e lavora come un drago. Poveraccia, anche lei aveva caro [aveva desiderio] di andare a vedere un vicino di sua nonna, Paracar ¥30 ¥sonetto ¥il ¥anche ¥(cfr. ¥francesi ¥ai¥affibbiato ¥Soprannome ¥4 che scappee de Lombardia). 112 PORTA_testi.indd 112 16/03/11 11:43 5pollin¥on¥come¥vestii¥che¥quell¥lÕ�¥Che ¥ballarin.¥primm¥el¥s�¥beccˆ¥a¥LÕandava 48 sant,¥i¥tutt¥de¥d“¥bell¥el¥Intrattanta tr�,¥di¥lÕora¥invers¥dottrinn¥i¥Dopo marciant,¥de¥aria¥in¥donna¥la¥Ciappi ¥re¥duu¥come¥duu¥e¥tutt¥content¥E 52 dÕincant¥ben¥Scara¥alla¥inviem¥Se p�¥del¥primm¥i¥per¥postem¥se¥lˆ¥E lobbion¥del¥sarada¥porta¥Della ¥allÕusÕcion.¥pondaa¥cuu¥bravo¥noster¥Col 56 cinquÕor¥i¥quatter,¥i¥passa¥tr�,¥i¥Passa 6pasquee,¥el¥tutt¥personn¥de¥impieniss¥Se descor,¥chi¥gingina,¥chi¥mangia,¥Chi ¥scocchee,¥el¥fa¥chi¥rid,¥chi¥ziffolla,¥Chi 60 sussor¥fa¥e¥pissa¥la¥scolda¥se¥Chi soree,¥del¥impresari¥di¥contra¥A grassa,¥fan¥e¥comed¥soeu¥i¥goden¥Che ¥7cassa.¥la¥per¥pubblegh¥el¥nanca¥ghÕhan¥no¥E 64 che � quello che, vestito come un tacchino, andava a beccare il primo ballerino. | Cos“, proprio nel giorno di Tutti i Santi, dopo la dottrina [il catechismo], verso le tre, prendo la donna con aria trionfante, e contenti tutti e due come due re ci avviamo, che � un incanto, alla Scala e lˆ ci appoggiamo per primi ai piedi della porta chiusa del loggione col nostro bravo culo appoggiato allÕuscione. | Passano le tre, passano le quattro, le cinque e si riempie di persone tutta la piazzetta, chi mangia, chi fa il galante, chi discorre, chi zufola, chi ride, chi fa lo spiritoso, chi si spazientisce e strepita contro gli impresari della piccionaia, che si godono i loro comodi e sÕingrassano e non tengono il pubblico nemmeno nel sedere. | ¥a¥scende ¥che ¥Giove ¥di ¥allÕavvoltoio ¥ironicamente ¥allude ¥tacchino ¥Il ¥5 Caucaso.¥del¥rupi¥alle¥incatenato¥Prometeo¥di¥fegato¥il¥beccare ¥era ¥Medioevo, ¥il ¥durante ¥che, ¥chiese ¥delle ¥sagrato ¥il ¥era ¥Pasquee ¥Il ¥6 ¥teatro¥al¥fronte¥di¥spiazzo¥lo¥�¥qui¥pubblico;¥pascolo¥al¥adibita¥unÕarea ¥182).¥v.¥62,¥139;¥v.¥40,¥(cfr. im-¥a¥appalto¥in¥dato¥era¥biglietti¥dei¥vendita¥di¥servizio¥il¥AllÕepoca¥7 considera-¥nessuna¥in¥tenevano¥non¥,Giovannin¥lamenta¥che,¥presari ¥ossia¥tortireÓ, ¥per¥Òcassa¥,cassa del tart“ ¥la¥�¥cassa¥La¥pubblico.¥il¥zione 452).¥v.¥47,¥(cfr.¥deretano¥il 113 PORTA_testi.indd 113 16/03/11 11:43 finalment¥poe�¥specciˆ¥de¥furia¥a¥Ma lizonon,¥sti¥lor¥anca¥voltra¥Solten plazidament¥fisÕc¥ai¥e¥urla¥ai¥mezz¥in¥Che ¥button,¥coj¥calchera¥la¥derven¥Se 68 dÕarent¥ben¥ben¥l“¥riven¥me¥quand¥E lampion¥col¥e¥ciav¥i¥cont¥denanz¥Quell venter¥el¥sgombetta¥me¥el¥grazia¥tutta¥Con ¥denter.¥dÕandˆ¥sÕemm¥fourt!¥Allon,¥dis:¥me¥el¥E 72 dur,¥tegneva¥tant¥e¥tant¥per˜¥M“ solla¥dÕonÕanta¥lÕusÕc¥lÕeva¥che¥intrˆ¥Ma mur,¥al¥attacch¥canton¥in¥derviss¥De ¥folla,¥la¥cress¥la¥derviss¥del¥in¥che¥intrˆ¥E 76 scur¥al¥lˆ¥tran¥me¥bott¥on¥a¥tutt¥Zonfeta! molla¥tira¥al¥allÕanta¥appos¥giugˆ¥A post,¥primm¥sÕciavo¥miee,¥sÕciavo¥che¥Tant ¥cost.¥i¥salvˆ¥a¥lÕ�¥ciel¥del¥grazia¥Ona 80 vera¥par¥sÕel¥Lustrissem,¥varda,¥chÕel¥Ma m“,¥a¥coss¥tuss¥suzzed¥da¥mÕabba¥Che leggiera,¥p�¥la¥anm˜¥lÕ�¥questa¥Eppur ¥sent“.¥voeur¥sÕel¥adess¥sentirˆ¥ComÕel 84 8capponera¥de¥liberaa¥Appenna Ma, a furia di aspettare, poi finalmente saltan fuori anche loro, questi ciondoloni, che in mezzo alle urla e ai fischi, placidamente, si aprono la calca con gli spintoni e quando mi arrivano ben vicino, quello davanti con le chiavi e col lampione, con tutta grazia mi sgomita in pancia e mi dice: ÇAl , se dobbiamo entrare!È. | Io per˜ tanto e tanto tenevo duro ma, fort! ¥lons, tra che lÕuscio era a unÕanta sola da aprirsi in un angolo contro il muro, tra che nellÕaprire la folla cresce [spinge sempre di pi�], zonfete!, tutto a un tratto mi buttano lˆ, allo scuro, dietro lÕanta a giocare a tira e molla, tanto che ciao moglie!, ciao primi posti!, � giˆ una grazia del cielo salvare le costole. | Ma, guardi, illustrissimo, se non pare vero che debbano capitare tutte a me, eppure questa � ancora la pi� leggera, come sentirˆ adesso se vuole stare a sentire. Appena liberato dalla capponaia [costrizione], 1.¥nota¥4,¥cfr.¥,capponera¥Per¥8 114 PORTA_testi.indd 114 16/03/11 11:43 l“¥de¥e¥ch“¥de¥tutt¥per¥intorna¥Vardi descor,¥dess!¥ma¥Barborin,¥cercˆ¥Per ¥Signor.¥el¥sa¥le¥lÕ�,¥dove¥inutel!¥LÕ� 88 danee¥senza¥m“,¥senza¥Barborin cognossess,¥le¥tampocch¥che¥can¥on¥Senza lee¥per¥de¥scara¥mitaa¥a¥s�¥LÕeva ¥fudess.¥se¥la¥mond¥che¥in¥sav�¥Senza 92 indree,¥n�¥innanz¥n�¥andˆ¥podeva¥la¥No 9pess,¥del¥va¥ghe¥innanz¥andˆ¥per¥Perch� lˆ,¥or¥quij¥a¥solla,¥indree¥tornˆ¥per¥E ¥10ghÕha.¥la¥no¥che¥indoss¥carna¥manch¥va¥Ghe 96 fenitiva,¥alla¥m“¥anca¥s�¥voo¥Basta, desgrazzi,¥nost¥di¥part¥demm¥se¥incontrem,¥Se riva,¥che¥gent¥la¥spall¥nost¥ai¥poo¥on¥rid¥Femm ¥dazzi,¥el¥paghem¥innanz,¥marcem¥poe�¥E 100 piva¥a¥rivem¥dis!¥se¥quand¥ved�,¥a¥E spazzi¥de¥assee¥tant¥e¥tant¥trovˆ¥De competent,¥loeugh¥in¥duu¥tutt¥gi˜¥settass¥De ¥arent.¥almanca¥ma¥segur,¥11cusii¥poo¥On 104 mi guardo attorno dappertutto, di qua e di lˆ, per cercare Barberina, ma adesso! � un bel dire, � inutile!, dove sia lo sa il Signore. | Barberina senza me, senza soldi, senza un cane che tanto o poco la conosca, era su a metˆ scala, da sola, senza sapere in che mondo fosse. Non poteva andare nŽ avanti nŽ indietro, perchŽ per andare avanti ci vuole del denaro, e per tornare indietro sola, a quelle ore [della sera], ci vuole meno carne indosso di quella che non ha. | Basta, vado su anchÕio in definitiva, ci incontriamo, ci mettiamo a parte [ci raccontiamo] delle nostre disgrazie, facciamo ridere un poÕ alle nostre spalle la gente che arriva, e poi andiamo avanti, paghiamo il dazio [il biglietto], e quanto a vedere, quando si dice!, troviamo a malapena poco spazio ma sufficiente per sederci entrambi in un luogo conveniente, un poÕ stretti magari, ma almeno vicini. | ¥pilla,¥ghelter,¥pescuzzi,¥ciovitt,¥cos“¥denaro,¥di¥sinonimo¥�¥pess¥Ç[...]¥9 (Porta).¥similiÈ¥e¥pioldi¥farina,¥manteca, Barberina.¥di¥femminili¥grazie¥evidenti¥Le¥10 altriÓ.¥agli¥uni¥gli¥Òstretti¥viciniÓ,¥Òseduti¥vale¥qui¥ÒcucitiÓ,¥significa¥Cusii¥11 115 PORTA_testi.indd 115 16/03/11 11:43 ziffolin,¥coj¥gent,¥la¥che¥intrattant¥L“ via,¥spassen¥se¥,sonee¥col¥pestˆ,¥Col ballin¥taccˆ¥a¥smorbiˆ,¥a¥comenza¥Se ¥cottaria.¥de¥arent¥pussee¥chÕ�¥quij¥Con Barborin,¥la¥lee¥a¥fˆ¥lassa¥ch“¥Oh mia,¥sia¥la¥che¥d“¥a¥d“¥per¥minga¥Che, sort,¥de¥anca¥buffona¥lÕ�¥che¥intrˆ¥Ma ¥mort.¥i¥rid¥farav¥la¥giˆ:¥inutel¥LÕ� mattocca¥sta¥sentilla¥Besognava rid.¥del¥crepˆ¥per¥dellÕopra¥temp¥In pocca!¥quella¥de¥anch¥pur¥s�¥ditt¥nÕha¥La ¥polid¥tant¥voeuna¥ditt¥nÕha¥olter¥i¥Tra 12quellÕocca¥de¥spettacol¥quell¥de¥Contra inivid,¥insc“¥e¥sbergna¥de¥insc“¥canta¥Cha ballarinna¥prima¥la¥fuss¥la¥che¥ChÕanch ¥13toninna.¥faa¥nÕ�¥se¥sira¥tutta¥Per m“¥per¥ch�¥corno,¥on¥sira¥tutta¥S�! sort,¥ona¥a¥tutt¥spass¥i¥tucc¥Fornissen 108 112 116 120 L“, intanto che la gente, coi fischietti, col pestare [far rumore con i piedi sul piancito], col gridare: ÇSuonate!È, se la spassa, si comincia a scherzare, ad attaccare discorso con quelli che sono pi� vicini di compagnia [fr. coterie]. Oh qui, a lasciar fare a lei, alla Barberina che, non lo dico perchŽ � mia moglie, ma � buffona anche per natura, ed � inutile, giˆ: farebbe ridere anche i morti. | Bisognava sentirla questa mattacchiona, durante lÕopera, per crepare dal ridere. [Quante] ne ha dette su da quella bocca! Tra le altre ne ha detta una tanto pulita contro lo spettacolo di quellÕoca che canta cos“ per dispetto e da svogliata che, seppure fosse la prima ballerina, per tutta la sera la si � fatta a pezzi. | S“! tutta sera un corno, che per me tutti gli spassi finiscono in un modo, atteggiamen-¥suo¥del¥proposito¥a¥e,¥Correa¥Lorenza¥era¥cantante¥La¥12 ¥la ¥veramente ¥Çstanc˜ ¥stagione: ¥quella ¥in ¥che ¥nota ¥Porta ¥scena, ¥in ¥to ¥far¥per ¥cantasse¥pareva ¥sera ¥alcuna ¥quale ¥al¥pubblico,¥del ¥sofferenza dispettoÈ.¥far¥per¥alcunÕaltra¥e¥grazia, ¥faa¥briciole,¥in¥ridotta¥tonno¥di¥carne¥la¥con¥fatto¥salame¥il¥�¥Toninna¥13 218).¥v.¥32,¥(cfr.¥ÒsbriciolareÓ¥pezziÓ,¥a¥Òfare¥significa¥toninna 116 PORTA_testi.indd 116 16/03/11 11:43 d“¥on¥pas¥in¥god¥a¥rivi¥quand¥Anzi ¥mort,¥de¥punt¥del¥mejorament¥ver¥el¥LÕ� 124 sbott“¥de¥brusa¥in¥lÕ�¥che¥d“¥voeur¥ChÕel contrafort,¥de¥segond¥col¥malann¥On guarnizion,¥de¥quart¥on¥e¥foeudra,¥de¥terz¥on¥E ¥stÕoccasion.¥in¥suzzess¥giust¥mÕ�¥Come 128 strasordenari,¥rid¥sto¥dopo¥Deffatt 14duvis¥mÕera¥ball¥del¥bon¥p�¥sul¥Quand lÕari,¥per¥s�¥niver¥coj¥m“¥anch¥vess¥De ¥paradis¥in¥spass¥a¥andˆ¥a¥ved�¥de¥E 132 reliquiari¥soeu¥di¥in¥sant¥i¥Tucc cornis,¥alla¥intorna¥pizz¥lumitt¥Coj sguagn¥on¥s�¥trˆ¥la¥Barborin¥tratt¥on¥a¥Tutt ¥compagn.¥el¥sentuu¥mai¥chÕhoo¥fort¥e¥guzz¥Tant 136 despresios¥on¥che¥lÕ�¥eel,¥no¥che¥ChÕeel, dedree¥refilaa¥ghÕaveva¥te¥El rabbios.¥pezzigon¥on¥biott¥cuu¥a¥Proppi ¥indree,¥volti¥me¥sanguanon,¥allora,¥M“ 140 besios¥e¥brasca¥de¥oeucc¥duu¥con¥E lampedee,¥on¥a¥e¥pomper¥on¥a¥motria¥in¥Vardi anzi, quando arrivo a godere in pace un giorno � proprio il miglioramento del punto di morte, che vuol dire che � l“ l“ per sbottare un malanno, col secondo di contrafforte, un terzo di fodera, e un quarto di guarnizione, come mÕ� giusto accaduto in questa occasione. | Infatti dopo questo ridere straordinario, quando sul pi� bello del ballo mi sembrava dÕessere anchÕio con le nuvole nellÕaria [spensierato], e di vedere tutti i santi in paradiso andare a spasso nei loro reliquiari, coi lumini accesi allÕinterno della cornice, tutto a un tratto Barberina caccia fuori un urlo tanto acuto e forte che non ne ho mai sentito uno compagno [simile]. | Che � che non �, � che un dispettoso gli aveva rifilato proprio sul culo nudo un pizzicotto rabbioso. Io allora, sangue del demonio, mi volto indietro e con due occhi infuocati e pungenti guardo in faccia un pompiere e un lampionaio ¥SembrareÈ ¥Parere. ¥.divis ¥o¥savŽ duvis ¥ovess ¥frasi ¥nelle ¥usata ¥ÇVoce ¥14 226).¥v.¥,La Prineide¥9;¥v.¥42.10,¥(cfr.¥(Cherubini) 117 PORTA_testi.indd 117 16/03/11 11:43 cognoss¥anch¥vorrev¥Cristo,¥Per¥Disend: ¥coss!¥de¥sort¥sta¥fa¥che¥porch¥QuellÕasen 144 dÕIndian,¥fan¥lampedee¥col¥Paricc moment,¥sul¥in¥scolda¥le¥se¥soldaa¥el¥Ma Tasi lˆ can,¥dis:¥el¥e¥pugn¥on¥dˆ¥me¥El ¥15Che te fotto in platea, saprament! 148 16bressan¥azzalin¥dÕon¥pesc¥sont¥che¥M“ dent¥strusamm¥appenna¥foeugh¥tacchi¥Che m“¥anch¥prepotent¥de¥vos¥la¥Volzi ¥t“!¥saret¥te¥can¥On¥respondi:¥ghe¥E 152 marmotton,¥repia,¥el¥,Vien de fora Che te la dar˜ m“, mummia dÕEgitto. cojon,¥di¥dighi,¥foeura,¥vegn“¥Che ¥politto.¥parlˆ¥a¥ch“¥anca¥insegnaroo¥Te 156 lobbion¥sul¥in¥dapertutt¥Intrattant Silans!... Abbasso!... Citto!¥che¥sent¥se¥No s�,¥rebuttonandem¥giudee¥el¥lu¥E ¥lu.¥anch¥citto¥sbraggia¥el¥trovˆ!¥p˜¥Se 160 e dico: ÇPer Cristo, vorrei anche conoscere quellÕasino porco che fa questa sorta di cose!È. | Parecchi fanno gli indiani col lampionaio ma il soldato [il pompiere] si scalda [si arrabbia] in un momento, mi dˆ un pugno e dice: ÇTaci lˆ cane, che ti fotto in platea, sacramento!È. Io che sono peggio di un acciarino bresciano, che prendo fuoco appena a strofinarmi, alzo la voce da prepotente anchÕio e gli rispondo: ÇUn cane sarai tu!È. | ÇVieni fuori,È risponde Çmarmottone [imbecille], che te la dar˜ io [la lezione], mummia dÕEgitto.È ÇChe venire fuoriÈ dico Çdai coglioni, te lo insegner˜ anche qui a parlare pulito.È Nel frattempo dappertutto sul loggione non si sente che ÇSilenzio!...È, ÇAbbasso!...È, ÇZitti!È. E lui, il giudeo, spintonandomi in su, si pu˜ trovarne? [di gente cos“], grida Çzitto!È anche lui. | ¥ma¥italiano,¥soldato¥un¥di¥�¥linguaggio¥Çil¥che¥notava¥Salvioni¥Giˆ¥15 ¥Lombardia ¥la ¥tra ¥unÕarea ¥[di] ¥ipotizzare ¥potrebbe ¥Çsi ¥milaneseÈ; ¥non (Bezzola).¥occidentaleÈ¥Veneto¥il¥e¥orientale ¥dal¥fin¥famosi¥erano¥bresciane ¥armerie¥nelle¥prodotti ¥acciarini¥Gli¥16 lÕaffidabilitˆ.¥e¥prontezza¥la¥per¥Seicento 118 PORTA_testi.indd 118 16/03/11 11:43 scior,¥Lustrissem¥vedel,¥l“,¥l“¥Seva gazzetta,¥in¥andˆ¥de¥quij¥de¥vuna¥fann¥Per protettor¥sant¥mee¥i¥ghÕeva¥no¥se¥E ¥spalletta,¥in¥proppi¥portamm¥e¥juttamm¥A 164 respettor¥on¥adoss¥borlˆ¥famm¥a¥d“¥Vuj sajetta,¥ona¥come¥AllÕimprovvista scempi¥on¥reussiva¥chÕen¥m“¥d“¥soo¥Ghe ¥esempi.¥on¥per¥innanz¥ch“¥de¥cuntass¥De 168 l“,¥fornida¥lÕ�¥cossa¥la¥Basta: quarell,¥ai¥e¥ciaccer¥ai¥resguard¥Almanch d“¥voeubbia¥che¥quell¥de¥intuit�¥Ma ¥buell,¥de¥indrittura¥e¥voeuja¥Bona 172 rost“.¥fass¥a¥andada¥lÕ�¥quella¥SÕciavo, bell¥fudess¥el¥quant¥per¥ball¥chÕel¥moeud¥De 17Vigan˜)¥el¥ved¥sÕel¥locch¥el¥faga¥(ChÕel ¥n˜.¥piasuu¥lÕ�¥Barborin¥a¥n�¥m“¥a¥N� 176 motiv¥gran¥on¥che¥d“¥anch¥poe�¥besogna¥Giˆ lÕasee,¥come¥brusch¥e¥critegh¥vess¥De lavativ¥quell¥respett¥pocch¥con¥LÕeva ¥dedree,¥inciodaa¥l“¥semper¥soldaa¥Del 180 Ero l“ l“, vede, illustrissimo signore, per farne una di quelle che fanno andare sulla Gazzetta [che fanno notizia] e se non cÕerano i miei santi protettori ad aiutarmi e a portarmi proprio in spalla [a sostenermi], voglio dire a farmi capitar fuori un ispettore, allÕimprovviso, come una saetta, le so dire io se riusciva uno scempio da raccontarsi da qui innanzi come esempio. | Basta: la cosa � finita l“, almeno riguardo alle chiacchiere e alle querele [discussioni], ma per quanto riguarda il buon umore e lÕanimo sereno, ciao!, quello � andato a farsi arrostire. In modo che il ballo, per quanto fosse bello (faccia lÕallocco [lo gnorri] se vede il Vigan˜), non � piaciuto nŽ a me nŽ a Barberina. | Giˆ, bisogna poi anche dire che un gran motivo per essere critici e acidi come lÕaceto era, con poco rispetto, quel lavativo del soldato [pompiere] sempre l“ inchiodato dietro ¥apprezzato¥e¥Scala¥alla¥acclamato¥scenografo,¥lo¥�¥Vigan˜¥Salvatore¥17 inti-¥riferimento,¥fa¥Porta¥cui¥a¥ballo¥il¥scena¥in¥mise¥che¥Stendhal,¥da Ghe-¥Giovanni ¥di¥testo¥con¥,Prometeo ¥di¥creature ¥Le¥o¥uomini ¥Gli ¥tolato Beethoven.¥di¥musica¥e¥rardini 119 PORTA_testi.indd 119 16/03/11 11:43 viv¥mangiamm¥al¥e¥sgognamm¥al¥gionta¥de¥Che indree,¥vardass¥poo¥on¥domˆ¥oeucc,¥i¥Cont camarada,¥cert¥arent¥tiraa¥anch¥sÕeva¥El ¥strada.¥ona¥su¥in¥Cristo¥dininguarda¥Che 184 natural,¥m�¥el¥poo¥on¥cognossi¥che¥M“ fidamm,¥poda¥pont¥che¥a¥fina¥soo¥Che animal¥sto¥che¥specc¥dÕon¥in¥proppi¥Vedend ¥collÕinzigamm,¥perd¥a¥tirava¥me¥El 188 scal...¥i¥invers¥voo¥dondignand¥a¥lott¥Lott seguitamm,¥de¥Barborin¥a¥segn¥Foo 18ven...¥chÕel¥speccia¥fioj!¥gi˜¥trˆ,¥bell¥al¥E ¥ben?¥vala¥lÕusa:¥prudenza¥ghÕha¥Chi 192 canton¥on¥pegn¥in¥daa¥ghÕhoo¥che¥m˜¥Adess giontaa,¥ghÕhoo¥che¥spass¥quell¥tutt¥Giontandegh opinion¥de¥sarˆ¥el¥Sustrissem ¥daa,¥on¥come¥soeuli¥andassen¥coss¥i¥Che 196 boccon¥de¥para¥on¥dopo¥che¥Ciov� boccaa¥de¥scorada¥bona¥ona¥E rogn¥di¥lontan¥Giovannin¥pover¥El ¥sogn.¥primm¥del¥in¥cold¥al¥lecc¥in¥fuss¥El 200 che, per giunta, allo schernirmi e al mangiarmi vivo con gli occhi, per poco che guardassi dietro, si era anche tirato vicino certi camerati che dioneguardi, Cristo!, [incontrarli] per strada. | Io che conosco un poÕ la mia natura, che so fino a che punto posso fidarmene, vedendo proprio in uno specchio che questo animale mi tirava a perdermi collÕinzigarmi [col provocarmi], quatto quatto, ciondolando, vado verso le scale... Faccio segno a Barberina di seguirmi, e al momento buono, gi� ragazzi!, aspetta che viene... chi ha prudenza la usi: va bene? | Adesso poi che gli ho dato in pegno un cantone [ho scantonato], rimettendoci tutto il divertimento che ci ho rimesso, illustrissimo, sarˆ dellÕopinione che le cose andassero semplici come un dado, cio� che dopo un paio di bocconi e una buona tracannata, il povero Giovannino, lontano dalle rogne, fosse a letto al caldo nei primi sogni. | si-¥che¥popolare¥dire¥di¥modo¥�¥,vieneÓ¥che¥Òaspetta¥,SpecciachÕelven¥18 lÕoccasione.Ó¥ha¥ne¥se¥quando¥approfittarne¥Òmeglio¥gnifica 120 PORTA_testi.indd 120 16/03/11 11:43 induvin¥proppi¥sarav¥el¥s“:¥Lustrissem personna,¥tuttÕoltra¥de¥trattass¥se¥Se Giovannin¥pover¥del¥trattandes¥Ma ¥perdonna.¥me¥chÕel¥lu,¥anca¥dolz¥ben¥LÕ� 204 bescottin,¥che¥sentirˆ¥el¥adess¥S“, donna!¥la¥con¥teved¥al¥lecc¥in¥che¥Olter frecc,¥rabbi,¥sbir,¥ballin,¥cadenn,¥Preson, ¥lecc.¥m�¥el¥quist¥sogn,¥bej¥mee¥i¥staa¥hin¥Quist 208 vera,¥lÕ�¥dur,¥seet¥te¥S“:¥lecc!¥car¥m�¥el¥Ah montagn,¥a¥carpotter,¥a¥tutt¥seet¥Te Bongera¥cˆ¥in¥che¥cas¥primm¥el¥franch¥lÕ�¥Ma ¥compagn!¥baratt¥on¥per¥voeuj¥staa¥siet¥Te 212 testera,¥pajon,¥banch,¥vujolter¥Desill agn¥tresent¥in¥se¥desill¥covert,¥Piumitt, sbir¥n�¥lugher¥olter¥vist¥mai¥Avii ¥candir.¥di¥e¥scoldalecc¥del¥quij¥Che 216 bon¥tant¥lÕ�¥Sustrissem,¥che,¥deggiˆ¥Ma rest,¥al¥scolt¥de¥dˆ¥a¥despost¥lÕ�¥Che attenzion¥soeu¥di¥desabusamm¥no¥Per ¥prest.¥sbrigall¥per¥almanch¥tutt¥de¥Faroo 220 lobbion¥del¥gi˜¥19sghimbiaa¥appenna¥Donca Illustrissimo s“: lei sarebbe proprio un indovino se si trattasse di tuttÕaltra persona, ma trattandosi del povero Giovannino, � ben ingenuo anche lei, mi perdoni. S“, adesso sentirˆ che biscottino, altro che nel letto al tiepido con la donna! Prigione, catene, pagliericcio, sbirri, rabbia, freddo, questi son stati i miei bei sogni, questo il mio letto. | Ah il mio caro letto! S“: sei duro, � vero, sei tutto a bozze e a montagnole, ma � certo il primo caso che in casa Bongeri sei rimasto vuoto per un simile baratto [scambio]! Ditelo voialtri banco, paglione, testiera, piumini, coperte, ditelo se in trecento anni avete mai visto altre faville o scintille che quelle dello scaldaletto o delle candele. | Ma giˆ che, illustrissimo, � tanto buono da essere disposto a dar ascolto al resto, per non abusare della sua attenzione, far˜ di tutto almeno per sbrigarla presto. Dunque, appena sgattaiolato gi� dal loggione, 922).¥v.¥47,¥,sghimbiett¥lo¥(cfr.¥ÒsgattaiolareÓ¥,ÒsvignareÓ¥,Sghimbiaa¥19 121 PORTA_testi.indd 121 16/03/11 11:43 lest,¥butti¥curta¥p�¥straa¥la¥fˆ¥Per incoronna¥me¥che¥boltrigh¥senzÕolter¥E ¥donna.¥mia¥la¥con¥salt¥quatter¥in¥cˆ¥a¥Rivi s�¥voo¥pian¥pian¥portell,¥el¥dervi¥pian¥Pian vesin,¥i¥sÕaccorgen¥no¥che¥scal,¥Di lu,¥anch¥bell¥bell¥lusÕc¥bravo¥m�¥el¥Dervi ¥zoffreghin,¥col¥fogoraa¥el¥Rugatti tu?¥sei¥ove¥Barborina¥lumm:¥el¥Pizzi cossin¥i¥sora¥coo¥col¥lˆ¥vedi¥La ghicc,¥sul¥man¥ona¥cont¥lecc,¥al¥Travers ¥ficc.¥el¥grev¥grev¥s�¥tirava¥la¥Che DovÕ�?¥...Me doeur¥Barborin?...¥ghÕeet¥Cossa ...Proppi ch“¥Cojonet!...¥cuu?¥Sul¥...Ch“ insc“ ved�!¥Lassa¥...S“ quell porch¥fors?...¥staa¥NÕeel ¥mar“...¥t˜¥sont¥n˜?¥m˜¥Perch�¥...M“ n˜ pias�...¥Fa¥matta?¥Set¥...GhÕhoo vergogna m“...¥a¥fˆ¥Lassa¥...Fa pian¥savia...¥stˆ¥Lˆ, termen¥a¥missa¥lÕhoo¥dolz¥i¥cont¥infin¥Basta: ¥vermen.¥on¥come¥biott¥vardˆ¥lassassel¥De veduu!¥lÕavess¥se¥Lustrissem!¥Cribbi, svargell¥de¥tant¥cojonarij,¥Minga cuu,¥de¥quart¥on¥quattava¥chÕel¥scarlatt,¥Ross, 224 228 232 236 240 per fare la strada pi� corta mi muovo lesto, e senzÕaltri grattacapi che mi coronino la testa in quattro salti arrivo a casa con la mia donna. | Pian piano apro il portello [uscio], pian piano vado su dalle scale, che non se nÕaccorgano i vicini, apro il mio bravo uscio, adagio adagio anche lui, frugo nel focolare con uno zolfanello, accendo il lume: ÇBarberina, dove sei?È. La vedo lˆ con la testa sui cuscini, di traverso al letto, con una mano sul sedere, che tirava su il moccio [piangente]. ÇCosÕhai Barberina?...È ÇMi duole...È ÇDove?È ÇQui cos“...È ÇSul culo? Scherzi!...È ÇProprio qui...È Çé stato forse?...È ÇS“, quel porco...È ÇLascia vedere!È ÇIo no...È ÇPerchŽ no? sono tuo marito...È ÇHo vergogna... È ÇSei matta? FaÕ il piacere...; vaÕ lˆ, stai tranquilla...È ÇFa piano...È ÇLascia fare a me...È Basta: alla fine dei conti lÕho convinta a lasciarselo guardare nudo come un verme. | Cribbio, illustrissimo! se lÕavesse veduto! Mica coglionerie, tanto di livido rosso, scarlatto, che copriva un quarto di culo, 122 PORTA_testi.indd 122 16/03/11 11:43 244 ¥morell.¥barbis¥gran¥duu¥giunta¥de¥Con provveduu¥m˜¥ghÕha¥el¥ciel¥chÕel¥Bona pell,¥la¥tiraa¥con¥timpen¥de¥fior¥On nient,¥dighi¥froll,¥poo¥on¥lÕeva¥se¥Ch� ¥dent.¥fa¥ghe¥el¥zaffagna¥de¥boccon¥Che barbis¥duu¥quij¥m“,¥soeuja¥per˜,¥M“ simetria;¥in¥tropp¥poo¥on¥come¥pars¥MÕhin sfris,¥on¥foo¥ghe¥e¥dent,¥strusi¥ghe¥Deffatt ¥via,¥ven¥el¥negher¥el¥che¥vedi¥e¥Freghi, gris,¥tutt¥did¥i¥resta¥me¥fregˆ,¥a¥Torni besonciaria,¥de¥luster¥e¥Tacchent odorusc¥on¥senti¥e¥usmi,¥Finalment ¥moccusc.¥de¥e¥ordenari¥dÕoeuli¥Come lampedee!¥dÕon¥balloss¥Ah¥canaja!¥Ah delitt:¥del¥corp¥el¥ch“¥lÕ�¥prozzess,¥el¥ch“¥LÕ� forastee¥el¥e¥loeuggia¥la¥fˆ¥che¥Olter ¥travitt...¥i¥cuntˆ¥de¥mostra¥a¥fˆ¥che¥E pee¥di¥in¥dee¥me¥te¥se¥lˆ:¥pur¥va¥Ma pentitt.¥a¥Roma¥a¥dÕandˆ¥tÕavaree¥No desutel,¥brutto¥m“,¥giurada¥lÕhoo¥Te ¥inutel.¥lÕ�¥varda,¥giurˆ,¥a¥rivi¥quand¥E sera¥qual¥e¥tal¥sciavatt¥on¥come¥Negher Barborin,¥alla¥d“¥no¥de¥spiret¥on¥Foo 248 252 256 260 264 con per giunta due grandi baffi morelli [violacei]. Per fortuna che il cielo le ha provveduto un fior di timpano con la pelle tirata, che se era un poÕ frollo [allentato], non dico nulla, che poÕ poÕ di sdrucio gli fa dentro. | Io per˜, che so io?, quei due baffi mi sono parsi come un poÕ troppo in simmetria; infatti li struscio, gli faccio uno sfregio, frego, e vedo che il nero viene via, torno a fregare, mi restano le dita tutte grigie, attaccaticce e lustre di untume, alla fine annuso, e sento come un odoraccio dÕolio ordinario [olio combustibile] e di smoccolatura [moccoli delle candele]. | ÇAh canaglia! Ah furfante dÕun lampionaio! é qui il processo, � qui il corpo del delitto: altro che fare il porco e lÕestraneo che finge di contare i travicelli [guarda in su, ostenta indifferenza]. Ma stai attento: se mi capiti tra i piedi non dovrai andare a Roma per pentirti. Te lÕho giurata, brutto disutile, e quando arrivo a giurare, guarda, � inutile.È | Nero come una ciabatta, cos“ comÕero, faccio un animo [uno sforzo] per non dire nulla a Barberina; 123 PORTA_testi.indd 123 16/03/11 11:43 scighera,¥la¥via¥casciˆ¥per¥infin¥Ma ¥vin.¥de¥biccer¥bon¥on¥dighi,¥20R�zzipe, 268 manera¥quaj¥in¥intrattant¥parcura¥Ti piumazzin,¥di¥bagnaa¥s�¥tegnitt¥De salda¥e¥tocca¥col¥m“¥tornaroo¥adess¥Ch� ¥21Grimalda.¥Rocca¥boritt¥quattordes¥De 272 22dellÕAntongina,¥l“¥sont¥salt¥quatter¥In indree¥torni¥e¥sbrighi¥me¥esuss¥dÕon¥In 24bombasina,¥de¥23peston¥bravo¥m�¥Col ¥cartee¥del¥porta¥alla¥l“¥sont¥quand¥E 276 Rosina,¥la¥banca¥gi˜¥mett¥dove¥In mestee?¥sul¥in¥catti¥chi¥poo¥on¥diga¥ChÕel lÕamis,¥Catti¥cred!¥de¥minga¥Robba ¥barbis.¥duu¥di¥faa¥insc“¥lampedee¥Quell 280 surbu“,¥a¥sangu¥el¥sent“¥e¥Vedell reson,¥la¥perd¥oeucc,¥i¥quattˆ¥a¥Sentimm tegn“,¥poss¥me¥no¥tuttuna:¥staa¥LÕ� ma infine, per cacciar via la nebbia [che offusca la mente], ÇRecipe,È dico Çun buon bicchiere di vino. Tu procura in qualche maniera di tenerti su delle pezzuole bagnate, che adesso torno io col toccasana di quattordici soldi di Rocca GrimaldaÈ. | In quattro salti sono l“ dallÕAntongina, in un jesus [momento] mi sbrigo e torno indietro col mio bravo pistone [fiasco] di bambagia, e quando sono alla porta del cartaio, dove mette il banco la Rosina, mi dica un poÕ chi trovo al lavoro? roba da non credere! Trovo lÕamico, quel lampionaio tale dei due baffi. | Vederlo e sentire il sangue a ribollire, sentir- mi velarsi gli occhi, perdere la ragione, � stato tuttÕuno, non mi posso tenere, dal-¥,ÒprendiÓ¥latino¥in¥,recipe¥di¥milanese¥deformazione¥la¥�¥R�zzipe¥20 mediche.¥ricette¥delle¥formula¥la ¥Ovada ¥tra ¥nellÕAcquese, ¥dÕorigine, ¥zona ¥dalla ¥chiamato ¥cos“ ¥Vino ¥21 Carpeneto.¥e Giovan-¥di¥dallÕabitazione¥lontano¥poco¥sita¥Milano,¥di¥cantina¥Nota¥22 Infame.¥Colonna¥la¥sorgeva¥tempo¥un¥dove¥spiazzo¥dallo¥e¥Bongeri¥nino 1.¥nota¥1,¥cfr. peston¥Per¥23 morbi-¥particolarmente¥vino¥di¥varietˆ¥alcune¥nominate¥erano¥Cos“¥24 ÒbambagiaÓ).¥,bombasa¥(mil.¥de 124 PORTA_testi.indd 124 16/03/11 11:43 ¥button,¥on¥cont¥adoss¥sari¥ghe¥slanz¥De 284 t“,¥per¥lÕ�¥quest¥s�,¥Toe�¥dighi:¥ghe¥E lobbion,¥del¥credet¥t˜¥quell¥de¥cunt¥A fottuu¥porch¥o¥impara¥e¥via¥m˜¥Portel ¥cuu.¥el¥pizzigagh¥a¥e¥donn¥i¥toccˆ¥A 288 sass¥de¥come¥l“¥resta¥chÕel¥Vedend fiaa¥el¥tirˆ¥n�¥repettˆ¥n�¥Senza purgass¥che¥marter¥on¥per¥creduu¥LÕhoo ¥peccaa:¥s˜¥el¥pascienza¥la¥tutta¥Con 292 pass,¥el¥dagh¥per¥indree¥allora¥tiri¥Me renegaa¥sto¥ringraziament¥in¥lu¥E coo¥sul¥zonfeta¥poe�¥e¥voltˆ,¥Lassem ¥doo.¥te¥che¥varda¥d“¥senza¥pugn¥On 296 Giovannin!¥el¥deventa¥cossÕel¥Acqua! nagott;¥per¥ghÕhin¥lion¥i¥tigher,¥I vin,¥de¥peston¥bon¥m�¥el¥lÕari¥in¥Volzi ¥rott!¥lÕ�¥che¥fin¥va¥dovÕel¥zonf¥zinf¥E 300 stoppin,¥di¥e¥dellÕoeuli¥cassa¥la¥Gi˜ 25barilott,¥in¥quant¥tutt¥transilli¥i¥Gi˜ cavij¥di¥in¥ong¥coj¥nun¥anca¥gi˜¥E ¥vassij.¥come¥straa¥per¥tomborlon¥A 304 con uno spintone gli sono addosso di slancio e gli dico: ÇT˜, prendi su, questo � per te, a conto di quel tuo credito del loggione, portalo via e impara, porco fottuto, a toccare le donne e a pizzicargli il culoÈ. | Vedendo che lui resta l“ come di sasso senza nŽ replicare nŽ tirare il fiato, lÕho scambiato per un martire che purgasse con tutta pazienza il suo peccato: mi tiro allora indietro per dargli il passo e lui per ringraziamento, questo rinnegato, mi lascia voltare e poi zˆnfete!, [mi dˆ] un pugno sulla testa senza dire: ÒGuarda che ti do!Ó. | Caspita! Cosa diventa Giovannino! Le tigri, i leoni non sono nulla, alzo in aria il buon pistone [fiasco] di vino, e zinf zonf, va dove va finchŽ sÕ� rotto! Gi� la cassa dellÕolio e degli stoppini, gi� tutti quanti gli utensili in confusione e gi� anche noi con le unghie nei capelli, a rotoloni per strada come botti. | 1.¥nota¥26,¥cfr.¥barilott¥Per¥25 125 PORTA_testi.indd 125 16/03/11 11:43 tommada¥sta¥in¥tracoll¥gran¥p�¥m�¥El mostacc¥col¥giust¥dessott¥restagh¥a¥staa¥LÕ� strada,¥la¥contra¥schisciaa¥stomegh¥col¥E ¥vantacc,¥sto¥ghÕaveva¥nol¥se¥rest,¥Del 308 peccenada!¥che¥nagott¥dighi¥ghe¥No sacc,¥seva¥che¥fin¥proppi¥dava¥GhÕen gi˜,¥pestˆ¥al¥resguard¥staa,¥lÕ�¥maa¥el¥Ma ¥n˜.¥m“¥e¥comed¥de¥lÕeva¥lu¥Che 312 moment¥sto¥in¥macciavella¥LÕunega sgar“,¥a¥mettem¥de¥quella¥LÕeva gent,¥corr¥fˆ¥col¥juttamm¥de¥ved�¥Per ¥ch“¥che¥tattega¥sta¥con¥fatt¥de¥E 316 salvament,¥a¥redutt¥asquasi¥Seva l“¥capitˆ¥fa¥nol¥dianzer¥el¥Se compagnia¥la¥cress¥a¥besogn¥Senza ¥polizia.¥de¥dannaa¥cinqu¥o¥Quatter 320 26cappellon,¥de¥vacch¥s˜¥quij¥con¥Costor barchett,¥de¥meder¥on¥somejen¥Che sanguanon¥che¥sussor,¥on¥ruzz,¥on¥Fan ¥parfett!¥medemm¥el¥p�¥de¥fˆ¥p˜¥ne¥Nol 324 baston¥i¥cont¥adoss¥vegnen¥ne¥L“ Il mio pi� grande tracollo in questa stramazzata [zuffa] � stato rimanere sotto, proprio col muso e con lo stomaco schiacciato contro la strada, del resto, se non aveva questo vantaggio, non le dico che pettinata [che gran botte avrebbe preso]! Gliene davo proprio fin che nÕero sazio, ma il male � stato, riguardo al pestarsi, che lui era comodo e io no. | LÕunico stratagemma, in un momento cos“, era quello di mettermi a gridare, per vedere dÕaiutarmi col far accorrere gente, e infatti con questa tattica ero quasi ridotto a salvamento [mi ero quasi salvato], se il diavolo non fa capitar l“, senza che ce ne fosse bisogno, quattro o cinque dannati della polizia a far crescer la compagnia. | Costoro con quei loro accidenti di cappelloni, che sembrano un modello di barcone, fanno un frastuono che, sangue del demonio!, non ne pu˜ fare di pi� lo stesso prefetto! L“ ci vengono addosso con i bastoni, ricorda-¥forma ¥cui ¥la ¥cappelli ¥grossi ¥portare ¥soliti ¥erano ¥francesi ¥I¥26 navigli.¥sui¥uso¥in¥barconi¥dei¥quella¥va 126 PORTA_testi.indd 126 16/03/11 11:43 collett,¥senza¥can¥fudessem¥Come spuell,¥on¥cont¥strenc¥s�¥sercen¥ne¥E ¥Castell.¥el¥toe�¥de¥avuu¥chÕavessen¥Pesc vitta,¥alla¥taccaa¥tavan¥de¥sort¥sta¥Con moment,¥i¥tucc¥straa¥per¥casciaa¥Spongiuu, 27Margaritta¥Santa¥vers¥trattin¥on¥va¥Se ¥28gent,¥de¥cros¥santa¥on¥dedreevia¥Con pitta.¥alla¥taccaa¥poresitt¥paren¥Che sporcellent¥tutt¥dojos,¥tutt¥moeud¥sto¥In Giovannin¥on¥guardina¥in¥consegna¥Se ¥29Legorin.¥Jacom¥on¥fuss¥nel¥che¥Pesc d“,¥da¥chÕ�¥quell¥d“¥a¥varda,¥chÕel¥Eppur, cuntee¥mee¥ai¥travaj,¥mee¥ai¥mezz¥In l“¥ved�¥a¥tutt¥restorava¥Me ¥lampedee.¥el¥mojascia¥lÕistessa¥In m“,¥de¥intrˆ¥diseva¥Milan,¥In¥Catto! assee,¥sia¥che¥tant¥nÕ�¥ghe¥e¥giustizia,¥GhÕ� 328 332 336 340 come fossimo cani senza collare [cani randagi] e ci accerchiano stretti con un baccano, peggio che se avessero dovuto prendere il Castello. | Con questa sorta di tafani attaccati alla vita, spintonati, cacciati per strada in continuazione, si va verso Santa Margherita con dietro un codazzo di gente che parevano pulcini attaccati alla chioccia. In questo modo, tutto indolenzito, tutto sporco, si consegna in guardina un Giovannino peggio che fosse un Giacomo Legorino. | Eppure, guardi, a dire quel chÕ� da dire, in mezzo ai miei travagli, ai miei pensieri, mi ristoravo a veder l“ nello stesso pantano il lampionaio. ÒCatto! a Milano,Ó dicevo tra me ÒcÕ� giustizia, e ce nÕ� tanta a sufficienza, 1.¥nota¥21,¥cfr.¥Santa Margherita¥Per¥27 parte-¥con¥affollata,¥molto¥processione,¥alla¥allude¥Onsantacrosdegent¥28 ¥celebrare¥per¥Milano¥a¥teneva¥si¥che¥limitrofo,¥contado¥il¥tutto¥da¥cipanti 111).¥v.¥56,¥(cfr.¥Duomo¥in¥conservato¥�¥che¥Ges�¥di¥croce¥della¥chiodo¥il ¥Porta¥nota¥una¥in¥leprotto); ¥(il¥Legorino¥il¥detto¥Prato¥da¥Giacomo¥29 mal-¥parecchi¥di¥compagnia¥in¥che¥assassino,¥Çfamoso¥come¥indica¥lo ¥fu¥realtˆ¥In¥XVIIÈ.¥secolo¥nel¥Milanese¥del¥contorni¥i¥infestava¥viventi (Isella).¥XVI¥secolo¥nel¥attivo 127 PORTA_testi.indd 127 16/03/11 11:43 344 coo¥el¥giughi¥ghe¥sentiran¥me¥quand¥E ¥lÕavaroo.¥ghe¥sattisfazion¥ona¥Che dolor¥mee¥i¥padimava¥che¥Intant fann,¥de¥chÕhan¥giustizia¥giusta¥la¥Con valor¥del¥fin¥cunt¥el¥s�¥tirava¥Che ¥dann,¥e¥spes¥per¥partend¥podeva¥Che respettor¥el¥compar¥che¥l“¥Ecco interrogann,¥a¥comenza¥el¥addrittura¥Che stemm,¥dove¥in¥semm,¥no¥chi¥e¥semm¥Chi ¥femm.¥mestee¥che¥tecc,¥e¥cˆ¥porta,¥Patria, ment¥a¥nanca¥dava¥el¥respost¥primm¥Suj saa,¥de¥statova¥ona¥fuss¥ComÕel dent¥tiraa¥lÕha¥lampedee¥el¥appenna¥Ma ¥Impiegaa,¥Regio¥vess¥de¥reson¥gran¥La parent;¥deventaa¥hin¥nagott!¥Dighi utoritaa,¥lor¥tra¥insc“,¥lÕ�¥giˆ¥Ma man.¥de¥dan¥se¥giˆ,¥sansessia,¥Fuss ¥can.¥mangia¥no¥can¥che¥vera¥Proppi resguard¥i¥tutt¥attenzion,¥i¥tutt¥Deffatt lampedee,¥lÕillustrissem¥per¥staa¥Hin bastard!¥fuss¥come¥corno¥on¥m“¥per¥E ¥pee¥in¥soltaa¥sont¥voeult¥d˜¥on¥perch�¥Anzi, bosard,¥del¥giusta,¥comÕeva¥dagh,¥A 348 352 356 360 364 e quando mi sentiranno mi gioco la testa che una soddisfazione lÕavr˜.Ó | Intanto che calmavo i miei dolori, con la giusta giustizia che hanno da farci, e facendo precisamente il conto del valore che potevo pretendere per spese e danni, ecco che compare lÕispettore che addirittura comincia a interrogarci, chi siamo e chi non siamo, dove stiamo, patria, porta, casa e tetto [provenienza, residenza, possedimenti], che mestiere facciamo. | Sulle prime risposte lÕispettore non dava nessun segno, come fosse una statua di sale, ma appena il lampionaio ha detto la gran ragione di essere impiegato regio, non dico nulla!, sono diventati parenti; ma giˆ, � cos“, tra loro autoritˆ, sia quel che sia, si danno la mano. é proprio vero che cane non mangia cane. | Infatti tutte le attenzioni, tutti i riguardi sono stati per lÕillustrissimo lampionaio, e per me un corno come fossi bastardo! Anzi, poichŽ due volte sono saltato in piedi a dargli, comÕera giusto, del bugiardo, 128 PORTA_testi.indd 128 16/03/11 11:43 adree...¥saraa¥mÕha¥comÕel¥gatt!¥de¥Merda Citto lˆ voi, non voglio, o temarari ¥30Che se parla in la mane al lampedari! 368 spiattarada,¥tant¥protezion¥ona¥Con reson¥in¥desperdes¥dÕolter¥Senza ¥andada.¥lÕ�¥come¥cap“¥domˆ¥p˜¥El 372 lobbion,¥del¥sverza¥ona¥parlaa¥sÕ�¥No sbolgirada,¥ona¥cuu¥sul¥in¥pizzegh¥Del birbonon,¥el¥prepotent,¥el¥che¥moeud¥De Bongee,¥el¥staa¥lÕ�¥sassin¥can,¥boja,¥El ¥adree.¥sii¥che¥giˆ¥spettasciell¥allon,¥l“,¥E 376 sort,¥sta¥de¥ingiustizia¥ona¥Vedend ligˆ,¥de¥mÕhan¥m“,¥de¥intrˆ¥ditt¥hoo¥N˜: mort,¥la¥damm¥de¥pee,¥ai¥sott¥mett¥de¥MÕhan ¥parlˆ;¥vuj¥inutel,¥lÕ�¥parlˆ,¥vuj¥Ma 380 fort¥al¥miss¥sont¥me¥31brio¥per¥l“¥E cercˆ!¥a¥andˆ¥che¥tal,¥manera¥DÕona respettor¥el¥grazia¥de¥avuu¥lÕha¥32March!¥Sant ¥descor.¥lassamm¥de¥e¥ari¥i¥gi˜¥mett¥De 384 merda di gatto! come mi � saltato in faccia... ÇZitto lˆ voi, non voglio, o temerario, che si parli per frastornare il lampadario [lampionaio]!È | Con una protezione tanto spiattellata [cos“ evidente], senza perdersi in altre spiegazioni pu˜ facilmente capire comÕ� andata. Non sÕ� parlato un cavolo del loggione, del pizzicotto sul culo un accidenti, di modo che il prepotente, il birbantone, il boia, cane, assassino � stato il Bongeri, e l“, allons, giˆ che ci siete schiacciatelo. | Vedendo una ingiustizia di questa sorta, ÒNo:Ó ho detto tra me e me Òmi devono legare, mi devono mettere sotto i piedi, devono darmi la morte, ma voglio parlare, � inutile, voglio parlareÓ; e l“ perdio mi sono messo al forte [mi sono impuntato] in una maniera tale, che valla a cercare! San Marco!, lÕispettore ha avuto la grazia di abbassare le arie e di lasciarmi discorrere. | .lampadee¥con¥ironico¥gioco¥�¥ÒlampadarioÓ¥,Lampedari¥30 1.¥nota¥22,¥cfr. per brio¥lÕespressione¥Per¥31 Òsoppor-¥vale¥e¥Sant March lÕ� ona bella gesa¥�¥completa¥LÕespressione¥32 106).¥v.¥47,¥176;¥v.¥32,¥(cfr.¥tiamo!Ó 129 PORTA_testi.indd 129 16/03/11 11:43 molin¥on¥come¥l“¥E¥manegh!¥i¥Foeura fall,¥in¥parolla¥mett¥senza¥via¥Voo Barborin¥a¥faa¥dellÕaffront¥cunti¥Ghe ¥ball,¥del¥temp¥in¥lobbion,¥pubblegh¥sul¥In 388 33vin¥in¥cinqu¥lÕ�¥che¥sostegni¥e¥Dighi giurall,¥poss¥che¥lu,¥staa¥lÕ�¥rejo¥ChÕel button¥del¥impet¥primm¥m�¥quell¥che¥E ¥maccaron.¥suj¥formaj¥on¥staa¥giusta¥LÕ� 392 balloss¥quell¥ma¥anm˜,¥insc“¥diseva¥GhÕen demoni,¥on¥come¥malign¥lampedee,¥DÕon coss,¥tutt¥negand¥vos,¥la¥su¥dˆ¥me¥El ¥testimoni.¥i¥e¥proeuv¥i¥domandand¥E 396 foss¥el¥solta¥el¥respettor¥el¥Allora zerimoni,¥senza¥lecco¥el¥fa¥ghe¥el¥E Sur s“ le prove, affar fenito,¥Disend: ¥Le prove sur Giovanni riverito! 400 Maria,¥Cristo¥proeuv...¥i¥respondi,...¥proeuv,¥I bella!¥lÕ�¥questa¥dˆ?¥de¥ghÕhoo¥proeuv¥i¥Anca via,¥dÕintorna¥scappusc¥de¥facc¥quij¥Con ¥quella!...¥anch¥calarav¥ghe¥34boffitt,¥e¥Cribbi 404 Su le maniche [con convinzione]! E l“ come un mulino vado via senza mettere una parola in fallo [sciorino le mie ragioni], gli racconto dellÕaffronto fatto alla Barberina sul pubblico loggione, durante il ballo, dico e sostengo che � cinque in vino [sostengo che � certo], che il reo � lui, che posso giurarlo, che quel mio primo impeto dello spintone era giusto come il formaggio sui maccheroni. | Gliene avrei dette ancora cos“, ma quel furfante dÕun lampionaio, maligno come un demonio, mi dˆ sulla voce [mi interrompe] negando tutto e chiedendo le prove e i testimoni. Allora lÕispettore salta il fosso [taglia corto] e gli fa eco senza cerimonie, dicendo: ÇSignors“ le prove, [e] affare finito, le prove signor Giovanni riverito!È. | Le prove, rispondo... le prove... Cristomaria anche le prove devo dare? questa � bella! con quelle facce da galera tuttÕintorno, cribbio, ci mancherebbe anche quella! certa.¥assolutamente¥cosa¥indicare¥per¥dire¥di¥Modo¥33 ¥dei¥piazza¥di¥grido¥lÕantico¥era¥soffiettiÓ, ¥e¥Òcrivelli¥,Cribbi e boffitt ¥34 generica.¥imprecazione¥per¥vale¥Qui¥arnesi.¥questi¥di¥venditori 130 PORTA_testi.indd 130 16/03/11 11:43 mia...¥on¥longa¥bettegada¥ona¥daa¥GhÕhoo tappella,¥la¥pizzegh¥sul¥geraa¥sÕ�¥Me stord“,¥faj¥de¥tal¥proeuva¥quella¥E ¥m“.¥in¥soffegada¥lÕhoo¥sett¥del¥Quella 408 scior:¥Lustrissem¥lu,¥poo¥on¥diga¥chÕel¥Ma Giovannin?¥del¥in¥faa¥CossÕavaravel respettor¥chÕel¥risÕciaa¥Avaravel ¥Barborin,¥la¥toe�¥a¥cˆ¥a¥mandass¥El 412 lÕoccor,¥se¥stremizzi,¥del¥chÕoltra¥E sesin¥el¥lˆ¥voltˆ¥de¥avuu¥LÕavess coll?¥de¥carna¥quij¥de¥discrezion¥A ¥noll.¥bell¥on¥staa¥sarav¥chÕel¥s“¥ch“¥quest¥Oh 416 mort!¥pover¥i¥per¥pascienza¥SÕciavo, andˆ,¥poda¥me¥la¥che¥maa¥per¥Infin, tort¥damm¥a¥giudes¥el¥sent“¥che¥p�¥Eel ¥cˆ?¥a¥portˆ¥de¥35felipp¥on¥s�¥toe�¥che¥E 420 sort,¥sta¥de¥cunt¥on¥foo¥che¥Intrattanta va,¥el¥e¥s�¥toe�¥el¥pas¥santa¥in¥che¥Vedi m“:¥a¥dis¥me¥el¥poe�¥e¥segn,¥cert¥on¥fa¥ChÕel ¥36Parlarete el m� omo marted“. 424 Mi � uscita una tartagliata lunga un miglio... mi si � gelata la parlantina sulla punta della lingua, e quella prova tale da farli stordire, quella del sette [quella decisiva], lÕho soffocata in me. | Ma dica un poÕ lei, illustrissimo signore: cosa avrebbe fatto nei panni di Giovannino? avrebbe rischiato che lÕispettore mandasse a prendere a casa Barberina, e che oltre allo spavento, se occorre, avrebbe dovuto denudare il sedere a discrezione di quella gente perversa? Questo s“ che sarebbe stato un bellÕaffare. | Ciao, pazienza per i poveri morti! Infine, per male che mi poteva andare, � forse pi� che sentire il giudice a darmi torto e prendere una bella filippica [ramanzina] da portare a casa? Intanto che faccio un conto [una previsione] simile, vedo che [lÕispettore] in santa pace si alza e se ne va, che gli fa un certo segno, e poi dice a me: ÇParlerete al mio uomo marted“È. | 6.¥nota¥21,¥cfr.¥felipp¥Per¥35 ac-¥si¥ci˜¥Ognissanti;¥di¥domenica¥la¥dunque¥accade¥narrato¥fatto¥Il¥36 Prome-¥il¥effettivamente,¥cui,¥in¥anno¥1813,¥del¥calendario¥il¥con¥corda scena.¥in¥and˜¥Vigan˜¥di¥teo 131 PORTA_testi.indd 131 16/03/11 11:43 caritaa.¥soa¥della¥tant¥Grazia man¥la¥basagh¥a¥adree¥corregh¥per¥Foo libertaa,¥in¥lÕ�¥or¥che¥a¥sent“¥per¥E ¥posdoman,¥incomed¥de¥vessegh¥no¥Per 428 rivaa,¥lÕhoo¥che¥l“,¥sont¥che¥quella¥in¥E gabban...¥el¥per¥indree¥tirˆ¥a¥senti¥Me sgognamm¥de¥aria¥in¥che¥sbir¥on¥LÕ�¥lÕ�?¥Chi ¥fermamm.¥de¥grazia¥fagh¥a¥prega¥me¥El 432 dÕEgitt!¥fermamm¥che¥dighi,¥ghe¥Fermamm, mincionna.¥sarav¥la¥che¥s“¥questa¥Oh dritt,¥dritt¥cˆ¥a¥andˆ¥Vuj¥37Michee!¥fuss¥Se ¥donna.¥la¥specciamm¥a¥lˆ¥lÕ�¥che¥or¥tr�¥ChÕhin 436 gallitt¥i¥famm¥a¥adree¥va¥el¥costuu¥Intant personna,¥la¥tutta¥per¥sfognatamm¥a¥E sentor¥in¥vegnuu¥poe�¥sont¥fin¥alla¥che¥Tant ¥respettor.¥del¥faa¥insc“¥segn¥quell¥De 440 birbon,¥segn¥che¥quell!¥staa¥lÕ�¥segn¥che¥Ah Scariott;¥Giuda¥de¥quell¥come¥Tant preson¥dÕona¥in¥fottuu¥mÕha¥che¥segn¥on¥LÕ� ¥nott.¥la¥tutta¥bagaj¥on¥come¥piang¥A 444 remission.¥p�¥staa¥ghÕ�¥no¥Sissignor: Grazie tante della sua caritˆ. Faccio per corrergli dietro a baciargli la mano e per sentire a che ora � libero per non incomodarlo dopodomani, e in quella che [nel momento in cui] sono l“, che lÕho raggiunto, mi sento tirare indietro per il gabbano [cappotto corto, giaccone]... Chi �? é uno sbirro che con lÕaria di farmi il verso mi prega di fargli la grazia di fermarmi. | ÇFermarmi,È gli dico Çche fermarmi dÕEgitto! Oh, questa s“ che sarebbe grossa. Fossi Michele [fossi scemo]! voglio andare a casa dritto dritto, che sono tre ore che la mia donna � lˆ che mi aspetta.È Intanto costui mi va facendo solletico e frugando per tutta la persona, tanto che alla fine sono arrivato a intendere quel segno fatto dallÕispettore. | Ah che segno � stato quello! che segno birbone, proprio come quello di Giuda Iscariota; � un segno che mi ha fottuto in una prigione a piangere come un bambino tutta la notte. Sissignore: non cÕ� stata pi� remissione. 9.¥nota¥24,¥cfr.¥Michee¥Per¥37 132 PORTA_testi.indd 132 16/03/11 11:43 biott¥sul¥fina¥palpaa¥dÕavemm¥Dopo cadenazz,¥e¥ciav¥tant¥a¥sott¥miss¥MÕhan ¥palazz.¥on¥fˆ¥a¥oltertant¥va¥ghÕen¥no¥Che 448 fortuna!¥mala¥della¥Giovannin¥Ah destin?¥t˜¥el¥redutt¥tÕha¥chÕel¥DovÕeel 38comuna¥in¥saraa¥ballin,¥on¥su¥ch“:¥Varda: ¥malandrin,¥i¥e¥spuzza,¥la¥miseri,¥i¥Tra 452 tuttuna,¥anm˜¥lÕ�¥nagott,¥anm˜¥lÕ�¥quest¥Ma Barborin?¥mia¥povera¥la¥E m“?¥de¥senza¥adess¥farala¥Cossa ¥t“!¥m˜¥dimmel¥fioron,¥destin¥Ah 456 donna¥brava¥quella¥de¥Barborin,¥La sˆ,¥el¥giˆ¥Sustrissema¥come¥lÕ�,¥Che coronna¥sta¥biassava¥m“¥che¥Intant ¥sciavattˆ¥a¥tutt¥per¥intorna¥LÕeva 460 personna,¥mia¥della¥noeuva¥cattˆ¥Per ghÕha,¥la¥che¥spiret¥col¥tant¥faa¥lÕha¥E romm¥el¥e¥comm¥el¥saveva¥la¥d“¥innanz¥Che ¥Domm.¥del¥39lanzian¥al¥cuntˆ¥podeghen¥Da 464 Dopo avermi palpato fino sulla pelle, mi hanno messo sotto chiave e catenacci, che non ne servono di pi� per fare un palazzo. | Ah Giovannino della mala fortuna! DovÕ� che tÕha ridotto il tuo destino? Guarda: qui: su un paglione, chiuso nella comune tra le miserie, la puzza e i malandrini, ma questo non � ancora nulla, � ancora tuttÕuno, e la povera mia Barberina? Cosa fa adesso senza di me? Ah destino cane, dimmelo tu! | La Barberina, da quella brava donna che �, come vossignoria illustrissima sa giˆ, intanto che io biascicavo questa corona [del rosario], andava in giro sciabattando per trovare nuova [notizie] della mia persona, e tanto ha fatto, con lo spirito che ha, che prima di giorno sapeva il conne e il ronne [tutti i particolari] da potergliene raccontare allÕanziano del Duomo [al meglio informato]. | ¥bassa ¥pi� ¥di ¥carcerati ¥ai ¥riservata ¥solitamente ¥comune, ¥cella ¥La ¥38 considerazione. ¥delle¥antianuslÕ¥indicato¥veniva¥cui¥con¥deformazione¥la¥�Lanzian¥39 mila-¥parrocchia ¥ciascuna¥in¥che¥,Constitutiones Dominii Mediolanensis giustizia.¥della¥informatore¥di¥compiti¥anche¥aveva¥nese 133 PORTA_testi.indd 133 16/03/11 11:43 cor,¥a¥torna¥la¥che¥lÕalba¥nanch¥Sponta meschina,¥povera¥sta¥requi,¥Senza protettor,¥daj¥amis,¥daj¥parent,¥Daj ¥40pedina¥ona¥foeura¥catta¥la¥infin¥E 468 respettor,¥del¥resguard¥a¥fada,¥Insc“ mattina,¥della¥p�¥pocch¥des¥i¥invers¥Che veduu¥sont¥me¥manch,¥specci¥la¥me¥Quand ¥avuu.¥nÕha¥avuu¥nÕha¥chi¥e¥lÕusÕc,¥derv“¥A 472 vuna,¥sentinn¥Lustrissem,¥adess,¥m˜¥Voeurel marzapan?¥de¥restˆ¥fˆ¥de¥quij¥De comuna¥della¥mezz¥foeura¥nanca¥Sont ¥gabban,¥del¥quell¥sbir,¥del¥in¥mÕincontri¥Che 476 cuna¥in¥ninnamm¥a¥l“¥staa¥fuss¥el¥come¥Che man...¥bona¥la¥trattin¥on¥partend¥El anm˜¥nÕ�¥ghe¥Ma¥man?...¥bona¥la¥Anca ¥gi˜!¥mandann¥de¥angarij¥di¥Signor¥Car 480 Non era nemmeno spuntata lÕalba che torna a correre, senza requie, questa povera meschina, dai parenti, dagli amici, dai protettori, e infine pesca fuori una pedina cos“ [ben] fatta, nei riguardi dellÕispettore, che verso le dieci o poco pi� della mattina, quando meno me lÕaspetto, mi son visto aprire lÕuscio, e chi ne ha avuto ne ha avuto [ci˜ che � stato � stato]. | Vorrebbe adesso, illustrissimo, sentirne una, di quelle che fan restare di marzapane? Non sono ancora fuori per metˆ [sono appena uscito] dalla comune, che incontro lo sbirro, quello del gabbano, e come se fosse stato l“ a ninnarmi nella culla, pretende una piccola mancia... Anche la mancia? Ma ce nÕ� ancora, caro signore, di angherie da mandar gi�! influente.¥persona¥una¥qui¥intende¥Si¥40 134 PORTA_testi.indd 134 16/03/11 11:43 30 Dopo la disfatta di Napoleone a Lipsia (ottobre 1813) e la conseguente abdicazione, i francesi lasciarono Milano e la Lombardia nellÕaprile del 1814. LÕevento fu lÕoccasione del sonetto in cui Porta sfoga lÕamarezza contro i francesi, accolti come liberatori e rivelatisi invece vessatori. Il testo � dunque coevo allÕevento e fu stampato per la prima volta nellÕedizione luganese. Lombardia¥de¥scappee¥che¥1Paracar indree¥vardˆ¥de¥moment¥quaj¥dan¥ve¥Se legria¥che¥con¥ment¥a¥fee¥e¥onÕoggiada¥Dee ¥2Michee.¥sant¥voster¥sto¥festeggia¥Se 4 via¥vee¥che¥sa¥mond¥el¥tutt¥che¥s“¥E forastee¥olter¥di¥a¥post¥el¥lassˆ¥Per cortesia¥de¥pien¥fussen¥quant¥per¥Che ¥danee.¥e¥robba¥lor¥anca¥Voraran 8 Paracarri [francesi] che scappate dalla Lombardia, se vi danno qualche momento per guardare indietro, date unÕocchiata e ponete a mente con che allegria si festeggia questo vostro sanmichele. | E s“ che tutto il mondo sa che andate via per lasciare il posto ad altri forestieri che per quanto fossero solleciti di cortesie vorranno anche loro roba e denari. | 4.¥nota¥29,¥cfr.¥paracar¥Per¥1 consuetu-¥scadenza¥di¥data¥la¥�¥Milano¥a¥Michele,¥San¥settembre,¥29¥Il¥2 signi-¥micheleÓ¥san¥Òfare¥dire¥di¥modo¥il¥dÕaffitto,¥contratti¥dei¥dinaria ¥Milano¥di¥possesso¥prenderanno¥austriaci¥Gli¥ÒtraslocareÓ.¥quindi¥fica 159).¥v.¥57,¥(cfr.¥1814¥aprile¥28¥il 135 PORTA_testi.indd 135 16/03/11 11:43 balloss¥violter¥tant¥m˜¥faa¥nÕavii¥Ma gent,¥sora¥gent¥coppann¥e¥ladrann¥Col ¥adoss,¥cagann¥tribolann,¥pelann,¥Col 11 puttanna¥punt¥al¥redutt¥nÕavii¥infin¥Che indiferent¥vess¥nanca¥pod�¥De ¥scanna.¥ne¥che¥boja¥del¥scerna¥Sulla 14 Ma ne avete fatte cos“ tante, voialtri furfanti, con il derubare e ammazzare gente su gente, con il pelarci, farci tribolare, cagarci addosso, | che infine ci avete ridotto al punto infame di non potere neanche essere indifferenti sulla scelta del boia che ci scanna. 136 PORTA_testi.indd 136 16/03/11 11:43 31 Scritto in occasione del rientro degli austriaci in Lombardia, avvenuto nellÕaprile del 1814, il sonetto bilancia il precedente e, se quello inveisce contro i vecchi occupanti fuggiaschi, questo ironizza amaramente sulla rivincita dellÕAntico Regime. Apparve per editedaPaolo complete ¥Opere laprimavoltanellÕedizionedelle Carrara, nel 1865. Roman,¥e¥Apostolegh¥Catolegh, convent,¥di¥in¥e¥pappa¥del¥in¥cred¥che¥Gent moment,¥el¥rivaa¥lÕ�¥che¥coeur¥el¥Slarghev ¥1pattan.¥car¥quij¥ch“¥hin¥Todisch,¥i¥ch“¥Hin 4 Milan!¥ben¥lÕ�¥Milan¥che¥s“¥Adess 2brent;¥a¥perdon¥indulgenz,¥mess,¥Predegh, indorment,¥anca¥Paradis¥in¥dÕandˆ¥Emm ¥3meneman.¥voeuja¥aveghen¥no¥a¥Anca 8 Cattolici, Apostolici e Romani, gente che crede nel papa e nei conventi, allargatevi il cuore che � giunto il momento, sono qui i tedeschi, sono qui quei cari pattani [bonaccioni]. | Adesso s“ che Milano � ben Milano! Prediche, messe, indulgenze, perdoni a brente; abbiamo dÕandare in Paradiso anche addormentati, quasi quasi anche a non averne voglia. | ¥buona¥di¥materiale,¥e¥semplice¥Çuomo¥significa¥propriamente¥Pattan¥1 aveva-¥milanesi¥i¥cui¥con¥ironica¥lÕintenzione¥quindi¥evidente¥�¥pastaÈ, spieta-¥di ¥fama ¥invece ¥avevano ¥che¥austriaci,¥gli ¥soprannominato ¥no 14).¥v.¥del¥beato asperges del baston¥il¥(cfr.¥aguzzini¥ti settan-¥circa¥a¥equivaleva¥capacitˆ,¥di¥misura¥una¥era¥ÒbrentaÓ,¥,Brent¥2 14).¥nota¥12,¥anche¥(cfr.¥litri¥tacinque ¥quasiÓ, ¥Òquasi ¥per ¥vale ¥qui ¥manoÓ, ¥Òmano ¥letteralmente ¥Meneman ¥3 successivo.¥verso¥al¥anche 137 PORTA_testi.indd 137 16/03/11 11:43 nagott,¥conclud¥meneman¥senza¥E reson,¥ghÕ�¥no¥tucc,¥voeuja,¥no¥o¥Voeuja ¥cott,¥o¥crud¥o¥tucc,¥s�¥andˆ¥Devem 11 perfezion¥de¥stat¥in¥tucc¥miss¥nÕhan¥Ch� biott¥trann¥col¥silenzi,¥col¥degiun,¥Col ¥baston.¥del¥asperges¥beato¥col¥E 14 E senza quasi quasi concludere nulla, voglia o non voglia, tutti, non cÕ� ragione [che tenga], dobbiamo andare su tutti, o crudi o cotti, | chŽ ci han messi tutti in stato di perfezione col digiuno, col silenzio, col ridurci nudi e col beato aspersorio del bastone. 138 PORTA_testi.indd 138 16/03/11 11:43 32 ÇLe seguenti stanze furono da me scritte in disinganno di chi aveva attribuita a me la composizione di alcune ottave che furono da ignota mano spedite al mio cugino Baldassarre Maderni col mezzo della piccola posta. Con questo componimento lÕautore incognito imita il famoso e notissimo Checco da Varlungo [del secentista Francesco Baldovini], e pone al posto di Checco il Peppo Parrucchiere che si duole dellÕinfedeltˆ della Ninetta del Verzaro sua bella. Se non vi fossero state nominate con disprezzo persone viventi [...], e corpi troppo rispettabili, non avrei avuto a male di esserne io creduto lÕautore.È Porta doveva certo ,daluicitato(etrascritto),era perucchee¥Pepp saperechelÕautoredel lÕamico Giuseppe Bossi (cfr. 22 e 39) ma, come suggerisce Isella, non lo rivel˜ per motivi di riservatezza. Il testo, uno dei vertici della maestria portiana, dˆ voce alla sfortunata popolana la quale, come fanno il Bongee e il Marchionn, narra le sue peripezie in una lunga spontanea confessione e, nel suo amaro sfogo, mostra una umanitˆ sconosciuta alle tante prostitute della tradizione comico-bernesca. Fu composto negli ultimi mesi del 1814 e pubblicato nellÕedizione luganese. VERZEE¥DEL¥NINETTA¥LA nan!¥m�¥el¥bravo¥1Baldissar!¥m�¥el¥Bravo trovamm...¥a¥vegn“¥de¥vora¥poe�¥LÕeva maneman¥che¥porch¥mattascion¥seet¥TÕel ¥ciollamm?¥a¥vegnet¥te¥no¥che¥mes¥on¥LÕ� man!¥sti¥frecc¥comÕhin¥Cristo!¥Cristo!¥Ah 4 BravoilmioBaldassarre!bravoilmiogiovane! VERZIERE¥DEL¥NINETTA¥LA era poi ora di venirmi a trovare... Lo sai mattacchione porco che quasi quasi � un mese che non vieni a scoparmi? Ah Cristo! Cristo! come sono fredde queste mani! ¥a¥cliente,¥il¥causa¥in¥chiamando¥abrupto¥ex¥scena¥in¥entra¥Ninetta¥La¥1 Maderni.¥Baldassarre¥cugino,¥suo¥un¥di¥nome¥il¥dare¥voluto¥ha¥Porta¥cui 139 PORTA_testi.indd 139 16/03/11 11:43 geramm,¥voeu¥te¥freguj...¥on¥speccia¥bell...¥Bell tett!¥mee¥i¥aja¥giazz!¥che¥Bolgirossa! ¥scoldalett.¥on¥minga¥sont¥cojon,¥bell¥Che 8 froll?¥comÕhin¥sentet¥te¥n�e?...¥tett¥Pover d“¥sti¥in¥varda,¥passion,¥ona¥avuu¥ghÕhoo¥Ma, tracoll.¥m�¥el¥2brio!¥per¥stada,¥lÕ�¥Che ¥insc“.¥sont¥se¥ancam˜¥cossa¥quaj¥LÕ� 12 moll,¥anm˜¥lÕ�¥giˆ¥poo...¥on¥gi˜¥settet¥sciˆ...¥Ven 3venerd“,¥lÕ�¥fˆ?¥de¥cossÕeet¥poe�¥E poo,¥on¥descorremm¥dÕopra:¥minga¥GhÕ� ¥doo.¥la¥te¥allÕorden¥lÕ�¥che¥subet¥Ch� 16 dˆ¥p˜¥se¥se¥Baldissar¥m�¥el¥Varda infamm!¥p�¥mond¥on¥carogna,¥pussee¥mond¥On cˆ¥per¥vist¥dÕavemm¥regordet¥se¥Te ¥salamm,¥on¥come¥longh¥magher,¥gioven¥Quell 20 ballˆ?¥a¥andˆ¥de¥toe�¥a¥vegneva¥me¥ChÕel peccenamm?¥a¥vist¥lÕee¥te¥voeult¥di¥Che strozzaa¥roffianon¥sto¥adess,¥sent¥Ben: ¥giugaa.¥mÕha¥el¥negra¥dÕona¥fioeul¥tir¥Che 24 Bello bello... aspetta un momento... tu vuoi gelarmi, accidenti! che ghiaccio! ahi, le mie tette! che bel coglione, non sono mica uno scaldaletto. | Povere tette, neh? Lo senti come sono frolle [flosce]? Ma ho avuto una passione, guarda, in questi giorni che � stata, perdio!, il mio tracollo. é giˆ qualcosa se sono cos“. Vieni qua... siediti un poÕ... tanto � ancora molle, e poi cosÕhai da fare? � venerd“, non cÕ� mica lÕopera: discutiamo un poco, che appena � pronto te la do. | Guarda il mio Baldassarre se si pu˜ dare [pu˜ esistere] un mondo pi� carogna, un mondo pi� infame! Ti ricordi di avermi visto per casa quel giovane magro, lungo come un salame, che mi veniva a prendere per andare a ballare? Che delle volte lÕhai visto pettinarmi? Bene: senti adesso, questo ruffianone strozzato che tiro figlio dÕuna negra mi ha giocato. | 1.¥nota¥22,¥cfr.¥per brio¥lÕespressione¥Per¥2 probabilmen-¥era¥Baldassarre¥teatri,¥dei¥riposo¥di¥giorno¥era¥Venerd“¥3 cittˆ.¥della¥teatri¥nei¥lavorante¥te 140 PORTA_testi.indd 140 16/03/11 11:43 fina¥che¥sav�¥de¥tÕee¥tutt¥de¥Prima indree¥restada¥sont¥quand¥fa,¥agn¥vint¥De medina,¥mia¥la¥mamm,¥povera¥Della ¥lee,¥anca¥4Gentilin¥al¥lÕ�¥jesuss!¥adess,¥Che 28 5Catarina,¥santa¥a¥invodamm¥no¥Per mestee,¥quaj¥dÕon¥cˆ¥in¥andˆ¥lassamm¥O inguala¥tegnuu¥e¥sova¥cˆ¥in¥tiraa¥mÕha¥La ¥naturala.¥e¥vera¥tosa¥soa¥DÕona 32 tetton,¥ona¥lÕeva¥medina¥mia¥Sta dˆ:¥p˜¥se¥che¥mai¥quell¥allegra¥Matta, bon¥e¥bell¥del¥pacciˆ¥a¥piaseva¥Ghe ¥boccalˆ:¥a¥boeucc¥i¥per¥dent¥andˆ¥E 36 passion¥gran¥soa¥la¥poe�¥tutt¥sora¥Ma fregˆ:¥fassela¥de¥quella¥LÕeva noeuv,¥de¥nient¥ghÕ�¥quest¥de¥intuit�¥Oh ¥oeuv.¥on¥come¥fresca¥e¥fira¥in¥Desdott 40 gimacch¥per¥ghÕaveva¥la¥temp¥quell¥In traccagnott,¥fort,¥dÕoffellee,¥gioven¥On attacch.¥lÕuss¥in¥e¥porta¥la¥in¥l“¥stava¥ChÕel ¥sott¥de¥ghÕavess¥chÕel¥cunten¥me¥Costuu, 44 Prima di tutto devi sapere che fin da ventÕanni fa, quando sono rimasta orfana della povera mamma, la mia zia, che adesso, jesus!, � al Gentilino anche lei, per non votarmi a santa Caterina, o lasciarmi finire in una casa dÕun qualche mestiere [lupanare], mi ha preso in casa e tenuto uguale a una sua figlia vera e naturale. | Questa mia zia era una tettona, matta, allegra che pi� non si pu˜ dare [pu˜ esistere]: le piaceva pappare del bello e del buono e andare per bettole a vuotare boccali: ma soprattutto la sua pi� grande passione era quella di farsela fregare: oh, quanto a questo, niente di nuovo, diciotto in fila e fresca come un uovo. | A quel tempo aveva per amante un garzone di pasticceria, forte, traccagnotto, che stava nella stessa casa, nella porta accanto. Costui mi raccontano che avesse sotto Ludovica.¥Porta¥di¥fuori¥sito¥esistente,¥pi�¥non¥Cimitero¥4 ¥dice¥si¥[...]¥andˆ a santa Caterina a la roeudaÇ¥che¥attesta¥Cherubini ¥Il¥5 spendereÈ.¥senza¥dÕaltri¥casa¥a¥mangiare¥a¥dellÕandar¥metafora¥per 141 PORTA_testi.indd 141 16/03/11 11:43 masiacch,¥6pirotta¥de¥peston¥On bescott,¥sto¥per¥m˜¥fussel¥basta,¥Ma portava,¥ghe¥chÕel¥mestee¥del¥quij¥per¥O ¥ciavava.¥le¥chÕel¥lu¥lÕeva¥LÕoffellee 48 costuu¥che¥lÕinconter¥dˆ¥de¥m˜¥SÕha bagaj,¥on¥lu¥anch¥dÕavegh¥giusta¥ghÕha¥El fottuu¥porch¥quell¥che¥alter¥nient¥lÕ�¥Che ¥travaj.¥tanto¥d“¥sti¥in¥costaa¥mÕ�¥Che 52 duu,¥e¥tutt¥insemma¥stˆ¥el¥cont¥Insc“, cattanaj¥quij¥fˆ¥e¥insemma¥giugˆ¥Col quell¥a¥rivaa¥semm¥fioeu,¥i¥tucc¥fan¥Che ¥savell.¥senza¥duu¥tutt¥cott¥trovass¥De 56 via¥della¥via¥per¥Intrattanta, medina,¥della¥faa¥insc“¥DellÕintrigh bardassaria¥nun¥dorm“¥faven¥Ne ¥cusina;¥la¥in¥lor¥de¥pee¥di¥Foeura 60 maria¥allÕave¥s�¥saraven¥ne¥Lˆ mattina,¥de¥quella¥a¥fina¥sira¥De nocc¥la¥tutta¥nun¥per¥de¥nun¥lˆ¥E ¥locc.¥de¥sort¥onia¥fˆ¥de¥patron¥Sevem 64 un pestello da mortaio vigoroso, ma basta, fosse per questo biscotto, o per quelli del mestiere che lui le portava, lÕoffelliere era lui che la scopava. | Si deve ancora dare la combinazione [dare il caso] che anche costui aveva un ragazzo, che non � altri che quel porco fottuto che mi � costato in questi giorni tanto travaglio. Cos“, con lo stare insieme tutti e due, col giocare insieme e fare quelle sciocchezze che fanno tutti i ragazzi, siamo arrivati a trovarci cotti entrambi senza saperlo. | Intanto, per via della tresca che aveva la zia, ci facevano dormire, noi marmaglia [ragazzetti], nella cucina, fuori dai piedi; l“ ci chiudevano allÕave maria [appena faceva buio] da sera fino a mattina, e lˆ noi soli per tutta la notte eravamo padroni di fare ogni sorta di giochi. | ¥(cfr. mortee ¥detto ¥�¥marmo ¥in ¥quello ¥legno, ¥di ¥mortaio ¥il ¥�¥Pirotta ¥6 228).¥v.¥qui, 142 PORTA_testi.indd 142 16/03/11 11:43 7cisquittitt,¥duu¥staa¥semm¥che¥per˜¥Fin agn,¥dodes¥vundes,¥des,¥de¥d“¥a¥Ciov� basitt,¥quaj¥e¥carezz¥quaj¥faa¥semm¥Se ¥lasagn;¥come¥lˆ¥voltavem¥poe�¥E 68 gallitt¥i¥sent“¥a¥comenzaa¥emm¥quand¥Ma 8cavagn,¥i¥comenzen¥che¥part¥la¥Vers besogn¥olter¥di¥dÕavegh¥accort¥semm¥Se ¥sogn.¥del¥quij¥de¥gajard¥pussee¥poo¥On 72 m“,¥a¥quant¥in¥giusta,¥dilla¥per¥s“!¥Ma spiegall...¥minga¥savarev¥besogn¥Sto bu“,¥a¥come¥sangu¥el¥sentiva¥che¥Soo ¥tentall¥de¥voeuja¥ona¥ghÕaveva¥Che 76 compar“.¥a¥vergogna¥temp¥lÕistess¥in¥E basall,¥del¥in¥broeuda¥in¥andava¥che¥anch¥Soo tett¥i¥toccava¥me¥el¥quand¥che¥soo¥E ¥gallett.¥on¥come¥gust¥del¥Trepillava 80 Fino a quando per˜ siamo stati due passerotti, cio� a dire di dieci, undici, dodici anni, ci siam fatti qualche carezza e qualche bacetto, e poi ci addormentavamo come due lasagne, ma quando abbiamo cominciato a sentire il prurito verso le parti basse, ci siamo accorti dÕavere altri bisogni un poÕ pi� gagliardi di quelli del sonno. | Ma s“! per dirla giusta, quanto a me, questo bisogno non saprei mica spiegarlo... so che sentivo il sangue come a bollire, che avevo una voglia di tentarlo e nello stesso tempo vergogna a farmi vedere. So anche che andavo in brodo nel baciarlo e so che quando mi toccava le tette trepillavo [fremevo] dal gusto come un galletto. | ri-¥cisquittitt¥vezzeggiativo¥il ¥,ÒvaghegginoÓ ¥ÒcicisbeoÓ,¥vale ¥Cisquitt ¥7 ¥onomatopeico ¥valore ¥dal ¥rinforzata ¥bambini, ¥dei ¥gracilitˆ ¥la ¥chiama ¥che ¥Isella ¥Sia¥uccelli. ¥degli ¥cinguettio ¥al ¥rimanda ¥che ¥vocabolo, ¥del ÒpasserottiÓ.¥traducono¥Bezzola vers la part che ¥lÕespressione¥vimini,¥di¥intrecciati ¥cesti¥i¥sono¥Cavagn¥8 ¥si¥cesti¥i¥lavorazione¥di¥fasi¥prime¥nelle¥che¥ricorda ¥cavagn¥comenzen i ¥ventre.¥basso¥per¥qui¥ÒculoÓ,¥popolare¥gergo¥in¥fondo,¥dal¥intrecciano fass toe� dove comenzen ¥lÕespressione¥con¥lÕassociazione¥propone¥Isella sedereÓ.¥il¥per¥prendere¥Òfarsi¥significa¥che¥i cavagn 143 PORTA_testi.indd 143 16/03/11 11:43 mattina¥alla¥quand¥che,¥giunta¥de¥Soo 9Verzee¥in¥tend¥a¥andˆ¥de¥toccava¥Me medina,¥della¥pess¥del¥banca¥Alla ¥perrucchee¥on¥passass¥che¥bott¥Ogni 84 marsina,¥la¥bianca¥con¥quajghedun¥O pee:¥di¥in¥fina¥rugˆ¥a¥sentiva¥Me stadera¥della¥onz¥i¥insemma¥andava¥Me ¥10stondera.¥a¥coo¥el¥e¥vella¥a¥lÕandava¥coeur¥el¥E 88 tutt,¥per¥de¥vedeva¥el¥11Pepp¥m�¥el¥M“ denanz:¥de¥lÕaveva¥ghe¥semper¥E trutt,¥di¥in¥12t�mol,¥di¥in¥vedeva¥el¥M“ ¥pittanz,¥di¥in¥suppa,¥la¥in¥13micch,¥di¥In 92 brutt,¥n�¥bell¥n�¥giovenott,¥ghÕeva¥No avanz:¥di¥famm¥de¥risÕciˆ¥podess¥se¥Che slepp,¥e¥desgarb¥pesciad,¥Respondeva ¥Pepp.¥m�¥del¥grazia¥in¥coss¥sti¥tutt¥E 96 So anche che, quando alla mattina mi toccava di andare al Verziere, al banco del pesce della zia, ogni volta che passava un parrucchiere o qualcuno con la marsina bianca, mi sentivo rimestare fino ai piedi: mi si confondevano le once della stadera e il cuore andava a vela spiegata e la testa a zonzo. | Io il mio Peppe lo vedevo dappertutto, e sempre lÕavevo davanti, lo vedevo nei temoli, nelle trote, nelle micche, nella zuppa, nelle pietanze, non cÕera giovanotto, nŽ bello nŽ brutto, che potesse rischiare di farmi delle avance: rispondevo con pedate, sgarbi e schiaffi, e tutte queste cose [accadevano] in grazia del mio Peppe. | ¥oggi ¥cui ¥in ¥nellÕarea ¥svolgeva ¥si ¥che ¥milanese ¥mercato ¥il ¥,Verzee ¥Per ¥9 4.¥nota¥26,¥cfr.¥Fontana¥piazza¥� 5.¥nota¥12,¥cfr.¥stondera¥Per¥10 ¥medesimi¥i¥sono¥Ninetta¥della¥dellÕamante¥lÕoccupazione¥e¥nome¥Il¥11 .Perrucche¥Pepp¥bossiano¥poemetto¥del¥protagonista¥del ven-¥si¥che¥pesce¥il¥tutto¥quasi¥come¥dolce¥dÕacqua¥pesce¥di¥Varietˆ¥12 vicini.¥laghi¥dai¥o¥fiumi¥dai¥proveniva¥che¥e¥Milano¥a¥deva ¥come¥usato¥era¥anticamente¥che¥,micca¥di¥plurale¥il¥�¥ÒmiccheÓ,¥,Micch¥13 ÒminestraÓ.¥di¥sinonimo 144 PORTA_testi.indd 144 16/03/11 11:43 dÕallora¥fin¥che¥d“¥de¥minga¥lÕ�¥N� comunion.¥alla¥missa¥mÕavess¥El gora¥in¥cortell¥on¥dˆ¥poden¥Me¥cazz!¥On ¥colzon¥di¥in¥che¥mai¥pensava¥m“¥Se 100 14bora!¥de¥sort¥quella¥de¥dent¥fudess¥Ghe cojon!¥mai¥lÕ�¥mond¥el¥come¥ved�¥A canonega,¥gran¥ona¥credeven¥me¥Tucc ¥monega.¥ona¥n�¥che¥pesc¥fatta¥seva¥E 104 paura¥gran¥la¥ment¥la¥in¥anm˜¥ghÕhoo¥Anzi man,¥in¥daa¥lÕha¥me¥pezz¥on¥a¥l“¥de¥quand¥avuu,¥hoo¥Che besiadura,¥ona¥15boll,¥on¥creduu¥LÕhoo ¥can,¥de¥maa¥quaj¥on¥m“),¥(soeuja¥bugnon¥On 108 addrittura¥oeucc¥ai¥soltaa¥mÕ�¥che¥soo¥E 16giavan,¥el¥lu,¥ma¥piang,¥de¥sÕcioppon¥on¥Come rid¥a¥miss¥sÕ�¥el¥perucchee¥bravo¥Da ¥did.¥ai¥mezz¥in¥strenc¥p�¥saramel¥a¥E 112 cervell¥de¥sgarbiada¥che¥Cristo! ardion.¥in¥17cioll¥quell¥m“¥per¥staa¥LÕ� NŽ � da dire che fin dÕallora mi avesse ammessa alla comunione [mi avesse deflorata]. Un cazzo! Mi possono dare una coltellata in gola se io pensavo mai che nei calzoni ci fosse dentro quella sorta di trave! Vedi come il mondo � mai coglione! tutti mi credevano una gran canonica [donna navigata], ed ero messa peggio che neanche una monaca. | Anzi, ho ancora in mente la gran paura che ho avuto, quando di l“ a un pezzo me lÕha dato in mano, lÕho creduto un bollo, un gonfiore [da puntura dÕinsetto], un bugnone (che ne so io), un qualche male da cani, e so che mi � saltato agli occhi addirittura come uno scoppio di pianto, ma lui, lo sciocco, da bravo parrucchiere si � messo a ridere e a chiudermelo pi� stretto fra le dita. | Cristo! che sbrogliata di cervello � stato per me quel pirla rizzato. tondaÓ.¥sezione¥a¥legno¥di¥Òtrave¥,Bora¥14 sottocutaneo.¥rigonfiamento¥di¥senso¥nel¥ÒbollaÓ,¥per¥gergale¥,Boll¥15 ¥allÕingenua ¥rispetto ¥pasta ¥altra ¥ben ¥di ¥rivelerˆ ¥Peppsi ¥Ironico: ¥16 Ninetta. 2.¥nota¥25,¥cfr.¥,cioll¥Per¥17 145 PORTA_testi.indd 145 16/03/11 11:43 usell,¥on¥minga¥man¥in¥daa¥mÕha¥chÕel¥d“¥Poss ¥cognizion;¥i¥quanc¥tucc¥de¥manegh¥el¥Ma 116 quell¥tutt¥capii¥hoo¥subet¥Allora smorbion¥paricc¥dÕintend¥daven¥se¥Che milla¥diseven¥me¥banca¥alla¥l“¥Quand ¥inguilla.¥sulla¥e¥panscietta¥sulla¥Cinad 120 moment¥sto¥de¥duu¥tutt¥comenzaa¥emm¥L“ fadiga,¥de¥intorna¥lavorass¥A dent¥sonamel¥per¥possa¥onia¥fˆ¥a¥Lu ¥figa.¥la¥s�¥stoppagh¥per¥tant¥olter¥m“¥E 124 presentiment,¥on¥staa¥sarˆ¥el¥anca¥Fors riga,¥in¥stˆ¥faa¥lÕhoo¥sbatt,¥a¥pari¥avuu¥lÕha¥Ma tetta,¥de¥daa¥ghÕhoo¥menaa,¥basaa,¥lÕhoo¥Ghe ¥18fetta.¥sta¥ciappa¥voj!¥pondamel?...¥de¥Ma 128 birbon¥de¥macciavella¥che¥m˜¥Sent sott.¥mettem¥per¥man¥a¥tirˆ¥a¥rivaa¥LÕ� lumagon,¥el¥trist,¥el¥fˆ¥a¥comenzaa¥LÕha ¥nagott.¥o¥pocch¥mangiˆ¥a¥ved�¥fass¥A 132 repetton,¥fava¥el¥schivava,¥me¥el¥Lu rott,¥mantes¥on¥come¥sospirava¥El Posso dire che non mi ha dato in mano mica un uccello, ma il manico di tutte quante le cognizioni; allora subito ho capito tutto quello che si davano a intendere parecchi burloni quando l“ al banco mi dicevano mille sciocchezze [battute allusive] sulla pancetta e sullÕanguilla. | L“ abbiamo cominciato entrambi, da questo momento, a lavorarci intorno con fatica, lui a fare ogni cosa per mettermelo dentro e io altrettanto per tappargli la fica. Forse anche sarˆ stato un presentimento, ma � andato a sbattere [ha insistito inutilmente], lÕho fatto stare in riga, glielÕho baciato, menato, gli ho dato di tetta, ma di appoggiarmelo?... Ohi! ma va lˆ! | Senti ora che stratagemma da birbone � arrivato a tirarmi fuori per mettermi sotto [per convincermi]. Ha cominciato a fare il triste, lo svogliato, a farsi vedere a mangiare poco o nulla. Lui mi schivava, faceva lÕindispettito, sospirava come un mantice rotto, ÒarrangiatiÓ.¥,sognoÓ¥per¥Òneanche¥,fetta¥sta¥Ciappa¥18 146 PORTA_testi.indd 146 16/03/11 11:43 vers¥el¥per¥andava¥ghe¥m“¥p�¥con¥E ¥lÕinvers.¥gnucch,¥el¥pregn,¥el¥fava¥el¥pussee¥Con 136 tir¥a¥vess¥de¥creduu¥lÕha¥quand¥Infin cortellasc¥on¥voltra¥a¥mett¥chÕel¥Vedi fir:¥al¥incontra¥19cannij¥i¥sbassa¥chÕel¥E ¥brasc,¥el¥fermegh¥trˆ,¥a¥dagh¥a¥bona¥M“, 140 sbir,¥on¥come¥franca¥e¥prepotenta¥E pajasc?...¥dighi,¥mai,¥farisset¥Cossa mor“...¥mazzamm...¥respond...¥el¥fˆ,¥vuj¥Cossa ¥t“...¥anch¥contentatt¥vitta...¥sta¥Forn“ 144 paroll!¥de¥dianzer¥che¥Sanguanon! frecc.¥vegnuu¥mÕ�¥sbalz,¥de¥forz¥i¥calaa¥MÕ� coll,¥al¥brasc¥coj¥lu¥a¥pondada¥sont¥Me ¥lecc,¥al¥travers¥a¥lˆ¥borlonem¥lu¥E 148 cioll,¥el¥aria¥in¥cortell,¥el¥terra¥in¥l“¥E strecc,¥brascem¥stroffignem,¥basem,¥Lecchem, nagotta...¥pensa¥fˆ...¥lassem¥tas...¥Ninin... ¥rotta.¥lÕha¥me¥el¥vacca¥dÕona¥fioeul¥Sto 152 e con pi� gli andavo vicino, con pi� faceva il sostenuto, il cocciuto, lÕimbronciato. | Infine, quando ha creduto di essere a tiro [di essere al culmine] vedo che tira fuori un coltellaccio e che abbassa i cannelli contro il filo [della lama]: io, ingenua a dargli retta, fermagli il braccio, e prepotente e sincera come uno sbirro, ÇCosa faresti mai,È dico Çpagliaccio?...È ÇCosa voglio fareÈ risponde Ç... ammazzarmi... morire... finire questa vita... accontentare anche te...È | Sangue di dio!, che diavolo di parole! mi sono calate le forze dÕun tratto, mi � venuto freddo. Mi sono appoggiata a lui con le braccia al collo, e lui mÕha fatto cadere di traverso al letto, e l“, in terra il coltello, in aria il pirla, leccami, baciami, sfregami, abbracciami stretto, Ninina... taci... la- sciami fare... non pensare a nulla... questo figlio dÕuna vacca me lÕha rotta. | quin-¥trachea,¥la¥e¥carotide¥la¥per¥popolare¥gergo¥,ÒcannelliÓ¥,Cannij¥19 gola.¥la¥di 147 PORTA_testi.indd 147 16/03/11 11:43 stada¥lÕ�¥che¥rotta¥poe�¥voeulta¥Ona respett.¥p�¥n�¥resguard¥p�¥staa¥ghÕ�¥No ciavada,¥gran¥onÕaltra¥ciavada¥ona¥Via ¥giughett,¥quell¥che¥facc¥olter¥fava¥se¥No 156 impregnada¥mÕha¥nol¥picciˆ¥tant¥con¥se¥E quadrett,¥on¥fˆ¥fˆ¥de¥robba¥proppi¥LÕ� ordegn¥certi¥hin¥giˆ¥usij¥sti¥che¥p�¥Tanto ¥pregn.¥lassˆ¥con¥gioeugh¥el¥fornissen¥Che 160 stÕistoria¥che¥manca¥pocch¥agn¥trii¥LÕeva insc“,¥semper¥quietament¥LÕandava gloria,¥in¥lÕabba¥Dio¥che¥medina,¥la¥Quand ¥mor“.¥de¥fevrascia¥ona¥s�¥tolt¥LÕha 164 inflammatoria¥creduda¥lÕhan¥dottor¥I d“,¥tredes¥in¥solass¥vint¥faa¥ghÕhan¥E dezis¥han¥che¥quella¥in¥giust¥adree,¥d“¥el¥Ma ¥paradis.¥in¥andada¥lÕ�¥p�,¥faghen¥De 168 sonador,¥ai¥nocc¥bona¥lee,¥Morta moment;¥dÕon¥in¥scenna¥la¥barattaa¥SÕ� 20cogitor¥del¥cˆ¥in¥andada¥sont¥M“ ¥parent,¥s˜¥dÕun¥lu¥anch¥cˆ¥in¥andaa¥lÕ�¥Pepp¥el¥E 172 descor¥de¥e¥vedes¥de¥via¥l“,¥E Una volta poi che � stata rotta non cÕ� pi� stato nŽ riguardo nŽ rispetto. Via una chiavata, unÕaltra gran chiavata, non si facevano altri fatti che quel giochetto, e se con tanto scopare non mÕha messa incinta, � proprio il caso di fare un quadretto [un ex voto], tanto pi� che questi uccelli sono ordigni del tipo che finiscono il gioco col lasciarti pregna. | Erano poco meno di tre anni che questa storia andava quietamente sempre cos“, quando la zia, che Dio lÕabbia in gloria, ha preso una febbraccia da morirne. I dottori lÕhan creduta infiammatoria e le han fatto venti salassi in tredici giorni, ma il giorno dopo, proprio in quella che [nel momento in cui] han deciso di non fargliene pi�, � andata in Paradiso. | Morta lei, buonanotte ai suonatori [� finita la cuccagna], � cambiata la scena in un momento; io sono andata in casa dÕun coadiutore e il Peppe � andato anche lui in casa dÕun suo parente e l“, salvo di vedersi e di discorrere 868).¥v.¥47,¥(cfr.¥curato¥al¥dÕaiuto¥sacerdote¥,ÒcoadiutoreÓ¥,cogitor¥Per¥20 148 PORTA_testi.indd 148 16/03/11 11:43 dent,¥per¥denter¥d“¥el¥per¥voeulta¥Quaj 21mezz,¥de¥prozion¥alla¥sia¥Resguardo ¥23pezz.¥bell¥on¥per¥gatt¥el¥s�¥staa¥ghÕ�¥22March!¥Sant 176 ligada¥insc“¥trovamm¥a¥che¥tra¥m“,¥Ma passion,¥de¥moriva¥pret¥del¥cˆ¥In sueffada¥mÕeva¥el¥Pepp¥el¥che¥tra¥E ¥boccon,¥certi¥saggiˆ¥a¥bonÕora¥De 180 strada¥la¥ciappi¥d“¥bell¥on¥24brutta¥Assa fuston¥on¥come¥cogitor¥el¥pienti¥E m�¥fatto¥al¥tend¥de¥Ressolutta ¥25barol�.¥de¥seccad¥tance¥Senza 184 religios¥pover¥sto¥quant¥per¥Deffatt cap“¥famm¥per¥ditt¥lÕabba¥faa,¥LÕabba risÕcios¥pass¥on¥lÕeva¥fava¥che¥pass¥ChÕel ¥d“,¥quaj¥on¥forsi¥purgarev¥la¥che¥E 188 qualche volta durante il giorno, di tanto in tanto, quanto alla porzione di mezzo [far lÕamore], san Marco [pazienza]! cÕ� stato su il gatto per un bel pezzo! | Ma io, fra che a trovarmi cos“ legata in casa del prete morivo di passione, e fra che il Peppe mi aveva assuefatta di buonÕora [fin dalla giovane etˆ] ad assaggiare certi bocconi, dÕimprovviso un bel giorno prendo la strada [parto] e pianto il coadiutore come un torsolo, risoluta a badare ai fatti miei senza tante seccature di coglioni. | Infatti, per quanto questo povero religioso abbia fatto, e abbia detto, per farmi capire che il passo che facevo era un passo rischioso e che un giorno, probabilmente, lÕavrei purgata [pagata a caro prezzo], pa-¥un¥di¥importante¥piatto¥il¥,mezzoÓ¥di¥Òporzione¥,mezz¥de¥Prozion¥21 ÒvulvaÓ.¥per¥vale¥qui¥sto, 32. ¥nota ¥29,¥cfr.¥SantMarch ¥Per ¥22 ¥punto¥al¥inoperosa, ¥giacere ¥lasciata¥cosa¥indicare ¥per¥dire ¥di¥Modo¥23 sonni.¥lunghi¥tranquillamente¥farci¥possa¥gatto¥il¥che 23.¥nota¥24,¥cfr.¥,brutta¥Assa¥Per¥24 france-¥in¥che¥,roulŽs¥bas¥da¥probabilmentte ¥derivata¥parola¥�¥Barol� ¥25 ¥sotto¥o¥sopra¥pantaloni,¥dei¥lÕorlo¥con¥avvoltolate¥calze¥le¥indicava¥se Ni-¥dalla¥detto¥Porta;¥di¥tempo¥al¥passata¥giˆ¥era¥moda¥La¥ginocchi.¥i ¥con¥vecchieÓ¥Òusanze¥cumula¥propri, ¥fatti¥i¥farsi¥di¥impaziente¥netta, 8).¥v.¥55,¥,Ricchezza del vocabolari milanes¥(cfr.¥ÒcoglioniÓ 149 PORTA_testi.indd 149 16/03/11 11:43 vos,¥soa¥la¥e¥fiaa¥s˜¥el¥via¥traa¥LÕha l“¥mondamm¥a¥grazia¥de¥avuu¥ghÕha¥el¥Anzi medina¥la¥che¥lir,¥milla¥circa¥De ¥fina.¥robba¥e¥pilla¥tra¥lassaa¥mÕha¥La 192 danee,¥pocch¥quij¥con¥e¥pientada,¥cˆ¥Con sera,¥come¥grassa¥e¥giovena¥Fresca, indree¥innanz¥gent¥semper¥GhÕaveva ¥fera;¥ona¥a¥n�¥che¥mej¥banca¥mia¥Alla 196 vivee,¥di¥vegneva¥ghÕen¥poe�¥coeugh¥De ciera,¥fass¥ghe¥che¥domˆ¥basta¥quist¥a¥E pess¥per¥merda¥venduu¥anch¥ghÕavess¥Se ¥lÕistess.¥content¥even¥porca¥de¥facc¥Sti 200 fˆ!¥possuu¥chÕhoo¥partii¥de¥fior¥che¥E dattamm)¥vorsuu¥avess¥magara¥(Insc“ marciˆ¥famm¥de¥marcant,¥de¥Fioretton ¥damm;¥primm¥di¥sciori,¥primm¥di¥Inguala 204 trattˆ¥de¥tosa¥stada¥fuss¥se¥E damm¥vorsuu¥lÕha¥26Geromin¥fraa¥on¥che¥Soo banca,¥desmett¥famm¥assossenn,¥pelter¥Del ¥nanca.¥compar“¥lu¥e¥27fiacca,¥in¥Mandamm 208 ha buttato via il fiato e la voce, anzi ha avuto la grazia di contarmi [restituirmi] circa mille lire, che la zia mi ha lasciato tra denaro e robe preziose. | Piantata la casa, e con quei pochi denari, fresca, giovane e grassa comÕero avevo sempre gente davanti e dietro al mio banco [del pesce] meglio che a una fiera; di cuochi poi ne venivano a non finire e a questi bastava solo fare la bella cera, se avessi venduto anche merda per pesce queste facce da por- coni erano contenti ugualmente. | E che fiore di partiti che mi sarei potuta fare! (se avessi voluto adattarmi) cime di mercanti, da farmi vivere come le prime signore, le prime dame; e se fossi stata ragazza [carattere] da trattare so che un frate geronimita avrebbe voluto darmi soldi assai, farmi smettere il banco [il lavoro], mandarmi in carrozza, e lui nemmeno comparire. | Neri.¥Filippo¥san¥da¥fondato¥DellÕordine¥26 139).¥v.¥52,¥803;¥v.¥47,¥(cfr. fi‰cre ¥francese¥il¥per¥idiotismo¥,Fiacca¥27 150 PORTA_testi.indd 150 16/03/11 11:43 incarognada¥imbriaga,¥ciocca,¥m“¥Ma tajapioeucc,¥dÕon¥can¥de¥razza¥sto¥De cercada¥mÕhan¥che¥staa¥nÕ�¥ghe¥quant¥e¥Tant ¥oeucc;¥di¥foeura¥casciaa¥nÕhoo¥tant¥Olter 212 dada¥seva¥mÕen¥pezz¥on¥giam˜¥che¥s“¥E stoppaboeucc,¥de¥scusˆ¥fava¥me¥ChÕel insc“,¥tucc¥semm¥donn¥de¥vacch¥nun¥giˆ¥Ma ¥28sciarn“!¥a¥proppi¥vemm¥el¥crist¥on¥ghÕ�¥mond¥al¥Se 216 via,¥toe�¥fass¥a¥poe�¥nun¥a¥dininguarda¥E doss.¥e¥sott¥de¥fan¥en¥29toninna,¥fan¥En mia,¥la¥provaa¥chÕhoo¥m“¥insc“:¥lÕ�¥tropp¥Pur ¥30balloss.¥sti¥con¥noeuv¥de¥ghÕ�¥cossa¥Soo 220 31stria,¥la¥in¥denter¥dada¥sont¥tropp¥Pur coss.¥tutt¥induvinaa¥lÕha¥cogitor¥el¥E nan¥m�¥el¥Varda¥Pepp!...¥dÕon¥roffianon¥Ah ¥Milan!¥tutt¥in¥compagn¥cristo¥on¥ghÕ�¥Se 224 Ma io ebbra, ubriaca, incarognita di questo razza di cane dÕun tagliapidocchi, tanti quanti ce nÕ� stati che mi hanno cercata altrettanti ne ho cacciati fuori dagli occhi [dalla vista]; e s“ che giˆ da un pezzo mi ero accorta che mi faceva fare da tappabuchi, ma giˆ, noi vacche di donne siamo tutte cos“, se al mondo cÕ� un cristo [furfante] lo andiamo proprio a scegliere! | E dioneguardi a lasciarci scoprire, ne fanno tonnina [carne da insaccati], ne fanno di ogni colore. Purtroppo � cos“, io che ho provato la mia [disgrazia], lo so cosa cÕ� di nuovo con questi furbi. Purtroppo sono finita in bocca al lupo e il coadiutore ha indovinato tutto. Ah ruffianone dÕun Peppe!... Guarda il mio giovane se cÕ� un cristo compagno [simile] in tutta Milano! | 1.¥nota¥19,¥cfr.¥,sciarn“¥Per¥28 13.¥nota¥29,¥cfr.¥,toninna¥Per¥29 ¥di ¥nulla ¥apettarsi ¥bisogna ¥non ¥che ¥confermare ¥per ¥ironia ¥Amara ¥30 nuovo. ma-¥di¥sinonimo¥�¥ÒstregaÓ¥dove¥stregaÓ,¥nella¥Òfinire¥,stria¥la¥in¥Õndˆ¥31 ¥da¥forze¥di¥preda¥�¥chi¥di¥situazione¥la¥indica¥frase¥la¥fattura;¥locchio, (Isella).¥lupoÓ¥al¥bocca¥in¥Òandare¥anche,¥cui,¥per¥liberarsi¥sa¥non¥cui 151 PORTA_testi.indd 151 16/03/11 11:43 figon¥de¥faccia¥sto¥content¥Minga rotta,¥lÕha¥me¥el¥che¥strozzaa¥el¥lu¥staa¥vess¥De monton,¥a¥tucc¥partii¥mej¥i¥traa¥DÕavemm ¥pirotta,¥dÕona¥pesc¥drovada¥DÕavemm boccon¥bon¥p�¥i¥goduu¥semper¥DÕavemm nagotta,¥per¥e¥banca,¥alla¥ghÕaveva¥Che inguilla¥mia¥della¥ton,¥m�¥del¥m“,¥de¥Sagg ¥pilla.¥alla¥anca¥miramm¥a¥comenzaa¥LÕha dov�¥de¥sloffi¥col¥prenzipi¥In posta¥quaj¥ona¥a¥lÕoltra¥o¥cossa¥ona¥Comprˆ pias�;¥per¥prestet¥in¥cercava¥me¥El ¥desposta¥vist¥mÕha¥el¥quand¥poe�,¥seguet¥in¥Ma m�,¥fatto¥el¥pas¥in¥god¥lassagh¥A posta,¥soa¥de¥lu¥cantarˆ¥al¥LÕandava 32baslott,¥sur¥umelissem¥servo¥l“,¥E ¥scopellott.¥on¥gi˜¥allon,¥freguj,¥Ogni lÕera,¥come¥vizzi¥de¥impiastraa¥s�!¥Ma insc“:¥che¥olter¥voreva¥ghÕen¥Lallela! Mellera,¥cˆ¥la¥33setton¥in¥traa¥LÕavarav 228 232 236 240 Mica contento, questa faccia da figone, di essere stato lui lo strozzato [avanzo di galera] che me lÕha rotta, dÕavermi mandato i miei partiti tutti a monte, dÕavermi adoperata peggio dÕun mortaio, dÕavermi goduto sempre i bocconi pi� buoni che avevo al banco, e per nulla, sazio di me, del mio tonno, della mia anguilla, ha cominciato a mirare anche al denaro. | In principio con il pretesto di dover comprare una cosa o lÕaltra a un qualche cliente me lo cercava in prestito per piacere; ma in seguito poi, quando mi ha visto disposta a lasciargli godere in pace il fatto mio, andava al canterano direttamente, e l“ Òservo umilissimo signor cassettoÓ, a ogni momento, allons, gi� una manata. | Ma s“! impiastrato di vizi comÕera, ohilˆ!, ci voleva altro che cos“: avrebbe messo a terra [rovinato] casa Mellerio, dellÕincas-¥soldi ¥i¥tenevano ¥venditori ¥i¥tempo ¥un ¥,ÒciotolaÓ ¥,Baslott ¥32 ciotola.¥una¥in¥so gi-¥in¥Òmettere¥qui¥letto),¥(sul¥sedere¥a¥mettere¥significa¥Trˆ in setton¥33 ÒrovinareÓ.¥nocchioÓ, 152 PORTA_testi.indd 152 16/03/11 11:43 ¥l“.¥staghela¥34Melz,¥el¥Greppi,¥el¥LÕArchint, 244 35primera,¥trissett,¥ostarij,¥Lu¥cojon!¥D“ mantegn“;¥de¥donn¥lu¥palch,¥lu¥sc�nn,¥Lu massee¥de¥ciollatononna¥m“¥E ¥danee!¥mee¥i¥cont¥corna¥i¥Compramm 248 fina¥per¥tentaa¥lÕha¥corna!¥che¥Olter bolgironna;¥pesta¥ona¥taccamm¥De mattina¥ona¥allesta¥sont¥no¥se¥E ¥sonna.¥le¥me¥tÕel¥indree¥ciapp¥i¥tirˆ¥A 252 fina¥intanta¥che¥ciel¥del¥fortuna¥Per monna¥la¥in¥compagnamel¥per¥faa¥hoo¥Che 36masarott¥on¥a¥mezz¥in¥did¥i¥miss¥Hoo ¥scirott.¥el¥cont¥consciaa¥filapper¥De 256 vergnon,¥tant¥insc“¥lÕeva¥cossÕeel?...¥Eppur: dÕingegn,¥fin¥tanto¥e¥marcadett¥Tant remission;¥la¥fagh¥a¥grazia¥de¥avuu¥hoo¥Che ¥segn,¥quel¥a¥finna¥coss¥i¥tiraa¥lÕha¥Anzi 260 mincion,¥i¥anca¥squas)¥(direv¥pacciamm¥De pegn¥fˆ¥de¥e¥vend¥de¥furia¥a¥Perch� Archinto, Greppi, Melzi, e fermati l“. Dillo coglione! Lui osteria, tressette, primiera, lui cena, lui palco, lui donne da mantenere; e io, minchiona da massaro [sciocca rimbambita], comperarmi le corna con i miei denari! | Altro che corna!, ha tentato perfino di attaccarmi una peste [malattia venerea] maledetta; e se una mattina non sono lesta a tirare indietro le chiappe, me la suona. Per fortuna del cielo che intanto che ho fatto per accompagnarmelo nella mona [vagina] ho messo le dita in mezzo a un impiastro di filacce aggiustate col cerotto. | Eppure: cosÕ� mai? era di cos“ tanto garbo, tanto maledetto e tanto fine dÕingegno, che ho tenuto [considerato] una grazia del cielo fargli remissione [perdonarlo]; anzi ha tirato le cose fino al segno di mangiarmi (direi quasi) anche i minchioni, perchŽ a furia di vendere e di fare pegno tempo.¥del¥milanesi¥casate¥ricche¥pi�¥delle¥alcune¥di¥Nomi¥34 oste-¥nelle¥abituale¥carte¥di¥gioco¥un¥�¥primiera¥la¥tressette,¥il¥Come¥35 ¥95).¥v.¥54,¥(cfr.¥milanesi¥rie ÒcataplasmaÓ.¥qui¥,Massarott¥36 153 PORTA_testi.indd 153 16/03/11 11:43 pocch¥in¥redutt¥mÕha¥el¥e¥sbiottada¥mÕha¥El ¥pitocch.¥dÕon¥foeura¥spuvaa¥oss¥on¥Come 264 scagn,¥i¥lecc,¥el¥che¥p�¥olter¥ghÕaveva¥No strasciarij,¥quatter¥e¥perla¥de¥cros¥La pagn,¥pocch¥quij¥e¥dora¥robba¥tra¥Insc“ ¥quij¥anca¥vendem¥de¥besognos¥Quand 268 compagn¥torber¥cˆ,¥in¥vegnuu¥mÕ�¥el¥d“¥On cannij,¥i¥tajˆ¥vorsuu¥sÕ�¥el¥quand¥De monton¥a¥acqua¥oeucc¥daj¥gi˜¥piovend¥E ¥ton.¥sto¥de¥parla¥me¥el¥pocch¥a¥Press 272 creditor¥i¥dis,¥me¥el¥Ninetta,¥Sent mastin;¥can¥tanc¥come¥cuu¥al¥taccaa¥MÕhin vintiquattrÕor¥pocch¥sti¥in¥paghi¥i¥no¥Se ¥manezzin;¥i¥e¥37fameja¥la¥pront¥in¥giˆ¥GhÕ� 276 dÕonor¥fioeu¥on¥m�!¥par¥fioeu¥on¥Donca fin?...¥sta¥fˆ¥a¥reduss¥de¥LÕavarˆ gran“¥famm¥de¥innanz¥Ninetta!...¥n˜¥Ah ¥m“.¥soo¥che¥quell¥faroo¥moment...¥on¥lÕ�¥Giˆ 280 senti¥appenna¥lÕuga,¥come¥dolza¥M“ paroll,¥ultem¥sti¥forn“¥a¥van¥Dove spaventi,¥me¥tremi,¥smorta,¥Deventi mi ha denudata [economicamente] e in poco mi ha ridotto come un osso sputato fuori da un pitocco [poveraccio]. | Non avevo altro pi� che il letto, le sedie, la croce di perle e quattro stracci, cos“ tra la roba dÕoro e quei pochi panni quando, bisognoso di vendermi anche quelli, un giorno mi � venuto in casa, imbronciato come quando sÕera voluto tagliare la gola, e piangendo dagli occhi acqua copiosamente, pressÕa poco mi ha parlato in questo tono. | ÇSenti NinettaÈ mi dice Çi creditori mi sono attaccati al culo come tanti cani mastini; se non pago in queste poche ventiquattrÕore son giˆ pronte la sbirraglia e le manette: dunque un figliolo come me! un figliolo dÕonore avrˆ da ridursi a fare questa fine?... Ah no, Ninetta!... prima di farmi prendere, giˆ, � un momento... far˜ quello che so io.È | Io, dolce come lÕuva, appena capito dove vanno a finire queste ultime parole, divento smorta, tremo, mi spavento ÒsbirriÓ.¥per¥gergale¥,Fameja¥37 154 PORTA_testi.indd 154 16/03/11 11:43 ¥coll;¥al¥brasc¥i¥metti¥ghe¥solet¥al¥poe�¥E 284 38resenti¥me¥l“¥cantarˆ:¥al¥voo¥Infin tornacoll,¥del¥39peritt,¥di¥cros,¥Della antecrist,¥Ciappa¥piangend,¥dighi,¥ghe¥E ¥quist.¥anca¥mangia¥rest,¥el¥mangiaa¥chÕeet¥Deggiˆ 288 pitocca¥ona¥stada¥son¥che¥Redutta danee,¥n�¥robba,¥n�¥credet,¥Senza bocca,¥in¥mett¥de¥ficc,¥el¥pagˆ¥de¥avuu¥SÕhoo ¥mestee.¥al¥mettem¥dovuu¥proppi¥Hoo 292 socca¥alla¥taccaa¥avuu¥ghÕhoo¥che¥fina¥Ma perucchee,¥dÕon¥fottuu¥sanguetta¥Sto pagamel¥a¥nanca¥quattrin,¥on¥che¥quattrin¥On ¥vanzamel.¥de¥patronna¥stada¥mai¥Sont 296 sent¥m˜¥adess¥lÕopra¥comp“¥per¥Infin infamm!¥porch¥sto¥a¥coo¥in¥solta¥ghe¥Cossa dent,¥sara¥me¥el¥ch“,¥ven¥el¥fa¥mes¥on¥Giust ¥ciavamm;¥de¥voeuja¥ghÕha¥chÕel¥dis¥me¥el¥E 300 arent,¥poo¥on¥insc“¥l“¥mett¥le¥me¥lecc:¥sul¥Voo inculamm;¥per¥fa¥el¥paffeta,¥poe�,¥E e poi, al solito, gli metto le braccia al collo; infine vado al canterano: l“ mi spoglio della croce, delle perine [orecchini], della collana e gli dico, piangendo: ÇPrendi, anticristo, giˆ che hai mangiato il resto, mangia anche questiÈ. | Ridotta, come sono stata, una pitocca senza credito, nŽ roba, nŽ denari, se ho avuto [i soldi] per pagare lÕaffitto, da mettere in bocca [da mangiare], ho proprio dovuto mettermi al mestiere. Ma fin che ho avuto attaccato alla sottana questo sanguisuga fottuto dÕun parrucchiere, un quattrino che � un quattrino, neanche a pagarlo sono mai stata padrona dÕavanzarlo. | Infine, per compiere lÕopera, adesso senti cosa gli salta in mente a questo porco infame! Giusto un mese fa viene qui, mi chiude dentro, e mi dice che ha voglia di chiavarmi; vado sul letto: me lo mette l“ cos“, un poÕ vicino e poi, paffete!, fa per incularmi; del-¥sacrificale¥lavacro¥il¥richiama¥,ÒrisciacquareÓ¥,resentˆ¥da¥,Resenti¥38 valore.¥di¥oggetti¥ultimi¥degli¥spoglia¥si¥qui,¥che,¥vittima¥la picco-¥di¥forma¥classica¥loro¥la¥per¥chiamati¥cos“¥ÒorecchiniÓ,¥,Peritt¥39 481).¥v.¥47,¥(cfr.¥pere¥le 155 PORTA_testi.indd 155 16/03/11 11:43 button,¥on¥dagh¥ghicc,¥el¥streng¥allora¥M“ ¥pretension!¥sti¥cossÕhin¥Ovej!...¥dighi...¥E 304 d“!¥de¥sangua¥salvamm¥poss¥cuu¥el¥Nanca 40pendizzi!¥brutto¥ludron,¥Malarbetto m“¥vuj¥che¥quell¥fann¥vuj¥m�,¥lÕ�¥cuu¥El ¥caprizzi.¥sti¥de¥cavatt¥de¥besogn¥hoo¥N� 308 ch“¥stÕora¥a¥via,¥dall¥vorsuu¥SÕavess dÕoffizzi.¥vun¥a¥maridada¥fors¥Sarev cojonna¥insc“¥sont¥se¥m˜¥Figuret ¥41seggionna!¥la¥fˆ¥a¥t“¥a¥sott¥mettem¥De 312 sass¥on¥come¥dura¥che¥vedend¥Infin sospirˆ,¥al¥n�¥piang¥al¥p�¥ascolt¥dava¥No mazzass,¥vor�¥de¥sloffi¥solet¥al¥N� ¥pagˆ;¥fammela¥de¥ressolt¥sÕ�¥El 316 vendicass¥de¥straa¥oltra¥toe�¥savend¥N� fˆ¥faa¥mÕha¥el¥e¥poetta¥on¥cercˆ¥a¥andaa¥LÕ� io allora stringi il buco, dagli uno spintone, e dico: Ç... Ohi!... cosa sono queste pretese! | Neanche il culo posso salvarmi, sanguedidio! Maledetto briccone, brutto magnaccia! Il culo � il mio, voglio farne quello che voglio io, nŽ ho bisogno di cavarti certi capricci. Se avessi voluto darlo via, a questÕora sarei forse maritata a uno dÕufficio [un buon partito]. Figurati se sono cos“ cogliona da mettermi sotto a te a fare la ÒcomodaÓ! [cinedo]È. | Infine vedendo che, dura come un sasso, non davo pi� retta nŽ al piangere nŽ al sospirare, nŽ al solito espediente di volersi ammazzare, si � risolto a farmela pagare; nŽ trovando altra strada per vendicarsi � andato a cercare un poeta e mi ha fatto fare Òpappo-¥traslato, ¥per ¥,ÒbalzelloÓ ¥,ÒdebitoÓ ¥,ÒpesoÓ ¥vale ¥qui ¥Pendizzi ¥40 ÒmagnacciaÓ.¥,neÓ ¥(Isella).¥ÒcinedoÓ¥anche¥vale¥seggionna¥ma¥ÒmastelloÓ,¥,Seggion¥41 156 PORTA_testi.indd 156 16/03/11 11:43 42bosinada¥dÕona¥dianzer¥Ona ¥strada.¥in¥perfinna¥43minee¥la¥fˆ¥famm¥De 320 trattin¥on¥ecco¥Baldissar,¥m�¥el¥Ecco passion¥di¥bolgironna¥reson¥La candirin.¥on¥come¥deslenguen¥me¥Che ¥magon¥mee¥di¥anm˜¥pesc¥pussee¥el¥Ma 324 bosin¥dÕon¥birba¥sta¥che¥ved�¥a¥LÕ� canzon¥in¥mettem¥per¥dis¥chÕel¥lapp¥i¥Tra nan,¥car¥m�¥el¥voeuna,¥infira¥ne¥ghe¥El ¥pan.¥el¥perd¥famm¥a¥che¥manca¥nient¥tend¥Che 328 44oss¥di¥in¥ghÕhoo¥che¥d“¥a¥fina¥rivaa¥LÕ� lÕusell!¥via¥brusˆ¥de¥vecc¥morbo¥On balloss,¥pussee¥trattˆ¥on¥dˆ¥p˜¥se¥Ma ¥cortell?¥de¥e¥infamma¥pussee¥OnÕazion 332 un diavolo dÕuna bosinata da farmi canzonare perfino in strada. | Ecco, mio bel Baldassarre, ecco in poche parole, la ragione dannata delle passioni che mi illanguidiscono come una candelina. Ma il peggiore dei miei magoni � vedere quel birbante dÕun poeta, tra le balle che dice per mettermi in canzone [canzonarmi], ce ne infila una, mio caro giovane che tende, nientemeno, che a farmi perdere il pane. | é arrivato perfino a dire che ho nelle ossa un morbo vecchio che brucia via lÕuccello! Ma si pu˜ dare un trattamento pi� furfante, unÕazione pi� infame e da coltello? fogliet-¥su¥stampata¥assonanzata,¥o¥rimata¥filastrocca¥la¥�¥Bosinada¥42 ¥del ¥fatti ¥declamavano ¥)bosin(¥cantastorie ¥i¥cui ¥con ¥quadernetti, ¥o¥ti ¥cronaca¥una¥assemblando¥notevoli¥o¥particolari¥avvenimenti¥giorno, ¥la ¥con ¥relazioni ¥le¥Scarse ¥valore. ¥nessun ¥o¥poco ¥di ¥versi ¥in ¥cittadina ¥cultura¥una¥di¥provvisti¥autori¥da¥invece¥composta¥vernacola,¥poesia elementare.¥che¥pi�¥metrica¥e¥linguistica ¥Nella¥altruiÓ.¥beffare¥di¥Òmodo¥come¥indicato¥�¥fˆlaminee¥Cherubini¥Nel¥43 canzona-¥formula¥la¥separata,¥pur¥ricorre,¥Tessa¥Delio¥di¥Carnevalin¥poesia ¥dileggiarsi.¥per¥milanesi¥i¥usavano¥)checiccaciccalaminee(¥completa¥toria ¥contagiarla¥di¥tentato¥aver¥di¥Pepp,¥al¥rivolge¥Ninetta¥la¥che¥LÕaccusa¥44 ¥di¥perucchee¥Pepp¥al¥rimanda¥notizia,¥la¥diffondere¥fatto¥averne¥di¥poi¥e ¥(anzi,¥Ninetta¥la¥accusa¥non¥protagonista¥il¥per˜¥dove¥Bossi,¥Giuseppe scagiona).¥la¥contrario,¥al 157 PORTA_testi.indd 157 16/03/11 11:43 maross¥de¥e¥tutt,¥godemm¥tutt,¥Pacciamm quell?¥anca¥toeumm¥lÕonor,¥in¥anca¥Taccamm cap“:¥poss¥la¥no¥cristo¥per¥Questa ¥t“.¥m˜¥dighel¥Buffon!...¥impestada?...¥M“ 336 donna¥ona¥ghÕ�¥brio!se¥per¥t“,¥m˜¥Dighel Milan!¥quant¥tutt¥in¥m“¥de¥sana¥Pussee 45Coronna¥alla¥l“¥ben¥taccarˆ¥le¥Te ¥doman!¥m“,¥ma¥giald,¥sciall¥del¥Mora¥La 340 bolgironna¥aria¥che¥varda¥ovej!...¥Ma nan...¥m�¥el¥sciˆ¥...sciˆ...¥cioll!¥t˜¥sto¥ciappaa¥LÕha ciccin...!¥dio!...¥ah¥tova...¥lÕ�¥toe�...¥car...¥Dammel ¥cadin.¥el¥Cecca?...¥sont...¥ghe¥gni...¥ve...¥Vegni... 344 Papparmi tutto, godermi tutto, e per giunta attaccarmi anche nellÕonore, levarmi anche quello? Questa, Cristo, non la posso capire: io impestata?... Buffone!... diglielo tu. | Diglielo tu, perdio!, se cÕ� una donna pi� sana di me in tutta quanta Milano! Te lÕattaccherˆ bene [la malattia] l“ alla Corona la Mora con lo scialle giallo, ma io, domani! ma ohi!... Guarda che aria buggerona [spavalda] ha preso questo tuo pirla!... qua... qua il mio ciccio... dammelo caro... prendi... � tua... ah dio!... ciccino...! Vengo... ven... go... ci sono... ÇCecca? il catino.È Çcontra-¥in ¥sita ¥e¥secolo ¥XVII ¥dal ¥fino ¥nota ¥Corona, ¥della ¥Locanda ¥45 del ¥Desgrazzi¥nelle¥anche¥citata¥(Isella)¥1009È¥n.¥al¥Raffaello,¥San¥di¥da ¥.12)¥nota¥e¥117¥v.¥21,¥(cfr. Giovannin Bongee 158 PORTA_testi.indd 158 16/03/11 11:43 33 Il sonetto va fatto risalire al maggio 1815. Le discussioni politiche legate al passaggio della Lombardia dallÕuno allÕaltro occupante, furono stimolate dal decreto del 7 aprile 1815, con cui lÕAustria dichiarava Lombardia e Veneto definitivamente annesse come province meridionali. La posizione di Porta, dettata da un sano realismo, rivela lÕamarezza per la fine del Regno dÕItalia. Fu pubblicato per la prima volta nellÕedizione Cherubini. ball,¥secca¥politegh¥i¥Marcanagg reson?¥tance¥descors,¥tanc¥serv¥Cossa portall,¥boeugna¥facc¥di¥infin¥1bast¥on¥Giˆ ¥patron;¥el¥fˆ¥de¥pensˆ¥inutel¥lÕ�¥E 4 spall¥suj¥dÕav�¥lÕemm¥ghe¥bast¥sto¥quand¥E remission¥senza¥e¥Eternament gall,¥dÕon¥sia¥chÕel¥nun¥a¥importa¥ne¥Cossa ¥2cappon.¥dÕon¥o¥dÕonÕoca,¥DÕonÕaquila, 8 Mannaggia i politici seccaballe, a cosa servono tanti discorsi, tante ragioni? Giˆ un basto in fin dei fatti bisogna portarlo ed � inutile pensare di fare il padrone; | e quando questo basto dobbiamo averlo sulle spalle eternamente e senza remissione, cosa importa a noi che sia dÕun gallo, dÕun aquila, di unÕoca o dÕun cappone. | ¥e¥muli, ¥e¥asini ¥cavalcare ¥per ¥usata ¥legno ¥di ¥sella ¥la ¥�¥,ÒbastoÓ ¥,Bast ¥1 sfruttamento.¥di¥e¥sottomissione¥di¥simbolo¥�¥qui trasfor-¥sono¥dellÕAustria,¥e¥Francia¥della¥simboli¥lÕaquila,¥e¥gallo¥Il¥2 cappone.¥e¥oca¥umili,¥e¥rustici,¥pi�¥nei¥Porta¥da¥mati 159 PORTA_testi.indd 159 16/03/11 11:43 vess¥possa¥el¥mej¥el¥che¥credi¥m“¥Per pregˆ¥e¥3quoniam,¥el¥fˆ¥de¥partii¥El ¥despess,¥bast¥el¥tant¥barattˆ¥no¥De 11 allÕolter¥sit¥on¥da¥postˆ¥col¥n˜,¥de¥Se reussirˆ¥travers,¥di¥durezz¥I ¥olter.¥nagott¥e¥puttasca¥spellament¥On 14 Io per me credo che il meglio [il comportamento meno dannoso] possa essere il partito di fingere nulla, e pregare di non barattare [cambiare] il basto tanto spesso, | se no con lÕappoggiare da un sito allÕaltro la durezza delle traverse, ne verrˆ uno spellamento troia e nientÕaltro. 99).¥v.¥62,¥(cfr.¥ÒgnorriÓ¥lo¥,nesciÓ¥il¥Òfare¥,Fˆ el quoniam¥3 160 PORTA_testi.indd 160 16/03/11 11:43 34 Sulla base di riscontri con altri testi, il sonetto � datato con certezza al maggio 1815. é un esempio, fra i tanti, della satira del borghese Porta contro la presunzione aristocratica. Fu pubblicato nellÕedizione Cherubini. marches,¥lÕ�¥lu¥Marches,¥sur¥Sissignor, marchesonon,¥marcheson,¥Marchesazz, Milanes,¥Carlo¥sur¥el¥sont¥m“¥E ¥.Don¥dÕon¥strasc¥on¥nanch¥senza¥l“!¥bott¥E 4 pes¥de¥cress¥el¥e¥bell¥e¥luster¥ven¥el¥Lu mincion,¥i¥comod¥s˜¥con¥Grattandes spes¥sti¥famm¥per¥biott,¥e¥magher¥m“,¥E ¥1fetton.¥el¥d“¥el¥tutt¥menna¥che¥Boeugna 8 legg¥sav�¥n�¥scriv¥sav�¥senza¥Lu descor¥sav�¥squas,¥direv¥senza,¥E ¥cortegg;¥carezz,¥salamelecch,¥god¥El 11 s�¥stˆ¥m�¥col¥porch!),¥(destinon¥m“¥E lÕonor¥nanch¥ghÕhoo¥d“,¥el¥tutt¥palpee¥Sui ¥lu.¥lÕ�¥come¥asnon¥dÕon¥salud¥DÕon 14 Sissignore, signor Marchese, lei � marchese, marchesazzo, marchesone, marchesonone, e io sono il signor Carlo, milanese, e ferma l“! senza neanche lo straccio dÕun ÒdonÓ. | Lei viene lustro e bello e cresce di peso grattandosi con suo comodo i minchioni, e io, magro e nudo, per fare questa vita bisogna che meni tutto il giorno il fettone [deretano]. | Lei senza saper scrivere nŽ leggere e senza, direi quasi, saper discorrere, gode salamelecchi, carezze, corteggiamenti; | e io (destinone porco!), col mio stare su [sgobbare] tutto il giorno sulle carte, non ho nemmeno lÕonore di un saluto da un asinone come lei. ¥gergale ¥espressione ¥oggi ¥ancora ¥�¥,culoÓ ¥il ¥Òmuovere ¥,Menˆ el fetton ¥1 fare.¥da¥darsi¥di¥complimenti,¥tanti¥senza¥intimare,¥per 161 PORTA_testi.indd 161 16/03/11 11:43 35 ÇSonetto scritto nel giugno del 1815 per disinganno di coloro che mi credevano autore di alcuni sonetti in vernacolo nostro scritti in offesa deÕ nobili e di altre persone raguardevoliÈ annota Porta. Il testo non � collegato da alcuna parentela alla Prineide (Isella) ma si lega, in qualche modo, al sonetto precedente. Fu pubblicato nellÕedizione luganese. Ambrosian¥poetta¥Porta¥Carlo balloss,¥on¥per¥creduu¥vess¥vorend¥No 1quajcoss,¥ghÕha¥el¥mond¥sto¥a¥perch�¥Prima ¥balzan,¥coo¥el¥minga¥ghÕha¥el¥perch�¥poe�¥E 4 Milan¥tutt¥a¥deciara¥el¥e¥protesta¥El adoss¥dˆ¥che¥e¥gira¥che¥vers¥quij¥tucc¥Che gross¥pess¥e¥prenzep¥governa,¥re,¥A ¥gran;¥s˜¥col¥fada¥farina¥hin¥No 8 Carlo Porta poeta ambrosiano, non volendo essere creduto un briccone, primo perchŽ a questo mondo possiede qualcosa, e poi perchŽ non ha la testa balzana, | protesta e dichiara a tutta Milano che tutti quei versi che girano e che danno addosso a re, governi, principi e pesci grossi non sono farina fatta col suo grano; | ¥nullatenenteÓ.¥�¥Ònon¥antifrasi¥per¥,El ghÕha quajcoss¥1 162 PORTA_testi.indd 162 16/03/11 11:43 2cagazibett¥quij¥prega¥el¥per˜¥E autor¥battezen¥el¥bott¥ogni¥Che ¥discrett,¥pussee¥freguin¥on¥vess¥A 11 3cavall,¥de¥bozzer¥sti¥scriv¥per¥Giacch�, lor,¥de¥gust¥sul¥4cazz¥de¥vis¥on¥n�¥lÕ�¥No ¥5spall.¥suj¥cˆ¥la¥lumagh¥i¥come¥ghÕha¥el¥N� 14 e perci˜ prega quei saputelli che ogni momento battezzano autori di essere un briciolo pi� discreti, | giacchŽ, per scrivere questi imbrogli da cavallo [enormi], non � nŽ un faccia di cazzo al gusto loro nŽ ha, come le lumache, la casa sulle spalle. ¥ÒcagazibettoÓ¥italiano,¥in¥ma,¥milanesi¥dizionari¥nei¥�¥non¥Cagazibett¥2 ÒdamerinoÓ.¥,ÒazzimataÓ¥,profumataÓ¥Òpersona¥significa ¥ÒmestareÓ, ¥(ÒfareÓ, ¥bolgirˆ ¥di ¥sinonimi ¥,bozzera ¥e¥bozzarˆ ¥da ¥,Bozzer ¥3 Ògabba-¥ÒingannatoÓ,¥(ÒfrodatoÓ, ¥bolgiraˆ¥e¥ÒtramestareÓ) ¥ÒtrescareÓ, ¥ÒenormiÓ.¥cio�¥de cavall¥toÓ); ¥Òsenza ¥ÒsfrontatoÓ, ¥significa ¥insulto ¥un ¥essere ¥a¥oltre ¥,Visdecazz ¥4 ritegnoÓ. cam-¥a¥o¥responsabilitˆ ¥proprie ¥le ¥sfuggire ¥a¥pronto ¥sempre ¥�¥Chi ¥5 partito.¥sponda,¥biare 163 PORTA_testi.indd 163 16/03/11 11:43 36 Questo sonetto, di sberleffo a obsolete disquisizioni biblico-teologi- miste-¥Unche, � tra i quattro che Belli imit˜ nel suo apprendistato ( ). é di poco anteriore allÕautunno del 1815 e fu pubbli-spiegato¥ro cato per la prima volta nellÕedizione luganese. ostinaa¥tant¥cristian¥di¥mond¥al¥GhÕ� fed,¥la¥in¥fina¥eresij¥metten¥Che spiegaa¥che¥p�¥hin¥no¥coss¥i¥se¥che¥Gent ¥cred.¥voeuren¥i¥no¥d“¥del¥come¥ciar¥E 4 capitaa¥giust¥nÕ�¥me¥lÕoltrer¥Deffatt zed,¥de¥anm˜¥lÕavarav¥fors¥che¥Vun tiraa¥lÕavess¥no¥maria¥bagn¥a¥Se ¥red.¥la¥in¥dent¥paragon¥bon¥on¥Cont 8 piatt¥el¥ghÕera¥no¥che¥sostegneva¥el¥Lu vivent¥i¥tucc¥oss¥e¥carna¥in¥stˆ¥fˆ¥De ¥1Giosafatt,¥de¥vall¥la¥in¥insemma¥Unii 11 patent¥e¥ciar¥ved�¥faa¥ghÕhoo¥m“¥E culatt¥mee¥di¥vall¥piccola¥la¥in¥Che ¥comodament.¥mond¥el¥tutt¥stˆ¥foo¥Ghe 14 Ci sono al mondo dei cristiani tanto ostinati che mettono eresie perfino nella fede, gente che se le cose non sono pi� che spiegate e chiare come di giorno non vogliono credere. | Infatti lÕaltro ieri me ne � giusto capitato uno che forse avrebbe ancora da cedere, se a bagnomaria [con pazienza] non lÕavessi tirato con un buon paragone dentro la rete. | Lui sosteneva che non cÕera il piatto [non cÕera agio] di far stare in carne e ossa tutti i viventi insieme nella valle di Giosafat, | e io gli ho fatto vedere chiaro e patente che nella piccola valle delle mie culatte [chiappe] ci faccio stare tutto il mondo comodamente [me ne infischio di tutti]. ¥di¥valle¥nella¥riuniti¥saranno¥uomini¥gli¥tutti¥Giudizio¥del¥giorno¥Il¥1 Gerusalemme.¥a¥vicino¥Giosafat, 164 PORTA_testi.indd 164 16/03/11 11:43 37 Componimento ditirambico, analogo al precedente dedicato al matrimonio di Napoleone, scritto in onore dellÕingresso in Milano dellÕimperatore Francesco I e della moglie Maria Luisa, avvenuto il 31 dicembre 1815. Per quella data per˜ era giˆ stato composto e pubblicato in foglio volante, per i torchi di Giovanni Pirotta. Come annota lo stesso Porta Çsotto allÕallegoria deÕ diversi vini deÕ quali � fatta parola in questo Brindisi sÕadombrano i pi� distinti fra i nostri concittadini i cui poderi primeggiano in queÕ luoghi ove raccolgonsi i vini medesimi È e che Porta propone in qualitˆ di amministratori locali, come suggerisce Bezzola. Per questa allegoria di unÕistanza autonomistica il brindisi non pu˜ essere tacciato come lÕomaggio di un trasformista. ¥¥LÕOSTARIA¥A¥MENEGHIN¥DE¥BRINDES ¥MAISTAA¥S.C.¥SOVA¥DE¥MILAN¥IN¥LÕENTRADA¥PER ¥SOVA¥DE¥COMPAGNIA¥IN¥PRIMM¥FRANZESCH¥I.R.A. LUVISA¥MARIA¥LÕIMPERATRIZ¥MIEE vain!¥trinche¥vain,¥trinche¥allon,¥Alto 2peston,¥e¥Ð¥1zain¥e¥mezz¥sciˆ¥Portee allon!¥prest,¥vain,¥trinche¥vain,¥Trinche voller¥trippa¥mia¥de¥denanz¥M“ ¥DI¥MILANO¥IN¥LÕINGRESSO¥PER¥ALLÕOSTERIA¥MENEGHINO¥DI¥BRINDISI COM-¥IN¥PRIMO¥FRANCESCO¥APOSTOLICA¥REGIA¥IMPERIAL¥MAESTË¥SUA trin-,allons Alto LUISA¥MARIA¥LÕIMPERATRICE¥MOGLIE¥SUA¥DI¥PAGNIA ! Portate qua mezzi [litri] e zaine e pistoni [fiaschi], wein¥trinken ,wein¥ken ! | Io davanti mia trippa volere allons , presto, wein¥trinken ,wein¥trinken ¥il¥litro,¥di¥quarto¥un¥a¥pari¥capacitˆ¥di¥misura¥una¥era¥ÒzainaÓ,¥,Zain¥1 13).¥nota¥12,¥(cfr.¥ÒquartiniÓ¥e¥litriÓ¥Òmezzi¥dunque¥invoca¥meneghino 1.¥nota¥1,¥cfr. peston¥Per¥2 165 PORTA_testi.indd 165 16/03/11 11:43 ¥biccer,¥de¥caraff,¥de¥sort¥DÕogni vassell¥in¥surba¥metter¥voller¥M“ 3Perell!¥a¥cantina¥vodara¥E fˆ,¥vuj¥che¥bev¥che¥Ah¥bev!¥che¥Ah sgonfiamm,¥Vuj ¥sÕcioppˆ,¥vuj¥Ð¥negamm¥Vuj scarpamm,¥Vuj cantˆ,¥col¥Ð¥Sgarbellamm eviva¥fˆ¥Col riva,¥che¥GRAN¥M�TTER¥Al ¥,PATRON¥bon¥carasc,¥car¥,PATRON¥Al dÕoliva,¥brocca¥la¥con¥sciˆ¥ven¥ChÕel baccan,¥n�¥sparad,¥n�¥ruzz,¥Senza Milan.¥de¥besogn¥ai¥proved¥A vain!¥trinche¥vain,¥trinche¥allon,¥Alto ¥peston,¥e¥Ð¥zain¥e¥mezz¥sciˆ¥Portee allon!¥prest,¥vain,¥trinche¥vain,¥Trinche 4fa¥agn¥ses¥pas¥della¥speranz¥i¥Se vin¥tanto¥post¥sto¥a¥bev¥faa¥MÕhan molin,¥di¥barchitt,¥di¥corr¥fˆ¥De 5 10 15 20 ogni sorta di caraffa, di bicchiere, io volere mettere pompa in botte e vuotare cantina a Perelli! | Ah che bere! Ah che bere che voglio fare, voglio gonfiarmi, voglio annegarmi, voglio scoppiare, voglio stracciarmi, spellarmi col cantare, che arriva, al patrono, caro carissimo, buon ma”tre¥grand col fare evviva al patrono, che vien qui col ramoscello dÕolivo, senza chiasso, nŽ sparate, nŽ bac trin-,wein¥trinken ,allons cano, a provvedere ai bisogni di Milano. | Alto ,wein¥trinken ! Portate qua mezzi [litri] e zaine e pistoni [fiaschi], wein¥ken ! | Se le speranze della pace sei anni fa mÕhan allons , presto, wein¥trinken fatto bere in questo posto tanto vino da far correre dei barconi, dei mulini, ¥omette ¥che ¥straniero, ¥uno ¥di ¥incerto ¥lÕitaliano ¥scimmiotta ¥passo ¥Il ¥3 ¥al¥citato¥giˆ¥famoso¥lÕoste¥�¥Perelli¥allÕinfinito.¥verbi¥i¥usa¥e¥articoli¥gli 114).¥v.¥al¥qui,¥e,¥9¥v.¥12,¥(cfr.¥1810,¥del¥Brindes ¥Napoleone¥di¥matrimonio¥il¥festeggiare¥per¥scritti¥versi¥ai¥Allusione¥4 dÕAustria.¥Luisa¥Maria¥con¥Bonaparte 166 PORTA_testi.indd 166 16/03/11 11:43 ¥5boffˆ,¥de¥d“¥el¥incoeu¥lÕ�¥mej¥Tanto 6spongˆ,¥De sugˆ,¥De negˆ,¥De franca,¥lÕ�¥Ð¥manca¥la¥no¥pas¥la¥Ch� ¥scappˆ.¥p�¥p˜¥la¥che¥ch“,¥lÕ�¥Ch� vin!¥del¥sciˆ¥vain,¥trinche¥donch,¥Alto ciod,¥on¥come¥secch¥lÕ�¥stomegh¥m�¥ChÕel 7martin¥on¥Sciˆ god¥vuj¥chÕel¥8Buscaa,¥De ¥savor¥Con !PATRON¥del¥Ð¥onor¥In bon!¥lÕ�¥Quest fior¥che¥cara,¥Cara, gust!¥che¥Oh¥quest!¥lÕ�¥che¥9Ð¥bob™¥De ¥terra¥la¥Benedetta¥Ð¥gl™¥gl™,¥Gl™, Bust,¥de¥contorna¥di¥Buscaa,¥De guerra,¥la¥lontana¥staga¥ve¥Che 25 30 35 40 tanto meglio � oggi il giorno di soffiare [tracannare], di spugnare [bere come una spugna], di asciugare, di annegare, che la pace non manca, � fran , qua wein ¥trinken ca [sicura], � qui, e non pu˜ scappare. | Alto dunque, del vino! che il mio stomaco � secco come un chiodo, qua un fiasco di Buscate, che lo voglio godere in onore del patrono [padrone]! Questo � buono! Caro, caro, che fior di bub� � questo! Oh che gusto! Glu, glu, glu, benedetta la terra di Buscate, dei dintorni di Busto, che vi stia lontana la guerra, ¥Òbere¥intenda¥si¥bottiglia,¥la¥con¥vetro¥di¥soffiatore¥il¥mimare¥Ossia¥5 cannaÓ.¥a 18.¥nota¥12,¥cfr.¥spongˆ¥Per¥6 80).¥v.¥qui,¥(cfr.¥ÒfiascoÓ¥per¥gergale¥voce¥�Martin¥7 sfi-¥una¥a¥assiste¥si¥questo¥in¥anche¥Brindes¥precedente¥nel¥giˆ¥Come¥8 pri-¥la¥�¥Buscate¥cui¥tra¥vino,¥di¥produzione¥la¥per¥note¥localitˆ¥di¥lata 9).¥nota¥e¥54¥v.¥12,¥(cfr.¥seconda¥la¥Busto¥ma, (lat-¥beveÓ¥si¥che¥Òci˜¥per¥sta¥che¥infantile¥linguaggio¥del¥voce¥�Bob™¥9 ¥vino.¥di¥tratta¥si¥evidentemente¥qui¥acqua),¥o¥te 167 PORTA_testi.indd 167 16/03/11 11:43 scighera¥la¥stravent,¥i¥tempest,¥i¥Che brughera.¥in¥pestass¥a¥tucc¥Vaghen ¥patron¥quell¥semper¥Viva terren,¥el¥grass¥Ð¥manten¥Che piantagion¥in¥spend¥sa¥ChÕel conven,¥che¥quell¥repar¥in¥E pajsan,¥i¥cont¥giust¥lÕ�¥Che ¥corriv,¥va¥el¥spend¥del¥in¥Che man,¥i¥liga¥el¥fattor¥ai¥Che viv!¥lassˆ¥e¥viv¥sa¥ChÕel patron¥quell¥semper¥Viva proved,¥che¥e¥ved,¥va,¥Che ¥relazion¥ai¥cred¥sa¥Che 10cred!¥pod�¥de¥cred¥chÕel¥Quell taj¥sto¥su¥patron¥on¥a¥sces¥Ogni pientada,¥vigna¥ona¥deventa¥La fada¥insc“¥dÕugonona¥Sgrazzononn ¥portaj.¥a¥stanghett¥col¥stantˆ¥Da ugh¥i¥tucc¥sort¥sta¥de¥patron¥on¥A cantina:¥in¥tucc¥van¥ghe¥vin,¥fan¥Ghe pacciugh,¥fa¥nissun¥grippa,¥Nissun spina.¥sulla¥ciav¥i¥inutel¥Hin 45 50 55 60 che la grandine, i turbini, la nebbia vadano tutti a impestarsi in brughiera. | Viva sempre quel padrone [patrono] che mantiene grasso il terreno, che sa spendere in piantagione e nel riparare quel che conviene, che � giusto con i paesani, che nel spendere va corrivo [� generoso], che ai fattori lega le mani, che sa vivere e lascia vivere! Viva sempre quel padrone [patrono] che va, vede, e che provvede, che sa credere alle relazioni quel che crede di poter credere! | Ogni siepe, a un padrone di questa foggia, diventa una vigna piantata, grappoloni di uvona cos“ grossa da stentare a portarli con il bastone. A un padrone [patrono] di questa sorta tutte le uve fanno vino, gli vanno tutte in cantina: nessuno arraffa, nessuno intruglia [il vino], sono inutili le chiavi sulla spina [per chiudere la botte]. | locali.¥funzionari¥nei¥re¥del¥fiducia¥la¥auspicano¥frasi¥Queste¥10 168 PORTA_testi.indd 168 16/03/11 11:43 65¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥ ¥ ¥RESGI™11¥el¥viva¥Viva¥Ð¥gl™¥gl™,¥Donch Todesch,¥di¥Lombard,¥di¥onor¥e¥Gloria !FRANZESCH¥viva¥Viva¥Ð¥gl™¥gl™,¥Donch bon,¥tanto¥Ð¥patron¥quell¥FRANZESCH¥LÕ� lu¥lÕ�¥che¥tucc¥san¥el¥san,¥el¥Tucc ¥vert�,¥de¥ras¥caregh¥patron¥Quell baccan¥n�¥ruzz¥senza¥sciˆ¥ven¥ChÕel Milan!¥de¥besogn¥ai¥proved¥A baroni,¥Oh� 70 Brugnoni, 75¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥¥ ¥Slandroni! ch“¥Pientamm Giurad“! parm“¥De trattin¥On 80¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥¥¥martin¥Colvin?¥Senza intort¥On sort¥sta¥De bosin?¥Al 85¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥ ¥¥canaj,¥Prest Razzapaj, Vin!¥o¥Mort Dunque glu glu, viva viva il reggitore [sovrano], gloria e onore dei lombardi, dei tedeschi, dunque glu glu, viva viva Francesco! Francesco quel patrono tanto buono, tutti lo sanno, lo sanno tutti che � lui quel padrone carico raso [strapieno] di virt�, che vien qui senza chiasso nŽ baccano a provvedere ai bisogni di Milano! | Ohi bricconi, garzoni, ladroni! Piantarmi qui, giuraddio!, da solo un pochino col fiasco senza vino? Un torto di questa sorta al bosino [cantastorie]? Presto canaglie, marmaglia, morte o vino! | 2.¥nota¥12,¥cfr.¥155)¥v.¥(cfr.Resgi™ra¥avanti¥pi�¥eResgi™¥Per¥11 169 PORTA_testi.indd 169 16/03/11 11:43 bombas.¥el¥lu¥ch“¥lÕ�¥che¥Ð¥pas¥pas,¥Pas, Modron?...¥del¥12Ð¥Canegraa ¥Sanguanon! Ð¥pas¥pas,¥Pas, brugnon.¥mee¥i¥Ð¥fallaa¥Hoo 13Sciampagn,¥che¥Alicant,¥che¥Toccaj,¥Che forester!¥mesÕciozz¥che¥pacciugh,¥Che ¥campagn,¥noster¥di¥vin¥nostran,¥Vin sinzer,¥ma¥sÕcett,¥ma¥legittem,¥Ma Milanes¥bon¥dÕon¥stomegh¥el¥Per paes.¥noster¥del¥robba¥va¥Ghe bon,¥del¥e¥bell¥del¥paccem¥che¥Nun ¥cappon,¥de¥vedij,¥de¥manz,¥de¥Fior butter,¥de¥formaj,¥de¥pan,¥de¥Fior biccer,¥coj¥cunt¥el¥fˆ¥de¥besogn¥emm¥No natura¥mader¥gran¥la¥quest¥per¥E premura¥santa¥la¥tolta¥sÕ�¥La ¥boccaa¥col¥bev¥de¥gi˜¥vojann¥De salaa,¥e¥passant¥scabbi¥de¥Fior suttir¥e¥mostos¥scabbi¥de¥Fior 90 95 100 105 Pace, pace, pace, che � qui la bambagia [delizia]. Canegrate, del Modrone?... Accidenti! Pace, pace, pace, ho fallato [sbagliato], garzoni miei. | Ma che Tocai, che Alicante, che Sciampagna, che intrugli, che miscugli forestieri! Vini nostrani, vini delle nostre campagne, ma legittimi, ma schietti, ma sinceri, per lo stomaco dÕun buon milanese ci va roba del nostro paese. | Noi che pappiamo [mangiamo] del bello e del buono, fior di manzi, di vitelli, di capponi, fior di pane, di formaggio, di burro, non abbiamo bisogno di tenere il conto dei bicchieri, e per questo la gran madre natura, si � presa la santa premura di versarci gi� da bere col boccale fior di vini passanti [delicati] e frizzanti, fior di vini sapidi e sottili [fini], ¥luogo ¥�¥Modrone, ¥di ¥Visconti ¥dei ¥proprietˆ ¥tempo ¥un ¥Canegrate, ¥12 pregiato.¥vino¥produce¥si¥dove ¥cela,¥Champagne)¥e¥Alicante¥(Tocai, ¥stranieri¥vini¥dei¥citazione¥La¥13 ¥potenze¥alle¥riferimento¥il¥approssimativo, ¥volutamente¥modo¥in¥ma mila-¥territori¥sui¥mire¥tuttora¥avevano¥o¥avuto¥avevano¥che¥straniere Francia.¥e¥Spagna¥Austria,¥nesi: 170 PORTA_testi.indd 170 16/03/11 11:43 fir.¥nost¥di¥ronch,¥nost¥di¥vign,¥nost¥Di d“,¥a¥torni¥nostran,¥vin¥nostran,¥Vin ¥14memoria,¥a¥e¥largh¥coeur¥col¥trincˆ¥De boria¥gran¥la¥forestee¥vin¥di¥Ch� forn“¥a¥tutta¥va¥la¥p�¥el¥Per l“!¥bott¥e¥scumma,¥e¥fumm¥p™ff,¥dÕon¥In 15Perell,¥sur¥lu¥m˜¥giust¥lˆ!¥ovej¥Ma ¥quell¥de¥ma¥vinett,¥de¥fiaa¥bon¥on¥Sciˆ sÕcett¥e¥luster¥limped,¥Savorii, 16Gergnett.¥del¥ronch¥suj¥catta¥se¥Che lejal¥de¥pont¥in¥che¥scabbi,¥sto¥Con qual,¥e¥tal¥coeur¥nost¥del¥retratt¥el¥LÕ� ¥canzon¥ona¥intonˆ¥de¥Ð¥intenzion¥GhÕhoo PATRONA¥nostra¥della¥onor¥In bona,¥lÕ�¥bella,¥lÕ�¥se¥infin,¥poe�¥Che giusosa,¥e¥Ð¥graziosa¥dolza,¥lÕ�¥Se lee¥anch¥rasol¥on¥lÕ�¥che¥cunt¥m�¥el¥Foo ¥scialosa,¥e¥Ð¥sciarnida¥ben¥Ð¥vit¥DÕona sit¥sto¥in¥cressuda¥e¥Ð¥Insedida 17Verzee!¥del¥allÕinfluss¥e¥allÕaria¥Grazia 110 115 120 125 delle nostre vigne, dei nostri ronchi, dei nostri filari. | Vino nostrano, vino nostrano, torno a dire, da trincare col cuore largo e Òa memoriaÓ chŽ la gran boria dei vini forestieri va tutta perlopi� a finire in un puff [in nulla], vapori e schiuma, e alto l“! | Ma, ohilˆ!, proprio lei, signor Perelli, qua un buon fiasco di vinetto, ma di quello saporito, limpido, lustro e schietto, che si coglie sui ronchi di Gergnetto. | Con questo vino, che quanto a lealtˆ � il ritratto del nostro cuore tale e quale, ho intenzione dÕintonare una canzone in onore della nostra padrona che poi, infine, se � bella, se � buona, se � dolce, graziosa e succosa, faccio conto che sia anche lei una talea di vite, ben scelta e rigogliosa, innestata e cresciuta in questo sito, grazie allÕaria e allÕinflusso del Verziere. | ¥perchŽ¥,buonoÓ¥sia¥che¥verificare¥di¥necessitˆ¥Òsenza¥cio�¥A memoria¥14 provato.¥accertato,¥stato¥giˆ¥� 7).¥v.¥al¥qui,¥e,¥9¥v.¥12,¥(cfr.¥citato¥giˆ¥milanese¥oste¥Noto¥15 Brianza.¥in¥Arcore,¥presso¥Lesmo,¥A¥16 4.¥nota¥26,¥cfr.¥Verzee¥Per¥17 171 PORTA_testi.indd 171 16/03/11 11:43 caraff!¥trenta¥vint,¥ciaccer,¥manch¥Ð¥Sciˆ ch“,¥vegna¥bev¥voeur¥chi¥Ð¥m“¥Paghi ¥m“!¥paghi¥Ð¥ch“¥presto¥bev,¥voeur¥Chi lÕavarizia,¥Ð¥d“¥sto¥in¥sÕcioppa¥Creppa, lÕamicizia.¥pas,¥la¥viva¥che¥E Ð¥andemm¥Alto cantemm,¥s�¥Ð¥sbraggemm¥S� ¥ch“,¥che¥questa¥lÕ�¥s˜lfa¥la¥Che l“.¥citto¥Ð¥m“¥intoni¥lˆ!¥Alto ,PATRONA ¥nostra¥la¥viva¥Viva, 130 135 Buseccona18 nun,¥come¥lee¥Tant ¥intuit�¥Che virt�¥e¥bellezza¥De nissun!¥a¥zed¥le¥bacco¥19brio¥Per delicada,¥ciel¥del¥StÕanemina 140 Destinada ¥,PATRON¥del¥fianch¥ai¥stˆ¥A retratt¥el¥LÕ� att¥in¥lÕ�¥che¥pas¥la¥De reson.¥giusta¥la¥con¥20sciosc¥a¥fˆ¥De 145 Qua, meno chiacchiere, venti, trenta caraffe! Pago io, chi vuol bere venga qui, chi vuol bere, presto qui, pago io! Crepi, scoppi in questo giorno lÕavarizia, e che viva la pace, lÕamicizia. Alto, andiamo, su gridiamo, su cantiamo, che lÕaria � questa qui; alto lˆ, intono io, zitto l“. | Viva, viva la nostra padrona buseccona [milanese] tanto lei come noi, che quanto a bellezza e virt�, per il dio Bacco, non la cede [non � inferiore] a nessuno! | QuestÕanimuccia del cielo delicata, destinata a stare al fianco del patrono, � il ritratto della pace che � in atto di fare alleanza con la giusta ragione. | 8.¥nota¥12,¥cfr.¥buseccona¥Per¥18 ¥1.¥nota¥22,¥cfr. per brio¥lÕespressione¥Per¥19 ¥fra ¥contratto ¥di ¥tipo ¥un ¥era ¥che ¥soccioÓ, ¥Òfare ¥significa ¥Faasciosc 20 contadini. 172 PORTA_testi.indd 172 16/03/11 11:43 150 deslippa¥la¥guaj,¥i¥torber,¥i¥Dopo ¥pippa¥la¥Che ann,¥tant¥per¥rott¥NÕhan ven¥la¥Lee balen¥lÕarco¥Come malann.¥di¥fin¥la¥prometten¥A 155¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥RESGI™RA ¥nostra ¥la¥viva¥Viva, Protettora Milanes,¥bon¥Di ben¥ghÕ�¥No manten¥le¥ciel¥chÕel¥Fin ¥paes.¥nost¥el¥sperˆ¥poda¥nol¥Che 160 savorii,¥Monsciasch¥del¥vinitt¥Car ghÕavii¥Che tosa,¥de¥stomegh¥el¥Giustaa adess¥Tornee ¥lÕistess,¥giustaghel¥A 165 preziosa!¥vitta¥soa¥la¥Conservenn allon!¥prest,¥vain,¥trinche¥vain,¥Trinche canzon.¥la¥forniss¥che¥insc“¥lÕ�¥Che crostin¥on¥voeur¥ghe¥adess¥ch“:¥Puntum ¥vin...¥de¥vin¥destingu¥per¥romp,¥per¥Tant 170 21piscinin!¥pan¥che¥cribbi!¥Cribbi! Dopo i torbidi, i guai, la sfortuna che hanno rotto le scatole per tanti anni, lei viene come lÕarcobaleno a prometterci la fine dei malanni. | Viva, viva la nostra reggitrice, protettrice dei buoni milanesi, non cÕ� bene, fin che il cielo la mantiene, in cui il nostro paese non possa sperare. | Cari vinetti saporiti del monzese, che avete aggiustato lo stomaco [suo] di ragazza, tornate adesso ad aggiustarglielo ugualmente, conservateci la sua vita preziosa! | !,che�cos“chefiniscelacan-allons ,presto,wein ¥trinken ,wein ¥Trinken zone. | Punctum qui: adesso ci vuole un crostino tanto per rompere [la serie di bevute], per distinguere vino da vino... Cribbio! cribbio! che pani piccolini! ¥era ¥pane ¥del ¥pezzatura ¥la ¥carestie ¥continue ¥delle ¥conseguenza ¥In ¥21 minuta.¥pi�¥sempre¥divenuta 173 PORTA_testi.indd 173 16/03/11 11:43 22metta,¥la¥de¥paroll¥i¥grand¥p�¥Hin 23Lapouff,¥del¥botton¥i¥gross¥p�¥Hin poetta,¥de¥famm¥ona¥catta¥me¥Se ¥24bouff.¥dÕon¥in¥gerla¥mezz¥on¥sgandolli¥MÕen PATRON¥chÕel¥pas,¥la¥che¥Ð¥lˆ¥andemm¥Ma persona,¥in¥sigillann¥a¥ch“¥ven¥El botton.¥sti¥scompar“¥Ð¥farˆ¥La danee,¥commerzi,¥aggravi,¥Manch ¥spicch,¥quaj¥on¥faga¥che¥Prenzep¥bon¥On 25Simona,¥el¥e¥Miggia¥el¥fina¥tucc,¥san¥El 26micch.¥i¥s�¥sgonfia¥che¥mantes¥el¥ChÕhin lÕabbondanza¥che¥intant¥Ora ,RESGI™¥el¥cont¥viagg¥in¥LÕ� ¥Brianza¥la¥per¥spassamm¥Vuj gl™.¥gl™¥fˆ¥a¥bott¥on¥Anm˜ bottan¥el¥imp“¥de¥petitt¥el¥GhÕhoo firisell¥de¥fior¥on¥Cont cantonscell¥dÕon¥in¥fa¥se¥Che 175 180 185 Sono pi� grandi le parole della meta, son pi� grossi i bottoni di Lapouff, se mi prende una fame da poeta, me ne snocciolo [divoro] una mezza gerla in un soffio. | Ma andiamo avanti, che la pace, che il padrone viene qui a sigillare di persona, farˆ scomparire questi bottoni [panini piccoli]. | Meno aggravi, commerci, denaro, un buon principe che faccia qualche spicco [sia munifico], lo sanno tutti, perfino il Migio e il Simone, che sono il mantice che rigonfia le miche [il pane] [rendono florida lÕeconomia]. | Ora, intanto che lÕabbondanza � in viaggio con il reggitore, voglio spassarmi per la Brianza ancora un poÕ a far glu glu. Ho lÕappetito [la voglia] di riempire la pancia con un fiore di filugello [bambagia, vinello] che si fa in un cantoncino signifi-¥stesso ¥nello ¥,meta ¥termine ¥Il ¥calmiere. ¥del ¥listino ¥il ¥�Metta ¥22 XII).¥(cap. sposi¥Promessi¥nei¥anche¥trova¥si¥,calmieratoÓ¥Òprezzo¥di¥cato ¥burle¥fare ¥di¥vezzo¥il¥per¥Pulcinella¥ricorda ¥che¥popolare¥Maschera¥23 208).¥v.¥52,¥(cfr.¥bottoni¥grossi¥con¥vestito¥caratteristico¥un¥ha¥smorfie;¥e Òn˜ccioloÓ.¥cio�¥gandolla¥da¥deriva¥ÒsnocciolareÓ,¥per¥Sgandolli¥24 ÒtuttiÓ.¥dire¥per¥idiomatica¥Espressione¥25 classi-¥forma¥ÒmichettaÓ,¥noto¥pi�¥il¥cui¥da¥ÒmicaÓ,¥micca,¥di¥plurale¥,Micch¥26 106)¥v.¥,LaPrineide¥2;¥v.¥63,¥219;¥v.¥62,¥92;¥v.¥40,¥(cfr.¥Milanese¥del¥pane¥di¥ca 174 PORTA_testi.indd 174 16/03/11 11:43 190 ¥27Vedan.¥de¥volta¥la¥Su Abaa!¥Pader¥vin!¥che¥Ah savorii!¥e¥viv¥Limped, trii¥de¥vin¥del¥in¥ch“¥quest¥De staa.¥mai¥proppi¥nÕ�¥ghe¥No 195¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥¥lÕ� ¥qual¥e¥tal ¥vin ¥sto¥Seomm,¥on¥deventˆ¥podess¥El re,¥on¥deventˆ¥anm“¥m“¥E galantomm¥de¥vorrev¥No Vedan¥de¥vin¥scior¥sto¥Che ¥lontan...¥brazz¥on¥stass¥me¥El 200 sacc¥el¥dagh¥denanz¥che¥lu...¥fors¥eel¥Ma, coracc¥el¥coeur¥del¥in¥cascia¥me¥El descor¥a¥bacco¥brio¥per¥voltamm¥De medemm¥Col ¥?IMPERATOR¥e¥RE¥Noster 205 andemm...¥saldo...¥lu!...¥lÕ�¥che¥ben¥s“¥Ah politto...¥Carla!...¥sur¥spiret,¥Alto, citto!¥spiret...¥28Moxtill!...¥Ð¥parla¥chÕel¥Via ,SACRA¥MAISTAA¥vin¥sto¥de¥fumm¥el¥Cont ¥bass,¥popol¥del¥procurador¥Come 210 sass¥sul¥n�¥che¥mej¥p�¥ciel¥in¥stampi¥Ghe fedeltaa!¥de¥amor,¥de¥giurament¥El dalle parti di Vedano. Ah che vino! Padre abate! Limpido, vivo e saporito! Di questo, nel vino da tre [soldi], non ce nÕ� proprio mai stato. | Se questo vino, tale e quale �, potesse diventare un uomo e anchÕio diventare un re non vorrei, da galantuomo, che questo signor vino di Vedˆno mi stesse lontano un braccio... | Ma, � forse lei... che prima di assaggiarlo mi mette nel cuore il coraggio di rivolgermi, perbacco! a discorrere con lo stesso nostro re e imperatore? Ah s“, certo che � lui!... forza... andiamo... su, spirito, signor Carlo!... per bene... via, parli. Moxtill!... spirito... zitto! | Con il fumo di questo vino, Sacra Maestˆ, come procuratore del popolo basso, le stampo in cielo, meglio che sul sasso, il giuramento di amore, di fedeltˆ! ¥Monza.¥di¥pressi¥nei¥Lambro,¥al¥Vedano¥27 ¥tedesco¥del¥e¥ÒoraÓ¥cio�¥m˜¥di¥contaminazione¥dalla¥nato¥Termine ¥28 ÒquietoÓ.¥ossia¥still 175 PORTA_testi.indd 175 16/03/11 11:43 addrittura¥leggiarˆ¥el¥m˜¥Maistaa,¥Adess, procura.¥de¥carta¥la¥tucc¥de¥volt¥Sul 215¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥allon, ¥prest,¥vain, ¥Trinche¥tucc:¥Anem Patron!¥nost¥FRANZESCH¥semper¥Viva bianch!¥Vin¥Chee?... nanch¥vuj¥nol¥n˜,¥poe�¥Quest sÕcett!¥p�¥del¥29Masaa¥de¥fudess¥SÕel ¥pressa!¥la¥malarbetta¥vuj,¥nol¥N˜, respett,¥de¥pien¥Sont¥Ð¥messa?¥de¥Vin savor,¥e¥sostanza¥tutt¥vin,¥bon¥Hin lor,¥per¥de¥bevuu¥van¥per˜¥Ma color.¥de¥vin¥coj¥lighen¥no¥Ch� 220 225¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥tomma¥ona ¥fann ¥vorrev ¥puttost¥M“Romma,¥cˆ¥de¥Masaa¥de¥ross¥vin¥Col specc,¥on¥come¥sÕcett¥e¥nett¥Cordial, vecc.¥lÕ�¥quand¥Ð¥stupendon¥Ð¥bon¥Semper venter¥m�¥chÕel¥sanguanon,¥peccaa,¥LÕ� ¥tina;¥dÕona¥fond¥el¥come¥largh¥sia¥Nol denter¥metteghen¥insc“¥Podarev cantina,¥de¥siropp¥de¥fior¥sti¥De balocch,¥a¥mucc,¥a¥proppi¥nÕemm¥ghe¥Ch� tocch.¥in¥lÕanema¥va¥me¥lassaj¥a¥Che 230 Adesso, maestˆ, leggerˆ addirittura sul volto di tutti la carta di procura. | Animo ,vivasempreFrancesconostropatrono!| allons ,presto,wein¥trinken tutti: Cosa?... Vino bianco! Questa poi no, non lo voglio neanche se fosse di Masate, del pi� schietto! No, non lo voglio, meledetta la premura! Vino da messa? Sono pieno di rispetto, sono buoni vini, tutti sostanza e sapori, ma van bevuti da soli, che non legano [non van dÕaccordo] coi vini di colore [scuri]. | Io piuttosto vorrei fare una sbronza col vino rosso di Masate della casa Roma, cordiale, netto e schietto come uno specchio, sempre buono, arcistupendo, quando � vecchio. | é un peccato, accidenti, che il mio ventre non sia largo come il fondo di un tino; ne potrei cos“ metter dentro di questi fior di sciroppi di cantina, che ne abbiamo proprio a mucchi, a bizzeffe, che a lasciarli mi va lÕanima in frantumi. | vino.¥produce¥si¥cui¥in¥Brianza¥della¥paese¥un¥�¥Masate¥29 176 PORTA_testi.indd 176 16/03/11 11:43 235¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥million! ¥on¥cossa... ¥soo ¥no ¥Pagarev PATRON¥nost¥el¥Ð¥ch“¥stˆ¥che¥Ð¥d“¥quij¥in¥Che cantinee,¥el¥cˆ¥in¥fagh¥Ð¥m“¥Possess Cort¥la¥de¥Dottor¥i¥che¥patt¥con¥Ma pee.¥di¥foeura¥stassen¥sÕintend,¥F™rt... 240¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥ ¥spallera 30 ¥in ¥tucc ¥l“ ¥mettegh¥Vorrev baffios,¥e¥scialos¥scabbi,¥nost¥I 31dÕAngera,¥sodo¥e¥limped¥bell¥Quell giusos,¥e¥brillant¥Casten¥de¥Quell dÕOsnagh¥e¥Santa¥la¥de¥Ð¥grazios¥Quij ¥Buragh,¥de¥Omaa,¥de¥magnifegh¥Quell 245 sostanzios,¥e¥posaa¥Vaver¥de¥Quell Casal,¥de¥piccant¥e¥sinzer¥Quell Oren,¥e¥Canonega¥de¥Ð¥cordial¥Quij salaa¥e¥sÕcett¥e¥nett¥Ð¥mostos¥Quij ¥Casaa,¥de¥Biassonn,¥de¥Suigh,¥De 250 Parabiagh,¥Buscaa,¥piccol,¥Bust¥De Des,¥e¥Noeuva¥Cassan,¥de¥Mombell,¥De Vares,¥de¥Arlaa,¥de¥Maggenta,¥De bon,¥vin¥de¥Ð¥million¥milla¥olter¥E ¥,PATRON¥el¥saggiaj¥a¥riva¥sÕel¥Che, 255 forestee;¥gott¥on¥p�¥mai¥bev¥ne¥Nol Pagherei non so cosa... un milione! affinchŽ nei giorni che il nostro patrono � qui potessi io fargli in casa da cantiniere, ma a patto che i dottori della Corte, f™rt [via!]... sÕintende, stessero fuori dai piedi. | Vorrei mettergli l“ tutti in esposizione i nostri vini, generosi e maschi, quello bello limpido e sodo dÕAngera, quello di Castano brillante e giocoso, quelli graziosi di La Santa e di Osnago, quello magnifico di Omate, di Burago, quello di Vaprio posato e sostanzioso, quello sincero e piccante di Casale, quelli cordiali di Canonica e Oreno, quelli morbidi, netti e schietti e salati di Sovico, di Biassono, di Casa- te, di Busto piccolo, Buscate, Parabiago, di Mombello, di Cassano, Nova e Desio, di Magenta, di Arlate, di Varese, e altri mille milioni di vini buoni che, se arriva ad assaggiarli il patrono, non ne beve mai pi� un goccio di forestiero; 3.¥nota¥6,¥cfr.¥,spallera¥Per¥30 ¥Milano¥di¥nord ¥a¥unÕarea ¥in¥compresi ¥territori¥contempla¥LÕelenco ¥31 Lecco.¥e¥Monza¥tra 177 PORTA_testi.indd 177 16/03/11 11:43 cantinee,¥el¥sa,¥chi¥loda,¥el¥Fors ordenna¥ghe¥el¥e¥ciamma¥le¥el¥forsÕanca¥E Vienna.¥a¥32bonza¥quaj¥inviaghen¥De 260¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥succ! ¥sont ¥che¥m˜, ¥anca ¥bev ¥de¥Sciˆtappella...¥la¥mennˆ¥p�¥poss¥no¥Che ponda...¥se¥chÕel¥lˆ...¥voj¥gamba...¥in¥Franco vella,¥la¥sbassa¥chÕel¥Ð¥donda¥sÕel¥Vej! caraffa¥la¥lˆ¥voltˆ¥voeur¥sÕel¥S“ ¥staffa.¥la¥de¥faa¥insc“¥tal¥quell¥De dÕEgitt!¥vella¥che¥caraffa!¥Che mej?¥del¥Duca?...¥sur¥del¥33Gaviraa?... sgonfiamm,¥Vuj ditt!¥giˆ¥lÕhoo¥Ð¥negamm¥Vuj ¥vassej,¥i¥tucc¥su¥sequester¥on¥Foo boffˆ,¥de¥Ð¥d“¥ver¥el¥quest¥lÕ�¥Che spongˆ,¥De sugˆ,¥De negˆ,¥De ¥franca,¥lÕ�¥Ð¥manca¥la¥no¥pas¥la¥Ch� scappˆ.¥p�¥p˜¥la¥che¥Ð¥ch“¥lÕ�¥Ch� m“!¥paghi¥vain,¥Trinche¥allon!¥Alto 265 270 275 forse loda, chi sa, il cantiniere, forse anche lo chiama e gli ordina di inviargliene qualche bigoncia a Vienna. | Qua da bere ancora che sono asciutto! che non posso pi� menare [muovere] la lingua... | Franco in gamba... ohi lˆ... che si appoggi... Ohi! se dondola abbassi la vela, s“, se vuole voltare su [svuotare] la caraffa di quel tale [vino] cosiddetto della staffa. | Che caraffa! che vela dÕEgitto! Gavirate?... del signor Duca?... del meglio? Voglio gonfiarmi, voglio annegarmi, lÕho giˆ detto! Faccio un sequestro di tutte le botti, che questo � il vero giorno di bere, di spugnare, di asciugare, di annegare, che la pace non manca, � franca ,pagoio!, wein¥trinken !,allons [sicura],�qui,enonpu˜pi�scappare.|Alto 14.¥nota¥12,¥cfr.¥bonza¥Per¥32 vino.¥di¥produttrice¥milanese¥del¥zona¥Altra¥33 178 PORTA_testi.indd 178 16/03/11 11:43 ch“!¥vegna¥bev,¥voeur¥chi¥s�t,¥ghÕha¥Chi mes¥dÕon¥in¥pas¥la¥che¥cunt¥poe�¥Foo ¥spes.¥coj¥ci˜cca¥la¥paga¥ne¥La sospirada,¥pas¥santa¥pas,¥Cara pagada,¥e¥comprada¥Ð¥cercada¥Tant voeur!¥Dio¥se¥anch¥pur¥Ð¥cattada¥TÕemm radisa,¥sceppa,¥Pientet,¥ch“!¥stˆ¥Ah ¥coeur!¥nost¥dal¥p�¥mai¥destacchet¥No s™¥de¥limped,¥ciel¥de¥faran¥Te ,LUVISA¥de¥,FRANZESCH¥de¥vert�¥I scesa¥de¥e¥Ð¥difesa¥de¥faran¥Te ,RESGI™¥di¥amor¥e¥Gratitudena ¥rosada¥de¥faran¥te¥Finalment granada¥Sta gl™.¥gl™¥de¥g™tt¥sti¥E man¥di¥in¥tazz¥coj¥allegher!¥s�,¥Svint, Milan!¥de¥PATRON¥al¥eviva¥Femm ¥fameja¥sola¥dÕona¥in¥unii¥Tucc livreja,¥e¥spada¥de¥toga,¥de¥Gent penna,¥de¥e¥gippa¥de¥cappa,¥de¥Gent Todesch,¥34Busecconi,¥Venezian, cantemm,¥s�¥Ð¥sbraggemm¥s�¥tucc,¥Bevemm ¥lenna,¥la¥e¥spina¥la¥cascia¥che¥Fin 280 285 290 295 300 chi ha sete, chi vuole bere, venga qui! Faccio poi conto che la pace, in un mese, ci ripaghi la ciucca [sbronza] con le spese. | Cara pace, santa pace sospirata, tanto cercata, comperata e pagata, ti abbiamo trovata, pur anche colta, se Dio vuole! Ah, resta qui! Piantati, accestisci, radicati, non staccarti mai pi� dal nostro cuore! | Ti faranno da cielo limpido, da sole, le virt� di Francesco e Luisa, ti faranno da difesa, e da siepe, gratitudine e amore del reggitore, finalmente ti faranno da rugiada questo rubino e queste gocce di glu glu. | Svelti, su, allegri! con le tazze nelle mani facciamo evviva al patrono di Milano! Tutti uniti in una sola famiglia, gente di toga, di spada e di livrea, gente di cappa, di marsina e di penna, veneziani, busecconi [milanesi], tedeschi, beviamo tutti, su gridiamo, su cantiamo, fin che getta la spina e la lena, 8.¥nota¥12,¥cfr. busecconi¥Per¥34 179 PORTA_testi.indd 179 16/03/11 11:43 !CË¥DE¥LORENNA¥la¥viva¥Viva, !FRANZESCH¥evivazza¥viva,¥Viva, RESGI™¥sto¥durˆ¥possa¥ne¥ChÕel gl™.¥gl™¥de¥sarˆ¥ghe¥mond¥al¥che¥Fin 305¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥bandoria,¥femm¥vain,¥trinche¥vain,¥Trinche scialalla,¥de¥giust¥temp¥el¥quest¥lÕ�¥Ch� memoria¥la¥ann¥i¥tucc¥onoremm¥ÇE 35ballaÈ.¥la¥con¥gl™,¥gl™¥col¥d“¥sto¥De viva, viva la casa di Lorena! viva, viva, evvivazza, Francesco! Che ci possa ,wein¥Trinken durare questo reggitore fin che al mondo ci sarˆ da glu glu. | , facciamo baldoria, che � questo il tempo giusto di scialarla wein ¥trinken [di abbondare], Çe onoriamo tutti gli anni la memoria di questo giorno col glu glu, con la ballaÈ. 1810.¥del¥Brindes¥del¥finale¥dal¥unÕautocitazione¥sono¥virgolettati¥versi¥I¥35 180 PORTA_testi.indd 180 16/03/11 11:43 38 Il testo � uno sfogo dellÕaffetto di Porta per Milano. Secondo Isella va datato a unÕepoca successiva alla deportazione di Napoleone a SantÕElena, per via di alcune allusioni ai vv. 31-35, quindi allÕautunno del 1815. Fu pubblicato per la prima volta nellÕedizione Cherubini. ¥MILAN¥IN¥VIVEN¥CHE¥FORESTEE¥CERTI¥A SPARLEN¥NE¥CHE¥E Ode ariezz¥vost¥ai¥Merda forastee!¥de¥pajasc¥Marcanaggi pee,¥di¥foeura¥Andee pezz,¥on¥per¥p�¥Tornee ¥finezz!¥di¥regina¥sta¥Fenela 5 vist¥nanca¥avessem¥I Milan¥in¥intrˆ¥a¥sella¥sott¥fagottell¥Col pescian,¥a¥descolz,¥Biott, trist,¥e¥umel¥Magher, ¥crist!¥malarbetti¥sti¥bondanz,¥gran¥Sti 10 SPAR-¥NE ¥CHE ¥E ¥MILANO ¥A ¥VIVONO ¥CHE ¥FORESTIERI ¥CERTI ¥A -¥Ode ¥-¥LANO Merda alle vostre arie, maledetti pagliacci di fo restieri! Andate fuori dai piedi, non tornate pi� per un pezzo, fateci questa regina delle finezze! | Se non li avessimo neanche visti, col fagottello sotto ascella entrare in Milano, nudi, scalzi, a piedi, magri, umili e tristi, questi gran signori, questi maledetti cristi! | 181 PORTA_testi.indd 181 16/03/11 11:43 s�¥faa¥sÕhin¥ch“,¥staa¥Hin 1cervellaa,¥noster¥col¥petard¥e¥Lenc faa¥ghÕha¥el¥abonora¥Che 2gr�,¥i¥come¥coll¥el¥Slongˆ ¥lu!¥anch¥ingossa¥fa¥ghe¥el¥porconi,¥adess,¥E 15 3buseccon¥pover¥Nun loeugh¥el¥fagh¥per¥cost¥di¥in¥strengiuu¥semm¥Se foeugh,¥nost¥al¥scoldass¥De carbon¥el¥cont¥lor¥E ¥muson!¥el¥tengen¥a¥via¥spassen¥Se 20 d“,¥a¥torni¥ve¥Merda, forastee!¥de¥pajasc¥Marcanaggi pee,¥di¥foeura¥Andee ch“¥tornˆ¥de¥innanz¥E ¥m“.¥diga¥vel¥che¥deprima¥Specciee 25 forestee¥sti¥hin¥chi¥E Milan?¥contra¥tant¥scolden¥la¥se¥Che Persian?¥hin¥Chines,¥Hin adree,¥ch“¥gent¥tutt¥hin¥n˜:¥Sur ¥minee!¥la¥Peh!¥lor...¥anca¥dÕItalia¥Hin 30 Sono stati qui, si sono fatti su lisci e tondi col nostro cervellato, che sulle prime gli ha fatto allungare il collo come le gru, e adesso, porconi, gli fa schifo anche quello! | Noi poveri busecconi [milanesi] ci siamo stretti nelle costole, per fargli posto da scaldarsi al nostro fuoco, e loro con il carbone se la spassano a tingerci il muso! | Merda, vi torno a dire, maledetti pagliacci di forestieri! Andate fuori dai piedi, e prima di tornar qui aspettate prima che ve lo dica io. | E chi sono questi forestieri che se la scaldano tanto con Milano? sono cinesi, sono persiani? Signor no, sono tutta gente qui dietro, sono dÕItalia anche loro... Puh! vergogna! | praticamen-¥oggi¥lombarda,¥gastronomica¥specialitˆ¥una¥�¥Cervelaa¥1 ¥maiale¥di¥grasso¥di¥composta¥condimento,¥come¥usata¥scomparsa,¥te salsicciot-¥in ¥insaccato ¥sale, ¥cacio, ¥aromi, ¥tritati, ¥manzo ¥di ¥rognone ¥e cer-¥di¥nome ¥il ¥deriva ¥prodotto ¥questo ¥da ¥zafferano;¥lo ¥con ¥colorati ¥ti 964).¥v.¥47,¥(cfr.¥salumieri¥ai¥dato¥velee cibo.¥il¥raggiungere¥di¥tentativo¥nel¥affamati¥animali¥gli¥fanno¥Come¥2 8.¥nota¥12,¥cfr.¥buseccon¥Per¥3 182 PORTA_testi.indd 182 16/03/11 11:43 desgraziada,¥Italia¥O 4mort¥i¥cont¥toeulla¥a¥andˆ¥serv¥Cossa tort¥el¥tutt¥che¥temp¥In strasciada¥insc“¥vess¥De ¥giurada!¥toa¥nemisa¥,T“¥de¥tutt¥LÕ� senza¥seet¥te¥se¥s“,¥Sur forestee¥hin¥tutt¥se¥lenguacc,¥e¥Legg mestee,¥i¥usanz,¥t˜¥I confidenza¥in¥dilla¥a¥Se ¥Providenza.¥lÕ�¥5dandinn,¥i¥tegnen¥Te natural¥chÕel¥fin¥E terremott¥on¥o¥deluvi¥on¥giusta¥te¥Nol nagott,¥lÕ�¥insc“¥LÕess pal¥soeu¥coj¥Turch¥i¥Mej ¥nazional.¥descordi¥i¥e¥lÕinvidia¥Che reson:¥alla¥stemm¥Ma despias?¥ve¥che¥paes¥dÕon¥porch¥sto¥Eel pas;¥santa¥in¥Lassell 35 40 45 O Italia disgraziata, cosa serve andare a prendersela con i morti in tempi che tutto il torto di essere cos“ stracciata � tutto di Te, nemica tua [di te stessa] giurata! | Signors“, se sei senza legge e lingua, se sono tutte forestiere le tue usanze, i mestieri, se a dirla in confidenza ti tengono le dande, � provvidenza. | E fino a che non ti sistema il ÒnaturaleÓ [lÕindole] un diluvio o un terremoto, lÕessere cos“ non � nulla, meglio i turchi con i loro pali che lÕinvidia e le discordie nazionali. | Ma stiamo alla ragione [non divaghiamo]: � questo porco dÕun paese che vi dispiace? Lasciatelo in santa pace; allÕin-¥attiene ¥quanto ¥per ¥morto, ¥Bonaparte ¥Napoleone ¥a¥Allusione ¥4 1815.¥del¥luglio¥nel¥SantÕElena,¥a¥lÕesilio¥con¥politica,¥fluenza sorreg-¥si¥cui¥con¥briglie¥di¥sorta¥una¥ÒdandeÓ:¥di¥diminutivo¥Dandinn¥5 allu-¥Porta¥58).¥v.¥50,¥(cfr.¥soli¥da¥camminare¥di¥incapaci¥bambini¥i¥gono ¥milanesi¥i¥che¥parziale,¥pur¥politico-amministrativa,¥allÕautonomia¥de ebbero.¥non¥che¥ma¥Napoleone,¥da¥ottenere¥di¥speravano 183 PORTA_testi.indd 183 16/03/11 11:43 50 allon!¥spazzetta,¥Andemm, ¥mincion?¥i¥per¥ch“¥ligaa¥forsi¥VÕemm tabacch!¥donca,¥Alto sangueded“!¥ball¥di¥foeura¥Andee guar“¥podem¥che¥Giˆ destacch¥del¥piaga¥La ¥5triacch!¥coj¥che¥butter¥col¥mej¥Forsi 55 andiamo, piazza pulita, allons!, vi abbiamo forse legato qui per i minchioni? | Alto dunque, via! Andate fuori dalle balle, sanguedidio!, giacchŽ possiamo guarire la piaga del distacco forse meglio col burro che colle triache! com-¥farmaco¥un¥alchimistica,¥arte¥nellÕantica¥era,¥triaca,¥,triacch¥La¥5 famo-¥erano ¥Porta ¥del ¥tempo ¥al ¥ingredienti; ¥numerosissimi ¥di ¥posto ¥milanesi¥i¥che¥significare¥vuol¥dunque,¥passo,¥Il¥veneziane.¥quelle¥se ele-¥burro, ¥(col ¥soli ¥da ¥meglio ¥distacco ¥del ¥piaga ¥la ¥guarire ¥sapranno ¥contro ¥popolare ¥medicamento ¥e¥lombarda ¥cucina ¥della ¥base ¥mento stranieri.¥medicamenti¥a¥ricorso¥il¥con¥che¥scottatura)¥da¥piaghe¥le 184 PORTA_testi.indd 184 16/03/11 11:43 39 Epicedio scritto in onore di Giuseppe Bossi, uno degli artisti pi� acclamati della sua epoca, morto la notte fra lÕ8 e il 9 dicembre 1815; durante la malattia fu assistito, tra gli altri, anche dallÕamico Carlo Porta, che si occup˜ delle vicende legate allÕereditˆ dellÕimportante collezione di quadri, stampe, disegni e manoscritti preziosi appartenuti al pittore. Porta difese pubblicamente Bossi dagli attacchi che il senatore ed ex abate Verri indirizz˜ agli scritti bossiani su Leonardo (cfr. 22 e 32). Inoltre, in occasione del primo Brindes, consult˜ lÕamico sollecitando consigli e giudizi, mentre Bossi si av ¥de ¥Adress valsedellamaestriaportianaperlacomposizionedellÕ .UnaletteraaGaetanoCattaneofada-Tandoeuggia ¥Menegh tare con precisione il sonetto al 28 dicembre 1815, poi pubblicato nellÕedizione Cherubini. ¥¥PITTOR¥BRAVISSEM¥DEL¥MORT¥LA¥PER BOSS¥GIUSEPP¥LETTERATO¥E lu!¥per¥Jesuss¥1Boss!¥pittor¥el¥mort¥LÕ� cristian;¥fedel¥i¥passen,¥e¥Sclamen, GIU-¥LETTERATO ¥E ¥PITTORE ¥BRAVISSIMO ¥DEL ¥MORTE ¥LA ¥PER BOSSI ¥SEPPE Çé morto il pittore Bossi! Ges� per [sia con] lui [pace allÕanima sua]!È esclamano, e passano, i fedeli cristiani; talen-¥il¥per¥noto¥1815),¥dicembre¥9¥-¥1777¥agosto¥(17¥Bossi¥Giuseppe¥1 seducen-¥lÕaspetto¥per¥anche¥ma¥ingegno¥vivissimo¥il¥per¥artistico,¥to ¥vanitˆ.¥di¥debolezza¥qualche¥rimproverava¥gli¥frequentava¥lo¥chi¥Ð¥te ¥cultura ¥della ¥animatore ¥nonchŽ ¥dÕarte ¥collezionista ¥grande ¥e¥Pittore segre-¥divenne ¥Roma ¥a¥apprendistato ¥di ¥periodo ¥un ¥dopo ¥milanese, dis-¥un¥per¥AccademialÕ ¥Abbandonata¥Brera.¥di ¥AccademiadellÕ ¥tario ¥una¥vicer�,¥del¥richiesta¥dietro¥anni,¥per¥tenne¥presidente,¥il¥con¥sidio ¥Valle.¥Maria¥Santa¥di¥casa¥sua¥la¥presso¥sovvenzionata¥privata¥scuola 185 PORTA_testi.indd 185 16/03/11 11:43 man¥i¥freghen¥2vicciuritt¥pretocch¥I ¥p�;¥de¥candirott¥on¥Mej!¥disen:¥E 4 fu,¥di¥in¥veden¥chÕel¥mestee,¥del¥Quij pan;¥al¥intorna¥manch¥tant¥vess¥de¥Goden barbasgian¥del¥dan¥ghe¥ozios¥ricch¥I ¥virt�;¥la¥per¥sbolgiraa¥vesses¥A 8 galantomm¥i¥che¥spess¥p�¥hin¥che¥malign¥I stort,¥o¥indrizz¥o¥raff,¥de¥o¥riff¥de¥O ¥nomm;¥el¥spiscinigh¥de¥ponn,¥se¥Cerchen, 11 magon¥m�¥del¥consolamm¥per¥m“¥E mort¥lÕ�¥se¥che¥omm¥grand¥sto¥a¥dighi¥Ghe ¥cojon.¥mond¥gran¥dÕon¥foeura¥anch¥pur¥LÕ� 14 i pretacci vetturini si fregano le mani e dicono: ÇMeglio! un cero in pi�!È; | quelli del mestiere [i colleghi dellÕAccademia], che lo vedono nei ÒfuÓ [nei trapassati], godono di essere uno di meno intorno al pane; i ricchi oziosi gli danno del barbagianni a essersi rovinato per la virt�; | i maligni che sono pi� numerosi dei galantuomini, o di riffa o di raffa, o per dritto o per storto, cercano, se possono, di rimpicciolirgli il nome [la fama]; | e io per consolarmi del mio magone dico a questo grande uomo che se � morto � pur anche fuori da un grande mondo coglione. ¥delle ¥soppressione ¥la ¥dopo ¥,vetturiniÓ ¥Òpretazzi ¥,Pretocch vicciuritt ¥2 atte-¥in ¥piazze ¥nelle ¥sostavano ¥anchÕessi ¥Napoleone ¥da ¥voluta ¥chiese ¥pone ¥Porta ¥vetturini. ¥i¥come ¥servigi, ¥loro ¥i¥per ¥chiamati ¥essere ¥di ¥sa veniale.¥carattere¥loro¥sul¥caso,¥questo¥in¥lÕaccento,¥quindi 186 PORTA_testi.indd 186 16/03/11 11:43 40 ,cio�ÒunafatturaÓ,Òun striozz¥On Iltitolo,nellÕedizioneCherubini,� incantesimoÓ; la scelta definitiva privilegia la natura di divertente exemplum pedagogico; il testo mette in burla la diffusa superstizione popolare ma anche il gusto goticistico cui, pur schierandosi con i romantici, Porta non aderisce preferendo mantenersi fedele alla reson. La fonte pi� proba diFederigovonHagendorn. Beelzebub¥und¥Aurelius bile�ilracconto Datato ai primi mesi del 1816, fu pubblicato nellÕedizione Cherubini. ESEMPI¥ON esosa¥veggianna¥Ona pedocciosa,¥t�gna,¥avara,¥Spiossera, ghell¥dÕon¥cros¥la¥pozz¥dÕon¥cavˆ¥per¥Che pell,¥la¥con¥corda¥la¥faa¥LÕavarav ¥fantastegand¥pezz¥gran¥on¥da¥LÕandava ruminand¥e¥Masnand bott¥dÕon¥in¥poss�¥Come cuntee¥tanci¥Senza 1bolgiott.¥el¥s�¥sgonfiˆ¥e¥ricca¥Deventˆ ¥qualment¥come¥descor¥a¥sentii¥avend¥E gent¥la¥de¥staa¥GhÕeva coss¥de¥sort¥sta¥ottegnuu¥aveven¥Che 5 10 Una vecchiaccia esosa, spilorcia, avara, tirchia, pidocchiosa, ESEMPIO ¥UN che per prendere da un pozzo la croce da un soldo avrebbe fatto la corda con la propria pelle, andava da un bel poÕ di tempo fantasticando, macinando e ruminando come fosse possibile in un botto [in un colpo solo], senza tanti pensieri, diventare ricca e riempirsi la borsa. E avendo sentito dire che cÕera stata gente che aveva ottenuto questa sorta di cose ¥ÒbolgiaÓ ¥lÕitaliano ¥veda ¥(si ¥spregiativa ¥uscita ¥con ¥,ÒborsaÓ ¥,Bolgiott ¥1 ¥ÒborsaÓ).¥per 187 PORTA_testi.indd 187 16/03/11 11:43 dÕoss,¥orecc¥di¥quellÕangior¥de¥CollÕajutt lee¥anch¥ressolta¥sÕ�¥La ¥fortuna,¥alla¥e¥sort¥alla¥buttass¥De juttˆ,¥fass¥e¥scongiurall¥per¥intant,¥E fa.¥la¥cossa¥trˆ¥a¥Dee insc“¥ch“¥staghen¥coss¥i¥che¥fioeuj,¥ov�j!¥(Ma m“,¥e¥violter¥Tra ¥malefizzi¥e¥striament¥de¥punt¥in¥Ch� giudizzi).¥avegh¥boeugna¥e¥intorna¥oeucc¥di¥GhÕ� nott¥ona¥va¥la¥nun,¥a¥vegnend¥Donca 2baltreschin¥on¥sora¥pienna¥luna¥De sottanin¥el¥alzand¥E ¥biott.¥cuu¥el¥cont¥voeult¥sett¥incensa¥le¥La man¥de¥dˆ¥la¥Dopo 3tett,¥tr�¥de¥biella¥de¥pugnattin¥on¥A mett¥ghe¥la¥denter¥E vuna¥a¥vuna¥a¥basandj¥e¥Descartandj ¥fortuna,¥gran¥la¥de¥origen¥sett¥I roffian,¥de¥pell¥Cio�: socchett,¥de¥reff¥Ð¥cantant¥de¥Ugora adulator,¥de¥Lengua 15 20 25 30 con lÕaiuto di quellÕangelo con le orecchie dÕosso [il diavolo], sÕ� risolta anche lei di buttarsi alla sorte e alla fortuna, e intanto, per scongiurarlo e farsi aiutare, state a sentire cosa fa. | (Ma ohi!, figlioli, che le cose stiano qui fra voialtri e me, che in quanto a fatture e malefici ci sono occhi tuttÕintorno e bisogna aver giudizio.) | Dunque, venendo a noi, una notte di luna piena va sopra un terrazzino e alzando il sottanino la incensa sette volte col culo nudo. Dopo mette mano a un pignattino di terracotta a tre piedi, e dentro ci mette, scartandole e baciandole a una a una, le sette origini della gran fortuna, cio�: pelle di ruffiano, ugola di cantante, refe di gonnelle, lingua di adulatore, ÒaltanaÓ.¥,baltresca¥di¥diminutivo¥Baltreschin¥2 ¥cui¥da¥Biella,¥da¥venivano¥terracotta¥di¥pentole¥piccole¥e¥Vasellame ¥3 ri-¥che¥forma,¥la¥per¥tett¥anche¥detti¥erano¥peduncoli¥i¥);bielle(¥nome¥il capezzolo.¥un¥corda 188 PORTA_testi.indd 188 16/03/11 11:43 4fornitor,¥de¥Gengiv ¥oss¥sora¥on¥e¥content¥becch¥de¥Cranni allÕingross.¥lader¥De pugnattin,¥el¥seccudiss¥la¥quest,¥Faa dÕintorna¥fa¥ghe¥la¥terra,¥in¥ponda¥Le biccocchin,¥on¥voeult¥Sett ¥corna¥di¥stamp¥el¥cont¥segna¥le¥voeult¥Sett respett)¥pocch¥(con¥poe�¥E pett.¥sett¥s�¥fa¥ghe¥La lienda¥ona¥barbotta¥la¥pett,¥i¥Dopo 5barlocch,¥e¥barlicch¥In ¥latin,¥in¥mezza¥ebrej,¥lenguagg¥in¥Mezza faccenda¥ona¥voltra¥a¥tira¥la¥intant¥E barettin.¥dÕon¥gust¥Sul fiocch,¥el¥per¥ciappa¥Le zignon,¥el¥sora¥gravitaa¥con¥mett¥Le ¥orazion.¥stÕoltra¥genoeugg¥in¥dis¥la¥E stada¥see¥te¥che¥6Oet,¥gol,¥ai,¥Argen,¥Oh pelada¥crappa¥la¥Su 35 40 45 50 gengive di fornitore, cranio di becco contento [cornuto] e un soprosso di ladro allÕingrosso. | Fa questo, scuote il pignattino, lo posa in terra, le fa intorno un girotondo sette volte, sette volte lo segna [fa il segno della croce] con lo stampo delle corna e poi (con poco rispetto) gli fa sopra sette peti. | Dopo i peti, borbotta una filastrocca in berlicche e barlocche, mezza in lingua ebraica, mezza in latino, e intanto tira fuori un attrezzo simile a un berrettino. | Lo prende per il fiocco, lo mette con gravitˆ sopra lo zignone [la crocchia], e dice in ginocchio questÕaltra orazione [preghiera]: ÇOh Argen, ai, gol, Oet, che sei stata sulla crapa [testa] pelata ¥forniture ¥appalto ¥in ¥prende ¥che ¥colui ¥inteso ¥andrˆ ¥ÒfornitoreÓ ¥Per ¥4 lÕesercito.¥per¥o¥amministrazioni¥pubbliche¥per ¥come¥chiama¥Porta¥che¥magiche¥formule¥delle¥immaginaria¥lingua¥la¥�¥5 2).¥nota¥1,¥anche¥(cfr.¥intrallazzatore¥diavolo¥del¥figura¥la lÕedi-¥curando¥stava¥ne¥che¥Cherubini,¥a¥1817¥marzo¥dellÕ11¥lettera¥una¥In¥6 ¥si¥che¥dir˜¥le¥solo¥non¥magiche¥parole¥alle¥ÇQuanto¥scrive:¥Porta¥zione, leg-¥che¥osservare¥facendole¥convincer˜¥la¥ma¥benissimo,¥stampate¥sono ¥appunto¥dicono¥collocate¥state¥sono¥cui¥in¥nellÕordine¥rovescio¥a¥gendole Oh negra teologia che te see stada sulla crappa pelada del gran fraa impostorÈ. 189 PORTA_testi.indd 189 16/03/11 11:43 mifraa¥sop,¥Rot,¥gran¥Del danaa,¥di¥Majester ¥stÕoccasion¥in¥Cedem Astarott¥de¥gloria¥A vott¥e¥tutt¥Almanca patron!¥t˜¥del¥mortal¥peccaa¥sett¥I 7traff¥e¥triff¥subet¥addrittura,¥l“,¥E ¥onÕinsalatta¥s�¥fa¥La trementina,¥zoffregh,¥grega,¥pesa¥De resina,¥rasa,¥Acqua pugnatta;¥la¥in¥dent¥E lontan¥spann¥sett¥foeugh¥el¥dˆ¥ghe¥la¥poe�¥E ¥8Stoppan.¥dellÕavvocatt¥sonett¥on¥Cont tratt¥on¥tutt¥fummeri¥gran¥on¥volza¥Se verdesina;¥fiamma¥ona¥mezz¥in¥Cont ratt,¥i¥scappen¥tegnoeur,¥i¥tucc¥Scappen cantina,¥in¥scondes¥a¥gatt¥i¥Corren ¥appos¥tira¥se¥la¥luna¥la¥lee¥anch¥E 9nos.¥de¥piantonon¥dÕon¥rest)¥el¥sguajtˆ¥(A 55 60 65 70 del gran Rot, sop, mifraa maestro dei dannati, cedimi in questÕoccasione, a gloria di Astarotte [il diavolo], almeno tutti e otto i sette peccati mortali del tuo padrone!È. | E l“, addirittura, subito, triffe e traffe, fa su unÕinsalata di pece greca, zolfo, trementina, acqua ragia, resina, e dentro la pignatta; e poi gli dˆ fuoco sette spanne lontano con un sonetto dellÕavvocato Stoppani. | Si alza una gran fumata, tutto a un tratto, con al centro una fiamma verdolina; scappano tutti i pipistrelli, scappano i ratti, i gatti corrono a nascondersi in cantina, e anche l“ la luna si ritira dietro (a spiare il resto) un piantone di noce. | mescolare.¥di¥dellÕatto¥tramestio¥il¥imitano¥che¥onomatopeici¥Vocaboli¥7 ¥Porta¥che¥sonetti¥di¥autore¥�¥Beroldinghen¥di¥Stoppani¥Pietro¥LÕavvocato¥8 Otto ¥appunto,¥intitolata,¥pezzi¥otto¥di¥serie¥una¥in¥parodicamente¥imiterˆ 60).¥(cfr.¥sonetti¥sei¥di¥una¥e¥53)¥(cfr. sonettiberoldinghinianicontroiromantici Be-¥di¥noce¥gran¥nel¥ritovavano¥si¥che¥streghe,¥alle¥caro¥era¥noce¥di¥LÕalbero¥9 tregen-¥delle¥dellÕalbero¥tema¥Il¥Strega).¥premio¥il¥e¥liquore¥il¥(donde¥nevento ¥nella¥Scala¥alla¥dato¥Vigan˜,¥Salvatore¥di¥coreografico¥ballo¥un¥ispirato¥ha¥de argo-¥di¥versi¥i¥per¥ispir˜¥si¥Porta¥probabilmente¥cui¥a¥1812,¥del¥primavera .DisencheaBeneventghesiaonnoson¥incompiuti,¥rimasti¥stregonesco,¥mento 190 PORTA_testi.indd 190 16/03/11 11:43 striozz,¥el¥tutt¥fornii¥e¥foeugh¥el¥Mort regoeuj¥la¥veggia¥La foeuj:¥dÕon¥in¥scendera¥brava¥sova¥La ¥mett¥le¥te¥el¥e¥Ð¥scartozz¥on¥s�¥fa¥ne¥La tett,¥di¥post¥el¥e¥bust¥el¥tra¥in¥colda¥Colda m“,¥anch¥ringrazzi¥la¥che¥finalment,¥E dorm“.¥a¥lee¥anch¥va¥la¥felice¥Notte filosofon,¥sti¥de¥dispett¥a¥Ora ¥striarij¥de¥punt¥in¥Che compassion¥de¥Riden dÕarlij,¥nomm¥col¥coss¥tutt¥battezen¥E suzzed,¥a¥va¥che¥cossa¥fioeuj¥trˆ¥a¥Dee fed.¥de¥come¥doo¥vel¥che¥credill¥E ¥bolgirona¥veggia¥sta¥nanca¥LÕeva indormenta,¥d“¥p˜¥se¥Squas presenta¥se¥ghe¥tracch!¥Che persona.¥in¥proppi¥carbonee¥primm¥di¥Vun lard,¥de¥machena¥ona¥lÕeva¥Costuu ¥10Cecchett,¥el¥come¥Ð¥petard¥e¥lenc¥Luster, sÕcenna,¥de¥e¥fianch¥de¥Largh 11boffett¥micch¥d˜¥come¥ganass¥d˜¥Con 75 80 85 90 Morto il fuoco e finita tutta la stregoneria, la vecchia raccoglie la sua brava cenere in un foglio, ne fa su un cartoccio e te la mette calda calda tra il busto e il posto delle tette, e finalmente, che la ringrazio anchÕio, Ònotte feliceÓ!, va anche lei a dormire. | Ora, a dispetto di questi filosofoni, che in punto [a proposito] di stregonerie ridono di compassione e battezzano tutte le cose col nome di ÒarlieÓ [superstizioni], state a sentire, figli, cosa va a succedere, e credete che ve lo do [dico] come fosse fede [articolo di fede]. | Non era ancora, questa vecchia buggerona, si pu˜ dire, quasi addormentata, che, tracch!, le si presenta uno dei primi carbonai [diavoli] proprio in persona. | Costui era una macchina di lardo, lustro, liscio e paffuto, come il Cecchetto, largo di fianchi e di schiena, con due ganasce come due miche [pani] boffette ¥pinguedine.¥sua¥la¥per¥noto¥e¥esistito¥realmente¥Personaggio¥10 ¥molto¥e¥soffice¥26),¥nota¥37,¥(cfr.¥milanese¥del¥pane¥di¥classica¥Forma¥11 ¥gote¥le¥ricorda ¥che¥conformazione¥la¥sottolinea¥si¥qui¥cui¥di¥lievitata, ).boffett(¥viso¥un¥di 191 PORTA_testi.indd 191 16/03/11 11:43 pienna.¥luna¥de¥volt¥on¥E gippa¥mezza¥a¥fina¥e¥barbozz¥al¥Sott ¥matta,¥grassa¥de¥scalott¥on¥pendeva¥Ghe trippa¥la¥de¥comor¥el¥E patta.¥de¥scusˆ¥asquas¥podeva¥ghe¥El sostanza¥in¥costuu¥LÕeva refettori,¥de¥tentador¥12ciappin¥On ¥glori¥soeu¥i¥tucc¥consist¥fan¥che¥quij¥De intemperanza,¥de¥prior¥i¥peccˆ¥fˆ¥A occasion¥certe¥in¥che¥E spasson¥s˜¥el¥lÕ�¥degiun¥e¥vegilia¥De stord“,¥fˆ¥de¥petitt¥via¥mollˆ¥A ¥diger“.¥a¥despresi¥per¥jutten¥E per˜,¥quest¥a¥mezz¥In topp�¥del¥sora¥che¥staa¥fuss¥nol¥Se b˜,¥i¥ghÕhan¥che¥Ð¥socch�¥quij¥ghÕeva¥El volt,¥al¥che¥scometti¥Ghe ¥marsina¥alla¥ambrosiana,¥AllÕaria tolt¥vess¥podeva¥El lÕ�¥che¥quell¥per¥Minga dottrina.¥la¥de¥13collaron¥on¥per¥Ma 95 100 105 110 e una faccia di luna piena. Sotto il mento e fino a metˆ del busto gli pendeva un bargiglione a scalini di grasso flaccido e il rigonfio delle trippe gli poteva quasi servire da batta [braghetta]. | Era costui, in sostanza, un diavolo tentatore di refettorio, di quelli che fan consistere tutte le loro glorie nel far peccare i priori di intemperanza, e che in certe occasioni di vigilia e digiuno il loro maggior spasso � istigare appetiti da far stordire, e aiutano per disprezzo [dispetto] a digerire. | In tutto questo per˜, se non fosse stato che sopra il toupet aveva quei non so che che hanno i buoi [le corna], ci scommetto che dal volto, dallÕaria ambrosiana, dalla marsina, poteva essere preso non per quello che � ma per un collarone della dottrina. | 63).¥34,¥vv.¥41,¥(cfr.¥ÒdiavolettoÓ¥,ÒdiavoloÓ¥�¥Ciappin¥12 ¥Milano¥di¥Duomo¥nel¥cristiana¥dottrina¥insegnavano¥che¥laudesi¥I¥13 tra-¥per¥identificava;¥li¥che¥spagnolesco¥collare ¥grande¥un¥portavano sa-¥i¥dÕironia, ¥punta¥una¥con¥indicava,¥collaron ¥popolare ¥voce¥la¥slato 2).¥nota¥2,¥anche¥(cfr.¥pientoni 192 PORTA_testi.indd 192 16/03/11 11:43 bocchin¥on¥cont¥grazios,¥tutt¥deffatt¥E ¥pollin,¥del¥14mitria¥la¥come¥Giustaa baciocchoeu,¥Car¥dis:¥el¥e¥v˜lta,¥se¥ghe¥El s�,¥d“¥ch“,¥sont¥Parla, voeu?¥te¥che¥m˜¥CossÕeel Milan?¥de¥quader¥quij¥de¥15felipp¥Hin ¥sovran,¥hin¥dobel,¥Hin portoghes?¥spagn,¥genovinn,¥savoj,¥Hin tondin¥come¥grand¥quij¥de¥ongher¥Hin ciccin!¥parla¥voeu?¥te¥che¥pias?¥te¥Che proposizion¥sta¥a¥stria¥veggia¥La ¥tutta,¥rallegra¥se¥La valutta,¥la¥a¥quant¥in¥che¥respond¥la¥E bon,¥tant¥lÕeva¥che¥Giˆ lu,¥in¥remetteva¥Le rest¥al¥resguard¥premend¥ghe¥no¥Olter ¥prest.¥mondaj¥e¥sossenn¥dÕaveghen¥Che 115 120 125 130 E infatti, tutto grazioso, con una boccuccia aggiustata come la mitria del tacchino, si volta verso di lei e le dice: ÇCara bambolina, parla, sono qui, dimmi, su, cosÕ� che vuoi ora? Sono filippi [monete], di quelli quadri di Milano? Sono doppie, sono sovrane, sono savoine, genovesi, spagnole, portoghesi? Sono �ngari, di quelli grandi come tondini che ti piacciono? che vuoi? parla ciccina! | La vecchia strega a questa proposta si rallegra tutta, e risponde che in quanto a valuta, giˆ che era tanto buono, rimetteva [la decisione] a lui, altro non premendole, riguardo al resto, che averne moltissimi [di soldi] e di contarli presto. | lÕadorna-¥che¥penne ¥le¥con ¥pennuti¥dei¥coccige ¥il ¥�¥mitriott¥o¥Mitria¥14 ¥polloÓ¥di¥Òculo¥di¥significato¥doppio¥sul¥ironicamente¥gioca¥Porta¥no; papale.¥copricapo¥di¥e porto-¥,spagn¥,genovinn¥,savoj¥[...]¥sovran¥[...]¥dobel¥[...]¥quader[...]Felipp¥15 ¥il¥Milano:¥a¥legale¥corso¥avevano¥che¥monete¥di¥elenco¥:ongher¥[...]¥ghes ¥non¥forma¥di¥spagnola¥moneta¥la¥era¥)quader¥felipp(¥quadratoÓ¥Òfilippo ¥dÕoro ¥monete¥),sovran(¥ÒsovraneÓ¥6);¥nota¥21,¥(cfr. ¥angolata¥ma¥tonda do-(¥ÒdoppieÓ¥le¥Teresa;¥Maria¥di¥lÕimmagine¥impressa¥con¥austriache Ògenovi-¥(dette¥Genova¥da¥sia¥),savoj(¥Savoia¥dai¥sia¥coniate¥erano¥)bel Por-¥di¥regno¥dal¥che¥153)¥v.¥vedi¥,spagn(¥Spagna¥dalla¥sia¥),genovinn¥neÓ, ¥dÕUngheria.¥zecchini¥gli¥sono¥)ongher(¥Ò�ngariÓ¥gli¥);portoghes(¥togallo 193 PORTA_testi.indd 193 16/03/11 11:43 Madamoisell,¥repia,¥el¥donch¥Ebien, pas,¥mes¥suivez¥venez,¥avant,¥en¥vai¥Je sfragell.¥on¥aurez¥en¥vous¥rien,¥doutez¥Ne lee¥anch¥quella¥in¥e¥innanz,¥va¥el¥ditt¥Insc“ ¥adree.¥andagh¥de¥almanch¥par¥ghe¥o¥va,¥La va,¥te¥che¥va¥va,¥te¥che¥va¥va,¥E stort,¥per¥drizz,¥per¥Ð¥lˆ¥de¥gi˜¥ch“,¥de¥S� solta,¥traversa,¥corr,¥revolta,¥Volta 16pasquee,¥contrad,¥cors,¥Per ¥sentee;¥zappej,¥straccioeu,¥piazz,¥pont,¥Trˆnset, praa,¥e¥riser¥ortaj,¥camp,¥vign,¥Passa bosch¥dÕon¥in¥denter¥eccoj¥Finalment fosch,¥e¥antigh¥folt,¥Folt, faa!¥insc“¥gross¥scerr¥de¥e¥rogher¥De 135 140 145¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥pezz¥on¥l“¥de¥quand¥va,¥te¥che¥anm˜¥va¥E mezz,¥bell¥del¥in¥Riven indree¥revolta¥se¥el¥bargniff¥Compaa pee¥ai¥fermandela¥E, pianton,¥de¥miara¥quij¥de¥vun¥De ¥reson.¥stÕoltra¥s�¥forlocca¥ghe¥El ciccin¥cara¥quart¥on¥e¥brazza¥sett¥sott¥Ch“ 150 ÇEh bien,È dunque riprende ÇMademoiselle, je vais en avant, venez, suivez mes pas, ne doutez rien, vous en aurez uno sfracello.È Cos“ detto va avanti, e in quella [nel mentre] anche lei va, o le pare almeno di andargli dietro. E va, va e va, va e va, su di qui gi� di lˆ, per dritto, per storto, gira rigira, corri, attraversa, salta, per corsi, contrade, slarghi, transiti, ponti, piazze, vicoli, callaie, sentieri: passano vigne, campi, orti, risaie e prati, finalmente eccoli dentro un bosco folto, folto, antico e fosco, di roveri e cerri grossi tanto cos“! | E va ancora e va, quando dopo un pezzo arrivano nel bel mezzo, compare Bergniffe, si volta indietro e, fermandola ai piedi di uno dei migliaia di piantoni, gli farfuglia su questÕaltra ragione. | ÇQui, sotto sette braccia e un quarto, cara ciccina, ¥sostavano,¥cui¥in¥chiese¥le¥presso¥erbose¥piazzette¥le¥erano¥Pasquee¥16 ¥6).¥nota¥29,¥(cfr.¥capre¥e¥pecore¥di¥greggi¥le¥Medioevo,¥nel 194 PORTA_testi.indd 194 16/03/11 11:43 17semicuppi,¥de¥seggion¥on¥sotteraa¥GhÕ� zecchin.¥de¥e¥Spagna¥de¥dobel¥de¥Pien mattina,¥doman¥ch“¥Ven ¥ciccina,¥mia¥la¥Zappa, marsuppi!¥el¥tutt¥m�¥amor¥per¥god¥E benedett,¥Dianzer¥sur¥grazie¥Grazie cavrett,¥on¥come¥salt¥tirand¥sclama¥La vella,¥voltˆ¥de¥innanz¥Ma ¥poo;¥on¥diga¥chÕel¥repia,¥la¥lu,¥Caro faroo¥che¥m˜¥ComÕeel spazzi¥tanto¥in¥piant,¥tance¥a¥mezz¥In quella¥giusta¥cattˆ¥A grazzi?¥soeu¥i¥Dianzer¥sur¥sott¥ghÕha¥Che 155 160 165¥¥¥¥¥¥¥¥stria!¥che¥reson...¥ghÕee¥te¥respond...¥el¥Speccia, nemmen;¥cattˆ...¥de¥brocch¥nÕ�...¥ghe¥no¥Sass ben,¥m�¥el¥scolta¥appont...¥Oh azzident¥par¥mai¥ghÕavarisset¥Te 18bosch“?¥de¥Volontaa ¥ch“...¥falla¥donch!¥Brava trovaree¥te¥doman¥tornand¥Insc“ 19campee!¥t˜¥el¥giust¥post¥al¥specciatt¥A 170 � sotterrato un secchione da semicupio, pieno di doppie di Spagna e di zecchini. Vieni qui domani mattina, zappa, mia ciccina, e godi per amore mio tutto il marsupio [la borsa, il bottino]!È | ÇGrazie! grazie, signor diavolo benedetto, È esclama lei facendo salti come un capretto Çma prima di andarsene, caro lui,È riprende Çmi dica un poÕ, comÕ� che far˜ in mezzo a tante piante, in tanto spazio, a scegliere quella giusta che ha sotto, signor diavolo, le sue grazie?È | ÇAspetta...È risponde Çhai ragione... che strega! Sassi non ce nÕ�, rami da cogliere... nemmeno: oh appunto... ascoltami, bene mio, non avresti mai, per accidente, voglia di boschire [defecare]? Brava dunque! falla qui... Cos“ tornando domani troverai ad aspettarti al posto giusto il tuo campiere [stronzo]! | ¥immerge¥si¥ci¥cui¥in¥corta¥bagno¥da¥vasca¥la¥�¥ÒsemicupioÓ¥il¥,Semicuppi¥17 lavarsi.¥di¥modo¥il¥anche¥nome¥preso¥ha¥cui¥da¥seduti,¥stando¥parzialmente boscoÓ.¥un¥in¥o¥cespuglio¥un¥in¥Òdefecare¥per¥Gergale¥18 7).¥v.¥55,¥(cfr.¥ÒstronzoÓ¥anche¥vale¥ironicamente¥ÒcampiereÓ,¥,Campee¥19 195 PORTA_testi.indd 195 16/03/11 11:43 moment,¥dÕon¥in¥socch¥i¥lÕalza¥fatt¥e¥Ditt quart,¥i¥ninna¥la¥garon,¥i¥gi˜¥scruscia¥La ¥musella¥la¥strucca¥la¥fiaa,¥el¥calca¥La part.¥el¥foeura¥derv“¥Per sott¥fa¥se¥la¥lˆ,¥20sparlafeta¥E quella)¥in¥(Dessedandes galiott¥tant¥levaa¥dÕon¥tesor¥On ¥21banch!¥i¥passa¥el¥matarazz,¥i¥passa¥ChÕel manch.¥nient¥fioeuj,¥mee¥i¥22navascia,¥Ona 175 180 Detto e fatto, alza la sottana in un momento, piega le cosce, dondola i lombi, trattiene il fiato, contorce il muso per aprire al parto. E sparlˆfete, lˆ, si fa sotto (svegliandosi in quella [proprio in quel momento]) un tesoro tanto gagliardo che passa i materassi, che passa i banchi! Una bigoncia, figli miei, niente di meno. ¥sostanza ¥una ¥di ¥spiaccicarsi ¥lo ¥indica ¥che ¥onomatopeica ¥Voce ¥20 morbida. materas-¥il¥reggevano ¥letto,¥del¥struttura ¥nella¥tempo,¥un¥che¥Assi¥21 pagliericcio.¥il¥o¥so liquame.¥del¥trasporto¥il¥per¥attrezzate¥botti¥con¥carri¥,Navascia¥22 196 PORTA_testi.indd 196 16/03/11 11:43 41 La vicenda narrata si situa nel periodo del restaurato dominio austriaco e fu suggerita a Porta da un piccante fatto di cronaca che coinvolse un orafo; il bersaglio dellÕironia � la tipica figura del bigotto ipocrita che anzichŽ a messa si reca al bordello riuscendo tuttavia a cavarsela. Composto tra la fine del 1815 e i primi mesi del 1816, il testo fu pubblicato nellÕedizione luganese. NOEUVA¥MESSA¥LA bacioccon¥on¥Domm,¥del¥1collaron¥On dessoravia,¥fina¥2Signor¥de¥Pien sacrestia,¥tutt¥omm¥On breviari,¥tutt¥foldon,¥tutt¥covin,¥Tutt ¥boccon¥a¥levaa¥giangian¥quij¥de¥Proppi 5 confessionari,¥di¥bradella¥la¥Su bonÕora,¥a¥s�¥soltaa¥lÕ�¥d“¥sti¥de¥Vun s™,¥el¥spontass¥che¥prima¥pezz¥bell¥On ordi™¥in¥sbalz¥de¥mettendes¥E ¥pressa¥in¥pressa¥in¥ball¥di¥foeura¥andˆ¥De 10 sciora:¥la¥a¥dis¥ghe¥El UncollaronedelDuomo,unbamboccionepienodiSigno-NUOVA¥MESSA¥LA re fino a traboccare [ligio alla religione], un uomo tutto sacrestia, tutto codino, tutto giubbone, tutto breviario, proprio di quei semplicioni allevati boccone a boccone sulla predella dei confessionali, uno di questi giorni � saltato su di buonÕora, un bel pezzo prima che spuntasse il sole, e mettendosi dÕun tratto in ordine per andare fuori dalle balle in tutta fretta, dice alla moglie: 13.¥nota¥40,¥cfr.¥collaron¥Per¥1 indi-¥per¥popolare ¥espressione ¥�¥SignoreÓ, ¥di¥Òpieno¥,Pien de Signor ¥2 bacchettoni.¥i¥care 197 PORTA_testi.indd 197 16/03/11 11:43 messa.¥a¥voo¥m“¥che¥cˆ,¥la¥a¥Peppa¥Tendii lÕinsegna¥a¥orevesa¥Peppa,¥sura¥La dÕor,¥lÕusell¥con¥dÕargent¥cappia¥la¥De ¥pregna¥e¥sapienta¥Donna Signor,¥del¥temma¥De Ges�,¥sia¥Lodato¥respond:¥ghe¥La 3mort.¥pover¥di¥appont¥lÕottava¥in¥Semm lu!¥bravissem¥Bravo! ¥quart¥i¥destirand¥e¥sbadaggiand¥E part.¥lÕoltra¥de¥intrattant¥volta¥se¥La stort,¥coll¥s˜¥col¥bacioccon,¥m�¥el¥va¥El muson,¥de¥tanto¥e¥fosca¥ciera¥La travers¥in¥tutt¥vardand¥e¥Barbottand ¥trist¥e¥torber¥sguard¥Col magatton,¥sti¥p�¥el¥per¥fan¥Come Crist¥Ges�¥a¥lod¥dˆ¥de¥creden¥Che invers,¥torber,¥porch,¥villan¥mostrass¥Col Signor¥nost¥che¥Squasi ¥lor.¥come¥torta¥de¥vis¥on¥fuss¥El nanch¥lÕ�¥no¥ma¥bacioccon,¥m�¥el¥va¥El 4Rebecchin¥el¥tra¥e¥Borsinee¥i¥tra¥Rivaa 15 20 25 30 ÇAttendete, Peppa, alla casa, che io vado a messaÈ. | La signora Peppa, orefice con lÕinsegna della gabbia dÕargento con lÕuccello dÕoro, donna sapiente e piena di timor di Dio, gli risponde ÇLodato sia Ges�, siamo appunto nellÕottavario dei poveri morti. Bravo! Bravissimo lei!È. E sbadigliando e stirando i quarti [gli arti] intanto si volta dallÕaltra parte. | Se ne va il mio bamboccione, col suo collo storto, la faccia scura e tanto di musone, borbottando e guardando tutti di traverso, con lo sguardo torbido e triste, come fanno per lo pi� questi bacchettoni, che credono di far lode a Ges� Cristo col mostrarsi villani porci, torbidi, inversi, quasi che il nostro Signore fosse un viso di torta [una faccia di bronzo] come loro. | E va il mio bacioccone, ma non � ancora arrivato tra i Borsinari e il Rebecchino ¥defunti,¥dei¥commemorazione¥la¥con¥conclude¥si¥che¥settimana¥�¥la¥3 ottobre.¥di¥fine¥alla¥quindi¥siamo ¥limitavano,¥anticamente¥Rebecchino¥del¥lÕisolato¥e¥Borsinari¥dei¥Via ¥4 Duomo.¥del¥piazza¥della¥lÕarea¥sud,¥e¥nord¥tra 198 PORTA_testi.indd 198 16/03/11 11:43 fianch¥al¥ghÕeva¥chÕel¥Custod¥lÕAngiol¥tra¥in¥Che 5ciappin¥de¥bozzaronazzo¥quell¥E ¥trebulleri,¥on¥cattibuj,¥on¥tacca¥Se seri.¥Santo¥Dio¥per¥dighi,¥seri,¥Ma galantomm¥spiret¥de¥Custod¥LÕAngiol tirall¥voreva¥El Domm,¥in¥cunt¥i¥tutt¥A ¥rebell,¥spiret¥6barlocch,¥e¥barlicch¥E desturball¥per¥sforz¥dÕogni¥fava¥El bordell;¥a¥mennall¥E gippon¥del¥in¥messeda¥ghe¥el¥primm¥El corona,¥la¥e¥LÕoffizzi ¥sona¥ghe¥el¥lÕolter¥E colzon¥suj¥in¥e¥saccoccia¥lÕoltra¥de¥In malefizziaa,¥striaa,¥fals,¥zecchin¥On dent¥strusa¥el¥dove¥in¥Che moment;¥sul¥in¥besinfia¥el¥ciappotta,¥El ¥campann¥i¥sent“¥fagh¥per¥scorliss¥le¥Vun frisa,¥de¥dan¥la¥ghe¥Che pessega¥el¥lÕolter¥E tosann,¥di¥sedes¥el¥remirˆ¥fagh¥A bottega¥a¥porten¥ChÕel ¥camisa.¥la¥con¥amalastant¥gi˜¥Quattaa redaj,¥e¥daj¥Infin, 35 40 45 50 55 che tra lÕangelo custode che aveva al fianco e quellÕaccidentaccio dÕun diavolo si attacca una baruffa, un litigio, ma serio dico, per Dio santo, serio. | LÕangelo custode, di spirito galantuomo, voleva tirarlo a tutti i costi in Duomo, e berlicche [diavolo tentatore], spirito ribelle, faceva ogni sforzo per disturbarlo e menarlo in un bordello; il primo gli mescola nel giubbone lÕufficio e la corona [del rosario] e lÕaltro gli suona, nellÕaltra saccoccia e sui calzoni, uno zecchino falso, stregato, maleficiato, che dove struscia solletica, lo gonfia sul momento; uno lo scuote per fargli sentire le campane che ci danno dentro a distesa, e lÕaltro si affretta a fargli rimirare il sedici [sedere] delle ragazze che lo portano a bottega coperto a malapena con la camicia. | Infine, dagli e ridagli, 12.¥nota¥40,¥cfr.¥ciappin¥Per¥5 5.¥nota¥40,¥cfr.¥barlicch e barlocch¥Per¥6 199 PORTA_testi.indd 199 16/03/11 11:43 guaj¥sto¥de¥grazia¥In galantomm¥pover¥El via,¥solta¥le¥te¥el¥e¥Domm,¥el¥ved¥El ¥7Pescaria,¥passa¥El 8Protas,¥Sant¥vers¥Farinn¥di¥gi˜¥va¥El nas,¥el¥dagh¥per¥l“¥asquasi¥lÕ�¥quand¥E ciappin¥de¥birbo¥Quell gambiroeura¥ona¥Cont ¥casin,¥al¥9lÕAquila¥in¥volta¥le¥me¥El foeura.¥de¥Custod¥lÕAngiol¥l“¥pienta¥el¥E sÕciasser,¥dorma¥la¥che¥Peppa,¥sura¥Ah m“,¥dighi¥ghÕel¥che¥fin¥ben¥sÕciasser¥Ma intorna¥vedess¥se¥la¥dormend¥se¥E ¥corna,¥di¥stamp¥el¥girˆ¥A l“.¥staga¥la¥che¥pagura,¥Niente lÕ�,¥come¥bon¥omm,¥s˜¥del¥part¥de¥hin¥Se lor,¥anca¥corna¥Saran Signor,¥del¥corna¥Ma ¥Mos�.¥de¥10corna¥di¥meder¥sul¥Faa bacioccon¥car¥el¥ch�¥dopo¥intant,¥poe�¥Ch“ fina,¥robba¥de¥lir¥tr�¥in¥goduu¥avuu¥LÕha 60 65 70 75 in grazia di questo guaio il povero galantuomo vede il Duomo, e te lo salta via, passa la Pescheria, va gi� dalle Farine verso San Protaso e quando � quasi per dargli il naso [per arrivare], quel birbone dÕun diavolo con uno sgambetto me lo fa girare nellÕAquila, al casino, e pianta l“ lÕangelo custode di fuori. Ah! signora Peppa, che dorma sodo, ma sodo bene fino a che glielo dico io, e se dormendo vedesse girare attorno lo stampo delle corna, niente paura, stia l“ quieta. Se sono da parte del suo uomo, buono comÕ�, saranno corna anche loro, ma corna del Signore, fatte sul modello delle corna di Mos�. | Qui poi, intanto, dopo che il caro bamboccione ha goduto per tre lire di roba fina, nel-¥,Promessisposi¥nei¥Manzoni¥da¥anche¥descritta¥corta,¥e¥stretta¥Strada¥7 nome.¥il¥cui¥da¥pesce,¥del¥mercato¥il¥teneva¥si¥tradizionalmente¥quale¥la ad mona-¥Protaso¥San¥e¥Duomo¥del¥zona¥la¥fra¥era¥Farine¥delle¥Vicolo¥8 ¥guerre.¥due¥le¥tra¥scorso,¥secolo¥il¥distrutta¥chiesa¥,chos pi�.¥esiste¥non¥oggi¥che¥dellÕAquila,¥Vicolo¥9 profeta.¥del¥testa¥dalla¥irradiavano¥che¥luce¥di¥fasci¥i¥detti¥erano¥Cos“¥10 200 PORTA_testi.indd 200 16/03/11 11:43 damina¥la¥a¥grazia¥con¥presenta¥El bon,¥staa¥fudess¥el¥come¥fals¥zecchin¥El ¥pretest¥bravo¥col¥E rest.¥el¥cerca¥el¥spezz¥olter¥avegh¥no¥De bolletta¥in¥damina¥La governant,¥la¥Madamm¥a¥porta¥le¥La oltertant,¥nÕha¥ghe¥appont¥Che ¥controlloeur¥al¥passa¥le¥la¥Madamm¥La coeur¥tutt¥cˆ,¥tutta¥Che via¥corr¥el¥poe�¥e¥sperla,¥le¥el¥ci˜cca,¥le¥El lÕostaria.¥a¥pesada¥ona¥dˆ¥fagh¥A strada,¥in¥fuss¥chÕel¥ben¥che,¥Custod¥LÕAngiol ¥coss¥tutt¥vist¥LÕaveva invedriada,¥dÕona¥foeura¥de¥Come vendetta¥senza¥corr¥lassˆ¥vorend¥No balloss¥insc“¥tratt¥On despost¥giˆ¥LÕaveva ¥lÕost,¥de¥fianch¥ai¥giandarma¥duu¥punt¥quell¥In zecchin,¥el¥fermen¥Che dÕoeucc¥batt¥dÕon¥in¥e¥controlloeur,¥el¥Fermen casin,¥in¥sora¥Sgoren genoeucc¥on¥su¥in¥damina¥la¥con¥Dove ¥ballandran,¥el¥Catten lontan¥tant¥lÕeva¥Che giandarma,¥duu¥di¥rifresch¥quell¥specciass¥De m“¥sarev¥che¥Come 80 85 90 95 100 presenta con grazia alla ÒsignorinaÓ lo zecchino falso come se fosse buono e, col bravo pretesto di non avere altro, cerca il resto. La ÒsignorinaÓ in bolletta lo porta a madama la governante, che ne ha appunto quanto lei, la madama lo passa al controllore che, tutto casa, tutto cuore, lo batte, lo scruta e poi corre via a fargli dare una pesata allÕosteria. | LÕangelo custode che, nonostante fosse in strada, aveva visto ogni cosa come fuori da una vetrata, non volendo lasciar correre senza vendetta un tratto [tiro] cos“ birbone, aveva giˆ disposto in quel punto due gendarmi ai fianchi dellÕoste, che fermano lo zecchino, fermano il controllore, e in un batter dÕocchio volano su nel casino, dove con la signorina su un ginocchio sorprendono il semplicione, che era tanto lontano dallÕaspettarsi il rinfresco dei due gendarmi, come sarei io 201 PORTA_testi.indd 201 16/03/11 11:43 Parma.¥de¥Duca¥d“...¥a¥d“¥a¥deventˆ¥De 105¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥straccioeu¥del¥in¥montonna ¥se ¥Intrattant curios,¥de¥ozios,¥de¥formighee¥On fioeu,¥de¥nivol¥On dottrina,¥la¥de¥sbiggiador¥primm¥di¥Tucc vergognos¥veden¥el¥malappenna¥Che ¥portina¥la¥de¥basell¥sul¥spontˆ¥A bacchetta¥la¥de¥brusor¥del¥r�ffen¥Se malarbetta,¥spifferada¥ona¥Cont adree,¥intorna,¥tucc¥E vitta,¥la¥a¥taccaa¥Saraa, ¥turee¥de¥furia¥A 11Margaritta.¥Santa¥in¥compagnen¥Tel palpada¥la¥a¥dessott¥dent,¥appenna¥Lˆ, quart,¥i¥gallitta¥ghe¥che¥segondin¥Del sventrada¥ona¥voltra¥Ven ¥pij,¥e¥devott¥baravaj¥milla¥De part,¥terz¥12maistaa,¥dei,¥agnus¥reliqui,¥Crist, confradij,¥de¥predicator,¥de¥List offizzi,¥mess,¥de¥confess¥medaj,¥Abet, bozzarass,¥de¥Giacobitt¥de¥Avvis 110 115 120 dal diventare, diciamo... Duca di Parma. | Intanto si ammassa nel vicolo un formicaio di oziosi, di curiosi, un nugolo di ragazzi, tutti dei primi bigiatori della dottrina, che non appena lo vedono vergognoso spuntare sul gradino della porticina si rifanno del bruciore della bacchetta con una fischiata maledetta, e tutti intorno, dietro, serrati, attaccati alla cinta, a furia di strattoni lo accompagnano in Santa Margherita. | Lˆ, appena dentro, sotto la palpata [perquisizione] del secondino che gli solletica i quarti [gli arti], vien ¥agnus fuoriunasventratadimillecianfrusagliedevoteepie,cristi,reliquie, dei, maestˆ, terze parti [dei rosari], liste di predicatori, di confratelli, abitini, medaglie, ricevute di messe, uffici, avvisi di giacobini da buggerare, 1.¥nota¥21,¥cfr.¥polizia,¥della¥sede¥,Santa Margaritta¥Per¥11 4.¥nota¥24,¥cfr.¥,maistaa¥Per¥12 202 PORTA_testi.indd 202 16/03/11 11:43 125 ¥suffragass,¥de¥mort¥De cilizzi;¥disciplinn,¥Pappa,¥del¥Ritratt cold¥cold¥cristian,¥bravo¥de¥infin,¥E peccaa¥s˜¥el¥addirittura¥s�¥canta¥El compraa¥dÕav�¥Disend ¥sold,¥quaranta¥per¥moneda¥Quella progett¥santo¥el¥concepuu¥dÕav�¥E creatura¥quella¥a¥13scamottagh¥De nett,¥mezza¥e¥lira¥Des fattura.¥la¥e¥lÕingossa¥e¥temp¥el¥Asca 130 135¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥lu,¥a¥stava¥che¥quell¥per¥Custod,¥LÕAngiol intrigh¥quij¥de¥vun¥in¥miss¥lÕeva¥El s�,¥giustall¥de¥cunt¥el¥trovˆ¥a¥stantˆ¥De figh,¥i¥minga¥pelen¥e¥ciar,¥hin¥legg¥i¥Ch� barlocch,¥barlicch¥gran¥el¥Ma ¥amis¥de¥bordell¥on¥ghÕha¥el¥tutt¥per¥de¥Che 140 fiocch,¥coj¥proppi¥quij¥de¥nÕha¥ghe¥el¥ch“¥E dis,¥el¥e¥perora¥el¥Tant foeura¥desverges¥sa¥el¥e¥corr¥el¥truscia,¥El or¥d˜¥de¥manca¥in¥Che ¥confort¥gran¥el¥ghÕha¥la¥Peppa¥sura¥La 145 di morti da suffragare, ritratti del Papa, discipline, cilici; e infine, da bravo cristiano, caldo caldo canta addirittura il suo peccato dicendo di aver comprato quella moneta per quaranta soldi, e dÕaver concepito il santo progetto di truffare a quella creatura dieci lire e mezza nette, oltre al tempo, il ribrezzo e il servizio. | LÕangelo custode, per quello che gli competeva, lÕaveva messo in uno di quegli intrighi da stentare di trovare il modo dÕaggiustarlo, perchŽ le leggi sono chiare, e non pelano i fichi [non usano maniere delicate], ma il grande Berlicche che dappertutto ha un gran numero di amici e qui ne ha di quelli proprio con i fiocchi, tanto perora e dice, briga e corre e sa sbrogliarsi che, in meno di due ore, la signora Peppa ha il gran conforto 12).¥nota¥1,¥(cfr.¥escamoter¥francese¥dal¥,Scamottagh¥13 203 PORTA_testi.indd 203 16/03/11 11:43 14straccioeura,¥la¥in¥Ð¥consort¥s˜¥el¥brasciˆ¥De assee¥gamba¥in¥e¥viscor¥oeuv,¥un¥come¥Fresch 15lee.¥con¥anca¥granda¥messa¥a¥corr¥De di abbracciare il suo consorte, nella strettoia del letto, fresco come un uovo, vispo e abbastanza in gamba da correre a messa grande [alta] anche con lei. let-¥il ¥fra ¥o¥letto ¥e¥letto ¥fra ¥spazio ¥poco ¥il ¥�¥,ÒstrettoiaÓ ¥,Straccioeura ¥14 muro.¥il¥e¥to ¥che¥comprendere ¥per¥chiave¥la¥fornisce¥e¥senso¥doppio¥a¥�¥finale¥Il¥15 ¥con¥replicare¥di¥modo¥ha¥bordello¥nel¥lÕincontro¥dopo¥protagonista,¥il moglie.¥la 204 PORTA_testi.indd 204 16/03/11 11:43 42 I dodici sonetti furono composti per mettere in ridicolo la sicumera di Pietro Giordani, influente letterato che in nome dei suoi ideali puristico- patriottici, sulla ÇBiblioteca ItalianaÈ aveva aspramente criticato lÕiniziativa di Cherubini di raccogliere, nei dodici volumi della sua ÒCollezioneÓ, le migliori opere scritte in milanese; sullo sfondo si colloca per˜ la polemica classico-romantica. Giavan � nome che ricorda, per assonanza, Giordan (come pronunciano i milanesi) ma, in dialetto, vuol dire ÒscioccoÓ. Il primo nucleo di sonetti fu intitolato Giavaneide, poi mutato temporaneamente in Giavanaria. Gli ex-ergo che aprono ogni sonetto sono frasi prese dallÕarticolo incriminato e ne seguono lo sviluppo; i dodici sonetti, dunque, si configurano come una replica puntuale. Databile fra il febbraio e il 6 settembre 1816, la serie fu pubblicata nellÕedizione luganese. ¥¥DODES¥SONITT¥ALLÕABAA¥DON¥GIAVAN¥SORA LA¥SOA¥DISSERTAZION¥DI¥POESIJ¥MENEGHINN¥ ¥STAMPADA¥SUL¥SEGOND¥NUMER¥DEL¥GIORNAL INTITOLAA¥BIBLIOTECCA¥ITALIANA Sonett proemial Giavan¥don¥passa¥che¥largo¥Largo talent,¥soeu¥di¥valison¥gran¥el¥Cont dent¥fin¥ghÕha¥el¥ma¥dass!¥p˜¥bio,¥de¥Poffar ¥can!¥ai¥gamb¥i¥drizzˆ¥de¥secrett¥gran¥El 4 DIS-¥SUA ¥LA ¥SOPRA ¥GIAVANO ¥DON ¥ALLÕABATE ¥SONETTI ¥DODICI SECON-¥SUL ¥STAMPATA ¥MENEGHINE ¥POESIE ¥DELLE ¥SERTAZIONE ITA-¥BIBLIOTECA ¥INTITOLATO ¥GIORNALE ¥DEL ¥NUMERO ¥DO ¥proemiale ¥Sonetto ¥-¥LIANA -Largo largo che passa don Giavano [sciocco] con il grande valigione dei suoi talenti, poffardidio, pu˜ darsi!, ma ha dentro perfino il gran segreto di raddrizzare le gambe ai cani! | 205 PORTA_testi.indd 205 16/03/11 11:43 man¥de¥dass¥a¥sciori¥lor¥a¥presto,¥Alto, rezeviment.¥del¥lÕetichetta¥Per appartament,¥carrocc,¥palch,¥coeugh,¥Foeura ¥baccan!¥e¥trusc¥salamelecch,¥Pilla, 8 strasordenari,¥omon¥on¥lÕ�¥Giavan¥Don gloria,¥la¥de¥tempi¥gran¥del¥Papa¥el¥LÕ� ¥letterari.¥articol¥di¥LÕImperator 11 disonor,¥del¥lÕonor,¥de¥Kan¥gran¥el¥LÕ� lÕistoria¥ghÕha¥el¥servizzi¥de¥donna¥Per ¥servitor.¥per¥dedree¥tucc¥poster¥i¥E 14 lor,¥a¥sciori¥mee¥i¥Donca morisnall,¥a¥palpall,¥a¥leccall,¥A ¥sagollall¥a¥e¥tutt¥sora¥impienill¥A 17 ciall,¥el¥faga¥nol¥Perch� nun,¥a¥Maria!¥Esuss¥dininguarda,¥Ch� ¥degiun.¥anm˜¥valis¥la¥smolla¥SÕel 20 Su, presto, a lor signori il darsi da fare per lÕetichetta del ricevimento. Fuori cuochi, palchi, carrozze, appartamenti, soldi, salamelecchi, premure e baccano! | Don Giavano � un uomo straordinario, � il papa del gran tempio della gloria, lÕimperatore degli articoli letterari. | é il gran Khan dellÕonore, del disonore, per donna di servizio ha la Storia e i posteri tutti dietro per servitori. | Dunque, signori miei, a loro leccarlo, palparlo, ammorbidirlo, riempirlo e soprattutto satollarlo | perchŽ non faccia lo sciocco, chŽ guai a noi, ges�mmaria!, se scioglie la valigia ancora digiuno. 206 PORTA_testi.indd 206 16/03/11 11:43 42.1 ma-¥creduto ¥avrei ¥non ¥quale ¥la ¥raccolta... ¥Questa ¥mi¥non¥ella¥se¥giornale,¥questo¥a¥conveniente¥teria pensiero.¥mio¥un¥aprire¥di¥cagione¥dasse 173.¥Pag. penser¥bell¥s˜¥quell¥a¥obbligato¥Grazie, giornal;¥s˜¥sul¥post¥on¥procuraa¥nÕha¥Che 1Balestrer¥e¥Parin¥Tanz,¥Magg,¥p�¥Mai ¥egual!¥onor¥on¥specciˆ¥posseven¥Se 4 parer¥s˜¥al¥aria¥dˆ¥del¥in¥che¥aben¥E trivial,¥de¥goff,¥de¥tratta¥ne¥El maner,¥i¥tutt¥in¥per˜¥content¥vess¥Pomm ¥servizial;¥el¥var¥la¥spesa¥la¥Ch� 8 quatter¥fan¥duu¥e¥duu¥come¥ciar¥lÕ�¥poe�¥E maa¥del¥in¥come¥ben¥del¥in¥tant¥ChÕognun ¥caratter.¥s˜¥el¥lÕ�¥segond¥lavora¥El 11 sacrenon¥come¥e¥bullo¥come¥Lu allÕeternitaa¥consegnˆ¥voeur¥ne¥El ¥sÕcennon.¥del¥in¥sÕciopettada¥ona¥Cont 14 Grazie, obbligato a quel suo bel pensiero che ci ha procurato un posto sul suo giornale; mai pi� Maggi, Tanzi, Parini e Balestrieri si potevano aspettare un onore eguale! | E benchŽ nel dare aria al suo parere ci tratta da goffi, da triviali, possiamo per˜ in tutte le maniere essere contenti, che la spesa vale il serviziale [clistere]; | e poi � chiaro, come due pi� due fanno quattro, che ognuno, tanto nel bene quanto nel male, lavora secondo il suo carattere. | Lei, come bullo e come ribaldo, ci vuole consegnare allÕeternitˆ con una schioppettata nella schiena. ¥letteraria¥tradizione¥della¥capisaldi¥autori,¥cinque¥dei¥quattro¥Sono¥1 ¥Tanz¥,Balestrer¥,Magg¥,Varon¥sonetto¥nel¥anche¥cita¥Porta¥che¥milanese, 25).¥18,¥17,¥vv.¥42.12,¥1;¥v.¥6,¥(cfr.¥Parin¥e 207 PORTA_testi.indd 207 16/03/11 11:43 42.2 ¥rame...¥di¥moneta¥alla¥somiglianti¥paiono¥mi¥dialetti¥I tri-¥e¥basse¥pi�¥idee¥le¥prossimi ¥coi¥comunicare ¥a nativo...¥lÕidioma¥ciascuno¥a¥basta¥viali 173-4.¥Pag. Giavan,¥sur¥car¥m�¥el¥vera,¥per¥Conzess 1zecchin,¥de¥pasta¥con¥parla¥el¥lu¥Che Milan¥de¥goff¥nun¥lÕincontra¥a¥che¥E ¥quattrin;¥de¥sgresgia¥pasta¥con¥Parlem 4 2sovran,¥bell¥sto¥spezz¥in¥poo¥on¥traga¥me¥ChÕel Meneghin¥nun¥e¥lu¥tra¥chi¥Disendem man,¥in¥3dobla¥ona¥cont¥scior¥p�¥Sarav ¥fin?¥or¥in¥tutta¥lu¥e¥ramm¥in¥tutta¥Nun 8 ramm¥nost¥col¥nun¥or,¥s˜¥col¥lu¥quand¥E spes,¥medemm¥di¥in¥coo¥a¥coo¥a¥Vegnissem ¥trovamm?¥porral¥mai¥differenza¥Che 11 p�¥al¥tutt¥che¥Giavan,¥sur¥me¥el¥Credi, pes...¥del¥in¥starˆ¥la¥differenza¥La ¥lu!¥reson¥lÕha¥leggier¥a¥va¥la¥se¥Oh! 14 Concesso per vero [dato e non concesso], caro il mio signor Giavano, che lei parla con pasta di zecchini, e che al contrario noi goffi di Milano parliamo con pasta grezza di quattrini; | mi tragga un poco in spiccioli [mi spieghi dettagliatamente] questo bel sovrano dicendomi chi tra lei e noi meneghini sarˆ pi� ricco con una doppia in mano, noi tutta in rame o lei tutta oro fino? | E quando lei col suo oro, noi col nostro rame arrivassimo proprio proprio a fare le stesse spese, che differenza potrˆ mai trovare? | Creda, mio caro signor Giavano, che tuttÕal pi� la differenza starˆ nel peso... Oh! se � questione di leggerezza, ha ragione lei! ¥che¥metafora¥appunto,¥zecchini,¥gli¥coniare¥per¥usata¥fino,¥dÕoro¥Pasta¥1 .ex-ergolÕ¥ricorda¥come¥Giordani,¥da¥usato¥puro¥sullÕitaliano¥ironizza ¥dÕAustria.¥Teresa¥Maria¥da¥prima¥tempo¥poco¥coniata¥Moneta¥2 scudo.¥doppio¥il¥per¥Gergale¥3 208 PORTA_testi.indd 208 16/03/11 11:43 42.3 naziona-¥lingua¥comune¥della¥pratica¥la¥Insinuare le, solo istrumento a mantenere e diffondere la civiltˆ. ¥fuori¥acquistare¥onde¥mezzo,¥altro¥ha¥non¥popolo¥Il sen-¥civiltˆ,¥di¥poco¥un¥morale¥alla¥insieme¥libri¥deÕ morale.¥aversi¥possi¥non¥tengo¥io¥quale¥la¥za 177.¥174,¥Pag. toscan¥lenguagg¥el¥sav�¥senza¥Donca ziviltaa?¥n�¥moral¥vess¥p˜¥ghe¥No taccaa¥giust¥m˜¥stan¥ghe¥virt�¥sti¥E ¥1bicciolan?¥ai¥bass¥de¥vos¥la¥Come 4 Milan¥de¥salvadegoni¥nun¥E pietˆ¥senza¥via¥mocciˆ¥a¥vemm¥Ghe faa¥insc“¥quij¥prezios,¥tant¥2menus¥Quij ¥Giavan?¥dellÕabaa¥meret¥gran¥el¥ChÕhin 8 battista¥lorocch,¥goff,¥nun¥pesc,¥chÕ�¥quell¥E, 3taffanari¥al¥moral¥la¥insegnem¥Ghe ¥Petrarchista?¥coj¥toscan,¥Arcad¥i¥Cont 11 Dunque senza sapere la lingua toscana non ci pu˜ essere morale nŽ civiltˆ? E queste virt� gli stanno giusto attaccate come la voce di basso ai biscotti? | E noi, zoticoni di Milano, li andiamo a mozzar via senza pietˆ quelle frattaglie tanto preziose, quelli cos“ fatti che sono il gran merito dellÕabate Giavano? | E, quel che � peggio, noi goffi, allocchi, semplicioni, insegniamo la morale al taffanario con gli arcadi toscani, coi petrarchisti? | ÒtesticoliÓ.¥per¥vale¥qui¥ma¥allungata,¥forma¥di¥biscotti¥,Bicciolan¥1 del-¥traslato,¥per¥e,¥bicciolan¥di¥sinonimo¥come¥qui¥frattaglie,¥,Menus¥2 lingua.¥della¥retoriche¥preziositˆ¥le ¥metafora,¥di¥fuor¥significa,¥insegnem la moral al taffanari¥LÕespressione¥3 sonetto.¥il¥chiude¥che¥consiglio¥lÕironico¥giustifica¥e¥deretanoÓ¥il¥Òpulirsi 209 PORTA_testi.indd 209 16/03/11 11:43 giornaj¥coj¥civilizzem¥sÕel¥poe�¥E letterari¥articol¥soeu¥i¥s�¥ghÕ�¥Dove ¥finamai?...¥bej¥paroll¥de¥tutt¥ras¥Pien 14 guaj,¥sto¥schivˆ¥per¥Ah, cossa,¥dÕona¥faga¥chÕel¥Abaa¥sur¥Car ¥grossa.¥carta¥in¥stampa¥je¥che¥innanz¥ch“¥De 17 E poi ce lo civilizziamo coi giornali dove ci sono i suoi articoli letterari pieni rasi di parole belle quanto mai?... | Ah, per schivare questo guaio, caro signor abate, faccia una cosa: da ora in avanti li stampi su carta grossa. 210 PORTA_testi.indd 210 16/03/11 11:43 42.4 ¥etc.¥mezzo¥altro¥ha¥non¥popolo¥Il¥etc.¥etc.¥Insinuare troppi...¥sono¥volumi¥dodici¥che¥di¥Senza¥...¥etc. 177.¥175,¥174,¥Pag. Abaa¥sur¥questa¥(e¥1profetta¥Natan bella)¥la¥de¥e¥bona¥la¥de¥moral¥LÕ� peccaa¥quell¥dopo¥David,¥de¥andaa¥LÕ� ¥stÕistoriella.¥cuntagh¥a¥lu,¥poe�¥sa¥ChÕel 4 sfondaa¥ras¥pien¥ricch¥On¥giustizia!¥David, scarsella¥de¥becchi,¥de¥boeu,¥de¥b�e,¥De desgraziaa¥on¥pianta¥de¥setton¥in¥traa¥LÕha ¥pegorella.¥pocca¥ona¥Robandegh 8 fogos,¥puttost¥re¥on¥lÕeva¥che¥David, etzettera...¥becco¥sto¥respond,¥el¥AndovÕeel, ¥cros?...¥ona¥sora¥inciodˆ¥fˆ¥poda¥ChÕel 11 Natan profeta (e questa signor abate � morale della buona e della bella) � andato da David, dopo quel peccato che sa poi lui, a contargli questa storiella. | ÇDavid, giustizia! Un ricco pieno raso [strapieno] sfondato di pecore, di buoi, di becchi, di tasca [denaro], ha messo a sedere [ridotto sul lastrico] un disgraziato rubandogli una pecorella.È | David, che era un re piuttosto focoso, ÇDovÕ�È risponde Çquesto becco eccetera... che lo possa fare inchiodare su una croce?...È | in-¥Fu¥a.C.).¥sec.¥(X¥Salomone¥e¥David¥sotto¥visse ¥che¥ebreo,¥Profeta ¥1 ¥Betsabea, ¥con ¥giaciuto¥dÕaver ¥David ¥a¥rimproverare ¥per ¥Dio ¥da¥viato ren-¥morisse¥affinchŽ¥Eteo,¥Uria¥lei,¥di¥marito¥il¥contro¥tramato¥aver¥di ).1 Re(¥sposarla¥di¥libero¥dendolo 211 PORTA_testi.indd 211 16/03/11 11:43 repia,¥el¥Natan¥allora¥bell,¥Bell, lettera,¥la¥a¥proppi¥coss¥i¥red�¥a¥ch�,¥foeugh,¥Manch ¥Uria.¥lÕ�¥desgraziaa¥el¥e¥ricch¥el¥see¥te¥T“ 14 usciuria¥cont¥Istess nostran.¥Natan¥m“¥anca¥poo¥on¥Bajaroo ¥man,¥coj¥pee,¥coj¥dent¥lÕ�¥che¥Lu¥Come?... 17 fabrian¥col¥coo,¥Col nÕha¥ghe¥chÕel¥e¥Toscanna,¥de¥rimm¥di¥In ¥cˆ,¥di¥impinn¥de¥cavaj,¥a¥lecc¥fˆ¥De 20 fˆ¥de¥coracc¥el¥ghÕha¥El tommitt,¥dodes¥nost¥pocch¥sti¥a¥guerra¥La ¥Bositt?¥di¥berina¥AllÕunega 23 petitt¥el¥ghÕha¥el¥dighi,¥Lu, pippa?¥la¥rompen¥soppedann,¥sgognann,¥De ¥lippa!¥la¥de¥David¥sur¥porch,¥de¥azion¥Che 26 ÇPiano, piano,È allora Natan risponde Çmeno fuoco [ardore], che a ridurre le cose proprio alla lettera, tu sei il ricco e il disgraziato � UriaÈ. | Lo stesso, con vossignoria, abbaier˜ un poco anchÕio, Natan nostrano. ÇCome?... Lei che ci � dentro con i piedi, con le mani, | con la testa, con il deretano, nelle rime di Toscana e che ne ha a sufficienza da fare lettiere ai cavalli, da riempirne case, | ha il coraggio di fare la guerra a questi nostri pochi dodici to- metti, allÕunica pecorina dei bosini [cantastorie]? | Lei, dico, ha lÕanimo di schernirci, calpestarci, romperci la pippa [le scatole]? Che azione da porci, signor David, da burla.È 212 PORTA_testi.indd 212 16/03/11 11:43 42.5 ¥parlando¥abbassare¥doversi¥accade¥gli¥se¥Chiunque... ¥dÕira¥violenza¥da¥sorpreso¥venga¥se¥,rozza gente¥con deb-¥se¥ma...¥idioti...¥degli¥favellare¥al¥abbandona¥si Italiano...¥parlare¥al¥alza¥si¥trattare...¥maggiori¥coi¥ba 174.¥Pag. toscann¥paroll¥soeu¥i¥che¥dis¥me¥el¥Cazzo! ziviltaa,¥tutta¥grazia,¥tutta¥Hin 1pann¥de¥brazz¥a¥sgogna¥ne¥el¥dopo¥poe�¥E ¥maa?¥n�¥ben¥n�¥faa¥ghÕabbiem¥che¥Senza 4 strapazzann,¥voreva¥sÕel¥cazzo,¥Ma sbottasciaa,¥in¥fall¥almanch¥doveva¥El parlann¥trattann,¥lu,¥dis¥comÕel¥Sbassass, ¥rabbiaa!¥di¥e¥goff¥di¥lenguagg¥el¥Cont 8 platta?¥soa¥la¥con¥faa¥cossÕhal¥m˜,¥Insc“ argument¥soeu¥i¥pianta¥de¥sassinaa¥LÕha ¥fatta,¥la¥lu¥per¥de¥lu¥desfaa¥sÕ�¥el¥E 11 Cazzo! mi dice che le sue parole toscane sono tutta grazia, tutta civiltˆ, e poi dopo ci maltratta a tutto spiano senza che gli abbiamo fatto nŽ bene nŽ male? | Ma cazzo, se voleva strapazzarci, doveva almeno farlo alla sbracata, abbassarsi, come dice lui, trattarne, parlarne con il linguaggio dei goffi e degli arrabbiati! | Cos“, ora, cosÕha fatto con la sua presunzione? Ha assassinato alla radice i suoi argomenti e sÕ� disfatto da solo il suo lavoro, | ¥di ¥venditori ¥dei ¥misura ¥la ¥secondo ¥letteralmente, ¥,A brazz de pann ¥1 mi-¥nella ¥abbondanti ¥sempre ¥essere ¥di ¥fama ¥avevano ¥quali ¥i¥panno, vendere.¥da¥tessuto¥di¥sura 213 PORTA_testi.indd 213 16/03/11 11:43 2lÕolla¥in¥caga¥el¥fˆ¥e¥s�¥stˆ¥vor�¥col¥E arent¥stagh¥per¥nun¥volzass¥a¥obblegaa¥LÕha ¥3Stelle che Chiolla!¥toscan¥bon¥in¥s�¥digh¥a¥E 14 e con il voler star su e cagare nel pentolone [fare il sostenuto] ha obbligato Chiol-¥che¥Stelle noi ad alzarci per stargli vicino e a dirgli in buon toscano: la [cielo, che testa di cazzo]! per-¥una¥ricorda¥figura¥cui¥la¥ricurvi¥manici¥i¥con¥pentolone¥il¥�¥Olla¥2 caga in ¥sicurezza; ¥ostenta ¥che ¥fianchi, ¥sui ¥mani ¥le¥con ¥impettita ¥sona pro-¥Çridicola ¥di¥lÕindicazione ¥rafforza¥che ¥espressione ¥quindi¥�¥lÕolla ¥probabilmente¥lasciataci¥Çvoce¥Cherubini¥secondo¥(Isella);¥sopopeaÈ se-¥che¥ridicola¥maschera¥una¥era¥Cagalaolla¥quali¥i¥fra¥spagnoli¥dagli ¥danzandoÈ.¥processioni¥le¥guiva 2).¥nota¥25,¥anche¥(cfr.¥ÒminchioneÓ¥,ciolla¥di¥parodica¥Italianizzazione¥3 214 PORTA_testi.indd 214 16/03/11 11:43 42.6 scher-¥agli¥procacci ¥si¥che¥bisogni¥quanto¥so¥Non ¥dodici¥che¥di¥senza¥perpetuitˆ;¥e¥universalitˆ¥zi... troppi...¥sono¥volumi... Milanes¥in¥scriv¥col¥Milanes¥i¥Se toscan,¥el¥terra¥in¥trˆ¥de¥Pretendessen Giavan¥Don¥che¥vorrev¥primm¥el¥per¥M“ ¥1pes;¥de¥sardell¥gi˜¥sonass¥ghe¥te¥El 4 pales,¥e¥pubblegh¥lÕ�¥siccome¥Ma Milan,¥tutt¥a¥patent¥e¥Manifest vivan,¥bon¥e¥pretes¥senza¥gent¥ChÕhin ¥cortes.¥fuss¥ghe¥chÕel¥inscambi¥m˜¥Vorrev 8 lor,¥per¥stampen¥stampand,¥che,¥p�¥Tanto divertiment,¥s˜¥per¥e¥soa,¥cˆ¥in¥E ¥superior;¥di¥licenza¥con¥E 11 assee¥minga¥nÕhin¥tomm¥dodes¥infin¥che¥E parent¥soeu¥ai¥dann¥minem¥el¥portˆ¥De ¥2pessee.¥de¥pienna¥Italia¥dÕona¥In 14 Se i milanesi con lo scrivere in milanese pretendessero di atterrare il toscano, io per primo vorrei che don Giavano gli suonasse sardine [staffilate] pesanti; | ma siccome � pubblico e palese, manifesto e patente a tutta Milano, che son gente senza pretese e bonacciona, vorrei invece che fosse [con] loro cortese. | Tanto pi� che, stampando, stampano per sŽ, e in casa loro, e per loro divertimento, e con licenza di superiori; | e che infine dodici tomi non sono sufficienti per portare il minimo danno ai suoi parenti in unÕItalia piena di pescivendoli. bari-¥o¥scatole ¥in ¥sale ¥sotto ¥conservate ¥sardine ¥le¥,ÒsardelleÓ ¥,Sardell ¥1 ÒpesantiÓ).¥,de pes(¥,ÒstaffilateÓ¥traslato¥per¥li, ¥quei¥indicare¥per¥liber bon per el pessee¥lÕespressione¥riporta¥Cherubini¥2 invol-¥da¥servire¥a¥destinate¥erano¥pagine¥cui¥le¥valore¥nessun¥di¥libri pescivendoli.¥per¥to 215 PORTA_testi.indd 215 16/03/11 11:43 42.7 ¥dÕinerzie¥cio�¥scherzi,¥di¥volumi¥dodici¥che¥Senza ¥popolo¥il¥che¥poco¥quel¥troppi, ¥sono¥inutilitˆ,¥di¥e ¥a¥servire ¥anchÕegli ¥dovrˆ ¥leggere ¥ascolta ¥o¥legge, grossezza?¥sua¥nella¥perpetuarlo 175.¥Pag. propost¥fudess¥se¥el¥viaggiator¥on¥Se Milan,¥puta¥paes,¥on¥descriv¥De 1Ortolan¥di¥Borgh¥al¥rivaa¥appenna¥che¥E ¥ost;¥primm¥del¥in¥carroccia¥la¥fermass¥El 4 post,¥de¥moeuves¥mai¥senza¥lˆ,¥che¥E can¥de¥robba¥traff¥triff¥gi˜¥scrivess¥El pian,¥el¥ciel,¥el¥donn,¥i¥fabregh,¥i¥Contra ¥2nost;¥popol¥del¥sav�¥el¥e¥costumm¥I 8 Se un viaggiatore si fosse proposto di descrivere un paese, metti Milano, e che appena arrivato al Borgo degli Ortolani fermasse la carrozza dal primo oste; | e che lˆ, senza mai muoversi dal posto scrivesse gi�, triffe traffe [frettolosamente], roba da cani contro le fabbriche [grandi edifici], le donne, il cielo, la pianura, i costumi e la sapienza del popolo nostro; | ¥per ¥famoso ¥Tenaglia, ¥Porta ¥fuori ¥cittadina ¥dellÕarea ¥limiti ¥ai¥Borgo ¥1 mer-¥ai¥destinati ¥prodotti ¥i¥cittˆ ¥in ¥recavano¥si ¥cui ¥da¥orti¥numerosi¥i rionali.¥ortofrutticoli¥cati scrit-¥agli¥intorno¥1760,¥nel¥scoppiata,¥polemica¥alla¥�¥riferimento¥Il¥2 ¥di¥dialetto¥il¥criticato¥aveva¥che¥barnabita,¥padre¥Branda,¥Onofrio¥di¥ti mi-¥costumi¥i¥e¥campagna¥la¥clima,¥il¥donne,¥le¥lÕarchitettura, ¥Milano, acca-¥altri¥e¥Balestrieri¥e¥Tanzi ¥Parini,¥di¥reazione ¥la¥suscitando¥lanesi ¥Trasformati.¥demici 216 PORTA_testi.indd 216 16/03/11 11:43 somm,¥saravel¥m“,¥domandi¥Costuu, malcreaa,¥tamberla,¥malign,¥Fatov, ¥omm?¥on¥oppur¥bestia,¥canaja,¥Birbon, 11 quellÕAbaa¥de¥fradell¥sarav¥el¥Ohjb˜! tomm¥primm¥on¥cap“¥p˜¥nol¥che¥grazia¥in¥Che ¥faa.¥nanm˜¥vundes¥strapazza¥ne¥El 14 costui, mi domando, sarebbe scemo, fatuo, maligno, sciocco, screanzato, birbone, canaglia, bestia, oppure un uomo? | Ohib˜! sarebbe fratello di quellÕabate che per grazia [del fatto] che non pu˜ capire un primo tomo ne strapazza undici non ancora fatti. 217 PORTA_testi.indd 217 16/03/11 11:43 42.8 di-¥momento¥un¥per¥faccia¥ridere ¥il¥che¥Poggiamo in-¥buoni¥i¥ma¥miserie,¥sue¥le¥plebe¥alla¥menticare ¥parte¥gran¥saperne¥a¥gioverebbero ¥le¥segnamenti prevenire...¥parte¥gran¥rimediare, 175.¥Pag. lu¥poggia¥chÕel¥deggiˆ¥m“¥anca¥1Poggi miseri,¥nost¥di¥solev¥on¥rid¥el¥sia¥ChÕel p�¥de¥poggi¥ghÕhin¥miseri¥i¥se¥E ¥seri.¥sul¥toeuj¥che¥rid¥in¥toeuj¥mej¥sia¥ChÕel 4 virt�¥la¥ghÕabbia¥che¥liber¥on¥Ora piangisteri¥i¥rid¥tant¥in¥barattˆ¥De 2Per�¥mezz¥on¥vara¥chÕel¥poggi¥m“¥Per ¥3zeri.¥i¥rompa¥che¥prezzett¥tance¥Senza 8 Poggio anchÕio, dal momento che poggia lei, che sia il ridere il sollievo delle nostre miserie e, se le miserie ci sono, poggio di pi�, che sia meglio prenderle a ridere che prenderle sul serio. | Ora, un libro che abbia la virt� di barattare in tante risa i piagnistei, quanto a me, poggio che valga un mezzo Per� senza tanti precetti che rompano gli zeri. | ¥,ÒpoggiareÓ¥verbo¥del¥significato¥doppio¥sul¥giocato¥tutto¥�¥sonetto¥Il¥1 ¥,ÒammettereÓ¥sia¥vale¥che¥esergo,¥in¥posto¥Giordani¥di¥passo¥dal¥preso ¥ÒappioppareÓ. ¥,ÒspacciareÓ ¥significa ¥milanese ¥in ¥che ¥ma ¥ÒconcedereÓ ¥i¥per¥vale¥significato¥primo¥il¥che¥indichiamo¥lettura¥di¥comoditˆ¥Per 13.¥e¥9¥vv.¥i¥per¥vale¥secondo¥il¥14,¥e¥7¥3,¥1,¥vv. sinoni-¥era¥argento, ¥e¥oro ¥trovato¥avevano¥spagnoli¥gli¥dove¥Per�, ¥Il¥2 valore.¥grande¥ricchezza,¥di¥mo ÒtesticoliÓ.¥di¥eufemistico¥sinonimo¥�¥Zeri¥3 218 PORTA_testi.indd 218 16/03/11 11:43 repoggia¥se¥el¥e¥poggia¥se¥el¥poe�¥lu¥se¥Ch� prezzett¥soeu¥suj¥mull¥on¥come¥Ostinaa ¥sfoggia,¥je¥ne¥chÕel¥ball¥tante¥serv¥Cossa 11 breviari¥del¥dispett¥a¥che¥fin¥Perch� progett¥e¥ciaccer¥poggiann¥a¥adree¥va¥El ¥taffanari.¥al¥poggia¥ne¥chÕel¥palpee¥LÕ� 14 ChŽ se lei poi si poggia e si ripoggia, ostinato come un mulo, sui suoi precetti, a cosa servono tante balle che ci sfoggia, | perchŽ, fin che a dispetto del breviario, continua ad appoggiarci chiacchiere e progetti, � carta che ci poggia al taffanario [deretano]. 219 PORTA_testi.indd 219 16/03/11 11:43 42.9 vol-¥dal¥deponga¥si¥noi¥fra¥anche¥che¥piacerˆ¥vi¥Non ¥il¥E¥pensare...?¥di¥grossezza¥rozza¥e¥dura¥quella¥go ¥molto¥in¥venga¥che¥aspettare ¥da¥poco¥s“¥�¥popolo leggere.¥di¥solo¥anche¥ed¥scrivere¥di¥uso 175-6.¥Pag. Giavan,¥Abaa¥sur¥car¥bell,¥bell¥n˜,¥N˜, d˜,¥di¥vuna¥polit,¥Intendemes Milan¥de¥popol¥noster¥sto¥che¥O ¥n˜.¥legg¥sa¥el¥o¥legg,¥p˜¥el¥e¥legg,¥sa¥El 4 man¥a¥tirˆ¥de¥patron¥lÕ�¥legg,¥sa¥SÕel s˜;¥di¥come¥nost¥di¥liber¥on¥Tant baccan¥fˆ¥inutel¥lÕ�¥legg,¥sa¥nol¥Se ¥1Po.¥el¥per¥gi˜¥corr¥che¥onÕacqua¥Per 8 patron¥lÕ�¥e¥legg¥p˜¥el¥e¥legg¥sÕel¥E meneghin,¥el¥che¥toscan¥el¥tant¥legg¥De ¥mincion?¥i¥rompegh¥a¥lu¥ghÕentrel¥Cossa 11 Abadin,¥sur¥gust,¥ai¥guerra¥la¥fˆ¥Per educazion...¥giudizzi,¥coeur,¥coo,¥va¥Ghe ¥fin.¥di¥fin¥in¥minga¥ghÕha¥el¥lu¥che¥quell¥Tutt 14 No, no, piano piano, caro signor abate Giavano, intendiamoci bene, una delle due: o che questo nostro popolo di Milano sa leggere, e pu˜ leggere, o non sa leggere. | Se sa leggere, � padrone di prendere tanto un libro dei nostri come dei suoi; se non sa leggere, � inutile fare baccano per unÕacqua che corre gi� per il Po. | E se legge e pu˜ leggere ed � padrone di leggere tanto il toscano quanto il meneghino, cosa cÕentra lei a rompergli i minchioni? | Per fare la guerra ai gusti, signor abatino, ci vuole testa, cuore, giudizio, educazione... tutto quello che lei non ha, in fin dei fini [alla fine dei conti]. natura-¥cosa ¥una ¥per ¥discutere ¥inutile ¥�¥significa: ¥dire ¥di ¥modo ¥Il ¥1 incontrovertibile.¥le, 220 PORTA_testi.indd 220 16/03/11 11:43 42.10 ¥ingegno ¥di ¥e¥tempo ¥di ¥abuso ¥sempre ¥reputer˜ ¥Io leg-¥possano¥migliori¥i¥non¥e¥pochi,¥che¥cose¥scriver profitto.¥senza¥e¥gere, 176.¥Pag. coment¥de¥motta¥quella¥a¥pensi¥Quand Dant¥pover¥del¥test¥el¥soffeghen¥Che gent¥tanta¥e¥tanta¥che¥rifletti¥E ¥tant,¥e¥tant¥anch¥1limbo¥al¥cˆ¥de¥anm˜¥Hin 4 sapient¥istess¥i¥fina¥che¥pensi¥quand¥E ignorant,¥battezen¥se¥tratt¥Ogni sÕciariment¥de¥test¥el¥Ressoffegand ¥variant,¥de¥lumm,¥de¥lumm,¥de¥lumm,¥De 8 poetta¥gran¥quell¥lu¥anch¥che¥2duvis¥sa¥Me Giavan¥Don¥de¥penal¥codez¥al¥Sott ¥netta.¥passalla¥a¥poo¥on¥stantˆ¥voeubbia¥El 11 Quando penso a quella montagna di commenti che soffocano il testo del povero Dante e rifletto che tanta e tanta gente � ancora di casa al limbo e ancora molti e molti, | e quando penso che perfino gli stessi sapienti a ogni momento si battezzano ignoranti, risoffocando il testo di chiarimenti, di lumi, di lumi, di lumi, di varianti, | mi sembra che anche lui, quel gran poeta, sotto al codice penale di don Giavano, stenterebbe un poco a passarla liscia. | comprenderlo.¥dal¥lontani¥ancora¥Cio�¥1 14.¥nota¥29,¥cfr.¥,duvisPer¥2 221 PORTA_testi.indd 221 16/03/11 11:43 fornii¥cunt¥a¥vedell¥par¥me¥Anzi Ambrosian¥goff¥nun¥de¥pesg¥stˆ¥A ¥capii,¥semm¥milla¥vint¥cent¥de¥almanch¥Che 14 compii¥numer¥sto¥in¥E mejor,¥el¥anca¥dent¥ghÕ�¥reson¥de¥Giˆ ¥Legislator.¥Gran¥el¥sÕintend,¥Esclus, 17 Anzi, mi par di vederlo a conti fatti, stare peggio di noi goffi ambrosiani che almeno da centoventimila siamo capiti, | e in questo numero tondo cÕ� incluso, di ragione, anche il meglio, escluso, sÕintende, il Gran Legislatore [lÕabate Giordani]. 222 PORTA_testi.indd 222 16/03/11 11:43 42.11 nellÕanti-¥come forestiere ¥Italia ¥moderna ¥nella ¥e¥... inimico...¥dire¥vuol¥Roma¥chissima 178.¥Pag. fiacaree¥i¥e¥vicciuritt¥nost¥i¥Quand spass,¥a¥Milanes¥on¥intorna¥Mennen domandass,¥ghÕel¥chi¥a¥diraven¥Ghe ¥.forastee¥on¥carroccia¥in¥mennen¥Che 4 1vivee¥on¥inviden¥sciori¥nost¥i¥Quand refiziass,¥a¥Milanes¥amis¥s˜¥De regolass¥de¥coeugh¥al¥digh¥solet¥Hin ¥assee.¥sia¥che¥tant¥forastee¥di¥ghÕhan¥Che 8 radis¥i¥2sceppˆ¥a¥insc“¥ch“¥stˆ¥chÕel¥lu¥E muson¥sul¥in¥stampann¥de¥coragg¥el¥LÕha ¥nemis?¥d“¥voeur¥el¥forastee¥Milan¥in¥Che 11 secch¥secch¥l“¥trˆ¥innanz¥voeulta,¥onÕoltra¥Ah! presunzion,¥tanta¥con¥goffad,¥sti¥De ¥busecch.¥i¥minga¥cervell,¥el¥consulta¥ChÕel 14 Quando i nostri vetturali e i fiaccherai menano attorno un milanese a spasso, diranno a chi glielo domandasse, che menano in carrozza un forestiero.| Quando i nostri signori invitano una brigata di loro amici a ristorarsi, sono soliti dire al cuoco di regolarsi, che hanno dei forestieri, tanto che sia sufficiente. | E lei che sta qui, cos“, a mettere radici ha il coraggio di stamparci sul muso [insegnarci con poco garbo] che a Milano forestiero vuol dire nemico? | Ah!, unÕaltra volta, prima di mettere l“, secco secco, di queste goffaggini, con tanta presunzione, consulti il cervello, non le budella. ÒcombriccolaÓ.¥,ÒgruppoÓ¥per¥qui¥,ÒvivaioÓ¥,Vivee¥1 ¥invece,¥vale,¥che¥sÕceppˆ¥con¥confondere ¥non¥da¥ÒaccestireÓ, ¥,Sceppˆ¥2 ¥ÒrompereÓ. 223 PORTA_testi.indd 223 16/03/11 11:43 42.12 ¥dal ¥deponga ¥si ¥noi ¥fra ¥anche ¥che ¥piacerˆ ¥vi ¥Non ¥pensare, ¥di ¥grossezza ¥rozza ¥e¥dura ¥quella ¥volgo ¥d“ ¥ogni ¥pure ¥dobbiamo ¥quale ¥della ¥maniere, ¥di ¥e ¥stranieri¥gli¥appo¥e¥noi,¥per¥increscimento¥provare vergogna?... onora-¥stessi,¥noi¥a¥chiaro¥nome¥questo¥fare¥di¥...¥¥¥ ¥ gra-¥e¥continui¥riceviamo¥quali¥dai¥stranieri¥agli¥to nulla?¥far¥non¥nostro¥del¥biasimi¥vi 179.¥175,¥Pag. man¥con¥proppi¥toccˆ¥e¥ved�¥fagh¥Per fina¥dÕonÕaria¥in¥nassuu¥vess¥senza¥anch¥Che firentina¥bajla¥de¥tettaa¥av�¥E ¥Milan,¥in¥anca¥1busch¥i¥foeura¥fass¥p˜¥Se 4 Giavan¥Don¥sur¥ch“¥poo¥on¥sporgia¥me¥ChÕel manina,¥soa¥quella¥de¥2fregaoeucc¥El compina¥chÕel¥e¥studia¥chÕel¥tocca,¥chÕel¥E italian.¥nomm¥de¥donzenn¥pocch¥Sti attenzion,¥cont¥polit,¥leggiarˆ¥SÕel notˆ¥vorarˆ¥el¥gionta¥de¥se¥E ¥citazion,¥di¥mennab˜¥sul¥nomm¥Sti 11 Per farle vedere e toccare proprio con mano che anche senza essere nati in unÕaria fine e aver tettato da balia fiorentina si pu˜ fare qualcosa di buono anche a Milano, | mi porga un poÕ qui signor don Giavano, lÕindice della sua manina, e tocchi e studi e compiti queste poche dozzine di nomi italiani. | Se leggerˆ per bene, con attenzione, e se per giunta vorrˆ annotare questi nomi sul menab˜ delle citazioni, | ¥i¥Òcavarsi¥,di oeucc con¥completare¥(da¥fass foeura i busch¥LÕespressione¥1 soliÓ.¥da¥cavare¥Òsapersela¥significa¥occhiÓ),¥dagli¥bruscolini in-¥per¥dialettale¥termine¥il¥�¥ÒfregaocchiÓ, ¥letteralmente¥,Fregaoeucc ¥2 indice.¥dito¥il¥dicare 224 PORTA_testi.indd 224 16/03/11 11:43 fˆ,¥lassa¥chÕel¥dÕor,¥Giavanin¥Don¥Sur regalon¥on¥insemma¥mettaroo¥ghe¥Che ¥cˆ.¥a¥portall¥a¥stantˆ¥vorarˆ¥ChÕel 14 zˆ,¥vegna¥chÕel¥donch¥Prest Gigee,¥Muss,¥4:Letteratura¥3Leggemm: ¥Balestree,¥Magg,¥Castion,¥Rivola, 17 signor don Giavanino dÕoro, lasci fare, che le metter˜ insieme un regalone che dovrˆ faticare a portarlo a casa. | Presto, dunque, venga qua, leggiamo: Letteratura: Mussi, Giggeo, Rivola, Castiglioni, Maggi, Balestrieri, | ¥di¥elenco¥lungo¥un¥in¥trasforma¥si¥sonetto¥il¥avanti¥in¥punto¥questo¥Da¥3 ¥musicisti,¥politici,¥scultori,¥pittori,¥studiosi,¥scienziati,¥letterati,¥di¥nomi cittˆ.¥alla¥lustro¥dato¥hanno¥che¥dÕadozione,¥o¥origine¥di¥milanesi¥ecc., ¥della ¥rettore ¥(1751-1810) ¥Mussi ¥Antonio ¥lÕabate ¥probabilitˆ ¥ogni ¥Con ¥4 ¥dottori ¥primi ¥dei ¥uno ¥oblato, ¥Giggeo, ¥Antonio ¥Ambrosiana. ¥Biblioteca ¥nel¥tisi¥di¥morto¥,arabicae¥linguae¥Thesaurus¥un¥di¥autore¥dellÕAmbrosiana, Fe-¥cardinale¥del¥Vita¥una¥di¥autore¥e¥orientalista¥Rivola,¥Francesco¥1634. Bal-¥Probabilmente¥1656.¥nel¥pubblicata¥protettore,¥suo¥Borromeo,¥derigo ¥Mantova¥a¥nato ¥,Cortegiano ¥del¥lÕautore ¥(1478-1529),¥Castiglioni ¥dassarre omo-¥molti ¥dei ¥uno ¥a¥alludere ¥potrebbe ¥Porta¥(ma¥Milano ¥a¥educato¥ma Proba-¥3.¥v.¥42.1,¥1;¥v.¥6,¥cfr.¥Balestrieri¥e¥Maggi¥Per¥estinsero).¥si¥che¥nimi ¥Per¥lÕeloquenza.¥per¥noto¥e¥cardinale,¥(1608-1679),¥Litta¥Alfonso¥bilmente ¥(1564-1631),¥Borromeo¥Federigo¥Cardinale¥1.¥v.¥6,¥cfr.¥Tanzi¥CarlÕAntonio Bi-¥della ¥fondatore ¥1565, ¥dal ¥Milano ¥di ¥arcivescovo ¥Carlo, ¥San ¥di ¥nipote ¥cittˆ,¥della¥vita¥la¥riordinare¥nel¥fronti¥pi�¥su¥attivo¥Ambrosiana,¥blioteca Conci-¥del¥precetti¥i¥secondo¥clero¥il¥riorganizz˜¥religioso,¥morale,¥politico, pro-¥il¥ricordi¥si¥spese;¥proprie¥a¥conventi¥numerosi¥fondando¥Trento¥di¥lio men-¥(1552-1633)¥SettalaÈ¥Çprotofisico¥il¥�¥.sposi¥Promessi¥nei¥tracciato¥filo ¥campo¥in¥autoritˆ¥quale¥XXXI)¥(cap.¥sposi¥Promessi¥nei¥Manzoni¥da¥zionato dellÕAm-¥dottore ¥e¥canonico ¥(1577-1643), ¥Ripamonti ¥Giuseppe ¥medico. ¥autore ¥fu ¥XXXI), ¥(cap. ¥sposi ¥Promessi ¥nei ¥ricordato ¥anchÕesso ¥brosiana, ¥Giovanni ¥Patria. ¥Historia ¥una ¥di ¥e¥Mediolanensis ¥Ecclesiae ¥Historia ¥una ¥di ma-¥e¥filosofiche ¥opere ¥di ¥autore ¥e¥illustre ¥medico¥fu ¥1483), ¥(m.¥Marliani ¥poetiche¥opere¥varie¥di¥autore¥(1733-1794),¥Carcano¥Francesco¥tematiche. lette-¥e¥giurista¥(1581-1613),¥Magenta¥Guido¥Baretti.¥del¥corrispondente¥e filoso-¥e¥medico¥XVI),¥(sec.¥Marcellino¥detto¥Airoldi¥Pietro¥Giovanni¥rato. ¥di ¥scritti ¥di ¥autore ¥XVI), ¥(sec. ¥Venusto ¥Mario ¥Antonio¥Probabilmente ¥fo. ¥Cardano ¥Gerolamo ¥Settala. ¥protofisico ¥del ¥maestro ¥pietistici,¥e¥medicina (1518-¥Ferrari¥Ottaviano¥pavese.¥matematico¥e¥filosofo¥medico¥(1501-1576), ¥e¥archeologo¥(1784-1849),¥Castiglioni¥Ottavio¥Carlo¥storico.¥e¥logico¥1586), 225 PORTA_testi.indd 225 16/03/11 11:43 Borromee,¥Tanz,¥Litta, Marlian,¥Gian¥Ripamont,¥Setalla, ¥Cardan,¥Venust,¥Ajrold,¥Maggenta,¥Carchen, 20 Ottavian,¥Ferrari Purisell,¥Scott,¥Berch�,¥dÕAlfons,¥Castion ¥Pozzobonell,¥Luin,¥Manzon,¥Peregh, 23 Gambarell,¥Gianella, Parin,¥Bellott,¥Panigaroeu,¥Torti, ¥Venin.¥Rejna,¥Oltrocch,¥Lissander,¥Verr 26 Litta, Tanzi, Borromeo, Settala, Ripamonti, Giovanni Marliani, Carcano, Magenta, Airoldi, Venusto, Cardano, | Ferrari Ottaviano, Castiglioni di Alfonso, Berchet, Scotto, Puricelli, Perego, Manzoni, Luino, Pozzobonelli, | Gianella, Gambarelli, Torti, Panigarola, Bellotti, Parini, Verri Alessandro, Oltrocchi, Reina, Venini. | ¥1851),1783-¥Michelini,¥Riccardo¥secolo¥(al¥Berchet¥Giovanni¥.numismatico fondato-¥i¥tra¥italiano,¥Romanticismo¥del¥chiave¥figura¥e¥Porta¥di¥amico ¥manifesto ¥il ¥considerato ¥�¥che ¥quello ¥di ¥autore ¥e¥ÇConciliatoreÈ ¥del ¥ri Ga-¥Cosimo¥.LetterasemiseriadiGrisostomoalsuofiglio¥la¥movimento,¥del France-¥eloquenza. ¥di ¥e¥retorica ¥di ¥professore ¥(1759-1801), ¥Scotto ¥leazzo ¥1758.¥nel¥Rime¥sue¥le¥pubblic˜¥Imbonati¥gesuita,¥(1657-1738),¥Puricelli¥sco loda-¥scuole ¥le ¥per ¥libri ¥di ¥autore ¥-1814),(1747 ¥Perego ¥Giuseppe ¥Gaetano ¥Luino ¥Antonio ¥Giovanni ¥(1785-1873). ¥Manzoni ¥Alessandro ¥Parini. ¥da ¥ti arcive-¥(1697-1783),¥Pozzobonelli¥Giuseppe¥poeta.¥e¥farmacista¥XVI),¥(sec. ¥dotte¥pi�¥persone¥delle¥una¥considerato¥cardinale,¥poi¥e¥Milano¥di¥scovo fi-¥e¥matematico¥gesuita,¥1810),¥(1740-¥Gianella¥Francesco¥tempo.¥suo¥del milane-¥panorama¥nel¥secondario¥non¥poeta¥Gambarelli,¥Agostino¥sico. edito-¥primo¥il¥fu¥composizioni,¥sue¥le¥vita,¥in¥pubblic˜,¥non¥se¥anche¥se ¥Porta¥di¥intimo¥amico¥(1774-1852),¥Torti¥Giovanni¥pariniane.¥Odi¥delle¥re Pin-¥Ippolito¥di¥SuiSepolcridiUgoFoscoloe¥dellÕepistola¥autore¥Manzoni,¥e teolo-¥(1548-1594),¥Panigarola¥Francesco¥.poesia¥sulla¥Sermoni¥dei¥e¥demonte ¥(1786-1858),¥Bellotti¥Felice¥eloquenza.¥di¥trattato¥un¥di¥autore¥e¥oratore¥go, ¥3;¥v.¥42.1,¥1;¥v.¥6,¥cfr.¥Parini¥Giuseppe¥Per¥greci.¥tragici¥dei¥traduttore¥noto ita-¥dellÕIlluminismo¥chiave¥figura¥(1741-1816),¥Verri¥Alessandro¥172.¥v.¥56, ¥e¥Caff�È¥ÇIl¥rivista¥la¥fond˜¥Beccaria,¥Cesare¥e¥Pietro¥fratello¥il¥con¥liano ¥e¥dottore¥oblato,¥(1715-1799),¥Oltrocchi¥Baldassarre¥tragedie.¥di¥autore¥fu av-¥(1731-1818),¥Reina¥Francesco¥176).¥v.¥56,¥(cfr.¥AmbrosianadellÕ¥prefetto ¥Parini.¥di¥opere¥delle¥editore¥letterato,¥e¥bibliofilo¥politico,¥uomo¥e¥vocato Orazio.¥da¥traduttore¥letterato,¥e¥matematico¥(1737-1820),¥Venini¥Francesco 226 PORTA_testi.indd 226 16/03/11 11:43 Giulin,¥Calch,¥Sass,¥5:Storia Bernardin;¥Coeuri¥Simonetta,¥Verr, ¥Baldin,¥Lanfranch,¥Majner,¥6:Medesina 29 Tadin,¥Concorezz,¥Cros, Lampugnan,¥Griff,¥Mennaben,¥Salvadegh, ¥Alban,¥Manara¥Cajmm,¥duu¥Grad,¥De¥Duu 32 Storia: Sassi, Calchi, Giulini, Verri, Simonetta, Corio Bernardino; Medicina: Mainerio, Lanfranco, Baldino, | Croce, Concorezzo, Tadino, Silvatico, Menabene, Griffo, Lampugnani, due De Gradi, due Caimi, Manara Albano, | ¥scrittore¥e¥AmbrosianadellÕ¥prefetto¥(1675-1751),¥Sassi¥Antonio¥Giovan¥5 ¥che¥Milano¥di¥storia¥una¥di¥autore¥(1462-1507),¥Calchi¥Tristano¥storia.¥di sul-¥Memorie ¥di ¥autore ¥(1714-1780), ¥Giulini ¥Giorgio ¥1323. ¥al ¥fino ¥arriva fon-¥milanese,¥illuminista¥(1728-1797),¥Verri¥Pietro ¥Milano.¥di ¥storia¥la ri-¥della¥Alessandro,¥fratello ¥il ¥con ¥e, ¥Pugni¥dei¥AccademiadellÕ¥datore ¥opere¥numerose¥di¥autore¥e¥Parini¥Giuseppe¥di¥amico¥Caff�È,¥ÇIl¥vista ¥v. ¥56, ¥(cfr. ¥Italia ¥in ¥dellÕIlluminismo ¥diffusione ¥alla ¥contribuirono ¥che Sfor-¥Francesco¥di¥biografo¥e¥storico¥1491),¥(m.¥Simonetta¥Giovanni¥169). ¥milanesi.¥vicende¥delle¥storiografo¥(1459-1519),¥Corio¥Bernardino¥za. Viscon-¥Galeazzo ¥Giovanni ¥di ¥protofisico ¥1404), ¥(m. ¥Mainerio ¥Pietro ¥6 tra-¥e¥medicina¥profess˜¥XIII)¥(sec.¥Lanfranco¥Vicenza.¥di¥vescovo¥poi¥ti, ¥matematico.¥e¥medico¥(1515-1600),¥Baldino¥Bernardino¥dallÕarabo.¥dusse ¥Giovanni¥astronomo.¥e¥grecista¥medico,¥(1619-1655),¥Croce¥Gianandrea ¥a¥e¥Montpellier ¥a¥Bologna, ¥a¥medico ¥illustre ¥1438), ¥(m. ¥Concorezzo ¥da ¥oper˜¥che¥milanese¥medico¥celebre¥1661),¥(m.¥Tadino¥Alessandro¥Pavia. Silva-¥Battista¥Giovanni¥Manzoni.¥da¥raccontata¥peste¥la¥durante¥anche ¥Menabene¥Apollonio¥Pavia.¥di¥allÕUniversitˆ¥protofisico¥XVI),¥(sec.¥tico ¥Ambrogio¥filosofo.¥e¥poeta¥Svezia,¥di¥Giovanni¥re¥del¥archiatra¥XVI),¥(sec. ¥il¥dopo¥-¥(1557¥Lampugnani¥Giacomo¥teologo.¥e¥medico¥1493),¥(m.¥Griffo ¥Gradi¥De¥Antonio¥e¥1460)¥(m.¥Matteo¥Giovanni¥pontificio.¥archiatra¥1632), ¥medico¥secondo¥il¥medicina,¥di¥professore¥primo¥il¥XVI),¥sec.¥metˆ¥(prima ¥esperto¥(1516-1596),¥Caimi¥Zaccaria¥Pavia.¥a¥operarono¥entrambi¥ducale, Al-¥Camillo¥Caimi.¥secondo¥il¥sconosciuto¥filosofo;¥e¥latino¥di¥e¥greco¥di ¥Pietro¥medicina.¥sulla¥libri¥di¥autore¥e¥medico¥(1652-1709),¥Manara¥bano ¥compendio¥un¥di¥autore¥e¥Pavia¥a¥cattedratico¥XVI),¥(sec.¥Simonetta¥Paolo dellÕAcca-¥fondatori¥primi¥i¥tra¥1547),¥(m.¥Giussano¥Andrea¥medicina.¥di ¥primario¥professore¥(1559-1594),¥Rovida¥Cesare¥Trasformati.¥dei¥demia sto-¥e¥letteratura ¥di ¥anche ¥scrisse ¥medica, ¥unÕaccademia ¥di ¥fondatore ¥e ¥sulla¥trattato¥autorevole¥un¥pubblic˜¥XVIII)¥(sec.¥Porta¥Della¥Ippolito¥ria. ¥Pietro¥Stato.¥dello¥protofisico¥1769),¥(m.¥Castiglioni¥Onorato¥Gian¥peste. 227 PORTA_testi.indd 227 16/03/11 11:43 Giussan,¥Simonetta, Castion,¥Porta,¥Della¥Rovida, ¥Boldon,¥Casaa,¥Pravesin,¥Moscati, Siton;¥Assander,¥Boss, Asell,¥Gasper¥Buzz,¥7:Anatomega 35 38¥¥¥¥¥¥¥¥¥Maggistrell,¥Monteggia,¥Biumm,¥Bianch,¥Carchen, Mazzucchell¥Cuni,¥Tron, lÕOspedaa;¥e¥Palletta¥e¥Riboli¥E ¥Porraa;¥Monguzz,¥lÕAleman,¥8:Chimega 41 Simonetta, Giussano, Rovida, Della Porta, Castiglioni, Moscati, Parravicini, Casati, Boldoni, | Bossi, Assandri, Sitoni; Anatomia: Buzzi, Gaspare Aselli, Carcano, Bianchi, Biumi, Monteggia, Magistrelli, | Trono, Cuneo, Mazzucchelli e Riboli e Paletta e lÕOspedale; Chimica: lÕAlemanni, Monguzzi, Porati; | Alessan-¥politico.¥uomo¥importante¥e¥insigne¥docente¥(1739-1824),¥Moscati ¥Paolo¥Gian¥.peste¥de¥Tractatus¥un¥di¥autore¥epidemiologo¥Parravicini,¥dro ¥Boldoni¥Sigismondo¥fama.¥chiara¥di¥medico¥e¥filosofo¥1612),¥(m.¥Casati ¥Bossi ¥Bernardino ¥Pavia. ¥e¥Padova ¥a¥professore ¥(1597-1630), ¥Bellano ¥da ¥Giovanni¥(1545?-1627).¥Assandri¥Bartolomeo¥XVI).¥sec.¥del¥metˆ¥(prima eruditissimo.¥scrittore¥e¥medico¥(1605-1662),¥Scozia¥di¥Sitoni¥de¥Battista ¥istituita¥municipalitˆ¥prima¥della¥membro¥oculista,¥Buzzi,¥Francesco¥7 ¥e¥anatomia ¥di ¥professore ¥(1581-1626), ¥Aselli ¥Gaspare ¥Bonaparte. ¥da Pa-¥a¥anatomista¥(1536-1600),¥Carcano ¥Leone¥Battista¥Gian¥chirurgia. To-¥di¥allÕUniversitˆ¥professore¥(1681-1761),¥Bianchi¥Giambattista¥via. ¥Giovan¥erudite.¥opere¥di¥autore¥1731),¥(m.¥Biumi¥Gerolamo¥Paolo¥rino. ¥milanese.¥dellÕospedale¥chirurgo¥noto¥(1762-1815),¥Monteggia¥Battista ¥e¥Trono ¥Pietro ¥(1728-1778).¥Magistretti ¥Antonio¥Pietro ¥Probabilmente ¥sconosciuto¥XVI;¥secolo¥nel¥Pavia¥a¥professori¥furono¥Cuneo¥Gabriele ¥di ¥allÕOspedale ¥professore ¥1807), ¥(m. ¥Riboli ¥Angelo ¥Mazzucchelli. ¥il ¥fama¥chiara¥di¥chirurgo ¥(1748-1832),¥Paletta¥Battista¥Giovan¥Milano. elen-¥lungo¥nel¥nominato¥viene¥lÕOspedale¥Anche¥Porta.¥di¥tempo¥al milanesitˆ.¥alla¥lustro¥dare¥di¥degna¥istituzione¥come¥eccellenze¥di¥co ¥fama,¥grande¥di¥farmacista¥e¥analista¥(1766-1843),¥Alemanni¥Pietro ¥8 (1742-1819).¥Porati¥Antonio¥e¥Monguzzi¥Cesare¥pure¥come 228 PORTA_testi.indd 228 16/03/11 11:43 Scienza dÕAntighitaa:9 Ottavian,¥e¥Ottavi¥Ferrari¥Trivulz, ¥anzian,¥Boss¥Allegranza,¥Fumagall, 44 Gajtan;¥Cattani¥E Pin;¥Regis,¥De¥Raccagn,¥Fris,¥10:Fisega ¥Sonzin¥Elli,¥Isimbard,¥11:Mecanega 47 Ballin;¥Beccaria¥E Gross,¥Brambilla,¥Cardan,¥12:Argentaria ¥gross¥pess¥quell¥e¥Arsagh,¥Scorza,¥Luccignoeu, 50 :Trivulzio,FerrariOttavioeOttaviano,Fumagalli,Alle-AntichitˆdÕ¥Scienza granza, Bossi anziano, | e Cattaneo Gaetano; Fisica: Frisi, Raccagni, De Regis, Pini; Meccanica: Isimbardi, Elli, Soncini | e Beccaria Annibalino; Argenteria: Cardano, Brambilla, Grossi, Lucign˜lo, Scorza, Arsago, e quel pesce grosso | ¥Trivulziana ¥Biblioteca ¥della ¥fondatore ¥(1725-1789), ¥Trivulzio ¥Carlo ¥9 Ferra-¥Ottavio ¥Milano. ¥a¥numismatiche ¥e¥archeologiche ¥raccolte ¥di ¥e ¥Ambrosiana.allÕ¥dottore ¥e¥retorica¥di¥professore ¥oblato,¥(1607-1682),¥ri (1728-¥Fumagalli ¥Angelo ¥letterati. ¥i¥fra ¥citato ¥giˆ ¥�¥Ferrari ¥Ottaviano dome-¥(1713-1786),¥Allegranza¥Giuseppe¥erudite.¥opere¥di¥autore¥1804), ¥del¥canonico¥(1758-1835),¥Bossi¥Luigi¥archeologo.¥e¥predicatore¥nicano ¥di¥amico¥(1771-1841),¥Cattaneo¥Gaetano¥storico.¥e¥politico¥poi¥Duomo, Braidense.¥Numismatico¥Gabinetto¥del¥direttore¥fu¥Manzoni,¥di¥e¥Porta ¥dellÕAccademia¥matematico¥e¥fisico¥celebre ¥(1728-1784),¥Frisi¥Paolo¥10 ¥alle¥fisica¥insegn˜¥barnabita,¥(1741-1822),¥Raccagni¥Giovanni¥Pugni.¥dei matemati-¥fisico,¥1784),¥(n.¥Regis¥de¥Maria¥Francesco¥Brera. ¥di¥scuole naturalista.¥e¥matematico¥(1739-1825),¥Pini¥Ermenegildo¥idraulico.¥co, inven-¥meccanico,¥e¥ottico¥(1768-1824),¥Isimbardi ¥Innocenzo¥Carlo¥11 ¥(sec. ¥Elli ¥Giacomo ¥monete. ¥coniare ¥per ¥idrauliche ¥macchine ¥di ¥tore an-¥come¥Soncini,¥il¥Sconosciuto¥chiesa.¥da¥organi¥di¥fabbricante¥XVIII), quali-¥in¥che,¥Cesare¥di¥fratello¥probabilmente ¥Beccaria,¥Annibale¥che ¥facendo¥Marengo ¥di¥battaglia¥alla¥partecip˜¥meccanico,¥esperto¥di¥tˆ nemici.¥dai¥conquistati¥quelli¥di¥luogo¥in¥cavallo¥a¥mulini¥costruire affida-¥notizia¥abbia¥si¥cui¥di¥unici¥gli¥argentieri¥di¥gruppo¥questo¥Di¥12 ¥morti¥omonimi,¥artigiani¥due¥realtˆ¥(in¥Brambilla¥Francesco¥sono¥bile ¥Duomo);¥del¥fabbrica¥nella¥attivi¥1599,¥nel¥e¥1570¥nel¥rispettivamente ¥statua¥della¥autori¥gli¥tra¥e¥orefice ¥XVII)¥(sec.¥Grossi ¥Ambrogio¥Carlo (1452-¥Caradosso¥il¥detto¥Foppa,¥Cristoforo¥SantÕAmbrogio;¥di¥dÕargento ¥Cellini.¥da¥lodato¥gioielliere¥e¥orefice¥1527), 229 PORTA_testi.indd 229 16/03/11 11:43 Caradoss;¥Foppa¥Del scoeula;¥soa¥la¥e¥Longh¥Giusepp¥13:Incision ¥Vignoeula,¥Mangon,¥Bass,¥14:Architettura Cagnoeula;¥Meda,¥Solar, Bramantin,¥Boltraffi,¥Cresp,¥15:Pittura ¥Luin,¥Sest,¥Zeser¥Foppa,¥Lomazz,¥Melz, 53 56 del Foppa Caradosso; Incisione: Giuseppe Longhi e la sua scuola; Architettura: Bassi, Mangone, Vignola, | Solari, Meda, Cagnola; Pittura: Crespi, Boltraffio, Bramantino, Melzi, Lomazzo, Foppa, Cesare da Sesto, Luini, | ¥tra ¥e¥Brera ¥a¥incisione ¥di ¥professore ¥(1766-1831), ¥Longhi ¥Giuseppe ¥13 Por-¥di¥matita¥a¥ritratto¥del¥autore¥tempo,¥suo¥del¥famosi¥pi�¥artisti¥gli 1821.¥del¥portiana¥nellÕedizione¥pose¥Grossi¥che¥ta ¥lavorarono¥che¥architetti¥autorevoli¥pi�¥i¥fra¥(1542-1591),¥Bassi¥Martino¥14 fabbri-¥alla¥lavor˜¥(1587-1629),¥Mangone¥Fabio¥Duomo.¥del¥fabbrica¥alla ¥del¥rinnovamento¥al¥nonchŽ¥Ambrosiana,¥Biblioteca¥alla¥e¥Duomo¥del¥ca ar-¥famoso¥(1507-1573),¥Vignola¥il¥detto¥Barozzi¥Jacopo¥Corte.¥di¥Teatro ¥Gobbo¥il¥detto¥Solari¥Cristoforo¥milanese.¥padre¥di¥ma¥emiliano¥chitetto ¥architetto¥Meda,¥Giuseppe¥architetto.¥e¥scultore¥1526),¥il¥dopo¥-¥1460¥(c. erudito.¥ed¥architetto¥(1762-1833),¥Cagnola¥Luigi¥idraulico.¥ingegnere¥e ¥poi¥quelli¥di¥molti¥come¥celebre ¥pittore¥(1590-1630),¥Crespi¥Daniele¥15 ¥Borromeo¥Federico¥da¥istituita¥pittura¥di¥scuola¥alla¥form˜¥si¥nominati, (1467-¥Boltraffio ¥Antonio¥Giovanni¥Ambrosiana.¥Pinacoteca¥la¥presso ¥(c.¥Bramantino¥il¥detto¥Suardi ¥Bartolomeo¥Leonardo. ¥di¥allievo¥1516), Leonar-¥di¥prediletto¥allievo¥(1493-1570),¥Melzi¥Francesco¥1465-1536). pit-¥(1538-1600),¥Lomazzo¥Paolo¥Gian¥strumenti;¥e¥carte¥eredit˜¥ne¥do, ¥in¥Rabish¥dei¥autori¥gli¥fra¥noto¥pi�¥il¥letterato,¥e¥dÕarte¥trattatista¥tore, Mel-¥Bagnolo¥a¥nato¥1427-1515),¥(c.¥Foppa¥Vincenzo¥lombardo.¥dialetto Bernar-¥(1477-1523).¥Sesto¥da¥Cesare ¥Milano.¥a¥attivo¥ma¥(Brescia) ¥la ¥1609-1662), ¥(c. ¥Nuvolone ¥Francesco ¥Carlo ¥1480-1532). ¥(c. ¥Luini ¥dino ¥maestro; ¥suo¥Nuvolone,¥Panfilo¥padre ¥del¥nome¥dal¥Panfilo,¥il¥detto Figi-¥Ambrogio¥Leonardo. ¥di¥allievo¥1475-1530),¥(c.¥dÕOggiono¥Marco Be-¥da¥Michelino¥(1607-1665);¥Cairo ¥del¥Francesco¥1548-1608).¥(c.¥no ¥39.¥e¥22¥cfr. ¥(1777-1815)¥Bossi¥Giuseppe¥per¥1455);¥c.¥-¥1370¥(c.¥sozzo ita-¥neoclassica¥dellÕarte¥pittore¥raffinato¥(1754-1817),¥Appiani¥Andrea fra-¥i¥come¥illustre ¥scenografo¥fu¥(1776-1817),¥Perego ¥Giovanni¥liana. ¥Alessandro¥Giovanni).¥Ferdinando,¥Fabrizio,¥(Bernardino,¥Galliari¥telli Can-¥Pasquale ¥(1755-1839). ¥Landriani ¥Paolo ¥(1777-1849). ¥Sanquirico ¥furono¥(1763-1844)¥Vaccani¥Gaetano¥e¥(1737-1802)¥Levati¥Giuseppe¥na, 230 PORTA_testi.indd 230 16/03/11 11:43 Figin,¥Oggionn,¥Pamfil, Appian,¥Boss,¥Pepp¥Michelin,¥Cajro,¥Del ¥Landrian,¥Sanquiregh,¥Gallear,¥Peregh, 59 Vaccan,¥Levaa,¥Canna, Legnana,¥la¥Milesi,¥la¥donn¥i¥tra¥in¥E ¥Vedana,¥la¥Cornea,¥la¥Belleria,¥La 62 lÕAppiana.¥LÕOlivazza, Agraa,¥Fontana,¥Biff,¥Porta,¥16:Scultura ¥Alziaa,¥17:Giusprudenza¥Ð¥Bambaja¥Solar, 65 dottoraa,¥di¥Papˆ Carpan,¥Cajmm,¥Taegg,¥Ares,¥Pusterla, ¥Toscan,¥Luiis¥Gian¥Setalla,¥Manfred 68 Panfilo, Oggiono, Figino, Del Cairo, Michelino, Giuseppe Bossi, Appiani, Perego, Galliari, Sanquirico, Landriani, | Canna, Levati, Vaccani, e tra le donne la Milesi, la Legnani,laBellerio,laCorneo,laVedani,|lÕOlivazzi,lÕAppiani.Scultura:Porta,Biffi, Fontana, Agrate, Solari, Bambaja; Giurisprudenza: Alciato, | padre dei dottorati, Pusterla, Arese, Taeggi, Caimi, Carpani, Manfredo Settala, Gian Luigi Toscani, | ¥Bianca ¥Milano. ¥e¥Monza ¥di ¥reali ¥palazzi ¥dei ¥e¥Scala ¥della ¥decoratori Legna-¥Ernesta ¥educativi. ¥libri ¥di ¥scrittrice ¥e¥pittrice ¥Mojon, ¥Milesi Belle-¥Marietta ¥miniature; ¥e¥incisioni ¥di ¥autrice ¥(1788-1859), ¥Bisi ¥ni ¥artiste ¥furono ¥AppianilÕ ¥e¥Corneo ¥la ¥Olivazzi, ¥la ¥Vedani, ¥Amalia ¥rio, piano.¥secondo¥di Fon-¥Annibale¥1631).¥(m.¥Biffi¥Gianandrea¥1568).¥(m.¥Porta¥Tommaso¥16 (Cri-¥Solari¥di¥famiglia¥Una¥XVI).¥(sec.¥Agrate¥Marco¥(1540-1587).¥tana ¥attiva¥fu¥Carona, ¥di¥originaria¥Filippo),¥e¥Andrea ¥Francesco,¥stoforo, ¥(1483-1588).¥Bambaja¥il¥detto¥Busti¥Agostino¥XV.¥secolo¥nel interna-¥fama ¥di ¥giurista ¥e¥umanista ¥(1492-1550), ¥Alciato ¥Andrea ¥17 ¥dello ¥senatore ¥e¥giureconsulto ¥1698), ¥(m. ¥Pusterla ¥Fabrizio ¥zionale. ¥Senato¥del¥presidente¥(1590-1674),¥Arese¥Bartolomeo¥Milano.¥di¥Stato giure-¥Taeggi,¥Ambrogio¥Maggi.¥Maria¥Carlo¥di¥protettore¥Milano,¥di senato-¥e¥avvocato¥1606?),¥(m.¥Caimi¥Gerolamo¥filantropo.¥e¥consulto ca-¥(1600-1680),¥Settala¥Manfredo ¥giureconsulto.¥Carpani,¥Orazio¥re. ¥letterato.¥e¥giurista¥XV),¥(sec.¥Toscani¥Luigi¥Gian¥scienziato.¥e¥nonico ¥al ¥Milano ¥di ¥rappresentante ¥senatore, ¥XVI), ¥(sec. ¥Pirovano ¥Giacomo auto-¥e¥oblato¥1623),¥(m.¥Giussano¥Pietro¥Madrid.¥a¥dÕItalia¥consiglio giuridiche. ¥opere¥di ¥re 231 PORTA_testi.indd 231 16/03/11 11:43 Giussan.¥e¥Piroven Beccaria;¥Verr,¥Moron,¥18:Politega ¥¥19:Matematega calcol stronomia 71 Maria,¥Agnesa¥Ceva, Carlin,¥Zeser,¥Mazzucchell,¥Caravagg, ¥infin¥che¥Orian¥on¥e¥Cavalier,¥Lecch, 74 stoppin.¥vott¥de¥lumm¥on¥LÕ� Luduigh,¥Melz¥Trivulz,¥gran¥el¥20:Milizia ¥Albrigh¥Belgiojos¥e¥Castald¥Medez, 77 astro-¥calcolo¥Matematica :Morone,Verri,Beccaria;Politica PirovanoeGiussani. nomia: | Ceva, Agnesi Maria, Caravaggio, Mazzucchelli, De Cesaris, Carlini, Lecchi, Cavalieri, e un Oriani che infine | � un lume di otto fiamme [un gran luminare]; Milizia:ilgrandeTrivulzio,MelziLudovico,Medici,CastaldoeBelgioiosoAlberigo| oppu-¥Milano,¥di¥Stato¥dello¥cancelliere¥(1470-1529),¥Morone¥Gerolamo¥18 ¥fu ¥ventÕanni, ¥a¥Modena¥di ¥vescovo ¥che, ¥(1509-1580)¥Giovanni ¥figlio ¥il¥re ¥giˆ ¥(1728-1797), ¥Verri ¥Pietro ¥IV. ¥Pio ¥e¥III ¥Giulio ¥papi ¥dei ¥diplomatico ¥un ¥Pietro¥e¥Alessandro¥con¥fu,¥(1738-1794)¥Bonesana¥Beccaria¥Cesare¥citato. ¥Caff�È¥ÇIl¥a¥partecip˜¥milanese,¥dellÕIlluminismo¥spicco¥di¥figura¥Verri, ¥.Deidelittiedellepene¥scrisse¥Pugni;¥dei¥AccademialÕ¥creare¥a¥contribu“¥e 172).¥v.¥56,¥(cfr.¥Manzoni¥Alessandro¥di¥madre¥fu¥Giulia¥figlia¥La ¥insigne¥anche¥ma¥poeta¥e¥letterato¥gesuita,¥(1649-1736),¥Ceva¥Tommaso¥19 ¥Agnesi¥Gaetana¥Maria¥(1647-1754).¥Giovanni¥fratello¥il¥come¥matematico, ¥infinitesimale.¥calcolo¥e¥algebrica¥analisi¥di¥esperta¥matematica,¥(1718-1799), ¥ebbe¥militare,¥architetto¥e¥matematico¥(1617-1688),¥Caravaggio¥Paolo¥Pietro Maz-¥Girolamo¥(1658-1723).¥omonimo¥figlio¥il¥come¥Pavia,¥a¥cattedra¥una ¥Angelo¥Giovan¥idraulica.¥di¥teorico¥e¥ingegnere¥XVIII-XIX),¥(sec.¥zucchelli ¥astronomi¥furono¥(1783-1862)¥Carlini¥Francesco¥e¥(1749-1831)¥Cesaris ¥de ¥(1702-1776),¥Lecchi¥Antonio¥Giovan¥Brera.¥di¥dellÕOsservatorio¥direttori¥e ¥di ¥opere ¥pregevoli ¥di ¥autore ¥matematica, ¥e¥lettere ¥di ¥insegnante ¥gesuita, ma-¥grande¥1598-1647),¥(c.¥Cavalieri¥Bonaventura¥idrostatica.¥di¥e¥idraulica ¥Galileo. ¥da ¥riconosciuto ¥e¥Castelli ¥di ¥allievo ¥Bologna ¥a¥docente ¥tematico milanese.¥astronomo¥celebre¥(1752-1832),¥Oriani¥Barnaba ¥di ¥milizie ¥delle ¥comandante ¥(1447-1528), ¥Trivulzio ¥Giacomo ¥Gian ¥20 mili-¥arte¥di¥trattati¥di¥autore ¥(1558-1617),¥Melzi¥Lodovico¥XII.¥Luigi ven-¥di¥capitano¥famoso¥(1495-1555),¥Medici¥deÕ¥Giacomo¥Gian¥tare. ¥Barbiano¥da¥Alberico¥e¥1563)¥(m.¥Castaldo¥Battista¥Giovan¥come¥tura, ¥Alberico¥anche¥ricordare¥potrebbe¥Porta¥questÕultimo¥Per¥(1344-1409). ¥imperiali.¥eserciti¥degli¥generale¥(1725-1813),¥Belgioioso¥di¥Barbiano 232 PORTA_testi.indd 232 16/03/11 11:43 antigh;¥Viscont¥nost¥i¥E Palladin,¥Mess,¥Cadenazz,¥21:Musega ¥Martin¥Sant¥Grassina,¥la¥Minoja, 80 Marchesin;¥Luvis¥E Moron,¥cardinal¥el¥22:Diplomazia ¥Castion¥Melz,¥Cresp,¥Taverna,¥Archint, 83 Provvision;¥de¥Boss¥el¥E Bonscior,¥Branca,¥Moron,¥23:Teologia ¥cor;¥del¥dedree¥lÕann¥para¥on¥Domm¥in¥E 86 e i nostri antichi Visconti; Musica: Catenacci, Messi, Paladini, Minoia, la Grassini, Sammartini | e Luigi Marchesi; Diplomazia: il cardinale Morone, Archinto, Taverna, Crespi, Melzi, Castiglione | e il Bossi di Provvisione; Teologia: Morone, Branca, Bonsignore, e in Duomo, un paio allÕanno dietro il coro; | ¥organista¥francescano¥frate¥XVIII),¥(sec.¥Catenacci¥Domenico¥Gian¥21 ¥di ¥compositore¥XVII-XVIII),¥(sec.¥Messi¥Francesco ¥contrappuntista. ¥e cappel-¥di¥maestro¥XVII-XVIII),¥(sec.¥Paladini¥Giuseppe¥sacra.¥musica ¥musicista ¥(1752-1825), ¥Minoia ¥Ambrogio ¥oratori. ¥di ¥compositore ¥e¥la ¥e¥Scala¥alla¥cantante¥(1773-1850),¥Grassini¥Giuseppina¥compositore.¥e com-¥(1700-1775),¥Sammartini¥Battista¥Giovanni¥Napoleone.¥di¥amica ¥Gluck. ¥di ¥maestro ¥milanese,¥sinfonica¥scuola¥della¥punta¥di¥positore soprano.¥cantante¥famoso¥(1755-1829),¥Marchesi¥Luigi alme-¥qui ¥ricorda ¥Porta ¥politici. ¥i¥tra ¥citato ¥giˆ ¥Morone, ¥Gerolamo ¥22 ¥il ¥presso ¥V¥Carlo ¥per ¥ambasciatore ¥(1500-1558), ¥Archinto ¥Filippo ¥no Spa-¥di ¥corte ¥alla ¥diplomatico ¥(1669-1732) ¥Archinto ¥Carlo ¥e¥papato, ¥cancelliere ¥gran ¥e¥giureconsulto ¥(1488-1560), ¥Taverna ¥Francesco ¥gna. amba-¥(1504-1572), ¥Crespi ¥Antonio ¥Francesco ¥Milano. ¥di ¥Stato ¥dello ¥dÕEril ¥Melzi¥Francesco ¥II.¥Filippo¥e¥V¥Carlo¥presso¥Milano ¥di¥sciatore ¥fino ¥1802 ¥dal ¥Italiana ¥Repubblica ¥della ¥vicepresidente ¥(1753-1816), Ste-¥Gian¥Probabilmente¥(1805).¥dÕItalia¥Regno¥in¥trasformazione¥alla Mi-¥di ¥ducato ¥del ¥ambasciatore ¥(1450-1519), ¥Branda ¥Castiglioni ¥fano ¥con¥Esegu“ ¥[1601-1649].¥Fabrizio¥ÇBossi ¥francese.¥corte¥la ¥presso¥lano ¥in ¥lui¥di ¥memoria ¥ha ¥Si ¥Principi. ¥diversi ¥presso¥legazioni ¥varie ¥onore ¥fu ¥(Porta), ¥MercantiÈ ¥deÕ ¥Piazza ¥della ¥Torre ¥sulla ¥posta ¥unÕiscrizione Provvisione.¥di¥Vicario¥anche ¥I¥diplomatici.¥i¥e¥politici¥i¥tra¥citato¥giˆ¥Morone¥Gerolamo¥il¥ancora¥�¥23 ri-¥si¥Porta ¥quali¥a¥risalire¥dato¥�¥non¥e¥numerosi ¥furono¥teologi¥Branca diplo-¥volte¥pi�¥e¥teologo¥dotto¥(1738-1826),¥Bonsignore¥Stefano¥ferisse. papato.¥il¥presso¥matico 233 PORTA_testi.indd 233 16/03/11 11:43 descor!¥poe�¥Artegian brovett¥on¥mucc,¥on¥vivee,¥on¥motta,¥Ona ¥perfett:¥plusquam¥arziperfett,¥Perfett, 89 24Ronchett¥on¥che¥d“¥Basta imperator,¥e¥re¥lÕann¥tutt¥LÕinstrivalla ¥lÕonor¥fan¥ne¥Paris¥a¥e¥Londra¥a¥che¥E 92 allÕor¥metta¥la¥dˆ¥De nostran¥balanzitt¥bravi¥noster¥Coj ¥Milan.¥de¥grossa¥stÕaria¥in¥Fabbricaa 95 Giavan,¥Don¥sur¥Ora, vist¥lÕha¥che¥e¥polit¥leggiuu¥lÕha¥Che ¥trist,¥tanto¥poe�¥lÕ�¥no¥paes¥sto¥Che 98 sprovist¥e¥biott¥insc“¥N� lu,¥e¥quant¥e¥tant¥vara¥che¥gent¥De ¥p�,¥de¥d“¥voeur¥nol¥modestia¥per¥Se 101 s�¥m˜¥toeuva¥se¥ChÕel zerimoni¥senza¥e¥bona¥alla¥Insc“ ¥doni.¥ghe¥che¥liber¥de¥motta¥Quella 104 Artigiani neanche a parlarne! una montagna, un vivaio, un mucchio, un broletto perfetto, arciperfetto, plusquam [pi� che] perfetto: | basta dire che un Ronchetti instivala [confeziona stivali] tutto lÕanno per re e imperatori e che a Londra e a Parigi ci fanno lÕonore | di fissare il saggio [lÕunitˆ di misura] dellÕoro con i nostri bravi bilancini nostrani fabbricati nellÕaria grossa di Milano. | Ora, signor don Giavano, che ha letto per bene e che ha visto che questo paese non � poi tanto triste, | nŽ cos“ spoglio e sprovvisto di gente che vale tanto quanto lei, se per modestia non vuol dire di pi�, | si prenda moÕ su, cos“, alla buona e senza cerimonie quella montagna di libri che le dono. | ¥anzi¥rinomatissimo,¥calzolaio¥[1773-1833]¥Ronchetti¥Anselmo¥rSig.¥ÇIl¥24 ce-¥dal¥inciso¥ed¥disegnato¥ritratto¥un¥lui¥di¥Abbiamo¥arte.¥sua¥nella¥unico notis-¥Questo¥(Porta).¥elogioÈ¥di¥serve¥gli¥solo¥questo¥e¥Longhi,¥rSig.¥lebre scris-¥ne¥se¥Cerva,¥via¥nellÕantica¥bottega¥aveva¥tempo¥del¥calzolaio¥simo ¥ne¥Porta¥,anni¥Cento¥suoi¥nei¥Rovani¥da¥citato¥fu¥e¥biografia¥una¥anche¥se ¥non ¥qui ¥,Capissianchm“surprofessorRonchett ¥sonetto ¥del ¥anche ¥tema ¥fa mantenuta.¥non¥e¥ricevuta¥promessa¥di¥lamentarsi¥antologizzato,per 234 PORTA_testi.indd 234 16/03/11 11:43 Sigoni,¥el¥dent¥ghÕ�¥L“ 25lÕArgellaa,¥ghÕ�¥Murator,¥Õl¥Siton¥El ¥ligaa,¥ben¥e¥ciara¥stampa¥foeuj,¥in¥Tucc 107 Abaa¥sur¥ch“¥quist¥E stima¥chÕel¥or¥i¥tucc¥in¥mostraran¥Ghe ¥scima,¥de¥omenonon¥de¥nomm¥olter¥Tanc 110 rima¥la¥de¥grazia¥in¥Che discrezion¥santa¥la¥de¥virt�¥in¥E ¥stÕoccasion¥in¥desgrazia¥per¥dovuu¥Hoo 113 canton;¥dÕon¥in¥Lassaj breviari¥on¥ghÕ�¥el¥bonne bouche¥la¥per¥Infin ¥plenari¥indulgenz¥de¥comor¥e¥ras¥Pien 116 bollari¥del¥foeura¥Tolt Urban¥Gregori,¥segond,¥Lissander¥De ¥26Milan,¥de¥Papa¥dÕolter¥duu¥de¥E 119 L“ cÕ� dentro il Sigonio, il Sitoni, il Muratori, cÕ� lÕArgelati, tutti in-folio, stampa chiara e ben legati, | e questi qui, signor abate, le mostreranno a tutte le ore che crede tanti altri nomi di grandÕuomini, | che in grazia della rima e in virt� della santa discrezione ho dovuto, per disgrazia, in questÕoc cÕ� bouche¥bonne casione, | lasciarli in un cantone [da parte]; infine per la un breviario pieno raso, colmo, di indulgenze plenarie | tolto fuori dal bollario di Alessandro secondo, Gregorio, Urbano e di due altri papi di Milano, | XVIII-¥(sec. ¥Scozia ¥di ¥Sitoni ¥deÕ ¥Giovanni ¥(1523-1584), ¥Sigonio ¥Carlo ¥25 (1685-¥Argelati ¥Filippo ¥(1672-1750), ¥Muratori ¥Antonio ¥Ludovico ¥XIX), og-¥per¥hanno¥che¥opere¥erudite¥di¥autori¥quali¥ricordati¥qui¥sono¥1755) Milano.¥di¥storia¥la¥getto Grego-¥1073).¥al¥1061¥dal¥pontefice¥Baggio,¥da¥(Anselmo¥II¥Alessandro¥26 (Lam-¥III¥Urbano¥1591).¥al¥1590¥dal¥pontefice¥Sfrondati,¥(Nicol˜¥XIV¥rio Casti-¥(Goffredo¥IV¥Celestino¥1187).¥al¥1185¥dal¥pontefice¥Crivelli,¥berto ¥Medici,¥Angelo¥(Giovan¥IV¥Pio¥1241).¥del¥novembre¥nel¥pontefice¥glioni, 1565).¥al¥1559¥dal¥pontefice 235 PORTA_testi.indd 235 16/03/11 11:43 Giavan¥Don¥ch“¥quest¥E servizzi,¥proppi¥farˆ¥ghe¥chÕel¥Speri ¥lÕoffizzi¥d“¥de¥gha¥chÕel¥lÕobblegh¥per¥E 122 benefizzi¥el¥per¥E quistass¥p˜¥chÕel¥indulgenz¥sant¥quij¥De ¥spass,¥a¥andand¥bocca¥in¥stecch¥col¥Insc“ 125 struzziass¥che¥mej¥lÕ�¥Che perzipitˆ,¥studiˆ,¥dragonˆ,¥A ¥fa.¥chÕel¥come¥tucc¥a¥cull¥in¥vegn“¥Per 128 e questo, don Giavano, spero che le farˆ proprio servizio [comodo] e per lÕobbligo che ha di dire lÕufficio | e per il beneficio di quelle sante indulgenze che pu˜ conquistarsi, cos“, con lo stecco in bocca, andando a spasso | che � meglio che struggersi a sgobbare, studiare, fare il molesto, per venire in culo a tutti come fa. 236 PORTA_testi.indd 236 16/03/11 11:43 43 Porta annota di aver scritto questo sonetto, con altri due simili (come tre furono quelli anonimi indirizzati contro di lui) per difendersi dallÕaccusa di aver composto la Prineide, un poemetto celebre in quegli anni perchŽ ricorda il tragico linciaggio del ministro Prina e ironizza sulla figura dellÕimperatore Francesco I. I sospetti di aver steso quella satira, di cui si confess˜ poi autore lÕamico Tommaso Grossi, costarono a Porta pesanti interrogatori polizieschi. Databile fra marzo e settembre del 1816 fu pubblicato nellÕedizione luganese. impiegaa¥sont¥fioeu,¥ghÕhoo¥miee,¥GhÕhoo Sovran,¥del¥caregh¥a¥anch¥quidem¥Et pensionaa,¥pader¥el¥ghÕhoo¥crost,¥quaj¥s™¥al¥GhÕhoo ¥malsan.¥sont¥e¥1lÕanta¥s�¥saraa¥giˆ¥Hoo 4 desperaa¥tant¥cred¥m˜¥voeuren¥me¥E fabrian¥sul¥coss¥sti¥tutt¥pettamm¥De Maistaa,¥soa¥contra¥toeulla¥a¥andˆ¥Per ¥pan?¥m�¥del¥e¥vitta¥mia¥la¥de¥Patron 8 [per di pi�] anche a carico del quidem¥et Ho moglie, ho figli, sono impiegato sovrano, ho anche qualche crosta [piccolo possedimento], ho il padre pensionato, ho giˆ chiuso lÕÒantaÓ e sono malsano. | E mi vogliono credere tanto disperato da mettermi tutte queste cose sul sedere [infischiarmene] per andare a prendermela contro sua maestˆ, padrone della mia vita e del mio pane? | ¥quarantÕanni¥i¥superato¥ha¥lÕautore¥che¥dire¥per¥linguistico¥Bisticcio¥1 anni.¥quarantuno¥aveva¥Porta¥Carlo¥1816¥nel¥ÒantaÓ);¥(gli¥dÕetˆ 237 PORTA_testi.indd 237 16/03/11 11:43 ingegn¥m�¥sto¥a¥bellÕonor¥on¥fan¥Ghe vert�¥la¥de¥capazz¥supponel¥Col ¥segn!¥sto¥a¥fina¥fottuu¥baron¥vess¥De 11 manera,¥quaj¥in¥gust¥daa¥ghÕhoo¥mai¥se¥E p�¥specciava¥me¥no¥compens¥m�¥Per ¥galera.¥in¥andˆ¥de¥degn¥credessen¥me¥Che 14 Gli fanno un bellÕonore al mio ingegno col supporlo capace della virt� dÕessere barone fottuto fino a questo segno! | E se mai ho dato loro gusto in qualche maniera, per mio compenso non mi sarei mai aspettato che mi credessero degno di andare in galera. 238 PORTA_testi.indd 238 16/03/11 11:43 44 Alcune lettere allÕamico Grossi testimoniano la lavorazione di questo Çsonetto romantico, che vuole avere la coda della gran bestia, tanto ella � lunga, e bittorzolutaÈ tra giugno e luglio del 1817. Il testo, che sbeffeggia i classicisti, comparve a stampa per la prima volta nellÕedizione Grossi. COVON¥COL¥SONETTIN cojona:¥me¥chÕel¥ben¥Soo¥romantegh?¥M“ oss,¥di¥m™ll¥el¥dent¥fin¥classegh¥sont¥M“ 1Elicona¥in¥porch¥el¥foo¥bevi,¥Mangi, ¥adoss.¥caghi¥ghe¥m“¥per¥romantegh¥ai¥E 4 sona,¥el¥2Apoll¥vers¥mee¥i¥canti¥quand¥M“ tusscoss,¥l“¥pienten¥ciammi¥i¥se¥3Mžs¥I trona,¥me¥el4Giove¥temporal¥on¥vuj¥Se ¥6scoss.¥in¥fa¥le¥me¥5Amor¥ciall¥el¥fˆ¥vuj¥Se 8 Ioromantico?Sobenechemicogliona-CODONE ¥COL ¥SONETTINO no [prendono in giro]: io sono classico fin dentro al midollo delle ossa, mangio, bevo, faccio il porco in Elicona e ai romantici, per me, gli cago addosso. | Io, quando canto i miei versi, Apollo suona e le Muse, se le chiamo, piantano l“ ogni cosa, se voglio un temporale Giove mi tuona, se voglio fare lo sciocco Amore me la fa in grembo. | muse.¥alle¥sacro¥Monte¥1 profezia.¥della¥e¥musica¥della¥medicina,¥della¥arti,¥delle¥greco¥dio¥Apollo,¥2 Zeus/ ¥di ¥figlie ¥romana, ¥e¥greca ¥mitologia ¥della ¥divinitˆ ¥nove ¥Muse, ¥3 storia.¥della¥e¥arti¥delle¥patrone¥erano¥Mnemosine,¥e¥Giove tuono.¥del¥e¥cielo¥del¥dio¥�¥dellÕOlimpo,¥dei¥gli¥tutti¥di¥padre¥e¥re¥Giove,¥4 sessuale.¥dellÕattrazione¥e¥dellÕamore¥dio¥Amore,¥5 ¥ÒgremboÓ.¥,scho§¥tedesco¥il¥per¥idiotismo¥�¥Scoss¥6 239 PORTA_testi.indd 239 16/03/11 11:43 ,Grazi¥i¥e¥7Vener sgarzorin¥quatter¥8 m“¥per¥l“¥stan¥part,¥i¥tutt¥de¥bej¥hin¥Che ¥molin.¥e¥tavola¥de¥serven¥me¥E 11 consola,¥me¥la¥travaj¥di¥in9Minerva dorm“,¥fa¥me¥el¥poe�¥e¥ninna¥me¥el10Morfee ¥scola.¥mÕje12Priapp¥orzoeu,¥i¥rasa¥me¥el¥11Bacch 14 pascola¥me¥che¥13Pann¥GhÕhoo favor¥el¥faa¥mÕhan¥che¥pegor¥quatter¥Quij ¥pastor.¥faa¥mÕhan¥quand¥Romma¥a¥damm¥De 17 corr¥la¥che¥14Flora¥GhÕoo sÕcioppon¥gigli,¥vioeur,¥roeus,¥cattamm¥A ¥paragon.¥e¥loffi¥de¥sort¥i¥tucc¥Per 20 Venere e le Grazie, quattro passerine che son belle da tutte le parti, stanno l“ per me e mi servono da tavola e mulino [per ogni esigenza]. | Minerva, negli affanni mi consola, Morfeo mi ninna e poi mi fa dormire, Bacco mi colma gli orciuoli [i testicoli], Priapo me li scola. | Ho Pan che mi pascola quelle quattro pecore che mi hanno fatto il favore di darmi a Roma quando mi hanno fatto pastore. | Ho Flora che corre a raccogliermi rose, viole, gigli, garofani per ogni sorta di pretesto e paragone. | fertilitˆ.¥alla¥e¥bellezza¥alla¥allÕamore,¥associata¥dea¥Venere,¥7 ¥della ¥e¥natura ¥della ¥culto ¥al ¥legate ¥bellezza ¥della ¥divinitˆ ¥Grazie, ¥8 vegetazione. ¥artigiani.¥degli¥protettrice¥guerra,¥della¥dea¥Minerva,¥9 ¥sonno.¥del¥dio¥Morfeo,¥10 ¥vizi.¥dei¥e¥vendemmia¥della¥vino,¥del¥dio¥Bacco,¥11 ¥feconditˆ.¥della¥dio¥Priapo,¥12 ¥greggi.¥delle¥dio¥Pan,¥13 vegeta-¥la¥tutta¥di¥vita¥alla¥e¥fioritura¥alla¥presiede ¥che¥dea¥Flora,¥14 ¥37).¥v.¥57,¥(cfr.¥zione 240 PORTA_testi.indd 240 16/03/11 11:43 possession¥quij¥tucc¥Su Gerusalemm¥invers¥Tass¥del¥ficc¥a¥hoo¥Che ¥15 Trittolemm ,Pomona, Vertun ,Cerer 23 insemm.¥stronzonen¥Ghe comandament,¥m�¥dÕon¥m“,¥de¥stˆ¥La ¥vent,¥o¥succ¥o¥acqua¥o¥vuj¥quand¥LÕavegh 26 spavent¥on¥amis¥ghÕhoo¥Ch� fada¥ven¥la¥se¥capazz¥pissonn,¥16Ninf¥De ¥pissada,¥ona¥cont¥deluvi¥on¥fˆ¥De 29 camarada¥tutt¥sont¥E DÕEol, can¥de¥razza¥vent¥cert¥de¥re¥17 ¥franzescan.¥di¥pr™s¥el¥come¥boffen¥Che 32 tolipan¥quaj¥mai¥Se sgenna,¥me¥el¥e¥bozzera¥la¥secca¥me¥El ¥peccenna¥le¥me¥chÕel¥18Momo¥voltra¥Ven 35 Su tutte quelle possessioni che ho in affitto dal Tasso verso Gerusalemme, Cerere, Vertunno, Pomona, Trittolemo | ci lavorano insieme. Sta a me, a un mio comando, avere quando voglio o acqua o asciutto o vento, | che ho amiche uno spavento [una gran quantitˆ] di Ninfe piscione capaci, se vien fatta [richiesta], di fare un diluvio con una pisciata, | e sono camerata [compagno] di Eolo, re di certi venti razza di cani che soffiano come il culo dei francescani. | Se mai qualche tulipano [sciocco] mi secca lÕanima e mi infastidisce, arriva Momo che me lo pettina | ¥alla¥dedicate¥divinitˆ¥erano¥Trittolemo¥e¥Pomona¥Vertunno,¥Cerere,¥15 ¥lei¥da ¥fu ¥Trittolemo ¥messi, ¥delle ¥dea ¥Cerere ¥terra: ¥della ¥coltivazione ¥la ¥era¥Pomona ¥uomini, ¥gli ¥fra ¥pratica¥la ¥diffondesse¥affinchŽ ¥istruito ri-¥del¥e¥trasforma¥si¥che¥natura¥della¥dio¥il¥era¥Vertunno¥frutti,¥dei¥dea ¥9).¥nota¥e¥37¥v.¥57,¥anche¥cfr.¥Pomona¥e¥Cerere¥(per¥stagioni¥delle¥petersi ¥da¥etˆ¥in¥vergini ¥fanciulle¥come¥rappresentate ¥semidivinitˆ¥Ninfe,¥16 divinitˆ.¥altre¥di¥culto¥al¥associate¥marito ¥venti.¥dei¥dio¥Eolo,¥17 ¥motteggio.¥del¥dio¥Momo,¥18 241 PORTA_testi.indd 241 16/03/11 11:43 sÕcenna,¥la¥de¥fond¥in¥Fina repetta,¥sÕel¥o¥mord¥sÕel¥scalza,¥sÕel¥E ¥vendetta.¥mia¥la¥foo¥e¥19Nemesia¥Ciammi 38 bolletta,¥la¥noeus¥me¥Se tesoree,¥di¥capp¥el¥pietos,¥20Pluto ¥danee¥de¥onÕolla¥dessotterra¥El 41 indree,¥temp¥i¥Sconduda l“¥21sgandolla¥je¥me¥splaff¥e¥spliff¥E ¥stord“.¥de¥maraviglia¥ona¥lÕ�¥Che 44 intener“¥vuj¥Quand valdrappa¥quaj¥dÕona¥tigher¥de¥coeur¥El ¥cilappa,¥vergena¥quaj¥post¥a¥tegn“¥O 47 scappa,¥e¥inziga¥che¥quij¥De mar¥el¥sbaratta¥me¥che¥22Netun¥Dio¥el¥GhÕhoo ¥par,¥me¥che¥quell¥s�¥toe�¥lassa¥me¥E 50 rar,¥e¥gross¥bej,¥Perla perfin¥moeuv¥fˆ¥de¥stupendi¥Coraj ¥sottannin¥di¥impiombaa¥balzann¥I 53 fino in fondo alla schiena [per bene], e se scalcia, se morde o se ribatte chiamo Nemesi e faccio la mia vendetta. | Se mi nuoce la bolletta, Pluto pietoso, il capo dei tesorieri, dissotterra unÕolla [orcio] di denari | nascosta ai tempi andati e, spliff e splaff, me li snocciola l“ che � una meraviglia da stordire. | Quando voglio intenerire il cuore di tigre di una qualche sottana o tenere a posto [allÕordine] una qualche verginella vanesia, | di quelle che istigano e scappano, ho il dio Nettuno che mi spalanca il mare e mi lascia prendere quel che mi pare, | perle belle, grosse e rare, coralli stupendi che fan muovere perfino quelle balzane piombate di sottanine | ¥vendetta.¥della¥dea¥Nemesi,¥19 ¥ricchezza.¥della¥dio¥Pluto,¥20 Òghian-¥ossiagˆndola¥sostantivo¥dal¥deriva¥ÒsnocciolareÓ, ¥,Sgandolˆ¥21 ¥Òn˜ccioloÓ.¥daÓ, ¥mare.¥del¥dio¥Nettuno,¥22 242 PORTA_testi.indd 242 16/03/11 11:43 23bescottin;¥del¥damm¥Di dolor,¥i¥fevera,¥la¥ciappa¥me¥Se 56¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥¥corr,¥che¥Igea25¥ghÕhoo¥Chiron,24 ¥,Esculappi¥GhÕhoo lor¥assee¥minga¥sÕhin¥E 26Dio Monell¥on¥amis¥on¥per¥fresch¥in¥GhÕhoo ¥cappell.¥al¥fina¥strivaj,¥ai¥fina¥‰l¥Coj 59 stell¥ai¥portˆ¥vuj¥mai¥Se soldaa¥quaj¥dÕon¥sanguanent¥prodezz¥I ¥desfogonaa,¥fogos,¥Dio,¥de¥Can 62 prontaa,¥bujent,¥l“¥GhÕhoo pattona,¥la¥a¥sott¥caldi¥Arrosti Pallad Mart Briaree Ercol Bellona, ¥27 corona¥la¥tutta¥Con Alett¥,Megera¥28berlocch,¥berlicch¥soeu¥Di ¥forbesett¥di¥30Atropp¥e¥29Tesifon¥E 65 68 delle dame del biscottino [dame dedite a opere pie]; se mi prende la febbre, i dolori, ho Esculapio, Chirone, ho Igea che corrono, | e se loro non sono mica abbastanza ho in fresco per un amico, un Dio Monello con le ali perfino agli stivali, perfino al cappello. | Se mai voglio portare alle stelle le prodezze sanguinolente dÕun qualche soldato cane di dio, focoso, scatenato, | ho l“ bollenti, approntati, caldi [come] arrosti, sotto la trapunta, Pallade Marte Briareo Ercole Bellona, | con tutta la corona dei loro berlicche berlocche [demoni], Megera, Aletto e Tesifone e Ëtropo dalle forbicine | 4.¥nota¥23,¥cfr.¥damm del bescottin¥Per¥23 ¥stesso¥lo¥medicina¥della¥nellÕarte¥ammaestr˜¥che¥centauro¥Chirone,¥24 ¥medicina.¥della¥dio¥Esculapio, ¥salute.¥della¥dea¥Igea,¥25 viag-¥dei¥dio¥Mercurio,¥a¥MonelloÓ,¥ÒDio¥,DioMonell¥con¥riferisce¥si¥Porta¥26 ¥curative.¥sostanze¥delle¥e¥ladri¥dei¥dellÕinganno,¥comunicazione,¥della¥gi, ¥delle¥dio¥Marte,¥guerra;¥della¥dea¥Minerva),¥(o¥Pallade¥NellÕordine:¥27 ¥braccia,¥cento¥dalle¥gigante¥Briareo, ¥compagna;¥sua¥Bellona¥con¥armi ¥coraggio.¥e¥forza¥per¥famoso¥eroe¥Ercole 2.¥nota¥1,¥cfr.¥berlicch berlocch¥Per¥28 ¥personificazioni¥le¥Erinni,¥o¥Furie,¥le¥sono¥Tesifone¥e¥Aletto¥Megera,¥29 vendetta.¥della¥femminili ¥vita.¥della¥filo¥il¥recide¥che¥quella¥precisamente¥Parche,¥tre¥delle¥Una¥30 243 PORTA_testi.indd 243 16/03/11 11:43 boffett¥del¥31Vulcan¥E mucc¥on¥adree¥cont¥regolzaa¥32Ciclopp¥i¥E ¥gucc,¥de¥picch,¥de¥frecc,¥de¥spad,¥de¥lanz,¥De 71 tucc¥de¥ultem¥per¥E 33Pluton¥re¥gran¥del¥Sova¥Maistaa¥La ¥decorazion.¥de¥coffen¥on¥su¥ghicc¥Col 74 lÕoccasion¥ven¥mai¥Se comarina,¥quaj¥partur“¥a¥stanta¥Che ¥35Luzina¥comaa¥la¥o¥34Egeria¥mandi¥Ghe 77 manina,¥ona¥dagh¥A dis,¥se¥nol¥che¥manch¥in¥ajutt,¥s˜¥col¥E ¥37Narzis¥bell¥on¥o¥36Adon¥bell¥on¥l“¥fˆ¥La 80 magnaris,¥olter¥on¥O man,¥lÕoltra¥in¥vuna¥de¥passˆ¥col¥Che ,Statan¥de¥e¥Edusa¥de¥,Cunina¥De¥38 83 e Vulcano dal soffietto e i Ciclopi seminudi con un mucchio di lance, e spade, di frecce, di picche, di leve | e per ultimo di tutti la maestˆ sua del gran re Plutone col culo su un cofano di decorazioni. | Se mai viene lÕoccasione che qualche comarina stenta a partorire gli mando Egeria o la comare Lucina | a darle una manina e col suo aiuto, in men che non si dica, fa l“ [partorisce] un bellÕAdone o un bel Narciso | o un altro mangiariso [persona di poca o nulla utilitˆ] che col passare da una a unÕaltra mano di Cunina, di Edusa e di Statano, | ¥fulmini.¥di¥e¥dÕarmi¥fabbro¥e¥fuoco¥del¥dio¥Vulcano,¥31 ¥Vulcano.¥di¥aiutanti¥giganteschi¥Ciclopi,¥32 ¥dellÕAverno.¥re¥Plutone,¥33 ¥felici.¥parti¥avere¥per¥invocata¥ninfa¥Egeria,¥34 ¥7).¥v.¥57,¥(cfr.¥parti¥dei¥esito¥buon¥al¥presiedeva¥che¥dea¥Lucina,¥35 maschile.¥bellezza¥giovanile¥la¥simboleggia¥che¥divinitˆ¥Adone,¥36 bel-¥sua¥la¥per¥famoso¥greca ¥mitologia¥della¥personaggio¥Narciso, ¥37 ri-¥figura¥propria ¥la¥contemplando¥morire ¥lasciato¥essersi¥per¥e¥lezza dÕacqua.¥specchio¥uno¥in¥flessa ¥loro,¥di¥cura¥aveva¥Edusa¥bambini,¥deÕ¥culle¥alle¥presiedeva¥ÇCunina¥38 Stata-¥e¥nutrimento,¥primo¥il¥ricevevano¥poppe¥le¥lasciando¥che¥allora ¥(Porta).¥lÕeducazioneÈ¥seguito¥in¥dirigeva¥ne¥no 244 PORTA_testi.indd 244 16/03/11 11:43 magnan¥on¥s�¥fass¥p˜¥El deventˆ¥de¥temp¥col¥sa¥chi¥Capazz ¥cˆ.¥la¥strappˆ¥de¥39ciolla¥de¥fior¥On 86 fˆ¥a¥stanta¥le¥vun¥Se ,Cloacina¥a¥v™t¥on¥fˆ¥foo¥Ghe tracch,¥e¥40 ¥tabacch!¥al¥subet¥recorr¥Besogna 89 stracch¥fuss¥chi¥per¥fin,¥GhÕhoo port,¥i¥sforza¥che¥fiaa¥quaj¥on¥indree¥tegn“¥De ¥passaport,¥el¥cont¥41Crepet¥Dio¥El 92 intort.¥fagh¥a¥guaj¥E castell¥in¥pettˆ¥de¥tratta¥se¥che¥Quand ¥bell;¥el¥e¥bon¥el¥voltra¥a¥tira¥chÕel¥42Comm¥GhÕhoo 95 buell¥el¥infesci¥se¥E ,Carna¥Dea¥la¥GhÕhoo zerusegona¥ona¥43 ¥44Corona¥Santa¥per¥serva¥la¥che¥ChÕanch 98 pu˜ farsi un dritto capace, chi lo sa?, col tempo, di diventare un fior di minchione da strappare [spiantare] la casa. | Se uno stenta a farla [soffre di stitichezza] gli faccio fare un voto a Cloacina, e tracch!, bisogna ricorrere subito al tabacco [per coprirne il puzzo]! | Ho perfino, per chi fosse stanco di trattenere qualche fiato [peto] che forza le porte, il Dio Crepito con il passaporto, | e guai a fargli torto. Quando si tratta di mettere in castello [di mangiare] ho Como che tira fuori il buono e il bello; | e se infesto il budello [imbarazzo lÕintestino] ho la Dea Carna, una cerusicona che quantunque serva per Santa Corona [per nulla in cambio] | 2.¥nota¥25,¥cfr.¥,ciolla¥Per¥39 ¥le¥cloaca¥una¥in¥caso¥a¥scoperta¥statua¥lei¥di¥una¥Ð¥Cloacina¥ÇVenere¥40 ¥(Porta).¥cultoÈ¥nuovo¥questo¥assegn˜ na-¥le¥con¥fanciullo¥di¥figura¥in¥rappresentato ¥era¥Peto:¥o¥ÇCrepito, ¥41 han-¥gli¥che¥fiati¥quei¥di¥uno¥espellere¥di¥atteggiamento¥in¥alzate¥tiche ¥(Porta).¥altareÈ¥ed¥nome,¥dato¥no ¥gioia.¥della¥e¥festini¥dei¥dio¥Como,¥42 ¥Aveva¥umane.¥interiora¥delle¥cura¥particolare¥aveva¥Carna¥Dea¥ÇLa¥43 ¥(Porta).¥CelioÈ¥monte¥il¥sopra¥Roma¥in¥tempio ¥Santa¥di¥Istituto¥Pio¥al¥riferimento¥fa¥CoronaÓ¥Santa¥la¥per¥ÒServire¥44 ¥assistenza¥garantiva¥che¥1786,¥il¥e¥1577¥il¥fra¥Milano¥a¥attivo¥Corona, ¥compenso.¥senza¥lavorare¥significa¥cittˆ;¥della¥poveri¥ai¥gratuita¥medica 245 PORTA_testi.indd 245 16/03/11 11:43 cojona.¥la¥fa¥la¥No indiscrett¥on¥vitta¥la¥a¥tacca¥me¥Se ¥quiett,¥lassa¥me¥no¥che¥creditor¥DÕon 101 45Lett¥fiumm¥al¥cavˆ¥a¥gi˜¥Voo incojon“¥de¥gioeugh¥el¥fa¥che¥QuellÕacqua ¥m“,¥bevi¥la¥lu¥bev¥voeur¥nol¥se¥E 104 insc“.¥innanz¥tiri¥E spacc¥del¥damm¥e¥moda¥la¥a¥viv¥vuj¥Se ¥mostacc,¥paricc¥de¥commedia¥in¥fˆ¥Col 107 facc,¥quatter¥de¥46Gian¥GhÕhoo 48Diana¥ghÕhoo¥e¥comand¥m�¥al¥47Proteo¥GhÕhoo ¥settimana.¥la¥sett¥giusta¥fa¥ne¥ChÕel 110 mattana,¥la¥batt¥me¥Se scighera,¥la¥motria,¥la¥paturgna,¥La ¥ciera¥bella¥la¥de¥49Lubenzia¥corr¥La 113 50spallera¥in¥l“¥mettem¥A pias�,¥tante¥Gratis-amore-Dei ¥m�.¥el¥foeura¥scernigh¥de¥occasion¥Domˆ 116 non fa la cogliona. Se mi si attacca ai fianchi un creditore indiscreto che non mi lascia quieto, | vado gi� a prendere al fiume Lete quellÕacqua che fa il gioco di rincoglionire e se non vuole bere lui la bevo io, | e tiro avanti cos“. Se voglio vivere alla moda e darmi importanza facendo nella commedia parecchie parti, | ho Giano dalle quattro facce, ho Proteo al mio comando e ho Diana che ne fa giusto sette alla settimana. | Se mi abbatte la mattana, le paturnie, la mutria, ¥gratis lÕipocondria, corre Lubenzia dalla bella cera | a mettermi l“ in vista tanti piaceri bellÕe pronti da dover soltanto scegliere il mio. | dei ¥amore ¥et ¥dellÕoblio.¥fiume¥mitico¥Lete,¥45 cu-¥immateriali,¥e¥materiali¥inizi¥agli¥presiede ¥bifronte, ¥dio¥Giano,¥46 ¥ecc.).¥ponti,¥(porte,¥passaggi¥i¥stodisce ¥aspetto.¥mutare¥di¥capacitˆ¥la¥aveva¥che¥marino¥dio¥Proteo,¥47 ¥cambia¥che¥luna¥alla¥dato¥nome¥il¥anche¥era¥caccia,¥della¥dea¥Diana,¥48 ¥faccia.¥propria¥la¥sera¥ogni ¥(Porta).¥piaceriÈ¥dei¥dea¥Lubentina,¥o¥ÇLubenzia,¥49 3.¥nota¥6,¥cfr.¥spallera¥Per¥50 246 PORTA_testi.indd 246 16/03/11 11:43 p�,¥a¥andˆ¥poss¥no¥Se calzolar,¥del¥o¥pee¥di¥reson¥per¥O ¥somar,¥tanc¥come¥tirosa¥in¥andˆ¥N� 119 ar¥i¥largh¥cont¥l“¥GhÕhoo sgoratton¥a¥porta¥me¥chÕel¥51Pegas¥El ¥colzon,¥i¥slisˆ¥senza¥ciel,¥in¥terra,¥In 122 bon,¥de¥quest¥anca¥ghÕha¥el¥E cavallier¥al¥ciapp¥i¥minga¥scolda¥ChÕel ¥quarter.¥in¥dan¥todisch¥i¥che¥quij¥Come 125 parer¥del¥vegni¥Se Cassan,¥a¥d“¥a¥magara¥barchett,¥in¥andˆ¥De ¥lontan,¥pussee¥anca¥dininguarda¥O 128 man¥ona¥l“¥subet¥GhÕhoo 52Tritton¥de¥,Amadriad¥de¥,Driad¥De ¥forcon,¥ai¥adree¥para,¥la¥a¥cord,¥ai¥Adree 131 sponton¥coj¥fin¥ghÕhoo¥E lanzana¥straa¥la¥su¥53Castor¥e¥Polluz ¥54gambarana.¥casa¥la¥innanz¥casciˆ¥A 134 Se non posso andare a piedi, o per ragioni di piedi o di calzolaio, nŽ andare in tiro a quattro come tanti somari, | ho l“, con le ali spiegate, Pegaso che mi porta svolazzando in terra, in cielo, senza sdrucire i calzoni, | ha anche questo di buono, che non scalda mica le chiappe al cavaliere come quelli che i tedeschi hanno in dotazione. | Se decido di andare in barcone magari, per dire, a Cassano o, dioneguardi, anche pi� lontano | ho subito l“ una mano [un manipolo] di Driadi, di Amadriadi, di Tritoni attenti alle corde, al timone, attenti ai forconi | e ho perfino, con gli spuntoni, Polluce e Castore sulla strada alzaia a spingere avanti la Òcasa gambaranaÓ [trainata da ronzini]. | ¥Muse.¥delle¥e¥Apollo¥di¥alato¥cavallo¥Mitico¥51 ¥acquatiche.¥divinitˆ¥Tritoni,¥boscherecce;¥divinitˆ¥Amadriadi,¥e¥Driadi¥52 ¥rappresentano¥Si¥naviganti.¥deÕ¥protettrici¥Deitˆ¥Polluce:¥e¥ÇCastore¥53 ¥(Porta).¥cavalloÈ¥a¥giovanetti¥due¥di¥figura¥in ¥dei ¥traino ¥il ¥per ¥impiegati ¥ronzini ¥i¥chiamare ¥di ¥scherzoso ¥Modo ¥54 ¥fluviali.¥barconi 247 PORTA_testi.indd 247 16/03/11 11:43 umana¥giustizia¥la¥Se 55lÕoss,¥su¥in¥socch�¥cert¥on¥pariss¥me¥La ¥56Minoss¥ghÕhoo¥,Each¥ghÕhoo¥tard¥o¥prest¥O 137 coss.¥tuss¥lor¥giusten¥Che sartinn,¥i¥per¥donzellett,¥i¥per¥GhÕhoo ¥ballarinn,¥i¥cantarinn,¥i¥tucc¥Per 140 madaminn¥e¥Scuffier lee¥pensa¥la¥che¥57Voluppia¥Dea¥La ¥pajee¥del¥e¥banch¥di¥gi˜¥tiraj¥A 143 pee¥duu¥suj¥postaj¥a¥E recamm¥a¥tutt¥soffaron¥de¥fior¥Su ¥damm.¥di¥baull¥al¥e¥venter¥al¥pari¥In 146 struzziamm¥no¥per¥Infin, fass¥di¥un¥per¥vun¥a¥nominann¥A ¥struzziass),¥el¥classega¥cossa¥lÕ�¥no¥(Che 149 ingenoeuggiass,¥a¥preghi¥El coo¥el¥sbassˆ¥a¥schenna,¥la¥ben¥dobbiˆ¥A ¥nominaroo.¥adess¥che¥lÕultema¥Per 152 Se la giustizia umana mi sembrasse, un certo non so che, stentata, o presto o tardi ho Eaco, ho Minosse | che aggiustano loro ogni cosa. Ho per le donzelle, per le sartine, per tutte le canterine, le ballerine, | crestaie e madamine [modiste] la dea Voluppia che ci pensa lei a tirarle gi� dai loro panconi e dai pagliericci | e a sistemarle sui due piedi su fior di sofˆ tutti a ricami alla pari del ventre e del baule delle grandi dame. | Infine, per non struggermi a nominarne uno per uno dei fasci interi [una grande quantitˆ] (che non � cosa classica struggersi), | la prego di inginocchiarsi, di piegare bene in due la schiena, di abbassare la testa per lÕultima che adesso nominer˜. | ¥ÒstentataÓ.¥quindi¥ÒallÕossoÓ¥,ÒmagraÓ¥per¥vale¥lÕoss¥su¥In¥55 ¥esercitare ¥di¥capacitˆ¥loro ¥alla¥grazie¥eletti,¥furono ¥Minosse¥e¥Eaco¥56 ¥dellÕAverno.¥giudici¥giustizia,¥la ¥amori.¥facili¥dei¥e¥voluttˆ¥della¥dea¥Volippia,¥57 248 PORTA_testi.indd 248 16/03/11 11:43 soo,¥che¥quell¥per¥Questa, sazerdott,¥di¥protetrizz¥gran¥la¥LÕ� ¥cercott,¥di¥cavalieri,¥di¥damm,¥Di 155 divott,¥di¥comich,¥Di sonador,¥di¥58normal,¥maester¥Di ¥professor,¥di¥lettor,¥di¥scolar,¥Di 158 servitor,¥di¥serv,¥Di postion,¥di¥ricch,¥di¥regg,¥impiegaa¥Di ¥castron,¥di¥musegh,¥di¥ciarlatan,¥Di 161 eccezion¥senza¥lÕ�¥E lÕamisona¥mamma,¥la¥morosa,¥La ¥bona¥e¥bella¥razza¥quella¥tutta¥De 164 Elicona¥in¥viv¥Che 59battista,¥in¥tutt¥nomm¥certi¥ghÕhan¥che¥E ¥mitologista,¥d“¥a¥sarav¥Come 167 elenista;¥Classicista, brigada¥sta¥tutta¥manten¥che¥lee¥LÕ� ¥fada¥papa¥de¥piatton¥de¥furia¥A 170 Questa, per quel che ne so, � la gran protettrice dei sacerdoti, delle dame, dei cavalieri, dei frati questuanti, | dei comici, dei devoti, dei maestri normali, dei suonatori, degli scolari, dei lettori, dei professori, | delle serve, dei servitori, degli impiegati regi, dei ricchi, dei postiglioni, dei ciarlatani, dei musici, dei castroni [cantori evirati] | ed �, senza eccezione la morosa, la mamma, lÕamicona, di tutta quella razza bella e buona | che vive sullÕElicona e che ha certi nomi tutti in battista, come sarebbe a dire mitologista, | classicista, ellenista; � lei che mantiene tutta questa brigata a furia di piattoni di pappa fatta | ¥,ÒnormaliÓ ¥scuole ¥nelle ¥allora ¥insegnavano ¥ÒnormaliÓ ¥maestri ¥I¥58 grado.¥primo¥di¥scuole¥contemporanee¥alle¥equivalenti ¥raffinati.¥indumenti¥per¥usata¥fine¥molto¥lino¥di¥tela¥,Battista¥59 249 PORTA_testi.indd 249 16/03/11 11:43 passada;¥robba¥de¥E netta¥e¥slarga¥e¥spianna¥che¥quella¥lee¥LÕ� ¥poetta¥soeu¥ai¥Parnass¥del¥strada¥La 173 spalletta¥in¥porta¥je¥E scior,¥come¥gloria¥la¥de¥tempi¥Al ¥lor;¥tra¥tant¥freghen¥se¥ghÕhin¥quand¥Dove 176 dÕamor,¥dea¥sta¥Infin ,Murcia¥Dea¥la¥lÕ�¥lÕ�,¥chi¥digh¥Per ossia¥60 ¥poltronaria.¥la¥de¥metress¥gran¥La 179 Usciuria¥m˜¥varda¥ChÕel renunziˆ¥de¥convegn“¥p˜¥me¥Se ¥cercˆ¥a¥andˆ¥per¥comod¥tante¥A 182 grattˆ?¥de¥rogna¥Sta pell,¥la¥risÕciagh¥occorr¥se¥lu¥varda¥ChÕel ¥stradell,¥i¥per¥vialon¥bej¥i¥Lassˆ 185 porscell,¥on¥com�¥Sudˆ bottega¥a¥rivaa¥sont¥quand¥sicur¥vess¥Per ¥frega?¥me¥che¥asen¥on¥nanch¥trovagh¥De 188 bega,¥sta¥vuj¥no¥n˜,¥N˜, forsÕanch¥saront¥stagh:¥vuj¥e¥sont¥Classegh ¥almanch.¥classegh¥cojon¥on¥ma¥cojon,¥On 191 di roba passata; � lei quella che spiana e slarga e pulisce la strada del Parnaso ai suoi poeti | e li porta a spalle al tempio della gloria come signori dove, quando ci sono, si strusciano tanto fra loro; | infine questa dea dellÕamore, per dire chi �, � la Dea Murcia, ossia la gran ma”tresse della poltroneria [dellÕozio]. | Guardi ora vossignoria se mi pu˜ convenire di rinunciare a tante comoditˆ per andare a cercare | questa rogna da grattare? guardi lei se � necessario rischiare la pelle, lasciare i bei vialoni per le stradelle | sudare come un porcello, per essere sicuro quando sono arrivato a bottega, di non trovarci neanche un asino che mi struscia? | No no, non voglio questa briga, classico sono e voglio restarci; sar˜ forse anche un coglione, ma un coglione classico almeno. ¥suoi¥i¥poltroni¥rendeva¥e¥poltroneria¥della¥dea¥la¥era¥Murcia¥Dea¥ÇLa¥60 ¥(Porta).¥AventinoÈsullÕ¥tempio¥un¥alzato¥avevano¥le¥romani¥I¥devoti. 250 PORTA_testi.indd 250 16/03/11 11:43 45 Il poemetto, che mette in burla lÕingordigia del clero, � datato con buona approssimazione ai mesi di luglio e agosto del 1816, grazie ad alcuni cenni nelle lettere allÕamico Tommaso Grossi e al cugino Baldassarre Maderni. Apparve a stampa nellÕedizione Cherubini. CONDUTT¥FRAA¥DE¥VIACC¥EL Sestinn 1andemm¥Ambroeus¥sant¥de¥deffˆ¥sul¥In via¥via¥e¥trottava,¥el¥trottava,¥ChÕel medemm,¥post¥al¥saldo¥trovava¥se¥El sacrestia,¥la¥bott¥on¥part¥de¥Lassand passaa¥stÕestaa¥occors¥cossÕ�¥diroo¥Ghe ¥desfrataa.¥fraa¥2Condutt¥fraa¥noster¥Al 6 Am--Sulfare[almodo]diSantÕ Sestine¥-¥CONDOTTO¥FRATE¥DI¥VIAGGIO¥IL brogio andemm che trottava, trottava e via via si ritrovava saldo al medesimo posto, lasciando da parte un momento la sacrestia, le dir˜ cosa � occorso [successo] lÕestate scorsa al nostro frate Condotto, frate sfratato. | ¥,AmbrogioadnemusSantÕ ¥di ¥corruzione ¥�¥SantAmbroeusandemm ¥1 ¥il ¥con ¥anche ¥motiva ¥si ¥ma ¥Ortolani, ¥degli ¥Borgo ¥nellÕantico ¥chiesetta ¥tempo ¥notte ¥fuggire ¥per ¥santo, ¥il ¥quale ¥il ¥secondo ¥popolare ¥racconto lÕin-¥ritrov˜,¥si¥vescovo,¥acclamava¥lo¥che¥milanese¥popolazione¥dalla ¥esclam˜¥punto,¥quel¥a¥e,¥cittˆ¥della¥porte¥alle¥ancora¥mattina,¥domani È.Andemm!Ç¥rassegnato: ¥si¥cui¥a¥ÒcondottoÓ¥il¥quanto¥in¥dispregiativo ¥nomignolo¥�¥Condutt¥2 ¥alla¥allusione¥con¥cesso,¥del¥scarico¥di¥conduttura¥la¥�¥riferimento¥fa protagonista.¥del¥allÕingordigia¥e¥sporcizia 251 PORTA_testi.indd 251 16/03/11 11:43 m“,¥de¥mej¥san¥lor¥come¥Condutt¥Fraa dinar...¥del¥golascia¥gran¥quella¥Per ch“¥questa¥Oh¥minga?...¥cognossen¥El¥Come?... singolar!¥proppi¥reussiss¥me¥La m˜¥possibel¥bion,¥bio¥de¥Corpo ¥n˜?¥cognossen¥nol¥che¥soll¥lor¥sien¥Che maa,¥de¥nagott¥insc“¥lÕ�¥come¥ben,¥Oh lÕideja,¥m“¥daroo¥ghÕen¥paroll¥pocch¥In straa¥in¥lÕincontraran¥sort¥per¥se¥E someja,¥ghe¥sÕel¥d“¥poe�¥savaran¥Me coss¥tutt¥sora¥sort¥sta¥de¥rar¥capp¥on¥Ch� ¥cognoss!¥possell¥de¥fadiga¥la¥Var carcamm¥on¥magrozzer,¥on¥lÕ�¥Condutt¥Fraa campanin,¥on¥par¥chÕel¥longh¥longh¥pret¥DÕon dÕadamm¥pomon¥dÕon¥dianzen¥on¥Cont collarin,¥el¥mia¥on¥lˆ¥in¥sbaggia¥ghe¥ChÕel ininz,¥besinfi,¥palper¥coj¥3Lendenon, ¥4sbrinz.¥de¥formaj¥el¥come¥boeucc¥a¥volt¥el¥E scarpignaa¥e¥ruff¥de¥zij¥duu¥a¥Sott scoldalecc,¥de¥boeucc¥duu¥sbarlusca¥Ghe 12 18 24 Frate Condotto, come loro sanno meglio di me, per quella grande ingordigia del denaro... Come?... Non lo conoscono mica?... Oh questa mi riesce proprio singolare! Corpo di dio bacco, possibile ora che siano loro soli che non lo conoscono? | Oh bene, se � cos“ niente di male, in poche parole ne dar˜ io lÕidea, e se per sorte lÕincontreranno per strada mi sapranno poi dire se gli somiglia, chŽ un capo [tipo] raro di questa sorta vale sopra ogni cosa la fatica di poterlo conoscere! | Frate Condotto � un magrone, un carcame dÕun prete lungo lungo che pare un campanile, con un diavolo dÕun pomo dÕAdamo che gli spinge in fuori un miglio il collarino, lendinone [pidocchioso], con le palpebre rigonfie, peste, e il volto bucherellato come un formaggio Sbrinz. | Sotto a due ciglia lerce e arruffate sbirciano due occhi da scaldaletto, ¥qui¥pidocchio,¥di¥uova¥le¥,ÒlendiniÓ¥,lenden¥di¥accrescitivo¥�¥Lendenon¥3 151).¥v.¥54,¥(cfr.¥sporchi¥capelli¥i¥con¥,ÒpidocchiosoÓ¥per¥starˆ buchi.¥grossi¥a¥pasta¥la¥con¥svizzero¥formaggio¥Tipico¥4 252 PORTA_testi.indd 252 16/03/11 11:43 carimaa,¥stupendi¥duu¥sott,¥poe�¥E orecc,¥ai¥fina¥bocchin¥on¥sott,¥anm˜¥A moletta¥del¥seggella¥la¥quell¥su¥in¥E ¥basletta.¥la¥su¥tabacch¥gi˜¥gotta¥Che pagn¥i¥anca¥ghÕha¥el¥bellezz¥i¥cressegh¥A 5lumm¥alla¥fina¥scarp¥daj¥comenzand¥Che descompagn,¥negher¥ses¥o¥cinqu¥de¥Hin fumm,¥martora,¥bordocch,¥pures,¥Tan�, listin,¥strataj,¥tassij,¥a¥Intersiaa ¥7Maggiolin.¥del¥6sciffon¥on¥n�¥che¥Pussee vist¥han¥m˜¥Sicch�¥Sist...¥fraa¥lÕ�¥quest¥‰n!¥Ah cognoss?¥de¥lÕaveven¥che¥m“¥soo¥SÕel Sist,¥fraa¥proppi¥lu,¥lÕ�¥Sissignori 8goss,¥di¥Borgh¥del¥Bernard¥don¥de¥Fradell Condutt¥fraa¥de¥nomm¥el¥dan¥ghe¥quant¥in¥Che ¥tutt.¥bocca¥che¥porcon¥on¥lÕ�¥perch�¥LÕ� balla,¥el¥canta,¥el¥sold¥on¥per¥deffatt¥Lu tomma,¥la¥fa¥el¥terra,¥in¥roeuda¥la¥fa¥el¥Lu 30 36 42 e pi� sotto due stupendi calamai [occhiaie rigonfie e scure] e, pi� sotto, una boccuccia fino alle orecchie, e su quella il secchiello dellÕarrotino [naso] che goccia tabacco sulla bazza. | Ad accrescergli le bellezze ha anche la veste che, cominciando dalle scarpe fino al cappello, � di cinque o sei neri scompagnati, tan�, pulce, scarafaggio, martora, fumo, intarsiati a tasselli, frastagli, listelle, pi� di un comodino del Maggiolini. | ÇAh, ah! questo � frate Sisto...È Cos“ ora hanno visto [capito] che ne sapevo io che lÕavevano da conoscerlo? Sissignori � lui, proprio frate Sisto, fratello di don Bernardo del Borgo dei gozzi, che gli danno il nome di frate Condotto � perchŽ � un porcone che abbocca a tutto. | Lui infatti per un soldo canta, balla, fa la ruota con le mani in terra, fa la capriola lume.¥un¥ricorda¥che¥punte¥tre¥a¥Cappello¥5 ÒchiffonÓ.¥da¥francesismo¥�Sciffon¥6 ¥celebre ¥cos“ ¥divenuto ¥intarsiatori ¥di ¥famiglia ¥una ¥di ¥Capostipite ¥7 mo-¥bel ¥un ¥ÒmaggiolinoÓ ¥dice ¥si ¥antonomasia, ¥per ¥oggi, ¥ancora ¥che, intarsiato. ¥bile si-¥�¥Maggi¥Maria¥Carlo¥in¥goss¥ma¥Ortolani,¥degli¥Borgo¥anche¥Detto¥8 ÒcontadinoÓ.¥di¥spregiativo¥nonimo 253 PORTA_testi.indd 253 16/03/11 11:43 spalla¥in¥cotta¥la¥con¥magara¥va¥el¥Lu Romma,¥a¥fina¥vicciura¥dÕona¥Dedree offizzi¥i¥esequi,¥i¥messa,¥la¥contratta¥el¥Lu ¥pendizzi.¥de¥pollaster¥i¥e¥oeuv¥i¥Come 48 dÕavanz¥fina¥dÕaccord¥semm¥che¥Adess 9maneggia),¥chÕel¥quell¥per˜¥(salv¥porch¥al¥Quant innanz¥tiri¥e¥lÕistoria¥de¥fil¥el¥Ciappi carreggia.¥de¥desperdem¥senza¥drizz¥Drizz diseva...¥ghe¥come¥sciori,¥mee¥i¥Sicch�, ¥seva.¥dove¥in¥pensa¥che¥bell...¥bell¥Adess... 54 golascia¥gran¥quella¥per¥Sist,¥fraa¥Donca, sassina,¥le¥el¥e¥rod¥le¥el¥che¥dinar¥Del mojascia¥la¥de¥in¥d“¥bell¥on¥trovaa¥sÕ�¥El mattina,¥dÕona¥in¥cuu¥al¥tutt¥impegn¥trii¥Con 10Paradis¥al¥ciccolatt¥con¥Messa ¥12Bovis;¥a¥torcia¥Borgh,¥in¥candira¥con¥11Corp 60 e va magari con la cotta in spalla dietro a una vettura fino a Roma, lui contratta la messa, le esequie, i suffragi, come le uova e i pollastri per le affittanze. | Adesso che siamo dÕaccordo perfino troppo quanto al porco (salvo per˜ quel che maneggia), prendo il filo della storia e tiro avanti dritto dritto senza perdere la carreggiata. SicchŽ, miei signori, come vi dicevo... adesso... un momento... che penso dove ero [rimasto]. | Dunque, frate Sisto, per quella grande ingordigia del denaro che lo rode e lo rovina, sÕ� trovato un bel giorno impantanato con tre impegni ravvicinati in una mattina, messa con cioccolato al Paradiso, corpo [funerale] con candela in Borgo, torcia a Bovisio; | religione.¥alla¥�¥riferimento¥il¥Qui¥9 ¥Porta ¥di ¥Corso ¥nellÕattuale ¥Paradiso, ¥del ¥Maria ¥Santa ¥di ¥Chiesa ¥10 Vigentina. so-¥di¥gradi¥differenti¥identificavano¥tempo¥al¥ÒtorciaÓ¥e¥ÒCandelaÓ¥11 ¥funebre.¥cerimonia¥della¥lennitˆ chilome-¥quindici¥circa ¥distante¥paesotto¥un¥era¥allÕepoca,¥Bovisio,¥12 ¥Milano.¥da¥tri 254 PORTA_testi.indd 254 16/03/11 11:43 l“¥de¥e¥ch“¥de¥tend¥per¥siccome¥E 13ball,¥fˆ¥de¥terra¥minga¥ghÕeva¥No reuss“,¥posseva¥ghe¥se¥p�¥a¥N� cavall,¥a¥cavassela¥de¥ressolt¥LÕha spicch¥el¥faa¥lÕha¥lÕavarizia,¥sÕcioppa¥E, ¥boricch.¥on¥toe�¥de¥Borgh¥in¥lÕeva¥che¥Deggiˆ 66 lÕasnin,¥prontaa¥noll,¥s˜¥el¥faa¥corp,¥el¥Fornii onÕorazion,¥bettega¥el¥segna,¥se¥El sesin,¥sul¥in¥posta¥de¥solta¥ghe¥el¥Poe� tallon,¥i¥cont¥fiancad¥d˜¥valla�!¥Icc cuu,¥de¥salt¥quatter¥OnÕimpennada, ¥duu.¥tutt¥via¥e¥scorensg,¥d˜¥legnad,¥D˜ 72 mattina¥la¥de¥p�¥pocch¥o¥onÕora¥LÕeva cristall,¥on¥come¥bell¥e¥luster¥ciel¥el¥E 14remondina,¥sana,¥onÕaria¥Tirava spall,¥suj¥lenden¥i¥ballˆ¥fava¥ghe¥Che strada¥in¥sporg¥che¥ramm¥i¥sbroccand¥brucc¥el¥E ¥rosada.¥de¥15toder¥i¥strollava¥ghe¥El 78 e siccome per tendere [badare] di qua e di lˆ non aveva tempo da perdersi in chiacchiere, nŽ a piedi poteva riuscire [a recarsi nei luoghi deputati], ha risolto di cavarsela a cavallo e, crepi lÕavarizia, ha fatto lo sfoggio, giˆ che era in Borgo, di prendere un buricco [asino]. | Finito il funerale, fatto il nolo, approntato lÕasino, si segna, borbotta unÕorazione, poi salta di colpo sul didietro, ÇArr“, va lˆ!È, due colpi ai fianchi con i talloni, unÕimpennata, quattro salti di culo, due legnate, due scoregge, e via tutti e due. | Era unÕora [le sette], o poco pi�, della mattina e il cielo lustro e bello come un cristallo, tirava unÕaria sana, pulita, che gli faceva ballare le lendini sulle spalle, e il ciuco, sbroccando [mangiando] i rami che sporgono per la strada gli spruzzava i pidocchi di rugiada. | ¥balestra¥della¥allÕuso¥risalente¥dire¥di¥modo¥�¥Novessegterradefˆball¥13 ¥cui¥da¥proiettili,¥i¥impastare¥per¥prima¥materia¥di¥lÕassenza¥lamentare¥per chiacchiereÓ.¥in¥perdersi¥da¥tempo¥aver¥Ònon¥di¥significato¥il¥derivato¥� ÒripulireÓ.¥cio�¥,remondˆ¥da¥,Remondina¥14 Òpidoc-¥per¥che¥oltre¥gergale,¥voce¥�¥Teodoro,¥ossia¥T˜daro¥da¥,Toder¥15 3).¥v.¥55,¥(cfr.¥ÒcoglioniÓ¥per¥anche¥chiÓ, 255 PORTA_testi.indd 255 16/03/11 11:43 brocca¥in¥brocca¥de¥piccitt¥e¥Parascioeur besbilli¥fagh¥a¥denanz¥sgoraven¥Ghe bocca¥de¥tanto¥avert¥cont¥Sist¥fraa¥E vesibilli,¥in¥gust¥el¥per¥LÕandava particolar¥favor¥i¥Ruminand ¥somar.¥al¥e¥lu¥a¥compart¥ghe¥el¥ciel¥ChÕel paradis,¥on¥godend¥estes,¥in¥Insc“ mia,¥sett¥o¥ses¥faa¥giam˜¥LÕaveva Bovis,¥a¥fina¥fors¥lÕandava¥insc“¥E via¥vegneva¥ghe¥no¥dessedall¥a¥Se p�¥a¥andˆ¥fa¥che¥besogn¥taj¥quij¥de¥Vun ¥re.¥i¥fina¥trono¥del¥desmontˆ¥E scavalcˆ,¥de¥donch¥grazia¥de¥avuu¥LÕha compagn,¥s˜¥el¥pianta¥ona¥a¥straa¥in¥ligˆ¥De cercˆ¥a¥andˆ¥de¥sc�s,¥la¥traversˆ¥De campagn¥i¥per¥man¥de¥gi˜¥tr˜s¥quaj¥On cas¥del¥foeura¥oeuv¥s˜¥el¥fˆ¥dove¥In ¥nas.¥el¥reffignagh¥possen¥16sinod¥i¥Che busegatter¥dÕon¥in¥scrusciaa¥che¥Intrattant interess,¥soeu¥ai¥provvedeva¥el¥Sist¥Fraa caratter,¥s˜¥lÕindelebil¥de¥quij¥a¥E 84 90 96 Cinciallegre e pettirossi, di ramo in ramo, gli volavano davanti a fargli bisbigli e frate Sisto con aperto tanto di bocca andava, per il gusto, in visibilio, ruminando [rimuginando] i favori particolari che il cielo compartiva a lui e al somaro. | Cos“ in estasi, godendo un paradiso, aveva giˆ fatto sei o sette miglia, e cos“ sarebbe andato forse fino a Bovisio, se a svegliarlo non gli fosse venuto uno di quei tali bisogni che fa andare a piedi e smontare dal trono perfino i re. | Ha avuto la grazia di scavalcare [smontare da cavallo], di legare in strada, a una pianta, il suo compagno, di attraversare la siepe, di andare a cercare un qualche tralcio gi� di mano per la campagna dove fare il suo uovo fuori dal caso [senza rischio] che i sinodi potessero stropicciare il naso. | Intanto che accosciato in un bugigattolo [buca] frate Sisto provvedeva ai suoi interessi, e a quelli dellÕindelebile suo carattere, ¥condotta ¥la ¥controllare ¥per ¥istituiti ¥diocesani, ¥Sinodi ¥ai¥Allusione ¥16 clero.¥del¥decorosa 256 PORTA_testi.indd 256 16/03/11 11:43 sbiess¥in¥e¥drizz¥in¥ingegnava¥se¥el¥LÕasen s�,¥pippalla¥de¥onÕerba¥ghÕeva¥Se ¥lu.¥anca¥caratter¥s˜¥el¥Segond dedree¥col¥revoltes¥e¥voltes¥E l“,¥e¥ch“¥de¥corda¥la¥de¥longh¥el¥Per indree¥tornaa¥lÕ�¥Sist¥fraa¥che¥vora¥A reuss“¥a¥punta¥in¥giusta¥vegnuu¥LÕ� 17saresitt¥di¥magazzin¥col¥Voltaa ¥18missoltitt.¥di¥zittaa¥regia¥la¥Vers omm¥tal¥quell¥minga¥lÕeva¥che¥Sist,¥Fraa malament,¥prossem¥del¥sospettˆ¥De Comm¥vers¥voltaa¥lassaa¥dÕavell¥Savend permanent,¥stagh¥dovess¥chÕel¥creduu¥LÕha negher,¥n�¥bianch¥n�¥cercˆ¥senzÕolter¥E, ¥allegher!¥lˆ¥va¥el¥e¥monta¥le¥el¥desliga,¥Le sit¥certe¥per¥repassand¥che¥Domˆ pareven¥ghe¥no¥e¥pareven¥ghe¥Che polit,¥va¥sÕel¥picch¥quaj¥a¥ciamava¥El respondeven,¥smorbi¥credendel¥quij¥E 102 108 114 lÕasino si ingegnava per dritto o per sbieco [in tutti i modi], se cÕera unÕerba, di papparsela, secondo il suo carattere anche lui. | E voltati e rivoltati col didietro, per il lungo della corda, di qui e di l“, allÕora che frate Sisto � tornato indietro [lÕasino] � arrivato giusto giusto a trovarsi voltato col sedere verso la regia cittˆ dei ÒmissoltiniÓ. | Frate Sisto, che non era mica quel tipo di uomo da sospettare malignamente del prossimo, sapendo dÕaverlo lasciato voltato verso Como, ha creduto che dovesse starci permanentemente, e senzÕaltro cercare nŽ bianco nŽ nero [senza porsi nessuna domanda], lo slega, lo monta, e va via allegro! | Soltanto che ripassando da certi siti che gli parevano e non gli parevano [noti], chiedeva a qualche contadino se andava giusto, e quelli credendolo burlasse rispondevano, ¥perifrasi ¥�¥,saraceniÓ ¥fuochi ¥dei ¥Òmagazzino ¥,Magazzindisaresitt ¥17 ÒsedereÓ.¥per¥scherzosa ¥per¥ittica¥specialitˆ¥sale,¥sotto¥agoni¥gli¥sono¥ÒmissoltiniÓ,¥,Missoltitt¥18 famosa.¥�¥Como¥cui 257 PORTA_testi.indd 257 16/03/11 11:43 smorbion,¥sti¥a¥respond¥sÕusa¥Come ¥benon!¥va¥chÕel¥ciapp)¥di¥(in¥drizz¥Semper 120 cojonˆ¥fass¥a¥assuefaa¥Sist¥Fraa vecc,¥el¥fava¥el¥e¥longh¥de¥tirava¥El va,¥te¥che¥va¥ved,¥el¥finalment¥Quand tecc,¥on¥dopo¥poe�¥campanin,¥on¥spontˆ¥A des,¥o¥vott¥poe�¥trii,¥poe�¥e¥duu¥poe�¥E ¥paes.¥on¥tutt¥innanz¥pussee¥freguj¥on¥E 126 trotta,¥pesta,¥Daj,¥semm!¥ghe¥m˜¥adess¥Alto, cavij,¥i¥cavezzes¥dit,¥suj¥Spuves cotta,¥la¥destend¥19fagottell,¥el¥Deslazza rescij,¥i¥spieghegh¥vesta,¥la¥Scorliss via,¥alla¥pareggies¥freghes,¥Nettes, ¥sacrestia.¥in¥corr¥de¥causa¥Domˆ 132 straa¥in¥ved¥el¥giˆ¥cˆ,¥primm¥ai¥riva¥in¥lÕ�¥Giˆ cattafira,¥in¥carrett¥e¥navasc¥Carr, fraa,¥on¥o¥pret¥on¥cred¥le¥el¥scur¥Ogne lira,¥quatter¥de¥torcion¥on¥bianch¥Ogne bronzin¥de¥incusgen,¥de¥botta¥Ogni ¥20mattutin.¥de¥terz¥el¥per¥toe�¥le¥El 138 come sÕusa rispondere a questi burloni: ÇSempre dritto (nelle chiappe) che va benone!È. | Frate Sisto assuefatto a farsi coglionare [prendere in giro], tirava dritto e faceva il vecchio [il saggio, che la sa lunga], quando finalmente vede, vai e vai, spuntare un campanile, poi dopo un tetto, e poi due e poi tre, poi otto o dieci, e un poco pi� avanti tutto un paese. | Alto, adesso, ora ci siamo! Dˆi, pesta, trotta, sputati sulle dita, riacconciati i capelli, slaccia il fagottello, distendi la cotta, scrolla la veste, spianale le grinze, pulisciti, fregati, rassettati, � soltanto questione di correre in sagrestia. | Giˆ � arrivato alle prime case, giˆ vede in strada carri, bigonce e carretti a non finire, ogni [cosa] scura la crede un prete o un frate, ogni bianca un torcione [grossa candela] da quattro libbre, ogni botta di incudine, di mortaio, la prende per il terzo di mattutino [scampanare per la messa]. | ¥da¥messa¥dir¥per¥necessario¥il¥tiene¥Sisto¥frate¥dove¥fagotto¥Piccolo¥19 viandante.¥prete messa.¥la¥annunciava¥che¥Scampanio¥20 258 PORTA_testi.indd 258 16/03/11 11:43 lÕostaria,¥a¥desmonta¥el¥Finalment amis...¥dÕon¥in¥incontra¥se¥el¥cort,¥in¥va¥El Zaccaria!¥don¥car¥m�¥el¥Oh¥Sist!...¥don¥Oh Bovis?...!¥de¥allÕoffizzi¥ch“¥lu¥Anca respond...¥el¥Zaccaria¥Offizzi?...¥Bovis?... ¥segond.¥e¥primm¥cojon¥l“¥resten¥E borlanda¥la¥deciara¥se¥che¥Intant camarer,¥coeugh,¥stallee,¥foeura¥Compar locanda,¥della¥boricch,¥del¥patron¥El cangeler.¥el¥secrista,¥el¥curat,¥El pee¥di¥fina¥sgar¥on¥cava¥el¥Sist¥Fraa ¥indree!¥cuu¥col¥terra¥in¥gi˜¥ponfeta¥E pessega...¥tira,¥corrii!¥Prest¥asee!¥Acqua, tutt;¥per¥de¥gent¥Ð¥l“¥mettill¥ch“,¥Mettill spantega,¥se¥el¥bott¥dÕon¥in¥LÕequinozzi Condutt,¥fraa¥de¥spall¥ai¥rid¥Borgh¥el¥Tutt monell¥gatt¥on¥sgambetta¥chÕel¥intrattant¥E ¥cappell.¥del¥e¥cotta¥la¥de¥serv¥se¥El pee;¥in¥torna¥el¥voeulta¥la¥pocch¥a¥Sist¥Fraa Ortolan,¥di¥Borgh¥al¥m˜¥anca¥troeuva¥se¥El danee,¥e¥cotta¥cappell,¥torcia,¥Senza Milan,¥per¥e¥Bovis¥per¥Bolgiraa 144 150 156 Finalmente smonta allÕosteria, va in cortile, e sÕincontra con un amico... ÇOh don Sisto!...È ÇOh il mio caro don Zaccaria! Anche lei qui allÕufficio di Bovisio?...! È ÇBovisio?... Ufficio?...È risponde Zaccaria... e restano l“ rincoglioniti primo e secondo. | Intanto che si chiarisce il pasticcio compaiono stallieri, cuochi, camerieri, il padrone del buricco [asino], della locanda, il curato, il sacrestano, il cancelliere. Frate Sisto cava un grido fin dai piedi e, ponfete!, gi� in terra col culo indietro! | Acqua, aceto!, presto, correte! tira, fa in fretta... Mettilo qui, mettilo l“, gente dappertutto; lÕequinozio [equivoco] in un attimo si spande, tutto il borgo ride alle spalle di frate Condotto e, intanto che lui sgambetta, un gatto monello si serve della cotta e del cappello. | Frate Sisto poco per volta torna in piedi; e si trova ancora al Borgo degli Ortolani, senza torcia, cappello, cotta e denari, buggerato per Bovisio e per Milano, 259 PORTA_testi.indd 259 16/03/11 11:43 pressa¥in¥pussee¥maa¥el¥passˆ¥fagh¥per¥Giacch� ¥messa.¥d“¥p˜¥Õl¥n�¥deggiun¥el¥anca¥rott¥GhÕhan 162 Condutt¥fraa¥noster¥el¥manera¥sta¥In moral¥la¥sova¥spesa¥a¥imparaa¥LÕha tutt,¥a¥tend¥pod�¥impossibel¥lÕ�¥Che mortal,¥salt¥coj¥coll¥del¥lÕoss¥romp¥se¥Ch� tropp¥caregˆ¥vor�¥el¥cont¥che¥E ¥sÕciopp.¥el¥creppa¥se¥e¥polver¥la¥perd¥Se 168 giacchŽ per fargli passare il malore pi� in fretta gli hanno spezzato il digiuno e non pu˜ pi� dire messa. | In questa maniera il nostro frate Condotto ha imparato a spese sue la morale che � impossibile attendere a tutto, chŽ ci si rompe lÕosso del collo con i salti mortali, e che con il voler caricare troppo si perde la polvere [da sparo] e si crepa lo schioppo. 260 PORTA_testi.indd 260 16/03/11 11:43 46 Questi versi, che satireggiano la chiusura politica e la grettezza di due preti che celebrano con indifferenza un rito funebre, sono tra i pi� famosi della produzione portiana. Sono contemporanei alla stesura del Marchionn, ma privilegiano lÕindignatio etica e la sperimentazione verbale con gli efficaci intarsi fra latino e volgare. Sono datati agli ultimi mesi del 1816. Apparvero per la prima volta nellÕedizione Cherubini. FUNERAL¥ON (El Miserere) indree¥tornand¥mattinn¥sti¥de¥Vuna 1Verzee¥del¥lengua¥de¥scoeura¥la¥De scorbetta¥mia¥la¥sott¥Con erudizion¥i¥tucc¥de¥Caregada ¥recatton¥i¥e¥serv¥i¥Che 5 poetta,¥ai¥gratis¥a¥solet¥de¥Dan accort¥vessem¥asquas¥senza¥troeuvi¥Me dent¥e¥foeura¥che¥Fedel¥San¥a¥Denanz mort.¥de¥paraa¥mai¥e¥quant¥tutt¥LÕeva ¥gadan,¥on¥come¥pee¥duu¥suj¥fermi¥Me 10 cartellon¥gran¥el¥Leggi Una di queste mattine tornando indietro -¥Miserere) ¥(Il -FUNERALE ¥UN dalla scuola di lingua del Verziere con sottobraccio la mia sportina carica di tutte le erudizioni che le serve e [che] i rivenditori del mercato danno di solito gratis ai poeti, mi trovo senza quasi essermi accorto dinanzi a San Fedele, che fuori e dentro era tutto quanto mai parato a morto. | Mi fermo sui due piedi come un gadano [allocco], leggo il gran cartellone 4.¥nota¥26,¥cfr.¥Verzee¥del¥mercato¥il¥Per¥1 261 PORTA_testi.indd 261 16/03/11 11:43 sorascritt¥on¥a¥qual¥e¥tal¥lÕeva¥Che cappellitt,¥e¥scuffi¥de¥cassa¥DÕona pian,¥posa¥del¥P.P.¥i¥fina¥fond¥in¥s�¥Con ¥parada¥sta¥tutta¥che¥mÕaccorgi¥E fioramm¥e¥rebesch¥A pientada¥lÕeva¥per˜)¥invidia¥(Senza quondamm.¥ai¥passaa¥personagg¥gran¥on¥Per ch“¥fin¥coeur,¥del¥in¥dighi¥lu,¥per¥Esuss ¥2m“.¥che¥lu¥voeult¥d˜¥Mej tos¥on¥sont¥m“¥spess¥de¥siccome¥Ma curios,¥freguj¥On petitt¥el¥soltaa¥mÕ�¥che¥sissignor¥M˜ ved�¥a¥gesa¥in¥DÕandˆ ¥ghÕ�¥defferenza¥Che poveritt.¥di¥quell¥e¥sciori¥di¥ben¥el¥Tra baracca¥ona¥gesa¥la¥a¥mezz¥in¥GhÕeva com�,¥volta¥pian,¥trii¥a¥guglia¥a¥Fada s�¥per¥s�¥settaa¥Con ¥bojacca¥de¥e¥rivi¥de¥statov¥bej¥Di virt�¥di¥motta¥la¥Rappresentant av�.¥doveva¥ghe¥el¥o¥ghÕeva,¥el¥mort¥ChÕel canton¥di¥Intrattant relev¥suj¥in¥scira¥gi˜¥Sbrodolaven 15 20 25 30 che era tale e quale una soprascritta dÕuna cassa di cuffie e cappellini, con su, in fondo, perfino le P. P. del Òposa pianoÓ, e mi accorgo che tutta questa parata di arabeschi e fiorame (senza invidia per˜) era messa in piedi per un gran personaggio passato ai quondam [allÕaldilˆ]. Amen per lui, dico nel cuore, fin qui meglio due volte lui che me. Ma siccome spesso io sono un ragazzo un pochino curioso, ora sissignori, mi � saltato in testa dÕandare in chiesa a vedere che differenza cÕ� tra il bene [le esequie] dei ricchi e quelle dei poveretti. | CÕera in mezzo alla chiesa una baracca fatta a guglia, a tre piani, alta cos“, con sedute qua e lˆ delle belle statue di stoppa e di gesso, rappresentanti la montagna di virt� che il morto aveva o doveva avere. | Intanto dagli angoli sbrodolavano gi� cera sui rilievi scongiuro.¥di¥idiomatica¥Frase¥2 262 PORTA_testi.indd 262 16/03/11 11:43 ¥candireron¥Quatter 35 sev.¥lÕuso¥a¥Venezia¥de¥torc¥de¥Pien cattafalch¥del¥p�¥del¥via¥Intorna sazerdott¥i¥merli¥come¥Cantaven candirott¥bell¥s˜¥Col ¥man,¥in¥liber¥s˜¥el¥E 40 3Alban,¥lÕabaa¥comandava¥ghe¥Segond usell,¥on¥come¥svelt¥Che, spacciadament,¥tutt¥per¥tendeva¥El dent¥per¥denter¥mancˆ¥nanch¥lassand¥No ¥coppon¥bravi¥soeu¥I 45 lÕastrazion.¥patissen¥che¥ceregh¥Ai adree¥l“¥even¥intravi¥che¥quella¥in¥Giust Misereree;¥el¥cantˆ¥a¥daghela¥Per m“,¥anca¥soo¥chÕel¥m“¥E ¥genuggion¥in¥pret¥di¥dedree¥Pondem 50 d“¥a¥ajutall¥Per lÕoccasion¥de¥intrattant¥profittˆ¥E inˆ¥mett¥de¥ben¥de¥poo¥quaj¥on¥fˆ¥De comodˆ.¥de¥cunt¥el¥sarˆ¥ghe¥quand¥Per ¥pari¥bell¥avuu¥hoo¥che¥fioeuj,¥credarissev,¥el¥M˜ 55 m“,¥a¥tend¥de¥cercˆ¥a¥e¥segnamm¥A reuss“!¥proppi¥possuu¥ghÕhoo¥no¥Che quattro candelabri pieni di torce di Venezia uso sego. Intorno ai piedi del catafalco cantavano come merli i sacerdoti, col loro bel candelotto e il loro libro in mano secondo come gli comandava lÕabate Albani che, svelto come un uccello, attendeva a tutto disinvoltamente, non lasciando neanche mancare, di quando in quando, i suoi bravi scoppoloni ai chierici che patiscono di astrazione [si distraggono]. | Proprio nel momento che entravo, erano l“ per cominciare a cantare il Miserere;e io, che lo so anchÕio, appoggiami dietro ai preti in ginocchioni per aiutarli a dire e approfittare intanto dellÕoccasione per fare un poÕ di bene da mettere avanti quando ci sarˆ il conto da accomodare. | Ora, lo credereste figlioli, che ho avuto un bel daffare a segnarmi e a concentrarmi, che non ci sono potuto proprio riuscire! ¥Fedele¥San¥di¥Collegiata¥della¥cerimoniere¥Albani,¥Vincenzo¥Abate¥3 epistolare.¥contatto¥in¥era¥Porta¥cui¥con 263 PORTA_testi.indd 263 16/03/11 11:43 strafusari¥duu¥denanz¥de¥GhÕaveva tocchell¥ogni¥chÕa¥vicciurinatt¥pret¥De ¥versett¥de¥e¥salmo¥De tassell¥on¥denter¥incastraven¥ghe¥Te polpett,¥e¥politega¥de¥descors¥De ben¥del¥fˆ¥de¥intenzion¥mee¥i¥che¥moeud¥De squartˆ,¥fass¥a¥andaa¥Hin ¥condemen¥possuu¥hoo¥N� trˆ.¥a¥dagh¥per¥orecc¥de¥tant¥guzzˆ¥De faven;¥come¥ch“¥Ecco cantaven,¥pret¥i¥che¥ditt¥vÕhoo¥siccome¥Ma rincress,¥ve¥no¥se¥donca,¥Besogna ¥lÕistess.¥cantˆ¥anm“¥lassev¥me¥Che disnˆ?¥a¥E¥Ð¥Miserere mei Deus Ð¥tr�¥o¥cossett¥d˜¥Ð¥Secundum magnam 60 65 70 Misericordiam tuam et secundum quist.¥de¥Ð¥Multitudinem ¥lÕ�?¥come¥scabbi¥el¥E 75 Et multum lava me Ð¥Ab injustitia mea, et a delicto Ð¥munda me¥subet¥e¥Ð¥Puttasca!¥Ð¥car?¥Eel Ð¥Tibi soli peccavi¥Ð¥vin!¥el¥poe�¥m“¥Oh ¥cavi,¥la¥me¥pocch,¥var¥SÕel 80 Et malum coram te feci... in sermonibus Tuis, et vincas cum judicaris. Avevo davanti due confusionari di preti scagnozzi che a ogni pezzetto di salmo e di versetto ti ci incastravano dentro un tassello di discorso di politica e di polpette, di modo che le mie intenzioni di fare del bene sono andate a farsi squartare, nŽ ho potuto fare a meno di aguzzare tanto di orecchi per ascoltare. | Ecco qui come facevano; ma siccome vÕho detto che i preti cantavano, bisogna dunque, se non vi rincresce, che mi lasciate an- Deus ¥mei ¥Misererechemecantarelostesso:Ç Ð E a desinare? secun¥ secundum ¥et ¥tuam ¥misericordiam Ð due cosette o tre Ð magnam ¥dum multitudinem Ð in-¥ab ¥me ¥lava ¥multum ¥Et di questi.E il vino comÕ�? me ¥munda Ð Ed � caro? Ð Puttasca! Ð e subito delicto ¥a¥et ¥mea, ¥justitia ma-¥et Ð se vale poco, me la cavo, peccavi ¥soli ¥Tibi Ð oh, io poi, il vino! Ð È. | judicaris ¥cum ¥vincas ¥et ¥tuis, ¥sermonibus ¥feci...in ¥te ¥coram ¥lum 264 PORTA_testi.indd 264 16/03/11 11:43 gotta¥ona¥scora¥intermezz¥per¥insc“¥Ch“ gestatoria¥la¥de¥colda¥scira¥De ¥scotta¥e¥sbrodola¥la¥Che gloria.¥in¥lÕeva¥che¥sazerdott¥duu¥di¥Vun did,¥i¥pressa¥in¥scrolla¥el¥reverenza¥Soa cisti!¥scira,¥dÕona¥porca¥Che¥Sclamand: rid,¥del¥p�¥podend¥canten,¥olter¥i¥E ¥Ecce enim veritatem dilexisti. nomm¥el¥fan¥seguet¥In ostarij¥paricc¥A galantomm,¥ost¥bon,¥vin¥ghÕ�¥dove¥In compagnij.¥mejor¥E ¥Nos,¥la¥de¥lÕostaria¥loda¥Vun 4Monte-Tabor,¥el¥LÕolter vos¥d˜¥a¥tracch¥poe�¥E 85 90 95 Domine... asperges me... Hyssopo,... et super nivem dealbabor. 100¥¥¥¥¥¥¥¥¥ ¥¥¥militar ¥on¥dent ¥de¥ven ¥Finalment5paracar,¥on¥pareva¥el¥lÕabet¥a¥Che m�us?¥quell¥Vedel¥capp:¥de¥tornen¥l“¥E Qui, per intermezzo, cola una goccia di cera calda dalla gestatoria [candela da tenere in mano] che sbrodola e scotta uno dei due sacerdoti che era in gloria. Sua riverenza scrolla in fretta le dita esclamando: ÇChe porca dÕuna cera, cisti! [Cri ¥veritatem¥enim¥Eccesto!]È.Eglialtricantano,nonpotendonepi�dalridere:Ç dilexistiÈ. | In seguito fanno il nome di parecchie osterie dove cÕ� vino buono, oste galantuomo e le migliori compagnie. Uno loda lÕosteria della Noce, lÕaltro il ¥hyssopo...¥me...¥asperges¥Domine...MonteTabor,epoi,tracch!,aduevoci:Ç È.|FinalmentevienedentrounmilitarecheallÕabito dealbabor¥nivem¥super¥et pareva un paracarro [un francese], e l“ torniamo da capo: ÇLo vede quel cretino? realmen-¥sono¥Tabor,¥Monte¥e¥Noce¥della¥citate,¥osterie¥le¥Entrambe¥4 ri-¥anche ¥fu ¥Ticinese, ¥Porta ¥di ¥fuori ¥appena ¥sita ¥prima, ¥la ¥esistite; ¥te ba-¥sul¥era¥seconda¥la¥milanese,¥scapigliatura¥della¥tradizionale¥trovo Romana.¥Porta¥di¥destra¥di¥stione 4.¥nota¥29,¥cfr.¥paracar¥Per¥5 265 PORTA_testi.indd 265 16/03/11 11:43 Libera me de sanguinibus Deus, Ð¥Deus salutis meae, ¥diarrea,¥la¥vegn“¥possa¥te¥Che et exultabit lingua mea...¥Ð¥6fo!¥o¥fe¥Porch 105 Domine labia aperies, et os meum Ð¥laudem tuam.¥Ð¥birboni!¥Ð¥Annuntiabit Quoniam¥sti...¥sbatt¥a¥pari¥han¥adess¥per¥Oh ¥Si voluisses sagrificium utique 110 vora,¥lÕeva¥Ð¥Dedissem holocaustis Ð¥gora¥in¥resca¥la¥ben¥GhÕhan et humiliatum¥Ð¥serv¥no¥Ð¥Cor contritum passarˆ¥ghe¥la¥Ð¥Deus non spernit ¥Benigne fac¥Ð¥spua¥la¥con¥Insemma 115 Ð¥Domine in bona voluntate tua Ut aedificentur muri¥Ð¥d“?¥m˜¥Voeurel Vedaremm...¥giuri...¥GhÕel¥ÐJerusalem sciloster¥sto¥gionti¥Ghe ¥liberammen!¥a¥rivi¥Se 120 Et clamor noster¥Ð¥m“...¥anca¥olter¥On Ad te perveniat nunc et semper, amen. pee¥in¥allora¥volzi¥Me post¥ciappi¥e¥scenna,¥sta¥de¥sagg¥e¥Stuff ,Ðche ti possa ve-meae ¥salutis ¥Deus ¥Deus, ¥sanguinibus ¥de ¥me ¥Libera ¥labia ¥Domine ¥mea... ¥lingua ¥exultabit ¥et nire la diarrea, porco fe o fo! Ð . Ð Oh per tuam ¥laudem Ð birboni! Ð annuntiabit ¥meum ¥os ¥et ¥aperies, sa-¥voluisses ¥si [coglioni] Quoniam adesso hanno un bel daffare questi... holocaustis ¥dedissem ¥utique ¥grificium Ð era ora, han ben la lisca in gola spernit ¥non ¥Deus ¥humiliatum ¥contritum Ð non serve Ð et ¥Cor Ð Ð vo-¥bona ¥in ¥Domine ¥fac ¥Benigne glipasserˆinsiemeconlasalivaÐ tua ¥luntate Ð dice per davvero? Ð Jerusalem ¥muri ¥aedificentur ¥Ut Ð Glielo giuro... Vedremo... Ci rimetto questo cero, se arrivo a liberarmene! ¥semper, ¥et ¥nunc ¥perveniat ¥te ¥ad ¥noster ¥clamor ¥Et Un altro anchÕio... Ð amenÈ. | Mi alzo allora in piedi stufo e sazio di questa scena, e prendo posto ¥di ¥Porta, ¥da ¥registrato ¥preti, ¥dei ¥accorto ¥modo ¥il ¥�¥sillabazione ¥La ¥6 ÒfottutoÓ.¥vale¥qui¥parolacce,¥le¥dire 266 PORTA_testi.indd 266 16/03/11 11:43 125 ¥maggior,¥lÕaltar¥Denanz Signor¥nost¥preghi¥E bulardee¥del¥tremend¥d“¥m�¥del¥in¥Che puttost¥trˆ¥a¥daga¥El esequi¥di¥spes¥i¥paga¥chi¥de¥dolor¥Al ¥requi.¥de¥sort¥sta¥de¥canta¥che¥quij¥a¥Che 130 davanti allÕaltare maggiore, e prego nostro Signore che, nel mio giorno tremendo della fine, dia piuttosto retta ai dolori di chi paga le spese delle esequie che a chi canta questa sorta di preghiere. 267 PORTA_testi.indd 267 16/03/11 11:43 47 Cec-¥di¥Lamento Ilcomponimentoeiltitolodelpoemettosirifannoal delsecentistaFrancescoBaldovini,chePortacitaa Varlungo ¥di ¥co proposito della Ninetta. Con questa ÇconfessioneÈ (come viene definita in alcune lettere) Porta completa il ciclo delle figure popolari, con il Bongee e la Ninetta, ingenue e sfortunate ma cariche di unÕumanitˆ mai rappresentata prima con tanta forza e verosimiglianza. Nel terzetto, il povero sciancato sedotto e abbandonato con una creatura non sua rappresenta il vertice patetico sotto la parvenza comica. Il testo fu composto nel 1816 e molti indizi lasciano credere che lÕimpresa (mille versi esatti) occup˜ Porta per tutto lÕanno, forse pi�, anche per questioni legate alla censura. Apparve per la prima volta nellÕedizione Cherubini. AVERT¥GAMB¥DI¥MARCHIONN¥DEL¥LAMENT morosa,¥la¥de¥tradii¥dannaa,¥Moros corna,¥de¥pien¥e¥fastidi¥de¥loeuj,¥de¥Pien dÕintorna,¥tucc¥ch“¥Sercemm ¥dolorosa¥lÕistoria¥sent“¥a¥ch“¥Stee 1Marchionn,¥pover¥Del 4 Amanti dannati, traditi dal-SCIANCATO ¥MELCHIORRE ¥DEL ¥LAMENTO la morosa, pieni di tedio, di fastidi e pieni di corna, mettetevi a cerchio, qui, tuttÕintorno, state qui a sentire la storia dolorosa, del povero Melchiorre, ¥per¥�,¥Milano¥Melchiorre.¥di¥dialettale¥deformazione¥la¥�¥Marchionn¥1 par-¥da¥conquista¥alla¥Çfino¥infatti¥Magi;¥Re¥ai¥devota¥tradizione,¥lunga con-¥erano ¥Milano ¥a¥Eustorgio ¥S. ¥di ¥Basilica ¥nella ¥Barbarossa, ¥del ¥te ¥Il¥(Bezzola).¥tuttora)È¥sussiste¥sarcofago¥(il¥Magi¥Re¥dei¥ossa¥le¥servate ¥andrˆ¥non¥e¥Re¥tre¥dei¥nomi¥dei¥diffusione¥vasta¥una¥motivato¥ha¥culto Bal-¥nome ¥avevano ¥poeta ¥del ¥fratelli ¥i¥Porta ¥casa ¥in ¥che ¥dimenticato ¥secondo¥come¥assegnato,¥stato¥era¥Carlo¥a¥mentre¥Gaspare¥e¥dassarre inte-¥va¥che¥idiomatico¥modo¥�¥Digambavert¥Melchiorre.¥proprio¥nome, ¥652).¥v.¥(cfr.¥arcoÓ¥ad¥gambe¥Òdalle¥,ÒsciancatoÓ¥,storteÓ¥gambe¥Òdalle¥so 268 PORTA_testi.indd 268 16/03/11 11:43 quell,¥m“¥sont¥che¥Marchionn¥pover¥Del bordell¥a¥tiraa¥e¥Striaa ¥bolgironn!¥i¥tucc¥de¥cappa¥la¥Da indree¥mes¥i¥vita¥mia¥la¥Godeva libertaa;¥in¥e¥pas¥in¥2campagna,¥Proppi faa,¥eva¥i¥varoeul¥I ¥mestee,¥al¥quant¥busch¥di¥foeura¥Seva desgrazzi¥di¥grazia¥in¥E garett¥i¥revoltaa¥mÕhan¥bagaj¥de¥Che nett¥passaa¥anch¥Aveva ¥dazzi.¥i¥tucc¥de¥malarbetton¥p�¥El Milan,¥de¥incia¥la¥insomma¥Seva legrij,¥di¥pader¥el¥logg,¥di¥capp¥El cottarij¥i¥tucc¥in¥E ¥Nan.¥del¥che¥dÕolter¥parlava¥se¥No sonava¥anca¥gionta¥De sullÕarmandorin,¥in¥sonad¥de¥Fior festin¥on¥a¥andava¥se¥E ¥portava.¥se¥che¥gent¥la¥subet¥GhÕeva Battista¥del¥sara¥la¥su¥in¥appont¥E carnevaa¥sto¥primm¥el¥fava¥dove¥In 8 12 16 20 24 del povero Melchiorre che sono io, stregato e tirato a bordello [in malora] dalla capa di tutte le imbroglione! | Godevo la mia vita, i mesi passati, proprio da signore, in pace e in libertˆ; il vaiolo lÕavevo fatto, ero fuori dai fastidi quanto al mestiere, e in grazia delle disgrazie che da bambino mÕhanno rivoltato i garretti [mi hanno stortato le gambe], avevo passato netto [liscio] il pi� maledetto dei dazi. | Ero insomma lÕinvidia di Milano, il capo delle burle, il padre delle allegrie [bisbocce], e in tutte le compagnie non si parlava dÕaltro che del ÒNanÓ. Per giunta suonavo anche fior di suonate con il mandolino, e se andavo a un festino subito cÕera la gente che ci veniva. | E appunto nella sala del Battista, dove facevo il primo [il primo musicista] il carnevale scorso ¥Òcoi ¥di ¥sinonimo ¥come ¥campagna! ¥lÕespressione ¥registra ¥Cherubini ¥2 804).¥v.¥qui¥(cfr.¥fiocchiÓ 269 PORTA_testi.indd 269 16/03/11 11:43 28 imbrojaa¥trovaa¥sont¥Me ¥lÕimprovvista.¥a¥lazz¥di¥in¥merla¥on¥Come fa¥se¥come¥insc“¥M“ Tetton,¥la¥con¥spass¥per¥Giubianava oggion¥quij¥con¥lee¥E ¥giubianˆ.¥a¥ansa¥mej¥dava¥me¥La lee¥vardava¥la¥M“¥foi!¥che¥fitt,¥Che m“,¥vardava¥la¥scrocca¥de¥lee¥E l“¥even¥oeucc¥nost¥I ¥indree,¥innanz¥lÕoltra¥de¥vun¥adoss¥Saldo redaj¥e¥daj¥infin¥Ma foeugh,¥de¥oggion¥duu¥quij¥sbarloeuggia¥Doeuggia, gioeugh¥del¥coo¥in¥rivaa¥Sont ¥parpaj.¥on¥come¥ar¥i¥brusattamm¥A cott¥per¥on¥come¥lˆ¥traa¥mÕha¥che¥colp¥el¥Ma baltrocca¥sta¥sira¥ona¥quand¥staa¥LÕ� bocca¥de¥strappaa¥mÕha¥La ¥gott¥sullÕultem¥in¥l“¥l“¥caraffa¥La mezz¥in¥postandela¥E bornis,¥de¥chÕeven¥laver¥duu¥quij¥De dis,¥la¥Marchionn,¥Sur ¥bellezz!¥soeu¥i¥respett¥pocch¥con¥Bevi calor¥de¥vampa¥ona¥pont¥quell¥In coll;¥el¥coeur,¥el¥faccia,¥la¥quattaa¥mÕha¥La 32 36 40 44 48 mi sono trovato imbrogliato come un merlo nei lacci, allÕimprovviso. Io, cos“ come si fa, civettavo per gioco con la Tettona, e lei, con quegli occhioni, mi dava fiato [mi invogliava] a civettare. | Che fai, che faccio! Io la guardavo, lei da furba guardava me, i nostri occhi erano l“ addosso uno allÕaltra, avanti e indietro, ma alla fine, dˆi e ridˆi, adocchia, sbircia quei due occhioni di fuoco, sono arrivato alla fine del gioco a bruciacchiarmi le ali come una farfalla. | Ma il colpo che mi ha steso come una pera cotta � stato quando una sera, questa baldracca, mi ha strappato di bocca la caraffa, l“ l“ sullÕultimo goccio e appoggiandola in mezzo a quelle due labbra che erano di brace, ÇSignor Melchiorre,È dice Çbevo con poco rispetto alle sue bellezze!È. | In quel momento una vampa di calore mi ha coperto la faccia, il cuore, il collo; 270 PORTA_testi.indd 270 16/03/11 11:43 52 paroll¥i¥Soltaven ¥lor,¥anch¥foeura¥soltˆ¥voreven¥oeucc¥i¥E lÕarmandorin,¥fin¥E fradell,¥on¥come¥car¥de¥lÕeva¥ghe¥Che quell¥anca¥borlaa¥mÕ�¥El ¥lÕorchestin.¥de¥pee¥di¥p�¥del¥Debass premura¥che¥con¥insc“¥ch“¥vedella¥A s�,¥toeummel¥per¥gi˜¥sbassada¥sÕ�¥La p�,¥possuu¥nÕhoo¥Cristo! ¥inquartadura!¥che¥gambott,¥che¥bomb�,¥Che maross¥de¥daa¥mÕha¥La strengiudina¥ona¥biroeu¥i¥e¥manegh¥el¥Tra moresina¥tant¥man¥De ¥oss.¥di¥mezz¥in¥fina¥sgrisor¥i¥sentuu¥ChÕhoo sira¥quella¥tutta¥per¥primm:¥sur¥SÕciavo vegn,¥che¥lˆ¥va¥campann¥a¥gi˜¥tiraa¥Hoo segn¥on¥a¥cocch¥el¥ghÕeva¥E ¥lira.¥de¥sÕcioppon¥insc“,¥fˆ¥a¥anca¥fava,¥Che infin¥ball¥el¥Forniss mee,¥fatti¥ai¥tend¥de¥inscambi¥m“,¥E lee¥cercalla¥a¥Sgori ¥straforzin.¥m�¥el¥m“¥per¥de¥storgem¥a¥E bordalla¥del¥in¥finezz¥millia¥foo¥Ghe trˆ,¥bell¥primm¥al¥loffi,¥el¥molli¥ghe¥poe�¥E cˆ;¥a¥compagnalla¥De 56 60 64 68 72 saltavano le parole, e gli occhi volevano saltar fuori anche loro, e perfino il mandolino, che lo tenevo caro come un fratello, mi � caduto gi�, da basso, ai piedi dellÕorchestrina. | A vederla con che premura si � abbassata per prendermelo, Cristo!, non ne ho potuto pi�, che chiappe, che gambotte, che inquartatura! Mi ha dato per di pi�, tra il manico e i bischeri, una strettina di mano tanto morbida che ho sentito i brividi fino in mezzo alle ossa. | Ciao signor primo: per tutta quella sera ho tirato gi� a campane [suonato male], alla Òva lˆ che vengoÓ, e avevo un intontimento tale che facevo, anche a far cos“, stecche madornali. Finisce il ballo, infine, e io, invece di badare ai fatti miei, volo a cercare lei e a torcermi da me la corda al collo. | Le faccio mille finezze nellÕabbordarla e poi gli porgo lÕinvito, alla prima occasione, di accompagnarla a casa; 271 PORTA_testi.indd 271 16/03/11 11:43 ¥spalla,¥ona¥sora¥coo¥el¥svergnand¥lee,¥E 3simonna,¥de¥Ninnandes incomodass!...¥respond,¥la¥insc“!¥Giust fegurass!¥Catt,¥m“:¥E ¥personna!¥soa¥la¥fa¥me¥che¥onor¥on¥LÕ� compiment¥noster¥i¥femm¥che¥Intant marcanaggia,¥mamma¥la¥anch¥voltra¥Solta maggia¥e¥gropp¥fˆ¥per¥Che ¥striament.¥el¥capp¥de¥comenza¥La gorgoran¥on¥vist¥MÕhan lodamm,¥del¥in¥galitt¥i¥pativa¥Che insavonamm¥a¥gi˜¥lor¥E ¥man.¥quatter¥a¥travers¥per¥e¥drizz¥Per brasc,¥al¥sott¥stria¥mia¥la¥ciappi¥Me indree¥mamma¥la¥denanz¥nun¥straa,¥in¥Vemm lee,¥anch¥gimacch¥s˜¥Col ¥resonasc,¥mee¥i¥s�¥canti¥ghe¥l“¥E cap“¥a¥dagh¥per¥E parlava¥ghe¥che¥coeur¥el¥proppi¥lÕeva¥Che dava¥ghe¥tant¥in¥tant¥De ¥m“.¥de¥m�¥col¥brasc¥de¥strengiudinn¥Di cojonna;¥che¥Par¥moros?¥de¥parli¥Ghe sia;¥cossÕel¥nanca¥sa¥la¥no¥DÕamor?... 76 80 84 88 92 96 e lei, piegando il capo su una spalla, ninnandosi da lusingare, ÇCi mancherebbe! È risponde Çscomodarsi!...È. E io: ÇCaspita, figurarsi! é un onore che mi fa la sua persona!È. | Intanto che ci facciamo i nostri complimenti, salta fuori anche la madre maledetta, che per fare nodo e maglia [compiere lÕopera] comincia da capo lo stregamento. Mi hanno visto [riconosciuto] il semplicione che pativa il solletico nel lodarmi, e loro gi� a insaponarmi [adularmi] per dritto e per traverso a quattro mani. | Io prendo la mia strega sottobraccio, andiamo in strada, noi davanti e la mamma dietro col suo ganzo anche lei, e l“ le conto su [racconto] le mie ragioni e, per fargli capire che era proprio il cuore che parlava, di tanto in tanto le davo delle strettine al suo braccio col mio. | Le parlo di innamorati? Pare che scherzi; dÕamore?... non sa neanche cosa sia; ÒlusingareÓ.¥,ÒvezzeggiareÓ¥ossia¥,simonarij¥da¥derivato¥�¥,Simonna¥3 272 PORTA_testi.indd 272 16/03/11 11:43 sciguettaria?¥de¥E ¥donna.¥nanch¥par¥la¥squas!¥Sitta¥pesc!¥che¥Pesc deffˆ¥s˜¥el¥tutt¥Lee fir,¥gi˜¥fˆ¥lÕ�¥4soppressˆ,¥sguggiˆ,¥LÕ� candir,¥i¥sparm“¥per¥E ¥ballˆ.¥a¥andˆ¥lÕ�¥longh,¥tant¥hin¥nocc¥i¥Quand capital!¥bej¥m“:¥a¥Porta¥omen?¥i¥E l“.¥staga¥chÕel¥5March,¥sant¥coeur,¥El¥coeur?¥el¥Ma mar“?¥de¥tocchell¥on¥Ma ¥natural...¥lÕ�¥ben...¥sa¥se¥poe�!...¥quest¥Oh impunemanch¥per˜¥Ma fˆ¥s˜¥sul¥in¥genni...¥m�¥a¥catti¥nol¥Se cˆ¥in¥restˆ¥puttost¥Vuj ¥bianch.¥pann¥el¥cont¥sepoltoo¥i¥specciˆ¥A indeferent?¥minga¥sont¥ghe¥m“¥Donca sav�¥vorrev¥besogn?¥fa¥Caspeta, despias�¥p˜¥chi¥A ¥talent.¥s˜¥del¥mostacc,¥s˜¥del¥omm¥On incioda¥me¥la¥quella¥in¥E quij¥de¥ma¥oggiadonona,¥OnÕoltra scinivij:¥i¥sbusa¥Che ¥goda!¥la¥se¥chÕel¥mincion,¥sur¥lˆ,¥andemm¥E 100 104 108 112 116 120 e di amoreggiare? Peggio che peggio! Accidenti...! non pare neanche donna. Tutto il suo daffare � agucchiare, stirare, dipanare, e per risparmiare le candele, quando le notti sono tanto lunghe, andare a ballare. | ÇE gli uomini? È ÇChe mi importa: bei capitali!È ÇMa il cuore?È ÇIl cuore, san Marco, stia l“.È ÇMa un pezzo di marito?È ÇOh!, questa poi!... si sa bene... � naturale... Ma per˜, tuttavia, se non lo trovo a mio genio [gusto]... sulla sua maniera, voglio piuttosto restare in casa ad aspettare i sepoltori col panno bianco. È | ÇDunque io non le sono indifferente?È ÇCaspita, bisogna dirlo? vorrei sapere a chi pu˜ dispiacere un uomo col suo aspetto, col suo talento.È E in quella [in quel momento] mi inchioda unÕaltra occhiatona, ma di quelle che bucano le cervella: e andiamo avanti, signor minchione, che se la goda! | 2.¥nota¥14,¥cfr.¥verbo,¥qui¥,soppressˆ¥Per¥4 32.¥nota¥29,¥cfr.¥El coeur, sant March¥Per¥5 273 PORTA_testi.indd 273 16/03/11 11:43 fˆ¥sto¥su¥in¥lÕoltra¥dree¥reson¥Ona 6Malcanton;¥al¥despias¥mÕen¥che¥Rivem volponon,¥la¥l“¥E ¥cˆ¥soa¥la¥de¥portell¥el¥Infirand 124 indree,¥cuu¥a¥fora¥Fora arent¥riva¥ghe¥la¥lÕoltra¥che¥Denanz pontament¥el¥dˆ¥me¥La ¥adree.¥d“¥el¥anch¥Battista¥del¥trovass¥De 128 man¥soeu¥quij¥de¥butter¥sul¥stampi¥Ghe biott,¥sul¥proppi¥stagn,¥sÕciasser,¥basin¥On nott,¥bona¥la¥doo¥Ghe ¥doman,¥de¥lÕaffare¥per¥quell¥in¥Resti 132 faa¥dÕav�¥dopo¥E dover,¥quatter¥miscee¥el¥e¥mamma¥la¥Con penser¥mee¥i¥Regoeuj ¥straa.¥mia¥la¥per¥cˆ¥a¥drizz¥drizz¥voo¥E 136 m“!¥povera¥can!¥de¥nocc¥che¥Cribbi settimanna!¥de¥fioeul¥striament,¥Che danna,¥revolta,¥Volta, ¥dorm“.¥poss�¥de¥7muso¥staa¥mai¥Sont 140 reussiss¥che¥Domˆ Una ragione dietro lÕaltra in questo modo arriviamo, che mi dispiace, al Malcantone; e l“ la volponona, infilando il portoncino della sua casa, svelta svelta a culo indietro, prima che lÕaltra le arrivi vicino, mi dˆ appuntamento per trovarsi dal Battista anche il giorno dopo. | Le stampo sul burro di quelle sue mani un bacino schietto, stagno [sodo], proprio sul nudo, le do la buonanotte, resto dÕaccordo per lÕaffare di domani e dopo aver fatto con la mamma e il ganzo quattro convenevoli, raccolgo i miei pensieri e vado dritto dritto a casa per la mia strada. | Cribbio che notte da cani! Povero me! Che stregamento, figlio di settimana [figlio di buona donna]! Gira, rigira, dˆnnati, non son mai stato padrone di poter dormire. Solo che riuscissi Torino.¥via¥in¥sbocca¥Unione¥via¥oggi¥dove¥sito¥spiazzo¥Uno¥6 ¥mai¥sono¥Ònon¥per¥vale¥muso¥o¥sont mai staa faccia ¥che¥Isella¥Annota¥7 ¥padroneÓ.¥stato 274 PORTA_testi.indd 274 16/03/11 11:43 onÕombria,¥domˆ¥poo,¥on¥domˆ¥8carpiamm¥A via¥subet¥Soltava ¥stremiss.¥de¥insogna¥se¥quand¥come¥Giust 144 oggionon,¥quij¥paroll,¥quij¥babbi,¥Quell brasciott,¥bej¥quij¥moresin,¥manitt¥Quij sott,¥e¥sora¥relev¥Quij ¥canon,¥on¥anca¥intorna¥portˆ¥de¥gamb¥Quij 148 vita¥oltra¥faven¥No cervell¥del¥in¥forlana¥la¥ballamm¥Che fornell¥al¥fiamma¥cress¥E ¥dellÕacquavita.¥s�¥stravaccagh¥a¥Come 152 spionada¥voeult¥tance¥lÕalba¥Finalment filidur¥di¥lee¥anca¥comparsa¥LÕ� scur¥e¥ciar¥el¥tra¥insc“¥E ¥strada.¥in¥corr¥a¥e¥vestimm¥a¥pessegaa¥Hoo 156 patron¥a¥andˆ¥Doveva 10Fior,¥di¥in¥fina¥9Liron¥dal¥trattin¥On lor¥per¥de¥lor¥pee¥i¥E ¥Malcanton.¥al¥posta¥de¥menaa¥mÕhan¥Te 160 ad appisolarmi solo un poco, solo unÕombra, saltavo subito su, proprio come quando si sogna di spaventarsi. | Quel faccino, quelle parole, quegli occhioni, quelle manine morbide, quelle belle braccia, quei rilievi sopra e sotto, quelle gambe da portare in giro anche un cannone, non facevano altra vita che ballarmi la furlana nel cervello; e crescere la fiamma al fornello come a rovesciargli sopra dellÕacquavite. | Finalmente lÕalba tante volte spiata � comparsa anche lei dalle fessure e cos“ tra il chiaro e lo scuro mi sono affrettato a vestirmi e a correre in strada. Dovevo andare a padrone [a lavorare] nientemeno che da Nirone fino alla contrada dei Fiori e i piedi, da soli, mi hanno condotto apposta al Malcantone. | ¥che ¥liquido ¥un ¥di ¥rassodarsi ¥primo ¥il ¥�¥,carpiamm ¥cui ¥da ¥,carpiass ¥Il ¥8 ¥dei ¥dellÕagitazione ¥contrario ¥il ¥qui ¥congelare, ¥per ¥ghiacciare, ¥per ¥sta addormentarsi.¥di¥Marchionn¥a¥impedisce¥che¥sentimenti ¥di ¥chiesa ¥dalla ¥lontano ¥non ¥Litta, ¥palazzo ¥al ¥fronte ¥di ¥Nirone, ¥Via ¥9 abita.¥Marchionn¥dove¥SantÕAmbrogio, ¥Brera,¥di¥adiacenze¥nelle¥Scuri,¥Fiori¥e¥Chiari¥Fiori¥vie¥le¥sono¥Oggi¥10 ciabattino.¥come¥lavora¥Marchionn¥il¥dove 275 PORTA_testi.indd 275 16/03/11 11:43 pee¥sti¥de¥marter¥sti¥che¥denanz¥E bottia¥a¥ruzzassen¥me¥d“¥quel¥In mia¥di¥faa¥anch¥pur¥NÕhan ¥indree!¥innanz¥11Falcon¥el¥e¥Cappell¥el¥Tra poss�¥de¥Brusava giust¥perch�¥ma¥volt,¥quel¥in¥dent¥Speggiamm gust¥on¥allora¥mÕeva¥El ¥god�!¥possell¥no¥per¥quest¥assee¥staa¥LÕ� scusa,¥per¥poncignaa¥hoo¥e¥bottia¥a¥staa¥Sont lor!¥povera¥ponc¥quij¥tocca¥chi¥a¥Che onor¥famm¥possuu¥hoo¥N� ¥busa.¥alla¥nanch¥nocc,¥de¥d“¥de¥Sangua specciava¥se¥me¥Amor legria,¥la¥in¥rostimm¥ben¥possess¥ChÕel via¥brusass¥me¥el¥che¥Ma ¥pensava.¥el¥p�¥mai¥sogn¥la¥e¥LÕappetitt sloffen¥de¥or¥vott¥mee¥i¥infirava¥che¥M“ voltamm,¥nanch¥senza¥e¥seguent,¥Soeuli, famm¥articol¥che¥m“¥M“, ¥12Cristoffen,¥sant¥de¥pee¥i¥mangiaa¥Avarev quaj˜,¥pover¥adess,¥M“ 164 168 172 176 180 E prima che questi martiri di piedi quel giorno mi spingessero a bottega, ne hanno pur fatte delle miglia tra il Cappello e il Falcone avanti e indietro! Bruciavo [dalla voglia] di potermi specchiare in quel volto, ma proprio perchŽ allora era un gusto [per me] tanto � bastato per non poterlo godere! | Sono stato a bottega e ho rattoppato per scusa [per finta], che a chi toccano quei punti [rammendi], poveri loro! NŽ ho potuto farmi onore, sangue del demonio, neanche alla buca [bettola]. Amore, me lo aspettavo che potesse bene arrostirmi in allegria, ma che mi bruciasse via lÕappetito e il sonno, mai pi� lo pensavo. | Io che infilavo le mie otto ore di schlafen [sonno], liscio, seguente, e senza nemmeno voltarmi, io, io che allÕarticolo ÒfameÓ avrei mangiato i piedi di san Cristoforo, io adesso, povero quagliotto, Malcantone.¥al¥vicine¥vie¥di¥Nomi¥11 ¥come¥chiese¥molte¥di¥facciate¥sulle¥raffigurato¥veniva¥Cristoforo¥San¥12 gigante.¥un 276 PORTA_testi.indd 276 16/03/11 11:43 dorm“¥de¥inscambi¥scummi¥e¥Pisorgni ch“¥trˆ¥intuit�¥E ¥gi˜.¥mandall¥per¥boccon¥ogni¥colp¥Ses pariss¥me¥el¥quant¥per¥d“,¥sto¥anch¥Basta: passaa,¥mai¥mÕabba¥che¥longh¥p�¥di¥Vun deslenguaa,¥lÕ�¥Infin ¥scuriss¥se¥chÕel¥pezz¥on¥prima¥prima¥E 13Quadronn¥in¥giam˜¥Seva pizzˆ¥de¥insegna¥anm˜¥ghÕeva¥no¥Che cˆ¥a¥nanm˜¥ghÕeva¥N� ¥stellonn.¥i¥n�¥guardi,¥i¥n�¥Battista,¥el¥N� can,¥quell¥de¥sangua¥pensi,¥che¥Quand¥Ah! Firisella,¥la¥stellonn¥i¥tra¥in¥ghÕera¥Che bella¥p�¥la¥trattin¥On ¥Milan;¥de¥ballarina¥mej¥la¥E sera¥che¥pensi¥quand¥E sia,¥se¥quand¥toeulla¥de¥m“¥patron¥El Maria,¥Gesus¥Cristo ¥davvera!¥proppi¥fond¥el¥gi˜¥andˆ¥a¥senti¥Me porcasc!¥porcon,¥voeult,¥milla¥m“¥Porco lee¥e¥m“¥intrˆ¥posseva¥che¥ved�¥A 184 188 192 196 200 pisolo e schiumo invece di dormire e, in aggiunta, metti in conto sei colpi ogni boccone per mandarlo gi�. | Basta: anche questo giorno, per quanto mi paresse uno dei pi� lunghi che abbia mai passato infine si � dileguato, e prima, prima un pezzo che facesse scuro, ero giˆ in Quadronno che non cÕera ancora indizio di accendere [i lampioni], nŽ cÕera ancora in casa nŽ Battista, nŽ le guardie, nŽ le stellone [le ragazze abituali]. | Ah! Quando penso, sangue di quel cane, che cÕera tra le stellone la Firisella, di un pezzo la pi� bella e la migliore ballerina di Milano; e quando penso che ero padrone di prenderla [sposarla] quando volevo, cristogesummaria, mi sento andare a fondo per davvero! | Porco io mille volte, porcone, porcaccio! A vedere che potevamo, tra me e lei, Vi-¥Porta ¥di ¥Corso ¥e¥Italia ¥Corso ¥fra ¥oggi ¥snoda ¥si ¥Quadronno ¥Via ¥13 ¥gentina. 277 PORTA_testi.indd 277 16/03/11 11:43 assee¥tant¥Guadagnamm ¥strasc;¥i¥via¥trˆ¥de¥e¥scior¥on¥famm¥De 204 porcon,¥porcasc,¥m“,¥E giangiana¥la¥fava¥me¥la¥pussee¥Con lontana¥alla¥andavi¥Ghe ¥repetton.¥de¥adree¥giugavi¥ghe¥E 208 sovven¥me¥sira¥quella¥in¥giust¥E tucc¥de¥prima¥lee¥rivada¥essend¥Che 14gucc¥di¥in¥come¥Seva ¥ben,¥fˆ¥a¥fˆ¥come¥minga¥sav�¥A 212 mort¥puttost¥sarev¥Ch� Tetton¥la¥che¥voeult¥di¥risÕciˆ¥no¥Che occasion¥avuu¥LÕavess ¥intort.¥fagh¥de¥capazz¥fuss¥che¥cred¥De 216 martiri¥sti¥de¥liberamm¥a¥Intant sonador,¥i¥guardi,¥i¥Battista,¥el¥Riva amor¥m�¥el¥riva¥infin¥E ¥deliri.¥m�¥el¥dÕor,¥Tetton¥cara¥La 220 corsett¥on¥s�¥ghÕeva¥La fianch,¥suj¥strengiuu¥scarlatt¥ross¥vel�¥De bianch¥percall¥on¥sott¥Con ¥colzett.¥di¥fior¥al¥domˆ¥rivava¥ChÕel 224 guadagnare tanto a sufficienza da farmi signore e buttar via gli stracci; e io, por- caccio, porcone, pi� mi faceva la civetta [pi�] le giravo lontano e le giocavo degli sgarbi. | E proprio in quella sera mi sovviene che, essendo arrivata lei prima di tutti, ero come sulle spine, per non sapere come fare a far bene, che sarei piuttosto morto che rischiare, alle volte, che la Tettona avesse lÕoccasione di credermi capace di farle un torto. | Intanto, a liberarmi da questi mart“ri, arriva Battista, le guardie, i suonatori, e infine arriva il mio amore, la cara Tettona dÕoro, il mio delirio. Indossava un corsetto di velluto rosso scarlatto stretto sui fianchi, con sotto una gonna di percalle bianco che arrivava soltanto a filo delle calze. | ¥dire¥di¥modo¥il¥attestato¥�¥Cherubini¥Nel¥ÒagoÓ.¥,guggia¥di¥plurale¥,Gucc¥14 struggimento.¥o¥desiderio¥grandissimo¥con¥aspettare¥:Vessiinsuigucc 278 PORTA_testi.indd 278 16/03/11 11:43 grassott,¥comer,¥lacc,¥comÕel¥bianch¥sen¥El panettin¥dÕon¥dessott¥sbanfava¥El fin¥e¥suttil¥Insc“ ¥biott;¥el¥e¥quattaa¥el¥tra¥n˜¥e¥s“¥diseva¥ChÕel zoeura¥la¥a¥cavij¥I folt,¥e¥negher¥front,¥sulla¥duu¥in¥Spartii volt¥el¥par“¥faven¥Ghe ¥foeura!¥derviss¥per¥l“¥per¥l“¥rosin¥On strion,¥luster,¥foeugh,¥de¥popoeu¥duu¥Quij sbarbaj,¥el¥lassen¥varden¥dove¥in¥Che taj¥duu¥da¥Spionaven ¥maron;¥di¥sferla¥la¥come¥Bislongh rident¥lavritt¥daj¥E dencitt¥de¥fira¥ona¥Compariva piscinitt¥ingual,¥Bej, ¥dÕargent.¥perlinn¥de¥fira¥ona¥Come polpos¥redond,¥faa,¥insc“¥gambott¥Quij pend,¥a¥socch¥ai¥sott¥vedeven¥se¥Che morend¥via¥Andaven ¥nos¥alla¥fina¥suttir¥in¥suttir¥De bocca¥in¥forniven¥E streccinn¥e¥curt¥scarpett¥de¥para¥DÕon piscininn¥pussee¥E ¥rocca.¥de¥covercij¥duu¥vess¥ponn¥no¥Che 228 232 236 240 244 248 Il seno bianco come il latte, pieno, grassotto, le ansava sotto un panettino cos“ sottile e fino che diceva s“ e no tra il coperto e il nudo; i capelli alla montanina, divisi in due sulla fronte, neri e folti, che facevano apparire il volto una rosina l“ l“ per sbocciare! | Quelle due pupille di fuoco, lustre, streganti, che dove guardano lasciano il barbaglio, spiavano da due tagli bislunghi come lo spacco dei marroni; e dalle labbruzze ridenti compariva una fila di dentini, belli, uguali, piccolini, come una fila di perline dÕargento. | Quelle gambotte fatte cos“, rotonde, polpose che si vedevano pendere sotto alle sottane, andavano via via morendo da sottile a pi� sottile fino alla caviglia e finivano in bocca a un paio di scarpette corte e strettine e pi� piccoline di quanto possano essere due coperchietti da rocca. | 279 PORTA_testi.indd 279 16/03/11 11:43 god,¥de¥tutta¥l“¥vess¥de¥poe�¥Oltra traversada,¥avolta,¥drizza,¥Viscora, prepontada¥vess¥de¥E ¥ciod,¥on¥come¥stagna¥e¥bianca¥ciccia¥De ajutt¥s˜¥in¥anca¥ghÕeva¥La bellezz,¥di¥regina¥bellezza¥La mezz,¥e¥annitt¥Desdott ¥brutt.¥ai¥anca¥mar“¥dˆ¥che¥roffian¥gran¥Quel moment¥quell¥in¥manch¥n�¥p�¥insc“¥LÕeva sara¥la¥de¥pattonna¥la¥alzaa¥lÕha¥Che ara¥faa¥ghÕhan¥tucc¥che¥E ¥dent;¥vegn“¥a¥remiralla¥poss�¥Per sott¥daven¥ghe¥quanc¥Tucc m“,¥de¥foeura¥reson,¥quaj¥ona¥Cont l“¥restaa¥seva¥Che ¥gott.¥on¥vegneva¥mÕen¥no¥sangu¥cavamm¥a¥Che addrittura¥restaa¥sont¥vedella¥primm¥al¥M“ indorment¥come¥dit¥coj¥geraa¥e¥Locch lÕistrument,¥de¥cord¥Suj ¥ingermadura¥de¥stat¥sto¥in¥l“¥staa¥sont¥E oggion¥soeu¥coj¥che¥tant¥Fin lÕorchestin¥in¥lee¥sciarnimm¥a¥vegnuda¥LÕ� ghignin¥on¥faa¥mÕha¥la¥E ¥cojon.¥el¥lˆ¥tel¥d“:¥a¥sarant¥Come 252 256 260 264 268 272 Oltre poi a essere l“ tutta da godere, vispa, dritta, alta, ben piazzata, di essere trapuntata di ciccia bianca e stagna [soda] come un chiodo, aveva anche, in aiuto, la bellezza regina delle bellezze, diciotto annetti e mezzo, quel gran ruffiano che dˆ marito anche alle brutte. | Era cos“, nŽ pi� nŽ meno, in quel momento che ha alzato la tenda della sala e che tutti le han fatto ala per poterla ammirare a venire dentro; tutti quanti le andavano vicino con una qualche ragione, allÕinfuori di me, che ero restato l“ che a cavarmi il sangue non me ne veniva un goccio. | Io al primo vederla sono rimasto addirittura allocchito e gelato con le dita come addormentate sulle corde dello strumento, e sono rimasto in questo stato di ammaliamento fin tanto che con i suoi occhioni � venuta a scegliermi lei nellÕorchestrina e mi ha fatto un ghignetto come sarebbe a dire: eccolo lˆ il coglione. | 280 PORTA_testi.indd 280 16/03/11 11:43 sen¥in¥lÕanema¥tornaa¥mÕ�¥Allora moros¥on¥fa¥che¥quell¥tutt¥faa¥hoo¥e¥ditt¥hoo¥E ansios¥e¥bujent¥lÕ�¥Quand ¥ben.¥voeur¥ghe¥chÕel¥ben¥s˜¥al¥desmostrˆ¥De 276 m“¥con¥lee¥anca¥lee¥E fa¥che¥quell¥tutt¥faa¥lÕha¥Umanament ghÕha¥che¥tosa¥Ona ¥cap“.¥a¥dˆ¥voeur¥le¥el¥e¥coeur¥al¥brus¥On 280 sira¥tutta¥per¥accord¥e¥amor¥de¥Insc“ boccalaa,¥sÕ�¥sonaa,¥sÕ�¥ballaa,¥SÕ� scoccaa,¥sÕ�¥smorbiaa,¥SÕ� ¥lira,¥de¥giubianad¥e¥cinad¥faa¥SÕ� 284 nott,¥mezza¥innanz¥che¥Tant lee,¥m“,¥giam˜,¥sevem¥curt,¥ai¥vegn“¥Per miscee¥s˜¥el¥e¥mamma¥La ¥risott.¥el¥prozionˆ¥a¥15Commenda¥Alla 288 scabbi,¥del¥quell¥tra¥foeugh,¥del¥cold¥el¥tra¥l“¥E genoeugg,¥contra¥genoeugg¥di¥lÕintrigh¥Tra oeucc¥di¥tempestˆ¥el¥Tra ¥cabbi,¥i¥come¥faa¥descors¥cent¥de¥gioeugh¥el¥E 292 maria¥bagn¥a¥sont¥Me Allora mÕ� tornata lÕanima in seno e ho detto e ho fatto tutto quello che fa un fidanzato quando � bollente e ansioso di dimostrare al suo bene che le vuole bene. E lei anche lei con me umanamente ha fatto tutto quello che fa una ragazza che ha un bruciore al cuore e lo vuole dare a capire. | Cos“ dÕamore e dÕaccordo per tutta sera sÕ� ballato, sÕ� suonato, sÕ� bevuto, sÕ� scherzato, sÕ� burlato, sÕ� fatte sciocchezze e svenevolezze da matti, tanto che prima di mezzanotte, per venire alle corte, eravamo giˆ, io, lei, la mamma e il suo ganzo, alla Commenda a dividerci un risotto. | E l“ tra il caldo del fuoco, tra quello del vino, tra lÕintrigo dei ginocchi contro i ginocchi, tra il tempestare degli occhi e il gioco dei cento discorsi fatti come cappi [imbastiti come trappole], io mi sono trovato preso a bagnomaria [lentamente], ¥in ¥sito ¥e¥Settecento ¥dal ¥fin ¥conosciuto ¥Commenda, ¥della ¥Albergo ¥15 Romana.¥Porta¥di¥Borgo 281 PORTA_testi.indd 281 16/03/11 11:43 impromiss¥e¥bell¥ligaa,¥ciappaa,¥Trovaa reussiss¥che¥Denanz ¥lÕostaria.¥de¥verz¥i¥foeura¥portˆ¥A coeur¥del¥in¥dent¥leggiuu¥mÕhan¥che¥Dopo impollin,¥dÕon¥intramezz¥legg¥a¥Come 16zoffreghin¥compaa¥El ¥sapoeur¥di¥in¥sargent¥primm¥on¥lÕeva¥Che tegn“¥possuu¥sÕ�¥Nol esibizion,¥millia¥famm¥de¥basamm,¥De bon¥p�¥sul¥che¥Siben ¥m“.¥pagˆ¥de¥cunt¥el¥l“¥pientass¥me¥El nient¥dighi¥cˆ¥a¥dellÕandˆ¥in¥poe�¥Ma fˆ!¥voreva¥me¥el¥scior¥dÕon¥porch¥Che dˆ¥famm¥voreva¥El ¥reggiment,¥el¥tutt¥de¥scarp¥di¥LÕappalt v�¥famm¥voreva¥El proviand,¥suj¥foragg,¥suj¥in¥post¥On grand¥in¥gatt¥de¥post¥On ¥m�.¥del¥m“¥bottia¥mett¥a¥forn“¥De broeuda¥in¥tutt¥andava¥tamberla¥m“¥E fioeura¥la¥de¥quij¥e¥loffi¥soeu¥i¥tra¥In 296 300 304 308 312 legato, bello e promesso prima di riuscire a portare fuori i piedi dallÕosteria. | Dopo che mi hanno letto dentro il cuore come a leggere attraverso unÕampollina, il compare zolfino, che era il primo sergente negli zappatori, non si � potuto tenere dal baciarmi, da farmi mille esibizioni [profferte], sebbene che sul pi� bello mi piantasse l“ il conto da pagare. | Ma poi nellÕandare a casa, non dico che porco dÕun signore mi voleva fare! Voleva farmi dare lÕappalto delle scarpe di tutto il reggimento, voleva farmi avere un posto sui foraggi, sulle vettovaglie, un posto da gatto [dove fosse possibile arraffare] in grande, da finire per mettere su bottega da solo. | E io, babbeo, andavo tutto in brodo, e tra le sue panzane e quelle della ragazza sol-¥il ¥�¥qui ¥zolfinoÓ ¥Òcompare ¥ÒzolfanelloÓ; ¥,ÒzolfinoÓ ¥�¥Zoffreghin ¥16 ¥di ¥compito ¥il ¥ha ¥Marchionn, ¥di ¥danni ¥ai¥ordito ¥raggiro ¥nel ¥che, ¥dato ulteriormente.¥coinvolgerlo 282 PORTA_testi.indd 282 16/03/11 11:43 316 foeura¥sgonfiava¥me¥E ¥roeuda;¥la¥fa¥che¥pollin¥on¥qual¥e¥Tal pocch¥ogne¥cantava¥E parponeven¥che¥coss¥ai¥respond¥del¥In voreven¥lor¥che¥quell¥Tutt ¥lorocch.¥del¥smorfi¥ai¥sott¥dord¥on¥Come vos¥ona¥a¥tucc¥staa,¥semm¥che¥cˆ¥a¥Rivaa frecass¥on¥fˆ¥a¥allÕintorna¥miss¥sÕhin¥Me sass:¥i¥anca¥dessedˆ¥De ¥spos!¥sur¥grazia¥spos,¥sur¥Reverissi gibollˆ¥vorsuu¥MÕhan attenzion,¥i¥cont¥des,¥cinqu¥e¥cinqu¥i¥Cont patron,¥faa¥mÕhan¥infin¥E ¥cˆ.¥in¥dÕandagh¥giust)¥de¥lÕeva¥(Come moment¥fottuu¥quell¥de¥in¥insc“¥Magara favor¥soeu¥di¥adree¥d“¥el¥profittaa¥ChÕhoo lor¥a¥o¥m“¥a¥vegnuu¥fuss¥Me ¥accident,¥on¥o¥corna¥suj¥dianzen¥On stÕora¥in¥sarev¥no¥Che desfortunaa¥Marchionn¥pover¥Quell desonoraa¥Tradii ¥malora.¥lÕultema¥in¥e¥biott¥e¥Magher tegna.¥sÕel¥dent¥lÕha¥chi¥inutel,¥sÕciavo,¥Ma suffraga,¥me¥che¥reson¥ghÕ�¥no¥m“¥Per 320 324 328 332 336 mi gonfiavo tutto, tale e quale un tacchino che fa la ruota; e cantavo ogni poco, nel rispondere alle cose che proponevano, tutto quello che loro volevano, come un tordo sotto le smorfie del gufo. | Quando siamo arrivati a casa, tutti a una voce si sono messi intorno a fare un fracasso da svegliare anche i sassi: ÇRiverisco signor sposo, grazie signor sposo!È. Mi hanno voluto ammaccare con i cinque e cinque dieci [le strette di mano], con le attenzioni, e infine mi hanno fatto padrone (comÕera giusto) dÕandare in casa. | Magari in quel fottuto momento che ho approfittato, il giorno dopo, dei loro favori, mi fosse venuto, a me o a loro, un diavolo sulle corna o un accidenti, che non sarei ora quel povero Melchiorre sfortunato tradito disonorato magro e nudo allÕultima malora. | Ma ciao, inutile, chi lÕha dentro se lo tenga. Per me non cÕ� ragione che mi salvi, 283 PORTA_testi.indd 283 16/03/11 11:43 piaga¥la¥punt¥quell¥a¥lÕ�¥Ch� ¥17Zilavegna.¥a¥lÕ�¥maa¥del¥remedi¥ChÕel 340 confort¥lÕunegh¥m“¥Per sgar“¥e¥piang¥goss,¥el¥svojˆ¥de¥quell¥LÕ� d“:¥a¥sentimm¥de¥E ¥tort.¥minga¥ghÕha¥el¥dianzen,¥Pover 344 flemma¥ghÕavii¥se¥donch,¥viscer¥ghÕavii¥Se lumenta,¥se¥che¥desgraziaa¥on¥scoltˆ¥De spaventa¥ve¥nol¥se¥E ¥insemma,¥piang¥de¥cas¥in¥forsi¥trovass¥El 348 movii,¥ve¥no¥ch“,¥Stee strasordenari,¥coss¥di¥sentirii¥Che lÕari,¥scur“¥de¥azion¥Di ¥sentii.¥p�¥mai¥tradiment¥e¥Gabol 352 goduda¥longh¥in¥e¥largh¥in¥nocc¥ona¥Dopo ombria,¥in¥dorm“¥el¥tra¥e¥pisorgna¥la¥Tra stria¥quella¥coeur¥in¥Cont ¥rebattuda,¥e¥inciodada¥fissa¥Semper 356 segn,¥primm¥al¥s�¥soltaa¥Sont messa,¥ona¥pee¥in¥pee¥in¥sgrossaa¥av�¥dopo¥E che la piaga � a quel punto che il rimedio del male � a Cilavegna [non cÕ� rimedio che arrangiarsi]. Per me lÕunico conforto � quello di svuotare il gozzo, piangere e urlare e sentirmi dire: ÇPovero diavolo, non ha mica tortoÈ. | Se avete viscere dunque, se avete flemma di ascoltare un disgraziato che si lamenta, e se non vi spaventa il caso di trovarsi, forse, a piangere insieme, state qui, non vi muovete, che sentirete di cose straordinarie, di azioni da scurire lÕaria, gabole [inganni] e tradimenti mai pi� sentiti. | Dopo una notte goduta in largo e in lungo tra lÕappisolarsi e il dormire in ombra [poco e male], con nel cuore quella strega sempre fissa, inchiodata e ribattuta, sono saltato gi� al primo segno, e dopo aver sgrossato in piedi [sentito in fretta] una messa, ¥il¥tutto¥ma¥pavese;¥nel¥Mortara,¥di¥pressi¥nei¥Cilavegna,¥di¥paese¥Il¥17 el curat de Zila-¥popolare¥detto¥del¥variazione¥una¥�¥337-40)¥(vv.¥passo arran-¥si ¥capita ¥gli ¥chi ¥Òa ¥dire ¥per ¥,vegna, chi ghe lÕha denter se le tegna 4).¥v.¥59,¥(cfr.¥giÓ 284 PORTA_testi.indd 284 16/03/11 11:43 360 pressa¥in¥gamb¥a¥cors¥Sont ¥legn.¥de¥scar¥quij¥per¥s�¥Malcanton¥Al moment,¥on¥staa¥lÕ�¥lÕuss,¥a¥vess¥cunt,¥Ciamann pias�,¥m�¥dal¥s˜¥el¥mesurand¥E, lÕalzap�,¥pee¥in¥Tiri ¥dent,¥de¥voo¥e¥lÕuss¥lˆ¥in¥butti¥tragh!¥E staa,¥sont¥che¥denter¥E strada!¥in¥mort¥puttost¥fuss¥boffitt,¥e¥Cribbi improvvisada¥bella¥La ¥soldaa.¥trii¥a¥mezz¥in¥donn¥d˜¥i¥staa¥Hin cavron¥on¥com�¥pelos¥e¥negher¥Vun specc;¥de¥tocch¥on¥a¥barba¥la¥fava¥se¥El lecc¥del¥fianch¥de¥vun¥E ¥Tetton;¥la¥a¥bust¥el¥lazzˆ¥a¥adree¥LÕeva gippa¥in¥sargent¥sur¥el¥E camin,¥al¥voltaa¥ciapp¥i¥scoldava¥se¥El mammin¥la¥che¥Intant ¥pippa.¥la¥nedrugagh¥a¥scrusciada¥LÕeva sen¥in¥sentuu¥hoo¥bott¥on¥a¥tutt¥colp¥sto¥A fel,¥la¥sÕcioppamm¥a¥come¥voltiament¥On pel¥on¥calaa¥staa¥ghÕ�¥E ¥pien;¥on¥nassess¥che¥irato)¥seva¥(Tant intravall¥luzzid¥on¥Ma cristian:¥de¥parer¥on¥daa¥mÕha¥te¥El 364 368 372 376 380 sono corso a gambe levate al Malcantone, su per quelle scale di legno. | Chiederne conto, essere allÕuscio, � stato un momento e, misurando il suo dal mio piacere, tiro su il saliscendi e, tracch!, butto in lˆ lÕuscio e vado dentro, e quando sono stato dentro, cribbio santissimo, fossi piuttosto morto in strada! La bella improvvisata sono state le due donne in mezzo a tre soldati. | Uno nero e peloso come un caprone si faceva la barba a un pezzo di specchio; e uno di fianco al letto stava allacciando il busto alla Tettona, e il signor sergente in panciotto si scaldava le chiappe rivolto al camino intanto che la mammina era accosciata a nettargli la pipa. | A questo colpo, tutto a un botto ho sentito in seno un rivolgimento come mi scoppiasse il fiele, ed � mancato un pelo (tanto ero irato) che non nascesse un guaio grosso; ma un lucido intervallo mi ha dato un parere da cristiano: 285 PORTA_testi.indd 285 16/03/11 11:43 can!¥de¥razza¥SÕcioppee, ¥spall.¥de¥tant¥v˜ltegh¥fattum¥dittum¥E 384 voeulta,¥per¥basij¥vott¥a¥sett,¥ses,¥a¥gi˜¥E infamm,¥scar¥quij¥per¥vegneven,¥Segond spettasciamm¥de¥risÕc¥A ¥girivoeulta;¥dÕona¥in¥scinivij¥I 388 donn¥i¥lor¥anch¥lor¥E livree¥come¥salt¥a¥gamba¥la¥a¥Adree adree¥tendeven¥Me ¥Marchionn!¥sur¥Marchionn,¥Sur¥Sbraggiand, 392 quell¥in¥giust¥Ma¥goss!¥el¥scarpev¥vegn!¥Dess straa,¥la¥infirˆ¥per¥l“¥seva¥Che bagnaa,¥on¥su¥in¥pee¥i¥Pondi ¥squell.¥de¥fass¥on¥come¥terra¥in¥ponf¥E 396 Tetton¥la¥Inlora giong,¥possemm¥de¥contrattemp¥el¥vuu¥ghÕha¥La ong,¥di¥in¥francamm¥De ¥cavezzon.¥el¥coll¥al¥trˆ¥a¥tornamm¥De 400 cusin...¥m�¥on¥lÕ�¥sart...¥on¥lÕ�¥staa...¥lÕ�¥fu...¥La sorioeura,¥in¥vedella¥a¥che¥lÕ�¥staa¥El foeura,¥sbarlada¥Mezza ¥vesin,¥strusamm¥a¥sospirˆ,¥a¥piang,¥A 404 spuell¥el¥e¥bila¥la¥Tutt fora¥fora¥de¥freguj¥quell¥in¥fornii¥Hin voltagli tanto di spalle. | E gi� factum ¥dictum scoppiate, razza di cani!, e a sei, sette, a otto gradini per volta, come venivano, per quelle scale infami, a rischio di spappolarmi le cervella in una giravolta; e loro, anche loro, le donne, dietro a gambe levate come levrieri, mi tenevano dietro gridando: ÇSignor Melchiorre, signor Melchiorre!È. | ÇAdesso vengo! spellatevi il gozzo!È Ma proprio nel momento che stavo per infilare la strada, poso i piedi su un che di bagnato e, ponf!, in terra come una pila di scodelle. Allora la Tettona ha avuto il contrattempo per potermi raggiungere, di brancarmi fra le unghie, di rimettermi al collo la cavezza. | ÇFu... � stato... � un sarto... � un mio cugino.È Il fatto � che a vederla discinta, col petto mezzo fuori, piangere, sospirare, strusciarmisi vicino, tutta la bile e il putiferio sono finiti in quel briciolo di corri corri 286 PORTA_testi.indd 286 16/03/11 11:43 408 sora¥de¥tornˆ¥del¥in¥E ¥agnell.¥on¥come¥mansuett¥e¥Umel legria,¥la¥tornada¥pas,¥la¥Fada soldaa,¥duu¥quij¥soeu¥fatt¥i¥per¥Andaa staa¥ghÕ�¥no¥pezz¥on¥Per ¥dÕombria,¥poo¥quaj¥voeult¥di¥che¥guaj¥Olter nebbijtt¥quij¥de¥Per˜ condemen¥de¥ponn¥se¥n�¥sa,¥se¥Che, ben,¥voeur¥se¥che¥gent¥Tra ¥petitt.¥el¥guzzen¥che¥brusch¥Salsettinn salsetta¥sta¥e¥nebbijtt¥sti¥chÕanch¥Domˆ d“¥des¥on¥l“¥de¥lor¥anca¥comenzaa¥Han vegn“¥a¥e¥spessiss¥A ¥malarbetta,¥senavra¥e¥folt¥Scigher sicur¥del¥savuu¥ChÕhoo sart¥dÕon¥porch¥quell¥soldaa,¥dÕon¥can¥quell¥Che part¥la¥in¥ghÕandava¥El ¥scur.¥el¥e¥ciar¥el¥tra¥in¥m“,¥de¥nascondon¥De fioeura¥che¥mader¥tant¥che¥tutt¥con¥E sconfond¥e¥negˆ¥giurˆ,¥sia¥quanto¥In segond,¥e¥primm¥Fussen, ¥scoeura,¥bona¥de¥vecc¥canonegonn¥D˜ per˜,¥Impunemanch noeuv,¥de¥nagott¥staa¥ghÕ�¥Marchionn¥on¥a¥Sott 412 416 420 424 428 e nel tornare di sopra umile e mansueto come un agnello. | Fatta la pace, tornata lÕallegria, andati per i fatti loro quei due soldati, per un pezzo non ci sono stati altri guai che, delle volte, un poÕ dÕombra, per˜ di quelle nebbioline che, si sa, non possono non esserci tra gente che si vuol bene, salsettine brusche che aguzzano lÕappetito. | Solo che queste nebbioline e questa salsetta hanno cominciato anche loro, da l“ a un dieci giorni, a ispessirsi e a venire nebbioni densi e senape maledetta, che ho saputo di sicuro che quel cane dÕun soldato, quel porco dÕun sarto le andavano in casa di nascosto da me, tra il chiaro e lo scuro. | E con tutto che tanto madre che figlia in quanto sia giurare, negare e confondere fossero, prima e seconda, due canonichesse vecchie di buona scuola, tuttavia per˜ sotto a un Melchiorre non � mai sfuggito nulla, 287 PORTA_testi.indd 287 16/03/11 11:43 oeuv,¥suj¥cattaa¥hoo¥I ¥d˜.¥de¥p�¥e¥voeulta¥dÕona¥pussee¥E 432 sera¥che¥facc¥di¥infin¥sira¥ona¥poe�¥Ma malarbettament,¥dannato¥Negher, dent¥corr¥a¥m“¥vist¥lÕhoo¥Che ¥linghera,¥la¥de¥fond¥in¥comed¥del¥In 436 mezz¥del¥in¥pientaa¥sont¥Me anm“,¥linghera¥la¥de¥ciod)¥on¥come¥(Dur l“,¥set¥te¥Se¥ditt:¥hoo¥E ¥pezz!¥bell¥on¥per¥birbon,¥almanca,¥Stagh 440 rebuttaven¥me¥donn¥i¥che¥intrattant¥l“¥E cˆ,¥in¥dent¥tiramm¥per¥part¥i¥tutt¥De lˆ¥saldo¥m“¥che¥E ¥bajaven,¥p�¥con¥p�¥de¥stinava¥Me 444 canaja¥quell¥indree¥Torna muson¥sul¥fin¥muson¥col¥ven¥me¥ChÕel reson¥domandamm¥A ¥guaja.¥quella¥de¥rebuttament,¥quell¥De 448 l“¥lÕeva¥se¥desmostrand¥infin¥poe�¥E maggior,¥sargent¥al¥parlˆ¥per¥vessegh¥De lor¥e¥m“¥nanch¥dÕavenn¥E ¥18tart“,¥del¥cassa¥la¥de¥boeucc¥el¥Per 452 le ho trovate sulle uova [colte sul fatto] e pi� di una volta e pi� di due. | Ma poi una sera in fin dei conti ero nero, dannato maledettamente, perchŽ lÕho visto io correre dentro nel comodo [cesso] in fondo alla ringhiera [ballatoio], mi sono piantato in mezzo (duro come un chiodo) alla ringhiera anchÕio e ho detto: ÇSe sei l“, stacci almeno, birbone, per un bel pezzo!È. | E l“, intanto che le donne mi spingevano da tutte le parti per tirarmi dentro in casa, e che io, saldo, lˆ mi ostinavo di pi� con pi� vociavano, torna indietro quella canaglia, che mi viene col muso fin sul muso a domandarmi ragione di quel tafferuglio, di quello schiamazzo. | E poi infine dimostrando che, se era l“, lo era per parlare al sergente maggiore, e che non ci aveva nŽ me nŽ loro nella cassa del tortire [buco del culo], ¥7).¥nota¥29,¥(cfr.¥deretano¥il¥ossia¥,tortireÓ¥del¥Òcassa¥la¥�¥,tart“¥del¥Cassa¥18 288 PORTA_testi.indd 288 16/03/11 11:43 mona,¥del¥dˆ¥me¥te¥El lÕimpiccaa,¥de¥marmotton,¥del¥can,¥Del inciodaa,¥pilatt¥Del ¥trona.¥che¥par¥chÕel¥sbroffand¥va¥el¥via¥E 19latin,¥el¥capii¥chÕhan¥allora,¥donn¥I trebuleri!¥che¥plajt,¥che¥nagott¥Dighi vetuperi¥gi˜¥ditt¥MÕhan ¥vesin,¥i¥tucc¥lÕuss¥su¥in¥corr¥fˆ¥De talment¥scoldaa¥sÕhin¥E costrutt,¥cavann¥denanz¥paria¥vuu¥ChÕhoo tutt,¥pascenza¥lor...¥Che ¥dent.¥strusagh¥a¥dininguarda¥lÕonor¥in¥Ma sguajton¥de¥stˆ¥m�¥el¥tutt¥con¥Insc“ squajaa,¥avej¥de¥deffˆ¥el¥tutt¥con¥E sgognaa,¥l“¥restaa¥Sont ¥tappon;¥on¥come¥locch¥e¥vergogna¥de¥Pien sussor¥m�¥quell¥tutt¥E guaj,¥lÕolter¥de¥compagn¥lu¥anch¥fornii¥LÕ� pregaj¥el¥cont¥Anzi ¥maggior.¥sargent¥sur¥al¥nagotta¥d“¥A dent¥miss¥sont¥me¥allon,¥inanz,¥lÕora¥De sposalla,¥a¥pessegˆ¥per¥pee¥coj¥man,¥Coj 456 460 464 468 472 mi dˆ del mona [imbecille], del cane, del marmottone, dellÕimpiccato, del Pilato inchiodato [infame], e via che va sbruffando che pare che tuoni. | Le donne allora, che hanno capito il latino, non sto a dire che lite, che baccano! Mi hanno detto vituperi da far correre sullÕuscio tutti i vicini, e si sono scaldate talmente che ho avuto paura di cavarne costrutto [un profitto], che loro... pazienza tutto, ma nellÕonore, dioneguardi solo a sfiorarle. | Cos“ con tutto il mio stare sul chi va lˆ e con tutto il mio daffare per averle colte in flagrante, sono rimasto l“ scornato, pieno di vergogna e allocchito come un minchione; e tutto quel mio strepito � finito anche lui come lÕaltro guaio, anzi con la preghiera di non dire niente al signor sergente maggiore. | Da allora in avanti, allons, mi sono messo dentro [impegnato] con le mani, con i piedi per affrettarmi a sposarla, soldato.¥del¥suggerimento¥il¥Cio�¥19 289 PORTA_testi.indd 289 16/03/11 11:43 galla,¥in¥poo¥on¥vestii¥sont¥Me ¥passantament,¥cˆ¥la¥s�¥giustaa¥Hoo 476 ciovitt¥pocch¥di¥rest¥el¥E mestee,¥col¥poo¥on¥sonˆ,¥col¥poo¥on¥Vanzaa lee,¥a¥dree¥soltˆ¥faa¥hoo¥GhÕi ¥petitt.¥i¥tucc¥un¥per¥vun¥Scoeudendegh 480 dÕor,¥20¥peritt¥i¥tolt¥giam˜¥GhÕaveva granadinn,¥de¥coll¥el¥dÕora,¥guggia¥La finn¥perla¥de¥cros¥La ¥valor,¥de¥dÕolter¥barlafus¥quaj¥E 484 occasion¥daa¥mÕha¥la¥Quand peritt,¥i¥n�¥che¥mej¥p�¥che¥cap“¥De petitt¥el¥vuu¥LÕavarav ¥21anellon.¥de¥para¥bell¥quaj¥on¥avegh¥De 488 22Bin,¥del¥in¥corri¥catt!¥addrittura,¥m“¥E ant¥di¥post¥del¥in¥schisciaa¥lˆ¥stˆ¥che¥Quel Mercant,¥di¥volton¥Del ¥23ses-des-e-on-quattrin¥bej¥quatter¥con¥E 492 saccoccia¥in¥petti¥me¥Te mi sono vestito un poÕ di gala [elegantemente], ho aggiustato la casa in modo passabile, e il resto dei pochi spiccioli avanzati un poÕ dal suonare, un poÕ col mestiere, li ho fatti saltar dietro a lei, soddisfandogli uno per uno tutti gli appetiti. | Le avevo giˆ comperato le perine dÕoro [orecchini], la spilla dÕoro, la collana di granati, la croce di perle fini e qualche altra cosetta di valore, quando mi ha dato lÕoccasione di capire che meglio degli orecchini, avrebbe avuto voglia di qualche bel paio di anelloni. | E io addirittura, caspita!, corro dal Bini, quello che sta schiacciato nel posto dove mettono le ante del voltone dei Mercanti, e con quattro bei scudi mi metto in tasca 39.¥nota¥32,¥cfr.¥peritt¥Per¥20 anello.¥di¥forma¥a¥grandi¥Orecchini¥21 ¥allÕimbocco ¥sita ¥allÕepoca, ¥rinomata ¥Bini, ¥Gaetano ¥di ¥LÕoreficeria ¥22 capi-¥si¥come¥Orefici, ¥via¥lÕattuale¥verso¥Mercanti, ¥piazza¥di¥dellÕarco successivi.¥versi¥dai¥sce ¥che ¥napoleonico, ¥scudo ¥allo ¥dato ¥nome ¥il ¥era ¥Ses-des-e-on-quattrin ¥23 milanese.¥quattrino¥un¥e¥soldi¥dieci¥lire,¥sei¥nome,¥il¥dice¥come¥valeva, 290 PORTA_testi.indd 290 16/03/11 11:43 badial,¥dÕor¥anellonon¥bravi¥Duu qual¥e¥tal¥asquas¥Grand ¥carroccia.¥de¥roeuda¥de¥sercion¥duu¥De trott,¥de¥indree¥torni¥gambe,¥a¥via¥E Battista,¥del¥vemm¥Tetton,¥mia¥la¥toe�¥a¥Voo pista¥de¥ben¥ben¥Tegni ¥manicott,¥el¥gi˜¥mett¥la¥che¥dove¥In fada,¥ven¥me¥la¥quand¥E dÕarent¥barzeghi¥ghe¥bell¥bell¥bell,¥Bell dent,¥sghimbiˆ¥faghj¥Per ¥lÕimprovvisada.¥de¥giubel¥el¥dagh¥E giughett¥el¥foo¥che¥intrattant¥che¥s“¥sur¥M˜ guadina,¥dÕona¥passˆ¥foo¥ghj¥che¥E cammina,¥passa¥Marcia ¥begliett;¥on¥lÕoltra¥de¥foeura¥Squitta p�,¥on¥s�¥allon,¥prest,¥M“ sloffi,¥peder¥el¥fasend¥adoss¥poo¥on¥stoo¥Ghe gajoffi,¥mel¥ciaff,¥poe�¥E ¥m�.¥fatt¥el¥per¥lÕorchestin¥in¥torni¥E cˆ,¥a¥compagni¥la¥alegher,¥stoo¥Soni, manicott,¥el¥moeuv¥vedi¥se¥ment¥a¥Doo nagott,¥incorg¥se¥la¥Se ¥descartˆ;¥a¥scolti¥la¥mai¥voeult¥di¥Se eel,¥no¥che¥chÕeel,¥dess!¥oh¥Ma 496 500 504 508 512 516 due bravi anelloni dÕoro badiali [stupendi], grandi quasi tali e quali a due cerchioni di ruota di carrozza. | E via a gambe [levate], torno indietro di trotto, vado a prendere la mia Tettona, andiamo da Battista, tengo ben dÕocchio dove mette gi� il manicotto, e quando mi vien lÕoccasione, bel bello, bel bello gli bazzico vicino per farglieli scivolare dentro, e dargli il giubilo dellÕimprovvisata. | MoÕ, sissignori, nel frattempo che le faccio il giochetto e che glieli faccio passare in una guaina, marcia passa cammina, schizza fuori dallÕaltra un biglietto; io, presto, allons, su un piede, gli sto un poÕ addosso facendo il gambemolli [il finto tonto] e poi, sciaff!, me lo metto in tasca e torno allÕorchestrina per il fatto mio. | Suono, sto allegro, la accompagno a casa, faccio attenzione se vedo muovere il manicotto, se non si accorge di nulla, se delle volte mai la sento a scartare; ma oh, adesso!, cosÕ�, cosa non �, 291 PORTA_testi.indd 291 16/03/11 11:43 palpee¥m�¥quell¥tovess¥la¥no¥fors¥Che lee,¥de¥s˜¥lÕolter¥Per ¥peel.¥on¥most¥lÕha¥n�¥bocca,¥avert¥lÕha¥N� 520 portell¥al¥duu¥e¥tutt¥donca¥lassem¥Se indoss;¥ghÕemm¥che¥regall¥del¥Descognet gross¥p�¥el¥grev,¥p�¥el¥Ma ¥savell;¥senza¥m“¥toe�¥a¥andaa¥seva¥Mel 524 regall¥on¥lÕeva¥m�¥ChÕel spezzi,¥de¥e¥pever¥de¥ras¥caregh,¥Pien, prezzi¥quell¥a¥p�¥mai¥che¥E ¥guadagnall.¥de¥creduu¥sarev¥me¥No 528 sentii¥scoltee,¥trˆ,¥a¥dee¥fioeuj,¥Ecco, begliett;¥fottuu¥quell¥diseva¥CossÕel 24ett;¥on¥baratti¥ghe¥No ¥scolpii:¥e¥piccaa¥ment¥in¥lÕhoo¥ghe¥che¥Scoltell, 532 Caro mio dolcie core Ho receputo el tuvo beglietto Del qualo te imprometto ¥Che te sar˜ fidele in del m� amore. 536 Domane s˜ de guardia tutto el gorno P™so ce vedaremo. Stˆ segura: forse che prendesse quel mio involto per quellÕaltro suo, nŽ ha aperto bocca nŽ ha mosso un ciglio. | Ci lasciamo dunque tutti e due alla porta ignari del regalo che abbiamo indosso; ma il pi� greve, il pi� grosso me lÕero andato a prendere io senza saperlo; chŽ il mio era un regalo pieno, carico, raso [colmo] di pepe e di spezie, e che mai pi� a quel prezzo mi sarei creduto di guadagnarlo. | Ecco, ragazzi, state a sentire, ascoltate, sentite cosa diceva quel fottuto biglietto; non ne baratto un ÒetteÓ; ascoltatelo, che ce lÕho in mente battuto e scolpito: ÒCaro mio dolce cuore ho ricevuto il tuo biglietto nel quale ti prometto che ti sar˜ fedele nel mio amore. | Domani sono di guardia tutto il giorno poi ci vedremo. StaÕ sicura: Ònonnul-¥anche¥significa¥ma¥,Ò&Ó¥simbolo¥il¥propriamente¥indica Ett¥24 192).¥v.¥63,¥78;¥v.¥62,¥51;¥v.¥57,¥14;¥v.¥49,¥935;¥v.¥qui,¥(cfr.¥laÓ 292 PORTA_testi.indd 292 16/03/11 11:43 Ma t“ per˜ parcura ¥De scasciare quellÕaseno de intorno. 540 Basta n� vedo lÕora ChÕel ti abbia tolto questro tuo accidento Per fornire el tormento ¥De far sta vita. Adio anema dÕora. 544 pett,¥de¥maa¥on¥cutta,¥fevera¥Ona tegnon¥sul¥in¥copp¥on¥azzident,¥On bonbon¥on¥staa¥Saraven ¥begliett.¥dÕon¥balloss¥sto¥a¥pari¥In 548 bu“,¥a¥comenzaa¥Hoo caldar,¥on¥come¥fumˆ¥a¥sudˆ,¥A sgar,¥a¥foeura¥daa¥sont¥E ¥tegn“.¥possemm¥no¥de¥affacc,¥matt¥Matt, 552 inferna¥millia¥e¥vergogna¥rabbia,¥Amor, freguj;¥a¥faven¥me¥strasciaven,¥Me cattabuj!¥che¥Catto ¥eterna!¥nocc¥che¥nocc,¥malarbetta¥Che 556 palpera,¥sarava¥Se beccaria,¥che¥sangu,¥che¥vedeva¥No via¥soltava¥tracch¥E ¥vera.¥vess¥podess¥chÕel¥pagura¥la¥De 560 ma tu per˜ procura di scacciare quellÕasino dÕintorno. Basta, non vedo lÕora che tu abbia tolto questo tuo impedimento per finire il tormento di fare questa vita. Addio anima dÕoroÓ. | Una febbre acuta, un mal di petto, un accidenti, un coppo [tegola] sulla testa sarebbero stati un confetto al confronto di questo birbone dÕun biglietto. Ho cominciato a bollire, a sudare, a fumare come una caldaia, sono scoppiato a gridare, matto, matto affatto, da non potermi tenere. | Amore, rabbia, vergogna e mille inferni mi stracciavano, mi facevano in briciole; cristo che subbuglio!, che maledetta notte, che notte eterna! Se chiudevo palpebra, non vedevo che sangue, che macelleria e, tracch!, saltavo via dalla paura che potesse essere vero. | 293 PORTA_testi.indd 293 16/03/11 11:43 cortij,¥sti¥a¥mezz¥in¥coeur¥col¥Seva ses,¥i¥sonˆ¥a¥25Ambroeus¥Sant¥a¥senti¥Quand gies¥i¥tutt¥per¥poe�¥E ¥avemarij.¥i¥scampanˆ¥a¥poo¥on¥l“¥De campann¥quij¥de¥son¥Al lass�,¥quell¥de¥pont¥bon¥in¥regordi¥Me lu¥n�¥che¥chÕolter¥E ¥malann.¥sti¥de¥salvamm¥e¥juttamm¥P˜ scar,¥di¥gi˜¥voo¥fed¥de¥cold¥cold¥insc“¥E cˆ¥de¥foeura¥vol¥de¥via¥corri¥E buttˆ¥a¥andamm¥Per ¥altar;¥quaj¥dÕon¥p�¥del¥brasc¥s˜¥di¥In pass,¥duu¥faa¥appenna¥Ma maggior¥sargent¥del¥in¥dent¥giust¥m˜¥Doo or¥quij¥de¥e¥frecc¥al¥Che ¥spass.¥a¥intorna¥dÕess¥impastoccia¥me¥El strascina¥me¥el¥coll,¥al¥brasc¥i¥trˆ¥me¥El stee;¥i¥tutt¥a¥lÕacquavita¥pagamm¥Per adree,¥tant¥stˆ¥me¥El ¥mojna,¥me¥el¥e¥vergna¥me¥el¥frega,¥me¥El malarbett¥sto¥infin¥Che confession¥la¥coeur¥del¥cava¥me¥El 564 568 572 576 580 Ero col cuore in mezzo a questi coltelli, quando sento a SantÕAmbrogio suonare le sei e poi, per tutte le chiese, di l“ a un poÕ scampanare le avemarie. Al suono di quelle campane mi ricordo in buon punto di Quello lass�, e che nessun altri che Lui pu˜ aiutarmi e salvarmi da questi malanni. | E cos“, caldo caldo di fede vado gi� dalle scale, e corro via di volo fuori di casa per andare a buttarmi nelle Sue braccia ai piedi di qualche altare, ma appena fatti due passi, mi imbatto giusto nel sergente maggiore che al freddo e a quelle ore mi impastocchia [vuol far credere] dÕessere intorno a spasso. | Mi mette le braccia al collo, mi trascina per pagarmi lÕacquavite a ogni costo; mi sta tanto dietro, mi liscia, mi accarezza e mi moina, che infine, questo maledetto, mi cava dal cuore la confessione ¥lontano ¥non ¥detto, ¥�¥si ¥come ¥Nirone, ¥al ¥,Liron ¥al ¥abita ¥Marchionn ¥25 SantÕAmbrogio.¥di¥chiesa¥dalla 294 PORTA_testi.indd 294 16/03/11 11:43 magon,¥gran¥m�¥quell¥De ¥begliett.¥el¥ong¥di¥strappa¥me¥el¥E 584 filastrocca¥longa¥ona¥cont¥l“¥E bianch,¥per¥negher¥el¥compar“¥fa¥me¥El manch¥nient¥proeuva¥me¥el¥E ¥scocca,¥ona¥fˆ¥per¥lu¥scritt¥lÕha¥begliett¥ChÕel 588 cap“¥bell¥lÕ�¥che¥E s�,¥ghÕ�¥che¥dÕasen¥termen¥el¥domˆ¥Che lu¥per¥de¥lu¥assee¥LÕ� ¥m“.¥a¥pertocca¥nol¥che¥desmostrˆ¥A 592 reson,¥la¥mej¥s�¥calcamm¥per¥Infin, sbattem,¥a¥pari¥hoo¥che¥brasc,¥sott¥ciappa¥me¥El lÕatem¥su¥in¥mena¥me¥el¥E ¥Tetton,¥la¥de¥cˆ¥a¥compagn¥bon¥De 596 festa¥ona¥faa¥mÕha¥la¥Che travaj¥mee¥i¥che¥sort,¥de¥truscia¥ona¥E strivaj,¥di¥in¥calaa¥MÕhin ¥questa.¥anca¥s�¥bevuu¥hoo¥bravament¥E 600 26Brovett¥del¥lÕassa¥su¥in¥Intrattant impastaa;¥e¥bell¥nomm¥m�¥el¥giam˜¥GhÕeva prontaa,¥eva¥Tuttcoss di quel mio gran magone, e mi strappa dalle unghie il biglietto. | E l“ con una lunga filastrocca mi fa apparire il nero per bianco e mi prova, niente meno, che il biglietto lÕha scritto lui per fare uno scherzo, e che � facile capire, che solo il termine di ÒasinoÓ che cÕ� su [scritto], da solo � sufficiente a dimostrare che non pertiene a me. | Infine, per convincermi meglio della ragione, mi prende sotto braccio, che non posso ribellarmi, e mi mena in un attimo, da buon compagno, a casa dalla Tettona che mi ha fatto una festa e unÕaccoglienza tale che i miei travagli mi sono calati negli stivali [si sono sgonfiati], e bravamente ho bevuto anche questa. | Intanto sullÕasse del Broletto cÕera giˆ [scritto] il mio nome bellÕe impastato; ogni cosa era pronta, lÕas-¥Milano;¥di¥comune¥del¥sede¥1860,¥al¥fino¥fu,¥Broletto¥del¥palazzo¥Il¥26 matrimoni.¥i¥annunciati¥venivano¥cui¥su¥pretorio¥lÕalbo¥�¥sadelBrovett 295 PORTA_testi.indd 295 16/03/11 11:43 ¥lett;¥el¥dota,¥la¥cum˜,¥i¥Finamai stada¥fin¥giam˜¥LÕeva 27benis¥coj¥sposa¥la¥lee¥Intorna amis¥i¥pertegˆ¥A ¥contrada.¥la¥de¥cavalier¥i¥e¥post¥i¥E sposalla,¥de¥brusa¥in¥giˆ¥insomma¥Seva d“,¥el¥fissaa¥gionta¥de¥anca¥lÕeva¥E 28gioved“,¥bell¥el¥Quand ¥trovalla;¥a¥solet¥al¥voo¥lÕantegrass,¥Giust sira,¥de¥unÕora¥LÕeva canton,¥dÕon¥in¥terra¥per¥lumm¥la¥Vedi Tetton¥la¥troeuvi¥E ¥sospira.¥che¥e¥lumenta¥se¥che¥lecc¥Sul nas¥sul¥did¥col¥modacc,¥tutta¥mamm,¥La pian;¥pian¥andˆ¥de¥e¥tas�¥de¥segn¥fa¥La marzapan¥de¥Resti ¥cas;¥quaj¥on¥sent“¥de¥pagura¥la¥De p�¥del¥sont¥ghe¥quand¥E s�:¥solta¥la¥Tetton¥la¥medemm¥Lee p�¥mai¥Marchionn!¥sur¥Ah, ¥ved�!¥a¥tornˆ¥possell¥incoeu¥Credeva cossa?¥sta¥perch�¥beneditt!¥mort¥car¥Ah sudor,¥dÕon¥in¥tutt¥voo¥gamb,¥i¥trema¥Me 604 608 612 616 620 624 perfino i com˜, il corredo, il letto; era perfino stata in giro lei, la sposa, con i confetti a stuzzicare gli amici, i clienti e i cavalieri della contrada. | Ero insomma giˆ sul punto di sposarla ed era per giunta fissato il giorno quando, un bel gioved“, proprio lÕantigrasso, vado al solito a trovarla; era unÕora della sera, vedo il lume in terra in un cantone, e trovo la Tettona sul letto che si lamenta e che sospira. | La mamma, tutta ammicchi, col dito sul naso fa segno di tacere e di far piano; resto di marzapane per la paura di sentire un qualche guaio; e quando sono al piede del letto lei medesima la Tettona salta su: ÇAh, signor Melchiorre! mai pi� credevo che avrei potuto rivederla oggi!È. | Ah, cari morti benedetti!, perchŽ questa cosa? Mi tremano le gambe, vado tutta in sudore, ¥ÒconfettiÓ.¥i¥sono¥francese¥in¥BŽnis¥27 grassa.¥settimana¥della¥prima¥Carnevale,¥di¥gioved“¥penultimo¥¥�¥il28 296 PORTA_testi.indd 296 16/03/11 11:43 amor¥car¥chÕel¥quell¥in¥E ¥grossa,¥vuna¥impastocciammen¥a¥adree¥LÕeva 628 tos¥on¥denter¥Riva lee,¥Ej¥sbraggia:¥el¥mamma,¥la¥vers¥voltaa¥Che, 29mascaree...¥el¥ditt¥LÕha ¥vos.¥la¥soffega¥se¥ghe¥l“:¥bott¥E 632 testa¥in¥solta¥me¥barbin!¥can¥dÕon¥Sangua 30cremes“¥on¥fudess¥nol¥maa¥quell¥Che m“¥de¥liberass¥Per ¥festa;¥la¥god¥a¥31Canobbiana¥la¥a¥andˆ¥E 636 maladett¥de¥m“¥E parnonziˆ¥de¥lee¥a¥32vada¥el¥molli¥Ghe stˆ,¥de¥sÕhoo¥o¥andˆ¥de¥SÕhoo ¥mett...¥se¥la¥dove¥in¥33spionand¥stoo¥E 640 e nel mentre che quel caro amore me ne stava impastocchiando [facendo credere] una grossa, arriva dentro un ragazzo che, voltato verso la mamma, grida: ÇEhi Lei, ha detto il mascheraio...È, e basta l“, gli si soffoca la voce. | Sangue dÕun cane barbino!, mi salta in testa che quel male non fosse [che] un chermisino [raggiro] per liberarsi di me e andare alla Canobbiana a godere la festa; e io da maledetto [da scaltro] gli mollo a lei il vada, per pronunciarsi se devo andare o se devo stare, e rimango a spiare dove si mette... [cosa decide]. | maschera.¥in¥balli¥e¥feste¥per¥abiti¥di¥noleggiatore¥o¥Confezionatore¥29 ÒtrappolaÓ.¥ÒraggiroÓ,¥,cremes“¥da¥,Chermisino¥30 ¥per ¥secondo ¥il ¥Scala, ¥alla ¥insieme ¥era, ¥Canobbiana ¥della ¥Teatro ¥Il ¥31 bal-¥i¥per¥noto¥XIX,¥secolo¥nel¥Milano¥a¥attivi¥regi ¥teatri¥dei¥ampiezza tenevano.¥si¥vi¥che¥maschera,¥in¥spesso¥li, prose-¥a¥lÕavversario¥invitano¥carte¥di¥giocatori¥i¥cui¥con¥Termine ¥32 libero.¥campo¥lasciare¥a¥o¥gioco¥il¥guire ¥Òspiare¥letteralmente¥significano¥medˆlÕalzada¥,gradisselboccon¥,Spionand¥33 colpi-¥di¥lÕoccasione¥dˆ¥Òmi¥bocconeÕ,¥il¥Ògradisce¥appostamentoÓ,¥un¥da ¥la¥riveste¥Marchionn¥il¥cui¥con¥venatorio¥gergo¥del¥espressioni¥sono¥e¥reÓ ¥Tetton¥la¥e¥veritˆ¥della¥cerca¥in¥cacciatore¥lui¥vede¥che¥metafora¥protratta curˆellegorattcon ¥oltre,¥pi�¥anche,¥veda¥Si¥franca.¥farla¥vuole¥che¥preda checagnazz ¥e¥schioppoÓ) ¥di ¥tanto ¥con ¥leprotta ¥la ¥(Òcurare ¥tantdesÕciopp lepreÓ).¥questa¥a¥dietro¥io¥ero¥cagnazzo¥(Òche¥sevam“dedreeastalegora 297 PORTA_testi.indd 297 16/03/11 11:43 zerimoni,¥tante¥fˆ¥senza¥lee,¥Ma ,vada¥el¥lÕimbrocca¥boccon,¥el¥gradiss¥La lÕalzada¥dˆ¥me¥la¥E ¥capponi;¥la¥me¥fatt¥e¥ditt¥che¥moeud¥In scara¥la¥su¥sont¥quand¥E ghignon,¥el¥messedˆ¥a¥tant¥senti¥Me conclusion¥la¥foo¥Che ¥ciara.¥lÕacqua¥a¥cunt¥i¥tutt¥a¥rivˆ¥De gabel!¥i¥e¥lÕintrigh¥bolgiraa¥sitta¥E mascaree,¥dÕon¥turch¥de¥vestii¥on¥toe�¥a¥Voo assee¥tant¥largh¥e¥Longh ¥sciabel;¥i¥pelanda¥la¥con¥scond¥possemm¥De galopp,¥e¥trott¥de¥E balzana¥la¥terra¥per¥Pettegasciand Canobbiana¥la¥a¥Corri ¥sÕciopp.¥de¥tant¥con¥legoratt¥el¥curˆ¥A regira¥gira,¥indree,¥innanz¥gi˜,¥e¥s�¥E scagn,¥i¥intorna¥e¥palch,¥el¥e¥platea¥la¥Per pagn,¥varda¥gent,¥Varda ¥bestira,¥tira,¥andann,¥spiona¥vos,¥Scolta poo,¥on¥l“¥de¥Finalment 34monfrina¥la¥balla¥che¥gent¥de¥gropp¥on¥Tra 644 648 652 656 660 Ma lei senza fare tante cerimonie, gradisce il boccone [abbocca], accetta il vada, e mi dˆ lÕalzata [mi conferma nei sospetti] in modo che, detto fatto, io me ne vado: e quando sono sulla scala mi sento tanto a rimescolare la bile, che faccio la conclusione [decido] di arrivare a tutti i costi allÕacqua chiara [a capire la veritˆ]. | E alla malora gli intrighi e le cabale! Vado a prender un vestito da turco da un mascheraio, lungo e largo a sufficienza da potermi nascondere con la zimarra e le mie gambe a sciabola; e di trotto e di galoppo, inzaccherando per terra la balza, corro alla Canobbiana a curare la leprotta con tanto di schioppo. | E su e gi�, avanti indietro, gira, rigira per la platea e il palco, e intorno alle sedie, guarda gente, guarda panni [vestiti], ascolta voci, spia andature, tira, ritira, finalmente di l“ a un poÕ, tra un gruppo di gente che balla la monferrina, origi-¥ballo¥un¥indicato¥�¥ÒmanfrinaÓ¥con¥che¥ÒmonferrinaÓ¥con¥Sia¥34 quat-¥in¥o¥coppia¥in¥svolge¥si¥che¥nome,¥il¥cui¥da¥Monferrato,¥del¥nario cerchio.¥a¥disponendosi¥gruppo¥in¥o¥tro 298 PORTA_testi.indd 298 16/03/11 11:43 664 mascarina¥ona¥Vedi ¥coo!¥el¥giugagh¥lee,¥tutta¥lee,¥lÕ�¥Che persona,¥la¥de¥taj¥el¥qual¥e¥tal¥S˜ perovett,¥el¥s˜¥pass,¥el¥fˆ¥del¥in¥grazia¥La tett,¥di¥innanz¥sporg¥el¥S˜ ¥sÕciancona,¥la¥a¥fianch¥de¥cuu¥el¥svergnˆ¥el¥E redond,¥brasciott¥quij¥S˜ portament,¥el¥s˜¥cavij,¥di¥color¥el¥S˜ sbirent,¥oggion¥quij¥S˜ ¥fond.¥in¥inscima¥de¥tuttcoss¥s˜¥Insomma sguanguanonn,¥i¥tucc¥de¥sguanguana¥Ah cattada,¥lÕhoo¥bolgirona,¥la¥ch“¥LÕ� camarada¥col¥ch“¥LÕ� ¥Marchionn!¥de¥spall¥ai¥sbavazzass¥A legn,¥de¥fraa¥de¥Sangue vos,¥la¥squajatt¥de¥che¥p�¥manca¥No nos,¥i¥pesti¥te¥poe�¥E ¥segn!¥el¥portann¥de¥tÕee¥pezz¥on¥per¥Che manera¥dÕona¥m“¥de¥foeura¥Seva dannaa!¥tanto¥p�¥mai¥staa¥sont¥no¥Che infuriaa¥adree¥voo¥Ghe ¥calchera;¥la¥per¥dent¥e¥foeura¥tutt¥per¥De nagott,¥p�¥scolti¥No lu¥e¥lee¥vedi¥reson,¥a¥p�¥trˆ¥a¥doo¥No 668 672 676 680 684 vedo una mascherina che � lei, tutta lei, da giocarci la testa! | Suo, tale e quale, il taglio della persona, la grazia nel fare il passo, suo il modo di fare la piroetta, suo lo sporgere avanti le tette, e il dimenar il culo di fianco, alla sciancona [come una sciancata], suoi quei bracciotti rotondi, suo il colore delle caviglie, suo il portamento, suoi quegli occhioni sbirri [maliziosi], insomma sua ogni cosa da cima a fondo. | Ah! baldracca di tutte le baldraccone, � qui la buggerona, lÕho sorpresa, � qui col camerata a sbevazzare alle spalle del Melchiorre! Sangue di frate di legno, non manca pi� che di scoprirti la voce, e poi ti pesto le noci [ti scapriccio], che per un pezzo ne devi portare il segno! | Ero fuori di me in una maniera che non sono mai stato cos“ dannato! Le vado dietro infuriato dappertutto fuori e dentro la calca; non ascolto pi� nulla, non sento pi� ragione, vedo lei e lui 299 PORTA_testi.indd 299 16/03/11 11:43 688 s�,¥brasciass¥a¥bott¥On ¥cazzott.¥de¥firada¥ona¥gi˜¥m“¥E guerra!¥la¥deciaraa¥lÕ�¥allon,¥l“,¥Alto tira,¥messeda,¥pia,¥para,¥redaj,¥Daj, lira,¥de¥pesciad¥e¥Pugn ¥terra;¥per¥cuu¥col¥trii¥tucc¥Reussissem infin¥adoss¥riva¥Ne m“,¥n�¥che¥pesg¥turch¥cinqu¥o¥quatter¥De insc“,¥vestii¥Gendarma ¥camarin.¥in¥slanz¥de¥menen¥ne¥Che compii,¥grazios,¥respettor,¥bravo¥on¥L“ scenna,¥la¥tutta¥part¥d˜¥di¥scolta¥El lÕordenna¥pas¥con¥poe�¥E ¥trii.¥tutt¥a¥mascher¥i¥via¥tirˆ¥De pee¥in¥allora¥drizzi¥Me porconon¥la¥m“¥poo¥on¥vardalla¥Per faccion,¥el¥desquattˆ¥A ¥lee...¥minga¥lÕ�¥fioeuj?...¥m˜,¥disii¥E, faa!¥mai¥cossÕhoo¥Ajutt,¥Madonna!¥Cara fall,¥el¥confessi¥perdon,¥domandi¥Ghe mendall¥sebissi¥Ghe ¥volentaa;¥sÕhan¥danee,¥tutt¥a¥Magara sort¥de¥preghi¥e¥Piangi m“¥che¥foeura¥tusscoss;¥giusta¥se¥Che 692 696 700 704 708 a un tratto abbracciarsi e io gi� una rifilata di cazzotti. | Alto lˆ, allons, � dichiarata la guerra! Dˆi, ridˆi, para, prendi, rimesta, tira, pugni e calci da orbi, riusciamo tutti e tre col culo per terra; ci arrivano addosso infine quattro o cinque turchi peggio di me, gendarmi vestiti cos“, che ci menano di slancio in camerino. | L“ un bravo ispettore, grazioso, comp“to, ascolta dalle due parti tutta la scena e poi con buona pace ordina di tirare via le maschere a tutti e tre... Mi drizzo allora in piedi per guardarla un poco la mia porconona a scoprire il faccione e, dite ora, gente?... non � mica lei... | Cara Madonna! Aiuto, cosa ho mai fatto! Le domando perdono, confesso lÕerrore, le esibisco di emendarlo [mi propongo di rimediare] magari con tanti soldi, se vogliono; piango e prego in modo tale che si aggiusta ogni cosa; tranne che [per] me, 300 PORTA_testi.indd 300 16/03/11 11:43 712 l“¥staga¥che¥Boeugna ¥ripport.¥el¥s�¥mandˆ¥del¥reson¥la¥Per nass,¥che¥cossa¥fioeuj,¥adess,¥m˜¥Scoltee mond!¥del¥coss¥di¥dis¥se¥quand¥vardee,¥E fond¥in¥che¥respettor,¥Quell ¥lass,¥persegh¥on¥pastorott,¥bon¥on¥LÕeva loeugh¥quell¥de¥in¥che¥Vedend s�¥toe�¥me¥el¥frecc,¥del¥geraa¥Sarev lu,¥come¥lu¥brasc¥Sott ¥foeugh.¥al¥guardi¥coj¥quarter¥in¥menamm¥Per dent,¥de¥voo¥che¥lÕuss,¥derv¥chÕel¥quella¥in¥E fioron!¥Ah¥m“!...¥troeuvi¥chi¥Cribbi! Tetton¥la¥lee,¥giust¥Lee, ¥sargent;¥col¥e¥sart¥col¥mamma,¥la¥Con bocca¥la¥a¥GhÕaveven l“¥restaa¥hin¥e¥caraffa,¥la¥quatter¥Tutt m“¥vardamm¥a¥Cojoni ¥mocca.¥ona¥fˆ¥n�¥oeucc¥on¥batt¥n�¥Senza lÕincant¥romp¥a¥foeura,¥falla¥a¥primm¥El manera¥dÕona¥bajaa¥hoo¥che¥m“,¥staa¥Sont davvera¥turch¥on¥nanch¥Che ¥oltertant:¥bajˆ¥possuu¥lÕavarav¥No cantegora,¥in¥seva¥lee¥Per pass;¥sto¥a¥seva¥lee¥per¥preson,¥in¥lee¥Per 716 720 724 728 732 bisogna che stia l“ per la ragione di mandar su il rapporto. | Ascoltate ora, gente, cosa ne nasce e guardate, quando si dice le cose del mondo! QuellÕispettore, che in fondo era una buona pasta, una pesca lassa, vedendo che in quel luogo sarei gelato dal freddo, mi prende sotto braccio, lui stesso, per menarmi a quartiere con le guardie al fuoco. | E in quella [nel momento in cui] che apro lÕuscio, che vado dentro, cribbio!, chi trovo io!... Ah, figlio dÕun cane! Lei, proprio lei, la Tettona con la mamma, col sarto e col sergente; avevano in bocca tutti e quattro la caraffa, e sono rimasti l“, coglioni, a guardarmi senza battere un occhio nŽ fare una piega. | Il primo a farla fuori, a rompere lÕincanto, sono stato io, che ho abbaiato in una maniera che nemmeno un turco vero avrebbe potuto abbaiare altrettanto: per lei ero in cantilena [sulla bocca di tutti], per lei in prigione, per lei ero a questo passo; 301 PORTA_testi.indd 301 16/03/11 11:43 fegurass¥donch¥Podii ¥legora.¥sta¥a¥dedree¥m“¥seva¥cagnazz¥Che 736 spergiura¥la¥francona¥franca¥lee¥Ma par“¥fa¥me¥la¥terra;¥la¥ciel,¥El m“,¥sont¥traditor¥ChÕel ¥cura:¥me¥la¥che¥sa,¥le¥chÕel¥pezz¥on¥lÕ�¥Che 740 trada¥sÕ�¥la¥che¥dis¥La cattamm;¥a¥vegn“¥per¥apposta¥Marada infamm,¥porch¥on¥sont¥Che ¥lucciada!¥ona¥donn,¥di¥lÕuso¥a¥gi˜,¥E 744 rid,¥per¥nanca¥piang¥a¥ved�¥poss¥che¥M“ moresin,¥deventi¥pocch¥a¥pocch¥A vesin,¥setti¥se¥Me ¥did.¥i¥strengi¥ghe¥poo¥on¥betteghi,¥poo¥On 748 sgoratta¥me¥la¥poo¥on¥Lee ciappˆ,¥lassass¥no¥per¥usell¥on¥Come dˆ:¥se¥la¥poe�¥infin¥Ma ¥35Pacie cielebrata!¥e¥lÕaria,¥in¥Caraffa 752 pod�¥de¥che¥adess¥calava¥me¥No respettor,¥col¥pastizz¥primm¥el¥s�¥Giustˆ maggior,¥sargent¥sur¥el¥E ¥lÕ�,¥che¥mennapolt¥bravo¥quell¥lÕ�¥Che 756 potete dunque figurarvi che cagnazzo ero io dietro a questa lepre. | Ma lei franca, franchissima, spergiura il cielo, la terra, fa apparire che il traditore sono io, che � un pezzo che lo sa, che mi cura: dice che si � data ammalata apposta per venire a sorprendermi; che sono un porco infame e gi�, come usano le donne, uno scoppio di pianto! | Io che non posso veder piangere nemmeno dal ridere, a poco a poco divento tenero, mi siedo vicino, un poÕ balbetto, un poÕ le stringo le dita. Lei un poÕ mi rifiuta, come un uccello, per non la |celebrata!¥Pace sciarsi prendere, ma infine poi mi si dˆ: caraffa in aria, e Non mi mancava adesso che di poter aggiustare il primo pasticcio collÕispettore, e il sergente maggiore, che � quel bravo menapolenta [intrigante] che �, ¥cinque¥di¥valore¥del¥dÕargento¥moneta¥una¥su¥leggevano¥si¥Çche¥Parole¥35 ¥(Isella).¥BonaparteÈ¥il¥e¥II¥Francesco¥tra¥LunŽville¥di¥pace¥la¥dopo¥coniata¥lire 302 PORTA_testi.indd 302 16/03/11 11:43 via¥corr¥el¥fatt¥e¥Ditt 36croson¥on¥indree¥porta¥chÕel¥tant¥truscia¥el¥E rogazion¥ai¥che¥quij¥De ¥mia.¥sett¥o¥ses¥sott¥ciappa¥vun¥Ogni 760 paga,¥che¥m“¥sont¥allon,¥alto,¥noeuva,¥sta¥A boccarada!¥onÕoltra¥fioj¥allegher¥Gi˜ passada:¥lÕ�¥motria¥La ¥vaga;¥la¥che¥e¥sciori!¥i¥porchi¥nun,¥Viva 764 cold¥cold¥addrittura¥E festa¥la¥su¥in¥donn,¥coj¥smorbiand¥Torni, resta¥che¥quell¥tutt¥god¥A ¥sold.¥vint¥m�¥del¥quattrin¥lÕultem¥a¥Fina 768 grass,¥sabet¥al¥finamai¥pont¥sto¥De l“,¥e¥ch“¥de¥voeulta¥in¥staa¥semm¥che¥tant¥Con d“,¥da¥chÕ�¥quell¥d“¥A ¥lumentass.¥de¥ch�¥minem¥el¥avuu¥ghÕhoo¥No 772 festin¥on¥a¥lÕeva¥se¥Lee stava,¥la¥m“¥con¥m“,¥con¥ballava¥La cicciarava,¥la¥m“¥Con ¥vesin.¥saldo¥m“,¥e¥lee¥e¥lee,¥e¥m“¥E 776 detto e fatto corre via e briga tanto che porta indietro un crocione di quelli che, alle rogazioni, ognuno abbraccia sei o sette miglia. | A questa nuova, alto, allons, sono io che pago, gi� allegri!, gente, unÕaltra boccalata! il broncio � passato: viva noi, porchi i signori! e vada come vada; e addirittura caldo caldo torno, scherzando con le donne, alla festa a godere tutto quello che resta, fino allÕultimo quattrino dei miei venti soldi. | Da questo momento fino al sabato grasso, con tanto che siamo stati in giro di qui e di l“, a dire quel che � da dire, non ho avuto il minimo ÒcheÓ di [cui] lamentarmi. Lei se era a un festino ballava con me, stava con me, chiacchierava con me, e me e lei, e lei e me, sempre vicini. | lÕassolu-¥simboleggia ¥cristiano ¥rito ¥nel ¥croce, ¥la ¥mima ¥che ¥gesto ¥Il ¥36 ¥nei ¥campi, ¥dei ¥benedizione ¥di ¥cerimonie ¥alle ¥allude ¥Porta ¥Qui ¥zione. territo-¥il ¥tutto ¥includere ¥vorrebbe ¥dellÕofficiante ¥ampio ¥gesto ¥il ¥quali ri-¥dellÕassoluzione¥allÕampiezza¥alludere¥per¥),sesosettmia(¥intorno¥rio Marchionn.¥da¥cevuta 303 PORTA_testi.indd 303 16/03/11 11:43 sia¥ghe¥quant¥per¥cˆ:¥in¥anca¥qual¥e¥Tal strasora,¥e¥dÕora¥d“¥quij¥in¥vers¥in¥Andaa dessora¥trovaa¥ghÕhoo¥No ¥ombria.¥damm¥podess¥che¥nissun¥mai¥Mai, impesada¥lˆ¥saldo¥Lee sguggiˆ,¥a¥adree¥cardega,¥la¥su¥cuu¥Col dˆ¥tutt¥a¥dava¥ghe¥La ¥giornada.¥la¥de¥retaj¥i¥tucc¥god¥A desgaggiadonna,¥che¥tosa!¥brava¥Che dÕor!¥tosa¥che¥m“)¥de¥tra¥in¥(Diseva restor,¥el¥proppi¥dÕess¥LÕha ¥Marchionna!¥cˆ¥la¥de¥fece¥dio¥El stÕideja¥adree¥matt¥E d“¥i¥recuntava¥e¥ansios¥Cuntava pat“¥de¥ChÕaveva ¥maraveja.¥sta¥cˆ¥a¥menamm¥Denanz s™,¥trii¥di¥quell¥d“,¥bell¥quell¥Finalment battajon¥dÕon¥spontˆ¥primm¥al¥Saludaa cappon,¥barbasgian,¥DÕocch, ¥coc™,¥e¥merla¥lorocch,¥gasgiott,¥Quajott, s�¥lˆ¥fissaa¥d“¥Quell dÕusij¥razz¥sti¥tutt¥con¥compagnamm¥Per legrij,¥mee¥i¥comp“¥E ¥lu.¥anca¥dighi,¥finalment,¥compars¥LÕ� 780 784 788 792 796 800 Tale e quale anche in casa: per quanto le sia andato vicino in quei giorni a qualunque ora mai, mai nessuno che potesse darmi ombra. Lei sempre lˆ, impicciata con il culo sulla seggiola, intenta a cucire, ci dava a tutta [ce la metteva tutta] per sfruttare tutti i ritagli della giornata. | Che brava ragazza! che buona-a-far-tutto (dicevo tra me), che ragazza dÕoro! Deve proprio essere il ristoro, il Òdio la feceÓ della casa Melchiorre! E matto dietro a questÕidea contavo ansioso e ricontavo i giorni che dovevo patire prima di menarmi a casa questa meraviglia. | Finalmente quel bel giorno, quello dei tre soli, salutato al primo spuntare da un battaglione di oche, barbagianni, capponi, quagliotti, gazzerotti, allocchi, merli e cuculi, quel giorno fissato lass� per accompagnarmi con tutte queste razze dÕuccelli e dar compimento alle mie allegrezze, � comparso finalmente, dico, anche lui. | 304 PORTA_testi.indd 304 16/03/11 11:43 pront:¥in¥eva¥Tutt¥grass.¥sabet¥bell¥el¥LÕeva parada;¥gran¥in¥prima¥la¥per¥Tetton¥La strada,¥in¥37fiacca¥la¥fin¥Gi˜ ¥pont,¥tutt¥de¥e¥campagna¥fiacca¥Ona d“¥mezz¥innanz¥che¥moeud¥Per 38Bolognin¥el¥Brovett¥in¥adree¥giˆ¥LÕeva padrin¥duu¥ai¥faccia¥In ¥m“.¥a¥bolognalla¥a¥scricciatt¥soeu¥ai¥E allon,¥l“¥alto¥Brovett,¥in¥facc¥el¥Fornii 39cura,¥la¥a¥anca¥galopp¥e¥trott¥va¥Se addrittura,¥pastegg¥al¥Poe� ¥40ballon,¥di¥rassegna¥la¥a¥poe�¥cors,¥al¥Poe� 41Lentas,¥al¥Carchen,¥al¥Poe� risott,¥al¥poe�¥e¥Canobbiana,¥la¥a¥42Re,¥Al 804 808 812 Era il bel sabato grasso. Tutto era pronto: la Tettona per prima in gran parata; persino la carrozza in strada, una carrozza da signori e di tutto punto, per modo che prima di mezzogiorno il Bolognini era giˆ in Broletto in faccia ai testimoni e ai due scribacchini a sbolognarmela. | Finito il fatto [la cerimonia] in Broletto, alto l“, allons, si va trotto e galoppo anche in parrocchia, poi al banchetto addirittura, poi al corso, poi alla rassegna dei palloni, poi al Carcano, al Lentasio, al Re, alla Canobbiana, e poi alla risottata, 27.¥nota¥32,¥cfr.¥fiacca¥Per¥37 civile.¥stato¥di¥dellÕufficiale¥reale¥nome¥il¥era¥Bolognini¥Giacomo¥Gian¥38 esi-¥da¥giustificata¥�¥ÒiÓ¥vocale¥della¥caduta¥la¥ÒcuriaÓ,¥per¥staCura¥39 rima.¥di¥genze Òpas-¥colorati,¥sferici¥lampioncini¥da¥segnalate¥erano¥ballo¥da¥sale¥Le¥40 ballo.¥da¥sale¥alle¥visita¥far¥quindi¥significa¥palloniÓ¥i¥rassegna¥in¥sare ¥Romana,¥Porta¥di¥Corso¥in¥siti¥teatri¥due¥erano¥Lentasio¥e¥Carcano ¥41 pi�.¥esiste¥non¥oggi¥secondo¥il ¥Re),¥(Carlo¥gestiva¥lo¥che¥dellÕimpresario¥nome¥dal¥Re,¥del¥Teatro¥Il¥42 Salvatore.¥San¥di¥contrada¥nella¥sorgeva 305 PORTA_testi.indd 305 16/03/11 11:43 43Carott,¥ai¥messa¥la¥a¥Poe� ¥45Cambias.¥del¥in¥rosoli¥al¥poe�¥44tortij,¥ai¥Poe� 816 p�,¥possenn¥de¥sagg¥staa¥semm¥quand¥Infin m“,¥n�¥lee¥n�¥dagh¥possevem¥no¥Che dorm“¥a¥cˆ¥a¥andaa¥Semm ¥s�.¥leven¥olter¥i¥che¥lÕora¥in¥Giust 820 cappon,¥orocch,¥m˜,¥Adess barbasgian,¥occh,¥quajott,¥coc™,¥Merla, baccan,¥pur¥fee¥FisÕcee, ¥bon.¥al¥semm¥che¥scarpagoss,¥a¥dent¥Degh 824 lÕuss,¥de¥in¥lee¥dent¥intramm¥fioeuj:¥TantÕ�, via¥scappˆ¥a¥vedemm¥e¥cˆ,¥in¥lee¥Vegnimm legria¥de¥rest¥pocch¥Quell ¥esuss.¥on¥staa¥lÕ�¥indree,¥d“¥di¥pas¥de¥E 828 desgraziaa¥pont¥sto¥De cattabuj,¥che¥guerr,¥che¥p�¥staa¥ghÕ�¥No garbuj,¥pastizz,¥Trappol, ¥stermenaa.¥corna¥e¥regir¥e¥Gir 832 poi alla messa alle Case Rotte, poi ai tortelli, poi al rosolio dal Cambiasi. | Infine, quando siamo stati sazi da non poterne pi�, che non potevamo dargli [farcela] nŽ lei nŽ io, siamo andati a casa a dormire proprio nellÕora in cui gli altri si levano. Adesso moÕ, allocchi, capponi, merli, cuculi, quagliotti, oche, barbagianni, fischiate, fate pure baccano, dateci dentro a squarciagola che siamo al punto. | TantÕ�, gente: entrarmi dentro lei nellÕuscio, venirmi lei in casa, e vedermi scappare via quel poco resto di allegria e di pace dei giorni indietro � stato un jesus [momento]. Da questo punto disgraziato non cÕ� stata pi� che guerra, che putiferi, trappole, pasticci, garbugli, giri e rigiri e corna sterminate. | ¥alla ¥Teatro ¥del ¥pressi ¥nei ¥Rotte ¥Case ¥delle ¥Giovanni ¥San ¥di ¥Chiesa ¥43 Scala. duran-¥mangiano¥milanesi¥i¥che¥fritte¥ciambelle¥a¥simili¥dolci¥Sono¥44 ¥carnevale.¥il¥te teatro.¥il¥presso¥Scala,¥della¥piazza¥in¥Cambiasi,¥Caff�¥45 306 PORTA_testi.indd 306 16/03/11 11:43 bosarda,¥lee¥ciocchera,¥lee¥cagna,¥Lee desgarbada;¥leccarda,¥Lenguasciona, sfacciada,¥imbrojona,¥Lee ¥testarda;¥lunatega,¥Starlattona, 836 slandrosa,¥lee¥zavaj,¥Lee baltrocch,¥di¥cappa¥lee¥sguanguana,¥Lee pocch¥in¥fioj,¥Vardee, ¥sposa?¥sta¥lÕeva¥belee¥de¥boccon¥Che 840 scar¥di¥gi˜¥e¥s�¥d“¥primm¥el¥Addrittura correr,¥i¥come¥gent¥strasora¥e¥DÕora patter,¥roffiann,¥Soldaa, ¥mar.¥de¥port¥on¥che¥pussee¥borian¥Can 844 46faxall:¥on¥lÕeva¥cˆ¥La seccamincion;¥on¥l“¥ghÕeva¥bott¥Ogni patron¥p�¥nanch¥Seva ¥fall.¥poss�¥de¥besogn¥on¥licenza)¥(Con 848 revedess;¥a¥bocca,¥derviva¥poe�¥Se cattafira!¥a¥bestemmi¥tecc!¥Õl¥e¥cˆ¥la¥Gi˜ lira:¥de¥bajad¥Sbraggiad, ¥vegness;¥me¥che¥manch¥el¥lÕ�¥fottuu¥porch¥Del 852 moment¥ogni¥ghÕeva¥E Lei cagna, lei beona, lei bugiarda, linguacciuta, golosa, sgarbata; lei imbrogliona, sfacciata, spendacciona, lunatica, testarda; lei sciamannata, lei svergognata, lei puttana, lei capa di baldracche, guardate, gente, in poco che boccone da trastullo era questa sposa? | Addirittura il primo giorno su e gi� dalle scale a ogni ora gente come i corrieri, soldati, ruffiane, rigattieri, cani di ogni razza peggio che un porto di mare. La casa era un Vauxhall: a ogni botto [momento] cÕera l“ un seccaminchioni; non ero neanche pi� padrone (con licenza) di poter fare un bisogno. | Se poi aprivo bocca, arrivederci; gi� la casa e il tetto!, bestemmie in sfilza!, urlate, abbaiate senza fine: del porco fottuto � il meno che mi venisse [detto]; e cÕera in ogni momento ¥di ¥divertimenti ¥parco ¥del ¥nome ¥il ¥Vauxhall, ¥per ¥idiotismo ¥�¥Faxall ¥46 ¥Ne¥caos.¥e¥affollamento¥di¥sinonimo¥tempo¥quel¥in¥divenuto¥Londra, quel-¥in¥nome,¥stesso¥lo¥dato¥venne¥cui¥a¥Milano,¥a¥anche¥uno¥aperto¥fu Marina).¥strada¥(allora¥Marina¥via¥�¥oggi¥che¥la 307 PORTA_testi.indd 307 16/03/11 11:43 cusamm¥de¥aria¥per¥conclusion¥La lamm¥bonn¥quij¥a¥Denanz ¥sargent.¥soldaa¥del¥e¥sart¥soldaa¥Del m“¥n�¥che¥mej¥galantomm¥duu¥sti¥E mia,¥cˆ¥in¥lor¥fest¥i¥Comandaven via,¥menaven¥la¥Lor ¥d“,¥de¥nocc,¥de¥catt,¥d“¥nanca¥Senza quella¥a¥rivaa¥fin¥sont¥E pasteggiˆ,¥del¥or¥pocch¥quij¥de¥via¥Che cˆ,¥in¥lÕeva¥allora¥Che ¥avella.¥poss�¥de¥dorm“¥a¥grazia¥LÕeva dolor¥che¥con¥pensˆ¥domˆ¥Podii desbriada,¥e¥matta¥insc“¥vedeva¥La visada¥giam˜¥Sibben ¥47cogitor.¥del¥curat,¥del¥voeult¥Millia desperass¥del¥piang,¥Del fˆ;¥mai¥possuu¥nÕhoo¥se¥anch,¥pur¥faa¥NÕhoo cˆ¥de¥lÕonor¥a¥adree¥E ¥pass.¥lÕistess¥de¥anm“¥deslenguava¥Ghe stramba¥vita¥sta¥s�¥tajagh¥a¥poe�¥infin¥Ma sgonfiament¥on¥temp¥a¥foeura¥�¥soltaa compagnament¥s˜¥Col 856 860 864 868 872 in aria la conclusione [decisione] di accusarmi dinnanzi a quelle buone lame del soldato sarto e del soldato sergente. | E questi due galantuomini, meglio di me comandavano le loro feste in casa mia, la conducevano via senza neanche dire ÒcattÓ, di notte di giorno, e sono arrivato al punto che, a parte quei pochi momenti del pasteggiare, che allora era in casa, era una grazia poterla avere a dormire. | Potete solo pensare con che dolore la vedevo cos“ matta e sbrigliata, sebbene giˆ avvisata mille volte dal curato, dal coadiutore. Del piangere, del disperarsi, ne ho fatto pur anche, se mai ne ho potuto fare; e dietro allÕonore di casa mi ci struggevo anchÕio dello stesso passo [allo stesso modo]. | Ma infine poi, a dare un taglio a questa vita stramba � saltato fuori a tempo [nel momento giusto] un rigonfiamento [gravidanza] col suo accompagnamento 20.¥nota¥32,¥cfr.¥cogitor¥Per¥47 308 PORTA_testi.indd 308 16/03/11 11:43 876 ¥gamba;¥in¥mal¥de¥rincress,¥de¥gomit,¥De ari,¥i¥balcaa¥che,¥moeud¥De mes,¥quaj¥per¥requi¥de¥poo¥on¥quistaa¥Hoo pes¥bon¥per˜¥Pagaa ¥salari.¥el¥tutt¥petitt¥in¥spendegh¥Col danee¥ai¥quant¥spend;¥pascienza¥s�!¥Ma bon¥staa¥fussen¥insc“¥e¥vegnen,¥e¥Van reson,¥intrˆ¥fagh¥De ¥adree.¥traghj¥a¥nagotta¥staa¥sarav¥Che questa¥Sentii¥corna...¥on¥Ma gajarda,¥p�¥la¥infin,¥lÕultema¥lÕ�¥Che guarda¥ve¥Signor¥el¥che¥E ¥tempesta.¥sta¥de¥can,¥on¥fuss¥mai,¥e¥Quant p�,¥pocch¥spos,¥seva¥che¥mes¥ses¥LÕeva lÕandana¥con¥via¥andaven¥coss¥i¥E terzana,¥fever¥la¥De ¥s�,¥poo¥on¥gi˜,¥poo¥on¥maa,¥d“¥on¥ben,¥d“¥On sira¥bella¥ona¥Quand bottia¥de¥solet¥al¥cˆ¥a¥tornˆ¥del¥In onÕombria¥dree¥vist¥sont¥Me ¥mira.¥de¥tujess¥me¥che¥vun¥de¥Come mee,¥fatte¥ai¥tendi¥che¥omm¥sont¥che¥M“ gent,¥la¥fˆ¥de¥chÕabben¥giust¥de¥ComÕ� ment,¥a¥faa¥nanch¥squas¥ghÕhoo¥No 880 884 888 892 896 di vomito, di svenimenti, di malessere; di modo che, calate le arie, ho acquistato un poÕ di requie per qualche mese, pagate per˜ a buon peso [profumatamente] col spendere in appetiti [voglie] tutto il salario. | Ma s“!, pazienza spendere; quanto ai denari vanno e vengono, e cos“ [se] fossi stato buono [capace] di farle entrare ragione [farle capire qualcosa], sarebbe stato nulla tirarglieli dietro. Ma un corno... Sentite questa che � lÕultima, infine, la pi� gagliarda, e che il Signore vi guardi tutti quanti, foste anche un cane, da questa tempesta. | Erano sei mesi che eravamo sposi, poco pi�, e le cose andavano via con lÕandazzo della febbre terzana, un giorno bene, un giorno male, un poÕ gi�, un poÕ su, quando una bella sera, nel tornare a casa [come] al solito dalla bottega mi sono visto dietro unÕombra come di uno che mi prendesse di mira. | Io, che sono uomo che bada ai fatti miei, comÕ� giusto che debba fare la gente, non ci ho quasi neanche fatto mente [caso], 309 PORTA_testi.indd 309 16/03/11 11:43 ¥indree;¥voltamm¥senza¥inˆ¥andava¥E 900 Liron,¥al¥staa¥sont¥quand¥Ma slanz¥de¥cost�¥caff�,¥el¥voltaa¥insc“¥L“ innanz,¥solt¥on¥fa¥me¥El ¥button.¥on¥cont¥mur¥el¥contra¥trˆ¥me¥el¥E 904 cilan¥dÕon¥demoni¥on¥cost�¥LÕeva colzonasc¥duu¥s�¥con¥sÕgiacchŽ,¥in¥Vestii pajasc,¥de¥tira¥De ¥magnan;¥on¥come¥barbis¥a¥tutt¥volt¥Col 908 sgar“¥poe�¥fava¥El nisciorin,¥on¥lÕaria¥per¥indree¥Innanz sesin¥el¥streng¥fˆ¥De ¥m“.¥a¥che¥olter¥48Boemia,¥ona¥mezza¥A 912 portell,¥m�¥al¥mira¥in¥giust¥e¥Denanz, ombria¥onÕoltra¥strada¥la¥a¥mezz¥in¥GhÕeva legria¥famm¥per¥insc“¥Che ¥tarell.¥on¥cont¥prej¥sui¥pestava¥La 916 cas¥m�¥el¥staa¥sarav¥El prepotenza,¥la¥gnocch¥i¥cont¥rebatt¥De prudenza¥usaa¥hoo¥inscambi¥Ma ¥pas.¥la¥per¥sagrifizzi¥sto¥faa¥hoo¥E 920 e andavo avanti senza voltarmi indietro; ma quando sono stato al Nirone, l“ cos“, svoltato al caff�, costui di slancio mi fa un salto davanti e mi butta contro il muro con uno spintone. | Era costui un demonio dÕun tanghero vestito in giacchetta, con due calzonacci di tela da saccone, col volto tutto baffi neri come un calderaio; e faceva poi fischiare avanti indietro per lÕaria un nocciolino [verga di nocciolo] da far stringere il culo a mezza Boemia, altro che a me. | Pi� avanti, e giusto dirimpetto alla mia porta, cÕera in mezzo alla strada unÕaltra ombra che, cos“ per farmi allegria, pestava sulle pietre con un randello. Sarebbe stato il caso, da parte mia, di ribattere con i cazzotti alla prepotenza, ma invece ho usato la prudenza e ho fatto questo sacrificio per la pace. | ¥i¥fra ¥vigore ¥in ¥disciplinare ¥severitˆ ¥proverbiale ¥alla ¥Riferimento ¥48 boemi.¥soldati 310 PORTA_testi.indd 310 16/03/11 11:43 menter¥quell¥de¥in¥ch�¥per˜,¥inutel¥Tutt cˆ,¥in¥scappˆ¥per¥49sghimbiett¥on¥molli¥ghe¥Che ciappˆ¥a¥sentuu¥sont¥Me ¥denter;¥mitaa¥e¥foeura¥mitaa¥portell¥Sul 924 cuu,¥del¥in¥pee¥coj¥l“¥E sass,¥suj¥gatton¥a¥insc“¥seva¥qual¥e¥Tal pass¥el¥desgorgˆ¥fan¥Me ¥duu.¥lor¥anca¥cort¥in¥dent¥vegnen¥E 928 don,¥in¥vita¥La¥Signor!¥m“!¥pover¥Oh scar,¥di¥p�¥del¥vos¥tutta¥a¥Sbraggiava sgar¥mee¥ai¥adree¥lor¥E ¥sÕgiaffon:¥legnad,¥pesciad,¥lÕorba¥a¥insc“¥Gi˜ 932 lumm,¥on¥compar¥Infin 50sabett¥de¥impienissen¥se¥lobbi¥I ett,¥on¥d“¥senza¥quij,¥E ¥fumm.¥in¥van¥e¥porta¥la¥gamb¥a¥Ciappen 936 compar“¥a¥ved¥me¥che¥Tetton,¥La sanguanent,¥tutt¥rabuffaa,¥tutt¥sporch,¥Tutt spavent,¥tanto¥in¥va¥La ¥partur“,¥del¥dolor¥i¥ciappa¥ghe¥Che 940 Tutto inutile per˜, perchŽ in quel mentre che gli mollo uno scambietto [lo depisto] per scappare in casa, mi sono sentito prendere sulla porta, metˆ fuori e metˆ dentro; e l“ a calci in culo, tale e quale ero cos“ a gattoni [carponi] sui sassi, mi fanno sgorgare il passaggio e vengono dentro nella corte anche loro due. | ÇOh povero me! Signore! La vita in donoÈ urlavo a tutta voce ai piedi della scala, e loro dietro ai miei urli, gi� allÕorba [senza guardare, dove capita], pedate, legnate, schiaffoni: infine compare un lume, le ringhiere si riempiono di zabette [pettegole], e quelli, senza dire un ÒetteÓ, prendono a gambe [levate] la porta e vanno in fumo. | La Tettona, che mi vede comparire tutto sporco, tutto rabbuffato, tutto insanguinato, va in tanto spavento [si spaventa tanto], che le prendono i dolori del parto, de-¥o¥sbilanciare¥vuole¥si¥cui¥con¥improvviso¥scarto¥lo¥�¥Sghimbiett¥49 19).¥nota¥e¥221¥v.¥29,¥sghimbiaa¥(cfr.¥lÕavversario¥pistare pro-¥nome¥dal¥derivato¥pettegola,¥curiosa,¥donna¥di¥sinonimo¥Sabett¥50 27).¥v.¥,Febrar¥182;¥v.¥57,¥73;¥v.¥56,¥138;¥v.¥52,¥(cfr.¥Elisabetta¥prio 311 PORTA_testi.indd 311 16/03/11 11:43 conversion¥i¥solta¥Ghe onÕinguilla,¥come¥lecc¥sul¥sguizza¥la¥Che tegnilla,¥a¥fˆ¥de¥DÕav� ¥strangojon.¥e¥deliqui¥gionta¥de¥E comaa!¥la¥zerusegh,¥el¥prest,¥Alto asee!¥panncald,¥foment,¥solass,¥Acqua, indree,¥innanz¥Vesinn ¥mercaa;¥fan¥platen,¥tucc¥dottoren,¥Tucc nott,¥mezza¥ven¥Intant peggiora,¥la¥donna¥la¥maa,¥el¥Gajarda lÕora¥de¥bott¥al¥pont¥in¥E ¥masÕciott.¥bell¥on¥lÕ�¥lÕ�?¥cossa¥o�e!¥O�e, Signor,¥al¥grazia¥ben,¥tant¥coss¥i¥andaa¥Hin sattisfazion¥la¥tanta¥stada¥LÕ� occasion¥quella¥in¥avuu¥hoo¥Che ¥amor,¥s˜¥del¥granda¥insc“¥proeuva¥sta¥Per p�¥pensaa¥hoo¥sÕciavo,¥Che, caprizzi,¥soeu¥ai¥n�¥indree,¥temp¥del¥guaj¥ai¥N� stremizzi,¥del¥priguer¥al¥N� ¥s�.¥cattaa¥hoo¥che¥buratt¥del¥brusor¥al¥N� adree¥stava¥ghe¥dÕamor¥matt¥e¥cold¥Ma freguj,¥in¥famm¥vorsuu¥fin¥ChÕavarev puj,¥de¥dÕoeuv,¥furia¥a¥E 944 948 952 956 960 le saltano delle convulsioni che schizza dal letto come unÕanguilla, dÕaver da fare [da far fatica] a tenerla, e per giunta deliquio e stranguglioni. | Alto, presto, il cerusico [chirurgo], la comare!, acqua, salassi, fomenti, pannicaldi, aceto! Vicini avanti indietro, tutti dottori, tutti la sanno lunga, fanno mercato; intanto viene mezzanotte, il male si fa gagliardo, la donna peggiora, e in punto al tocco dellÕuna: ÇOh�e, ohe�!È. ÇCosa �?È Çé un bel maschiotto.È | Le cose sono andate tanto bene, grazie al Signore, � stata tanta la soddisfazione che ho avuto in quellÕoccasione per questa prova cos“ grande del suo amore che, ciao!, non ho pensato pi� nŽ ai guai del tempo passato, nŽ ai suoi capricci, nŽ al pericolo dello spavento, nŽ al bruciore delle batoste che ho preso. | Ma caldo e matto dÕamore le stavo dietro che avrei perfino voluto farmi in briciole, e a furia di uova, di polli, 312 PORTA_testi.indd 312 16/03/11 11:43 ¥51cervellee,¥di¥mejor¥del¥formaj¥De 964 struzziamm,¥de¥furia¥A dorm“,¥senza¥intregh¥nocc¥di¥stˆ¥De d“¥quindes¥in¥missa¥LÕhoo ¥pagamm.¥poss�¥de¥portada¥la¥A 968 mattina,¥ona¥che¥staa¥lÕ�¥pagament¥El disnˆ,¥per¥bottia¥la¥de¥Tornand cˆ¥la¥netta¥Troeuvi ¥monfrina.¥la¥denter¥ballˆ¥possegh¥De 972 strasc,¥on¥camisa,¥ona¥P� 52ramm,¥on¥piatt,¥on¥coverta,¥ona¥lenzoeu,¥on¥P� infamm¥ladra¥la¥lee¥E ¥soldarasc.¥el¥crappa,¥la¥fˆ¥a¥Scappada 976 tradiment!¥che¥infamitaa!¥che¥Gesus! palpee;¥de¥motta¥ona¥terra¥in¥Troeuvi lee,¥de¥letter¥i¥Leggi ¥patent,¥e¥ciar¥sart¥col¥lÕintrigh¥Vedi 980 cognizion¥in¥vegni¥E guantin,¥del¥quell¥begliett,¥el¥lÕeva¥s˜¥Che di formaggio del migliore salumiere, a furia di struggermi, di stare notti intere senza dormire, lÕho messa in quindici giorni alla portata di potermi pagare. | Il pagamento � stato che una mattina, tornando dalla bottega per desinare, trovo netta la casa, da poterci ballare dentro la monferrina. [Non] pi� una camicia, uno straccio, [non] pi� un lenzuolo, una coperta, un piatto, un rame, e lei la ladra infame scappata a fare la vacca, [con] il soldataccio. | Ges�!, che infamitˆ!, che tradimento! Trovo in terra un mucchio di carta; leggo le lettere di lei, vedo lÕintrigo col sarto chiaro e patente, e vengo a cognizione [a sapere] che suo era il biglietto, quello del guantino, insac-¥tipico¥un¥,cervelaa¥di¥venditore¥il¥propriamente,¥era,¥Cervellee¥51 genericamen-¥vendono¥che¥coloro¥indica¥estensione¥per¥milanese,¥cato ¥1).¥nota¥38,¥(cfr.¥insaccati¥te rame.¥in¥erano¥padelle¥e¥pentole¥Porta¥di¥tempo¥Al¥52 313 PORTA_testi.indd 313 16/03/11 11:43 infin¥s˜¥ladrament,¥el¥S˜ ¥buratton.¥del¥fatt¥dÕon¥birba¥quell¥Anch 984 bullor¥primm¥de¥passion,¥de¥stat¥quell¥In can,¥on¥come¥m“¥scannaa¥fors¥sarev¥Me man¥la¥tertegnimm¥a¥Se ¥amor,¥car¥quell¥ment¥in¥vegneva¥me¥No 988 angerottell,¥carr¥Quell bambin,¥m�¥del¥innocent¥pover¥Quell settemin,¥nanch¥lÕ�¥Che ¥bell.¥lÕ�¥che¥tant¥ann,¥dÕon¥squasi¥par¥el¥E 992 ch“¥staa¥sii¥che¥coeur¥de¥tender¥Fioeuj cortesia,¥con¥lument¥mee¥i¥scoltˆ¥A via,¥passˆ¥de¥Innanz ¥m“;¥con¥piangii¥consolemm,¥Compatimm, 996 Marchionn,¥col¥Piangii quell,¥m“¥sont¥che¥Marchionn¥pover¥Col bordell¥a¥tiraa¥e¥Striaa ¥bolgironn.¥i¥tucc¥de¥cappa¥la¥Da 1000 suo il ladramento, sua infine anche quella birbonata del fatto della bastonatura. | In quello stato di passione, di primo bollore, mi sarei forse scannato da me come un cane, se a trattenermi la mano non mi veniva in mente quel caro amore, quel caro angiolettino, quel povero innocente del mio bambino, che non � neanche settimino, e pare quasi di un anno, da tanto che � bello. | Gente tenera di cuore che siete stati qui ad ascoltare i miei lamenti con cortesia, prima di andare via compatitemi, consolatemi, piangete con me; piangete col Melchiorre, col povero Melchiorre, che sono io quello, stregato e tirato in bordello [in malora] dalla capa di tutte le imbroglione! 314 PORTA_testi.indd 314 16/03/11 11:43 48 ÇLa poesia � stata scritta nellÕoccasione che lÕImperatore Francesco I, nel 1816, visitava il Lombardo-Veneto e che dai Veneziani veniva sollecitato a dare alla Venezia unÕamministrazione distinta da quella della LombardiaÈ (Salvioni). Alla notizia Porta risponde con queste quartine che danno voce, una volta di pi�, al suo genuino sentimento di patria (non solo municipale). Apparvero per la prima volta nel lombar-¥cospirazioni¥le¥e¥Milanovolume di Giovanni De Castro te-¥altre ¥e¥diari¥i¥caricature, ¥le¥poesie,¥le¥giusta¥(1814-1820)¥de , pubblicato a Milano nel 1892.tempi¥dei¥stimonianze ¥R.¥I.¥M.¥S.¥IMPLORARONO¥1816¥DEL¥CHE¥VENEZIANI¥AI MILANO¥DA¥DIPENDENTI¥ESSERE¥NON¥PER Venezian!¥bravi¥che¥Ma moment¥el¥lor¥cattaa¥LÕhan Italian¥mostrass¥De ¥bujent.¥e¥cold¥Patriott 4 destes¥e¥ciar¥ditt¥lÕhan¥Ghe allÕImperator¥lu,¥a¥Propri Milanes¥voeuren¥no¥Che ¥lor;¥de¥soa¥lÕItalia¥In 8 sovranna¥gent¥per¥fatt¥de¥E bordegaa,¥e¥ditt¥faa,¥han¥Che IM-¥MAESTË ¥SUA ¥IMPLORARONO ¥1816 ¥NEL ¥CHE ¥VENEZIANI ¥AI MILANO ¥DA ¥DIPENDENTI ¥ESSERE ¥NON ¥PER ¥REGIA ¥PERIAL Ma che bravi i veneziani! LÕhan trovato, loro, il momento di mostrarsi italiani patrioti caldi e bollenti. | GlielÕhanno detto chiaro e disteso proprio a lui, allÕimperatore che non vogliono milanesi nellÕItalia tutta loro; | e di fatto per gente sovrana che ha fatto, detto e sbrodolato, 315 PORTA_testi.indd 315 16/03/11 11:43 canna¥la¥va¥ghe¥giust,¥de¥LÕ� ¥nobiltaa!¥de¥segn¥on¥lÕ�¥Che 12 indegna¥gent¥semm¥nun,¥a¥Quant gloria,¥tanta¥con¥mesÕciass¥De insegna¥per¥portem¥che¥Nun ¥sciloria.¥e¥sgriscia¥paes¥Del 16 1Pantaloni,¥car¥lˆ¥Andee soddisfaa,¥faga¥ve¥Dio mincioni¥pover¥nun¥per¥Che ¥cobbiaa.¥mal¥che¥soll¥mej¥Stemm 20 � giusto, ci va la canna [da passeggio] che � un segno di nobiltˆ! | Quanto a noi, siamo gente indegna di mescolarsi con tanta gloria, noi che portiamo per insegna del paese terra dura e aratro. | Andate lˆ [allontanatevi] cari Pantaloni, Dio vi faccia soddisfatti, che noi poveri minchioni stiamo meglio soli che male accoppiati. ti-¥della¥nome¥il¥con¥veneziani,¥i¥apostrofati¥ironicamente¥sono¥Cos“¥1 avaro.¥e¥ricco¥mercante¥del¥popolare¥maschera¥pica 316 PORTA_testi.indd 316 16/03/11 11:43 49 Scher-¥Liberata, LÕoccasionedelcomponimentofuunaparodiadella ,scrittadaAlessandro Tasso¥del¥XVI¥Canto¥Il¥Ð¥conversione¥di¥zo Manzoni ed Ermes Visconti nel 1817, che pass˜ di mano in mano fra gli amici e fra i sodali della ÒcamerettaÓ portiana, suscitando una composta ma vivace querelle. Tommaso Grossi dispiaciuto Çpel nuovo sacrilegio commesso contro il povero TassoÈ, di cui era appassionato ammiratore, sollecit˜ a Porta una risposta difensiva ma, come questi ripete in pi� dÕuna lettera, Çi versi non hanno voluto venireÈ. Nella missiva del 16 agosto 1817, per˜, a questo proposito, si legge: ÇNon ti mando il poco che ho fatto per due ragioni; la prima perchŽ il lavoro fatto non � che un esordio [...] la seconda perchŽ � un lavoro che rimarrˆ in eterno quello che � [...]. Vesti dunque pazienza, e comandami tuttÕaltro, ma tuttÕaltro che non sia versiÈ. Il testo, rimasto incompiuto, va dunque datato allÕagosto del 1817. I versi 1-27 apparvero nellÕedizione Grossi del 1821, ma per leggerlo completo degli ulteriori 71, bisogne Tom-¥E¥Porta ¥Carlo ¥Di ¥milanesi ¥Poesie rˆattendereilvolumedi ,pubblicatopressoAmaliaBetto-Inedite ¥Alcune¥Con¥Grossi¥maso .Porta¥Carlo¥Ani,nel1869.DelioTessavisiispir˜perlasuapoesia TASS¥DEL¥APPARIZION mia¥on¥1Luduiga¥porta¥de¥Foeura fontanin¥duu¥tra¥in¥sinistra¥la¥Su ombria¥fa¥ghe¥che¥piant¥de¥fil¥d˜¥tra¥in¥E sentirolin¥on¥ghÕ�¥El FuoridaportaLudovicaunmiglio,sullasinistra TASSO¥DEL¥APPARIZIONE fra due fontanine e fra due file di piante che gli fanno ombra, cÕ� un sentierolino, ¥compresa¥non ¥cittˆ, ¥della¥antiche¥pi�¥(pusterle) ¥porte¥delle ¥una ¥Era ¥1 ¥che ¥limite ¥il ¥Era ¥demolita. ¥fu ¥1827 ¥nel ¥Milano, ¥di ¥principali ¥sei ¥le¥fra campagna.¥lÕaperta¥e¥urbano¥territorio¥il¥fra¥confine¥il¥segnava 317 PORTA_testi.indd 317 16/03/11 11:43 ¥delizios,¥patetegh,¥Solitari, praa,¥i¥per¥dent¥zacch¥zicch¥a¥perd¥se¥ChÕel faa¥apposta¥par¥el¥E penseros.¥dÕon¥malinconij¥i¥Per 2piss¥piss¥del¥via¥insc“,¥Lˆ ¥usÕcioeu,¥di¥sbottiss¥che¥dÕacqua¥sbilz¥quaj¥DÕon rossignoeu,¥dÕon¥gorghegg¥quaj¥dÕon¥Via lontan¥lontan,¥lontan,¥vers¥quaj¥de¥O can,¥dÕon¥o¥manzett¥DÕon 3ett¥on¥sent¥ghe¥se¥No ¥quiett.¥la¥rompa¥Che passion,¥la¥lÕjutta¥insc“¥lˆ¥coss¥Tutt pass¥duu¥faa¥nanch¥sÕ�¥N� quellÕombria¥tra¥piant,¥quij¥tra¥acqu,¥quij¥Tra magon,¥cert¥dÕon¥quattass¥a¥sent¥se¥Che ¥trasportass¥a¥sent¥Se malinconia¥de¥estes¥certo¥DÕon perch�¥el¥sav�¥senza¥oeucc¥i¥sgonfia¥ChÕel pias�.¥fa¥che¥piang¥dÕon¥piang,¥a¥sforza¥el¥E scoldament¥de¥stat¥sto¥de¥in¥Appunt ¥stradella;¥sta¥su¥solett¥soll¥jer¥Seva sella¥sott¥Tass¥el¥GhÕaveva ment,¥in¥desgrazzi¥soeu¥i¥E 5 10 15 20 25 solitario, patetico, delizioso, che si perde a zig zag dentro per i prati, e pare fatto apposta per le malinconie di un pensieroso. | Lˆ, fuori del piss piss dÕun qualche sprizzo dÕacqua che sgorga da un chiusino, fuori dÕun qualche gorgheggio dÕun rosignolo, e di qualche verso lontano, lontano, lontano, dÕun manzetto o dÕun cane, non ci si sente un ÒetteÓ che rompa la quiete. | Ogni cosa lˆ aiuta la passione, non si � neanche fatti due passi fra quelle acque, fra quelle piante, fra quellÕombra, che ci si sente a velare dÕun certo magone, ci si sente trasportare da una certa estasi di malinconia che gonfia gli occhi senza sapere perchŽ, e forza a piangere, dÕun piangere che fa piacere. | Appunto in questo stato di passione ero ieri solo soletto su questa stradella; avevo il Tasso sotto lÕascella e le sue disgrazie in mente, scorre.¥che¥dellÕacqua¥fine¥gorgogliare¥il¥indica¥che¥onomatopeica¥Voce¥2 ¥24.¥nota¥47,¥cfr.¥ett¥Per¥3 318 PORTA_testi.indd 318 16/03/11 11:43 fosch¥e¥scur¥p�¥dove¥tratt,¥on¥tutt¥Quand ramm¥di¥folt¥el¥per¥suturno¥p�¥E ¥bosch,¥on¥arbor¥i¥Fan ¥succud“¥a¥senti¥Me fojamm.¥di¥in¥improvvis¥strepet¥on¥Da d“:¥el¥scuriss¥se¥Me pee,¥i¥sott¥terra¥la¥traballa¥Me ¥lument¥on¥scolti¥piant,¥i¥donda¥Starluscia, vent¥dÕon¥come¥tegnuu,¥tegnuu¥sord,¥Sord filidur,¥i¥tra¥sÕcincaa¥brontolla¥Che pagur.¥di¥e¥mort¥di¥lument¥el¥Come Maria!¥Gesus¥s�,¥spontˆ¥a¥vedi¥E ¥fojasc¥i¥e¥roved¥i¥Tra unÕombria¥longa¥Longa brasc.¥i¥incontra¥slonga¥me¥e¥varda¥me¥Che poss,¥no¥sgar“...¥per¥foo¥scappˆ...¥per¥Foo convulsion,¥in¥voo¥pee,¥i¥instecchiss¥se¥Me ¥polmon¥di¥fiaa¥pocch¥el¥E goss.¥el¥per¥dent¥sperd¥se¥el¥e¥rantega¥El dent,¥i¥palper,¥i¥laver,¥i¥pols,¥I naris¥i¥massell,¥I moviment;¥in¥tucc¥hin¥batten,¥Solten, ¥gi˜...¥borli¥svegni...¥giˆ¥brancolli...¥Giˆ vos¥de¥ton¥on¥biccocchi¥che¥quella¥in¥E pietos¥e¥Affabel 30 35 40 45 50 quando tutto a un tratto, dove gli alberi, per il folto dei rami, pi� scuro e fosco e pi� segreto, fanno un bosco, mi sento a scuotere da uno strepito improvviso del fogliame. Mi si scurisce il giorno, mi traballa la terra sotto i piedi, riluccica, dondolano le piante, ascolto un lamento sordo sordo, tenuto tenuto, come dÕun vento che brontola spezzato tra le fessure, come il lamento di morti e di paure. E vedo spuntare su, gesummaria!, tra i roveti e le sterpaglie, lunga lunga unÕombra che mi guarda e mi allunga le braccia. Faccio per scappare... faccio per urlare... non posso, mi si instecchiscono i piedi, vado in convulsione, e il poco fiato nei polmoni rantola e si perde dentro il gozzo. I polsi, le labbra, le palpebre, i denti, le mascelle, le narici saltano, battono, sono tutti in movimento; giˆ brancolo... giˆ svengo... cado gi�... e in quella che [nel momento in cui] barcollo un tono di voce affabile e pietoso 319 PORTA_testi.indd 319 16/03/11 11:43 anm˜:¥gamb¥d˜¥suj¥in¥rinfranca¥me¥El dis...¥me¥el¥Carlo,¥Spiret, ¥amis¥t˜¥on¥sont¥Coracc galantomm.¥on¥Sont¥cognossem...¥Vardem, quellÕombria,¥in¥fissi¥i¥oeucc...¥i¥Sbaratti omm¥bell¥on¥lÕ�¥ma¥onÕombria,¥p�¥lÕ�¥no¥E pell¥de¥carna,¥de¥DÕoss, ¥cortesia¥de¥att¥dÕon¥in¥varda¥me¥Che m“¥vers¥volt¥el¥sporg¥el¥E d“...¥a¥sarant¥Come quell?¥sont¥no¥o¥quell¥sont¥adess?¥m˜¥insc“¥E persona,¥della¥faa¥ben¥compless,¥avolt,¥LÕ� ¥grass,¥che¥puttost¥Magher spazios,¥quadraa,¥front¥el¥LÕha zij:¥i¥distint¥Arcaa, cavij¥baffi¥Barba biond,¥el¥e¥scur¥el¥tra¥bisc,¥e¥folt¥insemm,¥Taccaa ¥redond,¥celest,¥viv,¥Oeucc penseros,¥postaa,¥Sguard suttil,¥laver¥grandott,¥nas¥bianca,¥Pell fil¥d˜¥larga;¥Bocca uguaj,¥candid,¥spess,¥e¥piccol¥dent¥De ¥foeura,¥in¥sporgent¥Barbozz spagnoeura...¥alla¥goriglia¥corpett,¥Manegh, mai...¥Saravel¥m“...¥vedi¥chi¥Dio 55 60 65 70 75 mi rinfranca ancora sulle due gambe: ÇSpirito, Carlo,È mi dice... Çcoraggio sono un tuo amico, guardami, conoscimi... Sono un galantuomoÈ. Spalanco gli occhi... li fisso in quellÕombra, non � pi� unÕombra, ma � un bellÕuomo di ossa, di carne, di pelle che mi guarda in un atto di cortesia e sporge il volto verso di me, come sarebbe a dire... ÇE cos“ adesso? sono quello o non sono quello?È | é alto, robusto, ben fatto nella persona, magro piuttosto che grasso, ha la fronte quadrata, spaziosa, arcuate, distinte le ciglia: barba baffi capelli attaccati insieme, folti e ondulati, tra lo scuro e il biondo, occhi vivi, celesti, rotondi, sguardo posato, pensieroso, pelle bianca, naso grande, labbra sottili, bocca larga; due file di denti piccoli e spessi, candidi, uguali, mento sporgente in fuori, maniche, corpetto, goriglia [collare di stoffa pieghettata] alla spagnola... ÇDio, chi vedo io... sarˆ mai... 320 PORTA_testi.indd 320 16/03/11 11:43 Tass...?¥el¥tremant,¥dighi¥mai,¥Saravel foppell¥d˜¥i¥fasend¥ceros,¥lu¥E ¥ganass,¥d˜¥ai¥mezz¥In quell!¥proppi¥sont¥Carlin,¥respond,¥me¥el¥S“, genoeuggion¥in¥butti¥me¥nomm¥gran¥sto¥A ringraziall¥per¥coeur,¥de¥adorall¥Per degnazion...¥tanta¥De ¥sort,¥quella¥de¥poetton¥on¥sclammi,¥Lu, Italian,¥di¥LÕonor mort¥soeu¥i¥lassˆ¥m“,¥per¥stÕincomed¥Toeuss persona¥in¥ch“¥vegn“¥Per Milan?...¥de¥tangher¥on¥cont¥parlˆ¥A ¥corona...¥quella¥Tass¥sur¥andovÕeela...¥Ma front...?¥quella¥su¥ben¥insc“¥stava¥ghe¥Che respond,¥me¥el¥Carlo,¥Ah... polmon¥daj¥s�¥Cavand profond,¥e¥patetegh¥sospiron¥On ¥desgraziada¥corona¥la¥Carlo,¥Ah Manzon,¥tal¥on¥ch�¥m“,¥per¥p�¥ghÕ�¥la¥No Viscont...¥Ermes¥tal¥On strasciada!¥lÕhan¥me¥coo,¥del¥tolta¥lÕhan¥Me .¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥. 80 85 90 95 sarˆ mai...È dico tremante Çil Tasso?È, e lui, affabile, facendo due fossette in mezzo alle due guance, ÇS“,È mi risponde ÇCarlino, sono proprio quello!È. A questo gran nome mi butto in ginocchioni per adorarlo di cuore, per ringraziarlo di tanta degnazione... ÇLei,È esclamo Çun poetone di quella sorta, lÕonore degli italiani, prendersi questo incomodo per me, lasciare i suoi morti per venire qui di persona a parlare con un tanghero di Milano?... Ma dovÕ�È signor Tasso Çquella corona... che le stava cos“ bene sulla fronte...?È ÇAh... Carlo,È mi risponde, cavando su dai polmoni un sospirone patetico e profondo Çah Carlo, la corona disgraziata non cÕ� pi� per me, che un tale Manzoni, un tale Ermes Visconti... me lÕhan tolta dalla testa, me lÕhan stracciata!È 321 PORTA_testi.indd 321 16/03/11 11:43 50 Con questi versi Porta ritorna alla poesia, dopo lÕinterruzione volontaria seguita ai guai legati alla diffusione della Prineide, con una satira contro il progettato ripristino delle confraternite. Il protagonista � Meneghin, servitore illetterato ma pragmatico creato da Maggi, a cui aggiunge qui lÕepiteto di sempliciotto (Tandoeuggia) che in realtˆ con i suoi occhi spalancati vede assai lontano. é uno dei pochissimi testi in cui Porta usa come metro la terzina dantesca. Fu pubblicato per la prima volta nellÕedizione luganese. ¥¥DESDOTT¥CENT¥VOTT¥MILLA¥OTTOBER¥19¥MILAN ¥¥TANDOEUGGIA¥MENEGHIN 1TAJANA¥ROCCH¥DON¥SCIUR¥AL Epistola p�¥cruzzia¥se¥nol¥che¥Rocch,¥Don¥Sicch�, fraa¥i¥ghÕavaremm¥davvera¥adess¥Ch� ¥lu.¥poe�¥sa¥el¥chi¥decrett¥el¥ottegnuu¥nÕha¥ChÕel 3 MENE-¥MILLEOTTOCENTODICIOTTO ¥OTTOBRE ¥19 ¥MILANO BAGGIANO ¥ROCCO ¥DON ¥SIGNOR ¥AL ¥BABBEO ¥GHINO Epi stola SicchŽ, Don Rocco, non si crucci pi�, perchŽ adesso davvero avremo i frati, che lei ha ottenuto il decreto chi lo sa poi. | ¥ÒbabbuassoÓ ¥o¥tananan ¥di ¥sinonimo ¥Cherubini ¥per ¥�¥Tandoeuggia ¥1 probabil-¥individuare, ¥da ¥�¥lÕorigine ¥ÒbabbeoÓ; ¥,ÒsempliciottoÓ ¥cio� ¥degli ¥meravigliata ¥lÕespressione ¥indicava ¥si ¥cui ¥in ¥modo ¥nel ¥mente, rima-¥visto, ¥mai ¥fatto ¥un ¥a¥fronte ¥di ¥che, ¥mente ¥di ¥corti ¥e¥ignoranti ¥detto). ¥sarebbe ¥si ¥,tantdÕoeucc ¥(con ¥spalancati ¥occhi ¥gli ¥con ¥nevano ¥volta ¥prima ¥la ¥per ¥trova ¥si ¥MeneghinTandoeuggia ¥di ¥personaggio ¥Il ¥Don¥dellÕinterlocutore¥cognome¥il¥Anche¥Maggi.¥di¥Ilfalsofilosofo¥ne .Tandoeuggia ¥a¥simile ¥molto ¥significato¥ha¥Rocch 322 PORTA_testi.indd 322 16/03/11 11:43 pregaa¥e¥faa¥tanto¥lÕha¥omasc!¥Pover colzon,¥i¥gi˜¥lassaa¥lÕha¥resgi™¥el¥poe�¥Che ¥faa.¥lÕha¥ghe¥stitegh¥fuss¥el¥quant¥per¥E 6 corporazion¥i¥quatter¥hin¥che¥dis¥Se prima,¥come¥flore¥in¥tornaran¥Che ¥2Biotton;¥Oblatt,¥Somasch,¥Barnabita, 9 prima,¥tutta¥a¥pocchitt¥poo¥on¥Paren comenzˆ¥sul¥semm¥che¥trattandes¥Ma ¥scima.¥la¥dent¥infiragh¥de¥content¥ess¥p˜¥Se 12 vegnarˆ,¥el¥pocch¥a¥pocch¥a¥rest¥El lor¥a¥fˆ¥lassemm¥e¥quatter¥sti¥Ciappemm ¥lˆ.¥saran¥quand¥al¥i¥foeura¥slargˆ¥A 15 scior¥bon¥quell¥in¥fed¥tanta¥ghÕhoo¥m“¥Per Milan¥tornˆ¥de¥ha¥moeura,¥chÕel¥innanz¥Che, ¥color.¥dÕogne¥fraa¥de¥anm˜¥gris¥Tutt 18 PoverÕuomo!, ha tanto fatto e pregato che poi il reggitore [sovrano] ha lasciato [cadere] gi� i calzoni, e per quanto fosse stitico glie lÕha fatto. | Si dice che sono quattro le corporazioni che tornano in flore come prima, Barnabiti, Somaschi, Oblati, Cappuccini; | paiono un poÕ pochetti a tutta prima [a prima vista], ma trattandosi che siamo allÕinizio si pu˜ essere contenti di infilargli dentro la cima [nella cruna, di cominciare]. | Il resto a poco a poco verrˆ, prendiamo questi quattro e lasciamo fare a loro dÕallargare le ali quando sarˆ [il momento]. | Per me ho tanta fede in quel buon signore che, prima che muoia, Milano deve tornare tutta grigia ancora di frati dÕogni colore. | ¥1533,¥nel¥Zaccaria¥Maria¥AntonioSantÕ¥da¥fondato¥lÕordine¥�¥Barnabiti¥2 ¥cui¥in¥Milano,¥a¥,brolio¥in¥Barnaba¥San¥di¥chiesetta¥dalla¥nome¥il¥presero Ge-¥san¥da¥1563¥nel¥istituito¥lÕordine¥�¥Somaschi¥Padri¥Dei¥stabilirono.¥si ¥cui¥il¥presso¥Lecco,¥di¥provincia¥nella¥paese¥Somasca,¥a¥Emiliano¥rolamo ¥LÕordine ¥Manzoni.¥Alessandro¥giovane¥il¥istruito¥fu¥Merate¥di¥collegio ¥sia¥ordine¥questo¥sia¥Borromeo;¥Carlo¥da¥1578¥nel¥fondato¥fu¥Oblati¥degli stes-¥dello¥sociale¥e¥religiosa¥politica¥della¥strumenti¥furono¥citati¥due¥i na-¥leggi¥dalle¥soppressi¥furono¥motivo¥questo¥per¥anche¥Borromeo,¥so ¥Cappuccini,¥dei¥nomignolo¥il¥�¥,ÒnudoÓ¥cio�¥biott¥da¥,Biotton¥poleoniche. Ba-¥da¥Matteo¥da¥circa¥1520¥nel¥fondato¥fu¥ordine¥cui¥il¥francescani¥frati scalzi.¥e¥saio¥solo¥del¥vestiti¥poichŽ¥loro¥assegnato¥venne¥lÕepiteto¥scio, 323 PORTA_testi.indd 323 16/03/11 11:43 3Domenican¥i¥anm˜¥ved�¥de¥Speri 4Segond¥Giusepp¥che¥prima¥ComÕeven ¥can.¥ai¥gamb¥i¥drizzˆ¥de¥intrigass¥se¥El 21 mond!¥al¥allora¥lÕeva¥che¥viv¥bell¥che¥Oh pell,¥la¥toeuss¥senza¥ciaccier,¥quatter¥Con ¥tond;¥sul¥lu¥per¥de¥lu¥lÕonc¥Pioveva 24 campanell,¥de¥son¥a¥taff¥al¥andava¥Se sÕcioppada¥la¥de¥punt¥el¥vegneva¥quand¥E ¥savell,¥senza¥ciel¥in¥trovava¥se¥Se 27 furugada¥a¥offizzi¥i¥e¥suffragg¥i¥Ch� million¥a¥5ottavari¥i¥e¥mess¥i¥E ¥fada.¥vess¥innanz¥lista¥la¥giustaven¥Ne 30 Spero di vedere ancora i Domenicani comÕerano prima che Giuseppe II si intrigasse a raddrizzare le gambe ai cani. | Oh che bel vivere era allora il mondo!, con quattro chiacchiere, senza cavarsi la pelle [faticare troppo], pioveva lÕunto da solo sul tondo [piatto]; | si andava al banchetto al suono del campanello, e quando veniva il momento della scoppiata [di crepare] ci si trovava in cielo senza saperlo, | che i suffragi e gli uffici [funzioni] a valanga e le messe e gli ottavari a milioni ci aggiustavano la lista [dei peccati] prima che fosse fatta. | ¥Guzm‡n ¥di ¥Domenico ¥san ¥da ¥fondato ¥fu ¥Domenicani ¥dei ¥LÕordine ¥3 ¥e¥lÕimperatore ¥napoleoniche, ¥soppressioni ¥delle ¥prima ¥Ben ¥1216. ¥nel po-¥sua¥la¥con¥successivo,¥verso¥al¥citato¥II,¥Giuseppe¥Milano¥di¥duca ave-¥stato, ¥dello ¥laicizzazione ¥di ¥e¥potere ¥del ¥accentramento ¥di ¥litica indi-¥nostalgia¥La ¥religiosi. ¥ordini¥degli¥beni¥numerosi¥confiscato¥va ironica.¥ovviamente,¥�,¥terzina¥nella¥cata ¥il¥e¥1780¥il¥fra¥Impero ¥Romano¥Sacro ¥del¥imperatore ¥fu¥II¥Giuseppe¥4 Pa-¥che¥Lombardia, ¥in¥soprattutto¥riforme,¥di¥serie¥una¥attu˜¥e¥1790 iro-¥qui¥tentativi,¥i¥apprezza ¥ne¥Porta¥;tempesta¥La¥nellÕode¥critic˜¥rini caniÓ.¥ai¥gambe¥le¥Òraddrizzare¥per¥sforzo¥come¥dileggiati¥nicamente ¥durano ¥che ¥penitenziale, ¥carattere ¥a¥anche ¥devozione, ¥di ¥Esercizi ¥5 giorni.¥otto 324 PORTA_testi.indd 324 16/03/11 11:43 mincion,¥de¥stan¥mort¥pover¥i¥m˜¥Adess fiamm,¥quij¥sora¥ghell¥on¥p�¥croda¥ghe¥No ¥replezion.¥de¥moeur¥che¥pret¥on¥p�¥ghÕ�¥No 33 famm,¥de¥anzi¥paricc¥Moriraven 6stolla¥e¥cotta¥de¥inzert¥on¥fuss¥nol¥Se ¥damm.¥di¥can¥i¥spass¥a¥mennˆ¥de¥post¥El 36 polla,¥la¥a¥sott¥lÕoeuv¥ghÕemm¥che¥deggiˆ¥Ma nass,¥da¥chÕha¥quell¥Rocch,¥Don¥nass,¥lassa¥ChÕel ¥parolla.¥doo¥ghÕen¥logaran,¥se¥oss¥i¥E 39 dass,¥poda¥che¥mej¥p�¥di¥lÕ�¥pian¥el¥Giˆ lÕombria¥a¥nespol¥i¥come¥Maduraa ¥7frecass,¥di¥e¥bordej¥di¥temp¥del¥Fin 42 compagnia¥in¥drolli¥de¥fior¥faa¥lÕhan¥E mennalla¥san¥e¥polt¥la¥fan¥che¥quij¥De ¥polizia,¥la¥de¥barba¥la¥su¥Anch 45 balla,¥de¥vun¥de¥m“¥soo¥che¥quell¥per¥E, mestee¥i¥tutt¥moeud¥de¥scompartii¥Han ¥falla.¥el¥colp¥el¥se¥melon¥el¥gionti¥ghe¥Che 48 Adesso i poveri morti stanno da minchioni, non ci casca pi� un soldo sopra quelle fiamme, non cÕ� pi� un prete che muore di replezione [indigestione]. | Morirebbero parecchi, anzi, di fame se non fosse un incerto di cotta e stola lÕimpiego di menare a spasso i cani delle dame. | Ma giˆ che abbiamo lÕuovo sotto la chioccia, lasci nascere, Don Rocco, quel che deve nascere, e le ossa si sistemeranno [al posto loro], le do [la mia] parola. | Giˆ il piano � dei migliori che possano darsi, maturato come le nespole allÕombra fin dal tempo dei disordini e dei fracassi, | e lÕhanno fatto fior di furbi in compagnia, di quelli che fanno [la] polenta e sanno menarla [intrigare] anche in barba alla polizia | e, per quel che so io da uno della cricca, hanno spartito a modo tutti i mestieri [compiti] che ci metto la testa se il colpo fallisce. | oc-¥proventi¥quei¥sono¥stolaÓ)¥e¥cotta¥di¥(Òinserti¥inzertdecottaestolla¥Gli¥6 217).¥v.¥62,¥(cfr.¥parrocchia¥propria¥della¥fuori¥prestati¥servizi¥per¥casionali Cisalpina.¥Repubblica¥prima¥della¥anni¥agli¥Allusione¥7 325 PORTA_testi.indd 325 16/03/11 11:43 pee,¥i¥biott¥con¥biott,¥ciapp¥coj¥quij¥fraa,¥I bassa,¥gent¥alla¥ment¥a¥dˆ¥a¥destinaa¥Hin ¥8vivee.¥del¥quij¥nas¥el¥per¥mennˆ¥A 51 cassa¥la¥batt¥de¥pretest¥el¥cont¥ch“¥Quist 9pian,¥quart¥ai¥fina¥oeucc¥i¥e¥lÕoreggia¥Petten ¥lassa.¥chÕel¥pel¥dal¥l™ff¥el¥ghÕ�¥se¥spionnen¥E 54 magnan,¥pussee¥Somasch,¥e¥Barnabita 10bescottinn¥di¥conscienz¥i¥Ciappotten ¥fasan;¥i¥cont¥moral¥la¥Comodand 57 11dandinn¥i¥per¥damazz¥i¥mennand¥E vendembiaa¥chÕhan¥mond¥el¥spigollen¥Ghe ¥reussinn;¥e¥intrigh¥i¥fˆ¥fagh¥de¥gust¥Col 60 faa¥va¥che¥quell¥lor¥ben¥san¥scoeul,¥ai¥Quant secolar¥di¥scinivij¥i¥tegn“¥Per ¥fraa.¥di¥buell¥col¥riva¥riva¥A 63 I frati, quelli con le chiappe nude, con nudi i piedi [i Domenicani], sono destinati a far attenzione alla gente bassa, a menare per il naso [prendere in giro] quelli del vivaio. | Questi qui con il pretesto di battere cassa piazzano lÕorecchio e gli occhi fino ai quarti piani, e spiano se cÕ� il lupo [nemico] dal pelo che lascia. | Barnabiti e Somaschi, pi� scaltri, maneggiano le coscienze delle biscottine [dame benefattrici] accomodando la morale con i fagiani; | e menando le damazze per le dande gli spigolano il mondo che hanno vendemmiato col gusto di far fare loro gli intrighi e tirarsene fuori; | quanto alle scuole, sanno bene loro quello che va fatto per tenere i cervelli dei secolari [ignoranti] vicini vicini alle budella dei frati. | ¥il¥per¥coltura¥di¥terreno¥considerato¥e¥numeroso¥pi�¥popolo¥il¥Ossia¥8 religiosa.¥devozione¥della¥rifiorire servit�.¥alla¥riservati¥erano¥case¥delle¥alti¥piani¥I¥9 4.¥nota¥23,¥cfr.¥bescottinn¥Per¥10 5.¥nota¥38,¥cfr.¥dandinn¥Per¥11 326 PORTA_testi.indd 326 16/03/11 11:43 par,¥chÕel¥come¥fˆ,¥lassaran¥i¥se¥E glorios¥secol¥dÕon¥illuminaa¥Sto ¥ciar.¥tant¥fˆ¥de¥lu¥anca¥fornirˆ¥El 66 religios¥di¥pee¥in¥drizzˆ¥a¥poe�¥quant¥In 12Tamborin¥con¥sott¥falla¥de¥Capazz ¥cros,¥la¥de¥manegh¥del¥argument¥Coj 69 bambin¥de¥ciappen¥sÕj¥che¥Oblatt¥i¥GhÕ� dottor¥e¥teologh¥s�¥tiren¥i¥E ¥bottaggin.¥e¥sÕgiacca¥de¥furia¥a¥Tutt 72 Signor,¥del¥vigna¥la¥in¥manden¥i¥Poe� lavoralla¥a¥lor¥de¥imparaa¥han¥Che ¥savor.¥pussee¥con¥granda¥lÕ�¥p�¥Con 75 calla¥no¥chÕolter¥Rocch,¥Don¥sur¥ved,¥el¥Sicch� legrij¥nost¥ai¥sciampa¥lÕultema¥dagh¥Per ¥stalla¥in¥mett¥a¥Governo¥el¥ved�¥de¥Che 78 fratarij.¥quatter¥sti¥prima¥Quante E se gli lasceranno fare, come pare, questo illuminato dÕun secolo glorioso finirˆ anche lui per fare tanto chiarore. | In quanto poi a tirare in piedi religiosi capaci di sfidare Tamburini con gli argomenti del manico della croce [con le maniere forti], | ci sono gli Oblati che se li prendono da bambini e li tirano su teologi e dottori tutti a furia di vinello infimo e avanzi di tavola. | Poi li mandano nella vigna del Signore, che hanno imparato da loro a lavorarla con pi� � grande con maggior sapore [godimento]. | SicchŽ vede, signor Don Rocco, che non manca, per dare lÕultimo tocco alle nostre allegrie, che di vedere il governo mettere in stalla | quanto prima queste quattro fraterie. ¥gli ¥tomi ¥trentasei ¥in ¥stampare ¥a¥inizi˜ ¥Ferrario ¥lÕeditore ¥1818 ¥Nel ¥12 teolo-¥di¥professore¥e¥bresciano¥(1737-1827),¥Tamburini¥Pietro¥di¥scritti ¥del¥significative¥pi�¥figure¥delle¥una¥fu¥che¥Pavia,¥di¥allÕUniversitˆ¥gia 45).¥v.¥62,¥(cfr.¥lombardo¥giansenismo 327 PORTA_testi.indd 327 16/03/11 11:43 51 In queste quartine, in cui Porta dˆ voce alle prostitute contro il perbenismo ipocrita delle nobili dame, il poeta recupera un motivo con ).rebeccass ¥da¥tucc¥Cerchenvenzionale giˆ svolto da Balestrieri ( Il testo va collocato nel periodo in cui il poeta attendeva allÕepistola del Meneghin Tandoeuggia (che reca la data 9 ottobre 1818) per via di alcune affinitˆ di tono, segnalate da Isella. LÕipotesi � avvalorata dal cenno che Porta fa in alcune lettere allÕamico Rossari nellÕaprile 1819; � quindi degli ultimi mesi del 1818. Apparve per la prima volta nellÕedizione luganese. 1BESCOTTINÈ¥DEL¥ÇDAMM¥AI¥PUTANN¥I bescottin,¥del¥slandronn¥Malarbetti putann!¥i¥contro¥spuell¥tant¥ruzz,¥Tanto lanfann¥pocch¥per¥dan¥la¥Perch�¥Perch�? ¥balducchin?¥a¥sott¥minga¥dan¥la¥E 4 nun¥anch¥semm¥chÕel¥lˆ¥Tasii¥Vergogna! bajee¥bajee,¥bajee;¥cossa¥Perch� morbee,¥che¥strangosser¥vecc¥sii¥Perch� ¥nessun.¥p�¥refilavel¥voeur¥no¥Che 8 Maledetteslandronedelbiscot-BISCOTTINOÈ¥DEL¥ÇDAME¥ALLE¥PUTTANE¥LE tino, tanto chiasso, tanto fracasso contro le puttane! PerchŽ? PerchŽ la danno per pochi quattrini e non la danno mica sotto a un baldacchino? | Vergogna! Tacete che lo sappiamo anche noi per cosa abbaiate; abbaiate, abbaiate perchŽ siete vecchie mozzafiato che ammorbate, che non vuole rifilarvelo pi� nessuno. | c˜n-¥della ¥parte ¥facevano ¥che ¥dame ¥nobili ¥le¥,damm del biscottin ¥Per ¥1 4.¥nota¥23,¥cfr.¥,grega del suss 328 PORTA_testi.indd 328 16/03/11 11:43 grassott¥e¥gioven¥bej,¥serev¥quand¥E damazz,¥o¥disii,¥prosperos,¥e¥stagn¥E cazz?¥del¥nemis¥insc“¥allora¥Serev ¥nagott?¥per¥via¥forsi¥davev¥La 12 delicadonn,¥mee¥i¥corno!¥on¥Nagott servent¥voster¥ai¥poo¥on¥Domandeghel dent¥mettel¥a¥voeulta¥ogni¥spes¥CossÕhan ¥figazzonn.¥illustrissem¥vost¥quij¥In 16 sorbettitt¥i¥e¥carroccett¥i¥e¥palch¥i¥E mascarad¥i¥e¥scenn¥i¥e¥faravost¥i¥E entrad,¥i¥fest,¥i¥e¥bigliett¥i¥e¥accord¥i¥E ¥fasoritt?¥o¥porchi!¥de¥facc¥danee,¥Hin 20 calvari,¥veggiann¥mostacc,¥el¥ghÕavii¥poe�¥E esclud¥fˆ¥per¥Governo¥al¥cuu¥el¥romp¥De scud?¥mezz¥on¥per¥dan¥la¥che¥tosann¥Quij ¥pari.¥in¥stagh¥de¥degn¥nanch¥sii¥lˆ;¥Citto 24 E quando eravate belle, giovani e grassotte e stagne [sode] e prosperose, dite, o damazze, eravate allora cos“ nemiche del cazzo? La davate forse via per niente? | Niente un corno? le mie delicatone, domandatelo un poÕ ai vostri [cavalier] serventi cosÕhanno speso ogni volta a metterlo dentro in quelle vostre illustrissime figazzone. | E i palchi e le carrozzelle e i sorbetti e i ferragosti e le cene e le mascherate e i convegni e i biglietti e le feste, gli ingressi, sono denari, facce da porche! o fagioletti? | E poi avete il muso [la faccia tosta], vecchiacce calvario, di rompere il culo al governo per far escludere quelle ragazze che la danno per un mezzo scudo? Zitte lˆ: non siete neanche degne di star loro alla pari. 329 PORTA_testi.indd 329 16/03/11 11:43 52 Il testo nacque dalla frequentazione del gruppo di intellettuali del ¥Poesia¥sulla¥elementari¥IdeeÇConciliatoreÈ e dalla lettura delle romantica di Ermes Visconti, tra i maggiori teorici del Romanticismo. Quanto alla dama cui � indirizzato, identificata da altri commentatori con Maria Londonio Frapolli, il cui salotto era frequentato dai classicisti, Isella pensa piuttosto al tipo generico di Çdonna mi di-¥neÕ¥criterio¥DellaneseÈ bella e ignorante, descritta da Berchet ( scorsi). In questo Çpoemetto ideologico-didascalicoÈ (Bezzola), Porta non si limita a presentare le posizioni critiche del gruppo ma offre una personale interpretazione della poetica romantica, fondata sulla necessitˆ di adeguarsi ai tempi, sul fine dilettevole e sullÕequilibrio fra passione e ragione. Fu terminato con una certa fatica, come attesta una lettera allÕamico Rossari, i primi giorni di febbraio del 1819; nello stesso mese apparve come opuscolo singolo presso Ferrario. ROMANTICISMO¥IL rantegh¥el¥ghÕha¥la¥che¥Bibin,¥madamm¥Deggiˆ, 1redond,¥spuvˆ¥a¥lee¥anca¥mettes¥De Romantegh¥de¥Classich,¥de¥dezid¥la¥E 2blond;¥de¥vej,¥de¥trattass¥se¥se¥Come m“¥anch¥sentimm¥de¥flemma¥lÕabbia¥Che ¥d“.¥de¥quajcoss¥ghÕhoo¥proposit¥sto¥a¥Che 6 GiacchŽ,madamaBibin,chehalapretesadimet-ROMANTICISMO ¥IL tersi anche lei a sputare tondo, e decide di classico, di romantico come se si trattasse di veli, di biondo [dei merletti]; che abbia la flemma di sentire anche me che a questo proposito ho qualcosa da dire. | sen-¥Òsputar ¥fra ¥dallÕincrocio ¥nasce ¥che ¥espressione ¥�¥redond ¥Spuvˆ ¥1 cumulo.¥di¥effetto¥con¥)ore rotundo¥(lat.¥rotondoÓ¥Òparlare¥e¥tenzeÓ fat-¥erano¥cui¥con¥naturale,¥seta¥della¥colore ¥dal¥ÒbiondoÓ,¥�¥Blond¥2 merletti.¥i¥ti 330 PORTA_testi.indd 330 16/03/11 11:43 diroo¥ghe¥,In primis ante omnia materi¥sti¥de¥dezid¥vor�¥per¥Che coo,¥el¥spalla¥in¥lÕavegh¥assee¥minga¥LÕ� criteri,¥de¥fior¥lÕavegh¥nanca¥squas¥E did¥menna¥a¥cognoss¥besogn¥fa¥Ma ¥dezid.¥de¥caus¥i¥largh¥in¥e¥longh¥In 12 imbattess¥se¥la¥d“¥de¥moeud¥per¥se¥Che cazzott,¥a¥fasessen¥la¥che¥duu¥In vedess¥ne¥el¥azzident¥per¥insc“¥E sott,¥lÕolter¥mettes¥a¥stizzos¥pi�¥Vun signora¥cara¥d“¥m˜¥Vorravela ¥dessora?¥quell¥lÕabbia¥ghe¥reson¥la¥Che 18 stentarell¥on¥e¥brighella¥on¥perch�¥Donca, platon¥de¥falla¥voeur¥che¥3lap™ff¥on¥E cortell¥col¥Romantegh¥ai¥adoss¥Van reson,¥per¥bestemmi¥responden¥E lee¥anca¥vorarˆ¥la¥Bibin,¥Madamm ¥pee?¥i¥cont¥Romantegh¥ai¥adoss¥Andˆ 24 , le dir˜ che per voler decidere di questa materia non � omnia¥ante¥primis¥In sufficiente avere la testa sulle spalle, e quasi neanche avere fior di criteri, ma � necessario conoscere a menadito in lungo e in largo le cause da discutere. | Che se per modo di dire si imbattesse in due che facessero a cazzotti e cos“, per accidente, ne vedesse uno pi� stizzoso che si mette lÕaltro sotto, vorrebbe allora dire, cara signora, che la ragione lÕabbia quello di sopra? | Dunque, perchŽ un Brighella e uno Stenterello o un Lapouff che vuole fare da platone [saccente] vanno addosso ai romantici col coltello e rispondono bestemmie per ragioni, madama Bibin, vorrˆ anche lei andare addosso ai romantici con i piedi? | Sten-¥toscano¥il¥Brighella,¥veneto¥il¥citate,¥popolari¥maschere¥tre¥Le¥3 ¥autori¥tre¥di¥nomi¥i¥realtˆ¥in¥nascondono¥Lapouff,¥milanese¥il¥e¥terello ¥redazione:¥precedente¥una¥da¥evince¥si¥come¥Porta,¥di¥contemporanei tra-¥e¥librettista ¥Garda, ¥del ¥Desenzano ¥di ¥(1761-1820), ¥Anelli ¥Angelo ¥Pezzi, ¥Francesco ¥e¥toscano, ¥erudito ¥Pinciarelli, ¥Camillo ¥gediografo; ¥agli ¥colpevoli, ¥MilanoÈ, ¥di ¥ÇGazzetta ¥della ¥appendici¥delle ¥estensore smaccatamen-¥impronta¥di¥opere¥composto¥aver¥di¥dellÕautore,¥occhi (Isella).¥classicista¥te 331 PORTA_testi.indd 331 16/03/11 11:43 delicada,¥e¥graziosa¥bella,¥tant¥Lee fort¥insc“¥stomegh¥de¥fass¥vorrav¥La baronada?¥pocca¥sta¥a¥botta¥a¥stˆ¥De tort!¥tropp¥farav¥se¥la¥madamm,¥Ohib˜, bardassa,¥de¥e¥bulli¥de¥tratten¥lor¥Se ¥lassa.¥ghÕel¥la¥che¥privileg,¥s˜¥on¥lÕ�¥Quest rasserenna,¥se¥la¥che¥madamm,¥Donca, bocchoeu,¥bell¥quell¥rid¥in¥comoda¥la¥Che lÕienna,¥hin¥no¥infin¥Romantegh¥i¥Ch� fioeu,¥i¥mangiˆ¥a¥va¥che¥l™ff¥el¥minga¥Hin cortesia,¥tutt¥Paladin¥de¥fior¥hin¥Ma ¥usciuria.¥come¥bej¥donn¥coj¥massim¥E Paladin¥i¥che¥linguagg¥dal¥appunt¥lÕ�¥E Magn¥Carlo¥de¥temp¥del¥in¥Parlaven Bibin,¥madamm¥creduu,¥han¥Todisch¥i¥Che compagn¥squasi¥nomm¥on¥voltra¥a¥tirˆ¥De novej,¥Paladin¥sti¥battezˆ¥Per ¥bej.¥donn¥di¥e¥sens¥bon¥del¥Protettor vaga¥la¥no¥che¥nomm,¥al¥quant¥m˜,¥Ora m“,¥ditt¥ghÕhoo¥che¥quell¥de¥p�¥cercˆ¥A suffraga?¥cossÕel¥nomm¥el¥bell¥o¥brutt¥O insc“,¥digh¥de¥piasuu¥ghÕ�¥Todisch¥Ai 30 36 42 Lei tanto bella, graziosa, delicata, vorrˆ farsi di stomaco cos“ forte da dare sostegno a questa birbonata? Ohib˜, madama, si farebbe troppo torto! Se loro trattano da bulli e da marioli, questo � un loro privilegio, che glielo lasci. | Dunque, madama, che si rassereni, che accomodi in riso quella bella bocca, che i romantici non sono la iena, non sono mica il lupo che va a mangiare i bambini, ma sono fiori di paladini tutti cortesia e massime con le donne belle come vossignoria. | Ed � appunto dal linguaggio che i paladini parlavano al tempo di Carlo Magno, che i tedeschi hanno creduto, madama Bibin, di tirar fuori un nome quasi compagno [simile], per battezzare questi paladini novelli, protettori del buon senso e delle donne belle. | Ora, quanto al nome, che non vada a cercare pi� di quello che le ho detto io: o brutto o bello il nome cosa suffraga [conferma]? Ai tedeschi � piaciuto di dirli [nominarli] cos“, 332 PORTA_testi.indd 332 16/03/11 11:43 48 dispett¥marsc¥a¥diremm¥ghe¥nun¥anch¥insc“¥E ¥4legnett.¥col¥cacca¥la¥in¥ruga¥sti¥De sav�¥da¥lÕha¥nun,¥a¥adess¥m˜¥Tornand poesia¥la¥de¥busilles¥gran¥el¥Che pias�,¥de¥lÕarte¥de¥in¥consist¥El magia¥la¥in¥tutta¥sta¥la¥stÕarte¥E voeur,¥se¥come¥messedˆ,¥de¥moeuv,¥De ¥coeur.¥del¥in¥sconduu¥ghÕemm¥che¥passion¥i¥Tutt innanz¥collÕandˆ¥passion¥i¥siccome¥E lÕinfinitt,¥a¥fina¥baratten¥Varien, circostanz¥i¥loeugh,¥i¥temp,¥i¥Segond cappellitt,¥di¥mod¥s˜¥i¥qual¥e¥Tal adree¥tend¥de¥ghÕhan¥poetta¥i¥Cos“ ¥lee.¥anca¥fa¥la¥cappellitt¥coj¥Come tosanett¥s˜¥ai¥lee¥anca¥siccome¥E studiˆ¥de¥passion¥la¥moeuvegh¥Per 5coreghett,¥on¥minga¥esibiss¥ghe¥la¥No fa,¥ann¥cent¥de¥al¥i¥cont¥scuffion¥i¥N� 54 60 e cos“ anche noi li diremo, a marcio dispetto di costoro che rugano nella cacca col legnetto. | Tornando ora a noi, ha da sapere che il gran busillis della poesia consiste nellÕarte di piacere, e questÕarte sta tutta nella magia di muovere, di mescolare, come si vuole, tutte le passioni che abbiamo nascosto nel cuore. | E siccome le passioni col procedere variano, cambiano fino allÕinfinito, secondo i tempi, i luoghi, le circostanze tali e quali sono le mode dei cappellini, cos“ i poeti devono tendergli dietro [stargli al passo] come con i cappellini fa anche lei. | E siccome anche lei alle sue figliolette per muovergli la passione di studiare non esibisce mica un guardinfante nŽ i cuffioni con le ali di cento anni fa, ¥le¥indicare ¥per ¥milanese ¥Çproverbio ¥un ¥�¥legnett ¥col ¥cacca ¥la ¥in ¥Rugˆ ¥4 gene-¥e¥salute,¥loro¥della¥stato¥sullo¥scrupolose¥ridicolmente¥persone (Porta).¥dubbjÈ¥sciocchi¥di¥piene¥persone¥le¥ralmente im-¥bambini¥i¥cui¥entro¥girello¥il¥ossia¥,c˜regh¥di¥diminutivo¥�¥Coreghett¥5 ÒguardinfanteÓ.¥per¥vale¥traslato,¥per¥e,¥camminare¥a¥parano 333 PORTA_testi.indd 333 16/03/11 11:43 66 paes¥i¥s�¥con¥fioramm¥a¥peland¥i¥N� ¥chines;¥cart¥suj¥crespin,¥suj¥ved¥se¥Che poetta¥sti¥voeuren¥se¥nun,¥con¥anch¥Insc“ coeur,¥el¥moeuven¥passion,¥i¥Ciappottann diletta,¥ne¥che¥tast¥i¥toccann¥de¥Han doeur,¥ne¥dove¥dis,¥se¥come¥Ciappann, man¥a¥tirˆ¥a¥baltresch¥suj¥andˆ¥Senza ¥roman.¥e¥gregh¥scuffion¥i¥e¥c˜regh¥I lÕarenna¥in¥correven¥Gregh¥di¥temp¥Al onor,¥acquistass¥per¥re¥i¥Perfina venna¥de¥foeugh,¥de¥pien¥poetta¥Pindar vincitor,¥del¥trionf¥el¥cantava¥El sass,¥in¥ritrava¥le¥el¥Fidia¥trattin¥On ¥pass.¥el¥dagh¥per¥mur¥i¥gi˜¥trava¥se¥E lee¥anca¥sa¥la¥madamm,¥dÕincoeu,¥d“¥Al bigh,¥i¥menna¥che¥eroj¥sti¥hin¥razza¥che¥De danee,¥pocch¥per¥corr¥che¥rabott¥de¥Fior figh,¥on¥nÕimporta¥ghe¥no¥lÕonor¥de¥Che scultor¥ai¥prenzep,¥ai¥poetta,¥ai¥che¥Tant ¥lor:¥de¥figh¥on¥importa¥ghe¥pagaa¥e¥Patt strasordenari¥talenton¥quaj¥on¥se¥Ch� lÕincomodass¥trionf¥sti¥cantˆ¥Per dizionari¥del¥divinitaa¥i¥Tutt 72 78 84 nŽ le zimarre a fiorami con sopra i paesaggi che si vedono sui ventagli, sulle carte cinesi; | cos“ anche con noi, se vogliono questi poeti rimescolarci le passioni, commuoverci il cuore, hanno da toccarci i tasti che ci dilettano, prenderci, come si dice, dove ci duole, senza andare sui solai a tirare gi� i guardinfanti e i cuffioni greci e romani. | Al tempo dei greci correvano nellÕarena perfino i re per acquistare onore, Pindaro poeta pieno di fuoco, di vena, cantava il trionfo del vincitore, nientemeno che Fidia lo ritraeva in pietra, e si tiravano gi� i muri per dar loro il passo [farli passare]. | Al giorno dÕoggi, madama, lo sa anche lei di che razza sono questi eroi che portano le bighe, fior di demoni che corrono per pochi denari, che dellÕonore non gliene importa un fico, tanto che ai poeti, ai pr“ncipi, agli scultori, patto e pagato, non gliene importa un fico di loro: | che se un qualche talentone straordinario per cantare questi trionfi incomodasse tutte le divinitˆ del dizionario 334 PORTA_testi.indd 334 16/03/11 11:43 Tass,¥del¥degn¥pezzo¥on¥componess¥el¥E arcidivin,¥arcistupendo,¥pezzo¥Sto ¥Bibin.¥madamm¥lee,¥anch¥rid¥farav¥El Apoll¥invocˆ¥a¥madamm,¥sent,¥la¥quand¥E sorell¥noeuv¥i¥ajutt¥in¥domandˆ¥a¥E coll¥al¥mett¥che¥ghicc¥abaa¥on¥cantˆ¥Per 6morell,¥collarin¥on¥voeulta¥prima¥La sia¥la¥stÕinvenzion¥che¥madamm,¥par,¥Ghe ¥poesia?¥la¥de¥plus ultra¥non¥El sposalizzi¥de¥cas¥in¥madamm,¥quand,¥E orecc¥ai¥sonˆ¥a¥d“¥el¥tutt¥sent¥se¥La giudizzi,¥faa¥lÕha¥bardasson,¥quell¥Amor,¥Che frecc,¥medemm¥coj¥coeur¥duu¥ferii¥lÕha¥Che maravilli¥sien¥antigaj¥sti¥che¥par¥Ghe ¥visibilli?¥in¥gloria,¥in¥broeuda,¥in¥andˆ¥fˆ¥De pietos¥donnin¥quaj¥de¥mort¥in¥quand¥E Gregori¥Sant¥a¥amor¥sto¥ved�¥fan¥GhÕel cros¥i¥pret,¥i¥tra¥desperass¥a¥piang,¥A gestatori,¥i¥pelucca¥che¥pitocch¥i¥E spuell¥sto¥a¥madamm,¥sentela,¥Se ¥pell?¥la¥resciˆ¥a¥sangu,¥el¥gerˆ¥A 90 96 102 108 e componesse un pezzo degno del Tasso, questo pezzo arcistupendo, arcidivino, farebbe ridere anche lei, madama Bibin. | E quando sente, madama, invocare Apollo e a chiamare in aiuto le nove sorelle per cantare un abatuccio che mette al collo la prima volta un collarino morello, le pare, madama, che questa invenzione sia il dellapoesia?|Equando,madama,incasodisposalizio,sisente ultra¥nonplus tutto il giorno suonare alle orecchie che Amore, quel mariolo, ha fatto giudizio, che ha ferito due cuori con le medesime frecce, le pare che queste anticaglie siano meraviglie da fare andare in broda, in gloria, in visibilio? | E quando in morte di qualche donnina pietosa glielo fanno vedere, questo amore, a San Gregorio a piangere, a disperarsi fra i preti, le croci e i pitocchi che piluccano la cera dalle candele, si sente, madama, a questo chiasso gelare il sangue, raggrinzire la pelle? | del-¥minore¥rango¥un¥ha¥paonazzo¥il¥ecclesiastico¥NellÕabbigliamento¥6 ¥riduttivo.¥valore¥dunque¥ha¥qui¥termine¥il¥porpora;¥la 335 PORTA_testi.indd 335 16/03/11 11:43 poetta¥dÕon¥in¥imbatt¥se¥la¥che¥quand¥E Ghitta,¥de¥Barborin,¥de¥mort¥la¥per¥Che foresetta¥la¥con¥scolda¥le¥se¥El vitta,¥la¥de¥fil¥el¥mocciaa¥ghÕha¥che¥Atropp¥De senta¥el¥poetta¥sto¥che¥madamm,¥par,¥Ghe ¥rappresenta?¥chÕel¥passion¥la¥dolor,¥El dilla,¥per¥lee,¥a¥e¥m“¥a¥via!¥lˆ¥poe�:¥E poesij¥cert¥coeur¥al¥proppi¥m˜¥van¥Ne Sibilla,¥la¥de¥rispost¥i¥paren¥Che litanij,¥santissim¥di¥smorfia¥La Deess¥de¥e¥Dej¥de¥pienn¥hin¥che¥tant¥De ¥sbiess?¥in¥e¥drizz¥in¥servizial¥col¥Squittaa ved¥la¥ch“¥fina¥Romantegh¥i¥Sicch� settari,¥sti¥eretegh,¥sti¥minga¥nÕhin¥Che cred¥fan¥ghe¥che¥pericolos¥gent¥Sti contrari,¥partii¥del¥7Torquemada¥I sÕinnoreggissen¥e¥cuu¥el¥aria¥in¥tran¥Che ¥capissen.¥no¥che¥quell¥tutt¥su¥cunt¥bon¥A strambarij¥ai¥cred¥de¥nanca¥lÕha¥N� spaventalla,¥per¥dÕintend¥a¥dan¥ghe¥Che strij,¥de¥che¥parlen¥no¥Romantegh¥i¥Che 114 120 126 E quando si imbatte in un poeta che per la morte di Barbarina, di Ghita [Margherita], se la prende con le forbici di Atropo che le ha mozzato il filo della vita, le pare, madama, che questo poeta senta il dolore, la passione che rappresenta? | E poi: lˆ, via!, a me e a lei, per dirla [tutta], ci vanno proprio al cuore certe poesie che paiono la risposta della Sibilla, la smorfia di santissime litanie, da tanto che sono piene di dei e di deesse scquacquerate col serviziale [clistere] per dritto e per sbieco? | SicchŽ i romantici fin qui vede bene che non sono questi eretici, questi settari, questa gente pericolosa che fanno credere i Torquemada del partito contrario, che mettono in aria il culo e si inorecchiscono [drizzano le orecchie], a buon conto, su tutto quello che non capiscono. | NŽ deve neanche credere alle stramberie che le danno a intendere per spaventarla, che i romantici non parlano che di streghe, triste-¥perci˜ ¥e¥spietato ¥inquisitore ¥(1420-1498), ¥Torquemada ¥de¥Tom‡s ¥7 classicisti.¥dei¥luogo¥in¥citazione¥la¥antonomasia,¥per¥cui,¥da¥famoso,¥mente 336 PORTA_testi.indd 336 16/03/11 11:43 balla,¥che¥mort¥de¥matt,¥carr¥de¥pagur,¥De pocch¥pressÕa¥creden¥ghe¥che¥coss¥Ohjb˜: ¥8tarocch.¥di¥pappa¥al¥lee¥cred¥la¥Come profession¥anzi¥fan¥Romantegh¥I 9servizzi¥quell¥in¥licenza,¥soa¥con¥avegh,¥De reson,¥la¥con¥lid¥tacca¥che¥quell¥Tutt pregiudizzi,¥i¥cova¥che¥e¥somena¥Che folett¥quell¥a¥Saturno¥da¥gi˜¥Vegnend ¥10sabett.¥i¥tucc¥passaa¥lÕann¥stremii¥ha¥Che 11fiacca¥la¥ghÕha¥la¥dabass¥che¥deggiˆ¥Ma palpee¥de¥Romma¥ved�¥a¥andˆ¥Per macca¥a¥piang¥de¥pias�¥el¥quistass¥E indree,¥temp¥di¥sbuseccament¥i¥Sora Bibin,¥madamm¥allon,¥vaga,¥la¥che¥Prest, ¥vicciurin;¥el¥foeura¥daga¥che¥Denanz pratich¥minga¥lÕ�¥no¥che¥balloss,¥sto¥Che teatter,¥suj¥Aristotel¥de¥prezzett¥Di drammatich¥unitaa¥i¥contra¥capazz¥fors¥LÕ� vintiquatter,¥de¥pussee¥or¥d˜¥cred¥De 132 138 144 di paure, di tregende, di morti che ballano, ohib˜: cose a cui credono pressÕa poco come lei crede al papa dei tarocchi. | I romantici fanno anzi professione di avere, con sua licenza, in quel servizio tutto ci˜ che attacca lite con la ragione, che semina e che cova i pregiudizi, venendo gi� da Saturno a quel folletto che ha spaventato lÕanno scorso tutte le zabette [pettegole]. | Ma giˆ che dabbasso ha la carrozza per andare a vedere Roma in cartapesta e acquistarsi il piacere di piangere senza motivo sugli sbudellamenti dei tempi antichi, presto, che vada, allons, madama Bibin, prima che dia fuori [in escandescenze] il vetturino; | che questo furbastro, che non � mica pratico dei precetti di Aristotele sul teatro, � forse capace, contro le unitˆ drammatiche, di credere due ore pi� [lunghe] di ventiquattro, papa.¥un¥rappresenta¥tarocchi¥dei¥carta¥quinta¥La¥8 Òin-¥di¥senso¥nel¥servizioÓ¥quel¥in¥Òtenere/avere ¥dire ¥di¥modo¥il¥Per¥9 156.¥v.¥63,¥13-14;¥vv.¥36,¥anche¥cfr.¥fischiarseneÓ 50.¥nota¥47,¥cfr. sabett¥Per¥10 27.¥nota¥32,¥cfr. fiacca¥Per¥11 337 PORTA_testi.indd 337 16/03/11 11:43 150 figh¥on¥per,¥on¥gnocch,¥on¥dÕess¥grazia¥in¥E ¥12Cattabrigh.¥del¥pesc¥fors¥foeura¥dˆ¥De levada¥lÕ�¥che¥madamm,¥lee,¥Beata classicista,¥di¥prezzett¥coj¥boccon¥A incantada¥lˆ¥stˆ¥la¥che¥or¥tr�¥quij¥in¥Che vista¥de¥unitaa¥d˜¥i¥mai¥perd¥la¥No andˆ¥lassass¥pont¥che¥fin¥sa¥la¥E ¥cˆ.¥a¥tornˆ¥de¥denanz¥CollÕillusion, dÕIngles¥ciaj¥quij¥Todisch,¥de¥goff¥quij¥Ch� poetta,¥di¥attorna¥mennˆ¥lassen¥Se mes,¥di¥d“,¥di¥lor¥con¥via¥stan¥E stacchetta,¥la¥passen¥che¥accorges¥Senza popp˜¥tant¥come¥piangen¥riden,¥E ¥n˜.¥voeubbien¥Aristotel¥e¥Orazzi¥che¥Anch omm¥bon¥quel¥fava¥che¥qual¥e¥tal¥Fan poo)¥on¥scusa¥la¥(che¥criaven¥ghe¥Che Domm:¥al¥depos¥soeu¥fatt¥i¥fava¥el¥Perch� foo,¥la¥m“¥Ma¥n˜!...¥p˜¥se¥n˜,¥p˜¥Se 156 162 e in grazia di essere un gnocco, un pero, un fico, di dare fuori [di matto] forse peggio dellÕÇAccattabrigheÈ. | Beata lei, madama, che � stata allevata a bocconi coi precetti di classicista, che in quelle tre ore che sta lˆ incantata non perde mai le due unitˆ di vista e sa fino a che punto lasciarsi andare collÕillusione, prima di tornare a casa. | ChŽ quei goffi di tedeschi, quegli stupidi dÕinglesi si lasciano menare attorno [portare in giro] dai poeti, e stanno via con loro dei giorni, dei mesi, senza accorgersi che passano il segno, e ridono, piangono come tanti bimbi anche se Orazio e Aristotele non vorrebbero. | Fanno tale e quale come faceva quel buon uomo cui gridavano (mi scusi un poco) perchŽ faceva i fatti suoi [i propri bisogni fisiologici] dietro al Duomo: ÇNon si pu˜, non si pu˜!...È. ÇMa io la faccioÈ Classico-¥ossia¥Accattabrighe,ÇLÕ¥era¥completo¥titolo¥cui¥il¥Periodico¥12 ¥colore¥di¥foglio¥un¥era¥critico-letterarioÈ;¥giornale¥romantico-mach“a, ¥contrastare¥per¥1819,¥del¥marzo¥al¥1818¥novembre¥dal¥pubblicato¥rosa, ÇConciliatoreÈ.¥dallÕazzurro¥diffuse¥romantiche¥idee¥le 338 PORTA_testi.indd 338 16/03/11 11:43 168 13busseree.¥al¥intant¥respondeva¥El ¥lee.¥diga¥la¥n˜¥o¥tort¥ghÕavess¥SÕel lÕironia¥banda¥de¥lassˆ¥per¥Ma Bibin,¥madamm¥lee,¥per¥piatt¥lÕ�¥no¥Che poesia,¥de¥interess¥che,¥diroo¥Ghe 14coppin¥del¥in¥giudizzi¥del¥ghÕ�¥no¥Se dedrizz,¥nagott¥mai¥faran¥regol¥I ¥15pastizz.¥del¥bon¥el¥fa¥no¥forma¥la¥Ch� bust¥el¥come¥anzi¥hin¥regol¥Certe spiga,¥in¥doppi¥tarlis¥de¥ferr,¥de¥stecch¥Coj gust¥bon¥de¥credendes¥mamm¥tante¥Che riga,¥in¥stˆ¥faj¥per¥tosann¥s˜¥ai¥s�¥Metten indenter¥panscia¥la¥cuu,¥el¥foeura¥in¥dˆ¥fan¥Ghe ¥venter.¥del¥pell¥la¥tutt¥rescien¥ghe¥E unitaa¥s˜¥di¥bust¥col¥madamm,¥Insc“, lÕazion,¥stringa¥se¥temma,¥i¥rescia¥Se bagnaa,¥pan¥e¥suppa¥coss¥tutt¥Deventa lÕimmaginazion,¥imbruga¥se¥streng,¥Se 174 180 rispondeva intanto allo scaccino. Se avesse torto o no lo dica lei. | Ma per lasciare da parte lÕironia che non � un piatto per lei, madama Bibin, le dir˜ che, in fatto di poesia, se non cÕ� del giudizio nel coppino [in testa] le regole non faranno mai niente di dritto, che la forma non fa il buono del pasticcio. | Certe regole sono anzi come il busto con le stecche di ferro, di traliccio doppio a spiga [intrecciato], che tante mamme credendolo di buon gusto lo mettono su alle figlie per farle stare in riga, gli fanno dare in fuori il culo, la pancia in dentro e raggrinzano la pelle del ventre. | Cos“, madama, col busto delle sue unitˆ si raggrinzano i temi, si stringa lÕazione, diventa ogni cosa zuppa e pan bagnato, si stringe, si stropiccia lÕimmaginazione, fun-¥la ¥durante ¥elemosine ¥delle ¥raccolta ¥alla ¥lÕaddetto ¥�¥Busseree ¥13 ¥raccolgono.¥si¥cui¥in¥ÒbussolaÓ¥la¥,bussera¥da¥zione, collot-¥la¥nuca,¥la¥indicare¥per¥lombarda¥voce¥�¥ÒcoppinoÓ¥o¥Coppin¥14 ÒcervelloÓ.¥il¥traslato,¥per¥vale,¥qui¥tola, ¥dolci.¥per¥lÕimpasto¥intendere¥dovrˆ¥si¥ÒpasticcioÓ,¥,pastizz¥Per¥15 339 PORTA_testi.indd 339 16/03/11 11:43 spazios¥insc“¥natura¥la¥de¥camp¥el¥E ¥nos.¥de¥guss¥dÕon¥in¥forn“¥a¥tutt¥va¥El 186 vintiquattror¥in¥s�¥strengegh¥per¥Insc“, spazzi,¥pocch¥quel¥in¥stagh¥p˜¥no¥che¥fatt¥On guastador¥de¥gi˜¥sciabelen¥ghÕel¥O prefazzi,¥el¥come¥s�¥cantˆ¥fan¥ghÕel¥O repezz¥de¥soliloqui¥quij¥de¥Con ¥mezz.¥e¥mes¥on¥onÕora¥par“¥poe�¥fan¥Che 192 moment¥dal¥che¥Bibin,¥madamm¥s“,¥E vintiquatter,¥somejen¥ghe¥or¥tr�¥Che comodament¥anch¥m˜¥podarav¥La teatter¥in¥dÕess¥penser¥el¥part¥de¥Mett passann¥de¥inscambi¥figurass¥E ¥ann.¥on¥magara¥mes,¥on¥quaranta,¥Trenta, 198 boccaa¥dÕon¥fiasca¥dÕona¥in¥se¥Perch� dent¥stˆ¥fagh¥de¥madamm,¥brava,¥assee¥LÕ� mesuraa,¥del¥p�¥de¥16zaina¥Mezza istessament¥capazza¥vess¥anch¥p˜¥La par¥ghe¥sÕel¥e¥17brenta¥ona¥stˆ¥faghen¥De ¥mar.¥el¥magara¥Comm,¥de¥lagh¥el¥Magara 204 e il campo della natura cos“ spazioso va tutto a finire in un guscio di noce [in uno spazio angusto]. | Cos“, per stringere in ventiquattrÕore un fatto che non pu˜ stare in quel poco spazio, o glie lo sciabolano gi� da guastatori, o glielo fanno cantare su come il prefazio, con certi soliloqui di ripiego che fanno poi apparire unÕora un mese e mezzo. | E s“, madama Bibin, che dal momento che tre ore le somigliano [sembrano] ventiquattro, potrebbe ora anche comodamente mettere da parte il pensiero di essere in teatro e figurarsi invece di passarne trenta, quaranta, un mese, magari un anno. | PerchŽ se in un fiasco da un boccale � tanto brava, madama, da farci stare dentro mezza zaina di pi� della misura, pu˜ anche essere capace, allo stesso modo, di far- gliene stare una brenta e se le pare magari il lago di Como, magari il mare. | 13.¥nota¥12,¥cfr.¥zaina¥Per¥16 2.¥nota¥31,¥cfr. brenta ¥Per¥17 340 PORTA_testi.indd 340 16/03/11 11:43 appuntin¥proppi¥quij¥essend¥coss¥i¥Ora quell,¥m“¥sont¥che¥galantomm,¥on¥dis¥Che Bibin¥madamm¥giudicˆ¥lassi¥Ghe 18Stentarell¥el¥e¥Lap™ff¥el¥Brighella,¥el¥Se mostos¥e¥dolz¥Cattabrigh¥car¥quell¥E ¥depos.¥col¥o¥denanz¥col¥Resonen 210 vora,¥lÕ�¥che¥vaga,¥la¥che¥Ð¥lˆ¥via¥Ma d“¥olter¥On¥Ð¥19¥Virginia¥la¥sent“¥A onora,¥me¥la¥se¥Macbeth,¥el¥legg¥vuj¥Ghe d“:¥da¥mÕha¥la¥infin¥che¥sicur¥e¥Franch noccoralter¥capissi,¥Bosin,¥Grazie, ¥dÕalter.¥capponen¥me¥no¥smargiassad¥I 216 Ora le cose essendo proprio quelle a puntino che dice un galantuomo, che sono io quello, le lascio giudicare, madama Bibin, se il Brighella, il Lapouff e lo Stenterello e quel caro Accattabrighe dolce e morbido, ragionano col davanti o col didietro. | Ma via lˆ, che vada, che � ora, a sentire la Virginia, un altro giorno le voglio leggere il Macbeth, se mi onora, franco e sicuro che infine mÕha da dire: ÇGrazie, Bosino [cantastorie], capisco, non occorre altro, le smargiassate non mi beccano pi�È. ¥insolente¥attaccabrighe,¥bergamasca¥popolare¥maschera¥Brighella:¥18 imbro-¥e¥burle ¥nellÕorganizzare ¥Arlecchino ¥di ¥compare ¥dispettoso, ¥e ma-¥Stenterello: ¥173). ¥v. ¥37, ¥anche ¥(cfr. ¥20 ¥v. ¥al ¥citato ¥giˆ ¥Lapouff: ¥gli. ¥ma¥impulsivo¥pauroso,¥chiacchierone,¥fiorentina,¥tradizionale¥schera generoso.¥e¥saggio¥anche ¥il¥fra¥composta¥Alfieri,¥Vittorio¥di¥tragedia¥una¥di¥titolo¥il¥�Virginia ¥19 ¥suscit˜¥che¥classico¥impianto¥di¥1789,¥nel¥ritoccata¥poi¥1783,¥il¥e¥1777 Monti.¥Vincenzo¥di¥lÕammirazione 341 PORTA_testi.indd 341 16/03/11 11:43 53 Questa prima serie di sonetti beroldinghiniani o stoppaneschi, a cui farˆ seguito unÕaltra di sei scritta in collaborazione con lÕamico Tommaso Grossi, fu composta per imitare, parodizzando e mettendo in ridicolo lÕitaliano incerto e il metro zoppicante dei quattordici sonetti che il vecchio avvocato austriacante Pietro Stoppani di Beroldinghen aveva scritto in onore della visita di Francesco I; non a caso Por , un Çsonett esempi¥Onta mette in mano alla vecchia stralunata di dellÕavvocatt StoppanÈ per accendere il fuoco. Una volta terminati, furono recapitati a Manzoni il quale, riconosciuto lÕautore, rispose a tono e nello stesso stile. Il periodo di composizione fu il gennaio- febbraio del 1819. ¥¥BEROLDINGHINIANI¥SONETTI¥OTTO ROMANTICI¥I¥CONTRO 53.1 ¥¥AUTORE¥VISCONTI¥ERMES¥CONTRO ¥¥DRAMMATICHEÈ¥UNITË¥SULLE¥ÇDIALOGO¥UN¥DI ROMANTICHE¥COGLIONERIE¥ALTRE¥DI¥E Sonetto 1¡ di giusto sfogo Febeo,¥Apollo¥che¥certo¥vede¥Si 3Camene¥2Cloride¥e¥1Tersicore,¥E danza.¥della¥protettrice¥Musa¥1 latini.¥dai¥Flora¥chiamata¥poi¥e¥Zefiro¥di¥sposa¥ninfa¥¥�¥la2 aggettivo.¥come¥usato¥qui¥muse,¥delle¥latino¥Nome¥3 342 PORTA_testi.indd 342 16/03/11 11:43 5Ascreo¥ciglione¥dal¥rigettaron¥4Te ¥conviene:¥ben¥Dei¥classici¥a¥Come 4 6Briareo¥quanto¥fosti¥fellon¥Che 7Anfesibene¥lingue¥cento¥alzare¥Di Eritreo,¥di¥campo¥lÕazzurro¥Contro ¥bene¥cos“¥cantato¥�¥Giove¥Ove 8 Giovenale,¥8Frugoni,¥Orazio,¥Omero,¥Da mondo¥al¥mostrare¥per¥sprezzi¥li¥tu¥Che ¥lÕeguale,¥ha¥non¥disonore¥tuo¥il¥Che 11 furibondo¥tonante¥che¥Giove¥Ma sale¥di¥statua¥in¥9Lott¥giˆ¥Fece ¥secondo.¥il¥per¥farˆ¥te¥sasso¥Di 14 tito-¥dal ¥anche ¥evince ¥si ¥come ¥sonetti, ¥di ¥serie ¥della ¥destinatario ¥Il ¥4 privile-¥amico¥Vito,¥San¥di¥marchese¥(1784-1841),¥Visconti¥Ermes¥�¥lo, ¥teorici¥autorevoli ¥pi�¥dei¥uno¥lui¥con¥e¥Manzoni ¥Alessandro ¥di ¥giato en-¥frequentarono ¥che ¥intellettuali ¥pochi ¥i¥tra ¥Fu ¥Romanticismo. ¥del pubblica-¥sue ¥le¥Fra ¥Manzoni. ¥casa ¥di ¥e¥Porta ¥casa ¥di ¥salotti ¥i¥trambi pubblica-¥,IdeeelementarisullaPoesiaromantica¥le¥ricordare¥da¥sono¥zioni ¥dicembre¥6¥al¥novembre¥19¥(dal¥23-28¥numeri¥nei¥ÇConciliatoreÈ¥sul¥to ¥sui¥apparso¥,Dialogo sulle unitˆ drammatiche di luogo e di tempo¥il¥e¥1818) 1819).¥(gennaio¥ÇConciliatoreÈ¥del¥sempre¥43¥e¥42¥numeri Elicona.¥monte¥il¥presso¥greca¥cittadina¥la¥Ascra,¥di¥Cio�¥5 ¥dei¥gli¥sfid˜¥che¥braccia¥cento¥e¥teste¥cinquanta¥dalle¥gigante¥Mitico¥6 lÕEtna.¥sotto¥sprofondato¥venne¥questi¥da¥e¥dellÕOlimpo aggettivo.¥come¥usato¥qui¥serpente,¥mitico¥del¥Nome¥7 ¥suo¥del¥noti¥pi�¥i¥fra¥librettista¥(1692-1768),¥Frugoni¥Innocenzo¥Carlo¥8 gran-¥tre¥ai¥ironia¥ovvia¥con¥qui¥accostato¥dellÕArcadia,¥poeta¥e¥tempo antichi.¥autori¥di trasforma-¥fu¥Loth¥di¥moglie¥la¥,Genesi¥della¥biblico¥racconto¥il¥Secondo¥9 Sodoma.¥di¥lÕincendio¥guardare¥a¥voltata¥essersi¥per¥sale¥di¥statua¥in¥ta 343 PORTA_testi.indd 343 16/03/11 11:43 53.2 ROMANTICI¥I¥TUTTI¥CONTRO Sonetto 2¡ unitate¥le¥strugger¥di¥Pretendere stabilite¥Orazio¥da¥Drammatiche temeritate¥ria¥�¥guasto,¥�¥cervel ¥1Dite.¥o¥dellÕOlimpo¥contro¥andar¥Come latinitate,¥di¥greci¥padri¥I infinite,¥ed¥grandi¥classi¥di¥Eroi dichiarate,¥hanno¥le¥vero¥CollÕestro ¥seguite.¥hanno¥le¥Ciceron¥Platon,¥E inetti¥poveri¥voi¥che¥vuole¥ci¥N� 2unione¥senza¥che¥pretension¥armar¥Ad ¥perfetti,¥sien¥tragedie¥e¥commedie¥Le perfezione¥la¥mai¥darsi¥pu˜¥non¥Che detti;¥miei¥i¥ecco¥disunita:¥cosa¥In ¥ragione.¥la¥luce¥non¥voi¥a¥Febo¥Ma inferi.¥degli¥Divinitˆ¥1 4 8 11 14 ¥e¥luogo ¥di ¥tempo, ¥di ¥allÕunitˆ ¥riferito ¥unitˆÓ, ¥Òsenza ¥intendere ¥Da ¥2 classicisti.¥dai¥difesi¥aristotelici¥precetti¥presunti¥i¥secondo¥azione,¥di 344 PORTA_testi.indd 344 16/03/11 11:43 53.3 SIMILE Sonetto 3¡ riuscirete¥non¥1crudi,¥Mostri¥No, radici,¥le¥Greci¥dei¥strappare¥A mete¥lor¥le¥hanno¥che¥glorie¥quelle¥Di ¥pendici.¥pindarici¥le¥sotto¥Fin combattete,¥felloni¥voi¥Invano amici,¥Dei¥i¥tutti¥e¥Apollo¥�¥vi¥lˆ¥Che 3rete,¥colla¥Vulcano¥e¥2Bellona,¥E ¥nemici.¥dei¥terrore¥Ercole¥Ed visto¥mai¥avete¥non¥voi¥che¥Dei¥I vendicare¥a¥contro¥avrete¥li¥Tutti ¥Aristo-¥Quintiliano,¥Orazio, luminare,¥tal¥poesia¥di¥Tile acquisto¥fatto¥hanno¥che¥glorie¥delle¥Che ¥strappare.¥potrete¥non¥radici¥le¥No romantici.¥i¥indicare¥per¥ironico¥Modo¥1 romana.¥mitologia¥nella¥guerra¥della¥Dea¥2 4 8 11 14 ¥mentre ¥Venere, ¥moglie¥la¥imprigion˜¥Vulcano ¥leggenda¥la¥Secondo¥3 metallo.¥finissimo¥di¥rete¥una¥usando¥Marte,¥con¥giaceva 345 PORTA_testi.indd 345 16/03/11 11:43 53.4 ¥¥GIORNALE¥DEL¥COMPILATORI¥VALENTI¥AI LÕÇACCATTABRIGHEÈ¥DETTO¥ITALIANO¥VERO Sonetto 4¡ Dei,¥delli¥coro¥del¥degni¥voi¥O dellÕAccattabrighe¥velame¥col¥Che 1Pittonei¥bravi¥da¥Saettate ¥righe!¥greche¥delle¥turbatori¥I 4 sei¥e¥volte¥sette¥beati¥voi¥S“: 2dÕAlcide,¥assiem¥lÕOlimpo¥in¥Sederete rei¥e¥dispietati¥crudi,¥mostri¥i¥Che ¥spighe.¥le¥3Borea¥come¥Distrusse 8 incoronati¥certo¥al¥sarete¥s�¥Lˆ immarciscibili¥poeteschi¥lauri¥Di ¥4Penati,¥Dei¥superni¥delli¥man¥Per 11 cantici¥mille¥con¥canterˆ¥Apollo¥E orribili¥quelli¥avete¥distrutti¥voi¥Che ¥Negromantici.¥ma¥no,¥Romantici¥Non 14 ¥il ¥ucciso ¥ebbe ¥che ¥dopo ¥chiamato ¥cos“ ¥Pitoneo, ¥Apollo ¥di ¥seguaci ¥I¥1 ¥Pitone.¥serpente¥mitico Alceo.¥di¥nipote¥Ercole,¥2 Nord.¥del¥vento¥del¥personificazione¥la¥�¥greca¥mitologia¥Nella¥3 del-¥e¥casa¥una¥di¥protettori ¥spiriti¥gli¥sono¥romana ¥mitologia¥Nella¥4 famiglia.¥la 346 PORTA_testi.indd 346 16/03/11 11:43 53.5 ROMANTICI¥I¥TUTTI¥CONTRO Sonetto 5¡ Minerva,¥o¥Pallade,¥o¥Consolatevi, 2Amatunta,¥o¥1Cinzia,¥o¥Citerea,¥O catterva¥la¥nemici¥vostri¥deÕ¥Che ¥giunta.¥giˆ¥�¥ora¥sterminio¥AllÕultimo proterva¥voi¥a¥�¥tanto¥che¥turba¥Questa punta,¥collÕatra¥ferir¥ardisce¥pi�¥Non osserva¥fugga¥in¥e¥tremebunda¥giˆ¥giˆ¥E ¥spunta.¥giˆ¥che¥luce¥vostra¥rabbia¥Con tramontata,¥creder¥mio¥per¥mai¥fu¥N� immondo¥respiro¥dal¥solamente¥Ma ¥offuscata.¥catterva¥sudetta¥Della giocondo¥assai¥regno¥vostro¥il¥resto¥Del educata¥gente¥della¥talenti¥i¥Merc� ¥mondo.¥il¥dura¥che¥fin¥sempre¥Durerˆ Diana.¥e¥Venere¥di¥appellativi¥sono¥Cinzia¥e¥Citerea¥1 4 8 11 14 dedica-¥tempio¥un¥con¥Cipro ¥di¥meridionale¥costa¥sulla¥cittˆ¥Antica¥2 Venere.¥di¥culto¥al¥to 347 PORTA_testi.indd 347 16/03/11 11:43 53.6 SIMILE Sonetto 6¡ 4 8 11 15 latebre¥imme¥profonde¥nelle¥che¥Voi cataletti,¥e¥dÕossa¥oscure,¥Orride, tenebre¥fra¥sempre¥mai¥girate¥Vi ¥maledetti,¥Plutoni¥tanti¥Come 1crebre¥e¥esotiche¥teste¥con¥che¥Voi perfetti¥esseri¥esser¥Pretendete allegre¥genti¥le¥tener¥credete¥E ¥detti,¥scheletrali¥e¥scuri¥sempre¥Con streghe¥le¥fra¥e¥maghi¥i¥fra¥sempre¥che¥Voi tabe¥e¥pianto¥e¥sangue¥e¥ululati¥li¥E ¥intreghe,¥vite¥le¥passar¥volete¥Voi Flegetonte,¥in¥maladetti¥Piovete labe¥della¥fine¥in¥fin¥immersi¥E Fetonte¥anche¥�¥caduto¥che¥Pensate ¥onte.¥sue¥le¥scontar¥a¥giusto¥ComÕera ÒfrequentiÓ.¥,ÒspesseÓ¥vale¥che¥Latinismo¥1 348 PORTA_testi.indd 348 16/03/11 11:43 53.7 ¥¥COMPILATORI¥DEI¥UNO¥GRISOSTOMO¥CONTRO ÇCONCILIATOREÈ¥DEL Sonetto 7¡ s�¥in¥pi�¥altri¥degli¥detto¥ho¥che¥Ora merc�¥dellÕApol¥per¥inver¥tutto¥E tu¥vieni¥or¥rio¥1Grisostomo¥O ¥te.¥con¥adesso¥far˜¥Minosse¥da¥Che 4 fu,¥chi¥Virgilio¥Tasso,¥Omero,¥sai¥Non Re,¥e¥Duci¥grandi¥cantato¥hanno¥Che pi�,¥avrem¥ne¥non¥quei¥a¥simili¥che¥E ¥s�?¥con¥era¥Minerva¥vera¥la¥Perch� 8 pretenderˆ?¥si¥che¥te¥da¥Dunque cos“¥perfido¥e¥fiero¥tu¥Sarai ¥latinitˆ¥di¥greci¥i¥contro¥Che 11 d“?¥e¥notte¥sempre¥armato¥tenghi¥Ti combatterˆ¥ti¥Bellona¥e¥Marte¥No: ¥qui.¥visto¥hai¥ballo¥in¥2Prometeo¥Come 14 Lettera semiseria di Grisostomo al ¥della ¥allÕestensore ¥�¥riferimento ¥Il ¥1 ¥causa¥della¥sostenitori ¥attivi¥pi�¥dei¥uno ¥Berchet,¥Giovanni¥,suo figlio ÇConciliatoreÈ.¥del¥colonne¥dalle¥romantica pri-¥aveva¥li¥Zeus¥che¥dopo¥uomini¥agli¥fuoco¥il¥riport˜¥che¥Titano ¥2 punizione.¥per¥vati 349 PORTA_testi.indd 349 16/03/11 11:43 53.8 ROMANTICI¥I¥TUTTI¥CONTRO Sonetto 8¡ furbesca¥malizia¥con¥coprire¥Per dire¥e¥stolte¥inique,¥trame¥loro¥Le dire¥a¥Romantici¥i¥messi¥sono¥Si ¥tedesca.¥la¥�¥letteratura¥lor¥Che 4 tresca¥questa¥bene¥sappiam¥che¥noi¥Ma venire,¥Francia¥sua¥e¥Magno¥Carlo¥Da finire¥Apol,¥a¥grazie¥faremo,¥la¥Ce ¥Giacobinesca.¥lÕaltra¥fin“¥Come 8 vero¥par¥mi¥non¥che¥stordito¥Resto rigore¥fatal¥il¥desti¥si¥non¥Come ¥lÕimpero,¥giustamente¥rege¥chi¥Di 11 onore¥dileggiato¥il¥tosto¥vendichi¥non¥E Omero¥di¥nemici¥i¥Incarcerando dellÕImperatore,¥quelli¥son¥forse¥Che ¥clero.¥suo¥e¥cattolica¥Chiesa¥Della 15 350 PORTA_testi.indd 350 16/03/11 11:43 54 La diffusione del Romanticismo portiano aveva provocato la reazione del poeta Carlo Gherardini, il quale aveva pubblicato presso Borsani ¥signor¥del¥sestine¥alle¥Bibin¥Madamm¥di¥Rispostala polemica Sarˆ giusto lÕincarto per le fette di salame a determinare, alla ¥P. ¥C. fine del componimento, la scelta del cappellano per il palazzo della marchesa: scelta operata dalla sua adorata cagnetta, comica reincarnazione della Vergine cuccia. E colori pariniani ha questo grande affresco che satireggia unÕaristocrazia attardata e ignorante e un clero inadeguato, non senza una botta finale ai classicisti sostenitori di una cultura e di una societˆ ormai anacronistiche. Il testo riapre con grande felicitˆ creativa ed espressiva la straordinaria ultima stagione del poeta. Da alcune lettere risulta che il periodo di composizione fu i primi mesi del 1819, la lavorazione, tribolata, termin˜ intorno alla metˆ di maggio. Apparve per la prima volta nellÕedizione Grossi. CAPPELLAN¥DEL¥NOMINA¥LA 1Cangiasa,¥Paola¥Marchesa¥Alla Lombardia,¥de¥damazz¥primm¥di¥Vuna casa,¥de¥pret¥el¥Gliceri,¥don¥mort¥GhÕera peripneumonia¥dÕona¥grazia¥In sforaggiass¥del¥in¥quistˆ¥faa¥ghÕha¥la¥Che ¥spass.¥a¥Lilla¥la¥d“¥mezz¥sul¥mennagh¥A 6 AllamarchesaPaolaCangiasi,una CAPPELLANO ¥DEL ¥NOMINA ¥LA delle prime damazze di Lombardia, le era morto don Glicerio, il prete di casa, in grazia dÕuna peripneumonia che [ella] gli aveva fatto guadagnare nello scalmanarsi a menarle a spasso, verso mezzogiorno, la Lilla. | ¥dai ¥offerte ¥varianti ¥le¥sono ¥Cambiasa ¥o¥Camnasa ¥,Cangiasa ¥Marchesa ¥1 Gros-¥del¥correzione¥felice¥Ç�¥Travasa¥soluzione¥la¥mentre¥manoscritti, es-¥Cambiasi¥i¥Porta],¥[come¥censura¥di¥ragioni¥da¥indotto¥fu¥vi¥che¥si, ¥(Isella).¥MilanoÈ¥di¥famiglia¥nota¥una¥sendo 351 PORTA_testi.indd 351 16/03/11 11:43 maltesa¥cagna¥ona¥Lilla¥la¥LÕeva lard,¥tutta¥e¥pel¥tutta¥goss,¥Tutta Marchesa,¥la¥dopo¥Cangiasa,¥cˆ¥in¥E riguard,¥maggior¥de¥bestia¥la¥LÕeva sguagn“,¥falla¥ciel¥al¥guaja¥che¥moeud¥De ¥t“.¥del¥dagh¥a¥guaja¥sbeffalla,¥Guaja 12 Galdin,¥don¥pover¥el¥savuda¥lÕha¥El lÕelevazion¥de¥truscia¥la¥de¥in¥Che covin¥el¥schisciaa¥fall¥in¥insc“¥Avendegh cojon,¥pret¥del¥lÕaltar¥a¥l“¥toccaa¥GhÕ� sacrestia,¥in¥appenna¥2tibi,¥bon¥s˜¥el¥E ¥via.¥trottˆ¥e¥3pianeda¥la¥gi˜¥mett¥De 18 Gliceri¥don¥appenna¥questa¥a¥mezz¥In 4fiaa,¥el¥lÕamora¥a¥giugˆ¥a¥comenzaa¥LÕha diavoleri¥on¥part¥i¥tutt¥da¥�¥cors schisciaa¥busecch¥di¥reverendi¥De sort¥bona¥la¥ottegn“¥de¥ved�¥Per ¥mort.¥del¥stat¥e¥loeugh¥in¥foeura¥slargaj¥De 24 Era la Lilla una cagna maltese tutta gozzo, tutta pelo, tutta lardo, e in casa Cangiasi, dopo la marchesa, era la bestia di maggior riguardo, di modo che guai al cielo a farla guaire, guai a sbeffarla, guai a darle del tu. | Lo ha saputo [sperimentato] il povero don Galdino, che nella foga dellÕelevazione, avendo cos“, in fallo, schiacciato il codino gli � toccato l“, allÕaltare, [prendere] del prete coglione, e il suo buon tibi, appena in sacrestia, di mettere gi� la pianeta e trottare via. | In mezzo a questo, appena don Glicerio ha incominciato a giocare alla morra lÕanima, � corso da tutte le parti un diavol“o di reverendi dalle budella strizzate per vedere di ottenere la buona sorta di slargarle fuori, in luogo e stato del morto. | esem-¥per ¥latino, ¥in ¥ingiuntive ¥formule ¥delle ¥iniziale ¥parte ¥la ¥�Tibi ¥2 ÒingiunzioneÓ.¥generica¥per¥vale¥qui¥simili,¥e¥tibi mitto¥pio cattoli-¥sacerdoti¥dai¥indossato¥liturgico¥paramento¥ÒpianetaÓ,¥,Pianeda¥3 ¥per¥unÕapertura¥con¥sopraveste¥una¥da¥costituito¥mantello,¥un¥a¥simile¥ci braccia.¥delle¥lÕuso¥libero¥lasciare¥per¥lati¥ai¥tagliata¥e¥testa¥la¥passare¥farvi ¥palioÓ¥in¥posta¥senza¥Ògiocare¥significa¥fiatoÓ¥il¥morra¥alla¥ÒGiocarsi¥4 morte.¥a¥prossimo¥essere¥respiroÓ,¥lÕultimo¥Ògiocarsi¥per¥sta¥qui¥ma 352 PORTA_testi.indd 352 16/03/11 11:43 Pavola¥donna¥de¥cˆ¥in¥se¥fin,¥di¥infin¥Ch� rispett,¥gran¥on¥pret¥i¥per¥ghÕera¥No tavola¥de¥fioretton¥on¥ghÕera¥Almanca difett¥sto¥su¥oeucc¥on¥s�¥sarˆ¥fˆ¥De cappellan,¥on¥de¥gallupp¥on¥a¥domˆ¥Minga ¥Milan.¥de¥teologh¥di¥paricc¥a¥Ma messa¥brava¥soa¥la¥gionta¥de¥GhÕera manutenzion,¥senza¥borr,¥trenta¥A 5soppressa,¥lavandaria,¥cˆ,¥in¥Allogg colazion,¥a¥6sporca¥acqua¥Ciccolatt, Natal,¥a¥7palpiroeu¥campagna,¥Bona ¥natural!¥lÕ�¥cazz,¥corren,¥se¥Sicch�, voreva¥la¥no¥che¥Marchesa,¥la¥Ma furugada,¥la¥con¥scuffia¥la¥Seccass concorreva¥che¥quij¥tucc¥a¥sav�¥faa¥LÕha giornada,¥tal¥la¥vegn“¥dovessen¥Che tutt¥con¥parlaa¥e¥veduu¥avej¥dopo¥Che ¥.LÕavria poi fatt ci˜ che le foss piacciutt mattina,¥gran¥la¥intant¥riva¥che¥Ecco moviment,¥in¥quant¥tutt¥palazz¥el¥Ecco 30 36 42 ChŽ in fin dei fini [alla fine dei conti], se in casa di donna Paola non cÕera per i preti un gran rispetto, almeno cÕera un fiorettone di tavola da far chiudere un occhio, a questo difetto, mica soltanto a uno scalcagnato cappellano ma a parecchi dei teologi di Milano. | CÕera per giunta la sua brava messa a trenta soldi, senza manutenzione, alloggio in casa, lavanderia, stiratura, cioccolato, acqua sporca a colazione, buona villeggiatura, mancia a Natale, sicchŽ, se corrono, cazzo, � naturale! | Ma la marchesa che non voleva seccarsi la gloria con tanta gente, ha fatto sapere a tutti quelli che concorrevano che dovessero venire la tale giornata e che, dopo averli veduti e parlato con tutti, Òavrebbe poi fatto ci˜ che le fosse piaciutoÓ. | Ecco che arriva intanto la gran mattina, ecco il palazzo tutto quanto in movimento, 2.¥nota¥14,¥cfr.¥soppressa¥Per¥5 altro.¥o¥cedro¥con¥correttaÓ¥Òacqua¥scherzosamente¥qui¥intende¥Si¥6 ¥i¥avvolti¥vengono¥solitamente¥cui¥in¥cartoccio¥piccolo¥un¥�¥Palpiroeu ¥7 mancia.¥della¥soldi 353 PORTA_testi.indd 353 16/03/11 11:43 cusina,¥in¥pret¥scal,¥suj¥pret¥cort,¥in¥Pret lÕappartament,¥de¥anticamer¥i¥Pienn nost,¥i¥ghÕ�¥C˜rs,¥i¥ghÕ�¥el¥feud,¥di¥pret¥i¥GhÕ� ¥post.¥a¥vaga¥che¥scorbatt¥de¥vol¥on¥Par cattabuj¥el¥v˜lt,¥di¥rembomb¥gran¥El sott,¥fan¥ghe¥che¥mormorazion¥la¥De muj¥de¥ferr¥di¥pee,¥di¥strusament¥El sacerdott,¥quij¥sciavatt¥ai¥sott¥ghÕhan¥Che sbragalismo,¥on¥ghett,¥on¥insemma¥tutt¥Fan ¥Romanticismo.¥el¥coppen¥che¥par¥ChÕel Marchesa¥la¥baja¥Lilla,¥la¥Baja baccan;¥gran¥del¥dessedaa¥d˜¥e¥Tutt gesa¥in¥anca¥sbraggiˆ¥a¥solit¥hin¥che¥pret¥I uman,¥rispett¥senza¥dent¥dan¥la¥Ghe ors¥on¥come¥dolz¥8camerleccaj¥on¥Quand ¥discors.¥i¥tucc¥l“¥strozzagh¥a¥corr¥El semm?¥indove¥o¥Dio,¥per¥piazza,¥in¥Semm questa!¥lÕ�¥discrezion¥che¥d“,¥de¥Sangue andemm...,¥fond...¥in¥duu¥quij¥citto:¥lˆ,¥Alto testa!¥de¥tant¥ghÕha¥la¥Marchesa¥la¥Ch� 48 54 60 preti nella corte, preti sulle scale, preti in cucina, piene le anticamere dellÕappartamento, ci sono i preti dei feudi, ci sono i c˜rsi, ci sono i nostri, pare un volo di corvi che vada ad appostarsi. | Il gran rimbombo delle volte, il rumoreggiare della mormorazione che gli fanno sotto, lo strusciare dei piedi, dei ferri da muli che quei sacerdoti hanno sotto le ciabatte, fanno tutto insieme un ghetto, uno sbragamento, che pare che accoppino il Romanticismo. | Abbaia la Lilla, abbaia la marchesa, tutte e due svegliate dal gran baccano; i preti che sono soliti a gridare anche in chiesa ci danno dentro senza rispetto umano, quando un lacchŽ da camera, dolce come un orso, corre a strozzargli l“ tutti i discorsi. | ÇSiamo in piazza, per Dio, o dove siamo? Sanguedidio... che discrezione � questa! Alto lˆ, zitti: quei due lˆ in fondo... andiamo... che la marchesa ha tanto di testa [dolorante]! ¥a¥conviene¥si¥come¥,ÒleccapiediÓ¥e¥ÒcamerlengoÓ¥di¥fusione¥Gustosa¥8 padrone.¥del¥servo¥tipico¥un 354 PORTA_testi.indd 354 16/03/11 11:43 66 quella,¥de¥poo¥on¥e¥gross,¥e¥grand¥anch¥m˜¥Hin ¥avella!¥de¥temp¥sarav¥el¥sacrato,¥Dio¥Per natural¥citto¥de¥poo¥quell¥Dopo intemerada,¥dÕona¥seguit¥de¥ven¥Che temporal¥del¥ambassador¥sto¥Vedend fiada,¥che¥onÕanima¥intorna¥ghÕha¥nol¥Che ciera,¥la¥morbidiss¥el¥vos,¥muda¥El ¥manera.¥sta¥in¥discors¥el¥seguita¥el¥E lee¥con¥parlˆ¥de¥prima¥de¥anch¥poe�¥Se sent“¥de¥g�nni¥ghÕavessen¥voeult¥Di mestee,¥s˜¥del¥obbligazion¥i¥hin¥Quaa ch“;¥eccoj¥ciaccer,¥tante¥fˆ¥Senza stˆ¥voeur¥no¥chi¥stˆ,¥stˆ¥voeur¥chi¥Insc“ ¥cˆ.¥la¥desfesciagh¥a¥grazia¥fˆ¥ghe¥El messa¥la¥de¥lÕobbligh¥a¥quant¥in¥primm:¥Punt dilla;¥de¥fiss¥or¥mai¥ghÕ�¥n˜¥o¥festa¥O pressa;¥lÕabbia¥che¥nÕoccor¥serv“¥a¥via¥�¥Chi sentilla:¥voeur¥la¥lee¥che¥quij¥hin¥or¥I quattrÕor,¥tr�,¥d˜,¥paraa¥stˆ¥fass¥je¥Se ¥Signor.¥al¥offrighela¥pascienza,¥Amen, curtina...¥puttost¥sÕintend,¥poe�,¥messa¥La p�:¥al¥minutt¥vint¥quardoretta,¥On dottrina¥la¥settimana¥la¥voeult¥D˜ servit�,¥la¥per¥e¥donzell¥i¥Per 72 78 84 Siete anche grandi e grossi, e un poÕ di quella [creanza] per Dio sacrato, sarebbe tempo di averla!È|Dopo quel poÕ di silenzio naturale che viene alseguito dÕuna intemerata, vedendo questo ambasciatore del temporale che non ha intorno unÕanima che fiati, muta la voce, ammorbidisce la cera, e seguita il discorso in questa maniera. | ÇSe poi, anche prima di parlare con lei, delle volte avessero a genio di sentire quali sono le obbligazioni del loro mestiere, senza fare tante chiacchiere, eccole qui; cos“ chi vuole stare sta, chi non vuole stare ci fa la grazia di sbarazzare la casa. | Punto primo: in quanto allÕobbligo della messa, o festa o no, non cÕ� mai ora fissa per dirla; chi � via a servire non occorre che abbia fretta; le ore sono quelle che lei [la marchesa] vuole sentirla: se li facesse stare parati due, tre, quattrÕore, amen, pazienza, offritela al Signore. | La messa poi, sÕintende, piuttosto cortina... un quarto dÕoretta, venti minuti al pi�: due volte la settimana la dottrina per le donzelle e per la servit�, 355 PORTA_testi.indd 355 16/03/11 11:43 part,¥terza¥soa¥la¥semper¥sira¥De ¥quart.¥el¥callass¥ghe¥no¥tarocch¥al¥che¥Men 90 essenzial¥insc“¥patt¥on¥che¥sentend¥m˜,¥Ch“ tarocch,¥a¥giugˆ¥sav�¥de¥quell¥LÕeva scal,¥i¥ciappaa¥han¥che¥ses¥o¥cinqu¥staa¥nÕ�¥Ghe Rocch,¥don¥certo¥on¥(peccaa)¥olter¥i¥tra¥E bagaj,¥de¥fina¥9primerista¥Gran ¥faj.¥de¥prima¥mes¥on¥esequi¥i¥giuga¥ChÕel 96 bigliett,¥Portˆ¥innanz)¥tira¥el¥quell¥(E adree¥anca¥toeuss¥provist,¥fˆ¥imbassad,¥Fˆ pacchett,¥quaj¥on¥fagott,¥quaj¥on¥voeult¥Di perucchee,¥dal¥madamm,¥daj¥sart,¥dal¥Corr lÕoccor¥se¥e¥cagnetta¥la¥spass¥a¥Mennˆ ¥fattor.¥al¥lettera¥ona¥cunt,¥on¥Scriv 102 vott,¥o¥sett¥on¥de¥sblusciaa¥nÕ�¥el¥ch“¥Anca cagnetta,¥la¥de¥reson¥quella¥per¥Vun fagott,¥quij¥de¥reson¥per¥segond¥On spazzetta¥faa¥han¥ses¥o¥cinqu¥olter¥i¥E carimaa,¥coj¥penn,¥coj¥infesciass¥no¥Per ¥consacraa.¥dit¥i¥sporcˆ¥de¥risÕciˆ¥E 108 di sera sempre la sua terza parte [di rosario], a meno che ai tarocchi non cali [manchi] il quarto.È | Chi ora, sentendo che un patto cos“ essenziale era quello di saper giocare ai tarocchi, ce nÕ� stati cinque o sei che han preso le scale e tra gli altri (peccato) un certo don Rocco, gran primierista fin da ragazzo, che gioca [i compensi per] le esequie un mese prima di farle. | (E quello tira innanzi.) ÇPortare biglietti, fare ambasciate, fare provviste, prendersi anche dietro delle volte un qualche fagotto, un qualche pacchetto, correre dal sarto, dalle modiste, dal parrucchiere, menare a spasso la cagnetta e se occorre scrivere un conto, una lettera al fattore.È | Anche qui ne sono sgusciati via sette o otto, uno per quella ragione della cagnetta, uno per ragione di quei fagotti, e gli altri cinque o sei hanno fatto spazzetta [hanno sgomberato] per non invischiarsi con le penne, coi calamai e rischiare di sporcarsi le dita consacrate. | ¥gioco¥tipico¥primiera,¥di¥giocatore¥buon¥intende¥si¥ÒprimieristaÓ¥Per¥9 9).¥nota¥e¥245¥v.¥32,¥(cfr.¥osterie¥nelle¥praticato¥lombardo¥carte¥di 356 PORTA_testi.indd 356 16/03/11 11:43 via¥andˆ¥a¥veduu¥han¥che¥ultem¥sti¥tra¥In 10Zuccoirin,¥de¥Giorg¥don¥certo¥on¥staa¥GhÕ� poesia¥e¥eloquenza¥de¥Maester 11Gherardin¥Carlo¥sur¥famoso¥Del beccopulenza¥de¥codez¥dÕon¥autor¥E ¥Renza.¥Porta¥de¥12Forlan¥Isepp¥da¥Stampaa disnˆ¥al¥Quant¥innanz)¥tira¥el¥quell¥(E patrona,¥la¥con¥post¥el¥ghÕ�¥el¥solit¥De capitˆ¥a¥vegna¥no¥che¥giust¥Via persona¥ona¥o¥etichetta,¥de¥disnˆ¥On ch“¥cas¥sto¥in¥ch�¥impegn,¥de¥o¥bordo¥DÕalto ¥m“.¥e¥donzell¥i¥cont¥nun,¥tra¥Mangem different:¥lÕ�¥cas¥el¥poe�¥campagna¥In lee.¥con¥tucc¥disnen¥Pappa,¥el¥Vegniss gent,¥bassa¥la¥con¥anch¥adatta¥se¥la¥Lˆ cangelee;¥col¥brazz¥a¥va¥la¥Magara 114 120 Fra questi ultimi che han visto andare via cÕ� stato un certo don Giorgio di Zuccorino, maestro di eloquenza e poesia del famoso signor Carlo Gherardini e autore dÕun codice di beccopulenza stampato da Giuseppe Borsani di Porta Renza. | (E quello tira innanzi.) ÇQuanto al desinare, di solito cÕ� il posto con la padrona, salvo giusto che non venga a capitare un pranzo di etichetta, o una persona dÕalto bordo o di riguardo perchŽ, in questo caso qui, mangiamo tra noi, con le donzelle e me. | In campagna poi il caso � differente: venisse il papa, pranzano tutti con lei. Lˆ si adatta anche con la bassa gente [umile], magari va a braccio con il cancelliere; Brianza.¥della¥paesino¥un¥�¥Zuccorino¥se¥anche¥fantasia,¥di¥Nome¥10 classici-¥autore¥Giovanni,¥lessicografo¥del¥fratello¥Gherardini,¥Carlo¥11 su-¥classico-romantica;¥polemica¥nella¥Porta¥di¥avversario¥tenace¥e¥sta Rispostadella ¥una¥pubblic˜¥,Romanticismo¥del¥divulgazione¥la¥dopo¥bito orien-¥porta¥(la¥Renza¥Porta¥di¥Borsani¥Giuseppe¥lÕeditore¥presso¥Bibin ¥nel¥anche¥citato¥ironicamente¥viene¥Venezia);¥Porta¥oggi¥cittˆ,¥della¥tale 264).¥v.¥anche¥(cfr.¥Ricchezza del vocabolari milanes¥sonetto ¥anche¥vale¥gergo¥in¥forlan¥maliziosa:¥(ma¥storpiatura¥leggera¥la¥Sotto¥12 stam-¥(1771-1825)¥Borsani¥Giuseppe¥celato¥�¥ÒborsaioloÓ)¥ÒmonelloÓ, ¥Porta¥anche¥detta¥Renza¥Porta¥in¥bottega¥aveva¥che¥editore ¥e¥patore 13).¥v.¥55,¥anche¥(cfr.¥Orientale 357 PORTA_testi.indd 357 16/03/11 11:43 126 occor¥possa¥ghe¥lˆ¥che¥pesc¥de¥quell¥Tutt ¥sojador.¥dÕon¥god¥lassass¥de¥quell¥LÕ� contradd“,¥no¥ciall,¥el¥fˆ¥e¥rid¥rest,¥Del rispond,¥del¥in¥stacchetta¥la¥passˆ¥No serv“,¥lassass¥sÕ�¥che¥tavola¥A tond,¥suj¥man¥i¥slongˆ¥no¥lÕingord,¥fˆ¥No desgangaralla,¥no¥bocca,¥la¥sbatt¥No ¥vojalla.¥denanz¥parlˆ¥a¥mettes¥N� moin,¥pan¥fˆ¥no¥gombet,¥i¥gi˜¥Tegn“ cortij,¥i¥cont¥dent¥di¥in¥rugass¥No mantin,¥el¥cont¥sudor¥el¥sugass¥No porcarij¥di¥affatt¥nessuna¥Infin corr,¥lassˆ¥a¥sciori¥lor¥fazil¥tant¥hin¥Che ¥lor.¥de¥s˜¥tutt¥fudess¥el¥mond¥el¥Come camarer¥dÕon¥balloss¥quell¥vedend¥Ch“, quacc¥quacc¥l“¥stan¥religios¥bon¥quij¥Che disparer¥de¥segn¥minim¥el¥dˆ¥Senza modacc,¥quaj¥de¥reffign,¥quaj¥de¥Via lÕorazion¥de¥fin¥al¥passa¥el¥salt¥DÕon ¥perorazion.¥sta¥de¥recciocch¥el¥Cont poss¥che¥p�¥raccomandi¥ghe¥che¥Quell benedetta,¥polizia¥quella¥LÕ� 132 138 144 tutto quello di peggio che lˆ gli possa capitare [al prete] � di lasciarsi prendere in giro da un [ospite di] bello spirito. | Per il resto, ridere e fare il grullo, non contraddire, non passare il segno nel rispondere, a tavola lasciarsi servire, non fare lÕingordo, non allungare le mani sui tondi [piatti], non sbattere la bocca, non sgangherarla, nŽ mettersi a parlare prima di vuotarla. | Tenere gi� i gomiti, non fare zuppetta col pane, non rugarsi nei denti con i coltelli, non asciugarsi il sudore con il tovagliolo, insomma nessuna affatto delle porcherie che son tanto facili lor signori a lasciar correre, come se il mondo fosse tutto loro.È | Qui, vedendo quel furbastro dÕun cameriere che quei buoni religiosi stanno l“ quatti quatti senza dare il minimo segno di contrarietˆ oltre a qualche naso arricciato, a qualche smorfia, dÕun salto passa alla fine dellÕorazione con il rincalzo di questa perorazione. | ÇQuello che gli raccomando pi� che posso � quella pulizia benedetta, 358 PORTA_testi.indd 358 16/03/11 11:43 indoss¥tanf¥col¥che¥regorden¥se¥Che soletta,¥de¥e¥sella¥sott¥de¥sudor¥De vell�,¥de¥lÕorlo¥con¥ong¥quij¥con¥E ¥p�.¥de¥nient¥e¥porch¥del¥quistaran¥Se 150 collarin¥cert¥spall,¥suj¥13lenden¥Certe salamm,¥de¥foeudra¥de¥faa¥paren¥Che gipponin,¥de¥camis,¥de¥coll¥Certi damm;¥ai¥innanz¥portˆ¥de¥coss¥minga¥Hin difes,¥mezz¥lÕ�¥d“,¥soeul¥se¥visaa,¥Omm ¥intes.¥mÕavaran¥e¥ciar,¥parlaa¥Hoo 156 tappon¥come¥inlocchii¥sbattuu,¥Stremii, croeucc,¥in¥lor¥tra¥miss¥sÕhin¥pret¥pover¥Quij session,¥la¥de¥effett¥m˜¥fussel¥infin,¥E oeucc,¥i¥sott¥ghÕavessen¥che¥specc¥dÕon¥O amalappenna¥trenta¥on¥de¥che¥stˆ¥Fatto ¥donzenna.¥mezza¥l“¥fermaa¥nÕ�¥se¥El 162 scampanellada¥gran¥ona¥pont¥sto¥A Eccellenza¥Soa¥che¥tucc¥a¥partezipa¥La levada¥sÕ�¥la¥infin¥Pavola¥Donna udienza;¥dˆ¥de¥prozint¥sul¥lÕ�¥che¥E truscia,¥el¥corr,¥el¥allora¥camarer¥El ¥bauscia.¥la¥con¥toilett¥fan¥pret¥i¥E 168 che si ricordino che col tanfo addosso di sudore di sotto ascella e di calzini, e con quelle unghie con lÕorlo di velluto, si acquisteranno del porco e niente di pi�. | Certe lendini sulle spalle, certi collarini che paiono fatti di fodera di salame, certi colli di camicie, di giubboncini, non sono mica cose da portare davanti alle dame; uomo avvisato, si suole dire, mezzo salvato, ho parlato chiaro e mi avranno inteso.È | Spaventati, sbattuti, inlocchiti come ciocchi quei poveri preti si sono messi tra loro in crocchio, e alla fine, fosse lÕeffetto della sessione [riunione], o dÕuno specchio che avevano sotto gli occhi, fatto sta che, da una trentina, a mala pena se nÕ� fermata l“ una mezza dozzina. | A questo punto una gran scampanellata rende tutti partecipi che sua eccellenza donna Paola infine si � levata [alzata] e che � in procinto di dare udienza; il cameriere allora corre, si affanna, e i preti fanno toilette con la bauscia. | 3.¥nota¥45,¥cfr. lenden ¥Per¥13 359 PORTA_testi.indd 359 16/03/11 11:43 scuffion¥gran¥in¥Cangiasa,¥Marchesa¥La fioritt,¥a¥tutta¥14Pompadour¥la¥a¥Fada 15ciccolattinon¥bravi¥duu¥s˜¥Coj polsitt¥di¥sora¥negher¥taftˆ¥De tan�,¥color¥barbison¥gran¥duu¥E ¥canap�.¥sul¥specciaj¥a¥sala¥in¥LÕeva 174 lee¥a¥arent¥lÕeva¥che¥Lilla,¥la¥Ma Franza,¥de¥noeuv¥sciall¥on¥cont¥gi˜¥Quattada pee¥dodes¥quij¥sent¥la¥che¥Appenna stanza¥per¥gi˜¥scovand¥terra,¥in¥salta¥La poss¥no¥p�¥a¥bojand¥e¥noeuv¥sciall¥El ¥goss.¥trii¥s˜¥di¥fiaa¥el¥quant¥e¥tutt¥Con 180 dent,¥i¥mostra¥e¥rogna¥e¥boja¥e¥boja¥E fogos,¥poo¥on¥lÕ�¥che¥Malacchia¥Don compliment,¥el¥bocca¥in¥saraa¥Vedendes vos,¥la¥su¥dˆ¥ghe¥el¥e¥flemma¥la¥perd¥El seccada¥la¥de¥dˆ¥ghe¥el¥menter¥E ¥pesciada.¥ona¥mollagh¥de¥lÕatt¥fa¥El 186 La marchesa Cangiasi, in gran cuffione fatto alla Pompadour tutto a fioretti, con i suoi due bravi cioccolatinoni di taffetˆ nero sopra le tempie e due gran baffoni color tan�, era in sala ad aspettarli sul canap�. | Ma la Lilla, che era vicino a lei accucciata con uno scialle nuovo di Francia, appena sente quei dodici piedi salta in terra, scopando per la stanza lo scialle nuovo e abbaiando a pi� non posso con tutto quanto il fiato dei suoi tre gozzi. | E abbaia e abbaia e rogna e mostra i denti, don Malachia che � un poÕ focoso, vedendosi stoppato in bocca il complimento, perde la flemma e le dˆ sulla voce [le urla], e mentre le dˆ della seccatrice fa lÕatto di mollargli una pedata. | allÕepo-¥che¥XV,¥Luigi¥di¥amante¥dama¥famosa¥Poisson,¥Antoinette¥14 ¥donna¥quanto¥suggerire¥vuole¥Porta¥Europa;¥tutta¥a¥moda¥la¥dett˜¥ca tempi.¥sui¥ritardo¥in¥sia¥Cangiasa ¥leccornia,¥scura¥alla¥somiglianza¥la¥per¥,cioccolatinon¥chiama¥Porta¥15 ¥alle¥poste¥medicate¥pezzuole¥coprivano¥che¥nero¥panno¥di¥tondini¥dei analgesico.¥come¥tempie 360 PORTA_testi.indd 360 16/03/11 11:43 poetta),¥i¥disen¥(come¥OnÕorsa cacciador,¥on¥da¥toe�¥veda¥se¥la¥Che tetta,¥la¥a¥sott¥orsettin¥on¥fer“¥O furor,¥tant¥in¥rabbia,¥tanta¥in¥va¥la¥No ved�¥a¥Sustrissima¥va¥la¥Come ¥p�.¥el¥aria¥in¥cont¥Malacchia¥Don 192 Lillin,¥la¥che¥ciel¥del¥fortuna¥Per s˜,¥tutt¥lÕ�¥che¥intendiment¥quell¥Con sesin¥del¥in¥colp¥el¥schivˆ¥savuu¥LÕha gi˜,¥scrusciass¥e¥cova¥la¥arent¥tirˆ¥Col risorsa¥sta¥ghÕera¥no¥se¥restant¥Del ¥quellÕorsa.¥fa¥cossa¥pesca¥a¥Vattel 198 Malacchia,¥don¥descasciaa¥colp,¥el¥Schivaa quiettaa;¥asquasi¥coss¥i¥Even cappellania¥la¥dondava¥la¥Giˆ candidaa,¥cinqu¥pocch¥quij¥de¥ceregh¥i¥Su cas¥olter¥on¥bordell,¥olter¥on¥Quand ¥pas.¥santa¥in¥para¥on¥anm˜¥manda¥ne¥El 204 patrona,¥lÕillustrissima¥che¥lÕ�¥E canap�¥sul¥indree¥cuu¥a¥va¥la¥Menter persona¥la¥quoniam¥statu¥in¥mett¥Per p�,¥del¥lÕaffar¥per¥disordin¥in¥Stada ,cajn¥,cajn¥andˆ,¥lassass¥del¥In ¥Lillin.¥la¥sedes¥col¥soppressa¥La 210 UnÕorsa (come dicono i poeti), che si veda togliere da un cacciatore o ferire un orsettino sotto alla tetta, non va in tanta rabbia, in tanto furore, come va lÕillustrissima a vedere don Malachia con in aria il piede. | Per fortuna del cielo la Lillina, con quellÕintendimento che � tutto suo, ha saputo schivare il colpo nel culo col tirare vicino la coda e accucciarsi; del restante, se non cÕera questa risorsa, vattelapesca cosa fa quellÕorsa. | Schivato il colpo, scacciato don Malachia, le cose erano quasi quietate; giˆ la cappellan“a dondolava sulle chieriche di quei pochi cinque candidati, quando un altro bordello, un altro caso ne manda ancora un paio in santa pace. | Ed � che lÕillustrissima padrona, mentre va a culo indietro sul canap� per la persona che era stata in disordine per lÕaffare del quo ¥statu mettere in piede, nel lasciarsi andare, ca“, ca“, soppressa col sedici [sedere] la Lillina. | 361 PORTA_testi.indd 361 16/03/11 11:43 Spiridion,¥don¥e¥Tellesfor¥Don nient,¥per¥riden¥che¥gingella¥Duu sÕcioppon¥dÕon¥in¥bott¥on¥a¥duu¥tutt¥foeura¥Dan indecent,¥insc“¥cilapp,¥insc“¥rid¥De scandalizzada¥infin¥Marchesa¥la¥Che ¥filada.¥sta¥con¥lee¥anca¥foeura¥dˆ¥La 216 Avria suppost che essendo sacerdott Avesser un p˜ pi� dÕeducazion, O che i modi, al pi� pegg, le fosser nott De trattar con i damm de condizion; MÕaccorgo invece in questa circostanza ¥Che non han garbo, modi, n� creanza. 222 Per˜ poi che lÕAltissim el ci ha post In questo grado, e siamm ci˜ che siamm, Certississimament � dover nost Il farci rispettar come dobbiamm; Saria mancar a Noi, poi al Signor ¥Passarci sopra, e specialment con lor. 228 Quanto a lor due, o malizios o sempi Che sia el lor fall, basta cos“: che vadan! Quanto agli altri, me giova che lÕesempi Je faccia cauti e me ne persuadan. Cos“ �: Serva loro: adesso poi... ¥(Lillin? quietta!!)... veniamo a noi. 234 Don Telesforo e don Spiridione, due grulli che ridono per niente, dan fuori tutti e due in un botto [contemporaneamente] in uno scoppio di ridere cos“ sciocco, cos“ indecente, che la marchesa infine scandalizzata dˆ fuori anche lei con questa tirata. | ÇAvrei supposto che essendo sacerdoti avessero un poÕ pi� dÕeducazione, o che i modi, al peggio, fossero loro noti per trattare con le dame di condizione; mÕaccorgo invece in questa circostanza che non han garbo, modi, nŽ creanza. | Per˜ poi che lÕAltissimo ci ha posto in questo grado, e siamo ci˜ che siamo, certissimamente � dovere nostro il farci rispettare come dobbiamo; sarebbe mancare a Noi, poi al Signore, passarci sopra, e specialmente con loro. | Quanto a loro due, o malizioso o ingenuo che sia il loro fallo, basta cos“: che vadano! Quanto agli altri, mi giova che lÕesempio li faccia cauti e me ne persuadano. Cos“ �: serva loro: adesso poi... (Lillina? quieta!!)... veniamo a noi.È | 362 PORTA_testi.indd 362 16/03/11 11:43 lˆ¥punt¥quell¥a¥fina¥che¥Cagnetta¥La indiavolada¥pesta¥ona¥stada¥LÕeva trepillˆ,¥a¥truscia,¥fˆ¥a¥comenzaa¥LÕha lÕinviziada,¥e¥frigna¥la¥intorno¥fˆ¥A Ventura,¥don¥a¥gamb¥suj¥rampegˆ¥a¥E ¥pagura.¥fa¥che¥brutt¥brutt¥pretoccol¥On trii¥quij¥tra¥in¥lÕera¥che¥Ventura,¥Don benefizzi,¥del¥bisognos¥pussee¥El stremii,¥stremii¥drizz,¥drizz¥l“¥stava¥El pregiudizzi;¥on¥fass¥de¥pagura¥Per colzett,¥pocch¥quij¥slisass¥a¥sentiva¥El ¥quiett.¥l“¥stava¥el¥pascienza,¥Eppur, compiacenza¥con¥che¥Marchesa,¥la¥Ma simpatia,¥quella¥a¥dÕoeucc¥dava¥La presenza¥la¥a¥ghÕavesse¥la¥che¥Sebben polizia,¥e¥garb¥maggior¥de¥pret¥Duu 240 246 Vada todos, premura,¥per¥premura¥16 ¥Ventura.¥don¥per¥v™t¥s˜¥el¥dezis¥LÕha famiglia¥dalla¥savuu¥sÕ�¥Appenna cappellan,¥s˜¥el¥deventaa¥lÕeva¥Che maraviglia,¥de¥tucc¥sbattezzaven¥Se 252 La cagnetta che fino a quel punto lˆ era stata una peste indiavolata ha cominciato ad affannarsi, a saltellare, a fare intorno [in giro] la smorfiosa e la viziata, e ad arrampicarsi sulle gambe a don Ventura, un pretoccolo brutto brutto che fa paura. | Don Ventura, che era tra quei tre il pi� bisognoso del beneficio, stava l“ dritto dritto, spaventato spaventato, per paura di farsi un pregiudizio, sentiva slisarsi quelle uniche calzette eppure, pazienza, stava l“ quieto. | Ma la marchesa, che con compiacenza adocchiava quella simpatia, sebbene che aves ,premuraper todos¥vada seinpresenzaduepretidimaggioregarboepulizia premura, ha deciso il suo voto per Ventura. | Appena sÕ� saputo dalla famiglia che era diventato il suo cappellano, si sbattezzavano tutti di meraviglia, (spagnolismo).¥siaÓ¥che¥quel¥Òsia¥intenda¥Si¥16 363 PORTA_testi.indd 363 16/03/11 11:43 giavan,¥on¥come¥concep“¥podend¥No ciall¥on¥goff,¥on¥pret,¥dÕon¥bacilla¥On ¥deventall.¥de¥secrett¥el¥trovaa¥LÕavess secrett¥gran¥el¥che¥savuu¥sÕ�¥poe�¥temp¥Col finalment,¥olter,¥nient¥staa¥LÕeva fett¥quatter¥o¥tr�¥adoss¥avuu¥lÕavegh¥Che dent¥involtaa¥basletta¥de¥salamm¥De Risposta de Madamm Bibin¥la¥In ¥Gherardin.¥dÕon¥salamm¥quellÕolter¥De 258 264 non potendo concepire come uno sciocco, un imbecille dÕun prete, un goffo, un citrullo avesse trovato il segreto di diventarlo. | Col tempo poi sÕ� saputo che il gran segreto era stato nientÕaltro, infine, che aver avuto addosso tre o Bi-¥Madama¥di¥Risposta quattro fette di salame di scarto involte dentro la bin di quellÕaltro salame dÕun Gherardini. 364 PORTA_testi.indd 364 16/03/11 11:43 55 Con questo sonetto-elenco il capitolo della disputa Porta-Gherardini si arricchisce di un altro tassello, visto che il nome del classicista chiude la rassegna dei sinonimi di testicolo. Porta lo confezion˜ Çin onore della sua memoriaÈ (cos“ in una lettera in cui dice di non serbare rancore verso lÕavversario gravemente malato) prendendo spunto da un sonetto adespoto, pubblicato da Cherubini nella sua Collezione, in cui lÕanonimo autore non usa altre parole che i molti sinonimi di baggeo, ossia ÒscioccoÓ, disponibili in milanese. Fu anche tradotto da ).Dalleletteresidataagliultimi libberi¥penzieri¥Li Belli(coniltitolo giorni del marzo 1819, venne poi pubblicato nellÕedizione luganese. MILANES¥VOCABOLARI¥DEL¥RICCHEZZA pee¥in¥tiraa¥han¥1parentell¥quanti¥Oh 2sonaj,¥ditt¥GhÕhan¥cojon!¥i¥nominˆ¥Per badee,¥sold,¥quattordes¥granej,¥3Toder, ¥baravaj;¥ball,¥r˜sc,¥testicol,¥Zeri, bartolamee,¥guss,¥senza¥oeuv¥ditt¥GhÕhan dÕaj,¥coo¥menus,¥fasoritt,¥Barlafus, 4 Ohquantinomihannotiratoin MILANESE¥VOCABOLARIO¥DEL¥RICCHEZZA ballo per nominare i coglioni! Li hanno detti sonagli [minchioni, sciocchi], tuderi, granelli, quattordici soldi, baggei, zeri, testicoli, p�nzoli, balle, cianfrusaglie; | li hanno detti uova senza guscio, bartolomei, fronzoli, fagioletti, frattaglie, capi dÕaglio, ¥ma¥7),¥nota¥1,¥(cfr.¥ÒcognomeÓ¥il¥propriamente¥�¥)parentella (¥Parentell¥1 ¥suoi¥i¥e¥decente ¥poco¥termine ¥il ¥fra ¥ÒparentelaÓ¥alla¥anche ¥allude¥qui eufemistici.¥sinonimi 1.¥nota¥5,¥cfr.¥,sonaj¥Per¥2 16.¥nota¥45,¥cfr.¥toder¥Per¥3 365 PORTA_testi.indd 365 16/03/11 11:43 4campee,¥zeder,¥cittaa,¥de¥Signori ¥coraj;¥e¥ballauster¥5Barol�, 8 contrappes,¥pes,¥frittur,¥gandoll,¥ditt¥GhÕhan bicciolan,¥ballottol,¥nodar,¥Segond ¥6Verones.¥fin¥coss)¥perch�¥soo¥(no¥E 11 7Bibin,¥Madamm¥de¥grazia¥in¥adess,¥E Borsan,¥i¥domanden¥i¥che¥paricc¥GhÕ� ¥8Gherardin.¥i¥part¥massima¥la¥E 14 signori di cittˆ, cedri, campieri [stronzi], barol�, balaustri e coralli; | li hanno detti n˜ccioli, fritture, pesi, contrappesi, secondi notai, ballotte, bicciolani e (non so perchŽ) perfino veronesi. | E adesso, in grazia di Madama Bibin, ci sono parecchi che li chiamano i Borsani e, la massima parte, i Gherardini. 19.¥nota¥40,¥cfr. campee ¥Per¥4 25).¥nota¥e¥184¥v.¥32,¥(cfr.¥Ninetta¥nella¥anche¥usato¥sinonimo¥,Barol�¥5 ¥stufa.¥nella¥o¥forno¥al¥cotte¥castagne¥le¥chiamate¥erano¥Cos“¥6 Risposta di Madamm Bibin alle sestine ¥polemica¥alla¥va¥riferimento¥Il¥7 ro-¥tesi¥le¥contestare¥per¥Gherardini¥Carlo¥da¥composta¥,del signor C. P. Porta.¥da¥sostenute¥mantiche ¥Carlo¥sonetto:¥del¥polemici¥bersagli¥i¥indicano¥sinonimi¥ultimi¥due¥I¥8 ¥in¥Porta¥(che¥Gherardini ¥del¥editore ¥Borsani,¥Giuseppe¥e¥Gherardini no-¥poco¥metafora¥unÕaltra¥con¥dileggia¥Rossari,¥allÕamico¥lettera¥una taffana-¥il¥seccarmi¥di¥pena¥la¥pigliarsi¥vorrebbe ¥lui¥di¥fuori¥Çchi¥bile: ¥sceleratamente?È);¥cos“¥scrivere ¥saprebbe ¥e¥correggia ¥mia¥ogni¥ad¥rio 264.¥112,¥vv.¥54,¥cfr.¥entrambi¥per 366 PORTA_testi.indd 366 16/03/11 11:43 56 LÕoccasione dellÕepitalamio per un matrimonio della migliore nobiltˆ offr“ lo spunto per un ulteriore capitolo dellÕoffensiva anticlassicista: svolto qui su un felice piano rappresentativo, attraverso il genere della visione piuttosto che sul versante argomentativo, come nel Romanticismo. Fu scritto in un mese circa e nacque dalla cooperazione Porta-Grossi: Çimpossibile risulta determinare, su base sia documentaria sia stilistica, il diverso apporto dei due collaboratori: ma � pi� attendibile supporre che la composizione abbia proceduto senza distribuzione di parti [...] lavorando i due poeti contemporaneamente e insieme intorno ai medesimi versiÈ (Isella). Le lettere fra i due autori testimoniano del clima frenetico che si era creato in attesa della divulgazione e permettono di datare il testo tra la fine di maggio e la fine di giugno del 1819. Venne pubblicato in occasione delle nozze, celebrate in data 26 giugno, contemporaneamente dalle stamperie di Antonio Lamperti e di Vincenzo Ferrario. ¥¥MATRIMONI¥EL¥PER¥SESTINN ¥¥VERR¥GABRIELL¥DON¥CONT¥SUR¥DEL ¥¥DONNA¥CONTESSINA¥SURA¥LA¥CON BORROMEA¥GIUSTINA ment¥in¥penser¥tanti¥voltˆ¥de¥Stracch volta,¥per¥donzenn¥a¥follaven¥se¥Che lÕardiment¥de¥castigamm¥per¥Forsi raccolta,¥sta¥in¥nas¥el¥casciˆ¥vor�¥De contin,¥sur¥diseva,¥ghe¥come¥Stracch, ¥visorin.¥dÕon¥in¥lˆ¥crodaa¥sont¥bell¥Bell 6 VER-¥GABRIELE¥DON¥CONTE¥SIGNOR¥DEL¥MATRIMONIO¥IL¥PER¥SESTINE Stan-BORROMEO¥GIUSTINA¥DONNA¥CONTESSINA¥SIGNORA¥LA¥CON¥RI co di rivoltare tanti pensieri in mente che si affollavano a dozzine per volta, forse per castigarmi dellÕardimento di voler cacciare il naso in questa raccolta, stanco, come le dicevo, signor contino, bel bello sono caduto in un pisolino. | 367 PORTA_testi.indd 367 16/03/11 11:43 incordaa¥lÕeva¥cervell¥el¥siccome¥E lÕintenzion,¥conforma¥poettegh¥Sul indormentaa¥fuss¥che¥ben¥s“¥Anca ton,¥lÕistess¥de¥anm˜¥lˆ¥tirava¥El sogn¥taj¥quij¥de¥vun¥faa¥hoo¥che¥d“¥m˜¥Vuj ¥besogn.¥dÕon¥in¥poetta¥dÕon¥lÕajutt¥hin¥Che collina¥ona¥su¥vess¥de¥pars¥mÕ�¥l“¥E pegoree,¥de¥fond¥a¥inscima¥de¥Pienna fina,¥lana¥de¥pegoree¥quij¥de¥Ma perucchee;¥de¥peccennaa¥sbarbaa,¥Nett, ghittarin,¥on¥e¥liri¥on¥tucc¥GhÕaveven ¥frin.¥frin¥che¥olter¥sentiva¥se¥N� secch¥secch¥abaa¥on¥m“¥de¥pass¥duu¥a¥GhÕera menna¥se¥chÕel¥svida,¥se¥chÕel¥storg,¥se¥ChÕel plecch¥de¥tanto¥frin¥frin¥quell¥a¥dagh¥A schenna,¥la¥con¥e¥man¥i¥cont¥pee,¥i¥Cont offell:¥de¥pien¥de¥bocchin¥on¥cont¥Sclamand ¥bell!¥Oh¥delizia!¥che¥Oh¥bravi!¥Oh¥cari!¥Oh saludi,¥el¥vardi...¥el¥lu...¥a¥arent¥tiri¥Me 1somma¥la¥de¥insomma¥fissall...¥a¥Torni studi,¥di¥prefett¥m�¥El¥lÕera?...¥chi¥m˜¥Saal 12 18 24 E siccome il cervello era accordato sul poetico conforme allÕintenzione, anche sebbene [nonostante] che fossi addormentato continuava con lo stesso tono, voglio ora dire che ho fatto uno di quei tali sogni che sono lÕaiuto di un poeta nel bisogno. | E l“ mÕ� parso dÕessere su una collina piena, da cima a fondo, di pecorai, ma di quei pecorai di lana fina, netti, sbarbati, pettinati dal parrucchiere; avevano tutti un bordone e un chitarrino, nŽ si sentiva altro che frin frin. | CÕera a due passi da me un abate secco secco che si storce, che si svita, che si dimena per dare a quel frin frin tanto di garbo con i piedi, con le mani e con la schiena, esclamando con una boccuccia da crema di pasticcini: ÇOh cari! Oh bravi! Oh che delizia! Oh bello!È. | Mi avvicino a lui... lo guardo... lo saluto, torno a fissarlo... in somma della somma, sa chi era?... Il mio prefetto di studi, risol-¥volta ¥Òuna ¥o¥contiÓ ¥dei ¥fin ¥Òalla ¥vale: ¥che ¥idiomatico ¥Modo ¥1 dubbiÓ.¥i¥tutti¥ti 368 PORTA_testi.indd 368 16/03/11 11:43 diplomma¥el¥sped“¥faa¥mÕha¥che¥medemm¥Quell lÕ�¥che¥cartapegora,¥in¥2DÕArcad ¥3rapp�.¥el¥bagnˆ¥de¥droeuvi¥adess¥che¥Quell cognossuu¥mÕha¥el¥lu¥anca¥che¥Appenna allegria!¥che¥nagotta¥dighi¥ghe¥No vorsuu¥mÕha¥el¥moment¥lÕistess¥de¥In cottaria;¥quella¥tutta¥a¥Presentˆ figurass¥p˜¥el¥m“,¥Arcad¥lor,¥Arcad ¥frecass!¥che¥Arcad¥tanti¥con¥4magg¥De corona,¥in¥come¥quant¥tucc¥s�¥sercen¥Me dessora!¥s�,¥S�¥adree:¥sbraggen¥me¥Tucc lÕElicona,¥su¥vess¥de¥intant¥MÕaccorgi sgora,¥che¥lÕasen¥Apoll,¥de¥tempi¥el¥Vedi fontanin,¥el¥olubagh,¥di¥bosch¥el¥Vedi ¥5vin.¥de¥ci™cch¥el¥fan¥che¥dÕacqua¥ci™cch¥i¥E 30 36 42 quel medesimo che mi ha fatto spedire il diploma dÕArcadia in cartapecora, che � quello che adesso uso per bagnare il rap�. | Appena che anche lui mÕha riconosciuto non le dico neanche lÕallegria! In quello stesso momento mi ha voluto presentare a tutta quella brigata; arcadi loro, arcade io, pu˜ immaginarsi, di maggio con tanti arcadi, che fracasso! | Mi accerchiano tutti quanti come in corona, tutti mi gridano: ÇSu, su, di sopra!È. Mi accorgo intanto di essere sullÕElicona, vedo il tempio di Apollo, lÕasino che vola, vedo il bosco degli allori, il fontanino e gli ubriachi dellÕacqua che fanno gli ubriachi del vino. | Colle-¥dal¥allÕuscita¥Porta,¥Carlo¥giovane¥il¥1790¥nel¥che¥�¥probabile¥2 Co-¥alla ¥iscritto ¥stato ¥sia ¥Monza, ¥di ¥Angioli ¥degli ¥Maria ¥Santa ¥di ¥gio ¥Giacomo ¥a¥grazie ¥stesso, ¥Collegio ¥il ¥presso ¥istituita ¥ArcadiadÕ ¥lonia 27.¥v.¥del¥prefett di studi¥il¥(Bezzola),¥Picozzi av-¥inumidito,¥fresco, ¥conservava¥si¥che¥fiuto,¥da¥tabacco¥il¥�¥Rapp�¥3 cartapecora.¥in¥volto frequen-¥pi�¥ragliano¥cui¥in¥asini,¥degli¥amori¥degli¥mese¥il¥�¥Maggio¥4 ˆrcadi.¥degli¥canzonatura¥la¥quindi¥forte¥pi�¥tanto¥temente; defini-¥per¥idiomatico¥modo¥�¥I ci™cch dÕacqua che fan el ci™cch de vin ¥5 coinvolgimento.¥effettivo¥senza¥entusiasmo¥o¥esaltazione¥affetta¥chi¥re 369 PORTA_testi.indd 369 16/03/11 11:43 cˆ¥de¥patron¥del¥portinara¥La 6sganzerla,¥lÕabaa¥ved¥la¥che¥Appenna lˆ¥sbaratta¥ghe¥la¥Paratatagh! pusterla,¥la¥e¥ant¥d˜¥i¥mur¥el¥Contra reverenza,¥soa¥innanz¥passˆ¥lassˆ¥Per ¥sequenza.¥la¥tutta¥e¥lu,¥con¥m“¥E salon¥gran¥on¥troeuva¥se¥entrˆ¥primm¥Al librazz:¥de¥tutt¥tapezzaa¥mur¥i¥Cont cardegon¥on¥su¥settaa¥vecc¥on¥mezz¥in¥GhÕ� scartapazz¥dÕon¥foeuj¥i¥volta¥el¥e¥volta¥ChÕel dÕalfabett¥ordin¥in¥rubrica¥per¥Scritt ¥7brovett.¥del¥dÕanem¥stat¥di¥gust¥sul¥In gi˜,¥borla¥ghe¥la¥che¥pell¥la¥ghÕha¥El pelaa,¥melon¥el¥ghÕha¥el¥dent,¥senza¥LÕ� anm˜¥traspar¥ghe¥el¥quest¥a¥mezz¥in¥Ma staa,¥sarˆ¥chÕel¥bell¥quell¥de¥Quajcossa lampion¥dÕon¥in¥lumm¥el¥traspar¥Come ¥taccon.¥di¥e¥lÕonc¥de¥travers¥a¥Anca camarada,¥al¥domandi¥coluu?¥lÕ�¥Chi respond,¥me¥el¥Apoll,¥minga¥Conossel 48 54 60 La portinaia del padron di casa appena vede lÕabate gambuto, paratatagh!, gli sbaratta l“, contro il muro, le due ante e la porta, per lasciare passare avanti sua riverenza e io con lui, e tutta la sequenza. | Appena entrati si trova un gran salone con i muri tappezzati tutti di librazzi: cÕ� in mezzo un vecchio seduto su un seggiolone che volta e volta i fogli di uno scartafaccio scritto a rubrica in ordine alfabetico, sul gusto [al modo] degli stati dÕanime del Broletto [municipio]. | Ha la pelle che gli cade gi�, � senza denti, ha il melone [la testa] pelato, ma in mezzo a questo [in tutto ci˜] gli traspare ancora qualcosa di quel bellÕuomo che sarˆ stato, come traspare il lume di un lampione anche attraverso lÕunto e i rappezzi. | ÇChi � colui?È domando al camerata [compagno]. ÇNon conosce mica Apollo?È mi risponde, uc-¥,ÒpiovanellinoÓ¥o¥ÒgambecchioÓ¥del¥dialettale¥nome¥il¥�¥Sganzerla¥6 persone.¥le¥indicare¥a¥passato¥poi¥lunghe,¥zampe¥dalle¥acquatico¥cello 26.¥nota¥47,¥cfr.¥brovett¥Per¥7 370 PORTA_testi.indd 370 16/03/11 11:43 pelada?¥insc“¥zucca¥quella¥Con¥Apoll?... biond?¥lÕeva¥che¥ditt¥mÕha¥nol¥collegg¥in¥Ma zucca!¥quella¥Con¥dÕamor!...¥biondin¥bell¥el¥Oh ¥perucca.¥in¥lÕ�¥quand¥lu¥anch¥biond¥sarˆ¥El gippa¥e¥marsina¥ghÕha¥el¥pagn,¥ai¥guardi¥Ghe adoss;¥tutt¥ballen¥ghe¥che¥largh¥Tanto trippa,¥la¥avuu¥ghÕavarˆ¥el¥faa¥ha¥i¥quand¥Fors gross,¥in¥negozziava¥chÕel¥temp¥el¥lÕera¥Ch� fallii¥lÕ�¥che¥despoe�¥poverett!¥Ma ¥trii.¥dent¥stˆ¥ghÕen¥che¥magher¥vegnuu¥LÕ� veggia¥p�¥vuna¥8sabett¥de¥mucc¥on¥Vedi fžs,¥i¥gi˜¥fan¥che¥canton¥dÕon¥in¥lÕoltra¥De oreggia:¥dÕona¥in¥dis¥me¥el¥prefett¥el¥E mžs.¥i¥hin¥quij¥pop˜l,¥quij¥guarda¥ChÕel confidenza¥in¥respondi,¥ghe¥m“¥Pop˜l? ¥reverenza?¥vuna,¥sposaravel¥Ne brutt¥insc“¥vegnuu¥chÕeven¥capii¥poe�¥Hoo romantegh¥de¥birbi¥quij¥de¥rabbia¥Per tutt¥per¥de¥intorna¥spanteghen¥Che rantegh,¥col¥goss,¥col¥carampann,¥veggiann,¥ChÕhin 66 72 78 ÇApollo?... Con quella zucca cos“ pelata? Ma in collegio non mÕha detto che era biondo? Oh, il bel biondino dÕamore!... Con quella zucca! Sarˆ biondo anche lui quandÕ� in parrucca.È | Gli guardo i panni [i vestiti], ha marsina e giubba tanto larghe che gli ballano tutte addosso; forse quando se li � fatti avrˆ avuto la trippa, perchŽ era il tempo che negoziava allÕingrosso, ma poveretto!, dopo che � fallito � divenuto magro che ce ne stanno dentro tre. | Vedo un mucchio di zabette [comari], una pi� vecchia dellÕaltra, in un cantone che fan gi� [svolgono] i fusi, e il prefetto mi dice in un orecchio: ÇGuardi quelle figliole, quelle sono le museÈ. ÇFigliole?È gli rispondo. ÇIn confidenza, ne sposerebbe una, riverenza?È | Ho poi capito che erano venute cos“ brutte per rabbia di quei birboni di romantici che spargono intorno dappertutto [la voce] che sono vecchie, carampane, col gozzo, col rantolo, 50.¥nota¥47,¥cfr.¥sabett¥Per¥8 371 PORTA_testi.indd 371 16/03/11 11:43 84 animaj¥sti¥vorraven¥meneman¥E ¥9collegiaj.¥quatter¥quij¥fin¥Desgustagh intant¥finestra¥la¥de¥dent¥Vegneva ghittarista,¥quij¥tucc¥su¥s™¥de¥ragg¥On ant,¥i¥s�¥sarˆ¥fˆ¥a¥pessega¥Apoll¥E vista;¥la¥maa¥fava¥ghe¥el¥sÕciar™¥tropp¥ChÕel did¥dÕon¥travers¥on¥callaa¥ghÕ�¥colp¥sto¥A ¥rid.¥de¥sÕcioppon¥dÕon¥in¥foeura¥dass¥no¥Che domandaa¥hoo¥e¥lengua¥la¥morduu¥hoo¥Basta, pass,¥sul¥in¥l“¥trovaa¥hoo¥che¥curios,¥on¥A maa¥fˆ¥podess¥el¥s™¥chÕel¥lÕeva¥Come spass,¥a¥mennall¥de¥tocca¥che¥quell¥A s�¥vegn“¥a¥adess¥m˜¥fass¥el¥come¥E ¥lu.¥per¥de¥lu¥caroccee¥s˜¥el¥Senza antigament¥che¥rispost¥mÕha¥el¥quell¥E mestee,¥duu¥fava¥el¥deffatt¥Apoll strument,¥incordˆ¥de¥e¥vers¥fˆ¥de¥Vun fiacaree,¥de¥vicciurin,¥de¥LÕolter 90 96 e quasi vorrebbero, questi animali, disgustare perfino quei quattro collegiali. | Veniva dentro dalla finestra, intanto, un raggio di sole su tutti quei chitarristi, e Apollo sÕaffretta a far chiudere le ante, che il troppo chiaro gli faceva male alla vista; a questo colpo � calato [mancato] un dito di traverso [pochissimo] che non dessi fuori [esplodessi] in uno scoppio di risa. | Basta, ho morsicato la lingua e ho domandato a un curioso, che ho trovato l“ tra i piedi, comÕera che il sole potesse fare male a quello che gli tocca menarlo a spasso, e come faccia adesso a venire su [a sorgere], da solo, senza il suo cocchiere. | E quello mÕha risposto che anticamente Apollo di fatto faceva due mestieri, uno di far versi e accordare strumenti, lÕaltro di vetturino, di fiaccheraio, muse.¥le¥seguono¥ancora¥che¥ingenui¥pochi¥I¥9 372 PORTA_testi.indd 372 16/03/11 11:43 11crost¥suj¥daa¥ghÕha¥el¥10Copernich¥cert¥on¥Ma ¥post;¥segond¥el¥aria¥per¥traa¥ghÕha¥chÕel¥Tant 102 lÕimpiegh¥che¥resta¥ghe¥no¥adess¥che¥E bordell,¥fˆ¥de¥cantˆ,¥de¥sonˆ,¥De 12begh¥di¥man¥a¥tiraa¥han¥che¥poo¥on¥giˆ¥lÕ�¥Ma quell,¥anca¥toeughel¥de¥tronna¥se¥E pass¥sto¥de¥van¥coss¥i¥se¥risÕcia¥el¥giˆ¥E ¥Biagrass.¥a¥o¥Triulz¥del¥in¥forn“¥De 108 ment¥a¥dava¥scoltava,¥che¥Intrattant tavol¥al¥intorna¥ghÕaveva¥chÕel¥patron¥Al gent,¥de¥furugozz¥on¥13cros,¥santa¥On diavol;¥del¥streppet¥on¥faseven¥Che poetta,¥vess¥de¥dÕintend¥a¥tucc¥dan¥Se ¥maladetta!¥14tappella¥che¥ved,¥el¥Sicch� 114 ma un certo Copernico gli ha dato sulle croste [fatto male] tanto che ha buttato per aria il secondo posto; | e che adesso non gli resta che lÕimpiego di suonare, di cantare, di far bordello, me � giˆ un poÕ che hanno tirato in ballo delle beghe e si tuona di togliergli anche quello, e giˆ rischia, se le cose vanno di questo passo, di finire al [ospizio di] Trivulzio o ad Abbiategrasso. | Intanto che ascoltavo, stavo attento al padrone che aveva intorno al tavolo una Òsanta croceÓ, una confusione di gente che faceva uno strepito del diavolo; si danno tutti a intedere di essere poeti, sicchŽ, lo vede, che battola [parlantina] maledetta! | ab-¥fecero¥Copernico¥Niccol˜¥dellÕastronomo¥eliocentriche¥teorie¥Le¥10 ¥ne ¥terra¥la¥cui¥per¥dellÕuniverso¥tradizionale¥concezione¥la ¥bandonare ¥Apollo¥ad¥perdere¥fatto¥avrebbe¥scoperta¥questa¥Porta¥per¥centro;¥il¥era solare.¥cocchio¥del¥auriga¥di¥quella¥,elsegondpost¥occupazione,¥seconda¥la maleÓ.¥pi�¥fa¥gli¥dove¥colpito¥ÒlÕha¥significa¥El gÕha daa suj crost¥11 classico-romantica.¥polemica¥alla¥Allusione¥12 San-¥della¥festa¥la¥per¥Milano¥a¥accorre¥che¥quella¥a¥simile¥folla¥Una¥13 28).¥nota¥29,¥(cfr.¥Croce¥ta ¥che,¥legno¥di¥arnese¥un¥mulinoÓ,¥da¥Òbattola¥propriamente¥�Tappella¥14 ¥rumore;¥molto¥con¥battendo¥sÕabbassa¥e¥sÕalza¥macina,¥della¥girare¥nel ¥ferro ¥di¥mobile¥maniglia¥con¥legno¥di¥tabella¥di¥sorta¥una¥anche¥�¥ma fun-¥le¥annunciare¥ad¥serviva¥fracasso;¥notevole¥produce¥agitata,¥che, ¥lÕuso¥proibito ¥�¥cui¥in¥santa¥settimana¥della¥giorni¥nei¥religiose ¥zioni ru-¥di ¥significato ¥il ¥derivato ¥essere ¥pu˜ ¥entrambi ¥da ¥campane; ¥delle molesti.¥dei¥parlantina¥la¥come¥appunto¥fastidioso,¥e¥continuato¥more 373 PORTA_testi.indd 373 16/03/11 11:43 gucc,¥suj¥mett¥voreven¥mÕel¥15omm!¥Pover dramma,¥on¥chi¥madrigal,¥on¥chi¥od,¥on¥voeur¥Chi tucc,¥a¥grazia¥bona¥con¥respond¥el¥lu¥E mamma,¥ona¥dÕolter¥tant¥farav¥no¥Che via¥imballa¥je¥soggett¥al¥conforma¥E ¥scanzia,¥tal¥la¥tal,¥numer¥tal,¥Stanza occor¥che¥quell¥tutt¥pareggiaa¥ghÕ�¥lˆ¥E sort;¥nessuna¥de¥fadiga¥Senza dottor,¥per¥monegh,¥per¥pret,¥per¥Sonitt mort,¥chÕ�¥miee,¥tolt¥chÕha¥nassuu,¥�¥chi¥Per canzon¥eglogh,¥quartinn,¥sestinn,¥Terzinn, ¥taccojon.¥e¥taccojn¥e¥dramma¥E desseda¥me¥el¥sort¥sta¥de¥comod¥On impegn;¥m�¥del¥memoria¥la¥bott¥on¥a¥Tutt proveda¥che¥e¥veda¥ciel¥chÕel¥proppi¥Par segn;¥a¥sont¥che¥ch“¥t�¥m“),¥tra¥(Dighi 120 126 PoverÕuomo!, me lo volevano mettere sugli aghi, chi vuole unÕode, chi un madrigale, chi un dramma, e lui risponde con buona grazia a tutti, che non farebbe tanto dÕaltro una mamma, e conforme al soggetto li imballa via stanza tale, numero tale, la tale scansia, | e lˆ � apparecchiato tutto quello che occorre senza fatica di nessuna sorta; sonetti per preti, per monache, per dottori, per chi � nato, chi ha preso moglie, chi � morto, terzine, sestine, quartine, egloghe, canzoni e drammi e taccuini e taccoglioni. | Una comoditˆ di questa sorta mi sveglia tutto a un botto la memoria del mio impegno; pare proprio che il cielo veda e che provveda (dico tra me), ecco qui che sono servito; ¥Paganini,¥Giovanni¥identificare¥da¥�¥Apollo¥di¥caricatura¥la¥Dietro¥15 Mar-¥Il¥e¥I Romanticisti¥drammi,¥di¥paio¥un¥scrisse¥che¥classico¥autore ¥del ¥taccojn e taccojon ¥(i ¥almanacchi ¥di ¥paio ¥un ¥fiaschi, ¥in ¥risoltisi ¥,sia terzinn, sestinn,quartinn,eglogh, (¥dÕoccasione ¥verso ¥qualche ¥e¥126) ¥v. ¥questo ¥con ¥,ÒX.Y.Z.Ó ¥sigla ¥la ¥con ¥firmava ¥si ¥Paganini ¥125). ¥v. ¥canzon ¥vv. ¥ai¥mentre ¥211, ¥v. ¥al ¥anche ¥causa ¥in ¥chiama ¥lo ¥Porta ¥pseudonimo ¥57,¥(cfr.¥dramma;¥sul¥e¥almanacchi¥sugli¥ironizzare¥a¥torna¥segg.¥e¥214 6).¥v.¥59,¥14;¥v.¥58,¥167;¥v. 374 PORTA_testi.indd 374 16/03/11 11:43 132 lor¥de¥compagn¥m“¥anch¥contenta¥me¥el¥Se ¥scior.¥on¥come¥cavi¥la¥me¥voeulta¥Sta prefett¥del¥licenza¥con¥fatt,¥e¥Ditt zerimonial,¥el¥boffaa¥fina¥mÕha¥ChÕel derimpett¥sala,¥la¥a¥mezz¥in¥Solti provincial,¥pader¥del¥cardegon¥Al 16firon¥el¥duu¥in¥sÕceppˆ¥de¥inchin¥trii¥foo¥Ghe ¥lÕinvocazion.¥insc“¥comenzi¥poe�¥E Pittonee!¥oh¥Eliconi,¥pader¥Oh 17Ciparin!¥oh¥Pattaree!¥Sciree!¥Oh pee¥de¥sort¥i¥tutt¥de¥vers¥fee¥te¥Che meneghin,¥in¥fina¥e¥lengu¥i¥tutt¥In Eliconi,¥pader¥gran¥m“,¥anch¥Juttem ¥matrimoni!¥on¥per¥quatter¥gi˜¥fann¥A nominˆ¥a¥sent¥el¥Apoll¥Appenna campanell,¥on¥sbattaggia¥el¥Matrimoni 138 144 se mi accontenta anche me come loro stavolta me la cavo come un signore. | Detto e fatto, con licenza del prefetto che mi ha perfino suggerito il cerimoniale, salto in mezzo alla sala, dirimpetto al seggiolone del padre provinciale, gli faccio tre inchini da spezzare in due la schiena e poi comincio cos“ lÕinvocazione. | Oh padre Eliconio, oh Pittoneo!, oh Cirreo!, Patareo!, oh Ciparisso!, che fai versi di tutte le sorti di piede in tutte le lingue e perfino in meneghino, aiuta anche me, gran padre Eliconio, a farne gi� quattro per un matrimonio! | Appena Apollo sente a nominare ÒmatrimoniÓ sbattacchia un campanello, dorsale.¥spina¥la¥o¥reni¥delle¥filo¥il¥sarebbe¥Firon¥16 ri-¥che ¥epiteti ¥sono ¥Ciparisso ¥e¥Patareo ¥Cirreo, ¥Pitoneo, ¥Eliconio, ¥17 ¥in¥Eliconio¥Apollo:¥ad¥legata¥mitologia¥della¥episodi¥alcuni¥chiamano Pi-¥sacro;¥monte¥come¥Elicona¥aveva¥che¥poesia,¥della¥patrono¥quanto sullÕas-¥giocato¥(qui¥Cirreo¥Pitone;¥drago-serpente¥il¥uccise¥poichŽ¥toneo ¥porto¥del¥cittˆ¥Cirra,¥da¥ceraÓ),¥di¥Òfabbricante¥cio�¥,sciree¥con¥sonanza ¥ÒciarpameÓ¥,patee¥e¥pattaria¥di¥(omofono¥Patareo¥dio;¥al¥sacra¥e¥Delfo¥di ¥di¥sede¥Turchia, ¥nellÕodierna¥marittima¥cittˆ¥Patara¥da¥ÒrigattiereÓ) ¥e bellissi-¥del¥nome¥il¥era¥Ciparisso¥apollineo;¥oracolo¥famoso¥altro ¥un cipresso.¥in¥mutato¥fu¥che¥dio¥dal¥amato¥giovane¥mo 375 PORTA_testi.indd 375 16/03/11 11:43 fa¥chÕel¥quell¥da¥oeucc¥i¥s�¥alzˆ¥senza¥E bidell,¥dÕon¥consegna¥in¥petta¥me¥El insemma¥duu¥tutt¥gamba¥la¥a¥svint,¥Alto, ¥M!¥lettera¥VI,¥armari¥C,¥Stanza grazios,¥tant¥lÕ�¥che¥giˆ¥bell...¥bell¥Adess, Sciree,¥sur¥rispondi,¥scolta,¥me¥ChÕel spos¥mee¥i¥vest“¥per¥nanca¥vorrev¥No vestee,¥de¥fond¥on¥a¥d“¥de¥moeud¥per¥Recorr perdona,¥me¥chÕel¥gent,¥de¥sort¥certa¥Per ¥bona;¥robba¥e¥noeuva¥robba¥vorrav¥Ghe parer¥debol¥m�¥al¥matrimoni,¥De gramm;¥de¥come¥bon¥de¥tant¥nÕ�¥ghe¥El cavalier,¥di¥fior¥del¥tratta¥se¥Ch“ damm...¥di¥fior¥el¥cont¥marida¥se¥Che intes;¥hoo¥repia,¥el¥fˆ,¥che¥a¥cossÕha¥insc“¥E ¥ses.¥armari¥18pota,¥el¥anca¥fudess¥SÕel appian,¥andemm¥armari!¥s˜¥sto¥con¥daj¥E sposalizzi¥on¥lÕ�¥quest¥che¥sav�¥de¥LÕha Milan,¥tutt¥scisger¥de¥broeud¥in¥andˆ¥fa¥Che giudizzi¥pocch¥ben¥ghÕhoo¥che¥diraven¥E 150 156 162 e senza alzare gli occhi da quello che fa mi mette in consegna dÕun bidello, ÇForza, svelti, in fretta tutti e due insieme stanza C, armadio VI, lettera M!È | ÇAdesso, bel bello... giˆ che � tanto grazioso, che mi ascoltaÈ rispondo ÇSignor Cirreo, non vorrei neanche, per vestire i miei sposi, ricorrere, per modo di dire, a un fondo di armadio, per certa sorta di gente, mi perdoni, ci vorrebbe roba nuova e roba buona; | di matrimoni, a mio debole parere, ce nÕ� tanto di buoni come di grami; qui si tratta del fior dei cavalieri, che si marita con il fiore delle dame...È ÇE ci˜ cosa ha a che fare?È riprende Çho inteso; se fosse anche il podestˆ, armadio sei.È | ÇE dagli con questo suo armadio! andiamo piano, ha da sapere che questo � uno sposalizio che fa andare in brodo di ceci tutta Milano, e direbbero che ho ben poco giudizio ¥ma ¥12) ¥I,¥,La secchia rapita¥Tassoni ¥in¥(come¥ÒpodestˆÓ ¥vale¥qui ¥Pota¥18 ÒvulvaÓ.¥potta¥con¥parole¥di¥gioco¥cÕ� 376 PORTA_testi.indd 376 16/03/11 11:43 19ea¥de¥coss¥di¥man¥a¥tirˆ¥a¥andass¥Se ¥Borromea!¥ona¥toeu¥che¥Verr¥on¥lodˆ¥Per 168 sav�¥de¥lÕha¥Verr,¥on¥dis¥se¥quand¥E trattin¥on¥20Peder,¥don¥de¥tos¥el¥lÕ�¥Che Caff�,¥del¥articol¥tanti¥de¥LÕautor 22Parin,¥del¥21Beccaria,¥del¥drizz¥LÕoeucc 23mia¥fiola¥quell¥Milan,¥de¥LÕistorich ¥filosofia.¥la¥a¥largo¥fˆ¥faa¥ha¥Che 174 ommon¥quell¥de¥nevod¥lÕ�¥che¥intend¥Se onor¥insc“¥faa¥nÕha¥che¥24Lissander,¥don¥De ;Nocc ai sepolcher di Scipion¥s˜¥Coj senator,¥del¥nevod¥lÕ�¥che¥intend¥Se consej;¥de¥e¥penna¥de¥omm¥25Carlo,¥don¥De ¥fradej!¥de¥pinol¥tr�¥pocch¥che¥ved¥El 180 se andassi a tirare in ballo cose di ea per lodare un Verri che sposa una Borromeo! | E quando si dice un Verri, ha da sapere che � il figlio di don Pietro, nientemeno che lÕautore di tanti articoli del ÇCaff�È, lÕocchio destro di Beccaria, di Parini, storico di Milano, quel grande ingegno che ha fatto fare largo alla filosofia. | Si intende che � nipote di quel grandÕuomo di don Alessandro, che ci ha fatto cos“ onore con le sue Not ;siintendeche�nipotedelsenatore,didon Scipioni ¥degli ¥sepolcri ¥ai ¥ti Carlo, uomo di penna e di consiglio; vede che tre poche pillole di fratelli! | ec-¥calendario ¥dal ¥deriva ¥dire ¥di ¥modo ¥Il ¥sentite. ¥e¥viste ¥giˆ ¥Solite, ¥19 ¥non ¥che ¥feria ¥ogni ¥Çad ¥Cherubini, ¥spiega ¥come ¥quale, ¥nel ¥clesiastico pre-¥la¥come¥usare,¥da¥veste¥la¥indicare¥per¥particolare,¥carattere¥abbia È.De ea¥dicitura¥la¥pone¥cedente, 70.¥v.¥42.12,¥cfr.¥Verri¥Pietro¥Per¥20 70.¥v.¥42.12,¥cfr.¥Beccaria¥Cesare¥Per¥21 25.¥v.¥42.12,¥cfr.¥Parini¥Giuseppe¥Per¥22 ¥aggettivo¥poi¥divenuta¥esclamazione,¥originariamente,¥�,¥mia¥Fiola¥23 ÒeccellenteÓ.¥o¥ÒottimoÓ¥di¥significato¥col 26.¥v.¥42.12,¥cfr.¥Verri¥Alessandro¥Per¥24 ¥le¥con¥che,¥pittura¥di¥e¥musica¥di¥appassionato¥cultore ¥Verri, ¥Carlo¥25 ¥strali¥gli¥attir˜ ¥si¥Bossi,¥di¥leonardeschi ¥scritti¥sugli¥osservazioni¥sue Avend lÕex abate senatore Ver-¥22,¥componimento¥al¥consegnati¥Porta¥di ri stampata unÕopera critica contro il pittor Bossi. 377 PORTA_testi.indd 377 16/03/11 11:43 spos,¥el¥Gabriell,¥don¥quest¥de¥Oltra famiglia,¥la¥sfalza¥nol¥che¥d“¥soo¥Ghe studios,¥gioven¥on¥ma¥s“,¥gioven¥LÕ� maraviglia,¥ona¥lÕ�¥che¥cortes¥Bravo, parent,¥di¥e¥mamma¥la¥de¥Amoros ¥assolutament.¥gioven¥de¥fior¥On 186 Giustina,¥donna¥lee¥anch¥che¥sav�¥de¥LÕha baciocchoeu,¥bella¥ona¥lÕ�¥sposa,¥La mammina¥la¥de¥modell¥sul¥Levada fioeu,¥levˆ¥per¥non plus ultra¥El pasta¥quella¥de¥infin¥poe�¥Impastada ¥basta;¥tanto¥e¥Borromea,¥cˆ¥la¥De 192 Milan¥a¥daa¥lÕha¥che¥pasta¥quella¥De 26Fedrigh,¥cardinal¥el¥e¥Carlo¥sant¥gran¥El 27sovran¥de¥carra¥di¥dent¥traa¥ghÕhan¥Che antigh,¥liber¥disegn,¥statov,¥scoeul,¥In ospedaa,¥ges,¥bibliotecch,¥collegg,¥In ¥caritaa.¥dott,¥pij,¥loeugh¥Accademmi, 198 Oltre a questo, don Gabriele, lo sposo, le so dire io che non sfalsa la famiglia, � giovane s“, ma un giovane studioso, bravo, cortese che � una meraviglia, amorevole con la mamma e i parenti, un fior di giovane, assolutamente. | Ha da sapere che anche lei, donna Giustina, la sposa, � un bella bambolina, alle- per allevare figli, impa-ultra¥plus¥non vata sul modello della mammina, il stata poi infine di quella pasta della casa Borromeo, e tanto basta; | di quella pasta che ha dato a Milano il gran santo Carlo e il cardinale Federico, che ci hanno buttato dentro carri di sovrane in scuole, statue, disegni, libri antichi, in collegi, biblioteche, chiese, ospedali, accademie, luoghi pii, doti, caritˆ. | (1564-¥Borromeo¥Federico¥cugino,¥il¥e¥(1538-1584)¥Borromeo¥Carlo¥San¥26 Mila-¥di¥arcivescovi¥entrambi¥,Promessisposi¥nei¥anche¥ricordato¥1631), ¥quale¥alla¥cittˆ,¥della¥spirituale¥e¥culturale¥vita¥della¥rinnovatori¥e¥no capitali.¥in¥anche¥ma¥opere¥in¥solo¥non¥generosi¥furono milanesi.¥lire¥quarantotto¥di¥valore¥del¥dÕoro¥Moneta¥27 378 PORTA_testi.indd 378 16/03/11 11:43 Ciparin,¥pader¥el¥Ma¥pasta...¥la¥De parlada¥sta¥fava¥che¥temp¥el¥tutt¥in¥Che sesin,¥el¥mennˆ¥e¥biassˆ¥che¥faa¥lÕha¥Non armada¥cardega¥la¥de¥gi˜¥sbalza¥El 28piatt¥di¥strasc¥el¥come¥infuriato¥E ¥gatt.¥de¥f˜j¥pocch¥sto¥refila¥me¥El Gregori-maccaron!¥strappa-coeur!¥Ah ficcanas!¥gambetta!,¥cognossuu,¥TÕhoo 29ciccion!,¥beccamort!,¥Romantegh,¥on¥see¥Te Parnas!¥de¥regol¥ai¥stˆ¥voeu¥te¥no¥Che 30Codeghin!¥a¥Adoss¥lÕarma!...¥a¥Arcad ¥frin!¥frin¥frin,¥frin¥fioj,¥gi˜¥Arcad,¥i¥E Zetta!¥e¥Ipsillon¥Ix,¥lÕarma!¥a¥lÕarma!¥A ciamma;¥ve¥che¥barba¥vost¥el¥sont¥m“,¥Sont saetta!¥ona¥sÕgiacca¥el¥31PattasÕgiaccheta 204 210 Della pasta... Ma il padre Ciparisso, che in tutto il tempo che facevo questa parlata non ha fatto che biascicare e menare il culo, sbalza gi� dalla poltrona e, infuriato come lo straccio dei piatti, mi rifila questo poÕ poÕ di sfuriata. | ÇAh strappa-cuore! Gregorio-maccherone! Ti ho riconosciuto gambetta!, ficcanaso! Sei un romantico, beccamorto! ciccione! che non vuoi stare alle regole del Parnaso! Arcadi allÕarma!... Addosso a Codeghino! ÇE gli arcadi, gi� figli, frin frin, frin frin! | ÇAllÕarmi! allÕarmi!, Ix, Ipsilon e Zeta!, sono io, sono il vostro barba [zio] che vi chiama; pattasÕgiaccheta schiocca una saetta!È strofi-¥degli ¥frenetico, ¥spesso ¥allÕuso, ¥legata ¥�¥idiomatica ¥frase ¥La ¥28 stoviglie.¥le¥pulire¥per¥nacci ¥erano¥cui¥con¥soprannomi¥i¥scimmiottano¥che¥epiteti,¥questi¥Dietro ¥29 ¥del ¥collaboratori ¥alcuni ¥identificare ¥da ¥sono ¥classicisti, ¥dai ¥chiamati ¥(Silvio¥Sgangherato¥lo¥detto¥Strappacuori¥Bartolomeo¥ÇConciliatoreÈ: ¥di¥(Ludovico¥Gambetta¥detto¥Romanticomano¥Marforio¥don¥Pellico), Berchet).¥(Giovanni¥lÕEstatico¥detto¥Mamma¥della¥Ciccione¥don¥Breme), uno.¥aggredire¥ad¥molti¥incitare¥per¥dire¥di¥Modo¥30 bi-¥il¥noti¥si¥saetta;¥della¥schiocco¥lo¥indicare¥per¥onomatopeica¥Voce¥31 .sÕgiacca¥successivo¥il¥con¥paronomastico¥sticcio 379 PORTA_testi.indd 379 16/03/11 11:43 Dramma,¥on¥Almanacch,¥on¥adoss¥lor¥E madrigal,¥de¥32sbolgettament¥gran¥On ¥giornal.¥de¥articol¥de¥e¥opuscol¥De sort,¥sta¥de¥borasca¥ona¥a¥dincio,¥Per adoss,¥batteva¥me¥che¥tempest¥tanc¥Con mort!...¥per¥daa¥sont¥me¥conscienza¥in¥Proppi coss¥tutt¥even¥dis,¥se¥quand¥l“,¥ecco¥Ma ciel¥al¥grazia¥che¥s˜r¥tant¥e¥leggier¥Tant ¥pel.¥on¥storgiuu¥nanch¥boll,¥on¥faa¥nanca¥mÕhan¥No trovaa¥sont¥me¥sogn:¥el¥finiss¥insc“¥Ch“ ment;¥in¥impegn¥m�¥el¥cont¥anm˜¥Vergin scomunicaa,¥sont¥che¥capissi¥Giˆ nient,¥sperˆ¥poss¥no¥Apoll¥a¥quant¥in¥Che foo¥che¥quell¥tutt¥sont¥come¥Romantegh ¥coo.¥m�¥del¥foeura¥toeull¥a¥condannaa¥Sont coeur¥el¥tutt¥con¥cont,¥sur¥,En attendant consolazion,¥soeu¥ai¥eviva¥on¥foo¥Ghe voeur,¥ne¥chÕel¥fin¥fioeu¥di¥GhÕauguri monton,¥a¥sanitaa¥e¥ricchezz¥Onor, ERED¥i¥a¥,LU¥a¥,SPOSA¥la¥a¥vita¥Longa ¥suzzed.¥cossa¥ved�¥per¥m“¥a¥anca¥E 216 222 228 234 e loro addosso un almanacco, un dramma, un gran lancio di madrigali, di opuscoli e di articoli di giornali. | Perdinci!, a una burrasca di questa sorta, con tanta tempesta che mi batteva addosso, proprio in coscienza mi sono dato per morto!... Ma ecco l“, quando si dice, eran tutte cose tanto leggere e tanto soffici [sciocche] che grazie al cielo non mi hanno fatto neanche un bollo, neanche storto un pelo. | Qui, cos“, finisce il sogno: mi sono trovato vergine ancora col mio impegno in mente; giˆ capisco che sono scomunicato, che in quanto ad Apollo non posso sperare niente, romantico come sono, tut- at-¥En te le cose che faccio sono condannato a tirarle fuori dalla mia testa. | tendant, signor conte, con tutto il cuore le faccio gli evviva alle sue consolazioni, le auguro di figli fin che ne vuole, onori ricchezze e sanitˆ a montoni, lunga vita alla sposa, a lei, agli eredi e anche a me per vedere cosa succede. neveÓ.¥di¥palle¥a¥Òfare¥,bolgettˆ¥da¥deverbale¥Sbolgettament¥32 380 PORTA_testi.indd 380 16/03/11 11:43 57 Il poemetto fu commissionato per la nascita del primogenito di casa Litta, che avvenne il 5 settembre 1819; anche questa occasione celebrativa venne sfruttata da Porta per affondare una stoccata anticlassicista. Due esemplari del testo vennero spediti il giorno 24, acclusi alle lettere a Gaetano Cattaneo e a Benigno Bossi, fratello di Giuseppe (cfr. 22 e 39). In esse lÕautore esprime la poca opinione che aveva del risultato (Ç� debole debole assaiÈ, inoltre lo definisce una Çnuova escrementazione poeticaÈ) e conferma la natura di scritto dÕoccasione (Ç� del tenore delle cose pregateÈ). Il testo fu dunque completato entro il 24 settembre 1819, quindi pubblicato da Ferrario. ¥POMPEE¥CONT¥DEL¥MASÕC¥PRIMM¥DEL¥NASCITA¥LA DUCA¥SUR¥DELLÕECCELLENTISSEM¥NEVOD¥LITTA Vision 1Lella!¥del¥sogn¥che¥dÕEgitt!¥sogn¥che¥sogn,¥Che vera;¥e¥patenta¥real,¥vision¥Vision, scorlera¥ona¥ciel¥del¥in¥dent¥faa¥SÕ� ¥bagattella!¥pocca¥sta¥bott¥on¥vist¥hoo¥E massizz,¥dÕor¥tutt¥mii¥on¥longh¥salon¥On diamant,¥de¥mezz¥del¥in¥trono¥bell¥On 4 ¥NIPOTE¥LITTA¥POMPEO¥CONTE¥DEL¥MASCHIO ¥PRIMO¥DEL¥NASCITA¥LA Chesogno,chesogno -¥Visione -DUCA ¥SIGNOR ¥DELLÕECCELLENTISSIMO dÕEgitto! che sogno del Lella! Visione, visione reale, patente e vera; sÕ� fatta nel cielo una smagliatura e ho visto in un attimo questa poca bagatella! | Un salone lungo un miglio tutto dÕoro massiccio, un bel trono nel mezzo di diamanti, spregiativamen-¥citato¥giˆ¥Bonella, ¥Domenico ¥dentista¥il¥qui ¥�¥Lella ¥1 sonet-¥lusinghiero¥poco¥il¥dedica¥Porta¥cui¥a¥e¥Olter Desgrazzi¥nelle¥te .60)¥v.¥63,¥12;¥v.¥29,¥anche¥(cfr. Ma saal, sur rima in lella ¥to 381 PORTA_testi.indd 381 16/03/11 11:43 guardÕinfant,¥in¥2Luzzina¥madamm¥s�¥Con ¥pizz.¥de¥scuffion¥topp�,¥Diademma, 8 pavon,¥on¥p�¥del¥man,¥in¥scettro¥el¥ghÕeva¥La piegaa¥fil¥d˜¥lˆ¥de¥e¥zˆ¥de¥fianch¥De settaa¥s�¥con¥dÕargent,¥tabor�¥De ¥fa�on.¥gran¥la¥a¥vestii¥Deess,¥e¥Dej 12 soeu,¥di¥proppi¥spicch¥on¥fava¥la¥Vener 3Bolivar,¥la¥a¥montaa¥cappellin¥Col rar¥e¥curtitt¥camisoeu¥e¥Vestina ¥poggioeu.¥al¥pettaa¥pellegattinn¥s˜¥i¥E 16 brusca¥cera¥con¥4andrienn¥in¥Minerva componn,¥del¥lÕorden¥su¥in¥astratta¥LÕeva donn,¥di¥simbol¥5quellÕusell,¥man¥in¥Cont ¥Crusca.¥la¥de¥dizionari¥sul¥Scrusciaa 20 zimara¥gran¥in¥Oblatt¥on¥come¥Apoll improvvisˆ¥a¥via¥spassava¥se¥El con sopra madama Lucina in guardinfante, diadema, toupet [parrucca], cuffione di pizzo. | Aveva lo scettro in mano, al piede un pavone, di fianco di qua e di lˆ due file piegate di tabouret [sgabelli] dÕargento, con sopra seduti dei e de [digranmoda].|Venerefacevaspiccoproprio fa�on¥grande¥la¥ˆesse,vestiti di suo, col cappellino montato alla Bolivar, vestina e camicietta cortine e trasparenti e i suoi piccoli seni appoggiati al davanzale. | Minerva in andrienne con cera brusca era astratta [distratta] come se stesse componendo, con in mano quellÕuccello, simbolo delle donne, accovacciato sul dizionario della Crusca. | Apollo come un oblato in gran zimarra si spassava [distraeva] a improvvisare co-¥col ¥Sonettin ¥nel ¥Porta ¥da ¥ricordata ¥giˆ ¥divinitˆ ¥Lucina, ¥Giunone ¥2 partorienti.¥delle¥protettrice¥quale¥77)¥v.¥44,¥(cfr.¥von ¥larghe ¥a¥cappello¥un¥portava¥quale¥il¥Bol’var, ¥Sim—n¥di¥foggia¥Alla¥3 Europa.¥in¥anche¥moda¥gran¥di¥divenne¥che¥tese ¥giˆ ¥chiusa, ¥e¥lunga ¥femminile ¥camera ¥da ¥veste ¥una ¥era ¥andrienneLÕ ¥4 ¥una ¥da ¥lanciata ¥stata ¥era ¥Infatti ¥Porta. ¥di ¥tempi ¥ai ¥moda ¥di ¥passata ¥francese ¥rielaborazione ¥una ¥1704 ¥nel ¥interpretato ¥aveva ¥che ¥attrice Plauto. ¥di ¥Andria dellÕ ¥laurea ¥di¥tesi¥sulle¥stampata¥era¥Minerva,¥a¥sacro ¥uccello¥civetta,¥La¥5 Crusca.¥della¥Vocabolario¥il¥puristi:¥dei¥sacro¥libro¥sul¥seduta¥�¥qui¥ma 382 PORTA_testi.indd 382 16/03/11 11:43 ,Baruk-Abˆ¥del¥lÕaria¥su¥vos,¥Sott 6 ¥ghittara.¥la¥in¥frusta¥la¥con¥dent¥Strusand 24 palett,¥on¥come¥drizz¥e¥stinch¥7Ganimed fianch,¥di¥in¥s�¥fassaa¥e¥foeura¥in¥cuu¥el¥Cont bianch¥colzon¥coj¥donn¥i¥locch¥trava¥El .Ronchett¥del¥coturni¥de¥fior¥duu¥E¥8 28 caj,¥di¥sgennaa¥fadigh,¥di¥toeuss¥Marte dedree,¥denanz,¥azzal¥de¥e¥ferr¥de¥Pien danee¥de¥cassa¥ona¥pareva¥El ¥strivaj.¥duu¥a¥dessora¥Collogada 32 cappa,¥e¥vesta¥in¥fasorott,¥bon¥quell¥Bacch, frasch,¥di¥in¥dent¥ingarbiaa¥coo¥s˜¥Col fiasch,¥dÕon¥coll¥sul¥poggiaa¥dormiva¥El ¥Pappa.¥del¥Svizzera¥guardia¥ona¥Come 36 arent,¥tr�¥tutt¥9Pomona,¥Cerer,¥Flora, paja,¥de¥cappellin¥e¥socca¥e¥bust¥In sotto voce, sullÕaria del Baruk-Abˆ, strusciando con la frusta la chitarra. | Ganimede rigido e dritto come un paletto, con il culo in fuori e fasciato sui fianchi, tirava sceme le donne con i calzoni bianchi e due fiori di coturni del Ronchetti. | Marte, tozzo [deforme] di fatiche, tormentato dai calli, pieno di ferro e di acciaio davanti, dietro, pareva una cassa di denaro collocata sopra a due stivali. | Bacco, quel buon fagiolotto, in veste e cappa, con la sua testa ingarbugliata nelle frasche, dormiva appoggiato sul collo dÕun fiasco, come una guardia svizzera del papa. | Flora, Cerere, Pomona, tutte e tre vicine, in farsetto e gonna e cappellino di paglia, ¥Ònel¥,Adonai¥bescem¥(sottinteso¥vieneÓ¥che¥colui¥ÒBenedetto¥Significa¥6 ¥il¥anche¥�¥ma¥ebrei,¥degli¥saluto¥di¥formula¥la¥�¥ed¥SignoreÓ)¥del¥nome popolari.¥storielle¥ridicole¥di¥protagonista¥dellÕebreo¥nome ¥avvenenza,¥sua¥della¥causa¥a¥Giove,¥da¥rapito¥giovane¥il¥�¥Ganimede¥7 dei.¥agli¥coppiere¥da¥fare¥per ¥nel¥ricordato ¥giˆ¥milanese¥calzolaio¥celebre ¥il¥�¥Ronchetti¥Anselmo¥8 Capissi ¥sonetto ¥nel ¥e¥90) ¥v. ¥42.12, ¥(cfr. ¥giavanaro ¥sonetto ¥dodicesimo anch m“ sur professor Ronchett. 15).¥nota¥44,¥(cfr.¥frutti¥loro¥ai¥e¥campi¥dei¥vita¥alla¥legate¥Divinitˆ¥9 383 PORTA_testi.indd 383 16/03/11 11:43 canaja¥del¥e¥birbo¥del¥gi˜¥Tiraven ¥vent;¥di¥re¥el¥contra¥doppi¥campann¥A 40 candiree,¥on¥come¥tirato¥lu,¥E gess,¥de¥pappon¥de¥faccia¥ona¥Cont respondess:¥chÕel¥donn¥quij¥a¥pareva¥El ¥dedree.¥boffemm¥fˆ?¥de¥cossÕhii¥Savii 44 nun,¥a¥vegn“¥e¥curta¥toeulla¥per¥Infin ordenari,¥i¥tucc¥fin,¥Dej¥i¥tucc¥GhÕeva dizionari¥col¥riscontraj¥a¥che¥moeud¥De ¥vun.¥callava¥el¥no¥che¥vist¥sarav¥Se 48 tron¥solet¥el¥lusnada,¥soleta¥La consuett;¥de¥comÕ�¥locch¥tucc¥trˆ¥Je 10ett,¥on¥sent¥se¥no¥silenzi,¥fa¥Se ¥Giunon.¥madamm¥pee¥in¥s�¥alza¥se¥E 52 savoir¥comenza,¥la¥,Dames¥eMessieurs perch�,¥m�¥col¥incomodˆ¥faa¥vÕhoo¥Che pias�,¥on¥vujolter¥da¥vorrev¥Ch� ¥car.¥de¥sa¥me¥che¥finezza¥Ona 56 Milan¥de¥LITTA¥contessina¥La Duchin:¥bell¥on¥mond¥al¥mett¥per¥l“¥LÕ� davano del birba e del canaglia a campane doppie [senza risparmio] contro il re dei venti; | e lui, impalato come un candeliere, con una faccia di papone di gesso [rubicondo], pareva a quelle donne che rispondesse: ÇSapete cosa dovete fare? soffiatemi nel didietro!È. | Infine, per prenderla corta e venire a noi, cÕerano tutti gli dei fini, tutti gli ordinari, di modo che a riscontrarli con il dizionario si sarebbe visto che non ne calava uno. | Il solito lampo, il solito tuono, li tira tutti scemi come di consueto; si fa silenzio, non si sente un ÒetteÓ, e si alza su in piedi chevihofatto savoir,ÈcominciaÇDames¥e¥MessieursmadamaGiunone.|Ç incomodare col mio perchŽ, chŽ vorrei da voialtri un piacere, una finezza che mi � cara. | La contessina Litta di Milano � l“ per mettere al mondo un bel duchino: 24.¥nota¥47,¥cfr.¥ett¥Per¥10 384 PORTA_testi.indd 384 16/03/11 11:43 destin,¥del¥liber¥sul¥scritt¥ghÕ�¥Insc“ ¥cappellan.¥m�¥el¥maa¥leggiuu¥lÕha¥no¥Se 60 verissim,¥sarˆ¥el¥giˆ¥come¥,Ceci vrai dover;¥m�¥del¥franch¥mancaroo¥no¥M“ porter,¥i¥per¥meneman¥corri¥Se ¥ezzellentissim!¥Duca¥on¥per¥Figurass 64 dÕonÕoccasion¥per˜¥trattandes¥Ma ch“,¥questa¥come¥Strasordenaria m“¥con¥gi˜¥mennˆ¥de¥JÕaurai plaisir ¥Giunon;¥de¥degn¥capii,¥me¥cortegg,¥On 68 11ciod,¥e¥borsa¥in¥masÕc¥i¥tutt¥che¥Vorrev mant˜,¥e¥gioj¥andrienn,¥in¥donn¥i¥E popp˜;¥del¥battesim¥al¥Vegnissen ¥god.¥de¥coss¥quaj¥mancarˆ¥no¥giˆ¥Che 72 desgarbadon¥quell¥proposta¥sta¥A negher,¥vell�¥de¥vestii¥tutt¥Pluton,¥De allegher!¥dis:¥el¥e¥forell¥el¥volta¥ghe¥El ¥mincion.¥di¥foeura¥andˆ¥per¥fˆ¥el¥E 76 Litta,¥Casa¥de¥tutt¥hin¥che¥Grazzi,¥tr�¥I dent,¥tegnill¥per¥pass¥el¥traversen¥Ghe cos“ � scritto sul libro del destino, se non lÕha letto male il mio cappellano. | ,comegiˆsarˆverissimo,iononmancher˜certoalmiodove-vrai ¥Ceci re; se quasi quasi corro per i portieri, figurarsi per un duca eccellentissimo! | Ma trattandosi per˜ dÕunÕoccasione straordinaria come questa qui, di menare gi� con me un corteggio [codazzo], mi capite, de-plaisir ¥jÕaurai gno di Giunone; | vorrei che tutti i maschi in borsa e spadino, e le donne in andrienne, gioie e manteau [mantello], venissero al battesimo del pupo; che non mancherˆ qualcosa da godere [da mangiare]È. | A questa proposta quello sgarbatone di Plutone, tutto vestito di velluto nero, le volta il culo e dice: ÇAllegri!È e fa per andar fuori dai minchioni. | Le tre Grazie, che sono tutte di casa Litta, gli attraversano il passo per tenerlo dentro, racco-¥eleganti¥uomini¥gli¥cui¥in¥nero¥seta¥di¥sacchetto¥il¥�¥borsa¥La¥11 ÒspadinoÓ.¥per¥gergale¥voce¥�¥ciod¥codino;¥il¥glievano 385 PORTA_testi.indd 385 16/03/11 11:43 paviment,¥el¥sbusa¥el¥traccheta,¥lu,¥E ¥slitta.¥in¥n�¥che¥pesc¥allon,¥debass,¥fourt,¥E 80 cattabuj¥tremendo¥on¥Intrattant brigada:¥la¥tutta¥sora¥sott¥trˆ¥El cinada!¥che¥esclamen,¥battesem?¥Nun ¥buj!¥on¥traa¥Aala¥cott?...¥coj¥e¥stoll¥coj¥Nun 84 prevost,¥i¥cont¥s�¥mesÕciaa¥debass¥Nun legria?¥fagh¥a¥pret¥i¥e¥canonegh¥Coj cortesia¥quella¥de¥pagament¥In ¥12nost?¥fatt¥el¥tutt¥grattann¥col¥faa¥nÕhan¥Che 88 lÕudienza,¥rompes¥per¥l“¥l“¥LÕeva Minerva,¥madamm¥scagn¥del¥pee¥in¥monta¥Quand derva¥che¥citto¥tucc,¥citto¥allon,¥l“¥E ¥Sapienza.¥madamm¥giulepp¥de¥bocchin¥El 92 malarbett!¥sia¥smargess,¥sto¥lÕ�¥Cossa cardeghee,¥de¥vos¥ona¥cont¥dis¥La 13dÕAtree¥scenna¥a¥invidaa¥forsi¥VÕaala ¥sorbett?¥i¥toe�¥a¥Litta¥Cˆ¥a¥invidav¥A 96 e lui, trˆcchete, buca il pavimento, e via, da basso, allons, peggio che in slitta. | Intanto un tremendo schiamazzo mette sotto sopra tutta la brigata: ÇNoi battesimi?È esclamano, Çche sciocchezza! Noi con le stole e con le cotte [con i preti]?... Che sciocchezza! | Noi da basso mescolati con i prevosti, coi canonici e i preti a far loro allegria? In pagamento di quella cortesia che ci han fatto grattandoci tutto il fatto nostro?È. | Era l“ l“ per rompersi lÕudienza, quando monta in piedi sulla sedia madama Minerva e l“, allons, zitti tutti, zitti che apre la boccuccia di giulebbe madama Sapienza. | ÇCosa � questo baccano, sia maledetto!È dice con una voce da seggiolaio Çvi ha forse invitato a cena da Atreo invitandovi a casa Litta a prendere i sorbetti? | soppianta-¥hanno ¥che ¥Chiesa ¥alla ¥e¥Cristianesimo ¥al ¥Riferimento ¥12 pagani.¥culti¥i¥to ¥Tieste, ¥fratello¥il¥cena¥a¥invit˜¥Micene,¥di¥re ¥Atreo,¥mito,¥il¥Secondo¥13 ¥figli.¥suoi¥dei¥carni¥le¥offrendogli 386 PORTA_testi.indd 386 16/03/11 11:43 m“,¥sont¥che¥M“¥14sonaj!¥Malarbetti 15patron,¥del¥crappa¥la¥de¥Fioeura pretension,¥tante¥botta,¥tanta¥GhÕhoo ¥d“?¥i¥tutt¥magara¥debass¥voo¥No 100 Gregh,¥di¥temp¥del¥Dej¥semm¥se¥m˜,¥insc“¥E dÕincoeu?¥d“¥al¥tutt¥del¥abbass¥traa¥fors¥NÕhan fioeu¥ai¥forsi¥cred¥a¥minga¥Ins�gnen ¥16lÕimpiegh?¥tolt¥nÕha¥chi¥a¥che¥nun¥a¥pussee¥Squas 104 17fraa¥i¥tutt¥per¥gi˜¥corri¥no¥m“¥E mett¥lassamm¥de¥bontaa¥la¥avegh¥a¥Fina vignett¥suj¥in¥faccia¥brava¥mia¥la¥Con ¥stampaa?¥t�s¥i¥a¥dessora¥lorocch¥m�¥el¥E 108 Pavia,¥a¥baccol¥ghÕ�¥m“,¥Domandi ingegnee,¥fa¥se¥che¥dottora,¥se¥Che pee?¥i¥per¥subet¥tiren¥me¥no¥Che ¥sia!¥malarbetto¥patissi?,¥ghe¥M“ 112 Maledetti sonagli [minchioni, sciocchi]! Io che sono io, figlia della crapa [testa] del padrone, ho tanta boria, tante pretese, non vado da basso anche tutti i giorni? | Ebbene, ora, se siamo dei del tempo dei greci, ci hanno forse tirato in basso [spodestato] del tutto al giorno dÕoggi? Non insegnano forse ai ragazzi a credere quasi pi� a noi che a chi ci ha tolto lÕimpiego [mestiere]? | E io non corro gi� per tutti i frati fino ad aver la bontˆ di lasciarmi mettere con la mia brava faccia sulle vignette e il mio allocco [civetta] sulle tesi stampate? | Domando io, cÕ� un babbeo a Pavia che si dottori, che si fa ingegnere, che non mi tirino subito per i piedi? Io ci patisco? sia maledetto!È | 1.¥nota¥5,¥cfr.¥sonaj¥Per¥14 spacca-¥testa ¥dalla ¥uscita ¥�¥Minerva ¥nascita: ¥propria ¥alla ¥Allude ¥15 Giove.¥di¥ta ¥mitologia¥della¥insegnamento¥lÕeccessivo¥contro ¥polemica¥Stoccata¥16 tempo.¥del¥scuole¥nelle ¥la ¥per ¥Òlavorare ¥,lavorˆperlagesadifraa ¥detto ¥al ¥riferimento ¥Con ¥17 profitto.¥o¥compenso¥senza¥lavorare¥ossia¥fratiÓ,¥dei¥chiesa 387 PORTA_testi.indd 387 16/03/11 11:43 cadenn,¥mastegand¥e¥finiss,¥la¥Ch“ molla;¥le¥se¥la¥tutt,¥per¥de¥zipria¥Trand parolla,¥la¥ciamma¥el¥Apoll¥Allora ¥lÕandrienn:¥per¥intrattant¥ferma¥le¥el¥E 116 reson,¥ghÕha¥la¥dis,¥el¥Minerva,¥Madamm cinquanta;¥nÕha¥ghe¥la¥vuna,¥minga¥E canta¥che¥quij¥de¥vun¥minga¥sont¥m“¥E ¥mincion?¥fedel¥de¥razza¥ogni¥Per 120 strusa¥in¥d“¥i¥tutt¥andˆ¥de¥tocca¥me¥No flutt?¥e¥zanforgn¥ghittaritt,¥intonˆ¥A minutt¥on¥mezz¥pas¥in¥god¥lassen¥Me ¥busa?¥zucca¥la¥de¥accademegh¥Tanti 124 sonitt,¥articol¥domˆ¥tocca,¥me¥No million?¥de¥miee¥di¥gi˜¥fann¥De lizon,¥el¥foo¥ritiri,¥me¥quest¥per¥E ¥marcaditt?¥pajasci¥lamenti,¥Me 128 general,¥dÕon¥belee¥quell¥Marte,¥E d“,¥el¥quant¥tutt¥lu¥anch¥ball¥in¥minga¥Eel m“,¥come¥tant¥voeult,¥di¥tocca¥ghe¥No ¥18puvial?¥al¥e¥mitria¥la¥a¥sott¥stˆ¥De 132 Qui finisce, e masticando catene [trattenendosi], tirando cipria dappertutto, se la svigna; allora Apollo chiede la parola, e intanto la ferma per lÕandrienne: | ÇMadama Minerva,È dice Çha ragione, e non una, ne ha cinquanta; e io non sono mica uno di quelli che canta per ogni razza di fedele minchione? | Non mi tocca di andare tutti i giorni in giro a intonare chitarrini [lire], scacciapensieri e flauti? Mi lasciano godere in pace mezzo minuto tanti accademici dalla zucca buca? | Non mi tocca, solo allÕarticolo ÒsonettiÓ, di farne gi� delle migliaia di milioni? e per questo mi ritiro, faccio il ciondolone, mi lamento, pagliacci maledetti? | E Marte, quello splendore dÕun generale, non � mica in ballo anche lui tutto quanto il giorno, non gli tocca delle volte, tanto come a me, di star sotto alla mitria e al piviale? | ¥presente¥sempre¥era¥lÕesercito¥sacri;¥paramenti¥sono¥piviale¥e¥Mitria¥18 dellÕim-¥auspicio¥buon¥per¥sia¥celebrate¥religiose,¥funzioni¥grandi¥alle vittoria.¥la¥onorare¥per¥che¥presa 388 PORTA_testi.indd 388 16/03/11 11:43 dottor,¥de¥scimma¥quell¥Esculappi,¥E spezziarij,¥ai¥insegna¥de¥debass¥serv¥Nol ostarij¥i¥per¥serv“¥fan¥qual¥e¥Tal ¥lor?¥de¥sant¥s˜¥i¥bettol¥i¥per¥E razza¥sta¥de¥dÕeloquenza¥squarc¥duu¥A suo,¥SÕciavo¥spiret:¥i¥quietten¥Se ;et cum spiritu tuo¥tucc,¥Responden ¥19Tirazza!¥el¥fortunaa¥Ð¥Luzzina¥Viva andˆ:¥de¥quij¥hin¥discors¥i¥tucc¥Adess zerimonni,¥di¥etichett,¥di¥vestii,¥Di ,ANTONNI¥Duca¥del¥nass,¥de¥ha¥che¥Duchin¥Del ¥gajoffˆ.¥de¥bombon¥di¥sorbitt,¥Di bambin;¥quell¥per¥quajcoss¥fˆ¥voeuren¥Tucc madrina,¥la¥lee¥vess¥voeur¥la¥Minerva dottrina,¥la¥de¥saa¥el¥bocca¥in¥lee¥Mettegh ¥scuffin.¥el¥fina¥man¥s˜¥coj¥Ricamagh 136 140 20 144 148 Ed Esculapio, quella cima di dottore, non serve da basso da insegna alle farmacie, tale e quale fanno servire per le osterie e per le bettole i loro santi?È | A due squarci dÕeloquenza di questa razza gli spiriti si quietano: ÇSchiavo suoÈ, ; viva Lucina, fortunato il Tirazza!È. | tuo¥spiritu¥cum¥et rispondono tutti, Adesso tutti i discorsi sono quelli di andare [al battesimo]: dei vestiti, delle etichette, delle cerimonie, del duchino che ha da nascere, del duca Antonio, dei sorbetti, dei bonbon [caramelle, dolci] da ingollare. | Tutti vogliono fare qualcosa per quel bambino; Minerva vuole essere lei la madrina, mettergli lei in bocca il sale della dottrina, ricamare con le sue mani perfino la cuffietta. | ¥una¥fu El Tirazza ¥o¥Compagnia del Tirazza¥La¥che¥Cherubini¥Informa¥19 ¥cerimonie ¥alle ¥recavano ¥si ¥che ¥suonatori ¥di ¥compagnie ¥ultime ¥delle ¥in ¥riceverne ¥e¥meno, ¥o¥commissione ¥su ¥se ¥chiaro ¥�¥non ¥allietare, ¥per mance.¥cambio ¥avrebbe¥nascituro¥il¥cui¥da¥zio,¥duca¥il¥era¥(1745-1820)¥Litta¥Antonio¥20 nobiliare.¥titolo¥il¥Pompeo,¥padre¥il¥tramite¥ereditato, 389 PORTA_testi.indd 389 16/03/11 11:43 ,falanana¥la¥cantagh¥voeur¥el¥Apoll 21 indormentass,¥de¥besogn¥ghÕabbia¥el¥Quand spass,¥a¥portall¥ninnall,¥Grazzi¥tre¥I ¥sana.¥baila¥la¥mantegnigh¥Igea brio,¥el¥Bacco¥e¥forza¥la¥dagh¥voeur¥el¥Marte mammin,¥la¥de¥mostaccioeu¥el¥Vener gognin¥fˆ¥quell¥vergnarij,¥quij¥Amor ¥Zio.¥Duca¥al¥basitt¥i¥robbˆ¥de¥ChÕhan tarlesch¥on¥fan¥Mžs,¥i¥nagott¥Dighi centenee;¥on¥ma¥noeuv,¥minga¥paren¥Che 22Michee¥sant¥a¥che¥d“¥a¥rivaa¥fina¥Hin ¥Franzesch.¥sant¥de¥Liron¥sul¥cˆ¥Toeuven insc“,¥ch“¥finiss¥coss¥tutt¥che¥Credeva tronada¥potentissima¥onÕoltra¥Che brigada¥quella¥licenziˆ¥de¥LÕavess ¥m“;¥anca¥libertaa¥in¥restass¥m“¥E Giunon¥madamm¥che¥sissignori,¥Quand, petta¥me¥la¥e¥zij¥i¥spanna¥ona¥LÕalza 152 156 160 164 Apollo vuole cantargli la falanana, quando abbia bisogno di addormentarsi, le tre Grazie ninnarlo, portarlo a spasso, Igea mantenergli la balia sana. | Marte vuole dargli la forza e Bacco il brio, Venere il musetto della mammina, Amore quei garbi, quel fare birichino che hanno da rubare i bacetti al duca zio. | Non dico niente delle Muse, fanno un pettegolio che non paiono mica nove, ma un centinaio; sono perfino arrivate a dire che a San Michele prendono casa sul Nirone di san Francesco. | Credevo che ogni cosa finisse qui, cos“, che unÕaltra potentissima tuonata avesse da licenziare quella brigata e anchÕio restassi in libertˆ; | quando, sissignori, madama Giunone alza una spanna le ciglia e mi lancia mo-¥dal¥,ÒninnanannaÓ¥di¥sinonimo¥agglutinazione,¥per¥�,¥Falanana¥21 pro-¥inizia ¥Lombardia ¥in ¥diffusa ¥molto ¥ninnananna ¥una ¥che ¥mento .fa la nana bel bambin¥parole¥le¥con¥prio 2.¥nota¥30,¥cfr.¥sant Michee¥Per¥22 390 PORTA_testi.indd 390 16/03/11 11:43 23Zetta¥e¥Ipsillon¥dÕIx,¥OnÕoggiada ¥convulsion.¥in¥24classicista¥on¥andˆ¥fˆ¥De 168 petulanza¥sta¥CossÕ�¥dis:¥me¥la¥E linoeucc?¥brutto¥nost,¥fatte¥i¥spionˆ¥De oeucc,¥quij¥bassa¥pass,¥del¥indree¥Tiret ¥creanza!¥la¥insegni¥te¥dessadess¥Che 172 see?¥te¥chi¥d“¥respond,¥presto!¥Allon Intrepid, Intronaa,¥set¥,Arcad¥Set Umid, Concord, Ombros, Infarinaa?25 ¥palpee.¥i¥mostra¥andemm,¥manegh,¥i¥Foeura 176 Signor,¥al¥grazia¥vun,¥minga¥sont¥che¥M“ baja,¥de¥Dej¥di¥sudizion¥ghÕabbia¥Che canaja,¥la¥tolta¥va¥come¥soo¥Che ¥tenor:¥sto¥de¥m“¥anca¥rispondi¥Ghe 180 pelada,¥veggia¥dÕintend,¥d�t¥te¥Cossa 26sabett!¥di¥priora¥Marcanaggia begliett¥el¥toe�¥de¥besogn¥de¥sia¥ghe¥Che ¥pajasciada?¥ona¥ved�¥a¥ch“¥vegn“¥Per 184 unÕocchiata da Ix, Ipsilon e Zeta da fare andare un classicista in convulsione. | E mi dice: ÇCosÕ� questa petulanza di spiare i fatti nostri, brutto ficcanaso! Togliti dal passo, abbassa quegli occhi, che adessoadesso ti insegno la creanza! | Allons presto! rispondi, diÕ chi sei? Sei Arcade, sei Intrepido, Intronato, Umido, Concorde, Ombroso, Infarinato? Su le maniche [svelto], andiamo, mostra le carte [il diploma]È. | Io che non sono mica uno, grazie al Signore, che abbia soggezione degli dei che abbaiano, che so come va presa la canaglia, rispondo anchÕio in questo tenore: | ÇCosa ti dai a intendere, vecchia pelata, maledetta priora delle zabette [pettegole]!, che ci sia bisogno di comprare il biglietto per venire qui a vedere una pagliacciata?È. | 15.¥nota¥56¥cfr.¥Ix, Ipsillon e Zetta¥Per¥23 ¥concenso¥entusiastico¥di¥segno¥qui¥�¥classicisti¥dei¥convulsione¥La¥24 Giunone.¥di¥rimproveri¥ai ¥nomi¥i¥sono¥Intrepido, Intronato, Umido, Concorde, Ombroso, Infarinato¥25 classicista.¥ispirazione¥di¥accademie¥molte¥delle¥membri¥dei 50.¥nota¥47,¥cfr.¥sabett¥Per¥26 391 PORTA_testi.indd 391 16/03/11 11:43 signora,¥S“¥sclama...¥la¥Pajasciada! m“,¥rispondi¥ghe¥pajasciada,¥S“ d“;¥a¥torni¥ghÕel¥ditt,¥lÕhoo¥Pajasciada, ¥vora.¥lÕ�¥che¥fornilla¥mej¥sarav¥el¥E besogn¥abbia¥Litta¥Cˆ¥la¥che¥Credii regaj?¥vost¥di¥protezion,¥voster¥Di sonaj¥mai¥comÕhin¥sciori,¥mee¥i¥Car ¥sogn!¥de¥sort¥sta¥coo¥del¥in¥mettess¥A million,¥di¥in¥sfondaa¥ricch,¥hin¥LITTA¥I onor,¥de¥e¥titol¥de¥oeucc¥ai¥fina¥Pien lor¥quistaa¥han¥che¥nobiltaa¥de¥Nobil, ¥azion.¥soeu¥i¥cont¥mantegniss¥san¥che¥E man,¥bonn¥in¥giˆ¥lÕ�¥nass¥de¥ha¥che¥Duchin¥El questa¥lÕ�¥come¥Cˆ¥dÕona¥fioeu¥on¥Ch� festa,¥fa¥ghe¥che¥gent¥della¥nÕha¥ghe¥El ¥baccan.¥vost¥col¥coo¥el¥rompegh¥Senza Dej?¥violter¥insegnagh¥vorii¥Cossa cojonee?¥me¥virt�?¥voster¥i¥Forsi belee,¥bell¥on¥foeura¥tirann¥Vorrissev ¥bej!¥de¥propri¥imparann¥vorrav¥El galantomm,¥de¥parer¥on¥insomma¥Vorii mincion;¥di¥foeura¥poo¥on¥stee¥moeud,¥m�¥a¥Fee 188 192 196 200 204 ÇPagliacciata!È esclama... ÇS“ signora, s“, pagliacciataÈ le rispondo io, Çpagliacciata, lÕho detto, glielo torno a dire; e sarˆ meglio finirla che � ora. | Credete che la casa Litta abbia bisogno delle vostre protezioni, dei vostri regali? Cari i miei signori, come son mai minchioni a mettersi in testa questa sorta di sogno! | I Litta sono ricchi sfondati di milioni, pieni fino agli occhi di titoli e di onori, nobili, di nobiltˆ che hanno acquistato loro e che sanno mantenersi con le loro azioni. | Il duchino che ha da nascere � giˆ in buone mani, perchŽ il figlio dÕuna casa come questa ne ha di gente che gli fa festa, senza rompergli la testa col vostro baccano. | Cosa vorreste insegnargli voialtri dei? Forse le vostre virt�? mi coglionate [prendete in giro]? Vorreste tirarne fuori un bel gioiello, ne imparerebbe proprio delle belle! | Volete insomma un parere da galantuomo, fate a mio modo, state un poÕ fuori dai coglioni: 392 PORTA_testi.indd 392 16/03/11 11:43 ,Liron¥sul¥veden¥ve¥se¥n˜,¥de¥Se ¥27pomm!¥di¥toccˆ¥voeur¥ve¥sorbitt,¥Minga 208 vedi¥me¥vision,¥di¥solet¥el¥Segond lusnada;¥la¥dˆ¥m“;¥contra¥Dej¥i¥Tutt tronada¥solita¥la¥anm˜¥sent¥Se ¥28dessedi.¥me¥solit¥el¥segond¥m“¥anch¥E 212 se no, se vi vedono sul Nirone, mica sorbetti, vi toccheranno delle mele!È | Secondo il solito delle visioni, mi vedo tutti gli dei contro di me, scocca un lampo; si sente ancora la solita tuonata e anche io, secondo il solito, mi sveglio. ¥gli ¥accoglierebbero ¥che ¥marcia ¥frutta ¥di ¥lanci ¥ai¥allude ¥qui ¥Porta ¥27 Litta.¥casa¥in¥dei ¥[...]segond el solet di vision ¥formule¥delle¥reiterazione¥la¥con¥finale,¥Il¥28 so-¥delle¥ripetitivitˆ¥alla¥sferzata¥una¥�¥,segond el solit [...]anm˜ la solita 49-50).¥vv.¥(cfr.¥classicistiche¥luzioni 393 PORTA_testi.indd 393 16/03/11 11:43 58 Altra botta ai classicisti in forma di felice divertimento scurrile su un Apollo decrepito e moribondo. Dietro il dio protagonista del sonetto ¥per¥Sestinnsi dovrˆ identificare Giovanni Paganini, come giˆ nelle . Il testo va datato al Verr¥Gabriell¥don¥cont¥sur¥del¥matrimoni¥el ¥Ildicembre del 1819, nei giorni compresi fra la rappresentazione de Marsia di Paganini (tenuta al Teatro Re nella prima settimana) e la trascrizione che Mantovani ne fa nel suo diario, al giorno 14, annotando: ÇIn un almanacco fu inserito il seguente sonetto del celebre Porta [...]È. Fu pubblicato per la prima volta nellÕedizine luganese. APOLL¥DE¥TESTAMENT veggiaja,¥la¥de¥desbirolaa¥Apoll 1dÕaccident,¥t™cch¥duu¥de¥Intapponii canaja¥la¥de¥convocaa¥on¥un“¥faa¥LÕha ¥parent;¥s˜¥per¥Milan¥in¥spaccia¥se¥Che 4 menudraja¥e¥gross¥e¥grand¥tra¥quand¥E regiment,¥on¥intorna¥vist¥nÕ�¥se¥El 2paja¥de¥moschett¥s˜¥del¥coo¥el¥s�¥alzaa¥LÕha ¥testament.¥sto¥s�¥farfojaa¥ghÕha¥el¥E 8 TESTAMENTO DI APOLLO Apollo, sgangherato dalla vecchiaia, rimbecillito da due colpi dÕaccidente, ha fatto riunire in una convocazione la canaglia che si spaccia in Milano per sua parente; | e quando, tra grandi e grossi e minutaglia, se nÕ� visti intorno un reggimento, ha alzato su la testa dal suo moschetto di paglia e ha farfugliato questo testamento. | Ro-¥dei¥infelice,¥esito¥con¥rappresentazioni,¥le¥sono¥Idut™cchdÕaccident¥1 1819.¥nel¥Milano¥a¥avvenute¥Paganini,¥Giovanni¥di¥Marsia del¥e¥manticisti ¥avvolge¥moscarola,¥di¥moÕ¥a¥che,¥paglia¥di¥cortina¥la¥�¥Moschettdepaja¥2 stesso.¥letto¥il¥indica¥sineddoche,¥per¥e,¥letto¥il¥intorno¥tutto 394 PORTA_testi.indd 394 16/03/11 11:43 d“...¥a¥stel¥no¥Ma¥creppi...¥m“¥Fioj... Addio!...¥testard...¥sfacciaa...¥vess¥a¥Seguittee ¥m“.¥de¥regordev¥e¥quest...¥guarnee¥Tej!... 11 pett,¥lÕultem¥molla¥el¥punf!¥quella,¥in¥E Dio¥gran¥quell¥de¥armonios¥cuu¥dal¥Che ¥3Zett;¥e¥Ipsillon¥dÕIx,¥son¥el¥ciappa¥El 14 mett¥de¥robba¥Proppi letterari¥scientifich¥4Glisson¥sul¥In ¥taffanari.¥i¥tucc¥a¥notizia¥dann¥Per 17 ÇFiglioli... io crepo... Ma non state a dirlo [in giro]... Seguitate a essere sfacciati... testardi... Addio!... Toh!... serbate questo... e ricordatevi di me.È | E in quella [in quel momento], punf!, molla lÕultimo peto, che dal culo armonioso di quel gran dio prende il suono dÕIx, Ipsilon e Zeta; | proprio roba da mettere sul ÇGlissonsÈ scientifico-letterario per darne notizia a tutti i deretani. 15.¥nota¥56¥cfr.¥Ix, Ipsillon e Zett¥Per¥3 vocabo-¥primo¥dal¥MilanoÓ¥di¥ÒGazzetta¥la¥volgarmente¥detta¥ÇCos“¥4 (Porta).¥letterariaÈ¥allÕappendice¥dellÕepigrafe¥lo 395 PORTA_testi.indd 395 16/03/11 11:43 59 LÕepigramma, la salace insegna di un immaginario negozio della ditta Porta-Grossi, nasce in occasione delle rappresentazioni dei drammi ),Marsia¥IleRomanticisti¥Iantiromantici di Giovanni Paganini ( tenute al Teatro Re, entrambe risoltesi in fiaschi, nel maggio e nel di comple-¥Opere cembre 1819. Fu pubblicato per la prima volta nelle , 1865.Carrara¥presso¥te lÕinsegna¥a¥staven¥che¥1Gup,¥Fradej¥I sav�¥fan¥2montagna,¥de¥piffer¥Di Re.¥Teatter¥al¥fondegh¥dervii¥ChÕhan 3Zilavegna,¥de¥sparg¥del¥lÕinsegna¥A discrett¥prezzi¥a¥assortii¥fiasch¥Venden ¥4Zett.¥Ipsillon,¥dÕIx,¥fabbrica¥la¥De 6 I fratelli Gup, che stavano allÕinsegna dei pifferi di montagna, fanno sapere che hanno aperto fondaco [negozio] al Teatro Re. AllÕinsegna dellÕasparago di Cilavegna, vendono fiaschi assortiti, a prezzi discreti, della fabbrica dÕIx, Ipsilon, Zeta. sopranno-¥i¥erano¥Carlo)¥and¥(Tommaso¥Tac¥o¥Porta)¥und¥(Grossi¥Gup¥1 ¥legati¥strettamente¥amici,¥due¥i¥apostrofavano¥classicisti¥i¥cui¥con¥mi ¥filoromantica; ¥battaglia ¥comune ¥nella ¥azienda ¥una ¥in ¥soci ¥due ¥come P.Ó.¥e¥G.¥Ditta¥ÒLa¥denominati¥erano¥si¥resto,¥del¥stessi,¥essi equiva-¥classicisti,¥ai¥bocca¥in¥che,¥espressione ¥�¥Piffer de montagna ¥2 ÒgonzoÓ.¥a¥le ¥nel¥citato¥giˆ¥pavese,¥nel¥Mortara¥di¥pressi¥nei¥Cilavegna,¥di¥paese¥Il¥3 produ-¥la¥per¥noto¥era¥17),¥nota¥e¥340¥v. ¥47,¥(cfr. ¥Lament del Marchionn trasla-¥di¥Çsuscettibili¥erano¥dimensioni,¥le¥date¥che,¥asparagi¥di¥zione (Bezzola).¥falliciÈ¥ti 15.¥nota¥56¥cfr.¥Ix, Ipsillon, Zetta¥Per¥4 396 PORTA_testi.indd 396 16/03/11 11:43 60 Del secondo gruppo di sei sonetti beroldinghiniani scritti dalla Çditta Porta-GrossiÈ, solo lÕultimo � sicuramente scritto da Porta, come si evince dalle carte autografe (Isella) anche se, per tradizione consolidata, gli � attribuita lÕintera serie. LÕoccasione fu la negativa e pro- appar-Carmagnola¥di¥Contelissa recensione di Francesco Pezzi al sa sulla ÇGazzetta di MilanoÈ fra il gennaio e il febbraio del 1820. Come giˆ la precedente, fu recapitata a Manzoni il quale, dalla Francia, rispose con parole di riconoscenza: ÇQuale � lÕuomo in Milano che vedendosi attaccato e malconcio, se gli si annunziasse che Porta e Grossi prendono le sue parti non si sentirebbe proprio a resuscitare? È. Si scelgono qui il primo e lÕultimo della serie. 60.1 ¥¥MANZONI¥A¥I¡¥SONETTO BUE¥CHIAMEREBBE¥SI¥MEGLIO¥CHE Milano¥di¥letterati¥i¥tutti¥Noi mondo¥al¥legge¥dˆ¥che¥quelli¥siamo¥Che inumano¥sdegno¥con¥letto¥Abbiamo ¥pondo¥giusto¥il¥senza¥1Tragedia¥tua¥La 4 malsano¥torrente¥il¥frenare¥per¥E profondo¥in¥gusto¥buon¥il¥mandare¥vuol¥Che mano¥armata¥con¥incontro¥andiamo¥Gli ¥secondo¥il¥ed¥primo¥articolo¥Con 8 ¥di ¥primo ¥il ¥Ferrario ¥Vincenzo ¥da ¥pubblicato ¥,Il Conte di Carmagnola ¥1 1820.¥del¥gennaio 397 PORTA_testi.indd 397 16/03/11 11:43 gazzetta¥gran¥e¥vera¥della¥terzo¥il¥E famoso¥cos“¥quellÕuomo¥2Pezzi,¥il¥fa¥Che ¥trombetta.¥nome¥gran¥il¥fama¥la¥cui¥Di 11 sappia¥e¥trema¥e¥due,¥e¥tutti¥Leggili romanticoso¥3Bue¥un¥che¥altro¥vuol¥ci¥Che ¥prosapia.¥poetica¥nostra¥la¥sconvolgere¥Per 14 Car-¥al¥negativa¥recensione¥della¥autore¥13),¥60.6,¥(cfr.¥Pezzi¥Francesco¥2 appar-¥48¥19,¥16,¥14,¥nn.¥nei¥MilanoÈ¥di¥ÇGazzetta¥sulla¥uscita¥,magnola 1820.¥del¥febbraio¥17¥e¥gennaio¥19¥16,¥14,¥il¥si ¥manzoÓ;¥Ògrosso ¥quasi¥Manzoni,¥nome¥col¥parole ¥di¥gioco¥�¥ÒBueÓ¥3 originale.¥�¥corsivo¥il 398 PORTA_testi.indd 398 16/03/11 11:43 60.6 ¥¥DISSUASIONE¥DI¥VI¡¥SONETTO TRAGEDIE¥COMPOR¥AL¥INTORNO superbo¥giˆ¥tu¥fosti¥Manzon¥o¥Troppo 1camena¥tragica¥la¥calzare¥Nel nellÕarena,¥lÕAlfieri¥con¥correr¥Per ¥accerbo;¥troppo¥�¥senno¥tuo¥del¥pi�¥il¥Cui 4 nerbo¥vero¥il¥conosci¥non¥tu¥ancor¥Che 2scena¥di¥unitˆ¥in¥tragedie¥far¥Di verbo,¥sullÕeroico¥in¥fermo¥star¥di¥E ¥lena;¥in¥�¥debole¥stil¥e¥frase¥tua¥Perch� 8 3tintillo¥avevi¥questo¥a¥mezzo¥in¥sÕanche¥Che 4rezzi¥eroici¥sulli¥in¥pure¥tu¥gir¥Di ¥Eschillo¥con¥e¥Fidia¥con¥Sofocle,¥Con 11 luminario¥dal¥andar¥allor¥Dovevi 5Pezzi,¥dallÕalmo¥saper,¥maggior¥pi�¥Del ¥6necessario.¥il¥insegna¥che¥quel¥�¥lui¥Che 14 tragedia.¥della¥musa¥di¥sinonimo¥Qui¥1 ¥dai¥rispettate¥luogo,¥di¥e¥tempo¥di¥azione,¥di¥unitˆ¥alle¥Riferimento¥2 Manzoni.¥da¥violate¥deliberatamente¥e¥classicisti ÒambizioneÓ.¥ÒuzzoloÓ,¥ÒDesiderioÓ,¥3 ÒAure.Ó¥4 2.¥nota¥60.1,¥cfr. Pezzi¥Per¥5 ÒcessoÓ.¥di¥ossia¥,cˆmer¥di¥sinonimo¥come¥Cherubini¥dal¥dato¥�¥Necessari¥6 399 PORTA_testi.indd 399 16/03/11 11:43 61 Il testo � forse il pi� noto di Carlo Porta anche per la leggibilitˆ del gustoso italo-milanese in cui donna Fabia narra a un prete ospite, in attesa del pranzo, la sua disavventura: una banale caduta che la tronfia e ignorante dama paragona alla crocifissione, trasformando la sua Preghiera (questo il titolo pi� diffuso) in una sostanziale bestemmia. La voce schiettamente milanese del narratore nella prima e nellÕultima strofa incornicia il monologo della dama smascherandone e mettendone in ridicolo la mentalitˆ deformata al pari del suo linguaggio, brioso pastiche che piacque a Stendhal. Questi versi, esempio di sottile e tagliente critica sociale, si possono considerare, insieme al Me , il testamento intellettuale di Porta: sono infatti da-Biroeu¥neghin tabili fra la fine di gennaio e lÕaprile del 1820. Furono pubblicati per la prima volta nellÕedizione Grossi. DIO¥A¥OFFERTA (La preghiera) 1Fabrian¥de¥Fabron¥Fabia¥Donna passaa¥sabet¥foeugh¥al¥settada¥LÕeva franzescan,¥ex¥Sigismond¥pader¥Col bontaa¥la¥usava¥ghe¥el¥intrattant¥Che coseva)¥ris¥el¥che¥sÕintend,¥(Intrattanta, ¥faseva.¥la¥che¥discors¥sto¥scoltagh¥De 6 DIO ¥A ¥OFFERTA - -¥preghiera) ¥(La Donna Fabia Fabroni di Fa briano era seduta al fuoco, sabato scorso, col padre Sigismondo ex francescano, che intanto le usava la bontˆ (intanto, sÕintende, che il riso cuoceva) di ascoltare questo discorso che faceva. | ÒderetanoÓ.¥ossia¥,fabriano¥con¥parole¥di¥gioco¥il¥noti¥Si¥1 400 PORTA_testi.indd 400 16/03/11 11:43 Sigismond¥don¥m“¥anche¥mai¥Ora paura¥lei¥di¥nella¥appien¥Convengo mond,¥del¥fin¥la¥assai¥prossima¥sia¥Che natura,¥tal¥una¥di¥cose¥vedo¥Ch� dars¥ponn¥non¥che¥tal,¥natura¥DÕuna ¥disfas.¥a¥prossim¥assai¥mondo¥un¥in¥Che gent,¥contro¥gent¥rapinn,¥stupri,¥Congiur, 2Regg,¥Princip¥de¥uccision¥Fellonii, sovvertiment¥avanii,¥Violenz, motegg¥beffe,¥moral,¥de¥e¥3troni¥De natal¥i¥contro¥perfin¥e¥culto,¥il¥Contro ¥social.¥dellÕordine¥Cardin¥primm¥Del segni¥son¥non¥se¥Sigismond,¥Don¥Questi, profezia,¥della¥complemento¥Del indegni¥li¥dÕesser¥certament¥lascian¥Non 12 18 ÇOramai anche io, don Sigismondo, convengo appieno nella di lei paura che sia prossima assai la fine del mondo, perchŽ vedo cose di una tale natura, dÕuna natura tale, che non possono darsi che in un mondo assai prossimo a disfarsi. | Congiure, stupri, rapine, gente contro gente, fellonie, uccisioni di principi regi, violenze, avanie [angherie], sovvertimenti di troni e di morale, beffe, motteggi contro il culto, e perfino contro i natali del primo cardine dellÕordine sociale. | Questi, don Sigismondo, se non son segni del compimento della profezia, non lasciano certamente dÕesser gli indegni ¥i¥tra ¥Berry, ¥di ¥Duca ¥Ferdinando ¥Carlo ¥di ¥allÕuccisione ¥Riferimento ¥2 Restaura-¥la¥durante¥che,¥francese¥ultrareazionaria¥politica¥dellÕala¥capi fu-¥del¥Secondogenito¥RŽgime.¥AncienallÕ¥ritorno¥il¥propugnava¥zione, sel-¥dal¥teatro,¥da¥usciva¥mentre¥ucciso¥fu ¥X,¥Carlo¥Francia¥di¥re¥turo ¥molto ¥provoc˜ ¥notizia ¥La ¥1820. ¥gennaio ¥3¥il ¥Louvel, ¥Pierre ¥Louis ¥laio gennaio.¥22¥il¥MilanoÈ¥di¥ÇGazzetta¥dalla¥data¥fu¥e¥Europa¥in¥scalpore ¥Ferdinando¥costrinse¥che¥Spagna,¥in¥liberale,¥moto¥al¥allude¥si¥Forse¥3 ¥caduta¥della¥unÕeco¥di¥tratta¥si¥forse¥o¥costituzione;¥la¥concedere¥a¥VII prima.¥anni¥cinque¥avvenuta¥Napoleone¥di 401 PORTA_testi.indd 401 16/03/11 11:43 4filosofia;¥dellÕattual¥Frutti ingoiar¥a¥ebbi¥tropp,¥pur¥cui,¥di¥Frutti ¥narrar.¥a¥v˜¥or¥come¥lÕamaro,¥Tutto 5marz¥de¥venerd“¥ieri¥Essendo divozion¥mia¥dalla¥tratta¥Fui sfarz¥quell¥con¥andiedi¥vi¥e¥6Cels,¥Sant¥A condizion;¥nostra¥alla¥adice¥si¥Che lavorin¥i¥e¥lÕarmi,¥con¥7cop�¥mio¥Il ¥vetturin.¥al¥quanto¥domestich¥al¥Tanto davanti¥corridoi¥i¥e¥porte¥le¥Tutte faragin¥dÕuna¥cepp¥pien¥eren¥tempio¥Al mendicanti,¥de¥vien,¥che¥va,¥che¥gent¥De immagin,¥de¥librett,¥de¥mercadanti¥De furugozz,¥tanto¥con¥che,¥guisa¥In ¥carrozz.¥dai¥scender¥a¥vÕera¥non¥Agio appunt¥quella¥in¥che¥tal¥era¥LÕimbarazz abbass,¥piede¥un¥con¥quasi¥giˆ¥ChÕero unt¥s“¥sporch,¥s“¥pret¥un¥contro¥urtoron¥Me 24 30 36 frutti dellÕattuale filosofia; frutti di cui, purtroppo, ebbi a ingoiare tutto lÕamaro, come or vado a narrare. | Essendo ieri venerd“ di marzo fui tratta dalla mia devozione a San Celso, e vi andai con quello sfarzo che si addice alla nostra condizione; il mio coupŽ con le armi [stemmi], e i lavorini [alamari] tanto al domestico quanto al vetturino. | Tutte le porte e i corridoi davanti al tempio erano pieni zeppi dÕuna farragine di gente che va, che viene, di mendicanti, di mercanti di libretti [devozionali], di immaginette [sacre], in guisa che, con tanto trambusto, agio non vÕera per scendere dalle carrozze. | LÕimbarazzo era tale che in quella [in quel momento], appunto, chÕero giˆ quasi con un piede a terra, mi spinsero contro un prete cos“ sporco, cos“ unto, ¥regime¥dellÕantico¥cardini¥i¥contestavano¥che¥illuministiche¥idee¥Le¥4 nobiliari.¥privilegi¥i¥e con-¥era¥Quaresima, ¥di¥venerd“ ¥i¥tutti¥in¥e¥marzoÓ,¥di¥Òvenerd“ ¥Nei¥5 quaresimali.¥prediche¥le¥sentire¥per¥chiesa¥in¥recarsi¥suetudine ¥¥Italia.¥corso¥nellÕattuale¥esistente¥oggi¥ancora¥Chiesa¥6 ¥chiusa,¥ruote, ¥quattro ¥a¥carrozza ¥la¥cio�¥,coupŽ¥per¥idiotismo¥�¥Cop�¥7 posti.¥due¥con 402 PORTA_testi.indd 402 16/03/11 11:43 pass,¥el¥ritirar¥e¥schivarlo¥per¥ChÕio, grand¥s“¥sculaccion¥un¥legno¥nel¥Diedi ¥rimand.¥di¥terra¥in¥stramazz˜¥mi¥Che frangent¥un¥in¥rimaness¥me¥Come supp™r:¥da¥facil¥�¥fatta¥questa¥Di gent¥tanta¥a¥mezz¥in¥damma¥e¥donna¥E pud™r¥nel¥e¥compromessa¥decor¥Nel sens¥i¥persi¥non¥se¥che¥cert¥che¥�¥pi� ¥propens.¥guard˜¥mi¥che¥ciel¥del¥don¥Fu pi�¥in¥s˜rta¥appena¥che¥pi�¥tanto¥E mascalzoni¥quej¥band¥i¥tutt¥da¥Sentii 8v�!¥via¥va¥il¥dietro¥ciuffolarmi¥A buffoni,¥atti¥improperi,¥sconc,¥Risa rango,¥in¥egual¥lor¥a¥donna¥foss¥Quasi ¥fango.¥simil¥o¥merciaja...¥Cittadina... cura¥in¥che¥stess¥ciel¥quell¥dissi,¥come¥Ma, culla,¥dalla¥fino¥sempre¥mai¥MÕebbe congiuntura¥questa¥in¥pure¥lasci˜¥Non nulla,¥mio¥del¥onta¥ad¥protegerm¥De costanza¥tanta¥mÕinspir˜¥cuor¥nel¥E ¥circostanza.¥simil¥in¥voleva¥cÕen¥Quant 42 48 54 60 chÕio, per schivarlo e ritirare il passo, diedi nel legno uno sculaccione cos“ forte che mi stramazz˜ in terra di rimando [rimbalzo]. | Come rimanessi in un frangente di questa fatta � facile da supporre: e donna e dama in mezzo a tanta gente, nel decoro compromessa e nel pudore, � pi� che certo che se non persi i sensi fu dono del cielo che mi guard˜ propenso [benevolo]. | E tanto pi� che, appena rimessa in piedi, sentii da tutte le parti quei mascalzoni zufolar ! Risa sconce, improperi, atti buffoni, quasi fossi donna v�¥via¥va mi dietro il a loro egual in rango, cittadina [borghese]... merciaia... o simil fango. | Ma, come dissi, quel cielo stesso che in cura mÕebbe sempre fino dalla culla, non lasci˜ neppure in questa congiuntura di proteggermi a onta del mio nulla, e nel cuor mÕispir˜ tanta costanza quanta ce ne voleva in simile circostanza. | dileggio.¥di¥popolare¥Espressione¥8 403 PORTA_testi.indd 403 16/03/11 11:43 impongo¥subit¥m“,¥de¥maggior¥Fatta seguiss,¥me¥el¥e¥tacess,¥chÕel¥Anselm¥mio¥Al giongo¥chiesa,¥in¥passo¥calca,¥la¥Rompo Crocifiss,¥del¥dellÕaltar¥piedi¥AÕ memoria¥a¥poi¥raccolgh,¥me¥umilio,¥Me ¥giaculatoria:¥questa¥Signor¥mio¥al¥F˜ 66 Mio caro buon Ges�, che per decreto DellÕinfallibil vostra volontˆ MÕavete fatta nascere nel ceto Distinto della prima nobiltˆ, Mentre poteva a un minim cenno vostro ¥Nascer plebea, un verme vile, un mostro: 72 Io vi ringrazio che dÕun s“ gran bene Abbiev ricolma lÕumil mia persona, Tant pi� che essend le gerarchie terrene Simbol di quelle che vi fan corona Godo cos“ di un grad chÕ� riflession ¥Del grad di Troni e di Dominazion. 78 Questo favor lunge dallÕesaltarm, Come accadrebbe in un cervell leggier, Non serve in cambi che a ramemorarm La gratitudin mia ed il dover Di seguirvi e imitarvi, specialment ¥Nella clemenza con i delinquent. 84 Fatta maggior di me, subito impongo al mio Anselmo chÕegli tacesse, e mi seguisse, rompo la calca, passo in chiesa, giungo ai piedi dellÕaltare del Crocifisso, mi umilio, mi raccolgo, poi a memoria faccio al mio Signore questa giaculatoria: | ÒMio caro buon Ges�, che per decreto dellÕinfallibile vostra volontˆ mÕavete fatta nascere nel ceto distinto della prima nobiltˆ, mentre potevo a un minimo cenno vostro nascere plebea, un verme vile, un mostro: | io vi ringrazio che dÕun s“ gran bene abbiate ricolma lÕumile mia persona, tanto pi� che essendo le gerarchie terrene simbolo di quelle che vi fan corona godo cos“ di un grado chÕ� riflessione del grado di Troni e delle Dominazioni. | Questo favore, lungi dallÕesaltarmi, come accadrebbe in un cervello leggero, non serve in cambio che a ramemorarmi la gratitudine mia e il dovere di seguirvi e imitarvi, specialmente nella clemenza con i delinquenti. | 404 PORTA_testi.indd 404 16/03/11 11:43 Quindi in vantaggio di costor anchÕio VÕoffro quei preghi, che avii faa voi stess Per i vostri nimici al Padre Iddio: Ah s“ abbiate pietˆ dei lor eccess, Imperciocch� ritengh che mi offendesser ¥Senza conoscer cosa si facesser. 90 Possa stÕumile mia rassegnazion Congiuntament ai merit infinitt Della vostra accerbissima passion Espiar le lor colpe, i lor delitt, Condurli al ben, salvar lÕanima mia, ¥Glorificarmi in cielo, e cos“ sia. 96 fatt¥col¥accompagnar¥poi¥Volendo pes,¥maggior¥avesser¥onde¥parole,¥Le 9dÕeclatt¥p˜¥un¥con¥combinare¥E offes¥mÕha¥chi¥di¥mortificazion¥La seguir¥da¥damme¥alle¥lÕesempio¥E ¥avvenir,¥prossimi¥contingenti¥NeÕ 102 Quindi in vantaggio [a favore] di costoro anchÕio vÕoffro quei preghi, che avete fatto voi stesso per i vostri nemici al Padre Iddio: Ah s“, abbiate pietˆ dei loro eccessi, imperciocchŽ ritengo che mi offendessero senza conoscere cosa facessero. | Possa questÕumile mia rassegnazione congiuntamente ai meriti infiniti della vostra acerbissima passione espiare le loro colpe, i loro delitti, condurli al bene, salvare lÕanima mia, glorificarmi in cielo, e cos“ siaÓ. | Volendo poi accompagnare con fatti le parole, onde avessero maggior peso, e combinare con un poÕ dÕŽclat la mortificazione di chi mi ha offeso e lÕesempio alle dame da seguire nei contingenti prossimi a venire, | ÒscalporeÓ.¥,ÒclamoreÓ¥significa¥che¥,Žclat¥francese¥il¥per¥idiotismo¥,Eclatt¥9 405 PORTA_testi.indd 405 16/03/11 11:43 pezzent,¥quej¥a¥e¥chiesa,¥dalla¥tratt¥un¥a¥S˜rto confidenza,¥de¥ton¥in¥Rivolgendem gent?...¥buona¥domando,¥siete,¥Quanti Eccellenza!¥rispondon,¥ventun,¥Siamo Ventun?...¥replico,...¥molti,¥Caspita! ¥un.¥per¥quattrin¥on¥Degh¥Anselm?...¥serve:¥Non 108 Sigismond¥Don¥ch“¥e¥Damma,¥la¥tas¥Ch“ religion,¥de¥zel¥de¥oeuv¥on¥come¥Pien tond,¥di¥forzellinn,¥di¥son¥dal¥Scoldaa onÕorazion,¥sfodragh¥per¥l“¥LÕeva suppera¥la¥con¥interromp¥no¥Anselm¥se¥Che ¥lÕera!¥borlanda¥che¥catta¥a¥Vattel 114 esco a un tratto dalla chiesa, e a quei pezzenti, rivolgendomi in tono di confidenza, ÇQuanti siete, domando, buona gente?...È ÇSiamo ventuno, rispondono, Eccellenza!È ÇCaspita! molti...È replico ÇVentuno?...È Non importa: ÇAnselmo?... Dategli un quattrino per unoÈ. | Qui tace la dama, e qui don Sigismondo pieno come un uovo di zelo di religione, scaldato dal suono delle forchette, dei tondi [piatti], era l“ l“ per sfoderarle unÕorazione, che se Anselmo non interrompe con la zuppiera, chissˆ che sbrodolata era! 406 PORTA_testi.indd 406 16/03/11 11:43 62 Mar-e nel Bongee¥GiovanninLa figura del popolano, umiliata in chionn, si riscatta con la voce ferma e dignitosa di questo servitore che ritorce sui preti le accuse di una cattiva condotta morale che inquina la societˆ. Le sestine furono ispirate da un fatto di cronaca indicato da Porta in una postilla: ÇIl nipote del Card. Pacca, giovane Prelato, che rappresentava il gov.o papale nella Comm.e diplomatica di Milano; poi Governat.e di Roma: fugito in America per debiti, con manumissione del danaro pontificioÈ. Composte fra aprile e giugno del 1820 furono pubblicate per la prima volta nellÕedizione luganese. MONEGH¥EX¥DI¥1BIROEU¥MENEGHIN polid¥proppi¥faa¥LÕha¥bravo!¥Bravo! insc“¥bagaj:¥quij¥dÕintorna¥toeuss¥A rid¥fall¥de¥scenna¥ona¥cuntˆ¥poss¥Ghe ch“;¥staven¥se¥p�¥cuntava¥la¥Che men,¥e¥p�¥dis¥se¥sˆ?¥el¥giˆ¥nee,¥voeult,¥di¥Ch� ¥fen.¥de¥carr¥on¥lÕ�¥lor¥per¥busca¥ogni¥E Benedetta,¥Suor¥monegasc,¥ex¥Quatter Martina,¥Suor¥Usebia,¥Suor¥Anna,¥Suor 6 Bravo!bravo!Hafattopro-MONACHE¥EX¥DELLE¥SERVITORE¥MENEGHINO prio pulito [bene] a togliersi dÕintorno quei ragazzi: cos“ le posso raccontare una scena da farla ridere, che non la raccontavo pi� se stavano qui: che delle volte, neh, giˆ lo sa?, si dice pi� o meno e ogni pagliuzza per loro � un carro di fieno. | Quattro ex monacacce, suor Benedetta, suor Anna, suor Eusebia, suor Martina, cor-¥le¥allentano¥o¥tendono¥si¥cui¥con¥girevole¥perno¥,ÒbischeroÓ¥,Biroeu¥1 ¥persone¥le¥traslato¥per¥ecc.,¥violino¥del¥mandolino,¥del¥chitarra,¥della¥de Òser-¥a¥equivale¥Cherubini¥per¥piacimento;¥a¥muovere¥fare¥possono¥si¥che ÒscioccoÓ.¥che¥virileÓ¥Òmembro¥sia¥significa¥Toscana¥in¥ÒfanteÓ;¥,vitoreÓ 407 PORTA_testi.indd 407 16/03/11 11:43 casetta¥lor¥tra¥fan¥e¥insemma¥Viven 2dottrina,¥la¥de¥collaron¥dÕon¥cˆ¥In foss,¥el¥passaa¥lˆ,¥mond,¥del¥pee¥di¥Foeura ¥3Calloss.¥Sant¥e¥Matt¥di¥Vincenz¥Sant¥Tra 12 rosari,¥de¥furia¥a¥ficc¥el¥Paghen pension,¥la¥ghÕhan¥4livell,¥bon¥s˜¥el¥GhÕhan salari,¥senza¥serv¥je¥che¥convers¥D˜ canton,¥el¥voltaa¥arent¥l“¥gesa¥soa¥La dellÕuss,¥denter¥p™zz¥el¥e¥comod¥s˜¥El ¥Esuss.¥dis¥che¥5stornell¥bravo¥s˜¥el¥E 18 confessor,¥de¥pret,¥de¥teolegh,¥De cˆ¥de¥patron¥dal¥disna¥che¥quij¥Tra lor¥de¥s�¥ven¥che¥olter¥quij¥tra¥E rizzˆ,¥de¥cames¥e¥cott¥portagh¥A brovett¥on¥d“¥i¥tutti¥frega¥in¥nÕhan¥Ghe ¥pett.¥i¥tutt¥su¥consultˆ¥possess¥De 24 vivono insieme e fanno mensa comune tra loro in casa di un collarone della dottrina, fuori dai piedi del mondo, lˆ, passato il fosso, tra San Vincenzo dei pazzi e San Calogero. | Pagano il fitto a furia di rosari, hanno il loro buon livello, hanno la pensione, due converse [suore laiche] che le servono senza salario, la loro chiesa l“ vicino voltato il cantone, il loro cesso e il pozzo dentro lÕuscio, e il loro bravo stornello che dice ÇJesusÈ. | Di teologi, di preti, di confessori, tra quelli che pranzano dal padrone di casa e tra queglÕaltri che vengon su da loro a portargli cotte e camici da pieghettare, ne hanno intorno tutti i giorni un broletto [un gran numero] da potersi consultare su tutti i peti [quisquilie]. | 13.¥nota¥40,¥cfr. collaron de la dottrina ¥Per¥2 ol-¥Martesana;¥della¥Naviglio¥il¥�¥precedente ¥verso¥al¥citato¥fosso¥Il¥3 ¥chiesa¥la¥sorgeva ¥cui¥in¥Calogero ¥San¥di¥via¥la¥e¥Borgo ¥il¥apriva¥si¥tre ¥di¥e,¥Prato¥al¥Vincenzo¥San¥di¥chiesa¥la¥anche¥era¥Borgo¥Nel¥omonima. cittˆ.¥della¥mentali¥malati¥i¥ricoverati¥venivano¥cui¥in¥casa¥una¥fronte, ¥convento ¥al ¥religiose ¥dalle ¥portata ¥dote ¥della ¥rendita ¥Çla ¥era ¥Livell ¥4 ri-¥regolarmente ¥frutti ¥dava¥dote¥tale¥[...]¥monacazione¥della¥allÕatto (Bezzola).¥scossiÈ ¥apprende¥Italia,¥Nord¥il¥tutto¥popola¥che¥uccello¥comune,¥storno¥Lo¥5 parole.¥anche¥e¥vari¥suoni¥ripetere¥a¥facilmente 408 PORTA_testi.indd 408 16/03/11 11:43 numer¥sora¥ghÕhan¥vantagg¥di¥rest¥al¥Oltra personna,¥mia¥alla¥cˆ¥de¥arent¥stˆ¥de¥Quell cocumer,¥trii¥per¥d“¥el¥tutt¥corr¥fan¥Che donna¥mia¥la¥anch¥avegh¥de¥quellÕolter¥E tassij¥i¥dˆ¥ghe¥la¥e¥sarta¥la¥fa¥Che ¥6covercij.¥i¥agnuss,¥i¥abet,¥i¥Per 30 somma,¥la¥de¥insomma¥donn,¥quatter¥Hin mej¥stˆ¥vorend,¥a¥podaraven,¥Che Romma,¥a¥Pappa¥chÕel¥lor¥pussee¥voeult¥Milla porscej,¥come¥grass¥paradis¥in¥andˆ¥E vuna¥semper¥nÕhan¥ghe¥che¥surs“,¥Eppur, ¥luna.¥la¥batt¥de¥marsciss,¥de¥cruzziass,¥De 36 grass¥sabet¥del¥in¥perch�¥lÕhan¥ghe¥poo¥On nott,¥mezza¥la¥passaa¥fina¥Ballen spass¥a¥van¥che¥donn¥di¥via¥per¥poo¥On biott,¥stomegh¥col¥brasc,¥coj¥coppa,¥la¥Con cull¥in¥tira¥a¥strenc¥vestinn¥coj¥poo¥On ¥baull;¥del¥grazia¥la¥tutt¥mostren¥Che 42 Oltre al resto dei vantaggi hanno in soprannumero quello di stare vicino alla casa della mia persona, che fanno correre tutti i giorni per tre cetrioli [per nulla], e quellÕaltro dÕavere anche la mia donna che fa la sarta e gli dˆ i tas , i coperchietti da rocca. | Sono quat-dei¥agnus selli [ritagli] per gli abiti, gli tro donne, in somma della somma, che potrebbero, volendo, stare meglio mille volte pi� loro che il papa a Roma e andare in Paradiso grasse come porcelli, eppure, signors“, ne hanno sempre una da crucciarsi, da marcirsi, da avere la luna. | Un poÕ ce lÕhanno perchŽ nel sabato grasso ballano fino a passata la mezzanotte, un poÕ per via delle donne che vanno a spasso colla coppa [la nuca], colle braccia, con lo stomaco nudi, un poÕ con i vestitini stretti a tira in culo [stretti sul sedere] che mostrano tutta la grazia del baule; | fungo-¥che ¥stoffa ¥di ¥pezzi ¥realtˆ ¥in ¥sono ¥,ÒabitiÓ ¥letteralmente ¥,Abet ¥6 reli-¥piccole ¥,agnus dei ¥gli ¥,agnuss ¥collo; ¥al ¥portare ¥da ¥scapolari ¥da ¥no cover-¥stoffa;¥di¥involti¥minuscoli¥con¥protetti¥sovente¥venivano¥quie, fusi.¥dei¥conocchie¥le¥per¥protezioni¥sono¥,roccaÓ¥da¥Òcoperchietti¥i¥,cij 409 PORTA_testi.indd 409 16/03/11 11:43 7Scirin¥Monscior¥perch�¥lÕhan¥ghe¥d“¥On Cresema,¥la¥ministrˆ¥de¥despart¥in¥traa¥LÕhan 8Tamborin,¥el¥stampa¥se¥perch�¥d“¥On quaresema,¥in¥teatter¥fan¥perch�¥O Arzipret¥fˆ¥voeuren¥Monscia¥in¥perch�¥O ¥pianet.¥i¥tutt¥scurtˆ¥fˆ¥de¥nan¥On 48 venerd“¥de¥perch�¥cascen¥se¥Lor pollaster;¥i¥vend¥a¥polliroeu¥i¥voltra¥Van derv“,¥de¥han¥che¥tosann¥di¥scoeul¥i¥Per 9lÕincaster;¥con¥faa¥m“,¥soeuja¥scoeul,¥Certe picciur,¥i¥per¥scandalos,¥stamp¥i¥Per ¥mur.¥del¥lontan¥straa¥in¥pissa¥che¥quij¥Per 54 un giorno ce lÕhanno perchŽ monsignor Cerina lÕhanno dispensato dallÕamministrare la cresima, un giorno perchŽ si stampa il Tamburini, o perchŽ fan teatro in quaresima, o perchŽ a Monza vogliono fare arciprete un nano da far accorciare tutte le pianete. | Loro se la prendono perchŽ di venerd“ vanno in giro i pollaioli a vendere i pollastri; per le scuole delle ragazze che hanno da aprire, certe scuole, che ne so io, fatte con lÕincastro, per le stampe scandalose, per le pitture, per quelli che pisciano in strada lontano dal muro. | Euge-¥monsignor ¥accaduto: ¥realmente ¥fatto ¥un ¥riprende ¥Porta ¥Qui ¥7 incarica-¥prima ¥fu ¥Sergiopoli, ¥di ¥arcivescovo ¥(1748-1827), ¥Cerina ¥nio succes-¥cresime,¥le¥somministrare¥a¥Milano¥di¥vescovo¥il¥aiutare¥di¥to dispensato.¥sivamente 12.¥nota¥50,¥cfr.¥Tamburini¥Pietro¥Per¥8 ¥Bell¥di¥nomi¥i¥celano¥si¥cui¥sotto¥parole¥di¥gioco¥un¥�¥Faa con lÕincaster¥9 ¥Il¥1778-1838).¥Lancaster,¥(Joseph¥Lancaster¥e¥1753-1832)¥Bell,¥(Andrew prin-¥dellÕinnovativo¥perfezionatore ¥il¥secondo¥il¥lÕideatore, ¥fu¥primo ¥gli ¥quale ¥al ¥base ¥in ¥Bell-Lancaster, ¥appunto ¥detto ¥pedagogico, ¥cipio sot-¥giovani,¥pi�¥ai¥precettori¥da¥facevano¥istruiti¥e¥anziani¥pi�¥alunni Confa-¥Federico¥conte¥il¥1820¥Nel¥educatore. ¥un¥di¥sorveglianza¥la¥to costi-¥la¥per¥societˆ¥una¥Porta,¥di¥collaborazione¥la¥con¥avvi˜,¥lonieri ¥pedagogico,¥metodo¥nuovo¥questo¥applicavano¥che¥scuole¥di¥tuzione quattrocen-¥e¥duecento¥gratuitamente¥accolsero ¥(che¥due¥avviandone fanciulle.¥per¥una¥progettandone¥e¥circa)¥alunni¥to 410 PORTA_testi.indd 410 16/03/11 11:43 diavoleri¥el¥boesg,¥el¥bordell,¥el¥Ma deliqui,¥streppet,¥lÕoltrer:¥e¥jer¥staa¥LÕ� seri,¥affar¥on¥convulsion:¥Girament, reliqui,¥spiret,¥asee,¥sora¥sott¥traa¥ha¥Che devott,¥10chiffer,¥fraa,¥ex¥cicolatt,¥Pret, ¥bescott.¥di¥scorta¥la¥mezz¥trasaa¥E 60 via¥per¥spuell,¥sto¥tutt¥ruzz,¥sto¥tutt¥E cˆ,¥a¥portaa¥hoo¥che¥begliett¥dÕon¥besasc¥DÕon Tobia¥don¥Romma¥de¥rezevuu¥ha¥Che lˆ¥gi˜¥fina¥toe�¥a¥mandaa¥mÕhan¥che¥E d˜,¥i¥e¥vuna¥la¥intrˆ¥Vittor¥Sant¥A ¥11b˜.¥de¥oeugg¥mezz¥per¥messa¥dis¥el¥Dove 66 Tranquillin,¥don¥Ridolf,¥don¥Disma,¥Don Mansuett,¥don¥Clement,¥don¥Lorenz,¥Don Igin,¥don¥Saveri,¥don¥Pio,¥Don Anicett,¥don¥Samuell,¥don¥Cels,¥Don Fedel,¥don¥Lazzer,¥don¥Romuald,¥Don ¥mel.¥al¥mosch¥i¥n�¥che¥pesc¥adoss¥b™rs¥GhÕhin 72 Ma il bordello [caos], il putiferio, il diavoleto, � stato ieri e lÕaltroieri, strepiti, deliqui, giramenti [di testa], convulsioni: un affare serio, che ha messo sottosopra aceto, spirito [alcol], reliquie, preti, cioccolato, ex frati, kipfel, devoti, e sciupata mezza [per metˆ] la scorta di biscotti. | E tutto questo ruzzo [baccano], tutto questo pandemonio, per via dÕuno stupido biglietto che ho portato a casa, che ha ricevuto da Roma don Tobia e che mi hanno mandato a prendere fin gi� lˆ a San Vittore, tra lÕuna e le due, dove dice messa per mezzo occhio di bue. | Don Disma, don Rodolfo, don Tranquillino, don Lorenzo, don Clemente, don Mansueto, don Pio, don Saverio, don Iginio, don Celso, don Samuele, don Aniceto, don Romualdo, don Lazzaro, don Fedele, gli sono corsi addosso peggio che neanche le mosche al miele. | ri-¥con ¥mezzaluna ¥di ¥forma ¥a¥dolci ¥tedeschi, ¥Kipfel ¥i¥,sonoChiffer ¥10 cornetti.¥odierni¥agli¥simili¥pieno, ger-¥voce¥�¥bueÓ,¥di¥occhio¥Òmezzo¥letteralmente¥,Mezz oeugg de b˜ ¥11 milanesi.¥lire¥tre¥ossia¥scudoÓ,¥Òmezzo¥significa¥che¥gale 411 PORTA_testi.indd 411 16/03/11 11:43 releggiuu,¥e¥voeult¥tante¥leggiuu¥LÕhan paroll,¥tant¥e¥calmeri¥tant¥s�¥faa¥GhÕhan strassentuu,¥e¥voeult¥tante¥sentuu¥LÕhoo coll¥del¥lÕoss¥giughi¥ghe¥sanguanon,¥Che, sÕcett¥e¥nett¥ciar,¥s�¥dighi¥ghÕel¥no¥Se ¥12ett.¥on¥giontagh¥n�¥via¥toeugh¥Senza Romma li sedeci¥dis,¥el¥,Amico caro 78 Aprilo, milla vottocento vinti. n˜ hin lingui maledici,¥dis,¥el¥,Pur troppo menzionieri o finti¥dice,¥el¥,N� cosse se diceno da voi¥dis,¥el¥,Quelle che ¥di noi.13Circa el Governator nostro per nostro vilimento¥dis,¥el¥,Ma Dio 84 LÕha talmente cecato, che dedopo Trasato in donne e giogo el pontamento14 E prenduto gran debeti sul gopo, condemeno¥dice,¥el¥,Non ha potuto ¥E dacchi e dacchi de sbottire un pieno. 90 LÕhanno letto tante volte e riletto, gli han fatto su tante chiacchiere e tante parole, lÕho sentito tante volte e strasentito che, diavolo, ci gioco lÕosso del collo se non glielo dico su [racconto] chiaro, netto e schietto, senza togliere via nŽ giuntargli un ÒetteÓ. | ÇAmico caro,È dice ÇRoma l“ sedici aprile, milleottocentoventi. Purtroppo,È dice Çnon sono lingue malefiche, nŽ coseÈ dice Çmenzognere o finte quelle cheÈ dice Çsi dicono da voi circa il governatore nostro di noi. | Ma DioÈ dice Çper nostro avvilimento lÕha talmente accecato, che dopo [aver] trasato [sciupato] in donne e gioco lÕassegno e preso gran debiti sul gobbo, non ha potutoÈ dice Ç[fare] a meno, e dagli e dagli, di scoppiare un pieno [scandalo]. | 24.¥nota¥47,¥cfr.¥ett¥Per¥12 ¥Roma¥di¥governatore ¥(1786-1837),¥Pacca¥Tiberio ¥,Governator nostro ¥13 cardi-¥del¥firma¥la¥falsific˜¥effettivamente ¥1820¥nel¥1817,¥aprile¥28¥dal pon-¥Stato¥dello¥denaro¥rub˜¥91),¥v.¥del¥Gardinaldecane¥(il¥Consalvi¥nale (Bezzola).¥Parigi¥a¥fugg“¥e¥tificio ).appointement¥(franc.¥ÒassegnoÓ¥per¥Francesismo¥14 412 PORTA_testi.indd 412 16/03/11 11:43 che el Gardinal decane,¥dis,¥el¥,Se dice A furia de dˆ a mente a la gran spesa, chÕel dava mane¥dis,¥el¥,Naccorgendose Asca el resto al dinaro de la Gesa, El sia corruto a squajar tutto al Pappa, ¥Che lÕha ordenato subet chÕel se ciappa. chÕel seva dato¥dis,¥el¥,Ma lu el puttasca 96 Che se tendeva de cattarlo ladro, LÕha fatto el quonia, e lÕha curato¥dice,¥el¥15 che el Santo Padro¥dis,¥el¥,El contrattempo in nel dir messa,¥LÕeva in estesi in lÕaria ¥ lÕ� girato in pressa. 16E chi tÕha fatto!... la p� segura¥dis,¥el¥,In circa al resto 102 LÕ� chÕel sia navigato in del Levante, addio tonsura,¥dice,¥el¥,In dove in stÕora LÕ� forse giˆ quattata col turbante; In dove in stÕora forse addio prepuzzi... ¥17Con che sono de voi Monsignor Nuzzi. 108 Si diceÈ dice Çche il cardinale decano, a furia di dare a mente [ripensare] alla gran spesa, accorgendosiÈ dice Çche egli dava mano [metteva mano], oltre al resto, al denaro della Chiesa, sia corso a raccontare tutto al papa, che ha ordinato subito che lo si acchiappi. | Ma lui, il furbone,È dice Çche si era accorto che si voleva catturarlo ladro [coglierlo sul fatto], ha fatto il quoniam [lo gnorri]È dice Çe ha atteso il contrattempoÈ dice Çche il Santo Padre era in estasiÈ dice Çnel dir messa, e chi tÕha fatto!... se nÕ� andato in fretta. | Circa il restoÈ dice Çla [notizia] pi� sicura � che stia navigando verso Levante dove, a questÕora,È dice Çaddio tonsura, � forse giˆ coperta col turbante; e dove a questÕora, forse, addio prepuzio... Con che sono a voi Monsignor NuzziÈ. | 3.¥nota¥33,¥cfr.¥quonia¥Per¥15 avuto...Ó.¥ha¥avuto¥ha¥Òchi¥come¥vale¥qui¥chitÕhafatto!...¥dire¥di¥modo¥Il¥16 nel-¥contemplato¥Nuzzi¥Angelo¥monsignor¥il¥forse¥,MonsignorNuzziÇ¥17 ¥cui¥di¥ma¥129,¥p.¥1820,¥Cracas,¥Roma,¥,MDCCCXXNotizie per lÕanno ¥le (Bezzola).¥notizieÈ¥altre¥hanno¥si¥non 413 PORTA_testi.indd 413 16/03/11 11:43 sentill¥del¥in¥che¥poscritt,¥on¥ghÕeva¥poe�¥Sott scin,¥come¥quanti¥e¥tucc¥Sguagniven capill¥per¥che¥malarbett¥poscritt¥On latin,¥el¥sav�¥religios,¥vess¥Boeugna m“,¥de¥sia¥quante¥in¥ignorant,¥m“¥Ch� ¥insc“.¥diseva¥chÕel¥olter¥capii¥NÕhoo 114 Poscritto: Monsignore Monticello18 LÕ� stato jeri in pubblico cattato de Gulelmo Tello¥dice,¥el¥,ChÕel fava E lÕinfilzava el pommo ad un soldato Sguizzero della guardia pontifizia, ¥E fu mennato sopra alla giustizia. 120 lor¥de¥intrˆ¥quant¥tutt¥dÕaccord¥insc“¥Ch“ conseguenz¥che¥hin¥no¥scandol¥sti¥Che Signor,¥del¥lÕira¥de¥peccaa,¥nost¥Di reverenz¥quij¥intrequer“¥a¥miss¥SÕhin boltrigh¥sti¥fudessen¥razza¥quaa¥De ¥ortigh.¥de¥sort¥sta¥ghicc¥al¥tirava¥ne¥Che 126 Pio,¥don¥e¥Lazzer¥don¥Romuald,¥Don trii,¥e¥tutt¥dÕanem¥cura¥in¥hin¥Che Dio¥de¥timor¥pocch¥el¥fuss¥chÕel¥ditt¥Han Sotto poi cÕera un poscritto, che nel sentirlo, guaivano come cuccioli, un poscritto maledetto che per capirlo bisogna essere religiosi, sapere il latino che io, ignorante, in quanto a me, non ho capito altro [se non] che diceva cos“. | ÇProscritto [poscritto]. Monsignore Monticello � stato ieri in pubblico trovato che facevaÈ dice Çda Guglielmo Tell e infilzava il pomo [deretano] a un soldato svizzero della guardia pontificia, e fu portato alla giustizia [incarcerato]. È | Qui cos“, dÕaccordo tutti quanti fra di loro che questi scandali non sono che conseguenza dei nostri peccati, dellÕira del Signore, si sono messi a inquisire, quelle riverenze, di quale razza fossero questi intrighi che ci tiravano al culo questa sorta di ortiche. | Don Romualdo, don Lazzaro e don Pio, che sono in cura dÕanime tutti e tre, hanno detto che fosse il poco timore di Dio, ¥realtˆ ¥sulla ¥notizie ¥reperite ¥state ¥sono ¥non ¥,Monsignore Monticello ¥18 personaggio.¥del¥meno¥o¥storica 414 PORTA_testi.indd 414 16/03/11 11:43 stremii¥stremii¥candir¥certe¥dˆ¥De funeral,¥di¥in¥e¥battesem¥di¥In ¥parrocchial.¥list¥i¥tassˆ¥vor�¥da¥E strada¥de¥quij¥in¥e¥ges¥di¥busser¥di¥in¥Che 19quattritt,¥che¥olter¥troeuva¥ghe¥se¥No impiccada,¥lÕelemosina¥scars,¥mess¥I poveritt,¥de¥infesciaa¥parrocchi¥I vent¥i¥tutt¥a¥ari¥in¥legn¥de¥cros¥La ¥nient.¥per¥frustada¥20becca¥la¥E Clement¥don¥e¥Cels¥don¥Franzescan¥I bordell¥el¥tutt¥nassess¥che¥Voreven convent,¥soeu¥i¥lor¥a¥tolt¥DallÕavegh Samuell¥don¥Domenican¥lÕex¥E reson¥per¥lÕera¥che¥giurava¥El ¥Inquisizion.¥Santa¥la¥abolii¥DÕav� camarada¥di¥nomm¥a¥anca¥Usebia¥Suor stÕistoria¥che¥inscambi¥pretendeva¥La baronada¥quella¥de¥prozzedess¥La 21Vittoria,¥dalla¥lor¥descasciaa¥avej¥De 132 138 144 del dare certe candele striminzite striminzite nei battesimi e nei funerali e di voler tassare le liste parrocchiali [elenco delle funzioni a pagamento]. | Che nelle bussole delle chiese e in quelle di strada non si trova altro che quattrini, le messe scarse, lÕelemosina impiccata, le parrocchie infestate di poveretti, la croce di legno in aria a tutti i venti, la becca logorata per niente. | I francescani don Celso e don Clemente volevano che nascesse tutto il bordello [putiferio] dallÕavergli tolto a loro i loro conventi, e lÕex domenicano don Samuele giurava che era per la ragione dÕaver abolito la Santa Inquisizione. | Suor Eusebia, anche a nome delle compagne, pretendeva invece che questa storia procedesse da quella baronata [mala azione] di aver scacciato loro dalla Vittoria, valore.¥nessun¥o¥poco¥di¥monetine¥,ÒspiccioliniÓ¥,Quattrit¥19 identifica.¥li¥che¥e¥curati¥i¥portano¥che¥mantellina¥la¥bˆtolo,¥il¥�¥becca¥La¥20 Vittoria.¥della¥Maria¥Santa¥di¥chiesa¥La¥21 415 PORTA_testi.indd 415 16/03/11 11:43 150 vos¥quatter¥a¥insemma¥tucc¥Soggiungend ¥Che sevem quij che candidava i nos. cˆ¥de¥pret¥hin¥che¥Igin,¥don¥Fedel,¥Don Baronessa,¥dÕona¥e¥Marchesa¥DÕona stˆ¥faj¥de¥quella¥a¥colpa¥la¥Daven messa;¥la¥digh¥per¥d“¥mezz¥al¥fina¥Degiun Disma,¥don¥certo¥pret,¥dÕon¥poetta¥on¥E ¥Romantisma.¥al¥adoss¥tutt¥trava¥Le pretascion¥dÕon¥rangogn¥on¥Finalment mira,¥per¥giusta¥gi˜¥settaa¥mÕeva¥ChÕel rognon¥de¥polpetta¥el¥ciamen¥ChÕel lira,¥trenta¥cent¥brutt¥pes¥pesarˆ¥el¥E vistada¥ona¥muso¥del¥in¥infilza¥me¥El ¥parlada:¥sta¥con¥va¥el¥via¥e¥c˜rs,¥can¥De diroo¥ghÕj¥che¥s“,¥m“¥diroo,¥ghÕj¥M“ svargella,¥ne¥el¥Dio¥perch�¥reson¥I doo!¥te¥che¥varda¥d“¥nanca¥Senza bradella,¥la¥su¥stravaccaa¥altar¥i¥Hin sazerdott¥i¥e¥vettuperi¥in¥ges¥I ¥biott.¥e¥magher¥famm,¥de¥mort¥s�,¥per¥S� mar“¥di¥ciallonismo¥gran¥el¥Hin nas¥el¥per¥voltra¥a¥mennˆ¥lassass¥De m“)¥a¥faccia¥in¥fiss¥vardava¥el¥ch“¥(E 156 162 168 aggiungendoci tutte insieme a quattro voci Òche eravamo quelle che candivano le nociÓ. | Don Fedele, don Iginio, che sono preti di casa di una marchesa e dÕuna baronessa, davano la colpa a quella di farli stare digiuni fino a mezzogiorno per dire la messa: e un poeta dÕun prete, certo don Disma, le buttava tutte addosso al Romanticismo. | Finalmente un rangagnone [brontolone] dÕun pretaccione che mi era seduto giusto in mira [di fronte], che lo chiamano Òil polpetta di rognoneÓ e peserˆ, peso lordo, centotrenta libbre, mi infilza nel muso una occhiata da cane c˜rso, e via che inizia con questa parlata: | ÇIo le dir˜, io s“, che le dir˜ le ragioni perchŽ Dio ci flagella, senza neanche dire guarda che ti do! Sono gli altari rovesciati sulla predella, le chiese in vituperio e i sacerdoti qua e lˆ, morti di fame, magri e nudi. | Sono la gran minchioneria dei mariti di lasciarsi menare in giro per il naso (e qui guardava fisso in faccia me) 416 PORTA_testi.indd 416 16/03/11 11:43 pias,¥ghe¥che¥quell¥fˆ¥lassagh¥e¥miee,¥Daj intorna¥vardass¥senza¥spes,¥sora¥Spes ¥corna.¥di¥oppur¥guggia¥la¥de¥vegnen¥Se leccardaria¥la¥golascia,¥la¥Hin camis;¥mezz¥sti¥de¥operari,¥sti¥De calastria,¥raccol,¥miseria,¥cˆ¥In bovis;¥del¥in¥e¥boeucc¥di¥in¥baldoria¥La pers...¥temp¥danee,¥robba,¥ci˜cch,¥sora¥Ci˜cch ¥travers).¥de¥onÕoggiada¥zonfeta¥(E fioeu¥i¥lassˆ¥de¥birbada¥la¥Hin 22pasquee,¥i¥per¥straa,¥i¥per¥strusa¥In borsiroeu,¥el¥23t™ff,¥el¥lÕozios,¥fˆ¥A mestee,¥el¥sbiggen¥se¥ment¥a¥dˆ¥Senza dottrina...¥alla¥festa,¥in¥messa¥a¥van¥Se ¥lampadina).¥onÕoltra¥traffeta¥l“¥(E bosij,¥quij¥sÕcenna,¥la¥in¥quellÕoss¥Hin spesa,¥la¥su¥in¥fattur,¥suj¥in¥cors¥Quij Pij,¥Loeugh¥di¥caregh¥a¥vizzi¥i¥pettˆ¥Quell gesa,¥alla¥gratis¥a¥tutt¥godegh¥Quell 174 180 186 dalle mogli, e lasciargli fare quel che gli piace, spese su spese, senza guardarsi intorno se [i soldi] vengono dallÕago oppure dalle corna. | Sono la golaccia, la ghiottoneria di questi operai, di queste mezze camicie; in casa miseria, liti, carestia, la baldoria nelle bettole e nelle osterie; sbornie su sbornie, roba, denari, tempo perso... (e zonfete!, unÕocchiata di traverso). | Sono la birbata di lasciare i figli a zonzo per le strade, per le piazze, a fare lÕozioso, il donnaiolo, il borsaiolo, senza badare se bigiano il mestiere, se vanno a messa alla festa [di domenica], alla dottrina... (e l“ traffete!, unÕaltra occhiatina). | Sono quellÕosso nella schiena, quelle bugie, quelle creste sulle fatture, sulle spese, quel mettere i vizi a carico dei luoghi pii, quel godere tutto gratis [i servigi] della chiesa, 6.¥nota¥29,¥cfr.¥pasquee¥Per¥22 inse-¥per¥caccia¥da¥cani¥ai¥offre ¥si¥che¥lÕusta¥propriamente, ¥�,¥t™ff¥El¥23 ¥di¥Òcacciatore ¥il¥traslato,¥per¥e,¥stesso¥cane¥il¥anche¥ma¥preda ¥la¥guire ÒdonnaioloÓ.¥il¥femmineÓ, 417 PORTA_testi.indd 417 16/03/11 11:43 d“...¥el¥quant¥tutt¥patron¥di¥maa¥d“¥Quell ¥m“).¥a¥adoss¥oeucc¥duu¥quij¥edaj,¥l“,¥(E 192 24strasc¥spantega¥sti¥de¥lÕardiment¥Hin sia,¥se¥come¥gent¥per¥pret¥nun¥toeunn¥De didasc,¥quij¥con¥tabacch¥nost¥el¥tirˆ¥De compagnia...¥in¥descor¥a¥gi˜¥settass¥De infamm...¥malcreati...¥porci...¥Ballossi... ¥25bissamm).¥vorsuu¥lÕha¥voeulta¥sta¥(Acqua! 198 capissi,¥adess¥negra!¥dÕona¥fiol¥Ah can;¥sto¥parla¥el¥chi¥con¥coeur,¥del¥in¥Dighi secudissi,¥me¥cervell,¥el¥sÕciara¥se¥Me fabrian,¥el¥scagn¥del¥alzˆ¥a¥Pesseghi dannaa,¥ma¥fiero,¥ma¥s“,¥polid¥E ¥conformitaa.¥sta¥in¥respondi¥ghe¥Te 204 descutt“,¥a¥scolda¥se¥chÕel¥tant¥Senza mezzenna,¥ona¥deslengua¥ghe¥che¥risÕc¥Col m“¥anch¥diroo¥ghÕj¥diroo,¥ghÕj¥m“¥Anca peccenna;¥ne¥el¥Dio¥perch�¥reson¥I corr¥lassa¥el¥e¥tas¥el¥perch�¥reson¥I ¥monscior.¥soeu¥di¥cossett¥coss¥bej¥quij¥De 210 quel dire male dei padroni tutto quanto il giorno... (e l“, e dagli!, quei due occhi addosso a me). | Sono lÕardimento di questi spargi-stracci di prendere noi preti per gente qualunque, di tirare il nostro tabacco con quei ditacci, di sedersi a discorrere in compagnia... furbi... porci... screanzati... infami...È (acqua! questa volta ha voluto fissarmi). | Ah!, figlio di una negra!, adesso capisco, dico nel cuore, con chi parla questo cane; mi si schiarisce il cervello, mi scuoto, mi affretto ad alzare dalla sedia il fabriano [deretano], e garbato s“, ma fiero, ma dannato, gli rispondo in questa conformitˆ. | ÇSenza tanto che si scaldi a discutere, col rischio di sciogliersi una mezzena [gran quantitˆ di lardo], anche io gliele dir˜, gliele dir˜ anchÕio le ragioni perchŽ Dio ci pettina; le ragioni perchŽ tace e lascia correre quelle belle cose [e] cosette dei suoi monsignori. | generosi.¥i¥fare¥vogliono¥che¥pezzenti¥i¥indicare¥per¥Neologismo¥24 ¥si¥come¥ÒimpietrireÓ, ¥vale¥),coj oeucc(¥biss¥da¥denominale¥Bissamm¥25 sguardo.¥lo¥con¥serpenti¥i¥facciano¥crede 418 PORTA_testi.indd 418 16/03/11 11:43 malarbetta¥porca¥lÕavarizia¥Hin vizzi¥quell¥lÕ�¥sciori¥lor¥de¥paricc¥in¥Che goletta,¥la¥a¥vesta,¥la¥a¥taccaa¥par¥ChÕel lÕoffizzi,¥come¥meneman¥obblegh¥On 26bascir,¥busser,¥sacchitt,¥inventaa¥ha¥che¥Quell ¥candir.¥de¥dazzi¥e¥cardegh¥de¥Noll 216 27stolla,¥e¥cotta¥de¥incert¥de¥mercaa¥quell¥Hin polmon,¥de¥aria¥de¥vos,¥de¥mess,¥De 29Nicolla,¥sant¥de¥28micchin¥de¥esequi,¥De benedizion,¥suffragg,¥cattafalch,¥De bott¥al¥tant¥on¥angonij¥de¥trafegh¥Quell ¥nagott.¥per¥nagotta¥fˆ¥mai¥quell¥E 222 caritaa,¥de¥trasport¥quij¥corp,¥quij¥Hin mattutin¥quij¥compiett,¥quij¥vesper,¥Quij desgarbaa,¥de¥nojaa,¥de¥lˆ¥Pettaa cicciorin,¥e¥flatti¥de¥Intersiaa lˆ,¥de¥e¥zˆ¥de¥sbarloeugg¥de¥sbaggiad,¥De ¥cˆ.¥a¥andˆ¥de¥lÕora¥ved�¥no¥da¥E 228 Sono lÕavarizia porca maledetta che in parecchi di lor signori � quel vizio che pare attaccato alla veste, al collare, un obbligo quasi come lÕufficio, quello che ha inventato sacchette, bussole, bacili, nolo di sedie e dazio di candele. | Sono quel mercato di incerti di cotta e stola, di messe, di voce, di aria di polmoni, di esequie, di michette [panini] di San Nicola, di catafalchi, suffragi, benedizioni, quel traffico di agonie un tanto al rintocco e quel [non] fare mai nulla per nulla. | Sono quei funerali, quei trasporti di caritˆ, quei vespri, quelle compiete, quei mattutini buttati lˆ di noia, da sgarbati, intarsiati di rutti e cicalecci, di sbadigli, di sbirciate di qua e di lˆ da non vedere lÕora di andare a casa. | ¥questua.¥la¥per¥usati¥solitamente¥recipienti¥i¥sono¥bascir¥e¥busser¥,Sacchitt¥26 6.¥nota¥50,¥cfr. incert de cotta e stolla,¥Per¥27 26.¥nota¥37,¥cfr.¥micchin¥Per¥28 ¥di¥giorno¥il¥vendono¥si¥che¥pani¥piccoli¥sono¥Nicola¥San¥di¥panini¥I¥29 ¥le¥trasform˜¥santo¥il¥quale¥il¥con¥miracolo¥il¥ricordare ¥per¥Nicola,¥San mi-¥milanese¥(in¥panini¥altrettanti¥in¥diavolo¥dal¥inviategli¥pernici¥due magro.¥di¥giorno¥il¥violare¥non¥per¥),micchinn¥diminutivo¥il¥cui¥da¥,chette 419 PORTA_testi.indd 419 16/03/11 11:43 dritt¥dritt¥vess¥de¥dÕintend¥a¥dass¥quell¥Hin Ges�¥de¥battuda¥straa¥la¥su¥In poveritt,¥ai¥nagott¥mai¥dˆ¥el¥Cont s�,¥casciaj¥e¥bass¥in¥alt¥de¥trattaj¥Col eterna¥critegh¥i¥p�¥s˜¥de¥vess¥col¥E ¥Governa.¥i¥fa¥che¥novitaa¥i¥tucc¥De degiun¥el¥semper¥predicˆ¥quell¥Hin tarlis,¥el¥imp“¥de¥boccon¥mej¥i¥cercˆ¥E nun¥a¥porch¥del¥golos,¥del¥dˆ¥de¥Quell bovis,¥del¥bojacca¥de¥poo¥on¥Per maraviglia¥lÕottava¥lor¥credes¥E ¥vegilia.¥in¥anca¥piatt¥des¥vott,¥spazzˆ¥A religion¥la¥serv“¥fˆ¥de¥quell¥Hin roffian¥per¥conscienza¥de¥obblegh¥i¥E persecuzion,¥s˜¥di¥vendett,¥s˜¥Di ballandran,¥on¥a¥impiegh¥on¥dˆ¥fˆ¥per¥O meret¥el¥ghÕabbia¥che¥furb,¥on¥a¥coll,¥storta¥on¥A ¥30preteret.¥el¥e¥tonega¥la¥basaa¥DÕavegh belee¥i¥hin¥puttost¥ch“¥quist¥ch“,¥Quist calastria,¥la¥famm,¥la¥pest,¥la¥moeuv¥Che 234 240 246 Sono quel darsi a intendere di essere dritti dritti sulla strada battuta da Ges� con il [non] dare mai niente ai poveretti, col trattarli dallÕalto in basso e strapazzarli, con lÕessere di per sŽ critici eterni di tutte le novitˆ che fanno i governi. | Sono quel predicare sempre il digiuno e cercare i migliori bocconi per riempire il ventre, quello di dare del goloso, del porco a noi per un poÕ di brodaglia dellÕosteria, e credersi loro lÕottava meraviglia a spazzare otto, dieci piatti anche in vigilia. | Sono quello di far servire la religione e gli obblighi di coscienza per ruffiani delle loro vendette, delle loro persecuzioni, o per far dare un impiego a un ballandrano [vagabondo], a uno stortacollo, a un furbo, che abbia il merito dÕaver baciato la tonaca e il sedere. | Queste qui, queste qui piuttosto sono le gioie che muovono la peste, la fame, la carestia, 1.¥nota¥11,¥cfr.¥preteret¥Per¥30 420 PORTA_testi.indd 420 16/03/11 11:43 palpee¥quij¥Romma¥de¥vegn“¥fa¥Che Tobia,¥don¥a¥Nuzzi¥Monsignor¥scriv¥Che ten...¥che¥ball¥ghÕ�¥no¥e¥31brio,¥per¥quist¥Hin ¥ben?¥parlaa¥hoo¥diga,¥chÕel¥lu?¥vera¥NÕeel 252 che fanno venire da Roma quelle carte che scrive monsignor Nuzzi a don Tobia, sono questi per Dio, e non ci son balle che tengano... Non � vero, lei? Lo dica, ho parlato bene?È 1.¥nota¥22,¥cfr. brio ¥per¥lÕespressione¥Per¥31 421 PORTA_testi.indd 421 16/03/11 11:43 63 é questa lÕultima composizione di Carlo Porta, che non riusc“ a ultimarla per la malattia che lo condusse a morte. Secondo le ipotesi di Isel dallÕami-¥mortem ¥post lailtestofucontinuato,manoncompletato, co Tommaso Grossi; lo rivelerebbe il cambio di tono e di stile, dei versi successivi al 180, per i quali mancano attestazioni autografe. Alla diversa indole dei due amici va ricondotta una certa dicotomia del progetto: partito per descrivere una baruffa di preti, vivacemente ritratti su un registro di goduta ilaritˆ, dirotta col racconto di don Ovina verso un clima da novella patetica cara al gusto di Grossi (autore della nota Fuggitiva). Le lettere attestano la lavorazione fra lÕagosto e il settembre del 1820. Fu pubblicato per la prima volta nellÕedizione Grossi. PRET¥DI¥GUERRA¥LA breviari,¥i¥santa,¥guerra¥la¥Canti 2peston,¥i¥peccher,¥i¥1micch,¥i¥piatt,¥I ari¥in¥sgoraa¥chÕ�¥barett,¥i¥calott,¥I 3melon¥el¥e¥cerega¥la¥gibollaa¥han¥E vesta¥in¥e¥cappa¥in¥che¥pret¥vintiquatter¥A ¥festa.¥ona¥tavola¥a¥Celebraven 6 PRETI ¥DEI ¥GUERRA ¥LA Canto la guerra santa, i breviari, i piat ti, le miche [i pani], i bicchieroni, i pistoni [fiaschi], le calotte, i berretti, che sono volati in aria e che hanno ammaccato la chierica e il melone a ventiquattro preti che in cappa e veste celebravano a tavola una festa. | 26¥nota¥37,¥cfr. micch ¥Per¥1 ¥la¥ricorda¥e¥epico¥poema¥del¥tipico¥�¥incipitLÕ¥1.¥nota¥1,¥cfr. peston¥Per¥2 Tasso.¥del¥Liberata ¥questo¥in¥come¥o,¥calvizie¥per¥forma¥si¥che¥cranio¥del¥pelata¥zona¥�¥la¥3 preti.¥nei¥e¥frati¥nei¥abituale¥tonsura¥la¥per¥caso, 422 PORTA_testi.indd 422 16/03/11 11:43 4bissa,¥della¥e¥vers¥di¥pader¥gran¥Oh legrij,¥di¥e¥baruff¥di¥Promotor pissa,¥la¥scoldaa¥ghÕee¥te¥pret¥sti¥a¥che¥T“ scinivij,¥i¥preghi,¥te¥m“,¥anch¥Scoldem onor¥famm¥possa¥che¥manera¥In ¥lor!¥de¥t“,¥de¥m“,¥de¥degn¥rimm¥di¥Con 12 foeura¥de¥sit¥on¥a¥Lorenz,¥sant¥de¥d“¥El feston¥on¥fa¥se¥5Milan¥de¥lontan¥Pocch broeusoeura;¥in¥cott¥sant¥gran¥del¥onor¥In confession,¥hin¥gesa¥della¥fustusc¥I sinfonia,¥mess,¥campann,¥Panegiregh, ¥secrestia;¥in¥acqua¥e¥ciccolatt¥E 18 quistass¥voeur¥chÕel¥loeugh,¥del¥compadron¥on¥Ma gesa¥in¥despensa¥se¥che¥indulgenz¥i¥Tucc confessass,¥de¥disturb¥el¥toeuss¥Senza spesa¥tutta¥a¥pret¥ai¥regala¥ghe¥El l“¥trˆ¥je¥che¥6moll¥suj¥disnaron¥On ¥diger“.¥a¥mes¥mezz¥Incojonii 24 Oh gran padre di versi e della biscia promotore di baruffe e di allegrie, tu che a questi preti hai scaldato la piscia [li hai fatti adirare], scalda anche me, ti prego, le cervella [ispirami], in maniera che possa farmi onore con delle rime degne di me, di te, di loro! | Il giorno di San Lorenzo, in un sito poco lontano da Milano si fa un festone in onore del gran santo cotto in braciola; il trambusto della chiesa sono confessioni, panegirici, campane, messe, sinfonie e cioccolato e acqua in sacrestia; | ma un compadrone del luogo, che vuole acquistarsi tutte le indulgenze che si dispensano in chiesa senza prendersi il disturbo di confessarsi, regala ai preti a tutta spesa [senza badare a spese], un pranzone sulle molle [coi fiocchi] che li butta l“ rincoglioniti mezzo mese a digerire. | ondeggian-¥camminata ¥la ¥qui ¥indica ¥,ÒbisciaÓ ¥letteralmente ¥,Bissa ¥4 dellÕubriaco.¥te Vittoria.¥Porta¥da¥distante¥poco¥Monlu�,¥certamente¥quasi¥�¥localitˆ¥La¥5 ammor-¥molle¥porre ¥di¥dallÕuso¥ÒcomoditˆÓ,¥o¥lussoÓ¥Òcon¥,moll¥Suj¥6 lussuose.¥pi�¥carrozze¥alle¥tizzatrici 423 PORTA_testi.indd 423 16/03/11 11:43 sapienza¥toa¥la¥con¥che¥t“¥7Memoria, pacciada,¥sta¥a¥ratt¥come¥corr¥fet¥Ti sequenza¥in¥tucc¥oeucc¥i¥sott¥passˆ¥Fammj dÕarmada,¥general¥on¥a¥denanz¥Come varen,¥cossa¥che¥hin,¥no¥chi¥hin,¥chi¥Dimm ¥bozzaren!¥cossa¥mond,¥al¥fotten¥Cossa 30 Mansuett,¥don¥ven¥ghe¥tucc¥de¥Prima Fabrizzi:¥Monsignor¥de¥coeugh¥del¥Fioeu polpett,¥i¥e¥pader,¥s˜¥de¥stufaa¥I benefizzi,¥on¥abbonora¥procuraa¥GhÕhan cura¥ona¥poe�¥e¥Seminari¥in¥post¥On ¥prevostura.¥de¥fior¥on¥ultem¥per¥E 36 passion,¥soa¥la¥lenc,¥bell¥lÕ�¥che¥Adess via,¥spassass¥de¥sÕintend,¥quella,¥Oltra fonzion¥i¥tutt¥fˆ¥a¥intorno¥andˆ¥de¥LÕ� 8bosia,¥la¥e¥pastoral¥el¥drovˆ¥Per gibigianna¥la¥picch¥ai¥adoss¥fˆ¥per¥E ¥spanna.¥ona¥largh¥did¥in¥topazz¥quell¥Con 42 Memoria, tu che con la tua sapienza li fai correre come ratti a questa mangiata, fammeli passare sotto gli occhi tutti in sequenza come davanti a un generale dÕarmata, dimmi chi sono, chi non sono, che cosa valgono, cosa fottono al mondo, cosa tramestano! | Prima di tutti ci viene don Mansueto, figlio del cuoco di monsignor Fabrizio: gli stufati di suo padre, e le polpette, gli hanno procurato alla buonÕora [molto presto] un beneficio [rendita], un posto in seminario e poi una cura e per ultimo un fior di prevostura. | Adesso che � bello lustro, la sua passione, oltre a quella, sÕintende, di spassarsela, � di andare in giro a fare tutte le funzioni per adoperare il pastorale e la bugia e per fare in faccia ai contadini la gibigianna [riflettere i raggi del sole] con quel topazio al dito largo una spanna. | Mnemosine.¥chiamavano¥greci¥i¥che¥dea¥della¥latino¥nome¥Memoria,¥7 ¥erano¥palmatoria,¥e¥ferula¥ossia¥ÒbugiaÓ,¥e¥ÒpastoraleÓ¥,bosia¥e¥Pastoral¥8 milanese.¥chiesa¥nella¥prevosto¥del¥dignitˆ¥della¥insegne¥le 424 PORTA_testi.indd 424 16/03/11 11:43 trippa¥quella¥con¥fianch,¥ai¥ghÕha¥chÕel¥QuellÕolott Tadee,¥don¥lÕ�¥galon,¥i¥sÕgiaffa¥ghe¥Che impippa¥ne¥se¥chÕel¥zoccolott¥fraa¥ex¥On galatee:¥del¥sgenadur¥i¥tucc¥De corr¥lassarav¥el¥e¥lu,¥de¥s˜¥lÕ�¥mond¥El ¥dellÕimperator.¥presenza¥in¥Anca 48 Beroald¥don¥gropp,¥dÕon¥in¥insemma¥trii¥Quij Lucrezzi,¥don¥e¥Maria¥Pavol¥Gian¥Don cald:¥n�¥frecc¥n�¥panpossonon¥trii¥Hin 9prezzi,¥a¥staghen¥forment¥el¥e¥Pappa¥el¥che¥Pur moron¥i¥viva¥vidor,¥i¥patissa¥No ¥contenton.¥hin¥lor¥sciori¥i¥creppa¥E 54 demoni,¥on¥come¥pelos¥losch,¥negron¥Quell cappellina,¥e¥vesta¥in¥sol,¥lu¥per¥De Carboni,¥don¥certo¥on¥Dio,¥de¥can¥on¥LÕ� ladina:¥man¥de¥cospetton,¥Resiatt, destesa¥man¥a¥lu¥dent¥pussee¥cavaa¥LÕha ¥inglesa;¥ciav¥la¥con¥10Bonella¥el¥n�¥Che 60 Quel pentolotto che ha ai fianchi, con quella trippa che gli schiaffeggia le cosce, � don Taddeo, un ex frate zoccolante che se ne impippa di tutte le seccature del galateo: il mondo � suo di lui, e lascerebbe correre [un peto] anche in presenza dellÕimperatore. | Quei tre insieme in un gruppo, don Beroaldo, don Gian Paolo Maria e don Lucrezio sono tre pancottoni [sciocconi] nŽ freddi nŽ caldi: purchŽ il papa e il frumento stiano a prezzo, non patiscano le vigne, vivano i gelsi e crepino i ricchi loro sono arcicontenti. | Quel negrone losco, peloso come un demonio, lˆ da solo, in veste e cappello a gronda, � un cane di Dio, un certo don Carbonio, litigioso, bestemmiatore, di mano svelta: ha cavato pi� denti lui a mano distesa che non il Bonella con la chiave inglese; | co-¥non ¥primo, ¥il ¥pretese ¥troppe ¥abbia ¥Ònon ¥significa ¥LÕespressione ¥9 secondoÓ.¥il¥caro¥troppo¥sti ¥il¥espressamente¥dedica¥Porta¥il¥cui¥a¥Bonella,¥Domenico¥dentista¥Il¥10 1).¥v.¥57,¥12;¥v.¥29,¥(cfr.¥lella¥in¥rima¥sur¥,saal¥Ma¥sonetto¥polemico 425 PORTA_testi.indd 425 16/03/11 11:43 sospes¥staa¥lÕ�¥prozess,¥duu¥avert¥ghÕha¥El quest¥a¥mezz¥in¥messa;¥la¥de¥voeult¥cinqu¥On ges,¥i¥tucc¥per¥fonzion,¥i¥tucc¥a¥ghÕ�¥El fest;¥i¥tucc¥a¥funeral,¥i¥tucc¥A pagura¥tant¥fa¥el¥ma¥invida,¥le¥Nessun ¥addrittura.¥lu¥patron¥lÕ�¥va¥el¥dove¥in¥Che Fruttuos¥don¥ven¥ghe¥pass¥pocch¥Dedree lu,¥domˆ¥poemma¥on¥merita¥ChÕel religios¥on¥Sir,¥Sant¥de¥curat¥el¥LÕ� virt�;¥de¥meder¥on¥religios,¥Ver Signor,¥del¥lÕangiol¥lÕ�¥compar¥el¥Dove ¥favor.¥quaj¥on¥stampa¥che¥pas¥de¥LÕagnell desgraziaa,¥di¥confort¥fiacch,¥di¥Sostegn sincer,¥giojal,¥discrett,¥tollerant,¥Franch, vanitaa,¥senza¥Caritatevol parer,¥de¥che¥danee¥de¥p�¥Prodegh ben,¥voeuren¥ghe¥tucc¥rispetten,¥el¥Tucc ¥fen.¥de¥car¥on¥a¥come¥largo¥fan¥ghe¥Tucc arent,¥ghÕha¥chÕel¥quell¥bon,¥fa¥bon¥perch�¥E cappellan,¥s˜¥el¥lÕ�¥che¥drizza,¥man¥A sognorent¥e¥lÕeva¥che¥desgarbaa¥De cristian,¥de¥fior¥on¥foeura¥faa¥lÕha¥Te esemplar,¥amorevor,¥Disinvolt, ¥lÕaltar.¥de¥degn¥lu,¥de¥insomma¥Degn 66 72 78 84 ha aperti due processi, � stato sospeso cinque volte dalla messa, nonostante questo cÕ� a tutte le funzioni, per tutte le chiese, a tutti i funerali, a tutte le feste; nessuno lo invita, ma fa tanta paura che dove va � padrone lui, addirittura. | Dietro pochi passi ci viene don Fruttuoso che merita un poema soltanto lui, � il curato di San Siro, un religioso vero religioso, un modello di virt�; dove compare � lÕangelo del Signore, lÕagnello di pace che lascia lÕimpronta di qualche favore. | Sostegno dei fiacchi, conforto dei disgraziati, franco, tollerante, discreto, gioviale, sincero, caritatevole senza vanitˆ, prodigo pi� di denari che di pareri, tutti lo rispettano, tutti gli vogliono bene, tutti gli fanno largo come a un carro di fieno. | E perchŽ buono fa buono, quello che ha vicino, a mano destra, che � il suo cappellano, da sgarbato che era e sonnolento te lÕha tirato fuori un fior di cristiano, disinvolto, amorevole, esemplare, degno insomma di lui, degno dellÕaltare. | 426 PORTA_testi.indd 426 16/03/11 11:43 l˜ff,¥di¥color¥longh,¥longh¥magher,¥Magher 11tegna¥de¥pien¥tutt¥borromee¥on¥coo¥in¥Cont stoff,¥cinqu¥o¥quatter¥de¥vesta¥ona¥E ingegna¥se¥che¥martor¥quell¥March,¥don¥ch“¥LÕ� gent¥la¥de¥miseri¥i¥sollevˆ¥De ¥cent.¥per¥vint¥al¥pegn¥el¥cont¥Imprestand 90 fradij,¥duu¥paren¥che¥duu¥quij¥tra¥In cusina¥de¥dÕonc¥duu¥e¥tucc¥Sbrodolaa vassij,¥di¥tarter¥el¥s�¥con¥mostacc¥el¥E China¥della¥12pagodo¥on¥come¥ven¥Ghe Braghetta,¥Giorg¥don¥coo¥el¥e¥ciapp¥i¥Dondand ¥dÕughetta.¥color¥gamb¥coj¥e¥collett¥Col 96 secrettari¥de¥faa¥lÕha¥Romma,¥a¥staa¥LÕ� scriv;¥savess¥nol¥sebben¥Cardinal,¥on¥A protonotari¥faa¥lÕhan¥licenziall¥Per motiv¥gran¥el¥lÕ�¥quest¥e¥Apostolich, boffett¥on¥n�¥che¥pesc¥boffa¥el¥adess¥Che ¥colzett.¥bej¥quij¥con¥voltra¥a¥va¥el¥che¥E 102 Magro magro, lungo lungo, color delle loffe [dei peti, incolore] con in testa un borromeo [copricapo di feltro] tutto pieno di tigna e una veste di quattro o cinque stoffe, � qui anche don Marco, quel martire che si ingegna a sollevare le miserie della gente prestando a pegno al venti per cento. | Tra quei due che paiono due fratelli, sbrodolati tutti e due dÕunto di cucina e il muso con su il tartaro delle botti, avanza come un pagodo della Cina dondolando le chiappe e la testa, don Giorgio Braghetta, col colletto e con le gambe color dÕuvetta [paonazze]. | é stato a Roma, ha fatto da segretario a un cardinale, sebbene non sapesse scrivere; per licenziarlo lÕhan fatto protonotario apostolico, e questo � il gran motivo per cui adesso soffia [si dˆ arie] peggio che un soffietto e che va in giro con quelle belle calzette. | ¥localizzata ¥pi� ¥lo ¥per ¥pelle, ¥della ¥parassitaria ¥contagiosa ¥Malattia ¥11 cutanei.¥funghi¥da¥causata¥capelluto,¥cuoio¥nel spes-¥e¥orientale¥divinitˆ¥una¥o¥buddha¥un¥riproduceva¥che¥Statuina¥12 mobile.¥testa¥la¥aveva¥so 427 PORTA_testi.indd 427 16/03/11 11:43 13dÕonÕolla¥gust¥sul¥fianch¥suj¥in¥brasc¥coj¥Quell cappuscina;¥razza¥de¥Prosper,¥fraa¥LÕ� biciolla,¥fraa¥ciamaven¥el¥bonÕora¥De Palestina¥de¥tornaa¥lÕ�¥ch�¥da¥Ma fin¥senza¥ball¥loeugh¥quij¥de¥spara¥el¥E ¥collarin.¥in¥Tulli¥on¥per¥passa¥El 108 ostariatt,¥vitta,¥la¥per¥Cacciador set,¥semper¥dÕav�¥Dio¥de¥don¥Col scarlatt,¥nas¥del¥Vittor¥don¥ven¥Ecco pret,¥ancam˜¥poe�¥soldaa,¥poe�¥pret,¥staa¥LÕ� adess¥tornaa¥lÕ�¥vicciurin,¥fraa,¥Comich, ¥mess.¥di¥d“¥a¥mej¥de¥ghÕha¥nol¥che¥Fin 114 palpaa,¥palpaa¥bell,¥bell¥ven¥che¥pret¥Quell foeugh,¥come¥ross¥pien,¥sgonfi,¥bass,¥oeucc¥Coj desgraziaa,¥14Ovina¥abaa¥pover¥el¥LÕ� loeugh¥in¥loeugh¥de¥tappinand¥cerca¥ChÕel bozzira¥le¥chÕel¥dolor¥el¥sorˆ¥fˆ¥De ¥gira.¥el¥quant¥per¥sollev¥trovˆ¥p˜¥Õl¥N� 120 Quello con le braccia sui fianchi al modo di unÕolla � frate Prospero, di razza cappuccina; di buonÕora [agli inizi] lo chiamavamo fra biciolla [coglione], ma da quando � tornato dalla Palestina e spara su quei luoghi balle senza fine passa per un Tullio [Cicerone] in collarino. | Cacciatore per la vita, bettoliere, col dono di Dio di aver sempre sete, ecco viene don Vittore dal naso scarlatto, � stato prete, poi soldato, poi ancora prete, comico, frate, vetturino, � tornato adesso, fin che non ha di meglio, a dire messa. | Quel prete che viene bel bello, patito patito, con gli occhi bassi, rigonfi, pieni, rossi come fuoco, � il povero abate Ovina disgraziato, che cerca tampinando di luogo in luogo di far calmare il dolore che lo tormenta, nŽ pu˜ trovare sollievo per quanto giri. | unÕanfora.¥di¥manici¥i¥sembrano¥fianchi¥sui¥braccia¥Le¥13 An-¥Pietro¥Biagio¥abate¥certo¥un¥di¥figura¥alla¥ispira¥si¥Porta¥ÇForse¥14 ¥realmente ¥sia¥narrata¥vicenda¥la¥quanto¥ma¥(1753-1820)¥Oglina¥tonio ¥(Bezzola).¥verificareÈ¥possibile¥stato¥�¥non¥meno,¥o¥accaduta 428 PORTA_testi.indd 428 16/03/11 11:43 montagna¥ona¥su¥pret¥bon¥el¥viveva¥El 15dÕOrta¥lagh¥sul¥in¥Scires¥de¥Dessora compagna,¥soa¥ona¥con¥Quiettament morta¥mai¥lÕ�¥che¥ben¥del¥lÕinvidia¥Quand fottuu¥becch¥on¥contra¥scadenaa¥ghÕha¥La ¥duu.¥e¥tutt¥a¥pas¥la¥sassinagh¥A contorna¥quij¥de¥abaa¥on¥che¥pezz¥on¥LÕera Luvisa,¥la¥su¥oeucc¥i¥pettaa¥LÕaveva intorna¥barzegava¥e¥girava¥ghe¥ChÕel amisa,¥falla¥per¥ret¥i¥tendeva¥ghe¥el¥E patron¥s˜¥al¥fedela¥Luvisa¥Ma ¥torrion.¥on¥come¥dura¥stava¥La montagnerotta,¥ona¥Luvisa¥LÕeva 16gioncada,¥ona¥come¥fresca¥carna,¥In rustegotta,¥ressolutta,¥Trusciona, delicada,¥fina,¥dÕonÕanema¥Ma sentiment¥de¥fior¥quell¥de¥Capazza ¥convent.¥di¥foeura¥porta¥se¥no¥Che sospett¥senza¥leal,¥Ovina,¥LÕabaa covava,¥ghe¥el¥birbo¥quell¥che¥malann¥Del disnarett¥on¥fass¥chÕel¥voeulta¥Ogni 126 132 138 Viveva il buon prete su una montagna sopra Cireggio sul lago dÕOrta, quietamente con una sua compagna, quando lÕinvidia del bene, che [non] � mai morta, gli ha scatenato contro un becco fottuto [cornuto] a rovinargli la pace a tutti e due. | Era un pezzo che un abate di quei dintorni aveva messo gli occhi sulla Luisa, che gli girava e bazzicava intorno e gli tendeva le reti per farla amica, ma Luisa fedele al suo padrone stava dura come un torrione. | Era Luisa una giovane montanara, in carne, fresca come una giuncata, laboriosa, risoluta, rusticotta, ma dÕunÕanima fine, delicata, capace di quel fior di sentimenti che non si porta fuori dai conventi. | LÕabate Ovina, leale, senza sospetto del malanno che quel birbone gli covava, ogni volta che facesse un pranzetto ¥ben ¥zona ¥dÕOrta; ¥lago ¥del ¥nord ¥parte ¥nella ¥localitˆ ¥una ¥�¥Cireggio ¥15 villeggiato.¥aveva¥vi¥che¥Porta¥da¥conosciuta giunco.¥di¥cestelli¥in¥conserva¥si¥che¥sale,¥senza¥ricotta,¥di¥Specie¥16 429 PORTA_testi.indd 429 16/03/11 11:43 invidava,¥le¥el¥truscetta¥pocca¥quaj¥O savell¥senza¥omm,¥pover¥Ajutand, ¥trabucchell.¥s˜¥el¥pee¥ai¥sott¥piantass¥A passion,¥la¥de¥quellÕinfamm¥incazzii¥Ch� inzigalla,¥de¥vedella,¥de¥comod¥Del repetton,¥daj¥refud,¥daj¥Desperaa impattalla,¥n�¥toeulla¥n�¥pod�¥no¥Da duu,¥e¥tutt¥de¥gelos¥dannaa,¥Negher, ¥17cuu.¥al¥brugna¥sta¥taccaa¥ghÕha¥el¥poe�¥Infin divott¥i¥tra¥in¥via¥sott¥comenzaa¥LÕha lÕOvina,¥contra¥frizz¥di¥corr¥lassˆ¥A sacerdott¥dÕess¥riguard¥senza¥Qualment concubina¥ona¥cˆ¥in¥tegniss¥se¥El sacrifizzi¥santo¥al¥accostass¥se¥el¥E ¥18servizzi;¥quell¥in¥Trent¥de¥Concili¥Col crappa¥dÕona¥insemma¥stˆ¥al¥oltra¥Qualment malarbett,¥Giansenista¥on¥fuss¥El Pappa,¥del¥indulgenz¥di¥in¥fed¥pocca¥Con 144 150 156 o una qualche piccola festicciola lo invitava, aiutando, poverÕuomo, senza saperlo, a piantarsi sotto i piedi il suo trabocchetto. | ChŽ incattivito quellÕinfame dalla passione, dal comodo di vederla, di insidiarla, disperato dai rifiuti, dalle ripulse, dal non poter nŽ prenderla nŽ impattarla, nero, dannato, geloso di tutti e due, infine poi gli ha attaccato questa prugna al culo. | Ha cominciato sotto via [di nascosto] tra i devoti a lasciare correre delle frecciate contro lÕOvina, che senza riguardo dÕessere sacerdote si tenesse in casa una concubina e si accostasse al santo sacrificio con il Concilio di Trento in quel servizio; | per di pi�, oltre allo stare insieme a una baldracca, fosse un giansenista maledetto, con poca fede nelle indulgenze del papa, ¥questa¥attaccato¥ha¥Ògli¥letteralmente¥,ElghÕhataccaastabrugnaalcuu¥17 scherzoÓ.¥brutto¥questo¥giocato¥ha¥Ògli¥per¥qui¥vale¥,culoÓ¥al¥prugna ¥donna¥una¥casa¥in¥tenere ¥di¥sacerdoti ¥ai¥viet˜¥Trento ¥di¥Concilio¥Il¥18 ¥quell¥in¥Concilio¥del¥norme¥le¥tenere¥quarantÕanni;¥di¥meno¥avesse¥che an-¥cfr. ¥lÕespressione ¥per¥altamenteÓ,¥Òinfischiarsene¥significa¥servizzi 133-35.¥vv.¥52,¥che 430 PORTA_testi.indd 430 16/03/11 11:43 19Lorett,¥de¥scudella¥la¥in¥manch¥E fraa¥i¥necessari¥credeva¥nol¥Che ¥conformitaa.¥sta¥de¥coss¥milla¥E mormorˆ¥santo¥de¥punt¥in¥perch�¥E gent,¥de¥fior¥hin¥beatt¥i¥e¥devott¥I comenzˆ,¥de¥ton¥el¥domˆ¥dagh¥Basta moment¥dÕon¥in¥che¥polit¥tant¥coss¥i¥faa¥Han Ovina¥lÕabaa¥e¥Luvisa¥povera¥La ¥berlina.¥in¥che¥pesc¥duu¥e¥tutt¥miss¥staa¥Hin pret¥i¥picch,¥i¥sciori,¥i¥moment¥dÕon¥In arpij,¥com�¥contra¥revoltaa¥sÕhin¥Ghe pianet,¥i¥negaa¥ghÕhan¥caliz,¥i¥sconduu¥GhÕhan sacrestij,¥i¥ges,¥i¥faccia¥in¥saraa¥GhÕhan sass:¥di¥corr¥faa¥ghÕhan¥satir,¥di¥faa¥GhÕhan ¥desperass.¥de¥can!¥dÕon¥sangua¥Robba, traditor¥el¥nagott;¥anm˜¥lÕ�¥quest¥Ma Curia,¥la¥a¥lÕopera¥comp“¥a¥cors¥LÕ� Monscior,¥quij¥con¥faa¥tant¥lÕha¥ditt,¥tant¥LÕha furia¥in¥lÕOvina¥a¥orden¥on¥spedii¥ChÕhan 162 168 174 e manco nella scodella di Loreto, che non credeva necessari i frati e mille cose di questa conformitˆ. | E poichŽ in punto di santo mormorare i devoti e i beati sono fior di gente, basta dargli solo il tono per cominciare, hanno fatto le cose tanto pulito [bene] che in un momento la povera Luisa e lÕabate Ovina sono stati messi tutti e due peggio che in berlina. | In un momento i ricchi, i contadini, i preti gli [si] sono rivoltati contro come arpie, gli hanno nascosto i calici, gli hanno negato le pianete, gli hanno chiuso in faccia le chiese, le sacrestie, gli hanno fatto delle satire, gli hanno fatto correre [lanciato] dei sassi: roba, sangue dÕun cane!, da disperarsi. | Ma questo � ancora niente; il traditore � corso a compiere lÕopera alla curia, ha tanto detto, ha tanto fatto con quei monsignori, che hanno spedito un ordine allÕOvina in [fretta e] furia ¥la ¥trasportata ¥stata ¥sarebbe ¥Loreto ¥a¥leggenda ¥pia ¥una ¥Secondo ¥19 Vergine.¥dalla¥usata¥scodella¥la¥conservata¥sarebbe¥vi¥e¥Maria¥di¥casa 431 PORTA_testi.indd 431 16/03/11 11:43 immediate¥Luvisa¥la¥lassˆ¥De .sententiae latae¥de¥censura¥a¥Sott¥20 180 parent,¥senza¥amis,¥senza¥Orfana, malada,¥trista,¥travaj,¥di¥conscia¥Mal sentiment¥tutt¥coeur,¥tutta¥Luvisa strada,¥ona¥su¥in¥missa¥stada¥sarav¥La assee¥fort¥staa¥fuss¥nol¥lÕOvina¥Se ¥lee.¥de¥ben¥s˜¥el¥per¥lu¥risÕciass¥De 186 batteva¥se¥el¥lÕOvina¥per˜¥Menter reson,¥soa¥la¥de¥forza¥la¥tutt¥Con desponeva¥ghe¥la¥Curia¥la¥man¥Sott preson,¥ona¥dÕOrta¥lÕisola¥de¥In mett,¥faa¥lÕha¥te¥temp¥e¥nott¥de¥Dove ¥21ett.¥on¥p�¥savuu¥ha¥no¥viva¥ChÕanima 192 torr¥de¥fond¥quell¥da¥che¥Ciel¥el¥poe�¥fin¥in¥Ma lÕinnocenza,¥de¥riclamm¥i¥scoltava¥El protettor,¥on¥Curia¥in¥dessedaa¥ghÕha¥El coscienza¥lu¥faa¥sÕ�¥chÕel¥dabben,¥pret¥On fatt¥i¥lu¥intrequir“¥a¥personna¥in¥DÕandˆ ¥patt.¥i¥tutt¥a¥giustizia¥fˆ¥fagh¥de¥E 198 .|Orfana, latae ¥sententiae sottocensuradi immediate dilasciarelaLuisa senza amici, senza parenti, malconcia dai travagli, triste, malata, Luisa tutta cuore, tutta sentimento sarebbe stata messa su una strada se lÕOvina non fosse stato forte abbastanza da rischiare lui per il bene di lei. | Mentre per˜ lÕOvina si batteva con tutta la forza della sua ragione, sotto mano la curia gli disponeva nellÕisola dÕOrta una prigione, dove notte tempo lÕha fatto mettere, che anima viva non ha saputo pi� un ÒetteÓ. | Ma alla fine poi il cielo che da quel fondo di torre ascoltava i reclami dellÕinnocenza, gli ha destato in curia un protettore, un prete dabbene, che si � fatto lui coscienza dÕandare in persona a indagare minutamente i fatti e di fargli fare giustizia a tutti i patti [costi]. | ¥nel¥automaticamente¥scatta¥pena¥la¥cui¥per¥sentenze¥di¥tipo¥Particolare¥20 ¥sia¥che¥senza¥canonico,¥diritto¥al¥lÕinfrazione¥commette¥si¥cui¥in¥momento condanna.¥da¥seguito¥)sententiaeferendae(¥giudizio¥regolare¥un¥necessario 24.¥nota¥47,¥cfr.¥ett¥Per¥21 432 PORTA_testi.indd 432 16/03/11 11:43 sindacaa,¥indagin,¥confront,¥faa¥LÕha fadigh,¥e¥spes¥viacc,¥a¥badaa¥lÕha¥No veritaa,¥la¥scovr“¥a¥arrivˆ¥Per lÕintrigh¥de¥fil¥el¥cattaa¥avuu¥lÕha¥quand¥E rest:¥el¥scovr“¥a¥Luvisa¥la¥de¥cors¥LÕ� ¥quest!¥staa¥lÕ�¥inconter¥che¥colp,¥che¥Gesus! man¥in¥meschina¥la¥trovada¥lÕha¥El viva,¥n�¥che¥morta¥p�¥assassin¥s˜¥Del uman,¥soccors¥de¥speranza¥Senza impediva¥le¥ghe¥uman¥soccors¥ChÕogni pee,¥di¥toeussela¥de¥pret¥del¥LÕansia ¥lee.¥con¥delitt¥s˜¥el¥terra¥sott¥mett¥De addrittura¥dÕolter,¥p�¥volsuu¥lÕha¥No Luvisa,¥la¥de¥bisogn¥ai¥provist¥LÕha natura,¥de¥moster¥quell¥a¥sfratt¥el¥daa¥LÕha decisa¥lÕha¥Õl¥e¥Curia¥la¥illuminaa¥LÕha conclusion¥in¥giustizia,¥pronta¥ona¥A ¥preson.¥de¥lÕOvina¥liberaa¥LÕha fosch,¥p�¥di¥dÕinverna¥nocc¥ona¥LÕeva libertaa:¥in¥miss¥staa¥lÕ�¥che¥nocc¥La bosch,¥quij¥per¥dent¥mont,¥quij¥de¥gol¥i¥Per infuriaa,¥vent¥i¥Ziffolaven ondad¥a¥rosc,¥a¥travers¥sbatteven¥E ¥vallad.¥i¥per¥gi˜¥lÕacqua¥e¥nev¥La 204 210 216 222 Ha fatto confronti, indagini, sindacati, non ha badato a viaggi, spese e fatiche, per arrivare a scoprire la veritˆ, e quando ha trovato il filo dellÕintrigo � corso dalla Luisa a scoprire il resto: Ges�!, che colpo, che incontro � stato questo! | Ha trovato la meschina in mano al suo assassino pi� morta che viva, senza speranza di soccorso umano, che ogni soccorso umano glielo impediva lÕansia del prete di togliersela dai piedi, di mettere sotto terra il suo delitto con lei. | Non ha voluto pi� [sapere] altro, addirittura ha provveduto ai bisogni della Luisa, ha dato lo sfratto a quel mostro di natura, ha illuminato la curia e lÕha decisa a una pronta giustizia, in conclusione ha liberato lÕOvina dalla prigione. | Era una notte dÕinverno delle pi� fosche, la notte che � stato messo in libertˆ: per le gole di quei monti, dentro per quei boschi, fischiavano i venti infuriati e sbattevano di traverso a folate, a ondate la neve e lÕacqua gi� per le vallate. | 433 PORTA_testi.indd 433 16/03/11 11:43 lontana,¥la¥a¥caverna¥di¥voeuj¥i¥Per torrent,¥di¥turben,¥di¥rug“¥Õl¥tra¥In campana¥dÕona¥dan!...¥dan!...¥el¥sentiva¥Se interpolatament,¥rebombava¥Che dessedava¥el¥dellÕOvina¥coeur¥del¥in¥E ¥scaggiava.¥le¥chÕel¥colp¥ogni¥fantasma¥On spia,¥gran¥ona¥lÕ�¥coeur¥el¥tropp¥pur¥che¥Ah presentiva:¥chÕel¥malann¥on¥ghÕeva¥tropp¥Pur lÕangonia¥de¥bott¥i¥bott¥quij¥Eren moriva,¥che¥donna¥povera¥la¥De tolta¥vessegh¥de¥punt¥in¥che¥Luvisa,¥De ¥volta.¥lÕultima¥vedess¥chÕel¥scritt¥LÕeva rassegnada¥tutta¥meschina,¥Quella mond,¥lÕolter¥de¥viacc¥tremendo¥Al panada¥vos¥la¥con¥compagnava¥La moribond;¥di¥orazion¥ultem¥I frecc¥del¥convuls¥moisc,¥strabuffaa,¥Quand ¥lecc.¥del¥pee¥ai¥Ovina¥s˜¥el¥vista¥sÕ�¥La sort¥sta¥de¥spettacol¥on¥a¥omm¥bon¥El passion,¥de¥deliri¥dÕon¥in¥scoppia¥El mort¥quella¥de¥lÕautor¥a¥s[...]¥E ¥maledizion.¥de¥terribil¥Paroll .¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥.¥¥¥. 228 234 240 244 Per i vuoti delle caverne alla lontana, tra il ruggire dei turbini, dei torrenti, si sentiva il dan!... dan!... dÕuna campana che rimbombava intervallatamente, e nel cuore dellÕOvina gli risvegliava un fantasma, [a] ogni colpo, che glielo agghiacciava. | Ah, che purtroppo il cuore � una gran spia, purtroppo aveva un malanno [disgrazia] che lui presentiva: erano quei botti i botti dellÕagonia della povera donna che moriva, di Luisa, che in punto di essergli tolta era scritto che la vedesse lÕultima volta. | Quella meschina, tutta rassegnata al tremendo viaggio dellÕaltro mondo, accompagnava con la voce appannata le ultime orazioni dei moribondi; quando rabbuffato, madido, convulso dal freddo si � visto il suo Ovina ai piedi del letto. | Il buon uomo a uno spettacolo di questa sorta scoppia in un delirio di passione, [scaglia] allÕautore di quella morte parole terribili di maledizione. 434 PORTA_testi.indd 434 16/03/11 11:43 Appendice PORTA_testi.indd 435 16/03/11 11:43 PORTA_testi.indd 436 16/03/11 11:43 * Le pi� antiche poesie portiane a noi pervenute sono nellÕalmanacco , ri-1793¥lÕann¥per¥Tacoin¥mort.¥chÕ�¥Meneghin¥del¥piatt¥lava¥El trovato nel 1960 da Dante Isella che ne ha proposto convincentemente la paternitˆ; � accertato che il poeta ne pubblic˜ uno anche lÕanno successivo, finora non rintracciato, probabilmente distrutto nellÕulti del titolo, nome divenuto mort¥chÕ�¥Meneghinma guerra. Dietro il proverbiale nella letteratura dialettale dopo che Carlo Maria Maggi ne aveva fatto il protagonista delle sue commedie, si cela Domenico Balestrieri. Al poeta in dialetto milanese morto nel 1780, autore di Libera-¥Gerusalemme versi raffinati e traduttore in dialetto della ta, Porta rende omaggio presentandosi come suo apprendista. Il testo � importante perchŽ mostra la precoce conoscenza della tradizione e la padronanza della sestina che, con lÕottava, sarˆ il metro prediletto per le sue narrazioni in versi. LÕalmanacco pervenutoci � composto , che ripor-legg¥voeur¥chi¥Ada una introduzione in prosa, dal titolo tiamo, e da raccontini (Çfattarij verissemÈ) in versi, in corrispondenza di ogni mese, dei quali trascriviamo Febrar. CHÕ�¥MORT¥MENEGHIN¥DEL¥PIATT¥LAVA¥EL LEGG¥VOEUR¥CHI¥A ¥dis¥me¥che¥Senti,¥Bosin!¥el¥fˆ¥a¥Torna¥Bosin!¥el¥fˆ¥a¥Torna ¥Bosin,¥el¥fˆ¥a¥Torna ¥noeuv. ¥e¥vecc,¥Taccoin ¥de¥vespee¥on bo-¥sta¥CossÕela¥marcadett: ¥villanon¥bon,¥see¥te¥per˜ ¥se ¥fras¥nost¥coi¥mesÕciˆ¥vorr� ¥De¥impari?¥stan¥vorr� ¥de¥ria ¥noo¥che¥verzee,¥de¥fasoron ¥t˜¥i¥cribi¥tri¥de¥crusca ¥della ¥LEGGERE¥VUOLE¥CHI¥A-MORTO¥�¥CHE¥MENEGHINO¥DEL¥LAVAPIATTI¥IL Torna a fare il bosino [cantastorie]! Torna a fare il bosino! Sento che mi dice un vespaio di taccuini vecchi e nuovi. Torna a fare il bosino, se per˜ ne sei buono [capace], villanone maledetto: cosÕ� questa boria di voler starci alla pari? Di voler mescolare con le nostre frasi della crusca da tre setacci i tuoi fagioloni del verziere, che non 437 PORTA_testi.indd 437 16/03/11 11:43 ¥Adasi¥maron?¥di¥padella¥della¥boeugg¥di¥gnanca¥passen ¥ben.¥parlee¥e¥poch,¥parlee¥adasi;¥1Taccoin, ¥sur¥car¥mee¥i ¥2respost¥e¥bott,¥quatter¥vert�:¥vost¥i¥cossÕhin¥facc¥di¥fin¥In Cati-¥tra¥Zeser,¥e¥Pluton,¥tra¥Magn;¥Carlo¥e¥Federigh,¥tra ¥e¥dellÕomm,¥fˆ¥sul¥copiaa¥fattarij¥quatter¥Zizeron;¥e¥lina, ¥faa¥Commedi¥de¥para¥on¥Roma;¥a¥andaven¥che¥donna,¥la ¥zeremoni¥quatter¥voeur;¥se¥nomm¥che¥con¥mett¥de¥vid¥a ¥che¥rescoldada,¥menestra¥de¥piatt¥on¥soma¥in¥moda;¥alla ¥che¥lÕ�¥no¥quand¥dÕOrazi,¥Satir¥di¥fradell¥per¥passˆ¥fee¥Õl ¥per¥insc“¥capissen¥se¥che¥ball,¥quij¥de¥servitor¥miserabil cos-¥tal¥la¥lÕ�¥dis¥chÕel¥cartell¥el¥foeura¥ghÕ�¥perch�¥insc“, ¥che¥lecaa,¥stil¥el¥part¥da¥poe�¥tirand¥oltra;¥tal¥la¥lÕ�¥e¥sa, ¥LÕuneca¥ridicol.¥fass¥a¥che¥servv¥nol¥quell¥anch¥voeult¥di ¥dellÕann;¥Fest¥coi¥d“¥i¥danee;¥di¥Tariffa ¥la¥lÕ�¥bona¥cossa passano neanche dai buchi della padella dei marroni? Adagio, miei cari signori taccuini, adagio; parlate poco, e parlate bene. In fin dei fatti cosa sono le vostre virt�? quattro botte e risposte fra Federico e Carlo Magno; fra Plutone e Cesare, tra Catilina e Cicerone; quattro fatterelli, copiati sul fare dellÕuomo e della donna che andavano a Roma, un paio di commedie fatte a vite [tutte uguali], da mettere con che nome si vuole; quattro cerimonie alla moda; insomma un piatto di minestra riscaldata, che fate passare per fratello delle Satire di Orazio, quando non � che il miserabile servitore di quei balli, che si capisce cos“ cos“, perchŽ cÕ� fuori il cartello che dice Ò� la tal cosaÓ e Ò� la tal altraÓ; mettendo poi da parte lo stile leccato [curato], che delle volte anche quello non serve che a farsi ridicoli. LÕunica cosa buona [utile] � la tariffa dei denari; i giorni con le festivitˆ dellÕanno; tradi-¥taccuini¥i¥anticlassicista:¥prettamente¥marca¥di¥giˆ¥�¥LÕattacco¥1 detta-¥i¥secondo ¥sorvegliata, ¥pi� ¥italiana¥lingua ¥la ¥con ¥scritti ¥zionali, ¥classici.¥autori¥gli¥per¥metafora¥sono¥Crusca,¥della¥AccademiadellÕ¥mi scriven-¥scimiottare ¥volerli ¥di ¥rimproverino ¥lo ¥che ¥immagina ¥Porta ¥poeti¥i¥tra¥che,¥ricordare¥di¥pena¥la¥Vale¥dialetto.¥in¥almanacco¥un¥do ¥degli¥occasionale¥non¥stampa¥una¥curare¥a¥primo¥il¥�¥Porta¥dialettali, ¥viva.¥ancora¥tradizione¥una¥inaugurando¥almanacchi, ¥immaginari ¥dialoghi ¥riportati ¥erano ¥solitamente ¥almanacchi ¥Negli ¥2 storici.¥personaggi¥diversi¥pi�¥i¥fra 438 PORTA_testi.indd 438 16/03/11 11:43 ¥palpee,¥olter¥coi¥Pedon,¥el¥tapascia¥che¥e¥riva,¥che¥d“¥el vost.¥del¥in¥com�¥m�¥del¥in¥anca¥trovarii¥chÕi vo-¥el¥inguarˆ¥de¥zucch¥de¥fior¥lÕ�¥no¥se¥poe�¥rest ¥El ¥mantin.¥de¥3scusˆ¥de¥olter¥ai¥insemma¥bon¥sarˆ¥el¥ster, ¥lÕ�¥no¥4buseccona¥lengua¥nostra¥la¥anca¥che¥ben¥soo¥Ma ¥sommeja¥la¥e¥piasever,¥s˜¥el¥lee¥anca¥ghÕha¥la¥e¥diaver,¥el cre-¥me¥no¥Se¥sullÕOstaria.¥verz¥i¥com�¥loeugh¥sul¥ch“¥bona dis:¥chÕel¥Magg,¥del¥bonÕanema¥alla¥almanch¥credill¥dil, Sta nostra lengua buseccona Se la sostentarem, la p˜ anca lee Trattˆ coss de sustanzia, e fass onor; E i gambus del Verzee5 Poran passˆ in Parnass per cavol fior. Bal-¥el¥e¥Magg,¥el¥dirii;¥me¥pee,¥in¥tegnilla¥a¥stˆ¥el¥tutt¥El respon-¥maraviglia,¥A¥m“.¥come¥bosin¥minga¥eran¥lestreri ¥quand¥Poemma,¥dai¥comenzaa¥avaran¥no¥lor¥anca¥ma¥di, la-¥prim¥de¥Legnamee¥On¥penna.¥la¥man¥in¥ciapaa¥han ¥verz,¥de¥proposit¥a¥poe�¥E¥Carrozza.¥ona¥fˆ¥p˜¥nol¥vorˆ il giorno che arriva e che parte il pedone [corriere], con le altre carte che troverete anche nel mio come nel vostro. / Il resto, poi, se non � fior di zucca [delicato] da uguagliare il vostro, sarˆ buono insieme agli altri da scusare [adottare] da man- tino [carta per il sedere]. Ma so anche bene che la nostra lingua buseccona [milanese] non � il diavolo, e ha anche lei il suo [aspetto] piacevole, e sembra buona qui a luogo come i cavoli allÕosteria. Se non credete a me, credete almeno alla buonÕanima del Maggi, che dice: / ÒQuesta nostra lingua buseccona / se la sostenteremo, pu˜ anche lei / trattare cose [argomenti] di sostanza, e farsi onore; / e i cavoli cappucci del Verziere potranno passare [essere scambiati] in Parnaso per cavolfioriÓ. / Il tutto sta a tenerla in piedi, mi direte; il Maggi e il Balestrieri non erano mica bosini come me. A meraviglia, rispondo, ma anche loro non avranno mica cominciato dai poemi, quando hanno preso in mano la penna. Un falegname come primo lavoro non pu˜ fare una carrozza. E poi, a proposito di verze, ¥ad¥servire¥ÒPoter¥significato:¥il¥anche¥riporta¥Cherubini¥il scusˆ ¥Per¥3 casoÓ.¥vero¥suo¥il¥�¥che¥ci˜¥di¥mancanza¥in¥fine¥un 8.¥nota¥12,¥cfr.¥buseccona¥Per¥4 4.¥nota¥26,¥Verzeecfr.¥del¥mercato¥il¥Per¥5 439 PORTA_testi.indd 439 16/03/11 11:43 Le-¥de¥ann¥des¥lavoraa¥av�¥dopo¥che¥vun,¥cognossi¥en¥m“ ti-¥dÕav�¥vantass¥possuu¥mai¥lÕha¥no¥Carocc ¥de¥gnamee ¥in¥vegnuu¥ghÕ�¥d“¥On¥timon.¥miserabil¥on¥drittura¥in¥raa ¥reussii: ¥ghÕ�¥chÕel¥m˜,¥t�¥Spinettin;¥on¥fˆ¥a¥provˆ ¥de¥coo ¥vun¥deventaa¥lÕ�¥e¥mestee,¥el¥seguitaa¥lÕha¥dÕallora¥dopo ¥Gandiott,¥Fraa¥diseva¥come¥Transiat,¥Zembalista.¥bon¥di ¥con¥Dottor¥ai¥pias�¥de¥segn¥sto¥a¥arrivˆ¥podess¥no¥che ¥de¥almanch¥cercaroo ¥cribiaa;¥penser¥di¥e¥conzett,¥bei¥di ¥Scolar, ¥quell¥de¥fˆ¥sul¥buffonarij, ¥di¥con¥Sposett¥ai¥pias� ¥el¥adoss¥rivaa¥ghÕ�¥accorges¥senza¥Gesa¥in¥ziffoland¥che ¥d“:¥con¥scusaa¥sÕ�¥el¥franco¥che¥battuda,¥la¥fagh¥a¥Maister Salte-¥coi¥Ghitar,¥coi¥Signor¥el¥Lodee¥dis:¥el¥150¥Salmo¥El se-¥coi¥n�¥prim,¥coi¥n�¥fˆ¥soo¥no¥che¥m“¥Orghen;¥coi¥e¥ri, zifol.¥col¥mei¥bella¥alla¥lodi¥el¥terz,¥coi¥n�¥gond, ¥faa, ¥lÕ� ¥Taccoin ¥el ¥olter, ¥o¥Bosin, ¥o¥piantemmela, ¥Basta ¥verissem,¥fattarij¥tutt¥hin¥Quist¥desfall.¥de¥ressenti¥me¥n� ¥d“.¥mezz¥del¥anca¥6pisa¥de¥quij¥via¥stˆ¥fˆ¥de¥novent,¥e¥bei, por-¥7sprella¥la¥con¥lustraremm¥el¥brutt¥lÕ�¥liber¥Õl¥se¥fin¥Alla io conosco uno, che dopo aver lavorato dieci anni da falegname di carrozze non ha mai potuto vantarsi dÕaver messo in dirittura [raddrizzato] un miserabile timone. Un giorno gli � venuto in mente di provare a fare una spinettina; guarda caso, gli � riuscita: dopo dÕallora ha seguitato il mestiere ed � diventato uno dei buoni spinettai. Transeat, come diceva fra Ghianda, che io non possa arrivare a tal punto di piacere ai dottori con dei bei concetti, e dei pensieri setacciati [selezionati], cercher˜ almeno di piacere agli sposini con delle buffonerie, sul fare [al modo] di quello scolaro, che zufolando in chiesa senza accorgersi che gli arrivava addosso il maestro per fargli la battuta [dargli uno scappellotto], che sincero si � scusato col dire: il Salmo 150 dice: lodate il Signore con le chitarre, con i salteri e con gli organi; io che non so fare [suonare] nŽ con i primi, nŽ con i secondi, nŽ con i terzi, lo lodo alla bella con lo zufolo. / Basta, piantiamola, o bosino o altro, il taccuino � fatto, nŽ mi risento di disfarlo. Questi sono tutti fatterelli verissimi, belli e nuovissimi, da far stare lontano quelli di Pisa anche a mezzogiorno. Alla fine se il libro � brutto lo lucideremo con lÕasperella ÒappisolarsiÓ.¥e¥ÒpisaniÓ¥fra¥linguistico¥Bisticcio¥6 ¥in¥stoviglie,¥le¥pulire¥per¥tempo¥un¥usava¥si¥che¥lÕerba¥era¥LÕasperella¥7 detersivi.¥moderni¥dei¥luogo 440 PORTA_testi.indd 440 16/03/11 11:43 prenzi-¥bell¥al¥che¥Cavalier,¥quaj¥dÕon¥nomm¥dÕon¥tentosa ¥protezion¥ona¥a¥sott¥vedendem¥gent,¥la¥indree¥traga¥el¥pi Ussugno-¥de¥mei¥podeva¥chi¥E¥Milan.¥dÕon¥in¥stimada¥tant ¥tanti ¥de ¥sicur ¥in ¥mettem ¥Sold ¥Cinqu ¥Sur ¥Lustrissema ¥ria ¥mee¥sti¥8durlindana¥de¥fil¥a¥mettem¥podeven¥che¥stitegh, strambott?¥quatter del-¥segn¥on¥cˆ¥in¥avegh¥per¥olter¥no¥se¥comprell¥Fioeui ¥segn¥on¥a¥arrivaa¥bon,¥e¥giust,¥Cavalier¥dÕon¥bontaa¥la ¥poda¥perch� ¥Comprell, ¥Bosin.¥pover¥on¥fina¥proteg ¥de ¥ma¥ciacer, ¥in¥minga¥servitor¥bon¥vessevv¥de¥lÕonor¥av� ¥cossÕhoo¥dÕaggradiment,¥minga¥vÕ�¥nol¥poe�¥Se¥scritt.¥in quest.¥per¥fagh¥da Deel de mia part a quell che forma i pitt, Che se lÕAutor nol podarˆ basˆ El ghÕha tanta bontaa de basˆ i scritt. Servitor¥voster¥El Brighella portentosa dÕun nome di un qualche cavaliere, che fin dal principio cacci indietro la gente, vedendomi sotto a una protezione tanto stimata in Milano. E chi poteva, meglio di vossignoria illustrissima signor Cinque Soldi, mettermi al sicuro da tanti stitici, che potevano mettere a filo di Durlindana questi miei quattro strambotti? / Gente, comprˆtelo, se non altro per aver in casa un segno della bontˆ dÕun cavaliere giusto, e buono, arrivato al punto da proteggere perfino un povero bosino. Comprˆtelo, perchŽ possa avere lÕonore di esservi buon servitore mica in chiacchiere, ma in scritti. Se poi non vi � mica di gradimento, cosa ho da fare per questo. / ÒDatelo da parte mia a quello che forma i peti, / che se lÕAutore non lo potrˆ baciare / ha tanta bontˆ da baciare gli scritti.Ó / Il vostro Servitore Brighella. ¥Carlo ¥di ¥paladino ¥Orlando, ¥di ¥spada ¥famosa ¥la ¥era ¥Durlindana ¥La ¥8 ¥ariostesco.¥poema¥del¥protagonista¥e¥Magno 441 PORTA_testi.indd 441 16/03/11 11:43 [...] 2 FEBRAR lÕozzi¥a¥dada¥tutta¥scioretta¥Ona minuzzi,¥i¥tutt¥sav�¥voreva¥La negozzi¥i¥maa¥o¥ben,¥reussiven¥Se Luzzi;¥a¥Togn,¥a¥Giovann,¥a¥Pompee,¥A Tizzi,¥cossa¥e¥Caio,¥mangiava¥Cossa ¥vizzi.¥olter¥di¥sequella¥la¥tutta¥Con cˆ¥sova¥la¥in¥d“¥el¥tutt¥Insoma cip“¥a¥che¥olter,¥sentiva¥se¥Noo mormorˆ:¥a¥e¥sposett,¥de¥mondo¥On l“;¥quell¥salla¥quell...;¥salla¥quest...;¥Salla oib˜;¥adess...;¥oh¥dˆ...;¥p˜¥se¥se¥Guardee ¥n˜.¥par¥le¥el¥e¥birbott,¥on¥lÕ�¥lˆ...;¥e¥sciˆ,¥on¥LÕ� bigolott,¥quaj¥l“¥de¥passava¥Se Paris,¥de¥Guge fine¥di¥quij¥O complott:¥del¥in¥dessora¥ciamava¥Je dis,¥ne¥cossa¥l“,¥ruga¥ch“,¥ruga¥E mezzorascia¥ona¥dop˜¥par,¥ghen¥Cossa ¥strascia.¥ona¥mai¥mai...¥comprava¥la¥No scotaa,¥staa¥chÕ�¥quij¥de¥vun¥m˜¥d“¥On schoeud¥vuj¥ghi¥che¥diss,¥el¥m“,¥de¥Corpo 6 12 18 FEBBRAIO Una piccola signoretta tutta data allÕozio voleva sapere tutte le minuzie: se riuscivano bene o male i negozi [gli affari] a Pompeo, a Giovanni, a Tonio, a Lucio; cosa mangiava Caio e cosa Tizio, con tutta la sequela di altri vizi. | Insomma tutto il giorno nella sua casa non si sentiva altro che a bisbigliare un mondo di sposette [donnicciole] e a mormorare: ÇSa questo...; sa quello...; sa quello l“; guardate se si pu˜ dare...; oh adesso...; ohib˜; � una testa matta, e lˆ...; � un birbante, e non lo pareÈ. | Se passava di l“ un qualche merciaio [ambulante], o quelli dagli Òaghi finiÓ di Parigi, li chiamava di sopra nel complotto: e fruga qui, fruga l“, cosa ne dice, cosa gliene pare, dopo una mezzoraccia non comprava mai... uno straccio. | Un giorno poi, uno di quelli che son stati scottati ÇCorpo di Bacco,È dice Çgliele voglio soddisfare 442 PORTA_testi.indd 442 16/03/11 11:43 curiositaa:¥s˜¥i¥sposetta¥sta¥A moeud,¥cert¥dÕon¥in¥scodaroo¥ghi¥franch¥E nient,¥per¥robba¥la¥via¥dass¥se¥Che ¥dent.¥de¥p�¥mai¥ciamarˆ¥me¥la¥Noo 24 balett¥di¥prepara¥el¥fatt¥e¥Ditt, lˆ¥va¥el¥poe�¥e¥inargentaa;¥bei¥Tutt 1sabett¥di¥Priora¥Mader¥sta¥De Balette per induvinˆ!¥Sbragiand, staa¥lÕ�¥ciamall,¥a¥cor¥sbragiˆ,¥a¥Sent“ ¥fiaa.¥lÕistess¥tutt¥dent¥allÕandˆ¥Insemma 30 dis,¥ghe¥la¥dessora,¥lÕ�¥Appenna dÕinduvinˆ?¥balett¥sti¥m˜¥CossÕhin ,balette de Paris¥Hin¥respond:¥el¥L� fregˆ¥a¥domˆ¥tutt¥sÕinduvina¥Che mostacc;¥el¥o¥man,¥i¥quist¥de¥tr�¥o¥d˜,¥Con ¥affacc.¥prezzi¥bon¥a¥hin¥comanda,¥ne¥Se 36 dop˜¥specci¥provˆ¥voeur¥chi¥a¥Anzi, induvinaa.¥lÕabbia¥che¥pagˆ,¥fam¥A d˜.¥demen¥lˆ¥dis,¥la¥insc“,¥lÕ�¥Com� fregaa,¥ben¥avei¥dopo¥man¥i¥usmand¥Ma catto;¥o¥repia,¥la¥m...,¥lÕ�¥Questa ¥.LÕha indovinato¥respond:¥el¥scapand¥L� 42 a questa sposetta le sue curiositˆ: e sicuro gliele soddisfer˜ in un certo modo, che se dessi via la roba per niente, non mi chiamerebbe pi� dentro [in casa]È. | Detto e fatto: prepara delle palline tutte belle argentate e poi va lˆ da questa madre priora delle zabette [pettegole] gridando: ÇPalline per indovinare!È. Sentire a gridare, correre a chiamarlo � stato, insieme allÕandar dentro, tutto in un fiato. | Appena � di sopra, lei gli dice: ÇCosa sono ora queste palline per indovinare?È; lui risponde: ÇSono palline di Parigi, che sÕindovina tutto soltanto a sfregare con due o tre di queste le mani o la faccia; se ne comanda, sono a buon prezzo affatto [assolutamente]. | Anzi, a chi vuol provare, aspetto dopo a farmi pagare, che abbia indovinatoÈ. ÇSiccome � cos“,È dice Çme ne dia due.È Ma, annusando le mani dopo averle ben fregate, ÇQuesta � m...È riprende Ço catto!È; lui scappando risponde: ÇLÕha indovinatoÈ. 50.¥nota¥47,¥cfr.¥sabett¥Per¥1 443 PORTA_testi.indd 443 16/03/11 11:43 * In questo amaro e dissacrante poemetto, composto nel 1816, e circolato anonimo, il ministro delle Finanze Giuseppe Prina riemerge dalla tomba per mostrare ai milanesi lÕinutilitˆ della ferocia con cui fu ucciso e additare loro la beffa di essere governati da un cojon come lÕimperatore Francesco I. Il testo si rifˆ al noto caso di cronaca: quando i francesi lasciarono Milano, il Prina, ministro del regno napoleonico, il 20 aprile 1814 era stato barbaramente trucidato dalla folla, a lungo vessata dalle tasse. La rapida diffusione di queste strofe, nonostante fossero distribuite in fogli clandestini, provoc˜ la reazione della polizia austriaca che, nel 1817, incrimin˜ e interrog˜ Porta e Grossi; il primo, in quegli anni un alto funzionario della banca di Stato, scamp˜ il pericolo dellÕincarcerazione e il secondo se la cav˜ con una robusta ramanzina, dopo essersene assunta la paternitˆ. Da quel momento lÕautore � ritenuto Tommaso Grossi, anche se molti indizi di stile conducono a Porta. La Prineide � una graffiante critica del restaurato regime asburgico, che dˆ voce al sentimento civile dellÕautore (o degli autori) e allÕattaccamento agli ideali di libertˆ e indipendenza. Stendhal lo defin“ Çla migliore satira che mai la letteratura abbia prodotto nellÕultimo secoloÈ. PRINEIDE¥LA Sogn Iudicatum est de singulis secundum opera ipsorum. XX¥cap.¥.,Apoc indiavolaa,¥quij¥de¥nocc¥ona¥LÕeva sentiva¥se¥no¥l™ff;¥al¥bocca¥in¥come¥Scur fiaa¥on¥moviment,¥on¥pedanna,¥Ona Eraunanottediquelleindiavolate,scurecome Sogn PRINEIDE ¥LA in bocca al lupo; non si sentiva una pesta, un movimento, un fiato 444 PORTA_testi.indd 444 16/03/11 11:43 viva,¥persona¥de¥indizi¥dass¥Che sort¥malarbetta¥de¥can¥on¥che¥Domˆ ¥mort;¥la¥de¥versari¥el¥faseva¥El Milan¥invers¥tapasciava¥che¥m“¥E solett¥sol¥Comasna¥strada¥la¥Su can¥quell¥coeur¥el¥div¥a¥ch�¥pass,¥el¥Slongava spaghett:¥de¥poo¥on¥mettuu¥mÕaveva¥El orelocc,¥on¥a¥or¥i¥sonˆ¥a¥sent¥Se ¥nocc.¥mezza¥la¥pont¥in¥giusta¥lÕ�¥Scolti... murell,¥dÕon¥lÕombra¥vedi¥quella¥In 1foppon;¥del¥quell¥lÕ�¥che¥mÕaccorgi¥E restell,¥del¥pari¥in¥sont¥che¥Ecco garon.¥i¥duu¥tucc¥tremˆ¥a¥senti¥me¥E mamma;¥mia¥la¥per¥Esuss¥disi:¥dent¥Guardand ¥fiamma.¥gran¥ona¥vedi¥e¥colp¥on¥senti¥Quand mandava¥la¥che¥smort¥giald¥dÕon¥sÕciar™¥El cros;¥i¥tutt¥sora¥sbarlusiva¥El tremava¥la¥terra¥la¥dondaven,¥Quist vos¥ona¥s�¥vegn“¥a¥sentiva¥se¥E 6 12 18 dare indizio di persona viva, solo un cane di maledetta sorte faceva il versaccio della morte; | e io che camminavo verso Milano sulla strada Comasina, solo soletto, allungavo il passo, che a dirvelo sinceramente quel cane mi aveva messo un poÕ di spaghetto [fifa, spavento]: si sentono suonare le ore a un orologio, ascolto... � giusta in punto mezzanotte. | In quella [in quel momento] vedo lÕombra dÕun muretto e mi accorgo che � quello del Foppone; ecco che sono di fronte al cancello, e mi sento a tremare tutte e due le cosce. Guardando dentro dico: ÇAmen per la mia mammaÈ; quando sento un colpo e vedo una gran fiamma. | Il chiarore dÕun giallo smorto che mandava sberluccicava sopra tutte le croci; queste dondolavano, la terra tremava e si sentiva a venire su una voce ¥fuori ¥scavate ¥fosse ¥grandi ¥dÕemergenza, ¥cimiteri ¥erano ¥Fopponi ¥I¥1 ¥Rotonda¥(oggi¥dellÕospedale¥Foppone¥il¥era¥Uno¥cittadine.¥mura¥dalle ¥Granda ¥CaÕ¥dellÕOspedale¥morti¥i¥seppellivano¥si¥dove ¥Besana)¥della Gre-¥San ¥di ¥quello ¥Foppone, ¥Altro ¥corpi. ¥i¥reclamava ¥nessuno ¥cui ¥di ap-¥gli¥isolare¥per¥1488¥nel¥costruito¥Lazzaretto¥il¥sorgeva¥dove¥gorio, lÕepidemia.¥contenere¥e¥pestati 445 PORTA_testi.indd 445 16/03/11 11:43 24 fond,¥a¥fond...¥a¥pietosa,¥longa...¥Longa... ¥moribond,¥de¥com�¥son¥cert¥on¥Cont pocch¥a¥pocch¥a¥ciara¥p�¥fasendes¥Che ch“...¥vegna¥chÕel¥Rocch?¥Sur¥diseva:¥La Rocch,¥sur¥profer“¥a¥senti¥me¥che¥Quand m“,¥de¥nomm¥el¥giust¥m˜¥lÕ�¥Rocch¥sur¥Che brasc¥i¥casca¥me¥oeucc,¥i¥scuriss¥se¥Me ¥strasc.¥de¥omm¥on¥com�¥terra¥in¥borli¥E n˜,¥soo¥nol¥m“¥success,¥poe�¥sia¥Cossa accort¥sont¥me¥m“¥in¥tornaa¥che¥Domˆ gi˜¥settaa¥seva¥e¥scur,¥al¥seva¥Che mort¥de¥crapp¥di¥sora¥redoss¥on¥s�¥In brusa¥in¥seva¥e¥sott,¥ballaven¥me¥Che ¥busa.¥dÕona¥in¥dent¥borlˆ¥per¥l“¥L“ ciar¥on¥come¥vedeva¥gi˜¥in¥Guardand maria:¥bagn¥a¥alzava¥se¥chÕel¥smort,¥Smort par,¥me¥no¥e¥par¥me¥n˜,¥lÕ�¥s“,¥LÕ� onÕombria¥proppi¥m˜¥lÕeva¥che¥s“¥Scior pianin¥pian¥a¥che¥pizz,¥scirin¥on¥man¥in¥Cont ¥bomborin.¥al¥fina¥comparsa¥mÕ�¥La consciada!¥mai¥lÕeva¥Come¥Signor!...¥Car pietaa,¥avuu¥lÕavarav¥sass¥on¥Anca insanguanada,¥denc,¥senza¥bocca¥La 30 36 42 lunga... lunga... pietosa, profonda... profonda, con un certo suono come di moribonda, | che facendosi pi� chiara a poco a poco diceva: ÇSignor Rocco? Venga qui...È Quando mi sento proferire ÒSignor Rocco,Ó che ÒSignor RoccoÓ � proprio il mio nome, mi si scuriscono gli occhi [mi si offusca la vista], mi cascano le braccia e cado in terra come un uomo di stracci [fantoccio]. | Cosa sia poi successo, io non lo so, soltanto che tornato in me mi sono accorto che ero nellÕoscuritˆ, e che ero seduto su un dosso, sopra delle crape [teste] da morto che mi ballavano sotto, ed ero sul punto l“ per l“ per cadere dentro in una buca. | Guardando in gi� vedevo come un chiarore smorto smorto, che si alzava, a bagnomaria [lentamente]: � s“, � no, mi pare e non mi pare, signors“ che era ora proprio unÕombra con in mano un cerino acceso, che pian pianino mi � comparsa fino allÕombelico. | Signori miei!... Come era mai conciata! Anche un sasso avrebbe avuto pietˆ: la bocca senza denti, insanguinata, 446 PORTA_testi.indd 446 16/03/11 11:43 spettasciaa,¥naris¥i¥foeura,¥Scarpada rott,¥mezz¥coo¥el¥faccia,¥la¥oeucc,¥i¥Sgarbellaa ¥bott;¥a¥tutt¥stomegh¥el¥brasc,¥i¥Scavezzaa desperluscent¥cavij¥i¥vedeva¥Se mostasc¥el¥per¥adree¥gi˜¥vegnigh¥A sbordegascent¥ingroppii,¥Impettolaa, spuvasc,¥de¥e¥guast¥sangu¥de¥palta,¥De ingarbiass¥e¥bocca¥in¥impiastrassegh¥E ¥restass.¥ghe¥che¥scalzaa¥denc¥quaj¥dÕon¥In locch,¥seva¥che¥tant¥de¥savend¥no¥M“ dessedaa,¥o¥indorment¥fudess¥Se tampocch¥nanch¥volzava¥che¥l“,¥Stava fiaa,¥el¥s�¥tirˆ¥de¥malappenna¥A com�¥provass¥a¥adree¥lÕandava¥lee¥E ¥pod�,¥mai¥senza¥ma¥brasc,¥i¥alzˆ¥Per alzava,¥j¥la¥che¥meneman¥de¥Perch� scavezz,¥duu¥tutt¥vess¥de¥cossa¥Quella portava¥ghe¥la¥grizz,¥on¥s�¥in¥even¥Quand mezz,¥del¥in¥desquilibrassen¥se¥Che scimoston¥duu¥i¥domˆ¥drizz¥restand¥E ¥pendolon.¥a¥rest¥el¥gi˜¥borlava¥Ghe poo¥bell¥on¥per¥insc“¥faa¥dÕav�¥Dopo reussii¥minga¥podegh¥de¥Vedend 48 54 60 66 scassata [in] fuori, le narici spappolate, stracciati gli occhi, la faccia, la testa mezza rotta, spezzate le braccia, lo stomaco tutto a botte [lividi]; | si vedevano i capelli barluccicanti venirgli gi� per la faccia, impettolati [inzaccherati], ingroppati, insudiciati di fango, di sangue guasto e di sputazzo, e impiastrarglisi in bocca e ingarbugliarsi in un qualche dente scalzato che gli restava. | Io non sapendo, da tanto che ero allocchito, se fossi addormentato o sveglio, stavo l“, incapace di muovermi, a malapena [capace di] tirare su il fiato, e lei [lÕombra] continuava a provare come fare per alzare le braccia, ma senza mai potere, | perchŽ man mano che le alzava, quella cosa di essere tutte e due spezzate, quando erano su un briciolo, le causava che si squilibrassero nel mezzo, e restando dritti solo i due tronconi le cadeva gi� il resto a penzoloni. | Dopo aver fatto cos“ per un bel poÕ, vedendo di non poter mica riuscire, 447 PORTA_testi.indd 447 16/03/11 11:43 coo¥el¥scorliva¥la¥rabbia¥de¥att¥In cavii;¥i¥tucc¥indree¥scappava¥ghe¥E cera¥la¥poo¥on¥inserenand¥Allora ¥manera:¥sta¥in¥parlamm¥a¥missa¥sÕ�¥La d“¥dal¥Milanes¥di¥staa¥nÕ�¥Cossa adess?...¥fina¥2quattordes¥del¥dÕapril¥Vint sbarlus“¥a¥vedi¥me¥paroll¥sti¥A fudess?...¥nol¥che¥ment...¥in¥stralusc¥on¥Come Giuradina!...¥faccia...¥in¥oeucc¥i¥petti¥Ghe ¥Prina.¥minister¥del¥lÕombra¥propri¥LÕ� m“...¥vedel,¥creda...¥chÕel¥zellenza!¥Ah scappaa...¥sont¥m“¥nagott...¥in¥entraa¥sont¥Ghe ch“,¥che¥quest¥minga¥LÕ�¥allora:¥lu¥E domandaa;¥tÕhoo¥m“¥che¥quell¥dis,¥me¥El Milan¥quistaa¥lÕha¥cossa¥Domandi ¥can.¥on¥n�¥che¥pesc¥m“¥coppaa¥CollÕavemm 3gatt¥de¥fott¥quell¥che¥respondi,¥Strissem! ciel,¥el¥quistˆ¥poda¥ghe¥el¥sbertii¥lÕha¥Che piatt¥bell¥on¥cavaa¥nÕemm¥ghe¥nun¥a¥quant¥in¥Ch� 72 78 84 in atto di rabbia scuoteva la testa e gli scappavano indietro tutti i capelli; allora, rasserenando un poÕ la cera, si � messa a parlarmi in questa maniera: | ÇCosa ne � stato dei milanesi dal giorno venti dÕaprile del quattordici fino adesso?...È. A queste parole mi vedo a sbarluccicare come un lampo in mente... ÒChe non sia?...Ó Gli punto gli occhi in faccia... Giuraddio!... é proprio lÕombra del ministro Prina. | ÇAh eccellenza!, lo creda... vede, io... non ci sono entrato in niente... io sono scappato...È E lui allora: ÇNon � di questoÈ mi dice Çquel che ti ho domandato; domando cosa ha acquistato Milano collÕavermi accoppato peggio che neanche un caneÈ. | ÇIllustrissimo! È rispondo Çche quel pestaggio che lÕha ammazzato le possa [far] acquistare il cielo, che in quanto a noi ne abbiamo cavato un bel piatto [niente] Prina.¥ministro¥del¥dellÕuccisione¥data¥la¥�¥1814¥aprile¥20¥Il¥2 riceve-¥o¥Òdare¥ossia¥,dˆ on buratton¥a¥simile¥significato¥ha¥Fott de gatt¥3 ÒpestaggioÓ.¥per¥vale¥qui¥botteÓ,¥re 448 PORTA_testi.indd 448 16/03/11 11:43 4Fedel.¥S.¥a¥lÕaria¥de¥ciappˆ¥fagh¥Col lÕindipendenza...¥donch¥ma¥dis,¥me¥el¥Com�, ¥Eccellenza.¥lighen,¥me¥Zitto!!!¥m“:¥E modacc¥cert¥on¥fˆ¥a¥veduu¥lÕhoo¥Allora rid¥de¥voeuja¥vegness¥ghe¥che¥Com� coracc¥de¥poo¥on¥ciappˆ¥faa¥mÕha¥chÕel¥Tant polid¥ben¥seguitava¥l“¥franch¥E fava¥la¥a¥rava¥la¥de¥s�¥cuntagh¥A ¥stava:¥la¥qual¥e¥tal¥storia¥la¥Tutta onÕarmada¥cont¥trionfant¥Todisch¥i¥Che conquistaa¥nÕhan¥fregg!!)¥(del¥tremˆ¥fˆ¥De strada¥la¥per¥comed¥s˜¥tutt¥con¥Vegnend cittaa¥la¥de¥port¥ai¥fina¥Maestra specciaj¥per¥posta¥a¥avert¥giˆ¥ChÕeven ¥strivaj:¥i¥ongessen¥se¥lor¥che¥Prima vizzi¥dÕon¥porch¥quell¥ch“,¥staa¥chÕhin¥appenna,¥Che todesch,¥in¥farloccˆ¥semper¥vor�¥De stremizzi¥on¥s�¥toe�¥faa¥lÕha¥malerbett!¥Sia 5fresch,¥micch¥nost¥di¥generazion¥la¥A 90 96 102 col farle prendere lÕaria a San Fedele.È ÇComÕ�,È mi dice Çma dunque lÕindipendenza... È E io: ÇZitto!!!, mi legano, EccellenzaÈ. | Allora lÕho visto a fare una certa smorfia, come se gli venisse voglia di ridere, tantÕ� che mi ha fatto prendere un poÕ di coraggio e sincero, l“, seguitavo per bene a raccontargli per filo e per segno tutta la storia, tale e quale era: | che i tedeschi trionfanti con unÕarmata da far tremare (dal freddo!!) ci hanno conquistato venendo con tutti i loro comodi per la strada maestra fino alle porte della cittˆ, che erano giˆ aperte apposta per aspettarli, prima che loro si ungessero gli stivali: | che appena sono stati qui quel porco dÕun vizio di voler sempre parlare in tedesco, siano maledetti!, han fatto prendere uno spavento alla generazione delle nostre miche fresche [giovani], dellÕepo-¥immagini¥molte¥come¥defenestramento,¥al¥�¥riferimento¥Il¥4 ¥della ¥braccia ¥le¥tra ¥cadere ¥fece ¥lo ¥che ¥Prina, ¥da ¥subito ¥ritraggono, ¥ca Fedele.¥San¥piazza¥di¥selciato¥sul¥inferocita,¥folla mila-¥tipicamente¥pane¥di¥forma¥la¥�¥13)¥nota¥32,¥(cfr.¥ÒmichettaÓ¥La¥5 molliÓ.¥Òpappe¥per¥vale¥qui¥lÕespressione¥ma¥nese, 449 PORTA_testi.indd 449 16/03/11 11:43 risegh¥a¥van¥e¥solassaj,¥dovuu¥han¥Che ¥tisegh:¥diventˆ¥de¥mioren,¥no¥Se 108 patatoucch,¥sti¥viorin,¥pocch¥sto¥oltra¥Che tajoeura!¥la¥su¥trifolaa¥fussen¥Che 6zoroucch¥s˜¥col¥intend¥fˆ¥podendes¥No niscioeura,¥la¥con¥ital•an¥Parlen pratega¥per¥san¥chÕel¥lˆ¥quell¥lenguacc¥on¥lÕ�¥E ¥gramatega:¥la¥de¥besogn¥minga¥ghÕhan¥E 114 gran¥nost¥el¥stralatten¥che¥intanta¥Che scenna,¥e¥disnˆ¥cavaj¥ai¥Dandeghel pan¥crien¥che¥poveritt¥di¥famm¥La Vienna¥de¥resposta¥la¥speccia¥La permett¥ghe¥el¥Consej¥Õl¥se¥sav�¥Per ¥pett;¥lÕultem¥trˆ¥de¥o¥mangiˆ¥de¥O 120 coss¥s˜¥di¥in¥Consej¥el¥siccome¥Ma, meditazion,¥con¥e¥flemma¥con¥va¥El oss¥on¥bocca¥in¥dann¥ghe¥Intrattanta religion,¥la¥de¥loffi¥solit¥Coj veritaa,¥in¥cossa¥bona¥ona¥lÕ�¥Che ¥consolaa;¥el¥pien¥ben¥ghÕha¥se¥quand¥Ma 126 che han dovuto salassarli, e vanno a rischio, se non migliorano, di diventare tisici: | che oltre a questo piccolo impaccio, questi mammalucchi, che fossero trifolati sulla tagliola!, non potendosi fare intendere col loro zorocco parlano italiano con la verga di nocciolo, ed �, quello, un linguaggio che sanno per pratica e non hanno mica bisogno della grammatica: | che intanto che sprecano il nostro grano, dandolo ai cavalli a pranzo e cena, la fame dei poveretti che gridano ÒpaneÓ aspetta la risposta da Vienna per sapere se il Consiglio gli permette o di mangiare o di tirare lÕultimo peto; | ma, siccome il Consiglio nelle sue cose va con flemma e con meditazione, nel frattempo ci danno in bocca un osso con la solita ciancia della religione, che � una buona cosa in veritˆ, ma quando si ha ben pieno il ventre; | tedesca.¥lingua¥la¥chiamare¥per¥onomatopeica¥voce¥�¥Zoroucch¥6 450 PORTA_testi.indd 450 16/03/11 11:43 pramatega¥la¥uso¥in¥miss¥poe�¥avend¥Che condannaa,¥i¥forca¥la¥su¥in¥mandˆ¥De pratega¥fˆ¥a¥andˆ¥dovuu¥lÕha¥Stricch¥master¥El lÕospedaa,¥de¥mort¥i¥sora¥brugna¥In lÕonor¥levagh¥podarˆ¥nessun¥E ¥dottor;¥di¥collega¥ciamˆ¥fass¥De fumm,¥de¥domˆ¥pien¥tutt¥lÕ�¥Milan¥Che fottuu;¥becch¥de¥cavalier,¥de¥cont,¥De lumm,¥la¥in¥boffa¥ghe¥la¥reson¥la¥Che cuu,¥del¥in¥pee¥di¥dagh¥vorraven¥Perch� don¥minga¥lÕ�¥che¥meret,¥pover¥Õl¥E ¥canton.¥dÕon¥in¥lˆ¥costrengiuu¥lÕhan¥me¥Te pioeucc,¥scanna¥quij¥quart,¥in¥strenc¥quij¥tucc¥Che tecch¥del¥nobilitt¥persegh,¥pela¥Quij oeucc¥ai¥fina¥debet¥de¥e¥marscia¥de¥Pien busecch,¥coj¥carrozza¥la¥tiren¥Che fottuu¥cojon¥de¥onÕaria¥ciappaa¥Han ¥cuu;¥col¥faa¥fussen¥olter¥i¥che¥Come dÕor¥letter¥a¥patenta¥la¥ghÕhan¥Perch� dÕAdamm,¥fina¥comenzand¥vicc,¥soeu¥i¥Che lor,¥fan¥come¥badee¥el¥faa¥semper¥Han lettamm;¥fˆ¥de¥via¥nagotta¥de¥Bon 132 138 144 che avendo poi messo in uso la prammatica [consuetudine] di mandare sulla forca i condannati, il mastro Stricco ha dovuto andare a fare pratica allÕobitorio sui morti dellÕospedale, e nessuno potrˆ levargli lÕonore di farsi chiamare collega dei dottori; | che Milano � tutta piena solo di fumo, di conti di cavalieri, di becchi fottuti; che la ragione gli soffia sul lume perchŽ volevano dargli pedate nel culo, e il povero merito, che non � mica don, me lÕhan costretto lˆ in un cantone. | Che tutti quei poveri in canna, quei pidocchiosi, quei pelapesche [inetti], nobilucci di poco conto, pieni di marciume e di debiti fino agli occhi, che tirano la carrozza con le budella, han preso unÕaria da coglioni fottuti, come se gli altri fossero fatti col culo; | perchŽ han la patente a lettere dÕoro, che i loro antenati, a cominciare fin da Adamo, han sempre fatto i babbei come fan loro, buoni a nulla tranne [che a] fare letame; 451 PORTA_testi.indd 451 16/03/11 11:43 150 meret¥el¥minga¥guarda¥se¥dÕincoeu¥d“¥al¥Che ¥preteret.¥cojon¥di¥ma¥present,¥coo¥Di allegrament¥via¥seguitand¥l“¥E cˆ:¥ona¥ditt¥nÕhoo¥ghe¥gust,¥sto¥su¥In attent¥dÕon¥scoltava¥me¥el¥Prina¥El fiadˆ,¥a¥n�¥moeuves¥a¥vedeva¥nol¥Che notizzi¥sti¥a¥che¥ben¥capiva¥se¥E ¥regolizzi,¥de¥giuss¥in¥tutt¥LÕandava coeur¥el¥ghÕha¥el¥minister¥staa¥chÕ�¥vun¥Che scimiteri,¥el¥dopo¥anca¥minister¥De voeur¥ghe¥no¥inutel...¥lÕ�¥gust...¥dagh¥per¥E miseri,¥che¥lacrem,¥che¥strillament,¥Che stÕoccas•on,¥in¥Prina¥chÕel¥tutt¥Con ¥reson.¥squas¥ghÕavess¥el¥giusta,¥dilla¥A pias�,¥dagh¥de¥capii¥hoo¥quand¥Basta, register,¥muda¥fatt,¥sul¥vella¥Volta barol�,¥i¥fregagh¥voruu¥mai¥hoo¥Ch� minister,¥nessun¥a¥sia,¥el¥che¥mort¥n�¥viv¥N� faa¥discors¥del¥fil¥el¥repiand¥E ¥conformitaa.¥sta¥in¥innanz¥Tirava Zellenza,¥Vostra¥sav�,¥de¥per˜¥LÕha crappa¥de¥dolor¥gran¥sti¥tucc¥a¥mezz¥in¥Che 156 162 168 che al giorno dÕoggi non si guarda mica al merito delle teste presenti, ma dei coglioni precedenti. | E l“ seguitando via allegramente in questo modo, gliene ho dette una casa [gran quantitˆ]: il Prina mi ascoltava dÕun attento che non lo vedevo nŽ a muoversi nŽ a fiatare, e si capiva bene che a queste notizie andava in sugo di liquirizia, | che uno che � stato ministro ha il cuore di ministro anche dopo il cimitero, e per dargli piacere... � inutile... non ci vuole che strilli, che lacrime, che miserie, con tutto che il Prina in questÕoccasione, a dirla giusta, aveva quasi ragione. | Basta, quando ho capito di dargli piacere, subito giro la vela [cambio discorso], muto registro, chŽ non ho mai voluto sfregargli i barol� [i testicoli], nŽ vivo nŽ morto che sia, a nessun ministro, e ripigliando il filo del discorso fatto, tiravo avanti in questa conformitˆ. | ÇHa per˜ da sapere, vostra eccellenza, che in mezzo a tutti questi gran dolori di crapa [testa], 452 PORTA_testi.indd 452 16/03/11 11:43 licenza,¥bona¥soa¥con¥7buseccon,¥Nun pappa,¥come¥allegher¥contentoni,¥Semm bescottin¥paren¥ne¥pinol¥sti¥E ¥8Franzeschin;¥de¥lÕamor¥de¥lÕamor¥Per Italian,¥on¥lÕ�¥Franzeschin¥sto¥qual¥El galantomm,¥on¥lÕ�¥cunt¥di¥fin¥in¥d“¥voeur¥ChÕel 9Milan¥in¥nassuda¥lÕ�¥miee¥soa¥E Domm,¥del¥cupola¥la¥de¥AllÕombra benon...¥che¥delizia...¥che¥Figurass... ¥maccaron!¥de¥broeud¥in¥fass¥de¥Robba molla,¥e¥tira¥del¥ben¥ghÕhan¥Milanes¥i¥Che ball.¥ghÕ�¥no¥e¥pasta,¥bona¥de¥poe�¥hin¥Ma frolla...¥pasta¥che¥belegott!...¥de¥Acqua spall,¥di¥in¥strengendes¥respond¥me¥El oss!¥mee¥ai¥domandaghel¥Bisogna ¥coss.¥sti¥de¥minga¥descoremm¥n˜...¥E amor¥grand¥del¥d“¥per¥disi¥Adess padron.¥el¥per¥Milanes¥nun¥ghÕemm¥Che 174 180 186 noi busecconi [milanesi], con sua buona licenza, siamo contentoni, allegri come il papa, e queste pillole ci paiono biscottini per amore dellÕamore di Franceschino; | e questo Franceschino � un italiano, che vuol dire in fin dei conti un galantuomo e sua moglie � nata a Milano, allÕombra della cupola del Duomo, figurarsi... che delizia... che gran bene... roba da farsi in brodo di maccheroni! | Che i milanesi hanno bene del tira e molla, ma sono poi di buona pasta, non cÕ� balle.È ÇAcqua di castagne secche!... che pasta frolla...È mi risponde stringendosi nelle spalle, Çbisogna domandarlo alle mie ossa!È ÇE no, non discorriamo mica di queste cose. | Adesso dico per dire del grande amore che abbiamo noi milanesi per il padrone. 8.¥nota¥12,¥cfr. buseccon ¥Per¥7 ¥dicembre ¥31¥il¥Milano¥a¥entrato¥dÕAustria,¥I¥Francesco¥LÕimperatore ¥8 37).¥(cfr.¥Brindes¥secondo¥il¥scritto¥aveva¥Porta¥occasione¥cui¥la¥per¥1815, ¥era¥dellÕimperatore, ¥moglie¥terza¥Modena,¥di¥Beatrice¥Luisa¥Maria¥9 1787.¥dicembre¥15¥il¥Reale,¥Palazzo¥nel¥nata 453 PORTA_testi.indd 453 16/03/11 11:43 discor,¥a¥andˆ¥gust...¥che¥10padronasc!¥Car bon,¥tropp¥fina¥lÕ�¥che¥robba¥ona¥LÕ� pell,¥e¥carna¥come¥semm¥lu¥con¥nun¥Giˆ ¥buell.¥e¥scisger¥lÕ�¥nun¥con¥lu¥E 192 lu,¥a¥quant¥tant¥nun¥anca¥bon¥semm¥Che nun,¥a¥quant¥tant¥bon¥lÕ�¥lu¥anca¥lu¥E lu,¥a¥maa¥del¥fagh¥de¥incapazz¥Nun nun,¥a¥ben¥del¥fann¥de¥incapazz¥lu¥E virt�¥la¥de¥oeucc¥i¥sora¥fina¥Pien ¥lu.¥e¥nun¥e¥pascienza,¥santa¥la¥De 198 gemma¥sta¥cognossela¥domˆ¥Boeugna sass,¥de¥vun¥fudessel¥ben,¥voregh¥Per insemma,¥parla¥chÕel¥quij¥tutt¥con¥Affabel spass,¥on¥lÕ�¥che¥bona¥la¥a¥sangu,¥de¥Dolz Veritaa¥la¥fin¥che¥tant¥diroo¥Ghe ¥parlaa:¥vegh¥no¥de¥scisger¥on¥calaa¥GhÕ� 204 presentada¥seva¥la¥che¥disen¥E annonz•ˆ;¥fass¥per¥oeucc¥i¥bass¥Con spada,¥de¥lÕabet¥s�¥minga¥avendegh¥Ma fˆ,¥podell¥de¥assee¥vanzaa¥mai¥lÕha¥Ch� zeremoniee¥gran¥el¥voltra¥a¥saltaa¥GhÕ� ¥indree;¥casciada¥lÕha¥Õl¥e¥butt¥on¥daa¥ghÕha¥ChÕel 210 Caro padronaccio!, che gusto... andare a discorrere, � una roba che � perfino troppo buona, giˆ noi con lui siamo carne e pelle, e lui con noi � tutto ceci e budella. | Che siamo buoni anche noi tanto quanto lui e lui, anche lui, � buono tanto quanto noi, noi incapaci di far del male a lui e lui incapace di fare del bene a noi, pieni fin sopra gli occhi della virt� della santa pazienza, e noi e lui. | Bisogna soltanto conoscerla questa gemma per volergli bene, fosse uno di sasso, affabile con tutti quelli che gli parlano insieme, dolce di sangue, alla buona che � uno spasso, le dir˜ che perfino la Veritˆ [Dio] � calato un cece che gli parlasse: | e dicono che si era presentata con gli occhi bassi per farsi annunziare; ma non avendo mica lÕabito di spada [di cerimonia], che non ha mai avanzato [guadagnato] abbastanza per poterlo fare, � saltato fuori il gran cerimoniere che le ha dato uno spintone e lÕha cacciata indietro; | affettuoso.¥ironicamente¥cenno¥un¥come¥inteso¥andrˆ¥dispregiativo¥Il¥10 454 PORTA_testi.indd 454 16/03/11 11:43 volontera¥che¥p�¥ben¥lu¥a¥quant¥in¥Ma camisa,¥in¥anca¥riceverav¥la¥El cera,¥bona¥de¥carr¥on¥farav¥ghe¥El disa,¥la¥perch�¥coragg¥e¥ansa¥Dandegh man,¥la¥a¥omen¥quij¥de¥vun¥lÕ�¥Ch� ¥Milan.¥tutt¥denter¥stˆ¥ghe¥che¥coeur¥DÕon nient,¥conclud¥che¥ciaccer¥hin¥quist¥Tutt faa?...¥poe�¥haal¥cossa¥infin¥Prina,¥el¥s�¥Salta verament...¥respondi,¥fˆ,¥al¥quant¥In comenzaa¥minga¥lÕha¥adess...¥fina¥S“... fin,¥di¥fin¥in¥occor¥Cossa¥disen...¥Ma ¥Franzeschin.¥galantomen¥di¥re¥el¥LÕ� Prina¥el¥dis¥galantomen,¥di¥re¥el¥S“ dellÕavis...¥obbligato¥Sgavasgiand, pantomina?...¥sta¥CossÕ�¥allora,¥m“¥E 11duvis¥mÕ�¥zellenza,¥scusa¥me¥ChÕel furia¥sua¥la¥tutta¥con¥voeulta¥sta¥Che ¥onÕinguria!¥per¥cojon¥on¥tolt¥LÕabbia Tura...!¥co...¥sto¥tegnen¥sÕel¥che¥Ben¥lu,¥E tola;¥de¥mostacc¥brutt¥subet...¥m“¥Sbraggi 216 222 228 ma in quanto a lui ben pi� che volentieri la riceverebbe anche in camicia, le farebbe un carro di buona cera, dandole forza e coraggio perchŽ dica che � uno di quegli uomini alla mano, con un cuore che ci sta dentro mezza Milano.È | ÇTutte queste sono chiacchiere che non concludono niente,È salta su il Prina, Çinfine cosa ha poi fatto?...È ÇIn quanto al fare,È rispondo Çveramente... s“... fino adesso... non ha cominciato, ma dicono... Che serve in fin dei fini [alla fine dei conti], � il re dei galantuomini, Franceschino.È | ÇS“, il re dei galantuomini È dice il Prina sbellicandosi, Çobbligato dallÕavviso...È E io allora, ÇCosÕ� questa pantomima?... Mi scusi eccellenza, mi sembra che questa volta, con tutta la sua furia, abbia preso un coglione per unÕanguria!È. | E lui: ÇBene, che se lo tengano questo co...È. ÇTura...!È grido io subito... Çbrutta faccia tostaÈ; 14.¥nota¥29,¥cfr. duvis ¥Per¥11 455 PORTA_testi.indd 455 16/03/11 11:43 pagura¥ghÕhoo¥perdincia,¥quest,¥tutt¥con¥Ma parola,¥la¥profferida¥lÕabbia¥Che son¥el¥sentiva¥se¥cappella¥la¥in¥Ch� ¥on.¥in¥come¥finiva¥che¥DellÕecco 234 moment¥dÕon¥in¥traff...¥Prina...¥el¥quella¥In pers,¥lÕ�¥spariss,¥me¥el¥sprofonda,¥se¥El accident¥on¥terra¥la¥de¥s�¥ven¥E vers¥quij¥de¥razza¥la¥de¥versasc,¥DÕon zingher¥i¥strii,¥i¥danaa,¥anem¥i¥fan¥Che ¥12Beroldingher.¥de¥Stoppan¥lÕavvocatt¥E 240 bott¥on¥a¥tutt¥versari,¥quel¥da¥Stremii orecc,¥i¥guzzi¥oeucc,¥i¥foeura¥Sbaratti nagott,¥p�¥senti¥no¥e¥vedi¥no¥E lecc,¥in¥sont¥bella!¥oh¥volti,¥me¥Tocchi, sudaa,¥tutt¥troeuvi¥me¥stracch,¥senti¥Me ¥insognaa.¥vessem¥de¥mÕaccorgi¥E 246 ma con tutto questo, perdinci, ho paura che lÕabbia proferita la parola, che nella cappella si sentiva il suono dellÕeco che finiva come in one. | In quella [in quel momento] il Prina... traff... in un momento si sprofonda, mi sparisce, � perso, e viene su dalla terra un accidenti dÕun versaccio, della razza di quei versi che fanno le anime dannate, le streghe, gli zingari e lÕavvocato Stoppani di Beroldinghen. | Spaventato da quel versaccio, tutto a un tratto spalanco gli occhi, aguzzo le orecchie e non vedo e non sento pi� niente, tocco, mi volto, oh bella!, sono nel letto, mi sento stanco, mi trovo tutto sudato, e mÕaccorgo di essermi sognato. 8.¥nota¥40,¥cfr.¥Stippan de Beroldingher¥Per¥12 456 PORTA_testi.indd 456 16/03/11 11:43 Indice Introduzione ¥V ¥ Gibellini¥Pietro¥di ¥¥ Bibliografia Guida alla pronuncia del milanese Nota al testo Migliorati ¥Massimo¥di ¥LXXV ¥ ¥LXXXVII ¥ ¥XCIII ¥ ¥¥ ¥POESIE ¥¥ Figlio mio ¥3 ¥ I¥Canto ¥-¥Dante ¥di ¥dallÕÇInfernoÈ¥Traduzione ¥1. ¥5 ¥ V¥Canto ¥-¥Dante ¥di ¥dallÕÇInfernoÈ¥Traduzione ¥2. ¥15 ¥ ¥Leggevemonbelld“pernosterspass ¥3. ¥19¥ ¥Sarevvegnuusullaghtantvolentera ¥4. ¥21¥ ¥Quandperistravaganzdelastagion ¥5. ¥23¥ Varon,Magg,Balestrer,TanzeParin ¥6. ¥25 ¥ ¥N˜Ghittin:nosontcapazz ¥7. ¥27¥ ¥ElsarˆveraforsquellchÕeldislu ¥8. ¥30¥ ¥Colboeuccavertecontinariaelventer ¥9. ¥31¥ marchesa¥sciora ¥dÕona¥can ¥on ¥per ¥Epitaffi ¥10. ¥32 ¥ ¥Scimes,pures,bordocch,centpee,tavan ¥11. ¥33¥ per¥Ditiramb¥allÕostaria.¥meneghin¥de¥Brindes¥12. ¥34 ¥ ¥con¥Napoleon¥lÕimperator¥S.M.¥de¥matrimonni¥el dÕAustri ¥Arziducchessa¥I.R. ¥Luisa ¥Maria ¥Dormivend˜tosanntuttd˜attaccaa ¥13. ¥48¥ PORTA_testi.indd 457 16/03/11 11:43 ¥LamiapoveranonnalaghÕaveva ¥14. ¥50¥ ¥Sissignor!saranforsanch ¥15. ¥52¥ ¥IparolldÕonlenguagg,carsurGorell ¥16. ¥54¥ ¥SuraCaterinin,traibejcossett ¥17. ¥56¥ ¥SentTeresin,mÕensÕevadaaancam“ ¥18. ¥57¥ ¥Aproposet,Lustrissem,devaccina ¥19. ¥58¥ Quandvedessevonpubbleghfunzionari ¥20. ¥60 ¥ Bongee ¥Giovannin¥de ¥Desgrazzi ¥21. ¥61 ¥ stampata ¥Verri ¥senatore¥abate ¥lÕex ¥Avendo¥22. ¥69 ¥ Bossi¥pittor ¥il ¥contro ¥critica ¥unÕopera vision ¥Ona ¥23. ¥71 ¥ ¥Zenever ¥Fraa ¥24. ¥77¥ dal ¥imposti ¥esorbitanti ¥dazi ¥e¥gabelle ¥le ¥Per ¥25. ¥92 ¥ fottere ¥a¥pi� ¥pensa ¥si ¥non¥Prina ¥ministro miracol ¥On ¥26. ¥94 ¥ Diodatt ¥Fraa ¥27. ¥101 ¥ :masanguanon!chez-nous Edajcontsto ¥28. ¥109 ¥ Bongee¥Giovannin ¥de ¥desgrazzi ¥Olter ¥29. ¥110 ¥ ParacarchescappeedeLombardia ¥30. ¥135 ¥ Catolegh,ApostolegheRoman ¥31. ¥137 ¥ Verzee ¥del¥Ninetta ¥La ¥32. ¥139 ¥ Marcanaggipoliteghseccaball ¥33. ¥159 ¥ Sissignor,surMarches,lulÕ�marches ¥34. ¥161 ¥ CarloPortapoettaAmbrosian ¥35. ¥162 ¥ GhÕ�almonddicristiantantostinaa ¥36. ¥164 ¥ ¥in¥lÕentrada¥per¥lÕostaria¥a¥meneghin¥de¥Brindes¥37. ¥165¥ ¥Franzesch ¥I.R.A. ¥Maistaa ¥S.C. ¥sova ¥de ¥milan ¥lÕimperatriz ¥miee ¥sova ¥de ¥compagnia ¥in ¥primm Luvisa ¥Maria ¥ne ¥che ¥Milan ¥in ¥viven ¥che ¥forestee ¥certi¥A¥38. ¥181¥ Ode¥-¥sparlemm letterato ¥e¥pittor ¥bravissem ¥del ¥mort ¥la ¥Per ¥39. ¥185 ¥ Boss¥Giusepp PORTA_testi.indd 458 16/03/11 11:43 ¥¥187 esempi ¥On ¥40. ¥¥197 noeuva¥messa ¥La ¥41. ¥¥205¥soa ¥la ¥sora¥Giavan ¥don¥allÕabaa¥sonitt¥Dodes¥42. ¥sul ¥stampada ¥meneghinn ¥poesij ¥di ¥dissertazion ¥Bibliotecca ¥intitolaa ¥giornal ¥del ¥numer ¥segond proemial¥Sonett¥-¥Italiana ¥¥207¥Grazie, obbligato a quell s˜ bell penser ¥42.1. ¥¥208¥Conzess per vera, el m� car sur Giavan ¥42.2. ¥¥209¥Donca senza sav� el lenguagg toscan ¥42.3 ¥¥211¥Natan profetta (e questa sur Abaa ¥42.4. ¥¥213¥Cazzo! el me dis che i soeu paroll toscann ¥42.5. ¥¥215¥Se i Milanes col scriv in Milanes ¥42.6. ¥¥216¥Se on viaggiator el se fudess propost ¥42.7. ¥¥218¥Poggi anca m“ deggiˆ chÕel poggia lu ¥42.8. ¥¥220¥N˜, n˜, bell bell, car sur Abaa Giavan ¥42.9. ¥¥221¥Quand pensi a quella motta de coment ¥42.10. ¥¥223¥Quand i nost vicciuritt e i fiacaree¥42.11. ¥¥224¥Per fagh ved� e toccˆ proppi con man ¥42.12. ¥¥237 GhÕhoo miee, ghÕhoo fioeu, sont impiegaa ¥43. ¥¥239 covon¥col ¥Sonettin ¥44. ¥¥251 Sestinn¥-¥Condutt¥fraa ¥de¥viacc ¥El ¥45. ¥¥261 Miserere) ¥(El ¥-¥funeral ¥On ¥46. ¥¥268 avert¥gamb ¥di¥Marchionn ¥del¥Lament ¥47. ¥¥315¥R.¥I.¥M.¥S.¥implorarono¥1816¥del¥che¥veneziani¥Ai¥48. Milano ¥da ¥dipendenti ¥essere ¥non ¥per ¥¥317 Tass¥del ¥Apparizion¥49. ¥¥322¥meneghin¥desdott¥cent¥vott¥milla¥ottober¥19¥Milan¥50. Epistola¥-¥Tajana¥Rocch¥don¥sciur¥al¥tandoeuggia ¥¥328 BescottinÈ ¥del ¥ÇDamm¥ai¥putann ¥I¥51. ¥¥330 Romanticismo¥Il ¥52. ¥¥342 Romantici¥i¥contro¥beroldinghiniani¥sonetti¥Otto¥53. ¥¥342¥ÇDialogo¥un¥di¥autore¥Visconti¥Ermes¥Contro¥53.1. ¥coglionerie ¥altre ¥di ¥e¥drammaticheÈ ¥unitˆ ¥sulle sfogo¥giusto¥di ¥1¡ ¥Sonetto ¥-¥romantiche PORTA_testi.indd 459 16/03/11 11:43 ¥¥344¥2¡ ¥Sonetto ¥-¥romantici¥i¥tutti¥Contro ¥53.2. ¥¥345¥3¡ ¥Sonetto ¥-¥Simile ¥53.3. ¥¥346¥italiano¥vero¥giornale¥del¥compilatori¥valenti¥Ai¥53.4. 4¡¥Sonetto¥-¥lÕÇAccattabrigheÈ¥detto ¥¥347¥5¡ ¥Sonetto ¥-¥romantici¥i¥tutti¥Contro ¥53.5. ¥¥348¥6¡ ¥Sonetto ¥-¥Simile ¥53.6. ¥¥349¥¥del¥compilatori¥dei¥uno¥Grisostomo¥Contro¥53.7. 7¡¥Sonetto ¥-¥ÇConciliatoreÈ ¥¥350¥8¡ ¥Sonetto ¥-¥romantici¥i¥tutti¥Contro ¥53.8. ¥¥351 cappellan ¥del¥nomina ¥La ¥54. ¥¥365 milanes¥vocabolari ¥del ¥Ricchezza ¥55. ¥¥367¥don ¥cont ¥sur ¥del ¥matrimoni ¥el ¥per ¥Sestinn ¥56. Giusti-¥donna¥contessina¥sura¥la¥con¥Verr¥Gabriell Borromea¥na ¥¥381¥Litta¥Pompee¥cont¥del¥masÕc¥primm¥del¥nascita¥La¥57. Vision ¥-¥duca ¥sur¥dellÕeccellentissem ¥Nevod ¥¥394 Apoll¥de¥Testament ¥58. ¥¥396 I Fradej Gup, che staven a lÕinsegna ¥59. ¥¥397 60. ¥¥397¥chiame-¥si¥meglio¥che¥Manzoni¥a¥I¡¥Sonetto¥60.1. Bue ¥rebbe ¥¥399¥¥compor¥al¥intorno¥dissuasione¥di¥VI¡¥Sonetto¥60.6. tragedie ¥¥400 preghiera) ¥(La¥-¥dio ¥a¥Offerta ¥61. ¥¥407 monegh ¥ex ¥di ¥biroeu ¥Meneghin ¥62. ¥¥422 pret¥di ¥guerra ¥La ¥63. ¥¥APPENDICE ¥¥437 mort¥chÕ� ¥meneghin¥del ¥piatt ¥lava ¥El ¥¥437¥legg ¥voeur ¥chi¥A ¥¥442¥Febrar ¥2. ¥¥444 Sogn ¥-¥Prineide ¥La PORTA_testi.indd 460 16/03/11 11:43 PORTA_testi.indd 461 16/03/11 11:43 PORTA_testi.indd 462 16/03/11 11:43 PORTA_testi.indd 463 16/03/11 11:43 PORTA_testi.indd 464 16/03/11 11:43